mercoledì 28 dicembre 2011

Viaggiare in metro

Viaggiare in metropolitana ha un sapore ipnotico, in metro da solo mi distraggo. Mi distraggo perché osservo, sono un palo verticale, faccio le facce, mi specchio nei vetri, guardo come sono pettinato, cerco di leggere i pensieri della gente.
Penso alla gente. Io non esisto. E mentro esco da me, mi dissocio da quello che sono, non sono cosciente di essere, come la gente, un sepolto vivo.

Gioco di parole

L'uomo incanta, la donna incinta

Carlo Lock

La fine di Linda

E' passato un po' di tempo e la storia di Linda, quella specie di poesia a puntate, doveva continuare. Bene. Purtroppo, Linda è morta, con sommo dolore del poeta innamorato di lei. Morta investita da una macchina. Dopo un periodo di atroce attesa, Linda, senza nessuna apparente e sensata ragione, ha smesso di rivolgere la parola al suo spasimante. Sembrava che tutto filasse liscio e invece.....invece Linda subisce un grave incidente. La storia finisce qui senza nessuna spiegazione. Il dolore è anche questo, perdere una persona senza spiegazioni.
Concludo questa storia (di finzione) in suo onore, con un brano che porta il suo nome, un brano di Riz Ortolani, arrangiato ed eseguito dal gruppo dei Goblin per un film, La ragazza dal pigiama giallo, una brillante esperienza thriller di Flavio Mogherini.
Tra le attrici di spicco c'era Dalila Di Lazzaro, della quale abbiamo già parlato tempo fa.
Il brano in questione, pubblicato nel 1978, come noterete, ha un ritmo ossessivo, modellato sulla disco-music di allora, un sequencer effettato, synth a fini percussivi, a metà strada tra Giorgio Moroder e le ricerche prog dei Goblin.
Nel film questa traccia commenta l'inquadratura di Linda, una ragazza carbonizzata e una scena, anch'essa choc (ma in un altro senso), della Di Lazzaro che presa da noia e sconforto si porta a letto degli uomini viscidi e bavosi uno dietro l'altro, a mo' di sex-machine.
Addio Linda!!!


lunedì 26 dicembre 2011

Diamanti e caramelle: Stadio

Sono ormai mesi che l'ultimo album degli Stadio è stato pubblicato, ma credo che il titolo che porta sia molto natalizio, molto in tema ed inoltre parlarne adesso è ancora più significativo, poiché nel 2012 decorreranno trent'anni esatti dalla pubblicazione del primo lavoro, prodotto da Renzo Cremonini e Lucio Dalla, il 33 giri che conteneva anche Grande figlio di puttana. Gli Stadio comunque erano già operativi come gruppo autonomo molto prima, ma solo grazie al film di Carlo Verdone Borotalco riuscirono a imporsi all'attenzione del vasto pubblico. E neanche a farlo apposta (o forse sì), sempre nei primi mesi dell'anno prossimo, quasi per un ricorso storico, sempre a trent'anni esatti da Borotalco, gli Stadio torneranno a collaborare col loro amico Verdone come soundtrack.
Il disco Diamanti e caramelle, non aggiunge alcuna novità allo stile musicale degli Stadio più recenti: piacevoli ballate, usi di sincopi, filtri, effetti elettronici in abbondanza tali da mettere in ombra una genuina chitarra elettrica (che pure c'è, ma nell'economia d'insieme è come se non ci fosse). Sappiamo bene che questo stile è frutto di un riconosciuto e onorevole lavoro di costruzione e ricostruzione di una identità autonoma di gruppo, che ha trovato la figura-chiave in Saverio Grandi, ma che ha diviso i fan più affezionati, che hanno accusato i loro beniamini di avere scelto una strada più commerciale che in passato (e le operazioni di collaborazione con Noemi e Fabrizio Moro lo dimostrano).
Gaetano Curreri si sforza sempre di dichiarare una continuità tra il suo modo di scrivere e quello degli anni 80 o 90, ma di acqua sotto i ponti ne è passata, per forza di cose.
Ciò nonostante, Diamanti e caramelle fa un sunto della poetica degli Stadio, al "nocciolo", quello che è rimasto nel corso degli anni, ballate d' amore e qualche riflessione doverosa sulla società. In questo disco la canzone "sociale" di turno è Gaetano e Giacinto (testo di Andrea Mingardi), un pregevole encomio di Facchetti e Scirea, ma che, tra le righe, vuole, fare emergere la differenza tra lo sportivo uomo e lo sportivo manipolato dall 'informazione. Ed esattamente come successe con Doma il mare doma (Maradona) e Mi alzo sui pedali (Marco Pantani), agli Stadio piacciono gli sportivi dal diffcile o discusso passato, gente defunta nella memoria, soprattutto.
Le altre canzoni si contendono la gioia e il rimpianto nelle varie facce dell'amore, grandi slanci poetici, un grande lirismo verso la figura femminile (E pur d'averti per un'ora o anche solo due minuti, farei mille giri su me stesso, come un acrobata- da Onde d'inverno), bilanciando molto bene la malinconia e l' ottimismo, sia a livello di testi che a livello musicale. Infatti, ultimamente gli Stadio hanno ben saputo miscelare atmosfere mediterranee ad atmosfere nordiche e fredde, caldo e freddo come nella terra dell' Emilia- Romagna, mare e nebbia. Risulta difficile per taluni separare l'odiosa nenia commerciale, ormai canzone-tipo da Stadio, da una ricerca attenta delle atmosfere, che risulta più identificabile e godibile nelle esecuzioni dal vivo, di cui gli Stadio sono sempre stati maestri.
Di seguito il video della canzone omonima, Diamanti e caramelle, una bella donna che cammina al ralenty, un'ennesima dimostrazione di affetto degli Stadio per il genere femminile e un'intervista di Gaetano Curreri a La6radio.




domenica 25 dicembre 2011

Buon Natale in "love"

Ciao a tutti!
Un buon Natale in "love", in amore, qualunque tipo di amore esso sia. Purché non pensiate di passare di un Natale del cazzo!!! Che Natale sia almeno una giornata speciale, questo dovreste pretendere quando questa mattina vi siete alzati e vi siete guardati allo specchio. Il film di questo filmato non è una granché, ma il brano musicale rende...
Di nuovo auguri!!

Carlo Lock



mercoledì 21 dicembre 2011

Dagli anni 80

Un fortunato esempio di italo-disco, da brivido, ripescato per caso. Lei, però, sembra un impiegata in abiti pre-maman chiamata fuori a cantare. E dire che a quei tempi al look ci si stava attenti!!!



domenica 18 dicembre 2011

Ieri e oggi

Ieri ho guardato nel mio pozzo senza fondo.
Ieri improvvisamente una tristezza indicibile e la voglia di sparire in un pozzo, però con il fondo.
Oggi l'incontro con un amico di infanzia ormai perduto e l'impossibilità di raccontargli qualsiasi cosa di nuovo.
Lui cercava la novità, di appigliarsi alla novità, come un uccello che cerca un frutto da beccare, da piluccare, da spolpare.
Ma nessuna novità per lui.
Così questo uccello o questo cane come preferite, ha annusato, girato intorno alla pianta ed è corso via.
"Devo correre via, devo comprare gli ultimi regali per le mie figlie, per mia moglie".
Non gli ho fatto guardare nel mio pozzo senza fondo, probabilmente sarebbe caduto.
L'ho voluto lasciare con la sua meschina felicità di papà e di marito.
E' stato un incontro di sofferenze.
E una successione di sofferenze, di ieri e di oggi.

Borowczyk: un genio dell'erotismo

Walerian Borowczyk è uno di quei registi che ha capito cos'è l'erotismo da mostrare. Intanto ha ben capito che le adolescenti hanno delle grandi potenzialità erotiche e ha capito che l'erotismo risiede nelle pieghe di un vestito, nel sudore, in una schiena che si china, in una voce tremebonda. L'erotismo visivo è qualcosa di molto complesso, sono immagini ma non sono neanche immagini, sono ipostasi del non-detto di una fantasia...non sono fantasie oniriche, narrative, le immagini erotiche (e tutto ciò che è sensoriale compreso i suoni) dovrebbero suscitare qualcosa di più ancestrale e recondito rispetto al loro proprio contenuto manifesto, è quella cosa che fa tirare il cazzo attraverso una pura e semplice suggestione senza che sia per forza una presenza palpabile, senza ricorrere al destare gli istinti più brutali. Ed appunto, ne I racconti immorali Borowczyk riesce ad avvalersi di una bocca, di un orecchio, di occhi due sbattuti, come strumento di suggestione. Il filmato è muto ed osservate come l'assenza di suoni, quell'atmosfera amniotica, possa essere altrettanto erotica di un qualsiasi altra.



lunedì 12 dicembre 2011

Domande del secolo

Cosa ci spinge a venerare i pirloni?
Cosa ci spinge a giustificare qualunque cazzata?
Che cosa fa sì che una cazzata sia tale?
Solo chi ha il piacere e la possibilità di non lavorare può esercitare a tempo pieno la professione di intellettuale?
E poi un intellettuale non è un coglione?
Non ci si sente meglio a volte a fare gli snob, a voler giudicare tutti?
Non ci si sente ancora meglio a essere operai ignoranti e a detestare gli snob?
Non si sta meglio a credere nei valori della famiglia, delle brave ragazze, riconoscendo che il mondo in cui viviamo è un sacco di diarrea?
Non si sta meglio a negare il cattolicesimo?
Perché molta gente non pensa al sesso 24 ore su 24? Perché? Quella gente andrebbe inculata a scopo terapeutico!
Perché c'è gente che a quarant'anni ha paura di fare una telefonata?
Ma perché sono ridotto a fare queste domande su un blog?
Perché?
Domande del secolo.


giovedì 8 dicembre 2011

Teschi nascosti

Credo che la vita non sarebbe più la stessa se guardassimo il teschio oltre la pelle di ogni persona che baciamo o a cui diamo la mano.
Anche la più bella delle donne nasconde un teschio sotto i soffici capelli. A volte fa comodo ricordarselo.


Carlo Lock

mercoledì 7 dicembre 2011

L'arte di arrangiarsi

Senza amore, ci si arrangia....