martedì 15 gennaio 2013

Il fenomeno delle "bambole vere"

Le bambole da sempre sono un gioco o anche un feticcio da collezione (le matrioska o le bambole di porcellana). La bambola ci riporta alla mente il bebé che piange per finta, i bambini che simulano di essere sposati poi lei rimane incinta e nasce l '"infante" pronto per essere accudito, curato, allattato.
Giocare alle bambole ha un obiettivo e ruolo mimetico per una bambina, vale a dire si fa "come se" fossi una mamma grande. La parola d'ordine dei bambini è "facciamo che"  o "come se".
La bambola suscita e stimola la fantasia, è il calco, la materializzazione di una fantasia; le bambole però sono insieme dolci ed inquietanti, perché ti fissano immobili, come un cadavere. Poi prenderle, violentarle, buttarle da una sedia, da una finestra, calpestarle, ma la loro espressione rimane intatta, anche quando magari si spaccano. Ma cosa succede da adulti? Si finisce di giocare alle bambole? I più ingenui, diranno "certo che sì". E io invece vi rispondo: "No!"; i meno accorti penseranno "quando si è piccoli giocare alle bambole è roba da femminucce" ed io invece ribatto: "quando si è grandi, le bambole sono un gioco da maschietto".
Spiegherò ora queste affermazioni con l'analisi del fenomeno delle "bambole vere" o "love dolls" o "Liebespuppen" (in tedesco), un fenomeno silenzioso, ma in costante crescita, in questo nuovo millennio dominato sempre più dai rapporti virtuali che reali.
Concepite in Giappone e in America questi "manichini" (è più corretto nominarli così) hanno lo scopo di riprodurre le sembianze esatte di una donna attraente e, quindi, vogliono distanziarsi dalle volgari e malfatte "bambole gonfiabili" tradizionali, proletarie e di poche pretese. L'ingegneria americana, giapponese (e ultimamente anche tedesca) ha progettato finora bambole sexy con materiali sofisticati, silicone e materiali protesici utilizzati in ortopedia e in chirurgia estetica al fine di "creare" una donna "vera" in tutto e per tutto......al prezzo però non inferiore a 5.000 euro!!! Insomma da quella cifra in su, che non è poco, a patto di non essere dei Paperon de' Paperoni.
Lo scheletro è in titanio o in alluminio, peso sui 40-50 chili (quindi il peso di un cagnone di taglia large), bambole dotate degli "orifizi" brevettati e necessari per ogni tipo di penetrazione, di seni a grandezza naturale, bocca resa umida con gel commestibili, per gli esemplari più costosi si può avere anche un remote control per elementari movimenti a distanza o la possibilità di riscaldamento con un termostato. 
A tutto questo si possono aggiungere gli "accessori" aggiuntivi: lubrificanti di scorta e un set di parrucche diverse su richiesta. Forse c'è un vestito in dotazione, ma i clienti poi si abituano da soli ad andare ai grandi magazzini per rifare il guardaroba alla propria "ragazza" di silicone. Ragazza che viene venduta con un nome di battesimo: Laura, Brigitte, Sophie.
Ora sorgono spontanee più domande: chi ha il coraggio di spendere dai 5.000 ai 10.000 euro/dollari per un acquisto del genere? E soprattutto come abituarsi al fatto che la propria "ragazza" non parla e non sorride? Come risolvere il problema degli spostamenti, trascinando una quarantina di chili per la casa? Come nascondere il dolce fardello agli amici? Si avrà mai il coraggio un giorno di buttare nella spazzatura un oggetto del genere? (spesso non di rado  difettoso dopo poco tempo) Non è forse meglio andare con la più tradizionale prostituta? A queste e altre domande forse si possono avere risposte consultando forum sull'argomento (altra follia!). Pare che proprio in Germania ci siano molti appassionati, legati a questo bizzarro feticcio, che si confrontano e arrivano a parlare di queste bambole come se fossero persone, subentrano quindi affetti, gelosie, esclusività. Questo psicologizzare comporta il rischio dell'alienazione dalla realtà, una proiezione di noi stessi nell'oggetto, le donne non esistono, esistono le donne-per-noi, non le donne-in-sé. Ed in fondo è una soluzione di comodo, no? Sapete, coi tempi che corrono! Meglio una donna che allarga le gambe, con la quale esercitare la propria fantasia, farla arrabbiare o gioire secondo il nostro volere "come se" succedesse realmente (esattamente con lo stesso meccanismo infantile di cui parlavamo all'inizio). Sull'argomento si sono addentrati diversi film italiani e stranieri, con la proverbiale ironia che il caso necessariamente impone, perché prendere la cosa con serietà può spaventare davvero (almeno così pensa il sottoscritto): come non ricordare per esempio Lars e una ragazza tutta sua o l'ultimo film di Pozzetto, Un amore su misura (in questo caso però si andava veramente nel fantascientifico perché Pozzetto aveva comprato letteralmente un androide dotato di parola e di sentimenti).
Eppure una fiorente industria di bambole dell'amore esiste e se esistono le industrie, esistono senz'altro gli acquirenti. Di seguito due filmati per saperne di più (uno in tedesco e uno in inglese): osservare questi piccoli documentari mi riporta a un istinto malato di necrofilia, guardateli anche voi e capirete perché (e forse non a torto i feticisti di love-doll desiderano obbedire a una pulsione 
inconscia necrofila). 








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