giovedì 26 dicembre 2013

"Il diavolo" a S. Stefano


Fa freddo e piove quasi in tutta Italia. Quale migliore occasione per parlare di un film invernale? Non penso a "Vacanze di Natale", piuttosto a un film ambientato in Svezia, da sempre uno degli argomenti privilegiati in questo blog.
Di film ambientati in Svezia se ne sono visti tanti in questo ultimo periodo, soprattutto dopo il successo di Uomini che odiano le donne. Siamo però fuori strada: mi sa che dobbiamo correre molto indietro oggi, e raggiungere il lontano 1963, anno dell'uscita de Il diavolo, film di Gianluigi Polidoro, vincitore dell' Orso d' Oro al Festival di Berlino. Commedia di costume, interpretata da Alberto Sordi, che per temi e spirito anticipa il famoso Fumo di Londra, del '66. 
Qui non siamo a Londra, ma a Stoccolma, ma per protagonista c'è sempre un italiano medio provinciale, allocco e infarcito di stereotipi e di falsi miti. Il suo spirito di adeguamento alle culture diverse non è sempre naturale, ma soffre di quello stupore disincantato e infantile da "paese delle meraviglie", tipico dell'ingenuità di certi italiani poco istruiti in vacanza. 
Sordi è un mercante di pellami che va a Stoccolma in pieno inverno in cerca di facili avventure, convinto da racconti di amici che dipingono le svedesi molto disinibite (la classica vecchia storia).
Tuttavia, pur accorgendosi che le svedesi sono donne molto diverse dalle italiane, non riuscirà ad assegnare punti in schedina. 
Nonostante tutto, sarà coinvolto in situazioni strambe che difficilmente riuscirà ad accettare con la stessa naturalezza degli svedesi. E la comicità di Sordi è tutta caratterizzata da questo sforzo ad adeguarsi a differenti mentalità, con una ipocrita felicità e compostezza, che rivela senza ombra di dubbio fastidio, smarrimento e insofferenza. Ciò che è naturalmente fonte di turbamento sono questioni legati alla sfera sessuale, ma anche e soprattutto (una delle scene più riuscite del film) è l'invito di una ragazza a fare la sauna ("bastu" in svedese) tutti nudi per poi gettarsi nella neve oppure quella specie di "autoscontro" organizzato con macchine vere su un lago ghiacciato (con l'angoscia che la lastra di ghiaccio si potesse spezzare da un momento all'altro). Eh, cosa non si fa per conquistare una donna? Anche questo. Si accetta di tutto pur di non infrangere clamorosamente il mito della Svezia. Ecco, appunto, ma questo mito esiste oppure no? Come evidenzia e sviluppa questo nodo cruciale questo film?
Effettivamente un dato incontrovertibile, rimasto praticamente invariato di decennio in decennio è il seguente: le svedesi hanno un un modo molto particolare di intendere la compagnia o il far compagnia. Possono decidere liberamente se concederla o non concederla, possono baciarti e basta, ma poi non venire a letto, possono proporti un'orgia oppure una passeggiata insieme al fidanzato in mezzo alla natura, fine a se stessa. Di base, la compagnia, gli occhi dolci, non veicolano nulla di certo, di prefissato, tutto è abbastanza imprevedibile e poche volte il portare a casa o essere invitati a casa da una donna svedese significa quasi esclusivamente finirci a letto assieme. Gli svedesi in sostanza non hanno il sesso in testa come gli italiani, ben consapevoli che se non si fa oggi si può fare domani. Per loro, quindi, il famoso detto "ogni lasciata è persa" non avrebbe alcun senso. Tutto questo, Il diavolo, lo mette a fuoco molto bene, tenendo presente che uno degli anacronismi del film è l'essere ambientato nei primi anni '60, un'epoca in cui si viaggiava poco e dove i confini culturali erano ben più marcati (ne è un esempio la scena delle bambine svedesi che fissano l' "uomo italiano" Sordi come se fosse venuto da Marte o la presenza di donne che non sanno una parola di inglese, ad oggi eventualità quasi impossibile). 
La globalizzazione, quindi, ha livellato l'essere-svedese sull'essere-europeo e dunque le "donne facili" esistono ma non esistono più come favola, come "bengodi" esclusivo della Svezia. Le "donne facili" esistono dappertutto, forse. Ogni Paese europeo semmai ha una propria concezione dell' "essere facile", per qualcuno "essere facile" significa prostituirsi per scelta senza problemi, per qualcun altro tradire il fidanzato troppo spesso. 
Allora rimane comunque il piacere di vedere un film di costume del passato, per comprendere quali erano i rapporti tra Italia e Svezia negli anni '60. Se allora andare in Svezia era l'unica occasione di libertà sessuale, oggi l'esigenza di andare oltre confine a cercare donne facili è dettata dal fallimento provato di ciascun uomo che ha bisogno di trovare la donna facile oltre il facile. Se quindi andare in Svezia un tempo era un bisogno oggettivo che si sposava con difficoltà oggettive (la mancanza di contraccezione o del divorzio, la scarsa fantasia delle donne italiane, poco emancipate), oggi potrebbe essere solo una chimera soggettiva dettati da problemi soggettivi, nell'illusoria speranza che ci sia qualcuno che ci capisca o che ci apprezzi, dando un alibi alle culture differenti.
Di fatto, i rapporti con gli italiani da parte dei paesi ricchi europei oggi sono di gran lunga di indifferenza...E' quindi deducibile pensare che a una svedese ora come ora non interessi molto mettersi con un italiano..Forse l'unica fonte di interesse è rinfocolare il mito del maschio latino galante ma ultimamente anche gli italiani sono depressi, gay e soprattutto mammoni. 
Il mito sognante delle culture favorisce l'incontro tra culture, ma poi sull'incontro oggettivo e reale c'è sempre da obiettare, considerando che oggi più che mai nessuno è uguale all'altro.
Ma se volete sognare ancora il mito della donna svedese guardate Il diavolo. Ma attenzione: già ai tempi la tentazione di far cadere questo falso mito il film ce l'ha tutta!

domenica 22 dicembre 2013

Pensieri sul Natale

E' veramente difficile non tradire il Natale. E' più facile ucciderlo.
Dopo l'impiccagione di Babbo Natale nella nostra infanzia (l'unico aspetto magico e misterioso del Natale) sull'unico albero che purtroppo rimane identico ogni anno (e in tal senso vive come strumento sacrificale, simbolico e ipocrita),  il Natale si può raffigurare come un dono nelle nostre vite o come l'eterna innocenza gioiosa della bontà, la leggerezza di zucchero filato che si raffredda come neve. 
Chi fa morire il Natale fa morire una civiltà, fa morire i sogni di bambino, la gioia di ricevere un sorriso o l'idea di un break vacanziero o di riflessione. 
Il Natale consumistico non è di chi compra, ma semmai di chi non compra. Di chi non riceve e non dà, nemmeno a se stesso.

sabato 7 dicembre 2013

L'amore e il sesso

Tutti a domandarsi la differenza tra l'amore e il sesso, tutti a cercare di definirla senza trovarla. Ma il sesso e l'amore come fanno a essere incompatibili? Come è possibile distinguerli?
In pratica se mi concedete una metafora alimentare, l'amore corrisponde a una bella bistecca che dà un nutrimento appagante ed invece il sesso è una caramella di gomma arabica, fa parte comunque della sfera alimentare ma è soltanto indispensabile nella misura in cui diverte e appaga. Però, in fin dei conti, non è un peccato o un reato divertirsi a mangiare gomma arabica, no? Certo, dopo un po' ci si stufa della gomma arabica, si ha bisogno della bistecca!

L'impresa del secolo

L'impresa del secolo è imparare a non lavorare onestamente. In sintesi più che cercare lavoro occorrerebbe cercare qualcuno che possa mantenerci.

martedì 26 novembre 2013

A favore dell'ipocrisia

Messaggio oggi non politicamente corretto: sono a favore dell'ipocrisia. Basta gli ipocriti messaggi "detesto l'ipocrisia". 
L'ipocrisia è essenziale in un mondo che ti impedisce quello che vuoi essere. Quello che da combattere è il giudizio critico-negativo, la punizione e il ricatto morale, il pettegolezzo.
Senza questi elementi è possibile eliminare l'ipocrisia totalmente. Si può riuscire a essere meno ipocriti, ci si può impegnare....ma un margine di falsità, anche all' 1% rimarrà sempre nell'essere umano. 
Se non sopportate l'ipocrisia compratevi un gatto e un cane, starete meglio!


giovedì 14 novembre 2013

L'evento dello svenimento

Lontano da questo blog, ho avuto un po' di vicessitudini ultimamente. Una tra queste, aver provato a svenire...O meglio la sensazione che precede lo svenimento, perché il suo momento non è assimilabile, non è "rinvenibile" (nella memoria). Trattasi di uno svenimento-choc, non graduale, nessun appannamento della vista...uno svenimento che opera un taglio ellittico di montaggio, ZAC! Scena successiva. Ed è sempre meglio svenire in gruppo, non da solo, perché la gente ti consola, ti salva.
Ed è un piacere poi essere riconosciuto dall'autista del bus sul quale sei svenuto, un paio settimane dopo...sali pieno di pensieri, lui mentre chiude le porte, ti dice: "Buongiorno, come sta?" E' commovente quest'atmosfera da paese in una metropoli. 
Oggi è toccato a un'altra ragazza, una ragazza russa, un calo di pressione in metropolitana, una leggera caduta le ha fatto battere il ginocchio. Si è ripresa, nessuno ha chiamato il 118 però...Due vecchiette l'hanno accompagnata in un bar. Avrà preso un caffé, dell'acqua e zucchero, sarà andata al lavoro come sempre. Insomma, nessun evento. Questo scossone non le ho procurato un'avventura.
Andare al lavoro...insomma meglio andare all'ospedale che al lavoro. No 118 no party.

martedì 8 ottobre 2013

Le madri peggiori

Le madri peggiori sono quelle che vogliono i figli su misura, quelle che li lasciano apparentemente liberi ma intervengono sempre dalla porta di servizio, con apprensioni, piccoli ricatti morali.
Le madri peggiori sono quelle ansiose, negative, quelle che riducono i maschi delle "mammole" e le femmine delle "suore"; madri che si vergognano dei propri figli e, ancora peggio, si vergognano di confessarlo e indorano sempre la pillola, con un comportamento ambiguo e ambivalente; madri che non ascoltano i propri figli, non sanno chi sono e pensano di risolvere tutto con una mano nel portafogli. "Non ti ho fatto mai mancare niente nella vita", dicono, ma alludono solo a beni materiali.
Le madri peggiori sono quelle che ti stimano solo se le assecondi. Sì, forse un po' di randagismo a volte non fa male con queste madri peggiori. Basta avere il coraggio di spezzare la catena....e via!!! Si va per il mondo!

lunedì 7 ottobre 2013

Bacini soffici

Trovo molto più eccitante ricevere bacini  e bacetti che non bacioni collosi a risucchio. 
La fugacità di un bacino femminile, l'insistenza, la leggerezza di un soave tocco sulle labbra, lo sguardo penetrante e sensuale, il perpetuarsi di questo tenero tormento, il farsi divorare la faccia di baci, come morbide beccate di uccello.
Quei bacini soffici....leziosi....mmmmm

lunedì 30 settembre 2013

Aforisma del giorno

Il desiderio metafisico è eminentemente contagioso. Questa proprietà è talora difficilmente discernibile poiché il desiderio, per propagarsi dall'uno all'altro, sceglie le strade più impensate; si appiglia agli ostacoli che gli si cerca di opporre, all'indignazione che suscita, al ridicolo di cui si tenta di coprirlo. 

(René Girard)

domenica 29 settembre 2013

Un regista per vecchi

Quest'anno ricorre il ventesimo anniversario anniversario della morte di Fellini, l'unico modo per sentire parlare ancora di lui, ingiustamente messo nel "corner" della memoria collettiva. 
Regista unico, vero artista, ma, in tutta sincerità, a livello personale, l'impressione che mi ha sempre fatto Fellini è quella di fare film per un pubblico anziano. Anzi mi è sempre sembrato anziano pure lui, già dall'età di 40 anni! I suoi film sono spesso imponenti, altisonanti, stantii e lenti, con personaggi anziani, brutti o abbruttiti, presi spesso dal mondo contadino o paesano, le musiche di stile classico-sinfonico; Fellini non mette in scena il rock, la violenza, la rapidità, il rampantismo, l' hi-tech, gli uffici moderni, le giacche e le cravatte; non è quasi mai comparsa una ragazza sul modello di Monica Bellucci, di Uma Thurman nei suoi film; il suo erotismo non eccita, le sue donne sono barocche e deformate; gli status della contemporaneità fanno solo da contraltare, sono un orpello visto con sospetto, esaminato da lontano o un elemento dialettico, niente di più;  il suo universo espressivo è decisamente autoreferenziale, snob e nostalgico. E' forse il continuo riproporre questo universo ancorato a un preciso immaginario generazionale legato culturalmente al neorealismo del dopoguerra che lo rende "anziano", passatista, anche nel suo ultimo periodo, gli anni '80. In fondo il cinema di Fellini è una rivisitazione fantastica e visionaria del neorealismo, e poi è sempre quello, non è un cinema che "osa", la sua creatività incensa se stessa.
Interessante sarebbe stato vedere come il cinema felliniano si sarebbe evoluto ai giorni nostri.
Ma del resto senza queste peculiarità Fellini non sarebbe Fellini, sarebbe un altro. Dal canto suo, la raffinatezza dello stile, l'inventiva arguta nel tratteggiare situazione assurde, oniriche, senza coerenza logica, il gettare in pasto allo spettatore icone simboliche, enigmatiche, lo rendono un Maestro a tutti gli effetti.
Penso che il vero peccato non sia Fellini un regista per vecchi, quanto piuttosto i giovani spettatori per giovani. Forse se un giovane provasse l'ebbrezza di sentirsi un vecchio potrebbe apprezzare Fellini e numerosi altri registi, che hanno fatto onorevolmente la storia del nostro cinema. 
Ma finché si continua ad andare a vedere Moccia, Avatar, Cattivissimo me....e altre amenità americane, non si andrà lontano.


Il Papilloma Virus

.....Sembra un virus innocuo? E invece, carissimi lettori, sembra essere peggio dell' Aids, in termini di riconoscibilità, prevenzione e scagionamento. 
Molti studiosi devono ancora fare delle ricerche sulla relazione tra sesso orale e tumore alla gola da Papilloma, ma pare proprio che questa relazione ci sia e che gli infettati da sesso orale siano in aumento (Fonte Adnkronos)
Oltretutto i fattori che rendono il contagio da Papilloma ben più grave dell' Aids sono i seguenti: la malattia data da questo battere che colpisce gli organi genitali sia maschili che femminili può essere asintomatica (quindi si possono fare pompini o cunnilinguo senza averne la minima previsione o allerta da parte del soggetto coinvolto), non vi è cura efficace contro i tumori a differenza dell' Aids, dove si sta brevettando un vaccino e dove i farmaci attuali hanno cronicizzato la malattia; il tumore alla bocca/gola può essere demolitivo ( se non si prende in tempo,si può perdere per sempre la voce, costretti a parlare con apparecchi acustici); non esiste e/o  è poco conosciuto in Italia un dispositivo profilattico per sesso orale da uomo verso donna.
Prima conclusione finale: che cosa orribile diventa il sesso se lo si deve fare tutti coperti di plastica!!!! Ma immunologi e oncologi non hanno sempre detto che i tumori non si trasmettono per via virale? Già, ma i batteri del Papillomi sono cancerogeni. Per fortuna adesso c'è la vaccinazione al virus da Papilloma!
Seconda conclusione finale: fare un pompino o un cunnilinguo equivale d'ora in poi a fumarsi una sigaretta. Quindi i fumatori riducano il consumo di tabacco! 

sabato 21 settembre 2013

Colgo l'attimo?

Sento spesso dire: "cogli l'attimo".
Che colpa ne ho io, se non riesco mai a cogliere l'attimo, ma piace cogliere il giorno, la settimana, il mese, magari l'eternità?

Carlo Lock

martedì 27 agosto 2013

Milano d'agosto

La Milano d'agosto è insieme deprimente e affascinante. C'è quel silenzio strano, quasi commovente nelle vie, si sente il caos di tutto l'anno come un rumore lontano, in quelle nuvole grasse e dense, che fanno ombra, sopra di te pesano dolcemente i ricordi. E tu ti senti solo, incredibilmente solo. Pensi al dopo, pensi a quando tutto ritornerà come prima, quando la gente correrà con le loro automobili, sui mezzi pubblici, fai il conto alla rovescia pensando a quale sarà il primo negozio che aprirà.
Ti guardi intorno: ogni cosa, la più minuscola cosa, ha il suo momento di protagonismo, anche la carta straccia trascinata dal vento. Tutto è protagonista, senza egoismo.
Poi tutto torna come prima, l'attenzione non è più la stessa. E tutto quello che abbiamo desiderato (i negozi aperti, la gente che corre, la presunta normale quotidianità) torna ad essere deprimente.
Depressi prima, depressi dopo. 
Milano è una città che ti costringe sempre a proiettarti fuori, a pensare a un altro-da-sé, nello spazio e nel tempo. Non si può mai stare bene nella sua pelle, ci si sente avvelenati nella sua pelle.

domenica 25 agosto 2013

L'effetto del caffé

http://it.notizie.yahoo.com/foto/gli-effetti-collaterali-del-caffe-slideshow/

Ben ritrovati!!
Dall'articolo qui sopra si evince un effetto collaterale poco conosciuto del caffé, quello di inibire la creatività. Sarà dunque per questo che gli italiani sono così poco creativi, così banali?
Ho sempre odiato questa maledetta usanza del caffé, tipicamente italiana. Gli italiani dovrebbero imparare a mangiare crauti e wurstel alle 10 del mattino...questa è vera creatività alimentare. 

lunedì 15 luglio 2013

Un motivo per vivere

Non c'è un motivo assoluto per vivere, esistono solo motivi quotidiani. Ogni mattina mi alzo e mi dico se la giornata mi riserverà un motivo per cui vale la pena vivere (può essere anche una gioia, una fonte di interesse acceso, qualcosa che comunque dà un senso alla mia giornata). Spesso, purtroppo, capitano giorni per i quali un motivo non c'è (per fortuna, in media sono pochi), giornate da tagliarsi le vene. Il desiderio di tagliarsi le vene è più per noia che per altro. Per una disgrazia è meglio buttarsi dalla finestra: l'impatto con l'asfalto sta in un rapporto metaforico e simmetrico con uno choc personale.
Ma al di là di tutto, quando non c'è un motivo per vivere, l'unico motivo salvifico della giornata è pensare a come NON suicidarsi (magari ascoltando musica, è presto detto).
E quando si riesce arrivare a fine giornata, c'è la speranza dell'indomani....dove sicuramente un motivo per vivere ci sarà.
Alla fine vale la pena di vivere sempre e comunque.


domenica 14 luglio 2013

La storia nelle riviste

C'è più storia in una rivista del passato che in dieci libroni di costume o di politica. Perché il libro opera una riduzione e manipolazione del materiale storico, lo pone a distanza, la rivista "rivela" il presente che si è archiviato nel passato. La rivista non ha autori, non ha intermediari, è un frammento storico del presente.
Leggendola molti personaggi perdono trent'anni, il linguaggio cambia, i colori, la carta. Tutto cambia. All'indietro. Come in una macchina del tempo.
Basta leggere un "Playmen", un "Espresso", un "Oggi", un "TV Sorrisi e Canzoni" di venti-trent'anni fa nella propria camera e fare finta che fuori da quella camera ci sia quel mondo.
Ecco come può attualizzarsi il sentimento della storia. A noi interessa il sentimento della storia, non il dato della storia. Il dato della storia è noioso come la matematica, è freddo e sterile; il sentimento della storia ci impone la domanda: "ma come si viveva allora?". Ecco, solo attraverso le riviste possiamo rispondere a quel "come", attraverso cronaca, simboli, idoli mediatici, aneddoti, mode, non più raccontati da terzi, ma vissuti in prima persona.
Ecco, quindi, che collezionare riviste corrisponde a cogliere l'atto puro della storia. E' meglio mettere negli armadi un po'di storia che tenerli vuoti per far posto al futuro. Almeno qualcosa di certo c'è sempre.

Carlo Lock

sabato 29 giugno 2013

Daily status

..Oggi mi sento così....


giovedì 27 giugno 2013

Il gioco del rialzo

A: "Non ne posso più di svegliarmi presto, sempre alle sette del mattino tutti i giorni!"
B: "Tu pensa che io ho passato una vita ad alzarmi alle 5 e dovevo fare almeno 20 chilometri in macchina tutti i giorni"

A: "In questo mondo è difficile vivere, non ci sono punti di riferimento, mi fa paura il futuro"
B: "Il mondo è sempre stato uguale, pensa quelli che hanno vissuto in tempo di guerra"

A: "Questa bistecca è troppo dura, non la mangio"
B: "E se avessi da mangiare solo quella?"

A: "Questo libro è interessante, non pensavo che fosse così interessante"
B: "Interessante quello? Quello è una ciofeca, ce ne sono miriadi dello stesso genere che sono anche meglio"

.........Tante domande e tanti risposte, in questo "gioco al rialzo", la gara a chi ne sa di più, a chi ha fatto di più. Tutto questo è soltanto un assassinio dell'entusiasmo. State lontani a chi vuole uccidere i vostri sogni, le vostre debolezze, le vostre speranze e le vostre gioie. 



domenica 23 giugno 2013

Finalmente "Tulpa"

Dopo l'annunciata uscita di maggio, slittata un mese più tardi, ecco ora da giovedì scorso nelle sale italiane (ma proprio in tutte? Siamo sicuri?), l'atteso Tulpa di Federico Zampaglione, uno dei pochi esempi contemporanei del cinema horror-thriller italiano, quel cinema ben caratterizzato da suspense, morbosità, gusto dell'orrido, eccessi estetici, erotismo che solo i veri appassionati sanno riconoscere.
C'è subito da dire una cosa in merito: che è ora di smetterla di dire che oggi in Italia manca la produzione di film di questo genere e che sono fatti male.
La questione va vista rovesciata, da un'altra prospettiva: se non si dà credito o spazio promozionale a certi prodotti, è chiaro che non incasseranno a dovere. Indi poi il flop a cui si va incontro sicuro viene utilizzato dai detrattori come "scusa" per addossare la responsabilità al regista o al pubblico non più interessato.
Ma se scandalosamente un film come Tulpa viene distribuito in una sola sala di un cinema in periferia di una città capoluogo (in questo caso Milano) senza nemmeno un flano di prima visione, mi sembra del tutto evidente chiedersi quanti spettatori andranno a vederlo. Forse soltanto quelli che l'hanno aspettato, come il sottoscritto, perché informati da gruppi tematici in rete o da fanzine specializzate. Il pubblico "medio" se ne frega di questi film perché giustamente segue il main-stream, quello che viene propinato con pubblicità martellante. Ed una volta anche i film thriller entravano a buon diritto nella cassa di risonanza pubblicitaria.
Tulpa (sottotitolo Perdizioni mortali) è il terzo film di Zampaglione e secondo horror. Shadow (2009) era molto diverso, meno brillante, ma forse più personale, mentre Tulpa, con un soggetto di Dardano Sacchetti (un nome di garanzia nel cinema thriller e horror italiano) vuole rifarsi proprio a certi stilemi tipici del thriller truculento con maniaco degli anni '80, quindi stiamo parlando di un thriller con un ridotto intreccio poliziesco e un grande spazio alla visionarietà e alle immagini. Zampaglione, front-man dei Tiromancino, sembra aver bene imparato la lezione da Dario Argento, al punto che ora l'allievo supera il maestro. Spudorati rimandi si hanno di Opera, Tenebre, un po' di esoterismo alla Suspiria che non guasta, ma alla fine lo stile sembra quello del Lucio Fulci de Lo squartatore di New York e ne è venuto fuori un film veramente a tinte forti, serrato, dove il sangue scorre a fiumi, carico di tensione e perversione. Tulpa rappresenta forse la materializzazione delle nostre angosce quotidiane del nuovo millennio, il carrierismo, la frustrazione sessuale, il bisogno di trovare una via di liberazione. Non a caso, partendo proprio dal titolo, Tulpa è una parola del lessico tibetano che indica la nostra zona oscura, che la giovane Lisa Boeri (Claudia Gerini), protagonista incontrastata, è invitata a ricercare e a fare uscire fuori, con l'uso anche di uno strano stupefacente, all'interno del club privé che lei frequenta dopo il lavoro e che fa di lei una donna dalla doppia vita, a tutti gli effetti.
Tra situazioni perverse, sado-masochismo, orge, c'è anche un sadico maniaco (che riprende la consueta classica iconografia dell'uomo nero, con cappello a larghe falde, impermeabile, guanti neri) che stermina tutti coloro che sono iscritti a questo club, con dei mezzi e dei supplizi crudeli e insopportabili (sia per le vittime che per chi deve assistere). Zampaglione sembra avere la propensione alla tortura (ci ricordiamo anche di Shadow), anche se qui, in questo caso, si indugia comunque di meno e viene messo in risalto anche l'erotismo. A tal proposito, la Gerini ha dichiarato che non avrebbe mai accettato il ruolo se non fosse stata diretta da suo marito.
Un film che non può piacere a tutti sicuramente, con un finale frettoloso e a mio avviso mal costruito, ma in ogni caso, regge bene il ritmo dall'inizio alla fine, ambientato in un Eur invernale, livido e glaciale.
Tra gli interpreti anche la partecipazione di Michele Placido.

mercoledì 19 giugno 2013

Storie di uomini: Roberto Vecchioni

Anche un'intervista documenta la storia, depositaria di tic, di modi di raccontarsi, di modi di essere. La storia di un uomo.
Così anche questo Roberto Vecchioni versione 1983, ripreso dalla Svizzera Italiana è lontano anni luce da quello di oggi.
Vi si legge qui in questo filmato una strana esaltazione beffarda, un tono di sfida e di provocazione verso i giornalisti "ingessati" che se ne escono con frasi ed espressioni roboanti e retoriche. 
Vecchioni fa il finto modesto, mentre in realtà nasconde una grande superbia, vizio di tutti i professori, del resto.
Oggi,a trent'anni di distanza, è un personaggio posato, sul viso gli leggiamo stanchezza e saggezza e anche un po' di paternalismo.
Ha abbandonato il candore della provocazione adolescenziale, della scontrosità e dell'incomunicabilità di un poeta. 
Del resto, abbiamo detto, parliamo di storia e la storia segna anche e soprattutto l'individualità degli uomini.

martedì 18 giugno 2013

Citazione Moraviana

"Sai cosa si fa quando non se ne può più? Si CAMBIA!!!" 
Alberto Moravia


venerdì 24 maggio 2013

A Don Gallo

Avrei sempre voluto incontrare Don Gallo, ma il destino della storia me l'ha impedito.
Avrei voluto incontrarlo per dirgli: anch'io sono per mettermi a fianco degli ultimi...a volte mi sento un ultimo, mi aiuti lei Don Gallo.
E lui non avrebbe risposto come un qualsiasi prete cattolico, con la solita "beati gli ultimi perché saranno i primi". Le solite frasi come "verrà il tuo tempo", che inducono all'omicidio chi le ascolta.
Non so come avrebbe risposto, ma di sicuro gli avrei fatto un'altra domanda: "Don Gallo, perché non si è mai fatto protestante? Cosa ci fa insieme a insieme a Bagnasco, al Cardinal Scola, a Ratzinger? Lei non merita di essere considerato una "macchietta", il prete eversivo o dissidente"
Don Gallo è un vero prete. 
Riposa in pace. Ti voglio bene Gallo!

domenica 19 maggio 2013

"Mad World"- Video del giorno

Chi vota chi

Solitamente siamo abituati, quando ci riferiamo ai leader politici, a pensare ai loro partiti, ai loro programmi. Pochissimo invece riflettiamo sulle persone che votano: Che tipologie di persone sono?
Se pensassimo alle persone che votano, anziché a chi ci chiede il voto, forse capiremmo anche in che Paese viviamo...e naturalmente in un brutto Paese.
E naturalmente non basta dire che i "peggiori" sono gli elettori del Pdl...ce n'è anche per il Pd.
E' quello che ha scritto, con ironia e sagacia, Paolo Caporaletti sul sito www. vice.com.
Qui i link diretti:



Quello che mi ha colpito da queste caratterizzazioni è la "ragazza senza interessi", della quale non sono molto d'accordo sul fatto che sia una votante del Pd.
La "ragazza senza interessi" è veramente un problema sociale, ma non credo sia ascrivibile al Pd. La "ragazza senza interessi" è ascrivibile a qualsiasi partito. Piuttosto penso che la "pidina"-tipo (si dice così?) sia il rispecchiamento di ciò che è il suo partito e cioè, pur mossa da buoni principi, in gamba, è....né carne né pesce. Quindi non direi "senza interessi" (e la politica non è un interesse?). Facciamo pure la distinzione tra i votanti che sono attivisti e quelli che non lo sono. Le ragazze "attiviste" Pd sono po' cattoliche, un po' alternative, sia ricche che povere (ma non necessariamente di estrazione operaia). Dotate di un moderatismo così ragionevole, che alla fine rompe i marroni; anti-berlusconiane, ma ormai stanche di esserlo (non bisogna mai essere stanchi di essere anti-berlusconiani), ma possono essere anche dell'ala renziana, quindi arriviste o femministe per imitazione di quelle che lo furono per davvero (le loro madri, a cui tanto di cappello).  Hanno il complesso dell'invidia delle puttanelle che seguono Berlusconi, ma devono tenere un contegno e una rispettabilità. In questo contegno da tenere, sembrano non avere un interesse sessuale o ludico....non sembrano interessate all'edonismo, ecco, ma solo all'impegno politico. Lo spirito del "fustigare" è sotto sotto presente quanto lo è in partiti come Cinque Stelle o Pdl. Il partito individua sempre il nemico, non dimenticatelo mai. Il Pd ha bene chiaro quali siano i suoi nemici, ma spesso deve attenuare il proprio odio, perché il bene è quello dell' Italia. Invece a volte l'odio è anche sano, se costruttivo, in politica...
Altra obiezione è questa: che i comici di sinistra votino Berlusconi. E' vero che molti di loro ricevono la pagnotta da lui, ma vogliamo celebrare proprio questa ipocrisia? Voglio ancora sperare che qualcuno voti ancora per i suoi ideali, anche se qui il tono è scherzoso.

Citazione del giorno

Le mosche non riposano mai, perché la merda è veramente tanta.

(Alda Merini)

martedì 14 maggio 2013

Picconate all'anima

Il grande fatto di cronaca nera del picconatore folle di Niguarda (Milano) ha fatto il giro d' Italia ed anch'io sono rimasto piuttosto scosso.
Ora riesco a guardare con  inquietudine e fastidio un individuo nero. Non mi era mai successo, ma non è una forma di razzismo, è un meccanismo associativo, un po' come quando fai un incubo, che poi ci si risveglia e se si osservano le stesse cose che ti ricordano il sogno rivivi le stesse emozioni negative.
Ma c'era bisogno di picconare? Di uccidere tutta quella gente?
Suggerirei delle "picconate" all'anima, altrettanto liberatorie, ma meno pericolose.
Qualcuno avrà o ha avuto il coraggio in vita sua di scrivere via sms"Vaffanculo, figlio di puttana, fottiti e strozzati! Non farti più vedere né sentire" a tutti i contatti della sua rubrica e poi cambiare numero, sparire e non farsi più sentire?
Non dico che sia una bella cosa da fare, ma è sicuramente meglio che prendere a picconate per strada cittadini innocenti.
Ma la follia non conosce argini o limiti.....e soprattutto (diciamolo anche alla Lega Nord) non ha nemmeno razza.

mercoledì 1 maggio 2013

La festa dei disoccupati

1° maggio. Festa del lavoro. Beppe Grillo ha detto "festa dei disoccupati". Ed in effetti il lavoro per alcuni è diventata non più uno status, bensì una condizione di ricerca. Ricerca che in moltissimi casi si perde nel nulla, diventa una coazione a ripetere cieca che si inabissa e si arena nelle sabbie mobili dell'inattività. La ricerca del lavoro è come un onanismo triste, senza la benché minima soddisfazione. 
Qualcosa si inceppa, insomma. Allora o si continua a vivere anche senza lavoro o si deve andare avanti. Ma come si fa a vivere senza lavoro? Questa è la domanda capitale che attanaglia i dubbi di ognuno: andare avanti sì....ma come si fa ad andare avanti se non c'è qualcuno che ti mantiene?
I mantenuti in questo periodo godono di un grande vantaggio. Possono fare quel cazzo che gli pare senza preoccuparsi di nulla e rendere conto a nessuno. I mantenuti sono gli unici fuori da questo giro perverso, fuori dalla miseria, dalla preoccupazione per il futuro. Paradossalmente sono gli unici che potrebbero fare figli, per forza e serenità.
Ed anche chi lavora, insomma, pensa che se la passi bene? Sì, la differenza è che uno ha soldi, l'altro no. Ma anche chi lavora 10 ore al giorno....siamo sicuri che fa una bella vita?
Siamo sicuri che fa una bella vita chi continua a ricevere contratti a progetto?
In un' Italia ormai svuotata da ogni riferimento, l'unica consolazione è la distruzione del presente, una distruzione metaforica, che è già in corso. I lavoratori, quindi, non esistono più. Esistono solo persone mosse dall'istinto di autoconservazione. Tutto il resto è una farsa, i curriculum, le competenze trasversali, la motivazione.
Vince il più forte. E se vince il più forte anche nel mondo del lavoro, vuol dire che questo "mondo del lavoro" non esiste più, è, anzi, una bestemmia anti-costituzionale.


mercoledì 24 aprile 2013

Scena da E.R

Ieri tornando a casa, tranquillamente, scendo alla fermata dal bus e mi trovo di fronte un uomo di mezza età, esanime, a terra, in pieno attacco cardiaco. Sembrava morto. Con gli occhi vitrei.
Lo stavano già rianimando con il defribillatore. Per un attimo ero confuso. Mi sentivo al confine tra fantasia e realtà. Non volava una mosca mentre c'era l'ombra di un cadavere per strada. Io potevo anche girare i tacchi e continuare a camminare verso casa mentre un uomo stava morendo. 
La morte entrata di prepotenza insieme al piccolo tran-tran quotidiano.
Fin quando un'ultima scossa elettrica ha fatto sobbalzare l'uomo..Un copioso fiotto di sangue gli è uscito dalla bocca ed ha poi ripreso a respirare.
Così ho potuto girare i tacchi......
E per qualche minuto ho vissuto una scena da E.R!

domenica 21 aprile 2013

Racconto: "Il mondo nell'orecchio"

Una puntura. Una puntura acuta, profonda. Un ago che si assottigliava. Dentro il suo orecchio. Non c'era, ma era come se ci fosse. E nel frattempo sentiva dentro di sé un banco di nebbia che gli entrava dentro.
Una nebbia rumorosa, che offuscava tutto, la mente, l'udito. Una nebbia che avanzava e avvolgeva il vestibolo interno del suo orecchio, mentre questo misterioso ago cercava di farsi strada, illuminando.
Sulla cruna c'era un faro che infuocava le mucose fino alla gola. Camminava per la casa agitato. Il rumore dei piedi scalzi che sbattevano sul pavimento detonava nella testa: PUM, PUM, PUM.
La voce era più forte, però non la sentiva in stereo, ma in mono. Aveva una cassa sola e la sensazione di sentire un disco con una cassa sola di un hi-fi.
La nebbia rumoreggiava. A questo punto lui prese un antidolorifico. Dieci minuti dopo non sentiva più l'ago dentro di sé, mentre la nebbia continuava a rumoreggiare.
Estenuato si mise il pigiama. Si coricò nel letto. Fu consolato al pensiero che l'indomani sarebbe stato a casa, non sarebbe uscito. Essere ammalato è l'unica consolazione della vita. E' bello essere ammalato e non uscire di casa, col fisso pensiero che qualcuno si occupi di te. E' bello far passare il tempo. Lasciare che il tempo che passi. 
Si sdraiò nel buio. Spense la luce. Un'altra nebbia, questa volta nera, si posò su di lui. Nel buio i rumori si amplificano.
Quella nebbia rumorosa che aveva nell'orecchio ora si stava trasformando in vapore acqueo.....In un gorgoglio, ma un bel gorgoglio. Un gorgoglio felice, quello di una cascata. Un paesaggio medievale, uno stagno. E nello stagno esce nuda una ragazza castana, con i capelli pesanti e lucidi come liane. Cammina spostando goffamente le sue cosce per spostare l'acqua che la faceva avanzare. Poi finalmente trova la sorgente, apre la bocca e beve da quella fonte,si rotola e sguazza in quell'acqua ariosa e sgusciante. Ci si mette a cavalcioni sopra per farsi annaffiare. Sui suoi occhi azzurri si legge l'anima luminosa dell'orgasmo.
"Ho Brooke Shields nel mio orecchio! Mi sto addormentando con il sesso di Brooke Shields nell'orecchio. Con gli occhi di Brooke Shields che sembrano cadere appesi a una corda, cadere nell'oceano dell'orgasmo"
Tutta quest'acqua si catapulta nel mio orecchio. Ho paura che mi vada dentro il cervello. Ho paura".
Si gira e si rigira. Si stava rassegnando ad addormentarsi con uno stagno e una ragazza dentro l'orecchio.
Ma poi come nella scena di un film, qualcosa stava cambiando. Di nuovo l'acqua si stava vaporizzando. E il gorgoglio nuovamente stava cambiando di stato,a  diventare questa volta un gas. SHHHHHHHH!!!!
Un sibilo pungente, come il rumore della verniciatura a secco, il rumore di una bomboletta-spray.
Due uomini in tuta bianca stavano dipingendo una parete. Questa volta aveva degli operai nell'orecchio e nel naso  il puzzo della vernice. Nell'anima il terrore di non riuscire a dormire, come quell'anno in vacanza, quando al piano di sopra in quel residence, alle tre del mattino, qualcuno entrava in casa e probabilmente invece di dormire faceva dei misteriosi lavori: spostava mobili e si sentiva sempre quel maledetto rumore della verniciatura a secco.
Ridendo pensò che sarebbe stato meglio addormentarsi cullati dall'acqua del bidé di Brooke Shields, piuttosto che dagli odori e dai rumori di una bomboletta-spray.
Chiuse gli occhi e pensò agli inconvenienti di essere ammalato. Dopo tutto ciò che è bello nasconde sempre i suoi lati negativi. 
Ma qui ora il dilemmma era serio: il suo orecchio doveva decidere se farlo addormentare insieme a Brooke Shields o a degli operai in tuta bianca.
...In attesa del camice bianco del dottore. Di domani pomeriggio. Ma questa è la storia di domani. Intanto forse è meglio addormentarsi.

lunedì 15 aprile 2013

Tra le più amate

Una canzone che mi ha accompagnato in tante sere di inverno e d'estate  


giovedì 11 aprile 2013

Quella casa sopra i portici

Mi è stata regalata l'autobiografia di Carlo Verdone, La casa sopra i portici. Oggi vanno molto di moda le autobiografie, spesso ci sono ghost writer che le scrivono per conto terzi solo a vantaggio di lucro (per l'interessato) quando si è in promozione con un film o con un disco.
Ed invece l'autobiografia di Verdone sembra sincera, anche perché è una di quelle storie che si aggrappano a un pretesto per raccontare una vita: in questo caso parliamo di un trasloco.
Io ne ho subito uno. E per noi gente sensibile, sentimentale, il trasloco non è cosa bella. E' un pezzo di vita che se ne va via insieme alla casa, soprattutto se parliamo della prima casa, quella dell'infanzia, dell'adolescenza. I corridoi della prima casa sono un po' le nostre vene entro le quali scorre il sangue che trascina come un fiume persone, esperienze, amori, divertimenti, terrori, stupori. 
Il trasloco è una separazione e come tutte le separazioni è l'occasione per fare un bilancio di vita. Ed è questo l'incipit da cui parte Verdone per dilungarsi nella sua biografia.
Una biografia non cronologica, ma tematica e geografica, che segue episodi e luoghi legati a questo appartamento ottocentesco romano situato a Lungotevere dei Vallati al civico 2, la vecchia casa dei Verdone ora defunti (il professor Mario, storico del cinema e sua moglie Rossana) che Carlo ha dovuto recentemente abbandonare. Andando avanti nella pagine ci si addentra in primo luogo in una romanità "caciarona", ma alto-borghese, e non ultimo, nell' Italia degli anni 60 e 70, con esempi legati alle peculiarità della società di quel periodo: le cameriere (allora si chiamavano "donne di servizio"), le ragazze straniere che cadevano ai piedi dei romani, la musica "underground", i teatri liberi, le lambrette, alcuni personaggi molto popolani.
La vita di Carlo rappresenta quella società opulenta e un po' edonistica di una Roma in stile "dolce vita", una vita al "borotalco" (per trovare altre metafore strettamente in tema) e parecchio invidiabile. E la famiglia Verdone era una famiglia benestante ma laboriosa, molto legata ai vincoli familiari e alle tradizioni, che frequentava intellettuali del mondo della letteratura e del cinema (Pasolini, De Sica, Fellini, Sordi). Inevitabile che Carlo si sia poi consacrato al cinema, lui che lo aveva respirato fin da quando era in fasce. Ma insieme a curiosità legate ai mostri sacri della storia del cinema che gravitavano in casa Verdone, c'è anche molto spirito goliardico negli aneddoti che vengono presentati, perché l'autore ne parla utilizzando un linguaggio spicciolo e di facile impatto, simile a quello che mette in bocca ai personaggi di finzione dei suoi film. Il lettore comprenderà, dunque, le fonti di ispirazione e il perché di certe scene che sono comparse nella filmografia verdoniana, poiché in ogni forma d'arte c'è sempre un po' di autobiografia, inutile negarlo. A dirla tutta, vi sono un paio di capitoli che paiono proprio usciti da una sceneggiatura e sono però fatti realmente accaduti!!! Questi due capitoli valgono bene da soli la spesa del libro, fidatevi.
E naturalmente, come succede nei film, non possono mancare nemmeno in La casa sopra i portici, momenti amari, di cupa malinconia, soprattutto quando si parla della perdita dei genitori e della casa vuota, dopo il trasloco. L'ultima visita, le ultime foto. La fatica a trattenere le lacrime: il ricordo dei tramonti romani, visti dal terrazzo dell'attico, il vociare dei cortili, il giradischi che diffondeva musica alta, le grandi scale, la vecchia ascensore. Ma la vecchia casa di fine Ottocento di Lungotevere dei Vallati rimarrà per sempre ed è diventata famosa, ormai. La si può vedere anche in alcuni interni dei film di Verdone, come Un sacco bello o Acqua e sapone.

martedì 9 aprile 2013

Auguri a tutti i nati

Provocatoriamente voglio pensare oggi a chi nasce. Non faccio in tempo a pensare a un post di commemorazione che subito c'è qualcun altro che muore, come uno sterminio di mosche.
In pochi giorni se ne sono andati: Enzo Jannacci, Franco Califano,  Bigas Luna, Margaret Thatcher. Chi altro vuol favorire?
Non se ne può più di queste morti. Sono troppe. Troppe persone che ci hanno lasciato qualcosa. Due di queste impegnate per una vita a difendere, seppur in mondo diverso, la causa dell'erotismo (Califano e Luna), quindi il conato verso la vita e l'edonismo.
Auguri a tutti i neonati che hanno emesso i primi vagiti in queste ultime ore di riuscire a costruirsi un futuro roseo e di lasciare qualcosa agli altri.
Vivere è come stare chiusi in una scatola. Ogni tanto si sale, ma non si vede mai il coperchio....fino a quando questo coperchio ci cade in testa e ci mette fuori dal gioco per sempre.

lunedì 8 aprile 2013

Appello alle lettrici

Appello alle mie lettrici. Voglio comunicarvi che il mio ideale di donna è pronto per l'uso, per la ricerca. Ci ho messo almeno quindici anni a perfezionarlo e a rivederlo.
Ora l'appello è veramente AAA cercasi....
Ma chi esattamente? Una donna che........

- Sia sensuale nello spirito e nel corpo (questo non c'entra con la bellezza)

- Sia un "tipo" decisamente orale: chiacchierona, gran sorrisi, sbaciucchiona e amante del sesso orale (attivo e passivo) e della buona cucina

- Sia almeno un po' "alternativa" sessualmente. "Lo famo strano" dovrebbe essere una espressione abbastanza comune nel suo vocabolario

- Sia materna e dolce, NON materna e autoritaria

- Consideri gli uomini alla loro altezza e sappia discernere le mele marce da quelle buone

- Ami i fiori regalati e accetti senza fare storie offerte e galanterie

- Parli come mangia. Qualche parolaccia ci sta bene in fondo

- Ami almeno una di queste cose: il rock, il cinema horror/thriller, la commedia all'italiana soprattutto del passato, l'arte contemporanea

- Sia curiosa del nuovo, anche delle cose che non conosce

-Sia indipendente economicamente e non dipendente affettivamente dalla famiglia

- Sia coerente con se stessa e non superficiale (non si può definire fan di un artista e non conoscere tutte le sue opere a menadito)

- Sia attratta dalla storia e dal senso della storia

- Sappia apprezzare la musica

- Sappia conciliare l' Ulisse di Joyce con un film di Carlo Vanzina

- Sia onesta e riservata con gli altri

- Voglia bene alle cose che faccio e a quello che ho fatto


- NON sia animalista estrema

- NON sia tabagista (posso tollerare qualche sigaretta ogni tanto)

- NON sia eccessivamente sportiva (niente levatacce alle sei del mattino, niente gare podistiche sotto la pioggia)

- NON sia berlusconiana, cattolica praticante o semplicemente di destra estrema

- NON cerchi il principe azzurro, ma apprezzi anche la semplicità

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Ora la domanda fatidica: esisterà una persona che riesca perlomeno a raggiungere l' 80% di queste caratteristiche?
Diffondete e indagate, prima che di cedere il passo ai sogni.




giovedì 4 aprile 2013

Video del giorno: "Per questa notte che cade giù"

Canzone romantica, ma al tempo stesso randagia, sbarazzina, malinconica e rock, questa di Ron. Nel video che vedrete c'è un Ron ancora acerbo, ma non meno banale e ingenuo nei testi.
Per questa notte che cade giù è la proposta di Ron del 1983 e già si avverte un profondo rinnovamento negli arrangiamenti, più elettronici, meno jazzistici, meno "dalliani".
Il video sottolinea quella malinconia struggente, presentandoci il mondo della notte, una bellezza femminile, alcuni status-symbol anni 80, lo smarrimento, l'ironia e il conflitto e poi la pacificazione di tutto, l'abbraccio liberatorio con questa magnetica e fantastica donna, esageratamente troppo bella anche per Ron.
Non si può rimanere impassibili di fronte alle suggestioni di questo video e alla musica di Rosalino Cellamare.
Alcuni diranno che Ron qui è ridicolo, che questo video sembra un video amatoriale fatto con la videocamera VHS, è fuori moda e fa  scompisciare a crepapelle.
Tant'è. Non m'interessa, non m'interessa e non m'interessa. 

Paura di morire!
Una gran voglia di morireeeeeee!



mercoledì 3 aprile 2013

Il principe azzurro

Il principe azzurro del 2000 ha i pantaloni pieni di cacca.
Gli uomini ricchi sono stronzi dorati e deodorati.
Nulla esiste come piace a noi. Questa è l'unica cosa sicura.
Moriremo di solitudine cosmica,
la gioia ce la procuriamo da noi stessi.
Più ci si convince di tutto questo e meglio sarà.

domenica 31 marzo 2013

Il fascino per la poligamia

Sono segretamente attratto dalla poligamia. Sono costretto a usare quest'avverbio "segretamente" per non destare equivoci e rassicurare i benpensanti che non vado in giro a fare proseliti, né tantomeno sono un filo-arabo-islamico. Nel mondo occidentale la poligamia desta ancora molte perplessità, poiché siamo ancora del tutto incapaci di assimilarne i valori positivi. Schiavi del concetto di "possesso" e "possessività" gli occidentali rifiutano la poligamia dal punto di vista antropologico come un'impossibilità di attuazione.
Quale sarà ci si domanda, l'espediente per neutralizzare la gelosia? In fondo che cos'è la gelosia e perché esiste la gelosia?
La gelosia in fin dei conti esiste perché esiste l'abbandono. E l'abbandono è la cosa più devastante, a livello di percezione emotiva, che può capitare all'uomo.
Ciò che precede l'abbandono è la fase preparatoria della mancanza di attenzioni, ancora più fastidiosa, attenzioni che vengono dirottate su un altro. E a questo punto la gelosia, come diceva anche Freud, viene a coinvolgere soprattutto il rivale, colui che si è messo in mezzo (succede anche nel tipico caso dell'arrivo di un nuovo fratellino, non solo quindi relativamente a situazioni sentimentali).
Ma il punto-chiave del discorso è che il rivale esiste perché la partita si gioca all'interno di un sistema bipolare che ambisce a diventare tripolare. Eliminando la bipolarità della coppia, non ha più senso il rivale da combattere.
Va anche precisato che la vera poligamia è la consenziente consapevolezza che esistono più partner contendenti; una donna sa delle sue "rivali", ma probabilmente saprà che non perderà il marito per questa ragione, perché l'autentico problema non è visto da parte dell'uomo o della donna che hanno più compagni, semmai da parte della gestione della compresenza dei compagni tra loro. E' tra di loro che devono andare d'accordo. D'altra parte l'uomo/la donna si dovrebbe fare carico di una uguale attenzione verso i propri partner, bilanciare la manifestazione d'interesse in modo equo, spostando il fulcro dell'attenzione non tanto sul fatto che esistono più compagni di per sé, quanto su come intrattenersi con i suddetti, per non creare, appunto gelosie.
Esaminandone gli aspetti positivi, la poligamia tende ad essere concepita e organizzata per amare persone diverse per aspetti diversi: c'è la donna brutta di viso con cui è bello chiacchierare, quella ochetta che ami per scopare, quella ben vestita, quella più materna, quella con cui parli di musica, quella che sa cucinare bene, quella con cui viaggi: un caleidoscopio di peculiarità che si amano o si cercano di amare allo stesso modo, ma in tempi diversi. 
Un rapporto poligamo sarebbe molto frizzante, in tedesco si chiamerebbe abwechselnd, frizzante ma in continuo cambiamento, giorno dopo giorno.
Ciò che non è bello nel mondo musulmano è che la poligamia sia un diritto a senso unico, valido solo per l'uomo: vale a dire che la donna non può al contempo avere più compagni, ma deve sottostare alla potestà del marito, che continua ad avere diverse partner. 
E' certo però che la poligamia spazza via l'ipocrisia della menzogna (per incontrare un altro partner non servono più sotterfugi, bugie, è nel patto del gioco vedere qualcun altro liberamente) e  di tanto in tanto magari si può anche organizzare un'orgia, ma è da vedere.
Ma come si può costruire una poligamia clandestina? (perché qui in Italia sarebbe clandestina, essendo non ammessa anche per legge) Bisogna avere una bella costanza e una buona capacità di organizzazione nell'incontrare più donne insieme, all'inizio in gran segreto e poi cercando di fare accettare loro questa filosofia. Non è e non sarà facile. Per il momento è bella l'idea, questa idea di abbondanza, di darsi a tutte queste femmine che ti aspettano agli appuntamenti. Fino a quando l'evanescente svanirà...........
Alcuni uomini occidentali poligami sono Charles Owen Hinton, scrittore di fantascienza bigamo e Pupo (Enzo Ghinazzi).

sabato 30 marzo 2013

Addio ad Enzo Jannacci

Con Enzo Jannacci se ne va un simbolo, anzi il simbolo di una certa Milano, la Milano dialettale e provinciale rappresentata attraverso la canzone.
Dopo Fred Buscaglione è stato uno dei pochi grandi esponenti della musica cabarettistica, scalcinata, provocatoria senza essere volgare.
Un'altra "istituzione" musicale che se ne è andata. Sigh!


lunedì 18 marzo 2013

Video del giorno

Il seguente è un rockettone di Biagio Antonacci, inciso nel 1994, che segnalo più per la costruzione della progressione hard-rock che per i contenuti testuali ed estetici, un'accozzaglia di luoghi comuni e di buonismi atipici e contrari alla filosofia rock.
Grande vocalità e presenza scenica di Biagio, fuori discussione. Una canzone difficile da suonare e da cantare. La più grande sfida è cimentarsi, ricordandoci però che..."non è mai stato subito"



 

Frenesia no

La frenesia e la fretta non mi appartengono.
Disposto a pagarne le conseguenze se questo significa rimanere indietro.

Il fascino dei titoli

In un titolo c'è la reputazione di un'opera dell'ingegno, il titolo è come l'abbigliamento, poco importa dei contenuti, quello che conta è la prima impressione.
Molti film thriller del passato erano studiati bene, spesso facevano più paura i titoli che le sceneggiature. Pronunciare certe parole era già un bagno di sudore freddo.
Alcuni qui di seguito

-Passi di morte perduti nel buio

-La signora ha dormito nuda con il suo assassino

-La morte cammina coi tacchi alti

-La morte negli occhi del gatto

-......E tanta paura!

-Tre passi nel delirio

-Il tuo vizio è una stanza chiusa e solo io ne ho la chiave

-Tutti i colori del buio

-Nella stretta morsa del ragno

-Morirai a mezzanotte

-Pathos-segreta inquietudine

-La casa dalla finestre che ridono

-Il diavolo nel cervello

-Caramelle da uno sconosciuto

- Tenebre

- Un tranquillo posto di campagna

-Un sussurro nel buio

giovedì 14 marzo 2013

Il diabolico lavoro

L'ambiente di lavoro è un po' come un ambiente diabolico, anzi, è il luogo affabulatorio dell'incantesimo malefico, dove tutto ciò che appare non è e ciò che è non appare; dove ogni cosa è il rovesciamento dell'altra, dove l'inganno è il triste leit-motiv.
Può capitare che una persona con cui sei in buoni rapporti e che ha stima di te in realtà ti ha sempre odiato. 
Trasmutazione, mistificazione e affabulazione.....nulla è mai come avevi pensato.

sabato 9 marzo 2013

Osservazione del giorno

Sto controllando le visite ai post del mio blog e sembra che quello su Viola Valentino di due giorni fa abbia avuto un'inconsueta impennata.
La cosa non può che farmi piacere, spero solo che la ragione di questo successo non sia avere inserito i nomi di Marco Mengoni, Emma ecc.  Non sarebbe una novità sorprendente sapere che le parole chiave siano proprio quei nomi. E sarebbe comunque una grande delusione per il lettore curioso dei talent-show sapere che si tratta solo di una citazione. 
Penso in ogni caso che si sia capito che non amo particolarmente i talentuosi-show.

giovedì 7 marzo 2013

Viola Valentino: analisi di un fascino

Tra i numerosi cantanti e cantautori ancora attivi, ma non abbastanza in main stream, c'è Viola Valentino, artista che ho riscoperto sotto una nuova veste, suonando. Sotto le note di un abbellimento chitarristico in overdrive (un effetto distorto, per i non addetti ai lavoro) mi sono reso conto di quanta melodia è presente nelle sue canzoni, una melodia struggente che investe da capo a piedi, non una melodia melense ma una melodia vibrante, senza confini di tempo o di spazio, sormontata da un ritmo che la renderà sempre attuale. 
Si potrà discutere sulla semplicità di questa musica, come sulla bravura della cantante, ma non è di dettagli tecnici che desidero occuparmi.
E' opinione di alcuni (lo si può anche capire dalla lettura dei commenti ai video su Youtube) quella che Viola Valentino sia una cantante evanescente, frivola, con doti canore di discusso gradimento (da ricordare anche la triste polemica con Loredana Berté a Music Farm). Non credo, però, (ammesso che si possa affermare che Viola Valentino non sappia cantare ed è una falsità colossale) che la musica si riduca al canto, la musica è una miscela di sonorità che mirano a far provare un''emozione e credo poco sopra di aver fatto capire come e perché.
Consideriamo anche che la Valentino (al secolo Virginia Minnetti, una n in più la separa da Annalisa Minetti) nasce artisticamente in un periodo dove contava la costruzione del personaggio basato sul trucco e l'immagine, oggi invece i talent-show non vogliono più costruire "personaggi",  vogliono tornare a dare la parvenza di interessarsi all'aspetto canoro e musicale, dando l'illusione di una certa onestà e competenza artistica, che viene poi smentita con la massificazione commerciale che tende a livellare la genialità. Alla fine, se non si costruisce un personaggio o se, per meglio dire, il cantante non è un vero e proprio personaggio singolare e geniale la sua stima pubblica e la sua popolarità si scioglie come neve al sole, anche a dispetto di una buona qualità vocale. E' da questo punto di vista che possiamo dire che Valerio Scanu, Marco Mengoni, Emma Marrone non sono artisti. Viola Valentino sì. Punto e basta. 
Ma in che senso? Viola Valentino, a dire il vero, non è cantautrice in senso stretto, viene forse più ricordata per il suo lavoro di modella, la sua relazione con Riccardo Fogli, viene vissuta come cantante-immagine. Eppure si ha nostalgia di lei, del suo boom commerciale, dell'epoca storica che rappresenta e di queste canzoni così trascinanti che sembrano non ripetersi più oggigiorno.
Qui è da comprendere alcuni aspetti di un fascino, cioè comprendere che cosa aveva e ha di interessante Viola Valentino. La chiave di tutto sta nei messaggi e nell'immagine che Virginia ha voluto dare proponendosi sulle scene: una figura femminile della porta accanto, con segrete doti seduttive, senza il ricorso al discinto, dolce, dolcissima, che veicolava ambiguità, perversione e trasgressione, indecifrabili, ma distintamente avvertibili a pelle. Da un lato la donna forte ed emancipata con una porta sul passato rassicurante della bambolina fragile e romantica, incarnazione di desideri paterni o sessisti.
Questa è una delle ragioni (presumo) per la quale la Valentino sia diventata un'icona gay, per l'aspetto ambivalente dei suoi messaggi, ma apprezzata anche tra le donne e i bambini per la sua voglia di far ballare all'insegna della semplicità. Il brano Giorno popolare (1981), come suggerisce il titolo, è uno dei suoi più nazional-popolari, rassicuranti, politicamente corretti, mentre, viceversa, l'intramontabile cavallo di battaglia Comprami (1979)è quasi un garbato encomio alla prostituzione, e nonostante tutto, riesce a essere una canzone d'amore per la dolcezza e soprattutto per la complicità con cui Viola si rivolge al suo interlocutore maschile. Manca l'amore lirico, eppure quei versi, sorretti da un'esplosione di orecchiabilità senza pari  ma un po' d'amore, un attimo, un uomo semplice, una parola, un gesto, una poesia, mi basta per venir via non sembrano parerci affatto cinici. Questa donna-oggetto in fondo ama a suo modo il suo uomo.
Della musica abbiamo già parlato e non serve approfondire più di tanto, se non ricordare che il sound era quello inconfondibile, elettrico e orecchiabile di Giancarlo Lucariello, arrangiatore anche di Riccardo Fogli e Gianni Togni in quel periodo, una miscela di disco-music, rock e melodia partenopea, il meglio che si poteva ottenere ai tempi. Il timbro vocale di Viola contribuiva a esaltare l'idealizzazione di questo angelo perverso, sussurrato, roco (alzi la mano chi non ha mai avuto in vita sua una erezione a una festa quando c'è una ragazza che ti sussurra all'orecchio....quanti poteri evocativi ha il parlato sussurrato e magari quante docce fredde ha causato) alternato a slanci acuti, spesso in falsetto. Non una voce potente da urlatrice rock, ma volutamente flebile per creare l'atmosfera ricercata.  
Crescendo artisticamente la Valentino ha invece puntato a ridare alla sua voce il tono naturale da contralto ed anche a livello iconico, con la maturità, si è proiettata verso un' immagine più combattiva e intraprendente. La metamorfosi si può già notare a partire da Il posto della luna del 1986. L'aggressività e la rabbia (ma mai volgare o rozza) si fa notare più prepotente e c'è un'attenzione di Viola anche alle tematiche sociali e alle pari opportunità (un modo più maturo e più consapevole per farsi apprezzare ancora una volta dal pubblico gay).
Personalmente penso che il suo periodo migliore, sia musicale che estetico, sia tra il 1982 e il 1985, proprio nella fase di transizione tra angioletto e pantera. Oggi canta canzoni come Stronza, ma non abbandonando quella malinconia di fondo che ha sempre fatto parte della sua opera. 

venerdì 1 marzo 2013

What a beautiful day

E' passato un anno oggi dalla scomparsa di Lucio Dalla.
Il suo fantasma si autocommemorerebbe in questo modo.....con la solita ironia e sberleffo.
Come sempre.
Per sempre.
Contro la morte.
Ciao Lucio.


giovedì 28 febbraio 2013

Mini riflessione politica n° 2

Oggigiorno essere contro la Germania vuol dire essere di destra in Italia.
Come cambiano i tempi!

Carlo Lock

Il richiamo del Grillo

Il fascino per Beppe Grillo e il suo movimento è come il sado-maso: affascinante e pericoloso.

Carlo Lock

domenica 24 febbraio 2013

La droga come perimetro culturale

Sono rimasto affascinato dal video di questo signore e del suo concetto di droga come "perimetro culturale". La droga cessa di essere una sostanza in sé pericolosa, ma è un perimetro culturale, ovvero un relativismo vivente. Non esiste il problema della droga, esistono quelle che chiamerei le "adiacenze" della droga (la pericolosità a terzi, la depressione sociale indotta dallo Stato e dai mass-media e tutte le ingiustizie possibili).
Quest'uomo, Frastornante, un medico, distinto, un fare dandy che ricorda  Ricky Tognazzi, ha un atteggiamento consolatore e fraterno. Mi piace la consolazione, la solidarietà, la dolcezza, la tolleranza. Invito tutti i non-proibizionisti a vedere questo video.


venerdì 22 febbraio 2013

"Non guardare il casino"

"Non guardare il casino che ho qui in casa". Ma chissà quante volte nella mia vita le mie orecchie hanno sentito questa frase!!!
Mi fa sorridere la gente che dice questa cosa.....per me è naturale non guardare il casino, anche se in realtà la parola "non guardare" dovrebbe essere sostituita con "non giudicare".
Chi giudica il casino è solo un incompetente della vita. I casini non si giudicano in nessun modo sia reali (i bordelli) che figurati (il disordine). Una casa in disordine è una casa viva....Mi fanno un po' tristezza quelli che devono rassettare e pulire la casa ogni qualvolta viene un amico o un parente a trovarli, come se venisse in visita il presidente della Repubblica. O uno è ordinato sempre o uno è incasinato sempre. Non è bello recitare con gli altri per obbligo. Sarebbe ugualmente patetico (quanto paradossale) se uno troppo ordinato mettesse in disordine per non essere giudicato da gente meno "ingessata" di lui. La libertà di cui parlavo qualche giorno fa è anche essere liberi di far vedere che la casa è disordinata. E' una mancanza di rispetto questa? Sono stato in numerosi appartamenti a soqquadro, ma mi ricordo sempre la persona con cui ho parlato, di cosa abbiamo discusso, non certo del libro o del divano fuori posto, le tende non lavate.
E poi l'ordine è simbolo di acquiescenza alle regole, il disordine è la creatività interiore che tenta di sovrabbondare sulle forme.

domenica 17 febbraio 2013

17 febbraio 1848

Il 17 febbraio 1848 Carlo Alberto concesse il diritto di culto alla chiesa valdese, unica eresia medievale sopravvissuta nell'età moderna.
Oggi i valdesi festeggiano la libertà. Si è troppo spesso parlato della libertà, quella libertà (Luigi Sturzo ha detto)  che è come l'ossigeno, che ci si accorge quanto è importante quando manca. 
Nessuno mai riflette sulla libertà, perché a volte è sufficiente ed ingenuo pensare di non essere una dittatura per pensare di avere a disposizione tutta la libertà che si vuole.
In ogni caso è sempre bene riflettere sulla libertà e soprattutto riflettere su quanta se ne ha.

giovedì 14 febbraio 2013

Sanremo, S. Valentino e Telemarket

Settimana all'insegna del trash. E per la prima volta il trash si combatte tra sé con le sue stesse armi. 
Sanremo contro San Valentino oppure San Valentino contro Sanremo, è una gara a chi dei due oscura l'altro. 
In realtà si potrebbe fare benissimo a meno di tutti e due. Telemarket, nota emittente televisiva (anch'essa trash), con la sua chiusura di questi giorni, simboleggia la fine del commercio televisivo. E forse anche la fine di San Valentino e di Sanremo, due esempi di commercializzazione in grande stile.
Perché finiamo pure di dire che S. Valentino è la festa degli innamorati e Sanremo la festa della musica. Entrambi sono glorificazioni e speculazioni del Dio denaro.
Telemarket è più onesto, in fondo, era (parliamo ormai al passato) la vendita nuda e cruda, dove l'interesse più che il comprare per lo spettatore era per "mitizzare" i televenditori. Come non ricordarsi Davide Basilico, Edi e Dudù (al secolo Duilio Mauro)?
In fondo Telemarket faceva della vendita un sentimento, San Valentino e Sanremo fanno del sentimento una vendita.
Preferisco Telemarket, indubbiamente. Ma ora non c'è più....la gente non compra più. La gente è disperata.
E si illude che ascoltando le quattro canzoncine-sbrodolate selezionate da Fazio, vendute come stupende, la vita possa cambiare.
Magari cambia, ma solo di qualche millimetro, poi come un chiodo di gomma schiacciato ritorna al suo posto.

domenica 10 febbraio 2013

I sofisti al potere

In queste settimane non si fa che parlare di elezione politiche, di tasse, di crisi, di Imu. Questo blog ha scelto nel suo atto di nascita di non occuparsi di politica, però se consideriamo che la politica, in certi casi, è gemellata alla filosofia, si può sicuramente riprendere in mano il discorso.
E lo spunto che mi fa scrivere oggi è la constatazione che siamo in mano a dei politici sofisti ( sofisti nel significato della vecchia scuola ateniese). A dire il vero i politici sono sempre stati sofisti in Italia, maestri di retorica truffaldina. Poi dopo un'interruzione causata da Mani Pulite si sperava nel grande cambiamento, fino a oggi, dove il "bene comune" è un concetto molto lontano dalla realtà.
Così pullulano i neo-sofisti, intenti alla ricerca di un utile soggettivo,  fondatori di partiti "soggettivi" (Forza Italia e affiliati, i vari Giannino, Ingroia, le innumerevoli sinistre extraparlamentari) mascherati da "interesse collettivo", una visione del mondo nuova per un partito nuovo ma analogo a un altro oppure tentativi di scalare una carriera con nuove aggregazioni dopo le disfatte precedenti. E soprattutto la politica è un mistero, la mediazione è l'informazione, spesso annacquata, faziosa, tendenziosa. Spesso mi chiedo per cosa votiamo? Votiamo per permettere ai parlamentari di scamparla ai giudizi in tribunale, per dar loro una decorosa pensione  o votiamo per il bene pubblico, per un progetto comune?
E siamo schiavi delle loro parole, che come un pharmakon leniscono il dolore ma ci danno gli effetti collaterali. Quando i politici vanno al potere abbiamo il mal di pancia....Per prevenire i mal di pancia, molti pensano già alle "seconde elezioni", dando per scontato che il futuro governo non ancora formato cadrà presto. Intanto la sera alla tv, ascoltiamo sempre lezioni di "falsa" politica, exploit che puntano soggettivamente alla vittoria, non preoccupandosi del "dopo".
Le promesse (per chi ancora ci crede) sono il sale ed il veleno che porta uno schieramento o un altro alla vittoria. 
Questo atteggiamento più che chiamarlo "qualunquismo", lo chiamerei "scetticismo", perché troppo relativismo unito alla mancanza di un valore comune laico riconosciuto da tutti, genera la non-esistenza del problema della politica. La politica, come molti affermano, non ha più un connotato morale oggettivo, è frutto e fonte di un utile devastatore, strettamente soggettivo. Ed è su questo terreno che i concetti di "democrazia parlamentare" o "libertà" sono diventati soggettivi, smarrendo in effetti l'autentico significato costituzionale. Ma anche affermare parole come "Destra e sinistra non esistono più" è uno smarrimento bello e buono, si crede di essere moderni in questo modo, si crede di avere trovato la verità, ma questa non è altro che una visione soggettiva della verità.
Ma il dato di fatto è che la sofistica, nell'antica Grecia, è fallita e, quindi, dopo un periodo di subbuglio c'è da sperare a un nuovo corso della storia. Perché la storia è un'evoluzione che non può rimanere sempre identica a se stessa.

venerdì 8 febbraio 2013

La dimensione del viaggio

Come sosteneva Steinbeck, non siamo noi che facciamo i viaggi, ma sono i viaggi che ci fanno, che fanno le persone.
Ed in effetti il viaggio dovrebbe arricchire una persona, un arricchimento che spesso non ha un corrispettivo nelle parole, è sempre difficile testimoniare per chi non c'era. La grandezza di una persona consiste nel saper raccontare il viaggio....e allora sì, se si è capaci di raccontare il viaggio, solo allora ci ha veramente arricchito, il viaggio è entrato in noi.
A nulla serve commentare le fotografie, dire "qui eravamo", "questo era", a nulla serve visitare chiese, monumenti e riferirne i dati: questo NON è raccontare un viaggio.
Il racconto di un viaggio è afferrarne lo spirito intimo...Il racconto di un viaggio può e deve avvenire in una locanda, oppure durante la notte, di fronte a vino, musica o fumo. Il racconto del viaggio non si basa sui confronti, è un racconto semplice e non coinvolge i monumenti, coinvolge prevalentemente aneddoti.
Il viaggio è un'esperienza a tutto tondo, anche nei suoi aspetti negativi, nei suoi contrattempi. Il viaggio è un tutt'uno con la permanenza provvisoria.
Diffido inoltre di chi non ha voglia di viaggiare e rimane attaccato al suo orticello, chi non ha curiosità del viaggiare. Solo così si è predisposti ad essere penetrati dal viaggio, altrimenti il viaggio non ha senso, così il viaggio è un documentario vivente, che inizia, finisce e lo si ripone in uno scaffale.