sabato 6 marzo 2010

INTERVISTA A GIORGIA WÜRTH

Marzo è donna, siamo vicini all' 8 marzo. Come già anticipato,non poteva, dunque mancare, in questo mese, un’intervista tutta al femminile, quella di Giorgia Würth, un volto fresco, una mente intelligente, una fama in espansione.
Giorgia, nata a Genova nel 1979, è stata annunciatrice per Raitre, dal 2006 passa al cinema, con Dark resurrection, cortometraggio di fantascienza ispirato al classico Guerre stellari e con Tagliare le parti in grigio di V. Rifranti, premiato come miglior opera prima al Festival di Locarno. Dopo essersi occupata anche di teatro, si è imposta al vasto pubblico prima con una parte nella fiction Un medico in famiglia e poi, di seguito, con la discussa mini-serie Moana (lei nel ruolo di Cicciolina) e con il film campione d’incassi Ex, diretto da Fausto Brizzi. Da gennaio 2010 ha pubblicato un libro per Fazi Editore,Tutta da rifare, che ora sta promuovendo in tutta Italia. La sua corta, ma promettente carriera è molto poliedrica, ci sarebbero state molte domande da farle, anche perché Giorgia è molto disponibile e simpatica. Ci diamo appuntamento, il 24 febbraio, in una libreria milanese, una nuova tappa del suo tour. Lei è una ragazza molto professionale, ma, di certo, non si risparmia in battute, spiritosaggini, ha sagacia, è brillante e una buona dose di ironia che non guasta mai.

D: Giorgia, la geografia della tua vita è piuttosta complessa: nasci a Genova, hai un cognome tedesco, studi a Milano, poi ti trasferisci a Roma e cominci la carriera nel mondo dello spettacolo….
R: Sì, ho un cognome un po’ strano, perché mio padre è di Zurigo, viene da lì, ma abita ora in Canton Ticino. Ho molti parenti in Svizzera tedesca, ma conosco anche il Ticino.
D: Ricordiamo intanto che tu recentemente hai girato anche un film insieme ad Alessio Boni proprio in Ticino, Sinestesia, e che ora stai aspettando di ritirare un premio proprio là...
R: Il punto è che non so lo ritirerò, sono candidata come miglior attrice agli Oscar svizzeri, proprio per questa mia doppia nazionalità. Questa cosa è arrivata inaspettata e mi riempie di gioia.

D: Ma al di là di quello che la Svizzera ti può offrire sul piano professionale, qual è il tuo intimo rapporto con le tue radici?

R: Mah…. sicuramente di grande amore. Probabilmente però non vivrei in Ticino, mi annoierei moltissimo. Zurigo, invece, oltre a essere stupenda, è una città con molta cultura, con molto fermento, ci sono dei gay-pride bellissimi. Però, è soprattutto sul lavoro che l’adoro: cioè, vorrei che anche qui in Italia si lavorasse come là. Noi avevamo sul set il produttore che ci portava i piatti di pasta al tavolo. Non se la tirano, sono tutti allo stesso livello, poi sono tutti poliglotti ed è bello questo, no?

D: E Milano? Cosa ti ha dato Milano? Nel tuo libro ne parli male..

R: Sicuramente Milano ha una vita ben organizzata, le cose funzionano abbastanza bene, non come in Svizzera, ma è pur sempre vicina. Dal punto di vista lavorativo si lavora meglio a Milano, poi là ho fatto, appunto, una tesi sul cinema, ho fatto anche un cortometraggio.Ma adesso che mi sono trasferita a Roma, in effetti, non tornerei più a Milano…Roma è talmente bella che le perdoni tutto.
D: Qual era l’argomento della tua tesi?
R: La soggettiva nel cinema, per scienze della comunicazione.
D: Veniamo a parlare di un personaggio che ti ha messo in evidenza al grande pubblico, quello più nazionalpopolare, la Valentina di Un medico in famiglia, questa conturbante ragazza dai capelli rossi, che fa una corte disperata a Guido-Pietro Sermonti. Pur avendo un ruolo marginale, in realtà è fondamentale, perché per così dire “ribalta” tutta l’azione, in quanto mette in crisi il rapporto di coppia tra Guido e Maria, dà una svolta significativa alla storia…
R: Quella zoccola!!! Io ti dico in verità, come spettatrice, io tifavo proprio per Maria.

D: Ma per una come te si può anche sfasciare i matrimoni..Io avrei tifato per Valentina in ogni caso.

R: Grazie. E saresti stato uno dei pochi. Pochi ma buoni.

D: Passiamo ad un altro lavoro, diametralmente opposto, e sicuramente, un po’ meno per famiglie…La fiction Moana e tu nel ruolo di Cicciolina…..
R: In realtà volevo fare la parte di Moana, Cicciolina è un personaggio che non è nelle mie corde e non ha nulla di me. Però, alla fine, sono stata felice di averlo fatto, tutto è stato molto stimolante, una grande sfida, proprio perché è stata la prima volta che ho interpretato un personaggio che con me non ha niente a che fare.
D: E come ti sei immedesimata nella parte? Suppongo che sia stato molto diffcile e immagino tu abbia visto tutti i suoi film hard....

R: Ho guardato sue interviste, sue fotografie, ho parlato con persone del suo ambiente, che ne sanno tante. Mi sono documentata molto anche perché non solo la Staller è un personaggio molto diverso di me, ma è un personaggio reale e vivente. Quindi ho cercato di essere più realistica possibile. Sì, naturalmente ho visto anche i suoi hard, ma non tutti, solo alcuni tra i più significativi che servivano al racconto, tra cui Cicciolina e Moana ai mondiali, una trama lineare, che considero un cult e consiglio a tutti di vedere.

D: Domanda di rito: un film con Tinto Brass lo faresti?

R: Dipende dalla sceneggiatura.. Tinto Brass è un regista bravissimo a livello visivo, ma fa un genere di film che non è per tutti. Se trovassi particolarmente bella la sceneggiatura, perché no? Non ho problemi col nudo, non avrei fatto l’attrice se no.
D: Veniamo ora al presente, un presente che ti vede coinvolta con la scrittura. Tutta da rifare è un libro sulle operazioni di chirurgia plastica, un titolo evocativo di un certo mondo dello spettacolo e di una certa mentalità femminile….
R: Il titolo non si riferisce solo all’aspetto fisico. “Tutta da rifare” è la testa della prostagonista, questa Sole, una ragazzina che non riesce veramente, mai in ogni momento della sua vita, ad accettarsi e a fare i conti con se stessa. Volevo raccontare la storia di due persone assolutamente normali, dall'adolescenza alla maturità, dove non c’è accezione negativa nel concetto di “normalità”. Sole e Lorenzo si conoscono il primo giorno di scuola in prima media, si annusano e in un certo senso si riconoscono, lui trova in lei l’anima gemella. Ma mentre lui è cosciente di questa condizione di “normalità”, bassino, senza genitori, usa le sue carenze per far breccia nel cuore delle ragazze, lei, invece, vuole cambiare fin da subito, non accetta la realtà “normale” e vuole cambiare attraverso il suo corpo, per ottenere la voglia di essere amata o desiderata. E questo cambiamento Sole lo intravede nella chirurgia estetica. In realtà questo non è un libro sulla chirurgia, ma un libro su una delle tante dipendenze del giorno d’oggi.
D: Ma perché hai scelto proprio questo argomento per scrivere un libro? Forse ti ha condizionato vivere e lavorare in un certo ambiente dove se ne parla spesso?
R: Ho scelto questo argomento perché mi risulta che nella narrativa italiana non sia stato ancora affrontato e poi perché è un fenomeno in incremento pazzesco, soprattutto tra le giovanissime e quindi lo spunto è venuto da un fatto di cronaca, un articolo su un quotidiano che raccontava di queste ragazzine che a diciotto anni chiedono un seno nuovo come regalo di maturità o di compleanno.

D: Ho letto il libro e mi è piaciuto e trovo che comunque l’aspetto della corporeità sia presente anche quando non strettamente legato alla chirurgia estetica. Il corpo (c’è un passaggio che si svolge in un campo nudista) e poi, gli odori, i secreti (in particolare il sangue), sono presenti fin dalle prime pagine. C’è un passaggio che mi ha colpito e che riporto integralmente, è Sole, che parla in prima persona: Se fossi un vampiro, invece, del collo, mi piazzerei tra le gambe di una donna e ci resterei per tutti i giorni delle mestruazioni. Non sei la prima scrittrice in Europa che mette nella bocca e nei pensieri di una donna questi argomenti..Charlotte Roche in Zone umide, parla addirittura di una ragazzina che, oltre alle mestruazioni, ama le proprie emorroidi come un feticcio. Ecco, secondo te, questo amore, quasi erotico, per il sangue, per le secrezioni, è un fatto reale nella vita di una donna o è un modo provocatorio di sfidare certi tabù della sessualità femminile non ancora abbattuti?

R: Mi sembra un po’ esagerato dire di amare il sangue. Ecco, sicuramente noi donne ci sentiamo più a nostro agio, semplicemente perché il sangue fa parte di noi fisiologicamente, non solo durante il ciclo mestruale, ma quando dobbiamo partorire e poi per me il sangue è un elemento vitale, quello che ha più a che fare con la vita e con la morte insieme, c’è un sottile confine che mi affascina molto. Secondo me sono più gli uomini ad aver schifo del sangue, ma è chiaro che non si può generalizzare. Non ho letto il libro di Charlotte Roche, però, in generale, penso sia interessante esplorare il proprio corpo senza tabù, ad esempio i peli, la ceretta, le mestruazioni…A questo proposito, nel libro ho usato uno stile diretto, basico, senza le sovrastrutture mentali femminili, forse perché invidio molto voi maschi, vorrei rinascere maschio, se potessi.
D: Visto che abbiamo parlato di sangue, parliamo anche di un altro regista visionario italiano che però rappresenta stavolta, non Eros ma Thanatos: Dario Argento….Ti vedo bene in un suo film. Accetteresti?
R: Ma certo! Ma, anche qui, dipende dalla sceneggiatura ovviamente.

D: Hai molti progetti in cantiere, tra cui, ricordiamo, un nuovo film di Brizzi, Maschi contro femmine. Ritornerai a scrivere dopo Tutta da rifare?

R: Per me la scrittura è un’esigenza, scrivo sempre, anche sui biglietti dei treni. Adesso ho molte turbolenze in testa, ma non ho un soggetto preciso e definito. Ho in mente però tre argomenti che mi stimolano più di altri, uno è una storia di gravidanza, uno invece è una commedia romantica di fantascienza e il terzo, infine, una storia di amore e sesso tra due persone anziane.
R: Un’ultima curiosità: la tua amica e collega Jessica Polsky ti ha incluso nel “circolo delle attrici intelligenti”. E’ stata una provocazione, una boutade oppure questo circolo esiste?

D: Non so proprio….Forse lei si riferiva alla sua esperienza e magari ribadiva che non sono in tante le attrici che sono particolarmente intelligenti o con la testa. Io, però, non sono d’accordo, penso che nella nostra ultima generazione ci sono attrici assolutamente intelligenti. Apprezzo molto le donne che non si pongono in rivalità e Jessica ha fatto quel discorso in amicizia, lei sa porsi proprio come complice e in questo è straordinaria.

D: Grazie, per la tua disponibilità Giorgia, a risentirci.
R: Grazie a te.




1 commento:

Jessica Polsky ha detto...

Ma ciao! :) Sono Jessica Polsky, e prima di tutto, complimenti per il blog e per l'intervista. Volevo solo replicare un attimo rig: la cosa che si è riportata qua da un mio intervento al lancio milanese di Tutta da rifare. Prima, ovviamente :) , non esiste nessun "circolo", per carità. Poi le parole a me attribuite sono un po' imprecise, ma tanto da cambiare completamente la mia vera intenzione. La distinzione più importante da correggere è che non ho parlato affatto di un numero ristretto di "attrici intelligenti" in giro. Ci mancherebbe altro. Il gruppo delle "attrici" è composto, invece, quasi esclusivamente da donne con la testa, e molto di più. Le mie precise parole erano: "Giorgia fa parte di una specie di 'club' molto piccolo-purtroppo-di donne nello spettacolo (ovvero: tra TUTTE LE DONNE CHE SI VEDONO NELLO SPETTACOLO, ed ecco il punto) che siano ANCHE intelligenti e che abbiano un vero talento". Bisogna precisare per capire cosa intendevo dire.

Ecco.

Come vedi, cambia moltissimo se si parla di TUTTE le donne che lavorano in qualche modo nello showbusiness, no? Se includiamo star di reality (non talentshow, ma reality), soubrette, showgirl, -ine, -ette, ecc, "il gruppo" in questione diventa un'altra cosa. Vista così, nessuno negherebbe che la percentuale di donne dello spettacolo con talento, intelligenza, preparazione, e lavoro ottenuto per merito (ecco il ritratto di Giorgia per l'appunto) sia effettivamente molto bassa. Ce ne sono di brave e intelligenti ma sono un'assoluta minoranza. Parlo di donne con i requisiti che il pubblico a casa ha il diritto di pretendere visto che paga per essere intrattenuto: qualcosa di buono "nella zucca", una sana gavetta, studio, umiltà, curiosità, talento, o una naturale predisposizione per questo lavoro, oltre all'avvenenza. Esattamente come per tutti gli altri mestieri!

D'altronde, se ci pensi, i professionisti dello spettacolo andrebbero visti come qualsiasi altro professionista che fornisce un servizio a chi paga. Ed è pur sempre, indirettamente o direttamente, il pubblico a pagare lo stipendio degli artisti dello spettacolo--pure i fondi statali che sostengono il cinema derivano, in parte, dalle nostre tasse. A casa propria la gente ha il diritto di ricevere poi "il servizio" (di intrattenimento in questo caso) da chi è competente quindi partendo da uno standard alto. Vale la stessa regola di quando chiamiamo -e paghiamo- l'idraulico, il medico, l'architetto, la parrucchiera, insomma... col cavolo non pretendiamo professionalità! Bisognerebbe ricordarsi che i professionisti dello spettacolo non dovrebbero essere esenti di certi standard, ma purtroppo, spesso lo sono.

L'altra sera in libreria con Giorgia sottolineavo semplicemente che è bello riscontrare quando la formula della professionalità funziona. Giorgia rappresenta perfettamente una categoria di giovani, bellissime, ragazze con una carriera nello spettacolo, ma con molto di più da offrire come artista e persona al di là di ciò che si vede sullo schermo. E sono, purtroppo, rare. Tutto qua. :)

Un bacione,
Jessy