lunedì 29 marzo 2010

Botta e risposta con una blogger

Tempo fa mi ero imbattuto in un blog di Kataweb e ho letto con curioso interesse le opinioni di una italiana emigrata in Danimarca, mamma di una bambina. Argomento: le differenze culturali (e di educazione) tra italiani e danesi. Mi permetto di dissentire su alcune questioni...o perlomeno di portare punti di favore ai danesi e di sfavore a noi pidocchiosi italiani.
Il link al post è il seguente:
Qui potete leggervelo tutto e vedere anche le risposte che sono arrivate ai lettori. Io ho preferito dare il mio parere qui, citando dei passi che ho ritenuto particolarmente interessanti.
Ordunque....ecco a voi.

>Dice Aribella: Una mia amica italiana che abita poco distante da casa mia (pure lei sposata con un danese e con una deliziosa bimba di un mese e mezzo) mi ha raccontato un episodio comico. Un suo amico (italiano) abitava se non sbaglio ad Århus e aveva una bellissima fidanzata danese. Vivevano insieme, e lei girava per casa scoreggiando senza ritegno; al che lui un giorno le ha fatto notare che, insomma, toglieva poesia al tutto questo suo movimento di panza sfacciato. Lei allora ha risposto che lui, al contrario, doveva esserne fieri perché significava che avevano raggiunto un’intimità talmente profonda che lei poteva essere sé stessa fino in fondo. E voi, siete voi stessi nello stesso modo con il vostro partner???????"

Dice Carlo Lock: se avessi una bella bionda danese che mi scoreggia in casa e mi dà quel tipo di giustificazione, dovrei valutare l'entità olfattiva del peto..In base a calcoli e a proporzioni potrei anche accettare senza problemi. La poesia non è soltanto lirismo, ricordiamocelo, esiste anche una poesia inesplorata del corpo.Non dimentichiamo poi che il binomio bellezza/odori corporei è un forte richiamo sessuale. La cultura italiana s'indirizza sempre verso il platonismo che esalta la purezza, lo spirito, l'incorporeo..Le questioni di culo infastidiscono non poco l' italiano medio, ma non ne approfondisco le ragioni, farei notte.

Dice Aribella: Io non so bene come funziona la scuola danese, ma basandomi su quello che vedo con la figlia di mio marito che vive con noi, i bambini non hanno quasi mai lezioni per casa. Ma come fanno ad imparare se non si esercitano? Come fanno a memorizzare quello che gli viene insegnato? Durante le vacanze estive (che sono relativamente previ - da fine giugno ad inizio agosto) non hanno compiti. Niente, manco un misero libro da leggere. Mah …. sarà……

Dice Carlo Lock: Aribella...ma che vacanze sono se si danno i compiti? Non avrai mica per modello quelle maestre italiane che urlano e trattano i bambini come durante un interrogatorio poliziesco? Hai ancora in mente il modello della "memorizzazione" libresca?...Evidentemente ci sono diversi modi di imparare, forse...

Dice Aribella: Per non parlare poi delle ragazze ipersupermega emancipate, l’uomo é un oggetto, un optional, vivono a mille all’ora e spesso hanno la puzza sotto il naso. Poi le si trova il fine settimana fuori dai pub, ciucche come non potete immaginare, e a 25/30 anni ne dimostrano come minimo 10 di piú. Ma che senso ha?

Risposta di Carlo Lock: Bè, la donna dall'aspetto maturo-emancipato ha il suo fascino, ecco un senso. Poi se è ciucca c'è più di una probabilità per farsela, no?? E poi vogliamo parlare delle nostre ragazze, che hanno la puzza sotto il naso sì, ma alcune non hanno nemmeno il contegno, il portamento per avercela? Sono delle tappette col culo sformato, molto spesso, se paragonate all'imponente fisico statuario di vichinghe, russe, olandesi.
In più noi abbiamo delle ragazze che vogliono fare le veline e che hanno solo nella testa il silicone e operazioni al seno (rivedete l'intervista a Giorgia Wurth), che è ben peggio di dimostrare dieci anni in più.
Risultato: le danesi emancipate hanno la puzza sotto il naso ma quando vogliono un uomo se lo prendono,vanno avanti tutta e se ne fregano di qualsiasi convenzione sociale. Le italiane? Hanno la puzza sotto il naso, si fanno avanti, ma poi devono ricordare all'uomo che si sono fatte avanti per sbaglio, che sono indecise..Spesso si conclude poco o chi conclude ha visto che c'è l'occasione buona e giusta (macchina, portafogli). In più le italiane imitano le colleghe danesi solo quando fa comodo a loro...spesso ritornano a essere le figlie di papà, protette da mammina o sognano un principe azzurro che non esiste. Sono quelle frustrate che hanno capito finalmente che all'uomo interessa solo la figa, ma ancora non lo vogliono accettare.

Dice Aribella: Insomma, non è semplice essere una mamma italiana in questo paese, anche perché lo sviluppo del nostro paese è considerato arretrato rispetto alla Danimarca di almeno 20 anni. Ok, ma almeno a casa mia mi hanno insegnato l’educazione!!!!!!!!!!!!!!!

Dice Carlo Lock: Il bon-ton varia da paese a paese..Non si può misurare la pacifica Danimarca col nostro spirito pidocchioso e bigotto, salutisti, precisini, ossessionati dai santi, dalle ricorrenze, dalla pulizia. Tempo fa scrissi un post sul bidè...Bè, chi non ha il bidè nel bagno (quasi tutta europa) è più zozzo di altri? Non mi sembra. O chi mangia cavallette è un pazzo? Certe cose fanno inorridire, non c'è che dire...Però anche noi facciamo la nostra parte, e già il fatto che abbiamo parlamentari plurinquisiti o sotto processo che non si dimettono e/o non vengono espulsi a forza è una vergogna che parla da sola e la maleducazione dei bambini o delle fidanzate è qualcosa di molto puerile e insignificante rispetto alle barbarie in cui si sta riversando questa povera Italia.
Ho detto tutto..e in più adesso stanno dando gli esiti delle elezioni regionali.
Buona serata.

sabato 27 marzo 2010

Video del giorno

...Dalla Svezia...i Katatonia. Per me ascoltare questo ritornello è come ritrovarsi in mare aperto, sbattere le braccia perché la riva la vedi è la......E intanto il cielo si oscura, ma tu ti senti inspiegabilmente felice.


You used to be like my twin
And all its been
Was it all for nothing
Are you strong when you're with him
The one who's placed you above us all




venerdì 26 marzo 2010

Santi, martiri e Santori

Nel panorama caotico e confuso del mondo dell'informazione dell' Italia di oggi esistono martiri, santi e i Michele Santoro. Sarà il senso comune, la saggezza di poi a stabilire dove ricadrà la reputazione di Santoro & company se sotto quella di martire o di eroe. A confronarsi coi dati d'ascolto e il 13% di share, pare che la manifestazione-trasmissione "Raiperunanotte" se la sia cavata alla stragrande. Ma penso che la guerra vera sia solo cominciata, ci vorrà ancora del tempo prima di restituire alla politica e all'informazione il suo giusto ruolo, allontanandola da quell'inghippo manicheo e personalistico Santoro-Berlusconi e i rispettivi "adepti"....La faccenda più grave è sbrogliare la filosofia settaria e clientelista dietro nemmeno più i partiti, ma intorno a persone, dove l'oggettività si è smarrita, sembra tutto un gioco di parte. Nemmeno l'evidenza dell'oggettività riesce a giocare il suo ruolo, è tutta una questione di rumori di pancia, di sangue nelle vene, come in un irrazionalismo trionfante soffocato dalle buone maniere, dai doppipetti blu.
E' merda in un vaso d'oro..Difficile poi distruggere l'oro, nevvero?

mercoledì 24 marzo 2010

La stanchezza

Sento grovigli di stanchezza elettrica che gonfiano noduli sulla mia pelle
sono un mostro bubbonico
nemmeno a letto riesco a posarmi....
Non riesco a posarmi per riposarmi
la zizzania dei miei volts
mi tiene sveglio
appoggiato a radiazioni da computer....
I noduli fanno male, molto male...
A volte avere un'anima è un grande peso....
pensare
respirare
accorgersi
trovarsi a vivere come essere umano.
La stanchezza umana è un martirio....

martedì 23 marzo 2010

Quando Claudio Bisio era in hit-parade

La più bella dichiarazione d'amore....tutta d'un fiato...


La bellezza hegeliana

Da sempre, dai "migliori" anni dell'adolescenza (migliori?? mah!) sento ripetere nella mia mente le solite frasi, consolatrici, ripatrici, di tanti disillusi e frustrati: non si è belli fuori, si è ricchi dentro; nella vita conta soprattutto la bellezza interiore.
Niente di più sbagliato!! Che cazzo è la "bellezza interiore"? Innanzitutto, come si può logicamente pensare che la bellezza (qualcosa di "senziente" che colpisce primariamente la vista) sia riposta in quell' "interiorità" così vaga e così confusa, un comparto invisibile. Certo, nell'invisibile si è un po' tutti uguali, è comodo dire di essere belli dentro, perché si può pure sbagliare, ma nessuno se ne può accorgere (almeno nei successivi cinque minuti).
La "bellezza interiore" è una favola-frottola di cui non frega niente a nessuno. Diciamo che la vera Bellezza (amesso che sia lecito parlare di bellezza umana), hegelianamente, consiste nell'unione di reale e razionale, di spirito e materia, di interiore ed esteriore. Non può esistere una "bellezza interiore" sbilanciata da una bruttezza esteriore e nemmeno non si può essere proporzionati "alla greca" ed essere rincitrulliti dentro. La bellezza deve vestire con grazia il corrispondente interiore, si è belli in un delicato e perfetto equilibrio tra il "dentro" e "il fuori". Ecco perchè, al limite, possiamo dire, che la bellezza sia così rara...
Una ragazza/un ragazzo semplicemente bella fuori e scema dentro è semplicemente un giocattolo sessuale; mentre invece la "bellezza interiore" pura e semplice non soddisfa ugualmente, priva di quell'immediatezza emotiva, di quel colpo al cuore, di quel "fulmine" accecante....Il brutto, bello interiormente, in fondo, è un cesso dall'anima bella.
La Bellezza è cosa rara ed è veramente un dono di Dio, ma si vede da fuori e da dentro.

mercoledì 17 marzo 2010

Aldo Busi questa sera all' Isola dei Famosi

C'è chi crede che l' Isola dei Famosi (come tutti i reality) sia solo una messinscena, composta da gente disposta a tutto per notorietà e danaro.
In effetti, sarà pure così...ma se facendo zapping, questa sera, qualche ora fa, rimango quasi "incantato" da un tentativo di sommossa organizzato da Aldo Busi contro la stucchevole Simona Ventura, bè, vero o finto che sia, lo show di Busi mi dà quei sani piaceri del vino in compagnia o del tifo allo stadio. Ho sempre stimato Aldo Busi prima di tutto come persona che come scrittore....Come scrittore non lo trovo interessante, come opinionista, come intellettuale generico, penso che qualche volta sia irresistibilmente eversivo e sincero, con l'intento di "scardinare" il senso comune, le regole del bon-ton: la sua ricercata volgarità, la sua ironia, la sua smaccata effeminatezza, la sua insistita testardaggine nel portare avanti una tesi scomoda di fronte ad insulti che piovono da ogni parte, le sue volute mancanze di rispetto..ecco..tutto questo fa di Busi un personaggio singolare e divertente. Ma il divertimento che suscita Busi è un divertimento che cela quasi sempre una denuncia, un compiaciuto tentativo di demistificare la realtà...come nel caso di questo passaggio televisivo, nel quale, finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di dire alla Ventura che l'italiano-medio è rappresentato dai partecipanti all' Isola dei Famosi, lo specchio dell'ignoranza, della meschinità e della volgarità degli italiani. Amo nutrirmi in questo periodo di sentimenti anti-italiani. Oggi essere anti-italiano è una delle poche forme di manifestare l'intelligente consapevolezza del progressismo e dell'oscurantismo al tempo stesso. Ma Busi chi è? E' chiaro che egli si è tirato fuori dal gruppo...come l'incapace di solidarizzare, come l'eterno bastian contrario. Bè, esiste anche chi vuole sabotare le compagnie, i gruppi. Io per esempio avrei la tendenza a sabotarle, soprattutto quando noto ipocrisia e desiderio di andare dietro a un carro, senza chiedersi dei perché. La compagnia, in fondo, è un salvagente con le spine.
Quindi, tornando a noi, ci troviamo di fronte due ipotesi: se Busi ha organizzato questo show contro la Ventura e i suoi co-naufraghi, bè, ci siamo comunque divertiti; se, invece le sue intenzioni erano serie.....lui è l'infiltrato d'eccezione, la "talpa" della situazione...E ce ne fossero come lui! Del resto, aveva dichiarato i suoi intenti prima di imbarcarsi sull' isola senza equivoci, quello di poter scuotere le coscienze (con buone o cattive maniere) e di portare avanti la sua crociata anti-clericale e anti-borghese.
Aldo Busi sarà sempre Aldo Busi. Certo, è chiaro che l' Italia ha bisogno di intellettuali meno folkloristici..Insomma, può coesistere serietà e comicità? Intenti rivoluzionari e intenti istrionico-estetizzanti? Può coesistere la cultura con il reality-show? E di quale cultura parliamo? Vi lascio stasera con questa riflessione ..Un momento...un momento: sono ripassato pochi minuti fa su Raidue e ho assistito nuovamente a una polemica di Busi e a una sua proposta di autoescludersi dall'Isola...
Busi...non perdere tempo a discutere con la Ventura, con la Rai...sei troppo intelligente. Hai fatto la tua parte. Ora è tempo di tornare.

domenica 14 marzo 2010

Giuseppe Grattacaso

Grattacaso...Grattacaso...Mi piacciono i nomi composti, i nomi composti sono già la poesia che il destino ci dedica.
Grattacaso è un poeta come lo è il suo nome...
Grattacaso...ma potrebbe esserci anche...

....Massatacco
....Rubapietra
....Ficcadenti
....Tagliavoce
....Fottipietro
....Granderutto
....Leccascoglio
....Testagatto
....Poggiacollo
....Toniolepido
....Gaioronco
....Brunomatto
....Squartasqualo
....Spaventalaquila
.....Alzagonna

.....Ma più di un nome, lancio una perla di saggezza di Grattacaso, tratta dal suo libro Confienze dei un luogo familiare.

Ma chi lo dice che saremo salvi/solo bruciando tra mille attività?/In ozio la barbaria è debellata/e la pigrizia da sempre è santità

sabato 13 marzo 2010

Ripensando a...quell' "ultimo bacio"

Ieri sera mentre mi sono messo a rivedere il film L'ultimo bacio mi sono detto: "Cazzo, però questo è un bel film". Che il regista Gabriele Muccino abbia bisogno di tempo per essere apprezzato? In realtà questo Ultimo bacio, col senno di poi, merita qualche riflessione in più, oggi più di un tempo. Tralasciando lo stanco seguito Baciami ancora, L'ultimo bacio segna l'arrivo al cinema che io chiamo delle "separazioni", una specie di neo-neo-realismo nel quale la plurivisitata tematica delle "corna" viene ad acquisire il tragico ruolo dell'impegno, della sincerità e della serietà. Per intenderci: Muccino, con L'ultimo bacio ha affrescato definitivamente la generazione dei trentenni che preferiscono tradire e separarsi, dando così l'impressione di "maturità", quando, invece, cinematograficamente questi giovani personaggi (e giovani registi, di conseguenza) hanno impestato il cinema di racconti a tinte fosche, che ripetono ormai (dall' Ultimo bacio in poi) sempre il solito canovaccio, cioè quello stillicidio di tira-e-molla, quel finto dolore cinico e un po' posticcio di chi si vuole lasciare. Non c'è che dire..L'ultimo bacio è l'affresco della cosiddetta generazione di bamboccioni, incapaci di qualsivoglia responsabilità, tuttora presenti in lungo e in largo. Mi domando se non sia meglio tornare a favole, a qualcosa che trascenda la realtà....rivoglio le care e vecchie "corna" di nascosto...e chi se ne fotte dell'ipocrisia! La realtà è già monotona, non deve diventarlo neanche il cinema. Le corna sono un modo per far ridere la gente....e direi che ormai essere "cornuto" sembra non più essere un insulto, visto che ci sono uomini che vogliono fare i "cornuti" intenzionali, i cuckold, quelli che addirittura vogliono subire l'affronto di vedere la propria donna scopata da un altro.
Basta guardare in fin dei conti L'ultimo bacio per comprendere perché le coppie non reggono..Anche il titolo è evocativo di rassegnazione e di mancanza di speranza...Praticamente stiamo parlando di un processo alle intenzioni alla maturità. E, quindi, mi confermo facente parte della generazione descritta da Muccino, quando penso che la maturità (borghese e decadente) offra pochi spazi al proprio estro infantile e al desiderio irrefrenabile di libertà.
Ma ciò che Muccino non ha fatto è descrivere in quale società viviamo, questo è un passaggio importante, una società in cui queste ultime generazioni sono solo in parte responsabili; non credo che il regista voglia essere così "impegnato" al punto da darsi al materialismo storico (però dovrebbe farlo). Quello che rimane è una impacciata nevrosi di fronte al futuro, con le solite promesse ipocrite piccolo-borghesi ("cambierò", "crescerò", "ora aspettiamo un figlio") e zero comicità.
O si cambia radicalmente, si salta il fosso, oppure si rimane bambini per sempre..Ma il destino di essere un "bambino" sviluppato con gli ormoni è quello di essere un puttaniere a vita e vivere nella felicità di esserlo, lontano da finti orizzonti di felicità e, soprattutto, di stabilità. Nell'Ultimo bacio c'è solo un personaggio marginale (il rasta) che sembra ricalcare questo ruolo e, tutto sommato, se la passa tranquillamente rispetto agli altri, ha trovato un suo equilibrio.
Ma, almeno cinematograficamente quello di Muccino è un film ben recitato, con buoni attori nel cast, Luigi Diberti, la Sandrelli, il compianto Piero Natoli, Pierfrancesco Favino...è un film che rimarrà comunque nella storia del cinema. Ecco, oggi volevo parlare di questo.
Vi regalo ora una delle più belle "scenate" d'amore del cinema contemporaneo, per le quali occorrono corde vocali e coglioni!



mercoledì 10 marzo 2010

Verginità anale

Non credo alla verginità comunemente intesa. Pochi, in verità, perdono la verginità, perché la vera, completa perdita di verginità è quella anale. In sostanza, se non si è superato il passaggio al lato B si è ancora fermi a uno stadio pregresso. Analizziamo ora il fenomeno sia dal punto di vista maschile che femminile. Cominciamo col dire che la verginità (comunemente intesa) maschile non si nota mai (o quasi), aggiungiamo pure che gli uomini completi sono quelli omosessuali o coloro che gradiscono la sodomia dalle donne. Tra le donne il fenomeno del sesso anale sta incrementandosi rispetto a un tempo; fare l'amore analmente è la forma più totale del possesso dell'altro (e quindi anche di dono incondizionato), non è quindi solo una questione di "buchi fisici" per i quali vale il detto "non c'è due senza tre": superata la bocca, la vagina..cosa rimane? Insomma, è un peccato farsi indietro di fronte a un buco mancante, no? Per la Chiesa, per un maldestro gioco di parole, il peccato è farsi da dietro, il problema della perdita della verginità si risolve nella sola perdita dell' imene. Le povere fedelissime (e ce ne sono) che si ritengono vergini sperimentando solo sesso anale fanno solo un buco nell'acqua (sempre di buchi si parla), ma il preservare la verginità vaginale a sfavore di quella anale è solo una contraddizione in termini. Insomma, si è sempre donne a metà. E pur sempre peccatrici di sodomìa. D'altro canto perdere l'imene ci fa rimenere comunque vergini, come ho già ribadito. Insomma, a me piacciono le donne "totali" e "totalizzanti"..ma penso sia chiaro questo, no?

Stadio contra Berlusca

Riporto ufficialmente un link di Youtube, "uploadato" da un certo rambosly89, un video-montaggio nel quale viene impiegata una famosa e provocatoria canzone del gruppo Stadio (capirete immediatamente qual è). Un video che fa ridere, fa piangere, fa sganassare, fa vergognare, indigna o fa godere le menti. Un video, che nel bene o nel male, non lascia indifferenti e denota comunque, in ogni caso, una buona dose di creatività.


lunedì 8 marzo 2010

Un grazie a Jessica Polsky

Grazie a Jessica Polsky per essere passata dal mio blog e grazie di avere doverosamente precisato il senso delle sue affermazioni comparse durante l'intervista a Giorgia Würth (leggete il suo articolato commento).
Trovo molto bella l'idea che la gente dello spettacolo debba accontentare il pubblico secondo "standard" di qualità, è un discorso che oltre all'intelligenza valorizza soprattutto la professionalità e la competenza. Oggi, purtroppo, si va nella direzione opposta, spesso ci si inventa "artisti" o si pretende di diventarlo con le semplici apparizioni televisive.
Per un momento ho voluto credere che questo circolo esistesse (una pura fantasia), quasi voler pensare che ci fosse qualcuno che portasse avanti un certo discorso di "etica" e di professionalità nel mondo dell'arte e dello spettacolo, un'iniziativa provocatoria, che comunque avrebbe contribuito a scuotere le coscienze, abbastanza livellate da tutto ciò che ci propina la tv e il cinema.
In ogni caso, sono contento di avere incontrato due personalità come Jessica e Giorgia.
Grazie ancora e continuate a seguirmi, mi farà piacere.
Carlo Lock.

sabato 6 marzo 2010

INTERVISTA A GIORGIA WÜRTH

Marzo è donna, siamo vicini all' 8 marzo. Come già anticipato,non poteva, dunque mancare, in questo mese, un’intervista tutta al femminile, quella di Giorgia Würth, un volto fresco, una mente intelligente, una fama in espansione.
Giorgia, nata a Genova nel 1979, è stata annunciatrice per Raitre, dal 2006 passa al cinema, con Dark resurrection, cortometraggio di fantascienza ispirato al classico Guerre stellari e con Tagliare le parti in grigio di V. Rifranti, premiato come miglior opera prima al Festival di Locarno. Dopo essersi occupata anche di teatro, si è imposta al vasto pubblico prima con una parte nella fiction Un medico in famiglia e poi, di seguito, con la discussa mini-serie Moana (lei nel ruolo di Cicciolina) e con il film campione d’incassi Ex, diretto da Fausto Brizzi. Da gennaio 2010 ha pubblicato un libro per Fazi Editore,Tutta da rifare, che ora sta promuovendo in tutta Italia. La sua corta, ma promettente carriera è molto poliedrica, ci sarebbero state molte domande da farle, anche perché Giorgia è molto disponibile e simpatica. Ci diamo appuntamento, il 24 febbraio, in una libreria milanese, una nuova tappa del suo tour. Lei è una ragazza molto professionale, ma, di certo, non si risparmia in battute, spiritosaggini, ha sagacia, è brillante e una buona dose di ironia che non guasta mai.

D: Giorgia, la geografia della tua vita è piuttosta complessa: nasci a Genova, hai un cognome tedesco, studi a Milano, poi ti trasferisci a Roma e cominci la carriera nel mondo dello spettacolo….
R: Sì, ho un cognome un po’ strano, perché mio padre è di Zurigo, viene da lì, ma abita ora in Canton Ticino. Ho molti parenti in Svizzera tedesca, ma conosco anche il Ticino.
D: Ricordiamo intanto che tu recentemente hai girato anche un film insieme ad Alessio Boni proprio in Ticino, Sinestesia, e che ora stai aspettando di ritirare un premio proprio là...
R: Il punto è che non so lo ritirerò, sono candidata come miglior attrice agli Oscar svizzeri, proprio per questa mia doppia nazionalità. Questa cosa è arrivata inaspettata e mi riempie di gioia.

D: Ma al di là di quello che la Svizzera ti può offrire sul piano professionale, qual è il tuo intimo rapporto con le tue radici?

R: Mah…. sicuramente di grande amore. Probabilmente però non vivrei in Ticino, mi annoierei moltissimo. Zurigo, invece, oltre a essere stupenda, è una città con molta cultura, con molto fermento, ci sono dei gay-pride bellissimi. Però, è soprattutto sul lavoro che l’adoro: cioè, vorrei che anche qui in Italia si lavorasse come là. Noi avevamo sul set il produttore che ci portava i piatti di pasta al tavolo. Non se la tirano, sono tutti allo stesso livello, poi sono tutti poliglotti ed è bello questo, no?

D: E Milano? Cosa ti ha dato Milano? Nel tuo libro ne parli male..

R: Sicuramente Milano ha una vita ben organizzata, le cose funzionano abbastanza bene, non come in Svizzera, ma è pur sempre vicina. Dal punto di vista lavorativo si lavora meglio a Milano, poi là ho fatto, appunto, una tesi sul cinema, ho fatto anche un cortometraggio.Ma adesso che mi sono trasferita a Roma, in effetti, non tornerei più a Milano…Roma è talmente bella che le perdoni tutto.
D: Qual era l’argomento della tua tesi?
R: La soggettiva nel cinema, per scienze della comunicazione.
D: Veniamo a parlare di un personaggio che ti ha messo in evidenza al grande pubblico, quello più nazionalpopolare, la Valentina di Un medico in famiglia, questa conturbante ragazza dai capelli rossi, che fa una corte disperata a Guido-Pietro Sermonti. Pur avendo un ruolo marginale, in realtà è fondamentale, perché per così dire “ribalta” tutta l’azione, in quanto mette in crisi il rapporto di coppia tra Guido e Maria, dà una svolta significativa alla storia…
R: Quella zoccola!!! Io ti dico in verità, come spettatrice, io tifavo proprio per Maria.

D: Ma per una come te si può anche sfasciare i matrimoni..Io avrei tifato per Valentina in ogni caso.

R: Grazie. E saresti stato uno dei pochi. Pochi ma buoni.

D: Passiamo ad un altro lavoro, diametralmente opposto, e sicuramente, un po’ meno per famiglie…La fiction Moana e tu nel ruolo di Cicciolina…..
R: In realtà volevo fare la parte di Moana, Cicciolina è un personaggio che non è nelle mie corde e non ha nulla di me. Però, alla fine, sono stata felice di averlo fatto, tutto è stato molto stimolante, una grande sfida, proprio perché è stata la prima volta che ho interpretato un personaggio che con me non ha niente a che fare.
D: E come ti sei immedesimata nella parte? Suppongo che sia stato molto diffcile e immagino tu abbia visto tutti i suoi film hard....

R: Ho guardato sue interviste, sue fotografie, ho parlato con persone del suo ambiente, che ne sanno tante. Mi sono documentata molto anche perché non solo la Staller è un personaggio molto diverso di me, ma è un personaggio reale e vivente. Quindi ho cercato di essere più realistica possibile. Sì, naturalmente ho visto anche i suoi hard, ma non tutti, solo alcuni tra i più significativi che servivano al racconto, tra cui Cicciolina e Moana ai mondiali, una trama lineare, che considero un cult e consiglio a tutti di vedere.

D: Domanda di rito: un film con Tinto Brass lo faresti?

R: Dipende dalla sceneggiatura.. Tinto Brass è un regista bravissimo a livello visivo, ma fa un genere di film che non è per tutti. Se trovassi particolarmente bella la sceneggiatura, perché no? Non ho problemi col nudo, non avrei fatto l’attrice se no.
D: Veniamo ora al presente, un presente che ti vede coinvolta con la scrittura. Tutta da rifare è un libro sulle operazioni di chirurgia plastica, un titolo evocativo di un certo mondo dello spettacolo e di una certa mentalità femminile….
R: Il titolo non si riferisce solo all’aspetto fisico. “Tutta da rifare” è la testa della prostagonista, questa Sole, una ragazzina che non riesce veramente, mai in ogni momento della sua vita, ad accettarsi e a fare i conti con se stessa. Volevo raccontare la storia di due persone assolutamente normali, dall'adolescenza alla maturità, dove non c’è accezione negativa nel concetto di “normalità”. Sole e Lorenzo si conoscono il primo giorno di scuola in prima media, si annusano e in un certo senso si riconoscono, lui trova in lei l’anima gemella. Ma mentre lui è cosciente di questa condizione di “normalità”, bassino, senza genitori, usa le sue carenze per far breccia nel cuore delle ragazze, lei, invece, vuole cambiare fin da subito, non accetta la realtà “normale” e vuole cambiare attraverso il suo corpo, per ottenere la voglia di essere amata o desiderata. E questo cambiamento Sole lo intravede nella chirurgia estetica. In realtà questo non è un libro sulla chirurgia, ma un libro su una delle tante dipendenze del giorno d’oggi.
D: Ma perché hai scelto proprio questo argomento per scrivere un libro? Forse ti ha condizionato vivere e lavorare in un certo ambiente dove se ne parla spesso?
R: Ho scelto questo argomento perché mi risulta che nella narrativa italiana non sia stato ancora affrontato e poi perché è un fenomeno in incremento pazzesco, soprattutto tra le giovanissime e quindi lo spunto è venuto da un fatto di cronaca, un articolo su un quotidiano che raccontava di queste ragazzine che a diciotto anni chiedono un seno nuovo come regalo di maturità o di compleanno.

D: Ho letto il libro e mi è piaciuto e trovo che comunque l’aspetto della corporeità sia presente anche quando non strettamente legato alla chirurgia estetica. Il corpo (c’è un passaggio che si svolge in un campo nudista) e poi, gli odori, i secreti (in particolare il sangue), sono presenti fin dalle prime pagine. C’è un passaggio che mi ha colpito e che riporto integralmente, è Sole, che parla in prima persona: Se fossi un vampiro, invece, del collo, mi piazzerei tra le gambe di una donna e ci resterei per tutti i giorni delle mestruazioni. Non sei la prima scrittrice in Europa che mette nella bocca e nei pensieri di una donna questi argomenti..Charlotte Roche in Zone umide, parla addirittura di una ragazzina che, oltre alle mestruazioni, ama le proprie emorroidi come un feticcio. Ecco, secondo te, questo amore, quasi erotico, per il sangue, per le secrezioni, è un fatto reale nella vita di una donna o è un modo provocatorio di sfidare certi tabù della sessualità femminile non ancora abbattuti?

R: Mi sembra un po’ esagerato dire di amare il sangue. Ecco, sicuramente noi donne ci sentiamo più a nostro agio, semplicemente perché il sangue fa parte di noi fisiologicamente, non solo durante il ciclo mestruale, ma quando dobbiamo partorire e poi per me il sangue è un elemento vitale, quello che ha più a che fare con la vita e con la morte insieme, c’è un sottile confine che mi affascina molto. Secondo me sono più gli uomini ad aver schifo del sangue, ma è chiaro che non si può generalizzare. Non ho letto il libro di Charlotte Roche, però, in generale, penso sia interessante esplorare il proprio corpo senza tabù, ad esempio i peli, la ceretta, le mestruazioni…A questo proposito, nel libro ho usato uno stile diretto, basico, senza le sovrastrutture mentali femminili, forse perché invidio molto voi maschi, vorrei rinascere maschio, se potessi.
D: Visto che abbiamo parlato di sangue, parliamo anche di un altro regista visionario italiano che però rappresenta stavolta, non Eros ma Thanatos: Dario Argento….Ti vedo bene in un suo film. Accetteresti?
R: Ma certo! Ma, anche qui, dipende dalla sceneggiatura ovviamente.

D: Hai molti progetti in cantiere, tra cui, ricordiamo, un nuovo film di Brizzi, Maschi contro femmine. Ritornerai a scrivere dopo Tutta da rifare?

R: Per me la scrittura è un’esigenza, scrivo sempre, anche sui biglietti dei treni. Adesso ho molte turbolenze in testa, ma non ho un soggetto preciso e definito. Ho in mente però tre argomenti che mi stimolano più di altri, uno è una storia di gravidanza, uno invece è una commedia romantica di fantascienza e il terzo, infine, una storia di amore e sesso tra due persone anziane.
R: Un’ultima curiosità: la tua amica e collega Jessica Polsky ti ha incluso nel “circolo delle attrici intelligenti”. E’ stata una provocazione, una boutade oppure questo circolo esiste?

D: Non so proprio….Forse lei si riferiva alla sua esperienza e magari ribadiva che non sono in tante le attrici che sono particolarmente intelligenti o con la testa. Io, però, non sono d’accordo, penso che nella nostra ultima generazione ci sono attrici assolutamente intelligenti. Apprezzo molto le donne che non si pongono in rivalità e Jessica ha fatto quel discorso in amicizia, lei sa porsi proprio come complice e in questo è straordinaria.

D: Grazie, per la tua disponibilità Giorgia, a risentirci.
R: Grazie a te.




Video del giorno

Dal nuovo album Black light del duo house inglese Groove amada, con la voce del mitico Brian Ferry, un sound patinato, disco-ambient, in perfetto stile anni '80.


giovedì 4 marzo 2010

Storie che finiscono

Si gioca a pensare alla fine di una storia di vita, si è molto creativi in tutto questo, perché si pensa che se ogni cosa ha un inizio deve avere per forza una fine, qualcosa che mette un punto, un freno.
Ma ciò che è più beffardo è quando la storia diventa una retta infinita o quando è inghiottita nel nulla, assorbita da chissà quali forze misteriose.
Forse però così si vive la delusione infinita dei non veggenti. Forse a essere un veggente non c'è gusto, è vivere una vita videoregistrata.
Il dolore e la delusione fa sempre risorgere.

Il musicista ballerino

Sono come un musicista ballerino che non sa ballare..
Tengo dentro le misure e i ritmi della vita,
ma rimango composto nella quiete
e scomposto nel movimento.