domenica 30 maggio 2010

Improbabile risparmio di carta

Internet ha cominciato a permettere a perfetti sconosciuti (ma alcuni anche geniali) di farsi conoscere attraverso pubblicazioni di video su piattaforme come Youtube, Myspace ecc.
E' gente che si mette a mezzo busto, come a un Tg, e racconta di sé, diffonde il suo sapere, il suo umorismo, la sua poesia, la sua protesta, è sicuramente un buon modo di interagire con gli altri, a patto di non essere travolti dalla paura dello sputtanamento, delle critiche, della violazione della privacy e tutte queste cose qua.
Girando nel caleidoscopico Youtube ho trovato questo tizio che ha postato decine e decine di video, con argomenti che vanno dall'ecologia al rapporto uomo-donna. Il video presente oggi, però, è abbastanza criticabile, tratta di un tema curioso, il risparmio di carta igienica a scopo di tutela ambientale. Ma la carta igienica serve davvero? E' questa una domanda assurda? Sembrerebbe di no, anche se l'argomentazione di Fbartom è alquanto ingenua. La sua tesi è che la carta igienica verrebbe sostituita in toto dall'uso del bidè. A prescindere che, anche in quel caso, la carta igienica servirebbe a "mitigare" lo sporco per evitare che le nostre tracce fecali entrino a stretto contatto con le mani e con l'acqua (la sensazione è abbastanza sgradevole, sentire la merda mischiata al sapone). Inoltre il bidè non può essere dappertutto, non c'è nei locali pubblici e neanche in mezza Europa, ne avevo già parlato nel 2008, in uno dei miei primi post. Senza bidè è abbastanza ridicolo farsi una doccia intera ogni volta che vai al cesso oppure mettersi col sedere sul lavabo. La carta igienica è un provvedimento tampone che ci pulisce e ci fa rimanere lievemente sporchi (giusto per dare un contentino anche a certi feticisti di odori che si eccitano così), è giusto. Troppo pulito disgusta. Un culo dentro cui ci puoi mangiare? Ma che deviazione è mai questa? Bastano soltanto queste poche cose per smontare tutto il bellissimo proposito di questo ecologista da strapazzo (e quasi me ne scuso, ma è così). E' inutile fare ecologia su beni di prima necessità..l'ecologia si fa su cose più importanti e su cose su cui davvero si può rinunciare, tipo non usare i piatti di carta. Alla carta igienica non si può rinunciare e se quel genio che l'ha inventata l'ha inventata una ragione ci sarà. Io uso la carta igienica e anche il bidè. Tiè!!!! Sono uno scialacquatore.



sabato 29 maggio 2010

Tram e fuga

Confessione segreta di un respinto.
"Odio sempre un tram che parte, che bisogna aspettare, perché quantifica l'interesse che tu hai per me. Se hai fretta di non perdere il tram significa che non t'importa nulla di me. E mi vieti persino di accompagnarti, di rimanere lì alla fermata, hai il cuore di pietra. Ricordati che un tram arriva sempre, io potrei non tornare più. Ti consiglio di visitare bene le stanze della mia anima, un appartamento lo si deve visitare bene prima di lasciarlo senza acquistarlo..Insomma, aspetta un attimo....magari perdi due tram, è meglio perdere due tram che una persona.
Ora però tu stai frequentando e disfando, disfando e frequentando e mi rendi una lampadina intermittente. Sono stanco di queste tensioni polari, sono stanco del compromesso. Voglio esplodere o voglio spegnermi per sempre.
Forse mi sa che prendo il tram anch'io.....sta arrivando"

Quando una donna si spoglia

Quando faccio l'amore voglio spogliare e spogliarmi a poco a poco. Detesto quelle donne che si tirano via tutto in quattro e quattr'otto rimanendo nude come vermi, così come non mi piace spogliare una donna, è come se deturpassi un fiore, strappassi via i petali: rimarrebbero alla vista un triste gruppo di pistilli, insignificanti. Via il vestito e c'è il corpo nudo, si perde l'immaginazione. Il corpo nudo è come la morte, l'ultima possibilità dell'uomo. Il corpo nudo è lì, non c'è più niente oltre da desiderare, sei arrivato al capolinea. Cosa c'è ancora da desiderare? Sì, forse le viscere, gli intestini, i rumori interni del corpo, ma tutto questo sarebbe estremismo sessuale.

venerdì 28 maggio 2010

1980: via Salaino

Da piccolo andavo sempre in via Salaino, qui a Milano, mi portava soprattutto la nonna. Facevo il giretto, avevo le giornate da passare, non ero un bambino "normale", sarò andato all'asilo al massimo tre o quattro volte in tutto. In via Salaino c'era una vecchia 500 blu rubata, ferma, con gli interni in pelle rossa, squarciati, le gomme lucide, bucate e afflosciate, un evidente odore di muffa (la pioggia sarebbe entrata dai finestrini rotti). Ogni volta che passavamo di lì, ammiravo quel rottame come se fosse un'opera d'arte....l'idea che i barboni l'abitassero mi affascinava e soprattutto mi piaceva che fosse un macchina alla mercè di tutti, come una puttana, aperta, disponibile...Ho sempre avuto un amore per un certo tipo di automobili e le guardavo come si guardano alcune donne, con feticistica e voyeuristica ammirazione. Ma in via Salaino la mia mente corre sempre e ancora a un giorno che mi hanno raccontato, io esistevo, appena quattro anni di età, chissà cosa stavo facendo in quel momento....era un giorno di pioggia, questo 28 maggio, di trent'anni fa; nella stessa via e nello stesso anno della 500, nel 1980 cadde un uomo, alla mercé di tutti. La pioggia che batteva contro il suo cadavere intrisa al sangue degli spari ci faceva ricordare un corpo senza vita, che non poteva reagire agli schizzi. Penso sia orribile morire in mezzo alla strada, sotto l'acqua...lui era un nome importante, si chiamava Walter Tobagi, La mia portinaia disse alla mamma: "Hanno ammazzato un giornalista, vada a vedere signora". Mia mamma non andò, ci volevano dieci minuti a piedi, sentiva però i commenti per strada, non incoraggianti. E in più nel mio palazzo abitava pure la moglie di un brigatista in carcere, dopo quel giorno era molto imbarazzante salutarla in ascensore. In quegli anni succedevano anche cose orribili, molto orribili, erano anni melodrammatici, grotteschi, contraddittori ci si divertiva, ma le sirene di ambulanze e polizia talvolta ci mandavano spesso l'aria di traverso....Eppure in quegli anni si moriva spesso, ma la gente era molto più "viva" di oggi. E' parecchio tempo, tra parentesi, che non vedo macchine rubate, rottami in circolazione....

martedì 25 maggio 2010

Importanza del sogno

Il sogno è l'eterno fuori dal mondo,
la cieca gioia ludica del' oltre.
L'eterno che si riflette dentro di noi,
poi come una luce lo spegniamo quando dà troppo fastidio alla realtà.
Ma come un cancro il sogno vive in noi,
poi ci tradisce quando di notte si impossessa di noi
con forme strane, si maschera, ci turba anche il sonno.
Gli eroi di tutti i tempi sono quelli che illuminano la realtà con i sogni
e non li spengono mai.

Videoclip del giorno

Video ufficiale di una canzone di grande impatto commerciale all'epoca, ma ben presto rimasta nella memoria di pochi intenditori.
Il titolo è Io muoio di te, a cantarla è Umberto Tozzi, l'anno il 1994. Qui il suo stile ricorda quello suo autentico, ispirato a un rock-pop inglese, il suo vero marchio di fabbrica, reso possibile anche grazie alla collaborazione con Greg Mathieson, il solo che da Gloria in poi fece uscire Tozzi dall'acustico e da un melodramma troppo italiano.
La modella di questo clip è molto carina, si diletta a saettare intorno a un Tozzi con videocamera, guardone cacciatore di donne.
Morire per amore (anche in senso figurato) è molto poetico, l'unico momento in cui la morte ha un suo perché.



domenica 23 maggio 2010

Tifosi in festa

Dopo 45 anni l' Inter torna a essere in pole-position! Però, cari lettori, non vorrei trarvi in inganno, non voglio oggi parlare di squadre di calcio, né di tifo, semmai spiegarvi perché tiro in ballo il discorso, proprio ora, testimone del tripudio festoso di ieri notte a Milano a San Siro.
Il mio disprezzo acuto, vivido e spietato per il calcio ha solide motivazioni di principio, se vogliamo: non si tratta di una questione snobistica per la quale, si potrebbe pensare, il tifo è molto ferino, animale (tutti possono tifare così quanto possono "scopare" e dunque non c'è nulla di culturalmente interessante), quanto di un discorso più ampio, dai contorni quasi politici. Orbene, mi tocca leggere che per fronteggiare la crisi il governo vuole (come è sempre successo) fare tagli alla spesa pubblica (sanità, previdenza sociale, scuola, si paventa una riduzione delle pensioni di invalidità). Come sempre ad andarci di mezzo è la gente più bisognosa, più debole dal punto di vista sociale. Quando si muove questa obiezione si punta il dito contro i parlamentari, promettendo di abbassare loro lo stipendio (se fosse vero!!)..eppure basterebbe guardarsi intorno con circospezione e attenzione per capire che gli stipendi andrebbero abbassati non soltanto ai parlamentari, ma per esempio ai calciatori, ai presentatori, ai pubblicitari, agli uomini di spettacolo in genere. Chi sono questi qui per mangiarci alle spalle? Perché nessuno si ricorda che questi qui basta che respirino o facciano una comparsata in televisione e guadagnano decine di migliaia e migliaia di euro in un solo colpo? Oppure hanno liquidazioni da capogiro (come nell'ultimo caso di Santoro). I calciatori in testa, molti sono soltanto dei viziosi edonisti in cerca di notorietà, nulla hanno a che fare con l'essere sportivo, spesso semianalfabeti, sono trattati come dei piccoli principi e all'età di venticinque anni hanno magari una catena di aziende in loro possesso. Bene, questo è un argomento che dà fastidio, si cercano soluzioni economiche dove non fa scandalo cercarle, perché è normale fare beneficienza, è normale aumentare i prezzi, le tasse, è normale tagliare i fondi alla ricerca, alle spalle di chi invece fa un'altra vita rispetto alla nostra di comuni mortali e se anche avesse gli stipendi dimezzati di certo non morirebbe di fame. Non credo che i parassiti siano i disoccupati (volontari o coatti, poco importa), credo che i parassiti siano quelli che sottraggono soldi a società pubblicitarie che potrebbero essere destinati per finalità più onorevoli e forse per salvare il Paese dalla crisi. Ed inoltre: se dobbiamo fare i sacrifici, perché mai li dovrebbe fare solo una parte della popolazione? Forse perché i VIP sono cittadini di serie A e gli altri di serie B? (tanto per rimanere in una metafora calcistica...)
Dato che quest'argomento non interessa a nessuno, devo agire individualmente, anche solo per sentirmi in pace con la mia coscienza. Ecco una delle ragioni per cui non tifo e non spendo un centesimo per andare allo stadio. Liberi gli altri di dare credito e di ingrossare le tasche di miliardari, siano essi attori o calciatori. E purtroppo non è colpa del singolo, non è colpa mia, sua, del tizio X e del tizio Y, è colpa del sistema. Quello che posso fare io è rifiutare un biglietto di un concerto troppo alto, pur sapendo di essere ridicolo, pur sapendo che il mio gesto serve a poco o nulla. Almeno però posso magari avere la magra soddisfazione di trovare qualcuno d'accordo con me...

sabato 22 maggio 2010

venerdì 21 maggio 2010

Dimenticare

In aperta e polemica controtendenza con la cultura della memoria, proviamo a dimenticare.
Ma prima di ogni altra cosa dimentichiamo noi stessi, poi i torti subiti, sinistre persone che galleggiano quasi decomposte nell'acquario della nostra esistenza, le ritroviamo ad ogni angolo, ma in fondo non rappresentano nulla, finti amici, finti soci, finte spasimanti.
Dimenticare tutto questo. E dimenticare anche la propria vita, se ci dovesse far male.

lunedì 17 maggio 2010

Fantozzi e le donne

Continuiamo stasera sulla scia dei quesiti e dei dubbi assurdi. Prendiamo ora in considerazione il personaggio di Fantozzi, storica "creatura" partorita dalla fantasia di Paolo Villaggio, ormai diventata per antonomasia una macchietta.
Pensate a Fantozzi e pensate anche che almeno una volta nella vita avete ceduto a imitarlo, con le sue smorfie (tipica quella di far cedere un po' le gambe in segno di timore o di storpiare la mascella verso destra o sinistra), con la sua voce, un po' sussurrata, biascicata, tipica ormai, con quel lamento particolare (aaahh...!). I gesti e la mimica di Fantozzi sembrano accompagnare e far coraggio alle avversità della vita. Alcuni pensano che "fare" Fantozzi dia coraggio, non sia un segno da perdenti e lo pensano in ragione del fatto che mettersi a recitare Fantozzi è direttamente un segno dell'ammirazione (comica) che si può avere per lui. Ammirare Fantozzi come uomo è inevitabilmente da perdenti, ma ammirarlo come originalità comica o come eroe masochista dell'alienazione capitalistica è tutt'altra cosa.
Dopo questo preambolo, resta però un fatto da discutere: è raro trovare una donna che ammiri Fantozzi al punto da imitarlo nelle sue smorfie....se questo succede è molto grottesco.
La donna non si presta a Fantozzi, non c'è dubbio. Fantozzi è cosa da maschi, pur non essendo un personaggio che incarni propriamente la virilità. Forse è da maschi perché solo loro sanno essere dei veri Peter Pan, spensierati, un po' "pirloni" come lo è il nostro eroe ragioniere......
Comunque una ragazza a cui piace Fantozzi e che posta sempre i video dei suoi film su Facebook l'ho trovata, il mondo è bello perché è vario.



Destra o sinistra?

In tempi non sospetti Giorgio Gaber intonava una delle sue ultime canzoni, Ma cos'è la destra...cos'è la sinistra?
Quello che Gaber però voleva intendere era una visione forse più a largo spettro di "sinistra" e "destra", perché se facile è identificare queste due categorie con i loro rispettivi programmi di partito, meno facile è oggi comprendere cosa sia la sinistra o la destra come stili di vita, come habitus. Come riconoscere oggi un ragazzo di sinistra o di destra? Qual è il nuovo modello di identificazione, al pari coi tempi?
Bè, cominciamo col dire che quello di destra è contro gli extracomunitari....Oggi la discriminante è questa, però è venuta a cadere la distinzione tra cultura alta di sinistra e cultura "bassa" di destra. Il destrorso s'informa, vuole apparire più democratico che mai, mentre quello di sinistra, per gareggiare con lui, ha smesso di ascoltare soltanto gli Intillimani, De André. Quello di destra è però da sempre (e tuttora) incline agli sport competitivi e violenti, alle motociclette e al sesso ruspante. Il sesso di destra però è un sesso molto superficiale e approssimativo, non è raffinato e cerebrale, beninteso, è un sesso votato all'apparenza, alla goliardia e al cameratismo (di tipo militaresco). Da sempre, invece, a sinistra il sesso si divide in due modi di viverlo: 1) non vivendolo (cioè l'estraniazione asettica e stoica del fedelissimo di partito, concezione un po' superata oggi, che sacrifica gli istinti a una razionalità marxista e attivista, una laica sublimazione alla "ragion di partito", per intenderci..Una volta si diceva che quelli di sinistra si facevano troppe pippe mentali e dovevano imparare a farsi almeno quelle reali); 2) libertario: sulla scia di Marcuse e sessantottini vari, il sesso alla hippy, esperimenti di menage à trois, promiscuità, omosessualità. Anche questo secondo filone, trova (purtroppo) scarsità di applicazione in un mondo frenato dal terrore delle malattie e del prossimo, in un mondo dove ancora la chiesa cattolica funge da freno. Rimane però la percezione confusa (e talvolta errata) che a sinistra ci siano più omosessuali che a destra...La verità è una soltanto: a sinistra fanno tutti coming-out, a destra vivono ancora in clandestinità. La sinistra dà l'opportunità di sostegno morale, civile e politico alle battaglie omosessuali, mentre la destra ritiene sempre e soltanto l'argomento una questione "privata". Questa idea di "privato" è qualcosa che mi ricorda un po' la ristrettezza angusta di un buco del culo, ecco tutto. Il "privato" è tipico di destra, non solo in economia, ma un "privato" che incoraggia l'egoismo e il qualunquismo dei "cazzi propri". A sinistra invece c'è il sociale, buon proposito, certamente....Quasi tutte le donne di sinistra sono impegnate nel sociale e seminano quasi il senso di colpa agli altri (la maggioranza) che di sociale non fanno nulla. Questa riscoperta del "sociale" a cui abbiamo assistito dagli anni Novanta circa, ritorna ad essere quella sublimazione che prima avveniva dentro il partito, ora avviene attraverso la nozione di "impegno", lontana da qualsiasi vincolo organizzato. Ma ancora più sgradevole non è l' "impegno" in sé, quanto l'ostentazione dell'impegno, non nella forma della propaganda per una buona causa, bensì nel voler affondare senza soluzione in esso, come se la vita fosse solo serietà.
Molti addirittura dicono che le donne di sinistra sono dei cessi, ma è una castroneria bella e buona. Semmai si può aggiungere che laddove c'è impegno manca l'estetismo di Wilde o di D'Annunzio, contano le cose più profonde e l'attrazione sessuale passa in secondo piano. E quelle di destra? Solitamente sono di una bellezza quasi trasparente, profumate, leggiadre, con gli abiti firmati, manca quasi un po' di imperfezione, il capello fuori posto, la puzza di sudore; però le donne di destra sanno anche essere molto attraenti, quando vogliono. Però troppa perfezione e troppo borghesismo, diciamolo, fa poco tirare il cazzo!
Le donne di destra sono inclini al velinismo, mentre oggi le massaie, le "donne perbene" di buona famiglia sono di sinistra, magari ex-femministe convertite al matrimonio borghese. Sembra un controsenso ma è così....
Vi ho raccontato una marea di cazzate, ma così, giusto per passare il tempo....E magari qualcosa di vero c'è anche.

venerdì 14 maggio 2010

Smentiamo una voce...

Smettiamola di dire: "quello/a è troppo bello/a non fa per te", "se hai la grana ce la fai, quello/a punta in alto"; "non ti devi incapricciare delle persone belle".
Ma cosa vuole questa gente? Vuole cancellare la naturale attrazione per la bellezza? Vuole insultare tra le righe dicendo che sei un cesso? Vuole relegare i belli coi belli e i cessi coi cessi, come in un ghetto?
Ognuno ha la donna/uomo che si merita, ma se la merita non per la sua bellezza, non per i suoi soldi, se la merita perché è andato avanti, ha corso contro gli altri, se la merita perché ha compreso che esistono poche persone al mondo a entrare nella memoria di qualcuno. La massa è intercambiabile, ma chi è veramente bello (di corpo e di spirito) è raro ma unico.

La storia di Katia

Questa storia cantata narra di Katia, questa irraggiungibile Katia, un primo amore non corrisposto.
Gli amori non corrisposti sono i più dolorosi ma anche i più belli, sono gli amori per i quali si scomodano di più gli altri; al posto di un bacio non dato, un abbraccio non avuto, ci si sputtana con gli altri, si cerca di farsi amare dagli altri, dal postino al datore di lavoro, si vorrebbe che diventassero almeno una volta i nostri confidenti di questa trepidazione. Il nostro corpo e il nostro spirito cerca sempre delle compensazioni, quando l'unico sollievo è parlare con tutti, della nostra piccola e grande tragedia.
L'operazione di massima divulgazione e di massimo amore è quella di scrivere una canzone.
Ma, in fin dei conti, ascoltandola, rimane più impresso quel tipo che si chiamava Sansone di cognome, che aveva gli occhi verdi e che giocava da Dio a pallone.


Il Cartesio "rovesciato"

Spesso mi chiedo e la gente mi chiede che cosa la filosofia potrebbe esprimere al giorno d'oggi, quale dottrina, quale contenuto di pensiero.
Ebbene, penso che la risposta si possa avere nell'ultimo libro di Mario Capanna, Per ragionare, Garzanti. Da quest'opera giunge l'illuminazione di una metafisica cartesiana stravolta, "non penso dunque sono".
Ed in fondo è molto più facile fondare una filosofia sul non-pensiero, un pragmatismo utilitaristico portato agli eccessi, gli eccessi del mercantilismo occidentale e del velinismo berlusconiano.
Ed il paradosso dei paradossi è constatare che qualsiasi tentativo di riflessione viene a essere troncato, castrato sul nascere: non pensando manca persino la formulazione di qualsiasi predicato sull'essere. Quindi sarebbe più corretto aggiungere un "io sarei", al posto di "io sono", con quell'indeterminazione del condizionale, perché non è più possibile essere come fonte sorgiva o essere semplicemente come una birra sbattuta sul tavolo, al cospetto di un mondo che ci attende; non pensando, il nostro essere ce lo facciamo dire dagli altri o, in altri termini, crediamo in senso condizionale di possederlo, solo per il fatto magari che ci divertiamo o viviamo una vita soddisfacente.
Tutto questo non è essere. "Non penso dunque sono....ovvero....non penso dunque sarei-piuttosto-non sono".
Vi sembra troppo contorto questo ragionamento? Bé, per chi non è abituato a pensare lo è e devo dire che questo argomento mi sottrarrà i già pochi lettori di questo blog. Vedrò di rifarmi il prossimo post....

martedì 11 maggio 2010

Il videoritratto di Manuel

In questo videoritratto, girato da Ricky Farina, c'è Manuel, commesso di un supermercato, uno dei pochi di rara competenza musicale sugli anni '80 in grado di competere con il sottoscritto.
Sono molti i talenti sprecati in questa società che permette a pochi di affermare se stessi.
Buona visione e.....W la buona musica!



sabato 8 maggio 2010

Eurofestival: quale Europa?

Ormai da tanti anni la Tv "generalista" italiana di Stato ha smesso di occuparsi e di trasmettere l' Eurofestival, la popolare (ormai non più tanto) gara canora musicale a cui partecipano artisti di tutta Europa. Si può vedere la trasmissione su Internet, su Sky oppure per la Romagna approfittare del canale 51, una piccola emittente di San Marino.
Ciò che rende quasi scandaloso l'ostracismo Rai è il fatto che ora facciamo parte quasi tutti della UE. In un momento così epocale di abbattimento delle frontiere, possibile che si siano dimenticati tutti dell' Eurofestival e continuino a forza a propinarci invece Sanremo, di cui tutti, più o meno, si sono rotti le palle?
Non è quindi assurdo pensare che l 'Eurofestival avesse più credito e più diffusione negli anni '80 ed ora invece quasi nulla?
Non so perché ma mi convinco sempre di più che i tanti prospettati "integrazione" e progresso cultural siano validi solo sulla carta; nella nostra mentalità siamo tornati molto "indietro" rispetto a un tempo.

giovedì 6 maggio 2010

Datemi un motel

Il motel...Che squallore! Sento già le donnette romantiche, piccolo-borghesi, che aborriscono quel luogo. Eppure, ecco vedete, stasera vorrei essere in un motel, avrei bisogno dell'istituzione del motel, con la sua segretezza, la sua fugacità, per incontri erotici di sola carne e poi uscire, notare il contrasto con la vita di tutti i giorni.
Bene o male questo è lo spirito e il messaggio dell'ultimo film di Silvio Soldini, Cosa voglio di più, che ho visto ieri sera; più che la storia di un tradimento è forse la storia (squallida) di come ancora una volta la coppia fissa non riesca a reggersi in piedi ed è dipinta tutta nel suo squallore mortificante, mancante di quella passione da motel, quel bisogno di muoversi, di accendersi.
I protagonisti, Favino e la Rohrwacher sono al centro dell'intreccio e i loro rispettivi compagni sembrano rappresentare i problemi, le decisioni da prendere, la stabilità, che, in una parola significano "insoddisfazione".
Lui è un immigrato calabrese, belloccio, taciturno, timido, un po' rude, ma di buon cuore, fa il capo-cameriere in un ristorante, lei è Anna, una bruttina-sporcaccina (definizione di molti, che non ritengono la Rohrwarcher, a torto, una donna affascinante), la classica ragioniera prevedibile e banale, ma al contempo con grandi propositi in testa, che al momento buono sa sfoderare un'anima di tigre.
Si incontrano per caso, si studiano, si guardano, si sfiorano e poi...e poi si saltano addosso, come animali in calore.....prima in ufficio (insopportabilmente interrotti), poi dentro un portone, infine hanno solo la pazienza di stabilire il giorno e il luogo per ritrovarsi, il mercoledì sera in un motel alla periferia di Milano. Fuori da quello spazio protetto, segreto, intrigante, la vita fuori scorre implacabilmente piatta. Il compagno di Anna (Giuseppe Battiston) è gentile, premuroso, ma, diciamocelo, non ha slancio sessuale..Lei, poi si illude nella ricerca di qualcosa di più, per l'appunto, ed è qui che il film scivola su un crinale un po' retorico, quando messo alle strette, ripiega sull'amore che funziona sempre, per darsi un senso. Ma il finale è abbastanza diverso da quello che ci si può immaginare....
Ben recitato e ben fotografato Cosa voglio di più fuoriesce dai canoni consueti di Soldini; a mio avviso il regista ha voluto lanciarsi in una specie di Ultimo tango a Parigi in salsa alla Muccino.
Ma comunque si preferirebbe, in questo caso, + Bertolucci e - Muccino. Il mix ibrido sembra però abbastanza riuscito, l'identificazione con il pubblico, scatta facilmente, anche se ieri sera, punta sul vivo, una spettatrice dietro di me si lascia scappare un "queste cose succedono solo nei film". Forse, certe trombate sì...ma le problematiche di fondo no, diciamocelo. Ai posteri l'ardua sentenza....


martedì 4 maggio 2010

L'eternità su Facebook

Ieri un mio collega si mette a discutere con me di Facebook: "Ma ci pensi - mi dice- a quelli che muoiono improvvisamente e sono iscritti a Facebook? Per quanto tempo rimarranno lì, per quanto tempo molta gente crederà che sono vivi?"
In effetti questa è un'ipotesi e una eventualità sensata. Prendiamo il caso di una morte violenta, non annunciata, un incidente, un infarto. A prescindere che i familiari possono non essere a conoscenza che la vittima sia iscritta a qualche community, ma nessuno può avere la password per disattivare l'account, ecco il punto. Quindi o si scrive all'assistenza tecnica oppure bisogna sperare che Facebook (o similari) facciano "pulizia" periodica degli account inattivi. Altrimenti una persona potrà vivere in eterno in rete, forse hacker che s'impossessa dei suoi dati, potrà, per di più, restituirle totalmente l'anima, un hacker che si nutre di carogne virtuali e le fa resuscitare. Per cui questo defunto non vivrà soltanto come semplice presenza, come spazio che occupa, ma vivrà come se niente fosse accaduto, interagendo, rispondendo. Amici lontani o perfetti sconosciuti s'illuderanno della sua esistenza.
Ecco, forse un modo concreto per eternizzare la vita. Ma l'eterno mi fa paura. Una volta ho letto un articolo sul giornale che diceva: "Nessuno pensa mai a quello che scrive in rete, mentre invece dovrebbe sapere che una volta scritta una cosa rimane lì per sempre". Sì, si può cancellare il testo, noi abbiamo l'illusione di non vederlo più, ma in realtà è irremediabilmente "consegnato" chissà dove. Consegnato, sigillato, coagulato.

domenica 2 maggio 2010

Rock italiano targato 1981

Ancora questo 1981, ebbene sì. Da tempo volevo parlarne. L' 81, musicalmente in Italia, è un anno ibrido, di transizione, il pop si porta dietro riflessi cantautorali ancora del decennio precedente, ma con una novità in più: dal 1981 in poi si cavalca l'onda dello sperimentalismo e dell'avanguardia, escono fuori dischi italiani che, per i tempi che furono, non hanno precedenti, anzi, forse, erano stati giudicati troppo avanti (recentemente abbiamo parlato di Alberto Camerini, per esempio).
In particolare il 1981 vede l'uscita di tre dischi di tre rocker tutti italiani, molto singolari, per il fatto che, quasi per una coincidenza, hanno lo stesso sound e quel sound non si è mai più ripetuto nei loro lavori successivi. L' 81 quindi sembra contrassegnato da questo esperimento di realizzare questi dischi caratterizzati da un rock prima di tutto assolutamente elettrico, niente fronzoli, un rock grezzo post-punk, basato su chitarra-basso-batteria filtrata sinteticamente, pochissime tastiere, un perfetto mix di hard-rock, pop elettronico e soprattutto punk, un mix che possiamo chiamare "new-wave", come si diceva ai tempi, prendendo questa definizione molto con le molle.
Questi tre dischi, guarda caso, uscirono tutti nel medesimo periodo sul mercato, in maggio-giugno e i loro autori sono ormai dei nomi storici: Vasco Rossi, Eugenio Finardi e Gianna Nannini. Questo terzetto era accomunato anche dall'età anagrafica (anno più anno meno), da una media notorietà ancora un po' acerba e da esordi caratterizzati anche da lavori acustici.
Il 1981 sembra quindi offrire loro, tutti insieme, l'occasione per lanciarsi in un'avventura drasticamente "estrema" per i loro precedenti professionali, sfiorati qua e là da sonorità melodiche, acustiche e nel caso di Finardi anche da jazz, soul. Per dirla tutta: questi tre non avevano mai fatto prima di allora dischi così "violenti" accompagnandosi ora a immagini, look e messaggi decisamente trasgressivi. In passato un brano di rock duro compariva sempre negli album, ma era occasionale. In questo caso abbiamo, invece, lavori completamente rock, dalla prima all'ultima traccia.
Veniamo ora ai tre dischi in questione che sono l'ormai celebre Siamo solo noi , Finardi di Eugenio Finardi e G.N. della Nannini. Quindi annotatevi i titoli e cercatevi questi album,se per disgrazia non li conoscete, perché sono ormai "storici", oltre ad essere delle perle per gli amanti dei cantautori e del rock italiano.
Siamo solo noi e Finardi catalizzano molto bene la filosofia del nichilismo punk, del riflusso e del sopraggiunto vuoto dei valori, dopo l'immaginazione al potere degli anni '70. Sono dischi "impegnati" quanto trasgressivi perché hanno veramente un anima rock e anche Finardi si sforza, pur non tradendo il suo modo di essere di sempre, di apparire una "specie" di Vasco Rossi, forse più incattivito, almeno da come si presenta nei video, molto teppistello. Finardi (aiutato nei testi da Valerio Negrini, una delle colonne storiche dei Pooh) sceglie, come di consueto, la strada e lo stile della denuncia sociale e meno quella della provocazione sessuale fine a se stessa, cosa, invece, che non è trascurata affatto da Gianna Nannini e Vasco Rossi.
Vasco, oltre a Siamo solo noi, canta Voglio andare al mare e Dimentichiamoci questa città, due pezzi "allucinati" che incitano allo sballo sessuale senza limiti, fuori dai confini della città, vista come il luogo dell'alienazione e della costrizione. La Nannini, in G.N, presenta l'esplicito invito sessuale a un ragazzo, la famosa Vieni ragazzo e il suo fammi prendere la luna.
In ogni caso la Nannini preferisce muoversi all'interno dell'intimismo e del personale, concedendo poco spazio al "sociale", ma, senza dubbio, contribuisce anch'ella a un'immagine punk-trasgressiva, aria sciatta, mascolina, capelli ossigenati.
Il cerchio si chiude e pur con tre arrangiatori diversi (tra i quali Roberto Cacciapaglia per la Nannini) questi tre album hanno molto in comune, soprattutto, come già detto, a livello musicale. Potrete notare differenze minime.
Ascoltiamo e vediamo ora un frammento da ognuno.
Il primo video è Mayday, scelto non a caso perché ieri era "Mayday", la constatazione fredda e amara che i giovani di allora (e soprattutto di oggi) non avevano più niente in cui credere (lo stesso messaggio di Siamo solo noi).
Poi, a seguire, Dimentichiamoci questa città e un filmato tratto nuovamente da Mister Fantasy in cui la Nannini presenta Vieni ragazzo e Ad occhi aperti, entrambi brani esplicitamente incentrati su emozioni, desideri e sensazioni legati a un rapporto sessuale.
Domanda del secolo si pone Gianna in Ad occhi aperti: nasce a causa di un'infanzia di preghiera, una domanda, se nel bisogno di carezze c'è la voglia di violenza