mercoledì 28 marzo 2012

Il Narciso pentito

"Basta con questa bellezza! Voglio farmi schifo, ma schifo davvero"

lunedì 26 marzo 2012

Disperata, erotica, storia

Oggi ho deciso di scrivere una piccola storia, un prolungamento ed anche un'esposizione ispirata alla celebre canzone di Lucio Dalla Disperato, erotico, stomp.
(Da leggersi con un marcato accento bolognese).

E' un po' di sere al bar che mi dicono che l'hanno vista bere a una "fontana". Ed anche i bambini capirebbero che non si tratta certo di una fontana pubblica cittadina.Ma quanti e quali occhi hanno avuto l'imprudenza e la sfrontatezza di spiarla? Mah! Queste cose non si riescono mai a sapere quando si vive in provincia. Mi arriva una foto e sono sconvolto..Ecco, il rubinetto di quella fontana non sono io, questo è certo. Io, una persona alla quale è stato detto: "il tuo sesso dallo al gabinetto".

L'hanno anche vista alzarsi la sottana, la mattina, davanti allo specchio. E che pelo nero, però. Io un pelo così nero, non l'ho mai visto, forse. Dopo questa notizia sono andato a casa e le ho detto: "Senti un po' chiudi le finestre da domani, qui ci spiano".

Però nonostante lei sapesse che ormai tutti l'avevano vista nuda, con me continuava a non spogliarsi, nemmeno la notte. Si cambiava lesta lesta in bagno e poi si infilava nel letto e si rigirava. Lei e quella sua amica, quella grande fica, alta di cavallo, con i fuseaux aderenti, i tacchi 12, sempre in giro, (a far che cosa?). Io le lascio andare, è meglio. Passo generalmente il tempo in casa, sto in mutande, perché fa un gran caldo, faccio i puzzle, sfoglio magari qualche porno e penso spesso a una donna thailandese che mi sono scopato durante un viaggio a Bangkok. Ci sapeva proprio fare, non c'è che dire e anch'io ci sapevo fare.

Però è presto detto, me lo dico sempre: non serve pensare a grandeiimprese, imprese eccezionali, l'importante, datemi retta, è essere normale.

Bò, io normale non lo sono mai stato mica tanto. Però ogni tanto cerco di fare la vita da "normale", uscire, vedere gente. Ecco, per esempio l'altra settimana ero uscito. Mi son concesso un giretto nella mia Bologna. Almeno fuori non sto in mutande, mi metto i pantaloni.Lei, naturalmente, sempre in giro con la sua amica (e qui non faccio il gestaccio allusivo per farvi capire che cosa fanno). Io invece mi sento uno straccio che si sbatte in giro...ecco per esempio l'altra settimana ero sui viali e mi sono messo a parlare con una puttana. Questa non era thailandese, ma era semplicemente italiana. Era una puttana in gamba, sicuramente, non una di quelle morte di fame, analfabete, magari anche poco curate. Certo, non faceva tanto freddo, ma aveva la pelliccia, gli stivali. Gli stivali erano un po' kitsch, però era una puttana femminista attivista, di quelle "il corpo è mio e lo gestisco io", di quelle "smetto quando voglio". Una che se vuole può anche chiudere la saracinesca della propria figa e andare a bere qualcosa. Ed infatti, con piacere, siamo andati in un bel bar. "Oh, non è che poi mi fai pagare il disturbo?". "No, no, tesoro", fa lei.

Oh, ma perché le puttane devono sempre chiamare "tesoro" i loro clienti?. Voglio dire, mica abbiamo mangiato i tortellini insieme l'altra sera e poi mica son fesso, lo so bene che lei non mi ama. Quindi è un po' ridicolo, questo modo di giocare a recitare, no?

Abbiamo parlato di questa strana situazione attuale, fatta di contraddizioni. Poi lei, mi dice, ha avuto un aborto spontaneo, proprio sul marciapiede, una sera. Ha cagato fuori il figlioletto di sangue sulle scarpe, che cosa orribile. Ma comunque lei fa la puttana perché è il modo più giusto per fare i soldi, rimanere onesti e fare qualcosa di divertente (quasi divertente) senza ammazzarsi di fatica (quasi ammazzarsi di fatica).

Ma le puttane hanno sto vizio del concludere. "Allora cosa vuoi fare?", che poi qualsiasi donna ha sempre sto vizio qui. "Allora" è la parola d'ordine, che sia per mettere su casa, fare un figlio, poco importa. Messo alle strette scarico sul tavolo cinquantamila e la lascio così. La saluto, mi sto annoiando. Forse con le puttane non si parla, si agisce. Ho sbagliato tutto. Preferisco passeggiare per Bologna, ma più tiro avanti nella mia camminata e più mi sento un deficiente. Poi questa cosa non posso certo mica raccontarla agli amici al bar, sia chiaro.

Un tizio mi ferma, ha una cartina in mano si è perso. Fa tenerezza, ma io risoluto gli ripeto più volte che è difficile perdersi a Bologna, non si perde neanche un bambino.

Lui che capisce a malapena l' italiano non tarda certo a rispondere: "I am from Berlin", sono di Berlino. A Berlino ci sono stato col mio amico Bonetti, ci sono stato con lui, la città era un po' triste e molto grande. Certo è più facile perdersi a Berlino che a Bologna. Certo, di puttane ce ne sono anche lì e fin troppe. O forse le puttane tedesche non hanno sto vizio del concludere? E poi ci sono le puttane dell' Est e dell' Ovest.

Però mi sono rotto, penso di tornare a casa e di rimettermi in mutande. Comincia a imbrunire e mi fermo a guardare una stella, lontana, lassù. Veramente molto bella, però quella strana sensazione di sentirsi un deficiente sta cedendo il passo a un'altra strana sensazione, che la mia cappella si sta or ora ingrossando. Vedi? Che dovevo andare con quella lì!!! Così almeno la mia giornata aveva un perché e potevo almeno dimenticare per un attimo la mia lei, che starà cavalcando e magari poi si fermerà a bere a qualche fontana per la fatica. Io invece ho girato per Bologna, che spreco.

No, a sto punto, corro su, faccio le scale tre alle volte mi barrico, chiudo a chiave, mi stendo sul divano e......e mentre qualcuno penserà: questo qui ha avuto un attacco di diarrea a pensare sempre ai suoi guai e al suo essere deficiente. Ed invece.....

.... con dolcezza, è partita la mia mano.



venerdì 23 marzo 2012

Il colpo di fulmine

Per me l'amore esiste solo come colpo di fulmine, come frecciata di sguardi. Il resto non m'interessa, l'armamentario di attese e tecniche di seduzione non m'interessano, non m'interessano le stronzate "bisogna imparare a conoscersi col tempo". Se uno ti piace ti piace. Non ti piace non ti piace. Punto. A nulla serve questo forzato spirito di adattamento per l'amore. Rapidità futurista. Eccesso dionisiaco. Una rivoltellata d'amore. Vivere nel sogno romantico che in uno sguardo si nasconda una donna, un uomo che abbia sempre sognato incontrarti. TU con la tua mediocrità, i tuoi vestiti dimessi SEI l'altra metà di qualcun altro. E si decide tutto così, in un lampo.
E si può anche rischiare di non innamorarsi mai, se il colpo non arriva! O anche non essere corrisposto. Mai innamorarsi per tutta la vita o rimanere solo per sempre.
Ma è una scelta eroica anche questa. E la realtà è sempre dura a morire e l'amore sopravvive raccontato nella musica, nella poesia.

giovedì 22 marzo 2012

venerdì 16 marzo 2012

Il dispetto delle corna

Quando osservo o frequento delle coppie la prima cosa che mi viene in mente è cercare di immaginare il marito o il fidanzato con quale tipo di corna starebbe bene. Pensare se le corna possano essere un dono. Il fidanzato è solamente un potenziale cornuto per il sottoscritto, pensarlo in altri ruoli diventa ingombrante e inopportuno. Questo spiega perché tendo a non frequentare coppie, ma solo singoli.

L' essere è l'essere

E' tremendo ma anche affascinante pensare che uno è quello che è. Ma non solo: uno è quello che dice, uno è quello che ascolta, uno è quello che mangia.
L' ontologia si svela dentro l'apparenza. Qualunque cosa si fa si è, non si fugge dal fantasma dell'essere.
Non si può rinnegare la prima risposta, la prima reazione. Sei già stato. E' difficile ritornare indietro. L'essere svelato ci ha bruciati. E più si vuole negare il proprio essere più lo si sta confermando. Del resto, l' ontologia precede l'inconscio e l'inconscio non è altro che la forma psicanalitica del problema metafisico.

Carlo Lock

domenica 11 marzo 2012

In piedi in Paradiso, ma fuori dal coro

Questa volta Carlo Verdone, nel suo Posti in piedi in paradiso è rimasto in superficie senza affondare il coltello nella torta, limitandosi ad assaporare la panna delle nuvole. Presentato come film ambizioso e pretenzioso dallo stesso regista, mi sembra che non vada molto oltre il consueto cliché. Se dobbiamo cercare un pregio (ma è poi davvero un pregio?) si tratta di un film misurato, ingessato, senza eccessi di risate né di malinconia. Un film descrittivo, ben recitato in certi punti, ma che non imprime un marchio nelle coscienze. Un film volatile, come le anime erranti in Paradiso. La mia voce è, a quanto sembra, insieme al collega blogger e scrittore Gordiano Lupi, fuori dal coro, dato che Posti in piedi in Paradiso è stato considerato da alcuni una delle migliori prove dell'ultime Verdone. Ma, per fare un esempio, già tutta la pubblicità fatta all'ospitata musicale degli Stadio si è rivelata quasi una delusione-truffa, dato che il loro brano Poi ti lascerò dormire si ode soltanto (e di sfuggita) durante un party e non viene nemmeno ripreso (come ci si sarebbe aspettato) nei titoli di coda. Le parti strumentali quasi inesistenti, salvo un tema ripreso da Perdiamoci di vista e ben poco altro. Le occasioni per ridere ci sono, ma sono solo dei piccoli assaggi, il vero momento-sketch si ha verso la fine con il tentativo di furto e poi basta; il tema dei padri separati, contrariamente a quanto è stato detto, non è assolutamente un tema nuovo, se pensiamo che è già stato affrontato in diverse fiction e lo stesso Verdone lo aveva meglio sviluppato, anche se con un'angolazione diversa, in L'amore è eterno fin che dura. Posti in piedi in paradiso vuole infine raccontare un tentativo di solidarietà tra padri, trasformarsi in un film corale, ma ciò che emerge in superficie è più un saggio caratterista di tic, dal quale esce molto bene Marco Giallini, piuttosto che una satira sociologica sui problemi economici dei padri separati. Verdone ripete il suo personaggio di sempre, saccheggiando un po' dal Bernardo di Maledetto il giorno che t'ho incontrato e dal Gilberto de L'amore è eterno fin che dura, Micaela Ramazzotti dà quel tocco umoristico e dolce alla vicenda, la sua "burinaggine" fa quasi tenerezza e sembra che le sue nevrosi siano la unica "chiave" di affinità col personaggio Verdone-Ulisse.
Questo è il ritrattino del film, un'opinione forse fuori dal coro, ma tutto sommato onesta.
Di seguito uno dei brani musicali utilizzati nella colonna sonora


giovedì 8 marzo 2012

Il sogno della disoccupazione

Confessioni anarchiche di marzo.
Confesso che l'argomento di questo post è in controtedenza al clima psicologico di questi ultimi tempi ed anche un po' irriverente utilizzare la parola "sogno".
Spesso la disoccupazione fa rima con disperazione non c'entra niente col sogno. Siamo tutti individui adulti, dobbiamo mantenerci, mantenere una famiglia, però ecco quello che possiamo fare da disoccupati.
Possiamo affacciarci e guardare le stelle, contarle fino allo sfinimento; prendere un appuntamento da un medico, un dentista senza limiti, qualunque giorno va bene; possiamo governare e curare la nostra casa, fare da mangiare come cuochi; possiamo andare al cinema di pomeriggio, quando costa meno; possiamo andare in giro senza una meta e correre dietro alle sottane delle donne, se si profila un'occasione non dobbiamo rinunciarvi, possiamo dilatare il tempo, nessuno ci aspetta, non abbiamo nessun obbligo; se ci va possiamo anche vivere di notte, cancellare la mattina, che è così triste, fredda; in alternativa possiamo anche alzarci prestissimo la mattina, fare jogging; possiamo dedicarci ai nostri figli, fargli fare i compiti, andare a prenderli a scuola; possiamo occuparci anche dello stato dell'automobile, lavarla a mano; possiamo chiuderci giornate in biblioteca o nei supermercati ed infine...ogni tanto per non sentire il senso di colpa verso i nostri simile cercare lavoro.
....Fin quando il sogno s'interromperà. S'interromperà. I soldi finiscono e comincerà l' Inferno (o la vita, se preferite). Ma bene o male qualcosa di straordinario abbiamo vissuto e non potremo mai raccontare la nostra soddisfazione, perché il copione dell' inferno ci vuole preoccupati e depressi. Ma nell'atroce sofferenza, il nostro habitat della vita nella quale siamo scagliati, ci siamo comunque persi nella nuvola rosea di un sogno. Poi i doveri chiamano, puntano la pistola e minacciano. La scelta è poi quella se farsi uccidere o sopravvivere.

domenica 4 marzo 2012

4 marzo 1982

Fan accanito di Lucio Dalla cerca ragazza libera come il vento, somigliante a Eleonora Giorgi, pari requisiti (se ti chiami Anna o Nadia è ancora meglio), per andare a vedere al cinema Excelsior l'ultimo film di Carlo Verdone, Borotalco. Offro biglietti, corsa in taxi e auspico che dopo il film scocchi la scintilla tra di noi. Non cerco una botta e via, ma una carezza mentre ascoltiamo insieme Anna e Marco.Poi si vedrà. Annuncio sempre valido fin quando non trovo la ragazza giusta, a esaurimento sale disponibili.

4 marzo 2012

Lucio Dalla ha celebrato i suoi funerali il giorno del suo compleanno ed è morto in piazza Grande, come recitava la sua canzone. Questa è stata la sua ultima provocazione e il suo primo desiderio.
Nel frattempo voglio offire ai miei lettori una mia recensione sull'argomento, contenuta in un magazine di cinema e spettacolo, che mi ha chiesto un contributo.
Ecco il link e buona lettura.

http://quartopotere.com/articoli/incontri-e-reportage/ritratti/se-adesso-lucio-e-un-angelo-memorie-di-un-fan

venerdì 2 marzo 2012

La pienezza del silenzio

Puoi sopportare il vuoto se riesci ad ascoltare la pienezza del silenzio. In fondo l'ozio è la pausa delle azioni come lo è il silenzio delle parole.

giovedì 1 marzo 2012

Rivoluzioni a metà

Preferisco le rivoluzioni a metà, quella malriuscite. Le grandi rivoluzioni del costume, della politica, della tecnologia degenerano, diventano nocive col tempo, si è ben visto col comunismo, con la telematica, con la libertà sessuale. Le restaurazioni servono a questo, a ripristinare quel senso di radicamento, di stabilità e di moderazione insito nell'uomo. Senza le restaurazioni il mondo si sarebbe già distrutto, ma d'altro canto anche solo con mastodontici cambiamenti il mondo si sarebbe disgregato.

Carlo Lock