sabato 31 luglio 2010

Video del giorno

Monnezza (Tomas Milian) e Viola Valentino al massimo della forma, dove bellezza, comicità, trash, romanticismo e soprattutto professionalità si coniugano.
La canzone Sola, rimane una delle migliori prove di Viola Valentino dopo Comprami.




Di seguito alcuni commenti tratti da Youtube..Leggete quali impressioni ha suscitato questo video:


>Mitici anni 80, altro che adesso con le troie in tv e le trasmissioni schifose, grande fratello, reality vari e minkiate... questi erano film puliti e veri... quanto vorrei tornare alla sera dal lavoro e vedermi film così, peccato che non torneranno più... la gente è cambiata, ormai siamo alla frutta!


> anni 80, le cantanti erano belle e brave...oggi le cantanti sono mezze galline cornacchie che usano 300 cazzi tecnologici x modificare le proprie voci e canzoni e basta che abbiano cosce tette e culo di fuori e vanno alla grande che merda!


(In quest'ultimo scivoliamo molto sul qualunquismo, ma comunque ci può star dentro....- Carlo Lock)

venerdì 30 luglio 2010

La soluzione di Jaspers

Oggi vi dedico una citazione da Karl Jaspers.


Viviamo in un'epoca in cui ogni spiritualità si converte in profitto. Tutto viene fatto in vista di un guadagno, un'epoca in cui la vita stessa è una mascherata, la felicità del vivere è falsa come l'arte che la esprime (...). In una simile epoca di perduta genuinità è forse la follia la soluzione per la nostra esistenza?

Forse la risposta è "sì, è la follia"

Carlo Lock

giovedì 29 luglio 2010

L'estate è una fine

La fine di un'estate...memorie di fine estate
In realtà l'estate è la fine senza memoria.
Fine di un lavoro, fine di una vacanza, fine delle solite abitudini.
L'estate in città è tabula rasa.
Le fini e le attese mettono malinconia.
Da una vita c'è sempre questo intermezzo che ci proietta a settembre, quando tutti riprendono a muoversi come ingranaggi, come insetti laboriosi.
(tutti o quasi)...
Ma anche chi non lavora si rende conto di far parte del gioco perché è possibile pensare, progettare. C'è il ritorno al progetto, anche quando il progetto è a vuoto.
In estate i progetti si fermano.
L'estate è una fine.

mercoledì 28 luglio 2010

Il signor Joao de Deus

Feticisti del mondo, unitevi, celebrate e glorificate il signor Joao de Deus, un personaggio nato dalla fantasia del regista e attore Joao César Monteiro, che firmò, appunto, nel 1995, La commedia di Dio, che gli valse il gran premio speciale della giuria a Venezia.
Il film, che nella versione italiana, dura ben 143 minuti (contro i 180 di quella originale) sembrerebbe a prima vista il solito "polpettone" portoghese stile De Oliveira ed invece contiene qualcosa di originale e prezioso: è un film veramente erotico, basandosi su ciò che è fuori dai canoni d'immagine del cosiddetto "erotismo". La commedia di Dio fa leva su altri sensi che non siano la vista, fa leva sui rumori, sull'olfatto, sui silenzi, sul non-detto, per insegnare allo spettatore che il vero erotismo si chiama feticismo, anzi feticismo su minorenni.
Joao è un uomo scorbutico, che coordina e comanda ragazzine studentesse, impiegate come commesse in una gelateria, è un uomo lento, riflessivo, che sembra assaporare ogni forma del reale (a cominciare dai suoi gelati, verso i quali nutre ammirazione e una dedizione maniacale), colleziona peli pubici che incolla in un libro di confessioni e memorie, concupisce tutte le sue sottoposte quasi senza farsene accorgere, utilizzando una strategia che mira a invadere in modo più che discreto la loro intimità, insistendo molto sulla pulizia e sulla disinfezione di mani, piedi, capelli. La sua frase ricorrente è: "Un giorno sarai madre anche tu" e da madre è lecito immaginarsi quali pericoli corrano i propri figlioletti a contatto con la scarsa igiene usata dalle gelataie; ma l'igiene è il pretesto per scavare in profondità e, sotto la superficie, cercare e godere dello sporco. Ma Joao è uno sporcaccione gentiluomo, compie le sue azioni con la perizia del mistico, utilizzando un linguaggio assolutamente autoironico (questo film meriterebbe un oscar soltanto per i dialoghi), s'impegna a realizzare nuovi gelati utilizzando il latte nel quale hanno fatto il bagno le sue lolite, ciò che più lo intriga, oltre i peli, è l'ano, le mutandine sporche. Insomma, è un tipo che serba per sé una curiosa e raffinata immaginazione e vive così la sua vita, senza particolari sensi di colpi.
Alla fine viene cacciato e subisce la "lezione" da parte di uno dei padri delle sue piccole "vittime", che lo manda all'ospedale, ma egli, con fare stoico, si appresta a continuare, a perseverare: "Non siete voi che mi cacciate, sono io che vi condanno a rimanere".
Felicemente autocompiaciuto, il film La commedia di Dio, celebra surrealismo, erotismo, humour nero, citazioni quasi da fumetto. Molti critici, imbarazzati dal dover raccontare delle manie di questo feticista, hanno puntato sull'attenzione sul rapporto tra piccola produzione e grande produzione (visto che il negozio di gelati, alla fine, viene rilevato da una grossa catena americana). Mi sembra questo un atto di grande ipocrisia da parte dei "grandi critici" che cercano di sublimare l'insublimabile, per trovare un qualunque pretesto per uscire dalla materia erotica, considerata troppo dozzinale e imperfetta per avere dignità in un film d'autore.
Sono gli stessi che si sforzano di non riconoscere a un regista come Bertolucci il suo naturale ruolo eversivo ed erotico.
Nel filmato qui sotto il signor Joao pettina una delle sue dipendenti, pronta a cominciare il lavoro. Un'operazione elementare, ma che assume un connotato erotico, carico di libidine....In quella capigliatura giace tutto il desiderio di un uomo.



sabato 24 luglio 2010

Capello lungo vs capello corto

Uomini dai capelli lunghi, uomini dai capelli corti...Quale controversia, quale dibattito?
Cos'è più rivoluzionario oggi? Cosa piace di più oggi? Cosa è più bello oggi?
Da un ventennio sicuramente "tira" il rasato, il corto nei maschietti. Anzi, ultimamente il "corto" è scomparso a favore della finta "calvizia" o calvizia estetica, nata anche per coprire la calvizia reale, bocce lucide al limite corredate da un sottile alone grigio, un tappetino color cenere sul cranio, di sapore molto nazi, oserei dire.
Ma la capigliatura (o meglio la calvizia) oggi non va influire più di tanto su idee politiche. "Capigliature" mussoliniane le abbiamo sia a destra che a sinistra, non è il punto. Il punto è forse che la fretta nevrotica che ci crontraddistingue condiziona non poco anche il modo di portare i capelli. Volete mettere che bello potersi alzare la mattina farsi una doccia senza doversi asciugare i capelli, poi buttare giù un caffè (di corsa) infilarsi nel traffico in giacca e cravatta, entrare in una banca, in un ufficio con l'aria condizionata per dire "signor sì" tutto il giorno? Volete mettere quanto tempo si risparmia in bagno senza capelli?
Il capello lungo in un uomo è per me sinonimo di meditazione, di lentezza, di intelligenza oltre che di ostentazione alla sovversione sessuale (il discorso è valido anche per donne col capello rasato). L'opposto estremo della boccia lucida sono bei capelli fluenti, lunghi fino alle spalle, alla schiena, come portano i metallari o portavano anche gli hippie, i saggi indiani d' America.
Il capello lungo è indice di cura, non di trascuratezza, bisogna lavarlo spesso, pettinarlo, specchiarsi, si può giocare a guardarsi, a muoversi, sbattendo i ciuffi a destra e sinistra. Semmai è il capello corto che semplifica, chi si taglia troppo i capelli non ama la complessità della realtà, è persona sbrigativa, schematica. "Mi taglio i capelli perché fa caldo, così mi suda meno il collo", "si sta meglio con la testa pulita": tutte proposizioni da nonna perbenista, è chiaro. Essere belli, avere uno stile, costa fatica. Coi capelli corti si è sempre uguali....e poi inconfondibilmente maschi, poco ambigui. Amo osservare i finti etero, i "metrosexual" coi capelli lunghi, quelli apparantemente femminili ma attratti chiaramente da donne. L'ambiguità è artistica, sia negli uomini che nelle donne. Insomma, oggi bisogna rivalutare il capello lungo insieme a questi valori: bontà, dolcezza, lentezza, meditazione. Purtroppo vige il corto e subito, la prepotenza e l'ignoranza.
Di seguito un video ufficiale di Gianni Togni, un'artista d'altri tempi, un fedele del capello lungo, di quelli che la mamma diceva: "se rimani così come lui nessuno ti darà il lavoro, lazarùn!" Dei capelli lunghi dei metallari magari apriamo un capitolo un'altra volta....



giovedì 22 luglio 2010

Attenti ai "self-made men"

I self-made men sono come i pesticidi, come la vivisezione o le centrali nucleari: nocivi, di cattivo esempio ma al tempo stesso più che essenziali, sono coloro che si "sono fatti da soli", partiti dal nulla, hanno sviluppato precocemente un sensibile fiuto per gli affari e il successo, spesso hanno patito tantissimi sacrifici pur di arrivare a una posizione sociale rispettosa ed elevata, a un lavoro ben remunerato e incarichi prestigiosi, insomma si sono fatti il classico "paiolo", tra sforzi, fortuna e, diciamolo, magari anche un briciolo di disonestà.
Eppure i self-made men hanno caratteristiche negative che cercherò qui di rintracciare, sono caratteristiche approssimative, non generalizzabili, ma diciamo almeno comuni a molti di loro.
Vediamole subito. Innanzitutto il self-made ragiona in positivo, quel positivo inattaccabile, positivo anche di fronte all'evidenza dei fatti, un positivo anche posticcio che nasconde l'impostura e l'ostentazione alla bravura, alla brama di vittoria sugli altri. Lui dice: "per ottenere qualcosa bisogna sempre pensare positivo", questa sorta di fluido paranormale che deve vincere sulla negatività del mondo, una concezione superomistica della realtà. Questo istinto ad avviluppare il mondo, a piegarlo ai propri scopi (tipico anche dell'ontologia di Heidegger) viene stravolto in senso onnipotente, divenendo un principio assoluto. Ed è per questo che una deformazione del self-made man è quella di dare per scontato che tutti i suoi simili ragionino come lui, in un becero assolutismo dominante sui pensieri e sulle azioni. Il self-made, una volta scoperto il mondo, deve coartarlo, ingabbiarlo, anche nelle piccole cose, dargli un'unica direzione. Chi fuoriesce da questi schemi perde ogni dignità o considerazione personale. E allora il self-made se è un padre farà un'opera di educazione al successo, se è un amico sfotterà, giudicherà, farà raffronti, nel solo intento di sminuire chi non è come lui (un tranquillo impiegato, un artista squattrinato, un uomo di pensiero, un pigro, un povero o un individuo semplicemente più sfortunato). Dovete capire, quindi,che la sfortuna in sé non esiste, la sfortuna è solo l'effetto dell'inattività o dell'incapacità a realizzarsi.
Va da sé che il self-made è un uomo d'azione, in lui coesistono il pragmatismo americano e l'utilitarismo, non c'è posto per la cultura o la politica a meno che non sia funzionale a qualcos'altro. Il fine in se stesso non esiste da nessuna parte. Difficile obiettargli qualcosa, perché, purtroppo, il self-made è uno che sa il fatto suo, è abile nel suo lavoro o in quello in cui è riuscito; da qui l'eterna difficoltà di farlo "cadere". Prima di discutere con un self-made bisogna farsi un attento esame di coscienza, è evidente. Ed inoltre qualunque aspetto negativo della sua vita verrà riscattato agli occhi altrui con l'ostentazione al successo materiale (una casa, una macchina, un buon lavoro). Per la serie: "qualunque cosa di sbagliato (anche un crimine) o brutto della mia vita viene compensato dal mio successo....Tu non hai fatto un cazzo e quindi è meglio che stai zitto. Puoi solo avere qualche briciola". In sintesi, quest'ultimo pensiero è la chiave per capire la logica competitiva e liberista del self-made man, persona da evitare accuratamente (almeno noi oblomovisti). Al tempo stesso, come dicevamo in principio, egli è utile al progresso perché se esistessero soltanto lumaconi, onanisti, sfaccendati o semplicemente gente passiva, da che parte andrebbe il mondo? La gente che vuole passivizzarsi, conformarsi od ubbidire con chi potrebbe farlo? Senza nessuno sopra di sé, bisogna per forza essere padroni di qualcosa, responsabili e artefici del proprio destino. Che senso avrebbe la vita senza uno stronzo con cui combattere, un datore di lavoro, un padre o uno zio rompicoglioni? Il self-made man è un rompicoglioni funzionale al mondo, inutile ripeterlo. Dobbiamo abituarci a convivere con lui, comprendendo spesso le sue ragioni oltre che i suoi torti. In fondo sarebbe un Esserci autentico, se non fosse per quel piccolo particolare di non pensare alla propria morte e non vivere nell'angoscia.
Ma un giorno giustizia si farà anche per i self-made men...verrà il giorno delle lacrime. Eeehh..sarebbe bello, vero?
Ed ora che sto rileggendo quanto ho scritto, realizzo che ho stilato un ritratto di uno dei più grandi self-made men d' Italia: Silvio Berlusconi.
Saluti da un blogger di sinistra.
Attenti ai self-made men!!!

mercoledì 21 luglio 2010

Per chi ama la lingua svedese

Di ritorno dai monti Jura in Francia, al confine con Ginevra, ritrovo nuovamente una mail in cui mi si chiede informazioni circa la possibilità di imparare la lingua svedese. E' incredibile come un post dell'ormai 2008 che ritenevo fosse abbastanza insignificante abbia attirato così tante persone...Credo che da allora almeno una decina di persone si siano rivolte a me tutte più o meno con la stessa domanda: "Vorrei iniziare a studiare lo svedese, ma non so come cominciare, dove posso frequentare dei corsi, dove posso trovare libri?"
Ovviamente la mia risposta è stata sempre questa, la ripubblico nella speranza che possa essere letta da nuovi visitatori senza dover passare nuovamente e direttamente dal sottoscritto.
L'unico modo per studiare lo svedese in Italia è rivolgersi direttamente agli istituti di lingua delle università, in particolare a Milano, Roma, Firenze.
L'Istituto di scandinavistica di Milano esiste dal 1973, è forse il più famoso. Ogni anno raccoglie decine e decine di studenti volenterosi e interessati alla cultura nordica. Si possono frequentare senza iscrizione (quindi gratuitamente) interi di corsi di svedese, norvegese e danese, divisi anno per anno a seconda dei livelli. Le insegnanti sono tutte madrelingua, sono disponibili simpatiche, ti trattano come al liceo, ci si dà tutti del tu e ci si chiama per nome (un'usanza scandinava, dato che la forma di cortesia si usa solo con il re e la regina). Svedese è la lingua più frequentata, forse anche perché ha le migliori insegnanti, non conosce mai crisi dal 1973.
Informatevi. C'è la possibilità di frequentare il corso da esterno ed eventualmente pagare soltanto la tassa d'esame, nel caso si volesse sostenere.
Ed ora dedico un video alla Svezia, un gruppo metal, Hammerfall (purtroppo canta in inglese) che ho ascoltato per tutto il mio soggiorno. La canzone è tratta dall'album Threshold (2006). La voce solista di Joacim Cans è uno spettacolo.



mercoledì 14 luglio 2010

Il successo di "Hard Candy"

Contro ogni previsione lo spettacolo teatrale Hard Candy, regia di Corrado D'Elia, con la Compagnia dei Teatri Possibili, sta riscuotendo un inaspettato successo, tanto che a Milano le repliche si prolungheranno eccezionalmente fino al 16.
L'argomento della pièce, scritta da Brian Nelson (nel 2005 adattata anche a film) è abbastanza scabroso, ma ci induce a una seria riflessione: queste ragazzine quattordicenni fatte oggetto di desideri sessuali, incontri al buio da parte di persone che potrebbero essere i loro padri, come si evince dalle cronache quotidiane, sono davvero così innocenti? Purtroppo, forse, l'innocenza è perduta e se avrete visto questo spettacolo (per altro vietato ai minori di quattordici anni) ne potreste uscire sconvolti. Lei (attrice Desirée Giorgetti) è una ragazzina adescata in chat da un fotografo trentenne (Daniele Ornatelli); i due si incontrano a casa di lui, sono entrambi imbarazzati, sanno tutti e due perché sono lì e come andrà a finire, ma devono recitare i convenzionali ruoli che la società "perbene" ha loro assegnato. Lui deve sforzarsi di fare il bravo ragazzo e lei deve provocarlo con un po' di paura e malizia al tempo stesso. E' proprio la ragazzina, paradossalmente, che ci ricorderà "non si accettano caramelle dagli sconosciuti". Sarà, infatti, Jeff, il fotografo, a finire in serio pericolo per colpa della mente diabolica della sua piccola vittima, che in un crescendo mozzafiato rivelerà uno sdoppiamento di personalità e un ribaltamento di ruolo: sarà lei a mettere del sonnifero nel drink di Jeff e sarà lei a perseguitarlo con una feroce campagna anti-pedofilia. Cosa si può fare a un presunto pedofilo se non tirargli colpi bassi? Sì! Magari progettare una castrazione in piena regola...
Mi fermo qui, ce n'è abbastanza. Desirée Giorgetti parte con una recitazione artificiosa, forzata, abbastanza mistificata e caricata; Daniele Ornatelli fa il finto timido e svela bene il suo imbarazzo. Poi, nella seconda parte, il sadismo della Giorgetti si scatena senza pari e le sue risate, le sue battute, sono vere e proprie pugnalate: tiene segregato Jeff e lo tortura, in una serie di perverse scene e dialoghi degni di Dario Argento o di Stephen King. Anzi, vi dirò, è un peccato che una pièce così non sia stata scritta da uno di loro in precedenza. E naturalmente non poteva mancare la nenia ossessiva che accompagna dall'inizio alla fine questa fiaba dark, questo "cappuccetto rosso" al contrario. La storia di una vittima che diventa carnefice non è affatto nuova, ma Hard Candy fornisce nuovi spunti di riflessione, prestandosi anche all'ipotesi di nuovi e ulteriori adattamenti.
Quello di Corrado D'Elia finisce per essere un po' statico con una scarsa perizia per le scenografie.La sua attrice non ha quella ingenuità della quattordicenne, quella faccia pulita che invece troviamo nel film.Il pathos dello spettacolo è tutto dalla seconda metà in poi, ma ci fa riscattare la prima (sonnolenta) mezz'ora.


Il trailer del film




lunedì 12 luglio 2010

Effetti del caldo su corpo e mente

In questo periodo parlano tutti e sempre di questa ondata di caldo africano che purtroppo ogni anno ci soffoca e, spesso, non solo in Italia, ma anche in paesi europei del Nord dove si suppone di trovare fresche lande (Germania, Olanda, Svezia, Inghilterra).
Questa tragica anomalia per la quale si assiste a 36° gradi a Berlino, a 32° a Praga e 29° a Stoccolma (là un record, dati di ieri) pare sia uno dei risultati del cambiamento climatico.
Dietro tutte queste belle parole però nessuno che cerca di impressionare, di ossessionare, di prendere sul serio questo caldo maledetto. Tutti a parlare del tempo metereologico come chiacchiera e non per andare a fondo alla questione. Le persone che prendono sotto gamba le cose sono un po' coglione...Ragion per cui vi racconto io come stanno le cose, quello che i giornali non dicono, dato che loro si limitano solo a sparare cifre, livello 2, livello 3....mangiate verdura, bevete molto, usate i ventilatori, non usate i ventilatori. Che palle!
Nessuno mai che abbia cercato, forse in modo poetico-filosofico, di fare una descrizione fenomenologicamente essenziale del caldo su un essere umano. Cercherò di farlo io, in questa sede. Scusate la presunzione.
Il caldo con alto tasso di umidità (dal 60 al 90% diciamo) sortisce effetti simili a cocaina o amfetamine sui più intolleranti.E non parlo degli effetti positivi, semmai delle fasi down di tali droghe, le più temibili.
Cominciamo a distinguere tra caldo in casa e caldo fuori, c'è un bella differenza. Il caldo in appartamento (diciamo 28-30° con elevato tasso di umidità senza aria condizionata) mette subito angoscia, quell'ansia di chi si sente strangolare, ma al tempo stesso eccita l'intero corpo dandogli un' inspiegabile forza: vampe di calore, eccessiva sudorazione, aumento del battito cardiaco, annullamento della stanchezza. E sì, il caldo in casa tiene su! Puoi essere stanco morto, ma riesci a fare una notte in bianco e trovare tutte le energie...forse sono quelle energie di riserva e di difesa che l'organismo mette in atto di fronte a un notevole choc psico-fisico. Però la sfiducia ci mette anche depressione, quando si legge: "il caldo perdurerà almeno per tutta la settimana anche con punte di 36-38 gradi accompagnate da una fastidiosa e intensa afa".
Al tempo stesso però la stanchezza si accumula e rimane sotto pelle, lavora e scava una dolorosa galleria tra i nervi tesi (esattamente come durante l'effetto di amfetamine). Non la percepiamo ma c'è. Dove finisce tutta quella stanchezza? Si tramuta in angoscia, è evidente, ed ha effetti anche sui processi cognitivi e reattivi (reagiamo in modo violento oppure non riusciamo a comprendere un ragionamento elementare).L'angoscia unita a quella sensazione di calore intenso e di soffocamento può provocare nausea e vomito, può far perdere l'appetito e può lasciarci in una fase allucinatoria, una specie di dormi-veglia cosciente (dovuto al fatto che comincia a mancare sufficiente ossigeno al cervello). Quando passiamo in un ambiente fresco, condizionato o cambiamo altitudine, temperatura, il corpo si rilascia, ha inizio la vera fase down durante la quale si dorme..si dorme, si dorme, si dorme.....L'abbiocco è la parola d'ordine. Succede a chi va a farsi un week end in montagna, si allontana dal caldo, dal rumore, dalle ferraglie per immergersi in temperature fresche, pini, ghiacciai. Il fresco rigenera, ma rigenera bruscamente.
Veniamo al caldo in strada, correlato a quello di casa. In strada c'è più aria, è sicuro. Si ha meno la sensazione di morire soffocati, c'è la possibilità di trovare piccole oasi di fresco, l'ombra, un viale alberato, una fontana, un grande magazzino con aria condizionata. Per cui questo continuo altenare da un posto fresco all'altro ci rigenera. Il problema diventa serio quando si è costretti a camminare al sole e qui si ha una sensazione opposta del caldo in casa: soprattutto nelle grandi città inquinate si ha voglia di svenire sotto il sole e si comincia a percepire una stanchezza tremenda, una stanchezza da antibiotico o da anestetico, una stanchezza da zanzara sotto insetticida, prossima alla morte. Il caldo esterno vaso-dilata, fa abbassare la pressione. Si è frastornati, nei casi più gravi non si capisce bene dove si è, non si è più lucidi..Immaginatevi uno stato di ebbrezza senza sprint, si cammina come zombi, l'attenzione è solo per un po' d'acqua o un po' d'ombra. Nel frattempo abbiamo dentro il corpo tutta quella stanchezza della sera prima che non si sfoga..cioè..vorrebbe estrinsecarsi sotto il sole, ma tutta quella costellazione di malesseri di cui abbiamo parlato glielo impedisce. Può solo liberarsi nei negozi, negli uffici, ma qui dobbiamo lavorare. Come fare?
Ciò che ci libera è il colpo di calore, lo svenimento. Solo svenendo si può riposare, farsi prendere in braccio come bambini, farsi mettere in sesto. E poi il medico alla fine di tutto ci dirà: " Mandi al diavolo tutto, vada in montagna", oppure "si compri un condizionatore".
Chi non ha i soldi o comunque le possibilità per fare queste cose è costretto a subire continuamente effetti up and down di coca o amfetamine dovuti però al caldo. Questa è la verità.
E quando fa molto caldo sono troppi quelli che aprono le finestre e credono di risolvere tutto...errore! L'aria è calda, entra fonata..vi ucciderà.
Ammetto, a me piace a volte essere esagerato, amo il melodramma. Però lo ripeto: detesto chi prende le cose sotto gamba. Spero ora abbiate capito cosa vuol dire morire di caldo. L'invito è quello di cazzeggiare e di non farvi prendere dal nervosisimo se non fate un cazzo, è normale.
In più posso aggiungere che detesto l' Africa, ma sarebbe eccessivo. Non voglio essere preso per xenofobo.

sabato 10 luglio 2010

Un amore svedese

Guardate questo spezzone tratto dal film svedese Kärlekshistoria (Una storia d'amore) del 1970, una specie di Un uomo, una donna su misura adolescenziale.
Non sono una tenerezza questi due ragazzini?



giovedì 8 luglio 2010

Grazie a Marisa Maraffino

Desidero dedicare un post anche a Marisa Maraffino, un'avvocatessa proveniente da Empoli, comparsa in un lungo servizio pubblicato oggi su "Sette". Marisa, 32 anni, intraprendente, solare, piena d'interessi, aria acqua e sapone ma al tempo stesso sensuale, ha colto nel segno e nel sogno di tanti detrattori di Milano: parlare male di questa città pubblicamente, ma parlarne male soprattutto dal punto di vista delle relazioni sociali. Proveniente da uno stage tenutosi nel Lussemburgo, apertura multiculturale, piena disponibilità nei contatti con la gente, Marisa arriva a Milano e si sente subito sola, si scontra con l'indifferenza e la poca curiosità manifestata dagli altri per i rapporti di amicizia. Come molti forse sanno le parole d'ordine milanesi sono: "devo scappare", "sono fuori nel week end", il milanese organizza, ha questa mania dell'organizzare, del differire e poi ti tira di consueto il classico bidone: "Non ce l'ho fatta a starci dentro. Ci sentiamo presto. Mi spiace". Purtroppo il "devo scappare", "ho da fare", è contagioso, lo si utilizza strategicamente anche per scaricare le persone. Si finisce per diventare schiavi della milanesità.
Che ha fatto Marisa allora? Non se n'è stata buona buona a subire questo stato di cose, lei ha fatto un esperimento, ha fatto un appello-denuncia sul forum on-line del "Corriere della Sera", ottenendo inaspettatamente centinaia e centinaia di risposte di approvazione ed è arrivata anche ad organizzare cene. Ecco, dunque, che l'universo sommerso di questa fogna milanese emerge, un universo di depressi, frustrati, soli, appesi di giorno in giorno a un filo di speranza, quello di poter scambiare due parole con qualcuno, mangiare una pizza insieme, soprattutto con persone simpatiche, adatte a loro. Marisa è riuscita ora a inserirsi, ma ho dovuto far parlare la stampa.Qui c'è qualcosa su cui riflettere.
Un conoscente di Novara un giorno mi disse: "Milano ti tira scemo, ti aliena, non resisti dopo un po'. Devi scappare.Per ritrovare il tuo equilibrio devi scappare per sempre".
E quasi per provocazione Beppe Severgnini sullo stesso numero di "Sette" oggi scrive: Il paese della dolce vita oggi non è più l' Italia, è la Germania. Là la gente ama divertirsi, mangia all'aperto, passeggia, beve in compagnia.
Ma ci facciamo bagnare il naso così? Ecco a Milano manca la cultura della strada, non si può più fermare nessuno per strada, non si può passare a casa di qualcuno senza preavviso, non si può fare credere alla gente di non avere niente da fare tutto il giorno, è qualcosa di fuori dal comune.
Sì c'è del grande movimento la sera (ma solo in zone ristrette), è vero. Ma alla fine si è tutti molti scontenti. Poi quando si fa troppo rumore saltano fuori il comune, la polizia municipale, le telecamere nascoste. A Milano, la vera "piazza" è quella virtuale, quella di Internet, piena di "sole" anche là. Tanto vale fuggire in vere piazze dove meglio si respira, dove meglio ci si guarda e ci si stringe la mano.

Ancora anni '80? Che palle!

Basta questi anni '80!!! I giornali ci vengono a raccontare che il programma di stasera Mitici '80, condotto da Sabrina Salerno, finalmente indagherà le differenze e le analogie di quel decennio col nostro, dando ad intendere una trasmissione altamente innovativa. Staremo a vedere, anche se di anni '80 si è parlato forse troppo nell'ultimo decennio.
Costringete, invece, i discografici a produrre talenti che facciano canzoni nuove, ma come negli anni '70 e '80, eliminiamo i vari Valerio Scanu, Marco Carta e cominciamo a smettere di commemorare l'eterno lutto degli anni '80. Basta operazioni dietrologiche, sono cancrena, non si fa che ribadire la crisi creativa che ci sta attraversando.
Gli anni '80 esistono quando io metto su un 45 giri, vedo un filmato d'epoca e la mia memoria parte...non esistono altri anni '80 all'infuori di noi che li abbiamo vissuti o all'infuori di critici che li hanno capiti per davvero.
Per il momento gustiamoci ancora il culo di Sabrina Salerno in tutina rossa.


Il dolore per Lutt'azzi

Un altro dolore oggi al TG. Ho scritto Luttazzi con l'apostrofo, per nascondere l'elisione "lutto".Già il lutto di Luttazzi, Lelio Luttazzi, 87 anni. Il fu Lelio Luttazzi, musicista compositore, anche attore, cantante e presentatore (oggi avremmo detto showman).
Questo sarà l'ultimo post con il "label" Lelio Luttazzi. Avevo scelto di inserire un'etichetta autonoma, perché Lelio mi aveva affascinato in una delle sue ultime interviste da Fabio Fazio, per il suo elogio alla pigrizia.
Ora caro Lelio, potrai riposare per sempre.





mercoledì 7 luglio 2010

Escort 25

Dopo la simpatica ingenuità di Gepy & Gepy oggi torniamo al triste sarcasmo di chi vuol cercare di far sorridere il pubblico con una satira sulla "puttanopoli" italiana.
Lui è Immanuel Casto, da me già decantato in un post del 2008.
"Perché lavorare in un call-center, quando potrei fare pompini in Costa Smeralda?", fin qui siamo d'accordo.
" Perché usare un congiuntivo quando sono così brava ad aprire il culo?"- qui un po' meno, ma in fondo la satira è satira, siamo gente intelligente..NOI..Solo chi è intelligente può scrivere cazzate ad effetto....Immanuel ci riesce sempre bene e con spirito. Poi giudicate voi...



lunedì 5 luglio 2010

Per Gepy & Gepy

Gepy, quell'omone dalla voce robusta, incatramata, si è spento in questi giorni a 67 anni.
Il suo nome d'arte per esteso era Gepy & Gepy, è stato uno dei tanti simboli, dei tanti souvenir di un'epoca, l'epoca di quando anche i grassi, i travestiti, le donne con il naso storto potevano mettere piede su un palcoscenico. E poi magari cantavano canzoni stupide, la gente batteva le mani, si vendevano milioni di dischi anche all'estero. Era una stupidità veramente artistica, non insulsa. Oppure era musica assolutamente orecchiabile.
Ho scelto tra i tanti brani di Gepy uno forse tra i meno noti, fu lanciato nell'estate del 1978. Spiritoso e geniale il duetto con la sua partner canora.


I cliché

I cliché.....come stanno male i cliché sulle persone, quella sorta di adempimento omologante a una caratterizzazione tipica, quell'assommarsi di quelle caratteristiche stereotipiche, ecco, che fanno una persona uguale all'altra.
C'è quello impegnato socialmente, si iscrive ai gruppi su Facebook a sfondo sociale "mi piace l'acqua pubblica"; il "cazzaro" che mette i pantaloni a vita bassa, parla sempre dell' Inter o del Milan, l'intellettuale spocchioso con la cacca nei calzoni (in pratica un sacco di merda), quello che schifa i Vanzina e va a vedere i film di Kiarostami, il dark coi capelli viola figlio di liberi professionisti, il metallaro che detesta la musica da discoteca, il leghista con la maglietta " I love Milano".
Personalmente non trovo questa gente interessante, piuttosto deprimente, è gente che non si fa attraversare dalla vita, vive nella roccaforte di se stessa, usa l'esteriorità come una patente d'identificazione, una certezza posticcia. Si può prevedere cosa penserà e come reagirà a certi argomenti.
I "brividi" me li danno quelle persone che con un sorriso o una frase me le ricordo a distanza di anni, le persone che travalicano la dimensione della fissità esistenziale. Sono attivi e pro-attivi verso l'indefinito, ma al tempo stesso hanno costruito intorno a loro un recinto di certezze autentiche, non finte.

giovedì 1 luglio 2010

Come liberarsi di un ricattatore

I ricatti fanno paura...è vero. Ma oggi vi propongo una tecnica per liberarsi di un ricattatore, vederlo strisciare ai propri piedi.
Seguite con attenzione il dialogo.
R= ricattatore
C.L= Carlo Lock (naturalmente)

R: Se non mi dai cinque mila euro faccio circolare queste foto compromettenti davanti alla tua fidanzata.....
C.L: Fallo pure, io non sborso un soldo.
R: Guarda che lo faccio, ti conviene far poco lo spiritoso...
C.L: Fallo!
R: Poi dico anche a tutti che ti piacciono gli uomini...
C.L: A te non piacciono gli uomini? Intendo dire come Gattungswesen non come Sex?
R: Prego?
C.L: Se mi regali una 500 usata ti dico cos'ho detto, altrimenti niente.
R: Io ti uccido, faccio prima.
C.L: Se mi uccidi scordati i cinque mila euro....Sto pensando il modo per darteli.
R: In teoria dovresti darmi prima i soldi e poi ti uccido...
C.L: E dove sta l'essenza del ricatto? Io non avrei nessun vantaggio, ti pare? Devo rimetterci i soldi e pure la vita.
R: Spiegati meglio...
C.L: La morte è la condizione punitiva per non avere dato i soldi...questo è il ricatto, basato sul connettivo logico "se...allora"
R: E' vero. Ma me li dai o non me li dai sti soldi?
C.L: Facciamo così. Te li do se mi dai indietro le fotografie, ok? Ti fermo anche un contrattino, così ti puoi fidare.
R: Sono un po' incerto....
C.L: Ma a te cosa interessa di più? Rovinarmi la vita o avere i soldi?
R: Tutte e due le cose.
C.L: Ma se ti do i soldi non me la rovini..Se non te li do me la rovini...Le due cose si ecludono, questa è logica ragazzo mio....tu non sei un ricattatore allora!
R: Uffa...Va bene, accetto le tue condizioni.


Detto e fatto. Una volta che vi date appuntamento per la consegna dei soldi vi presentate con la polizia.