domenica 31 marzo 2013

Il fascino per la poligamia

Sono segretamente attratto dalla poligamia. Sono costretto a usare quest'avverbio "segretamente" per non destare equivoci e rassicurare i benpensanti che non vado in giro a fare proseliti, né tantomeno sono un filo-arabo-islamico. Nel mondo occidentale la poligamia desta ancora molte perplessità, poiché siamo ancora del tutto incapaci di assimilarne i valori positivi. Schiavi del concetto di "possesso" e "possessività" gli occidentali rifiutano la poligamia dal punto di vista antropologico come un'impossibilità di attuazione.
Quale sarà ci si domanda, l'espediente per neutralizzare la gelosia? In fondo che cos'è la gelosia e perché esiste la gelosia?
La gelosia in fin dei conti esiste perché esiste l'abbandono. E l'abbandono è la cosa più devastante, a livello di percezione emotiva, che può capitare all'uomo.
Ciò che precede l'abbandono è la fase preparatoria della mancanza di attenzioni, ancora più fastidiosa, attenzioni che vengono dirottate su un altro. E a questo punto la gelosia, come diceva anche Freud, viene a coinvolgere soprattutto il rivale, colui che si è messo in mezzo (succede anche nel tipico caso dell'arrivo di un nuovo fratellino, non solo quindi relativamente a situazioni sentimentali).
Ma il punto-chiave del discorso è che il rivale esiste perché la partita si gioca all'interno di un sistema bipolare che ambisce a diventare tripolare. Eliminando la bipolarità della coppia, non ha più senso il rivale da combattere.
Va anche precisato che la vera poligamia è la consenziente consapevolezza che esistono più partner contendenti; una donna sa delle sue "rivali", ma probabilmente saprà che non perderà il marito per questa ragione, perché l'autentico problema non è visto da parte dell'uomo o della donna che hanno più compagni, semmai da parte della gestione della compresenza dei compagni tra loro. E' tra di loro che devono andare d'accordo. D'altra parte l'uomo/la donna si dovrebbe fare carico di una uguale attenzione verso i propri partner, bilanciare la manifestazione d'interesse in modo equo, spostando il fulcro dell'attenzione non tanto sul fatto che esistono più compagni di per sé, quanto su come intrattenersi con i suddetti, per non creare, appunto gelosie.
Esaminandone gli aspetti positivi, la poligamia tende ad essere concepita e organizzata per amare persone diverse per aspetti diversi: c'è la donna brutta di viso con cui è bello chiacchierare, quella ochetta che ami per scopare, quella ben vestita, quella più materna, quella con cui parli di musica, quella che sa cucinare bene, quella con cui viaggi: un caleidoscopio di peculiarità che si amano o si cercano di amare allo stesso modo, ma in tempi diversi. 
Un rapporto poligamo sarebbe molto frizzante, in tedesco si chiamerebbe abwechselnd, frizzante ma in continuo cambiamento, giorno dopo giorno.
Ciò che non è bello nel mondo musulmano è che la poligamia sia un diritto a senso unico, valido solo per l'uomo: vale a dire che la donna non può al contempo avere più compagni, ma deve sottostare alla potestà del marito, che continua ad avere diverse partner. 
E' certo però che la poligamia spazza via l'ipocrisia della menzogna (per incontrare un altro partner non servono più sotterfugi, bugie, è nel patto del gioco vedere qualcun altro liberamente) e  di tanto in tanto magari si può anche organizzare un'orgia, ma è da vedere.
Ma come si può costruire una poligamia clandestina? (perché qui in Italia sarebbe clandestina, essendo non ammessa anche per legge) Bisogna avere una bella costanza e una buona capacità di organizzazione nell'incontrare più donne insieme, all'inizio in gran segreto e poi cercando di fare accettare loro questa filosofia. Non è e non sarà facile. Per il momento è bella l'idea, questa idea di abbondanza, di darsi a tutte queste femmine che ti aspettano agli appuntamenti. Fino a quando l'evanescente svanirà...........
Alcuni uomini occidentali poligami sono Charles Owen Hinton, scrittore di fantascienza bigamo e Pupo (Enzo Ghinazzi).

sabato 30 marzo 2013

Addio ad Enzo Jannacci

Con Enzo Jannacci se ne va un simbolo, anzi il simbolo di una certa Milano, la Milano dialettale e provinciale rappresentata attraverso la canzone.
Dopo Fred Buscaglione è stato uno dei pochi grandi esponenti della musica cabarettistica, scalcinata, provocatoria senza essere volgare.
Un'altra "istituzione" musicale che se ne è andata. Sigh!


lunedì 18 marzo 2013

Video del giorno

Il seguente è un rockettone di Biagio Antonacci, inciso nel 1994, che segnalo più per la costruzione della progressione hard-rock che per i contenuti testuali ed estetici, un'accozzaglia di luoghi comuni e di buonismi atipici e contrari alla filosofia rock.
Grande vocalità e presenza scenica di Biagio, fuori discussione. Una canzone difficile da suonare e da cantare. La più grande sfida è cimentarsi, ricordandoci però che..."non è mai stato subito"



 

Frenesia no

La frenesia e la fretta non mi appartengono.
Disposto a pagarne le conseguenze se questo significa rimanere indietro.

Il fascino dei titoli

In un titolo c'è la reputazione di un'opera dell'ingegno, il titolo è come l'abbigliamento, poco importa dei contenuti, quello che conta è la prima impressione.
Molti film thriller del passato erano studiati bene, spesso facevano più paura i titoli che le sceneggiature. Pronunciare certe parole era già un bagno di sudore freddo.
Alcuni qui di seguito

-Passi di morte perduti nel buio

-La signora ha dormito nuda con il suo assassino

-La morte cammina coi tacchi alti

-La morte negli occhi del gatto

-......E tanta paura!

-Tre passi nel delirio

-Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave

-Tutti i colori del buio

-Nella stretta morsa del ragno

-Morirai a mezzanotte

-Pathos-segreta inquietudine

-La casa dalla finestre che ridono

-Il diavolo nel cervello

-Caramelle da uno sconosciuto

- Tenebre

- Un tranquillo posto di campagna

-Un sussurro nel buio

giovedì 14 marzo 2013

Il diabolico lavoro

L'ambiente di lavoro è un po' come un ambiente diabolico, anzi, è il luogo affabulatorio dell'incantesimo malefico, dove tutto ciò che appare non è e ciò che è non appare; dove ogni cosa è il rovesciamento dell'altra, dove l'inganno è il triste leit-motiv.
Può capitare che una persona con cui sei in buoni rapporti e che ha stima di te in realtà ti ha sempre odiato. 
Trasmutazione, mistificazione e affabulazione.....nulla è mai come avevi pensato.

sabato 9 marzo 2013

Osservazione del giorno

Sto controllando le visite ai post del mio blog e sembra che quello su Viola Valentino di due giorni fa abbia avuto un'inconsueta impennata.
La cosa non può che farmi piacere, spero solo che la ragione di questo successo non sia avere inserito i nomi di Marco Mengoni, Emma ecc.  Non sarebbe una novità sorprendente sapere che le parole chiave siano proprio quei nomi. E sarebbe comunque una grande delusione per il lettore curioso dei talent-show sapere che si tratta solo di una citazione. 
Penso in ogni caso che si sia capito che non amo particolarmente i talentuosi-show.

giovedì 7 marzo 2013

Viola Valentino: analisi di un fascino

Tra i numerosi cantanti e cantautori ancora attivi, ma non abbastanza in main stream, c'è Viola Valentino, artista che ho riscoperto sotto una nuova veste, suonando. Sotto le note di un abbellimento chitarristico in overdrive (un effetto distorto, per i non addetti ai lavoro) mi sono reso conto di quanta melodia è presente nelle sue canzoni, una melodia struggente che investe da capo a piedi, non una melodia melense ma una melodia vibrante, senza confini di tempo o di spazio, sormontata da un ritmo che la renderà sempre attuale. 
Si potrà discutere sulla semplicità di questa musica, come sulla bravura della cantante, ma non è di dettagli tecnici che desidero occuparmi.
E' opinione di alcuni (lo si può anche capire dalla lettura dei commenti ai video su Youtube) quella che Viola Valentino sia una cantante evanescente, frivola, con doti canore di discusso gradimento (da ricordare anche la triste polemica con Loredana Berté a Music Farm). Non credo, però, (ammesso che si possa affermare che Viola Valentino non sappia cantare ed è una falsità colossale) che la musica si riduca al canto, la musica è una miscela di sonorità che mirano a far provare un''emozione e credo poco sopra di aver fatto capire come e perché.
Consideriamo anche che la Valentino (al secolo Virginia Minnetti, una n in più la separa da Annalisa Minetti) nasce artisticamente in un periodo dove contava la costruzione del personaggio basato sul trucco e l'immagine, oggi invece i talent-show non vogliono più costruire "personaggi",  vogliono tornare a dare la parvenza di interessarsi all'aspetto canoro e musicale, dando l'illusione di una certa onestà e competenza artistica, che viene poi smentita con la massificazione commerciale che tende a livellare la genialità. Alla fine, se non si costruisce un personaggio o se, per meglio dire, il cantante non è un vero e proprio personaggio singolare e geniale la sua stima pubblica e la sua popolarità si scioglie come neve al sole, anche a dispetto di una buona qualità vocale. E' da questo punto di vista che possiamo dire che Valerio Scanu, Marco Mengoni, Emma Marrone non sono artisti. Viola Valentino sì. Punto e basta. 
Ma in che senso? Viola Valentino, a dire il vero, non è cantautrice in senso stretto, viene forse più ricordata per il suo lavoro di modella, la sua relazione con Riccardo Fogli, viene vissuta come cantante-immagine. Eppure si ha nostalgia di lei, del suo boom commerciale, dell'epoca storica che rappresenta e di queste canzoni così trascinanti che sembrano non ripetersi più oggigiorno.
Qui è da comprendere alcuni aspetti di un fascino, cioè comprendere che cosa aveva e ha di interessante Viola Valentino. La chiave di tutto sta nei messaggi e nell'immagine che Virginia ha voluto dare proponendosi sulle scene: una figura femminile della porta accanto, con segrete doti seduttive, senza il ricorso al discinto, dolce, dolcissima, che veicolava ambiguità, perversione e trasgressione, indecifrabili, ma distintamente avvertibili a pelle. Da un lato la donna forte ed emancipata con una porta sul passato rassicurante della bambolina fragile e romantica, incarnazione di desideri paterni o sessisti.
Questa è una delle ragioni (presumo) per la quale la Valentino sia diventata un'icona gay, per l'aspetto ambivalente dei suoi messaggi, ma apprezzata anche tra le donne e i bambini per la sua voglia di far ballare all'insegna della semplicità. Il brano Giorno popolare (1981), come suggerisce il titolo, è uno dei suoi più nazional-popolari, rassicuranti, politicamente corretti, mentre, viceversa, l'intramontabile cavallo di battaglia Comprami (1979)è quasi un garbato encomio alla prostituzione, e nonostante tutto, riesce a essere una canzone d'amore per la dolcezza e soprattutto per la complicità con cui Viola si rivolge al suo interlocutore maschile. Manca l'amore lirico, eppure quei versi, sorretti da un'esplosione di orecchiabilità senza pari  ma un po' d'amore, un attimo, un uomo semplice, una parola, un gesto, una poesia, mi basta per venir via non sembrano parerci affatto cinici. Questa donna-oggetto in fondo ama a suo modo il suo uomo.
Della musica abbiamo già parlato e non serve approfondire più di tanto, se non ricordare che il sound era quello inconfondibile, elettrico e orecchiabile di Giancarlo Lucariello, arrangiatore anche di Riccardo Fogli e Gianni Togni in quel periodo, una miscela di disco-music, rock e melodia partenopea, il meglio che si poteva ottenere ai tempi. Il timbro vocale di Viola contribuiva a esaltare l'idealizzazione di questo angelo perverso, sussurrato, roco (alzi la mano chi non ha mai avuto in vita sua una erezione a una festa quando c'è una ragazza che ti sussurra all'orecchio....quanti poteri evocativi ha il parlato sussurrato e magari quante docce fredde ha causato) alternato a slanci acuti, spesso in falsetto. Non una voce potente da urlatrice rock, ma volutamente flebile per creare l'atmosfera ricercata.  
Crescendo artisticamente la Valentino ha invece puntato a ridare alla sua voce il tono naturale da contralto ed anche a livello iconico, con la maturità, si è proiettata verso un' immagine più combattiva e intraprendente. La metamorfosi si può già notare a partire da Il posto della luna del 1986. L'aggressività e la rabbia (ma mai volgare o rozza) si fa notare più prepotente e c'è un'attenzione di Viola anche alle tematiche sociali e alle pari opportunità (un modo più maturo e più consapevole per farsi apprezzare ancora una volta dal pubblico gay).
Personalmente penso che il suo periodo migliore, sia musicale che estetico, sia tra il 1982 e il 1985, proprio nella fase di transizione tra angioletto e pantera. Oggi canta canzoni come Stronza, ma non abbandonando quella malinconia di fondo che ha sempre fatto parte della sua opera. 

venerdì 1 marzo 2013

What a beautiful day

E' passato un anno oggi dalla scomparsa di Lucio Dalla.
Il suo fantasma si autocommemorerebbe in questo modo.....con la solita ironia e sberleffo.
Come sempre.
Per sempre.
Contro la morte.
Ciao Lucio.