martedì 21 giugno 2016

Baby sitter e puttane

Le puttane sono finte amanti che divengono "come se" fossero vere dietro compenso.
Le baby-sitter sono finte madri, finte sorelle maggiori che divengono "come se" fossero vere dietro compenso.
Da un lato c'è una finzione che si assume la responsabilità del vero, esclusivamente per lavoro; dall'altro lato, ma al centro, c'è un essere umano che cerca attenzioni, accudimento, piacere, affetto o un tempo libero migliore di quello che può al limite essere in solitudine.
Baby sitter e puttane condividono la tragicità della solitudine e del danaro, i cancri della società occidentale.

domenica 19 giugno 2016

La meccanica delle emozioni

Lo slogan pubblicitario dell' Alfa Romeo recita: la meccanica delle emozioni. Devo dire che come slogan è abbastanza aderente a ciò che la guida di un' Alfa promette: emozioni che variano dal divertimento, al sentirsi a proprio agio, fino a un turbine di adrenalina. Con l'uscita della Nuova Giulia l'adrenalina sembra essere tornata protagonista dopo anni.
Essere alfisti non vuol dire essere amanti di un marchio, vuol dire avere una filosofia, essere veri e proprio "alfieri" dell' Alfa.
E quando parliamo di Alfa ci riferiamo a motori costruiti in precedenza all'omologazione Fiat, che ha rovinato ogni cosa: Giulia in tutte le versioni, Duetto, Alfetta, Alfa 75, Alfa 33, le migliori rappresentanti del parco macchine del Biscione.
Guidare una vecchia Alfa Romeo non finisce più per essere una questione di utilità, un po' come sarebbe andare a cavallo: insomma il cavallo non è più un mezzo di trasporto, ma addirittura è anche una pet-therapy.
Quindi guidare un' Alfa è una seconda pelle, una proiezione di un modo di essere, un acquisire una sicurezza, che ogni guidatore costruisce in base alla propria esperienza. 
Per me una Giulietta, un' Alfa 33, una Giulia sono macchine che coniugano l'impeccabile eleganza di una classe medio-alta, con la semplicità e la manualità di una macchina sportiva, alla portata di chiunque. Una Volvo, una Fiat, una Mercedes hanno buoni motori, ma non sono rampanti. Il rampantismo Alfa è tipico di chi vuole sentirsi un "duro" in macchina. Attenzione però, non un tamarro...direi un ceffo in giacca e cravatta.
Lasciamo ai tamarri di periferia macchine quali Uno Turbo, Clio, Megane, Fiesta, Hyundai o al limite quell'orrore che si chiama Lancia Delta (nuovo design!!!).
La macchina Alfa di ieri raccoglie e raccoglieva duri o ceffi in giacca e cravatta, poliziotti in borghese, oppure liberi professionisti fighi ma che non si danno arie, senza giacca e cravatta stavolta; trentenni anticonformisti.
Ed è anche il motore, il vecchio motore dell' Alfa (il motore Alfetta o il boxer) a essere musica per le orecchie degli intenditori. Quella musica che fa stare bene al volante e che dà appunto quelle emozioni da duro, ma educato, quella voglia di dare gas e sgommare per qualche metro, ma poi ritornare tranquillo. Non a caso perché le Alfa in dotazione delle forze dell'ordine, le hanno sempre chiamate "pantere" o "gazzelle"? Per la loro eleganza e compostezza, pronte a mutarsi in qualcosa di aggressivo e trabordante, pur rimanendo sempre auto "addomesticate" e sicure, come un gatto. Il motore di una 75 fatto andare ai massimi giri fa paura, lo senti dentro, forse come quello di una Ferrari.
Ecco, c'è anche questo sottile fascino ambiguo con la paura quando si guida un' Alfa. Anche i passeggeri avvertono questo fascino: tutto va per il meglio, si viaggia tranquilli, a un certo punto tra la seconda e la terza, ecco un sorpasso, uno scatto felino, un rettilineo impegnato ad alta velocità, lo stomaco che schizza su, il chiedersi poi se si è tutti interi.
Niente paura, l' Alfa ha una meravigliosa tenuta di strada, anche se il cambio gratta un po'....
Buon viaggio e buona visione con questi filmati che descrivono un po' il dinamismo e i timbri motoristici Alfa!!




mercoledì 15 giugno 2016

Pooh: passato, presente e futuro

I Pooh....Da piccolo avevo inventato questo gioco di parole così: "pooh....ttah...nah" (puttana!!!)
Ecco, da piccolo, questo è il punto...I Pooh sono la storia personale e collettiva di molta gente, radunano insieme più generazioni.Amatissimi o disprezzatissimi dagli snob musicofili e dagli snob intellettuali. Ma la realtà è questa: i Pooh sono insieme da 50 anni e il tour che stanno portando avanti dimostra questo ambizioso arrivo.
Da sempre si sono sempre distinti per due caratteristiche: quella di non avere il lead vocal unico e quella di suonare i pezzi ai concerti sempre con gli stessi arrangiamenti delle versioni originali.

Sono ragazzi anzianotti uniti insieme. Si può essere "amici per sempre"? Ecco, rispondete. Difficile rispondere, vero?
Difficile dire anche se i Pooh continueranno a suonare, se questo tour di addio sia un bluff oppure è un reale addio. Nei due concerti a Milano San Siro si sono dimostrati impeccabili, Facchinetti in perfetta forma vocale, voce in grazia di Dio considerata l'età e l'umidità milanese, considerato che in TV dal vivo ogni volta qualche steccata  ahimé la fa!!!

I ricordi legati alle canzoni dei Pooh sono però tantissimi...ciascuno scriva i suoi nei commenti, se vuole, ricordi magari legati all'infanzia o all'amore.  
Mettiamo in fila i ricordi:

1) Quella sera di inizio estate che a 7 anni guardavo il cielo che imbruniva dal balcone di casa mia,  le rondini che frinivano, mentre nella mia testa girava questo ritornello e questo testo indimenticabili: "Se il mondo assomiglia a te, non siamo in pericolo". E nel cuore una delle mie baby-sitter....

2) Quella mattina di inizio autunno dell' 81 quando vidi il videoclip in tv di "Chi fermerà la musica" con Roby Facchinetti in funivia.

3) Quella giornata in gita sul lago di Como con la mia ragazza che canticchiavo in continuazione "Giulia si sposa", ma io non volevo sposarla!!!

4) Quelle sere, troppe sere, sempre al tramonto, durante gli ultimi di scuola, in cui mettevo sul mio giradischi "Anni senza fiato" e pensavo alla prima persona di cui mi ero innamorato, senza neanche averci parlato, Sabrina, di 14 anni. Lei sarebbe partita per le scuole superiori l'anno dopo, io ancora in seconda media. L'avrei persa, forse per sempre. L'unica persona per cui ho davvero pianto per amore, un pianto isterico, da solo, mentre i Pooh mi facevano compagnia. "Io non dormo quasi mai, ho fatto un sogno che...mi ha messo in allegria".

5) Tutte volte che ho pronunciato da piccolo: "Stefano D'Orazio il cane dello spazio"

5) Tutte le volte che ho ascoltato "Uomini soli" con una leggera tristezza, perché io sono uno di quegli uomini che loro descrivono, in particolare "in un mondo falso, sono un uomo vero".

6) Quel Natale del' 90 quando aprii un pacchetto, c'era "Asia non Asia". La prima canzone era "Un posto come te", prima giro di tastiere, cazzo me la ricordo!!! Mi si è aperto un mondo!

7) Quel Natale del '94 quando regalai a mia mamma il cd "Musica dentro".

8) Quei momenti in cui pensavo ad Alessandra quando tornavo da scuola, tutte le volte che ascoltavo "Un posto come te". "Negli ombrelli della pioggia di settembre, penso a te, che mi fai bene"

9) Tutte le volte che mi sono messo a imparare una canzone alla chitarra dei Pooh e ho rinunciato....non posso competere con Dodi Battaglia.

10) Tutte le volte che ho sempre letto gli insulti ai Pooh e li ho difesi, anche se non rappresentano l'immagine rock e trasgressiva che amo di più.

Questo era il passato...Il presente è stato il concerto a San Siro......il futuro lo scriveremo noi anche senza di loro.


   

giovedì 9 giugno 2016

I vitelloni e Godot

Maurizio Porro, presentando in un extra dvd il film I vitelloni, mi ha illuminato nominando il Godot di Beckett . Questi vitelloni aspettano qualcosa che non arriva, come un "aspettando Godot".
Ecco, forse il senso dell'esistenza di molti è aspettare Godot e andare diretti incontro alla morte, con allegria e consapevolezza.
In fondo nessuno pensa che forse anche il semplice atto di aspettare sia un puro scopo in se stesso e che dà sicurezza. Aspettare un lavoro, una fidanzata, una moglie, aspettare l'utopia inarrivabile. Ed è bello aspettare.
C'è un tempo di attesa umano, orizzontale. Ma poi sappiamo da noi quando questa cronometria cessa di essere valida, lo sappiamo. E allora diciamo "ormai".
Eppure Godot allunga i tempi oltre il pensabile, l'accettabile, il misurabile. "C'è speranza per tutti", qualcuno direbbe. Ma in realtà sperare in qualcosa, non è aspettare che questo qualcosa arrivi, se ci pensate. La speranza è figlia della pusillanimità, dell'incertezza. 
Aspettare Godot vuol dire la certezza dell'attesa. Sappiamo già di attendere forse a vuoto.
E così si possono distinguere due scuole di pensiero: quella che sostiene che il lavoro chiunque lo possa trovare e in qualunque momento, basta darsi da fare con il monito colpevolizzante a chi dà fare non se lo dà; e quella che sostiene la crisi, la difficoltà, la fantomatica e illusoria possibilità della vita che non arriva. Ecco chi aspetta Godot, sa perfettamente che il lavoro arriverà non per mano sua, che piomberà dal cielo (tanto per fare un esempio).
Cerchiamo di diffondere la filosofia del "piovere" e delle "nuvole". Alluvioniamo il mondo e distruggiamolo con l'inazione. 
Eccovi una versione più scoppiettante dell'originale di Aspettando Godot, di Lolli, del '72 


mercoledì 8 giugno 2016

Detesto Rossellini

Ho sempre detestato il regista Roberto Rossellini e la sua filosofia neorealista. Trattasi di uno di quei casi di pregiudizio confermati anche dopo l'esperienza empirica della visione dei suoi film (una visione abbastanza tormentata e affaticata).
Quindi, mi spiace, non sono di quelli che detesta Rossellini perché non lo capisce o non lo conosce. 
Anzi, quasi come fossi un bestemmiatore del sacro, godo a non capirlo volutamente e a violarlo, a impartire e a imporre ai suoi film codici, intenti, linguaggi, aspettative che non li riguardano.
Mi piace mettere il sacrosanto rispetto della rappresentazione del dolore e della guerra, del realismo, in fila insieme all'avanspettacolo, al fantastico, la semplicità all'iperbole.
Mi piace forzare Rossellini...una forzatura inutile, insulsa, accusarlo di non saper fare cinema e di non utilizzare i teatri di posa in un momento in cui questi erano distrutti e inutilizzabili.
Il cinema non può essere conoscitivo, deve scartare la realtà, non piombarci dentro e agganciarsi ad essa. La realtà non è mai bella, né perfetta. Perché la dobbiamo incontrare anche al cinema?
E si può comunque dire qualcosa di serio, di filosofico, con metafore e con ironia, impiegando assolutamente storie di fantasia, iscritte nella tela di un racconto a tavolino.
Il racconto, il nesso logico, ciò che detestava Rossellini neorealista!!!!
Il suo cinema è serio e impegnato, è serio quanto andare a Messa, è quasi sacro. Per vedere un film di Rossellini bisogna predisporsi anticipatamente, vivere uno stato di raccoglimento, volto a celebrare la memoria della storia. Rossellini ha vissuto e finito il suo senso di esistere negli immediati anni del dopoguerra. Oggi è oggetto di studio incontrastato per un dovere didattico e pedagogico, come capita a tutti i grandi classici, da cui non si può prescindere.
Odiare Rossellini è come uccidere l' Edipo del cinema. E a me piace farlo.