giovedì 9 giugno 2016

I vitelloni e Godot

Maurizio Porro, presentando in un extra dvd il film I vitelloni, mi ha illuminato nominando il Godot di Beckett . Questi vitelloni aspettano qualcosa che non arriva, come un "aspettando Godot".
Ecco, forse il senso dell'esistenza di molti è aspettare Godot e andare diretti incontro alla morte, con allegria e consapevolezza.
In fondo nessuno pensa che forse anche il semplice atto di aspettare sia un puro scopo in se stesso e che dà sicurezza. Aspettare un lavoro, una fidanzata, una moglie, aspettare l'utopia inarrivabile. Ed è bello aspettare.
C'è un tempo di attesa umano, orizzontale. Ma poi sappiamo da noi quando questa cronometria cessa di essere valida, lo sappiamo. E allora diciamo "ormai".
Eppure Godot allunga i tempi oltre il pensabile, l'accettabile, il misurabile. "C'è speranza per tutti", qualcuno direbbe. Ma in realtà sperare in qualcosa, non è aspettare che questo qualcosa arrivi, se ci pensate. La speranza è figlia della pusillanimità, dell'incertezza. 
Aspettare Godot vuol dire la certezza dell'attesa. Sappiamo già di attendere forse a vuoto.
E così si possono distinguere due scuole di pensiero: quella che sostiene che il lavoro chiunque lo possa trovare e in qualunque momento, basta darsi da fare con il monito colpevolizzante a chi dà fare non se lo dà; e quella che sostiene la crisi, la difficoltà, la fantomatica e illusoria possibilità della vita che non arriva. Ecco chi aspetta Godot, sa perfettamente che il lavoro arriverà non per mano sua, che piomberà dal cielo (tanto per fare un esempio).
Cerchiamo di diffondere la filosofia del "piovere" e delle "nuvole". Alluvioniamo il mondo e distruggiamolo con l'inazione. 
Eccovi una versione più scoppiettante dell'originale di Aspettando Godot, di Lolli, del '72 


Nessun commento: