giovedì 28 giugno 2012

Due libri per chi non conosce il thriller

Due libri per chi non conosce il thriller, ma attenzione, precisiamo, lo spaghetti-thriller, cioè il thriller all'italiana nato negli anni Sessanta e sviluppatosi nel corso degli anni Settanta e Ottanta.
I due libri in questione sono due: Thriller italiano in cento film di Luca Servini e Claudio Bartolini e una monografia su L'uccello dalle piume di cristallo, scritta interamente da Giovanni Modica, quest'ultima un lavoro di fino sulla lavorazione e sugli aneddoti legati a un film che è diventato ormai un classico, ma si sa ancora troppo poco, essendo passati ormai più di quarant'anni dalla sua uscita.
Dicevo, libri per chi non conosce il thriller italiano...libri quindi esplorativi ed enciclopedici di un genere che sembra essere morto. Il primo libro è una selezione di cento film più rappresentativi, il secondo è una ricerca su un film-scuola, quello che ha rivoluzionato un genere.
Facciamo un passo indietro: il primo thriller-horror italiano è datato convenzionalmente 1957, con l'uscita de I vampiri di Riccardo Freda, colui, che poi insieme anche a Mario Bava si assume l'onere di proseguire un discorso filmico legato agli stilemi del gotico inglese, del noir americano e del dramma psicologico, con inserti macabri e sessualità deviata e morbosa. Sebbene siano tutti richiami da letteratura e pellicole anglo-sassoni, il cinema thriller italiano costruisce negli anni uno stile peculiare, che viene ereditato e codificato definitivamente da Dario Argento nel 1970, il quale "modernizza" gli scenari, utilizza musica d'avanguardia e progressive-rock, ambienta la paura nella quotidianità per migliorare l'immedesimazione col pubblico. L'uccello dalle piume di cristallo è il film-pilota di quello che sarà la cosidetta "scuola argentiana", che se da un lato si rifa ad Hitchcock in alcuni aspetti (il movente psicanalitico dell'assassino, la suspense che deriva più dalla messinscena e dai coup de theatre che dal plot narrativo poliziesco), da un altro lo scavalca in un senso radicale per ritmi e tempi d'azione, particolare insistenza sui dettagli macabri degli omicidi e via via ancora per una maggiore enfasi espressionistica delle luci, dei colori e di tutto l'apparato espressivo iconico e uditivo. In più viene mantenuto l'assassino da scoprire, che ormai è sempre un omicida seriale. La serialità è anche pretesto per provocare spaventi e studiare le agonie delle vittime cadute sotto un rasoio luccicante o una mannaia. Quindi vi è uno spostamento di prospettiva: il plot giallo fa da contorno ai delitti e non più viceversa. L'assassino, secondo la strada tracciata da Mario Bava, non ha un carattere concreto e realistico, ma favolistico, spettrale. In poche parole è l'uomo nero che fa paura ai bambini...l'uomo nero che entra dalle finestre, ti prende e ti porta via in un sacco, l'uomo che suona il campanello quando sei solo in casa e poi tenta di forzare la porta. Al posto dei bambini ci sono però donne terrorizzate ad attendere quest' uomo nero dalle mani guantate, che ha il dono dell'ubiquità e riesce a entrare dalle finestre o attraverso le porte chiuse, credi di averlo seminato e poi te lo ritrovi davanti. Un assassino che è umano soltanto nel finale, ma si comporta come uno spettro, risvegliando le ataviche paure dell'immaginario di ciascuno.
Ecco, queste caratteristiche nel loro insieme, sono quelle che si sono poi sviluppate ed imitate all'infinito nel corso degli anni 70 e 80 da altri registi italiani, alcuni mestieranti, altri veri e propri autori come Pupi Avati. L'atmosfera da incubo che regna soltanto per un momento del film, a carattere episodico, è ciò che rimane costante in tutte le produzioni, insieme a sesso ed effetti sanguinolenti. Il sangue e il sesso sono gli elementi che sono stati manipolati in modo e in dosaggio diverso e hanno differenziato vari filoni: negli anni Ottanta abbiamo, con Fulci, un uso estremistico e pulp del sangue, del macabro, della violenza visiva, del repellente (gore e splatter), nei Settanta regna di più la violenza psicologica e la sessualità morbosa (nei vari film compaiono di tanto in tanto personaggi che incarnano qualche perversione, pedofilia, necrofilia, voyeurismo) quando proprio non sia l'assassino stesso a uccidere per un movente a sfondo sessuale). Sergio Martino, Umberto Lenzi, inaugurano infatti il filone del sexy-thriller, un genere al quale si affiancano oltre ai delitti sanguinari anche scene di nudo o scene di stupro, sulla base del fatto che l'assassino, avvezzo a uccidere belle donne sole, spesso non trascura di manifestare il suo sadismo anche a livello sessuale. Questo sadismo erotico, ritorna anche nei tardi anni Ottanta, con due pellicole quali Opera (sempre di Dario Argento) e Le foto di Gioia di Lamberto Bava. Abbastanza inspiegabile la perdita di interesse per i produttori degli ultimi dieci-vent'anni per questo genere, che ha capitalizzato molto nel nostro Paese e ha attirato anche i critici di tutto il mondo, arrivando al paradosso che artisti come Lucio Fulci o Mario Bava sono dei piccoli mostri sacri in Francia, in America, in Inghilterra, in Germania e qui nei confini patri hanno avuto difficoltà ad assumere una dignità di rispetto. Oggi è difficile ritrovare un thriller nello spirito di allora, c'è rimasto solo Dario Argento, che è rimasto un mito per gli aficionados, ma non mi sembra che sia riuscito più a trascinare le folle, a essere convincente e a differenziarsi da tanti horror americani in circolazione, tutti abbastanza bruttarelli.
C'è solo un film che ritengo degno di essere all'altezza del passato e questo film si chiama Amer (2009) una coproduzione belga di Hélène Cattet e Bruno Forzani, un film con pochi dialoghi, delirante e con alto impatto di visionarietà. Pochi ne hanno parlato in Italia, ma può essere considerato a tutti gli effetti un nuovo Suspiria, nonostante sia in trattativa la realizzazione di un remake americano, che probabilmente avrà poco a che vedere con l'originale.
Quindi, tirando le fila del discorso, i due libri che vi ho segnalato oggi, metteranno bene in luce e approfondiranno quanto ho scritto qui in forma molto succinta.
Sono due libri essenziali per chi si vuole avvicinare al thriller italiano per la prima volta e scoprirà un universo meraviglioso, credetemi.
Ed ora eccovi in onore del thriller di genere un piccolo speciale su Amer. Mi dispiace che questo speciale sia in lingua tedesca, ma è un ulteriore testimonianza di come questo genere sia molto apprezzato ed anche studiato all'estero.








martedì 26 giugno 2012

Mix Milano: che cos'è la cultura gay?

L'altra sera in attesa di partecipare alla presentazione di un libro, mi sono imbattuto casualmente nel party di inaugurazione della nuova edizione del Festival di cinema gaylesbico. Dal 22 al 28 giugno il teatro Strehler di Milano offre i suoi spazi per proiezioni, dibattiti su temi relativi alla cultura cinematografica gay.
Ecco, il punto è proprio questo: ma cosa significa esattamente una cultura cinematografica gay? Penso che la risposta si possa riassumere in questo modo: una serie di film orientati a sostenere la dignità di gay e lesbiche, mostrandone pregi,difetti, storie, conflitti, la promozione della cultura della diversità. In sintesi il cinema gay dovrebbe aspirare a un intento rivoluzionario, ma il punto è che l'etichetta "cinema gay" è una finzione. Non esiste la cultura gay in sé, esistono registi civilmente impegnati, film eroticamente provocatori, ma la cultura gay come tale è un recinto di protezione, dentro il quale dovrebbe affermarsi la rivendicazione. Dico "dovrebbe" perché dai più credo che l'autoghettizzazione sia vissuta come una forma di rifiuto di integrazione nella maggioranza. E perché mai si dovrebbe aver voglia di vedere un film "gay" in una condizione di gruppo altamente differenziata dagli altri, gruppo che si è dato dei codici, delle icone? (e perché mai Ornella Vanoni dovrebbe essere apprezzata dal mondo gay? Con quali criteri?). La contrapposizione di sfida, non genera dei rapporti pacifici, perché la contrapposizione sta in un rapporto dolorosamente dialettico, che ricorda la battaglia politica dei partiti (in questo caso gay contro etero). Capisco che avere "creato" la cultura gay sia una forma di sfida, ma è anche un non-senso. Sicuramente inserire dei prodotti culturali sotto l'etichetta cultura gay-lesbica è una forma di tutela e di garanzia contro delle forme di censura..Ma , appunto, c'è bisogno di arrivare a tutto questo per evitare lo scandalo, la censura? La logica è la stessa della pornografia, nel senso che questa è accettata solo nei luoghi deputati, non si può fare pornografia in televisione. Quindi alla fine l'omosessualità è ancora trasgressione, o meglio, un argomento di parte, non condiviso da tutti. Invece, se davvero l'intento fosse rivoluzionario, dovrebbe essere vissuta come una cosa tra le altre, di cui importa relativamente.Però forse la cosa più saggia è liberarsi dalle etichette, dai recinti...e come forse intendeva Nietzsche la realtà non esiste, è un'invenzione umana. I gay non esistono...

lunedì 25 giugno 2012

Io e le officine

Le officine di automobili, i garage mi hanno sempre affascinato. Mi basta entrare nell'officina vedere un operaio in tuta che fischietta, sentire l'odore del grasso e gongolo. Da piccolo passavo le giornate da un conoscente meccanico, mi divertivo. Mi piaceva vederlo sdraiato sotto il telaio di una macchina. Fare il meccanico mi è sempre sembrato come giocare agli indiani, nascondersi, trascinarsi, strisciarsi. E poi mi è sempre piaciuto vedere le automobili rinchiuse...Negli spazi chiusi le macchine sembrano più grandi, le ruote più espressive. Tutto è più amplificato. E non c'è niente di meglio dopo una giornata con le mani negli ingranaggi, mettere le mani negli "ingranaggi" di tua moglie, dopo una bella doccia. E non c'è niente meglio che desiderarla mentre si cambia un pistone o si fa andare su di giri una Porsche.
Poi, ironia della sorte, non ho fatto il meccanico perché ho le mani da violinista....

venerdì 22 giugno 2012

Video del giorno

Finalmente qualcuno si è deciso a mettere su Youtube questa canzone, di quel gentiluomo chiamato Mario Lavezzi!

Sulla modestia

Fare i modesti è cosa ben diversa da essere modesti. Fare il modesto è cosa nobile, soprattutto se sei un artista acclamato e affermato. Essere modesto è una colpa naturale, involontaria. Il modesto non ha sogni, si accontenta, non ha dubbi...gli va bene tutto, magari anche la cacca (in senso metaforico).
Modesto va d'accordo con limitato. E il modesto non è il semplice. Il modesto è un meschino, è un personaggio appena sufficiente. E non è neanche detto che un semplice o un povero sia appena sufficiente, anzi. Frequentare un modesto è come bere acqua distillata, non c'è emozione.

lunedì 11 giugno 2012

Ossessione del senso

Ho l'ossessione del senso, ossessione dell'utile.
Vivere in perenne esame e chiedersi se la propria azione serve.
Anche gli scarabei servono, sono stercorari.
Anche gli animali più stupidi servono, anche quando vengono macellati.
Chiedersi invece la se la propria vita è cieca,
se è solo un annaspare vano nel vuoto.
Darsi un senso,
e invece sentirsi un nulla concreto senza potersi annullare.
La gente ti saluta, ti rimprovera, ti sorride, dice che vali...
Non sei un nulla.
Non sei nulla...
Non sei neanche la soddisfazione di esserlo.

domenica 10 giugno 2012

Aforismi sull'ignoranza

"Le menti mediocri condannano abitualmente tutto ciò che sia oltre la loro portata." [Francois de La Rochefoucauld]


"Paradossalmente la gente che crede di sapere sempre tutto è proprio quella che non capisce mai un cazzo" [Charles Bukowski]

" La disinformazione è il primo potere politico in Italia" [Beppe Grillo]

‎" Mentalita' divertente quella degli americani: nessuno ha detto niente quando Nixon ha bombardato illegalmente la Cambogia, ma se lo avessero sorpreso in una camera d'albergo con una minorenne lo avrebbero cacciato in due giorni. "
[Woody Allen]

sabato 9 giugno 2012

Smottamenti

Ho intitolato questo post "smottamenti", perché siamo in tema. Siamo arrivati un giorno sì e un giorno no a una terra che trema, a una regione italiana (l' Emilia) che ha intenzione (?) di distruggersi.
Ed invece io, paradossalmente, tento di stuzzicare gli smottamenti della mia vita, che non accadono mai.
Ho una vita monolitica, stabile. Stitica. Pressioni e frizioni non la cambiano.
Volere è potere? Mah....comincio ad avere qualche dubbio. C'è chi barcolla e chi non cade. C'è chi trema di paura e chi sbadiglia di noia.
Le mie giornate sono grande attese di smottamenti, vitali e mortali.