mercoledì 8 giugno 2016

Detesto Rossellini

Ho sempre detestato il regista Roberto Rossellini e la sua filosofia neorealista. Trattasi di uno di quei casi di pregiudizio confermati anche dopo l'esperienza empirica della visione dei suoi film (una visione abbastanza tormentata e affaticata).
Quindi, mi spiace, non sono di quelli che detesta Rossellini perché non lo capisce o non lo conosce. 
Anzi, quasi come fossi un bestemmiatore del sacro, godo a non capirlo volutamente e a violarlo, a impartire e a imporre ai suoi film codici, intenti, linguaggi, aspettative che non li riguardano.
Mi piace mettere il sacrosanto rispetto della rappresentazione del dolore e della guerra, del realismo, in fila insieme all'avanspettacolo, al fantastico, la semplicità all'iperbole.
Mi piace forzare Rossellini...una forzatura inutile, insulsa, accusarlo di non saper fare cinema e di non utilizzare i teatri di posa in un momento in cui questi erano distrutti e inutilizzabili.
Il cinema non può essere conoscitivo, deve scartare la realtà, non piombarci dentro e agganciarsi ad essa. La realtà non è mai bella, né perfetta. Perché la dobbiamo incontrare anche al cinema?
E si può comunque dire qualcosa di serio, di filosofico, con metafore e con ironia, impiegando assolutamente storie di fantasia, iscritte nella tela di un racconto a tavolino.
Il racconto, il nesso logico, ciò che detestava Rossellini neorealista!!!!
Il suo cinema è serio e impegnato, è serio quanto andare a Messa, è quasi sacro. Per vedere un film di Rossellini bisogna predisporsi anticipatamente, vivere uno stato di raccoglimento, volto a celebrare la memoria della storia. Rossellini ha vissuto e finito il suo senso di esistere negli immediati anni del dopoguerra. Oggi è oggetto di studio incontrastato per un dovere didattico e pedagogico, come capita a tutti i grandi classici, da cui non si può prescindere.
Odiare Rossellini è come uccidere l' Edipo del cinema. E a me piace farlo.


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