domenica 28 febbraio 2010

Simon Boswell suite

Simon Boswell è un compositore inglese, con un passato di punk e glam-power-pop (la sua prima band si chiamava Advertising e omaggiava Andy Warhol e i Velvet Underground).
In Italia si è distinto anche compositore di colonne sonore, in particolare per Dario Argento, Alejandro Jodorowski, Lamberto Bava.
Ho ripescato, per l'occasione, una suite interessante di Boswell, tratta dal soundtrack del film Le foto di gioia (1987), di Lamberto Bava, un film soltanto ricordato per le grazie e la recitazione (pessima) di Serena Grandi. Che il film fosse deboluccio lo si era capito, ma, in ogni caso, è un buon esperimento di thriller erotico anni '80 (più morbosamente erotico che thriller). Le musiche di Boswell erano uno dei pochi pezzi forti di questa pellicola, oggi ritrovate su Youtube, con un malaugurato remixaggio ad opera di Roger Conrad che ha voluto nuovamente la partecipazione della Grandi a recitare alcuni passi ad accompagnare i brani, passi che dovrebbero mettere più paura, ma non fanno che "disturbare" la composizione, come se la voce della mamma o della fidanzata si fosse intromessa per sbaglio nella registrazione.
Giudicate voi, anche se la musica di Boswell è sempre la stessa ed è molto bella, nel suo genere.





sabato 27 febbraio 2010

Assassino del tempo

Il mio tempo s'inscrive nel progetto della sua morte stessa.
Praticamente sono un assassino del tempo.
Ammazzare il tempo è l'unico omicidio consentito, che io sappia.

mercoledì 24 febbraio 2010

Filosofia di un muratore

"La felicità non ha un traguardo, è già un traguardo per l'uomo".
(Un muratore italiano davanti a me, in mensa).
Amo questa filosofia da strada, lontana dal baronismo cattedratico, dalle pagine ingiallite e dai cervelli incrinati dall'eccessiva concentrazione.
La saggezza è di pochi, la sapienza posticcia di molti.

lunedì 22 febbraio 2010

Ci rivediamo...ieri

Primavera 1986. Di passaggio, a mezzogiorno, sulla Rai, Enrica Bonaccorti presentava Luciano Rossi (non Vasco, sottolineo), che ai tempi era un po' tramontato dal podio, cantautore romano popolare, forse un po' lontano dallo stile di questo blog, ma io ospito tutti....Canzone: Ci vediamo domani, parole semplici, effetto melodico. Per anni mi rimase impressa questa frase: Allora che fai qui come un cretino?, sotto il portone che chiude e riapre ogni mattino, per anni sono stato sedotto da questo "cretino" sotto il portone, che non si convince che un amore è finito o comunque non c'è speranza di ottenerlo o recuperarlo. E subito dopo da questo ritornello enfatico, Ci vediamo domani se l'amore poi passerà, come se questo amore fosse una malattia, come se il vedersi domani fosse l'eterna promessa del riuscire a volgere una pagina pesante, faticosa da sollevare....Ma sempre e comunque: ci vediamo domani, è sempre facile vedersi domani, ed è una promessa tranquillizzante, l'esserci certo nello spazio e nel tempo, con quel tocco di vigliaccheria, ci vediamo domani perché oggi non ho voglia o di generosità (ti vedo domani perché rispetto la tua malattia d'amore, non posso vederti così oggi).
Oppure un invito generazionale, di speranza. Il "noi" è il "noi" di tutti i cretini....Ci vediamo domani anche nella storia. Ed oggi, dopo tantissimi anni, aver riscoperto questa canzone su Youtube, mi procura anche un poco di commozione, potrei dire, "ci rivediamo ieri", perché il domani si è già trasformato nell'oggi....Ecco, questa promessa musicale che mi legava da tempo a quell'esibizione televisiva è stata mantenuta.
Ma i cretini sotto i portoni ci sono sempre..da questo punto di vista il sottoscritto ha un quoziente intellettivo bassissimo.....però vale sempre la pena di dire "ci vediamo domani", perché la vita deve vincere, non può vincere l'amore sfinito e sfibrato che ci distrugge a ogni nostro passo, a ogni nostro discorso.
Perché ricordo questa canzone proprio oggi, vi domanderete...Bè, forse perché, tra le altre cose, risponde al vecchio stile di comporre le canzoni sanremesi (pur non c'entrando con il festival) e, dato che, comunque, si è parlato fino alla nausea di questa manifestazione schifosa del 2010 (seguita dal pubblico, ma schifosa ugualmente, sorvoliamo), che cos'è una promessa di primavera (ne abbiamo bisogno) se non accompagnata da una vera canzone sanremese? Coraggio, allontanatevi dal portone e correte a comprare l'ultimo 45 giri di Luciano Rossi, là a quel negozio all'angolo, dite al commesso: "Ci vediamo domani".
La mia è un'operazione nostalgica? No, semmai rivoluzionaria, di sensibilizzazione....Però la nostra voce, deve uscire...sono in tanti (anche i giovani) che vorrebbero riascoltare, rivedere pubblicata una canzone simile a questa (non proprio così, ma che almeno si possa cantare) e che abbia almeno un testo su cui è possibile fare una riflessione. Cosa c'è da riflettere su Valerio Scanu? Su quanti laghi è possibile fare l'amore?
Ragazzi, vediamoci domani, perché il "ieri" (scusate la cacofonia) ci guarda soltanto per provocarci, ma il futuro è in nostro pugno.
Qui sotto la canzone tratta da Youtube, purtroppo tagliata inspiegabilmente da chi ha pensato di postarla (mannaggia a lui!)






Per dovere di cronaca, qui sotto il Luciano Rossi più noto, quello di "Ammazzate Oh!".

La canzone è del 1974, non del '76 come riportato.


sabato 20 febbraio 2010

venerdì 19 febbraio 2010

Musica pre-De Filippi

..Quando non avevano ancora "inventato" "Amici" di Maria De Filippi.








Il vero sesso

Il vero sesso è la libertà degli istinti senza fare del male a nessuno.

C. Lock

domenica 14 febbraio 2010

"Io, loro e Lara"

Tra le novità cinematografiche degli ultimi mesi, l'ultimo film di Verdone (Io, loro e Lara) pare ristabilire un vecchio equilibrio che il regista aveva rotto, quello del garbo, del lieve. L'ennesima figura di sacerdote (a lui cara) è affrontata con una sicurezza di anzianità professionale che la colloca a metà tra il gradevole, il buono e il realismo. Questa volta non vediamo un Verdone macchiettistico e nemmeno cinico, vediamo un Verdone coi piedi per terra, che cerca di rappresentare il sacerdozio moderno in modo obiettivo, senza mortificare il ruolo della Chiesa, ma senza eccedere nella retorica.
Insomma, si può provare ammirazione per questo padre Carlo e l'intreccio dei personaggi è ben orchestrato. Di certo i fedelissimi di Verdone non possono pensare di sedersi sulla poltrona del cinema e ridere a crepapelle, ma ormai credo che la maggior parte degli italiani abbia visto il film o ne abbia sentito parlare, della storia di questa famiglia, il vecchietto che sposa la badante ucraina, la sorella con la figlia "emo" (look "Tokio Hotel"), il fratello cocainomane e..infine Lara (Laura Chiatti), superficialmente considerata una "troietta" mangiasoldi, ma, in realtà, con un grave problema familiare che le pesa addosso con una spada di Damocle.
Ho sempre amato "Lara" e la Chiatti, secondo me, dà un volto degno a questo nome. Una "Lara", non può che essere una bella ragazza.....
"In ogni nome c'è il suo destino" (giusto per citare il Manuel Fantoni di Borotalco)...ed anche in quello di Lara ce n'è uno....(almeno per il sottoscritto).
E naturalmente padre Carlo Verdone scivolerà in tentazione, ma non perderà la castità e rimarrà sempre obbediente ai voti...Il finale non è così nichilista come la Chiesa stessa ha voluto far credere. Abbiamo avuto stagioni più aride e acide nel Verdone attore e regista...Prendiamolo e accogliamolo bene per quel che sa darci oggi.



venerdì 12 febbraio 2010

I metallari

Da sempre vivo un rapporto strano con i metallari, cioè non con la musica "metal", ma con gli ascoltatori assidui o fanatici di tale genere. Essere un metallaro è quindi uno stratagemma culturale per siglare un senso di appartenenza a qualcosa e distinguersi dagli altri, penso che sia questa la grande differenza con l'ascoltatore-medio di musica, quello che spazia in tutte le forme di composizioni e livelli.
Fare parte di una sottocultura o di un gruppo sociale ristretto con interessi partigiani o elitari equivale quasi sempre a rimarcare fortemente la differenza con gli altri, dunque, a ghettizzarsi in un universo "incompreso". E' abbastanza facile che, a partire da queste condizioni, nascano sentimenti di rivalsa, per non dire di odio, verso la "massa dominante". Quindi, è chiaro, in questo caso, la musica diventa per forza fonte di discordia, dove ognuno esprime la sua "volontà di potenza". I metallari storicamente odiano l'house, la musica commerciale (ancor di più se è italiana), i discotecari odiano invece i metallari.
Si può dimostrare oggettivamente la qualità della musica, ma non dimostrare scientificamente un motivo d'odio, che pure può esserci come sentimento, come moto dell'anima insopprimibile. Tutti hanno diritto di essere rispettati nelle loro scelte musicali, si può non digerire qualche artista, ma non si può canzonare chi lo ama. Io non odio i metallari, non sono di quei rozzi che pensano che siano tutti satanisti, però credo che i metallari veri, dovrebbero spiegarsi un po' di più alla gente..Si può avere la puzza sotto il naso e considerarsi isolati solo se si fa capire agli altri quali sono le reali motivazioni nel farlo. E allora si può passare da un'intenzione estetico-musicale a una motivazione politica...Dire che il metal è musica superiore alle altre perchè discende dalla musica classica (scusa spesso addotta da molti miei amici) è un'argomentazione debole e ovvia, com'è debole essere convinti che la musica da discoteca non abbia nulla di buono..Bisogna vedere di "quale" musica si parla.
La musica metal non ha nulla di diverso rispetto al resto della musica, forse è la filosofia che ci sta dietro a non essere compresa o, per meglio dire, a essere poco chiara, una filosofia che va al di là dei testi delle canzoni, è la filosofia del rapporto sociale con gli altri. Il problema riguarda i metallari, non il metal....Di fatto, io ascolto il metal ma per questo non vorrò mai esserne un seguace, se questo significa avere le borchie, il chiodo, i tatuaggi e i capelli lunghi..l'omologazione non mi è mai appartenuta e mai mi apparterrà totalmente. Mi diverte un po', ma poi mi stufa. Superata la fase iniziale, di ebbrezza estetica, di ebbrezza nel sentirsi amati da una nuova famiglia, rimane poi il cogliere le vere differenze che ci contraddistinguono, le contraddizioni che scoppiano all'interno di un progetto organizzato.
Dietro l'omologazione c'è sempre il rischio dell'alienazione, dello schiacciare dentro una maschera la libera espressione di una personalità, sempre diversa da un'altra.
Una qualunque fede non si dimostra con l'esteriorità, almeno la penso così. Vestirsi in un modo per essere "accettati" va contro la mia etica...io non sopporto le comunità, i gruppi...non ho mai avuto un gruppo, non riesco mai a inserirmi in una comunità, sono un cane sciolto.
Il "gruppo" è un concetto adolescenziale....Io ho sempre detestato l'adolescenza come fase della vita.
Il coraggio del vivere è vivere questa avventura da soli.
Una lancia a favore dei metallari però la spezzo: secondo una ricerca condotta presso l'università inglese di Warwick si evince che essi siano mediamente più intelligenti degli altri, per via della loro incapacità di adattarsi o inserirsi nella società; sceglierebbero quindi una musica che sia sinonimo di protesta e provocazione. Provocare va benissimo..ma la provocazione "seria" deve avere uno scopo rivoluzionario e scontrarsi col sistema..Bisogna risvegliare il "sistema"...se i metallari o i gruppi metal, "seri", quelli nordeuropei, si facessero notare di più, con metodi che solo loro possono trovare, verrebbero compresi meglio e rispettati di più da chi crede che facciano musica tutta uguale. Non è vero che fanno musica tutta uguale, per esempio!
In fondo un pensiero, una musica, una filosofia è fatta per essere divulgata. E' comodo suonare per "adepti" che ti apprezzeranno sempre e comunque. Questo è un problema, però, che riguarda però qualsiasi sottocultura che ha optato per la scelta "underground" di esclusione dal sistema....Scelta sacrosanta, ma che, poi, come tutte le cose, ha le sue conseguenze.
Ed ora un bonario "insulto" ai metallari....So che non appezzeranno Ivan Graziani, ma, è l'unico che intelligentemente, si è sprecato parlando di loro in una canzone.


giovedì 11 febbraio 2010

Video del giorno

Una canzone da "autostrada" che si infila nei paesaggi, corre, fugge, sicura verso la meta. Loro sono i mitici Alan Parsons Project.
Grazie all'autore di questo video.



martedì 9 febbraio 2010

"I pensieri sono le mie puttane"

"I pensieri sono le mie puttane", è un aforisma che mi tormenta da ieri: così comincia uno dei più bei dialoghi filosofici di Denis Diderot, Le neveu de Rameau, poche righe criptiche che nascondono l'essenza della natura del pensiero, la volubilità, ed io sono il protettore di questi pensieri, poi lascio andare queste mie cose dove vogliono, finché qualcuno se ne appropria..E nel frattempo io ricerco e ricerco, la mia mente corre dietro alla vita come a sottane di ragazzine, i pensieri mi si attaccano addosso, poi se ne vanno, poi corro a riprenderli.
La mia mente è il "magnaccia" dei miei pensieri, che sono puttane. W la libertà di correre, di volare.

venerdì 5 febbraio 2010

Il caso Morgan

Neanche a farlo apposta, ho nominato qualche giorno fa Sanremo e già sono piovute polemiche per l'ormai noto caso di Morgan e le sue dichiarazioni a "Max", l'ennesima prova che in questo Paese ci sia uno strisciante controllo morale e politico sul libero pensiero.
Morgan ha fatto il cattivo bambino e quindi, in castigo, niente Sanremo! Ormai il verdetto dei vertici Rai è definitivo e Morgan ha fatto l'abiura e il mea-culpa televisivo, nel tentativo di muovere a compassione il Cda che gli ha impedito di gareggiare al festival (qui, davvero ha commesso un autogol, è il caso di dirlo), come se il fatto di poter cantare una canzone abbia a che fare con l'assunzione privata di stupefacenti...Mah!
Si parla e si parla (Giovanardi, il ministro Meloni e Gasparri in testa) di cattivi esempi. Di cattivi esempi è piena la televisione e i giornali, cari signori, ed è inutile dire che il compito di un artista non è quello di "educare", ma di esprimersi. A quante persone bisognerebbe allora tappare la bocca in Italia!! E' indubbio che gli antidepressivi siano comunque sostanze nocive per l'organismo, solo che legali e ammesse dal senso comune. Morgan ha dichiarato di prendere la cocaina a scopo terapeutico, senza ombra di equivoci. Fine.
Ricordo, inoltre, che lo stesso Morgan si presentò a Sanremo coi Bluvertigo nel 2001 presentando la "scandalosa" canzone L'assenzio, che parlava anche di marijuana e roba varia..Il ritornello, non a caso, recitava: Fanno bene fanno male, sto bene sto male. Allora però nessuna voce si levò, come non ci furono grossi problemi per altri "cattivi" esempi dell' Ariston: Vasco Rossi in testa, poi la Mannoia che in Caffé nero bollente inneggiava alla masturbazione femminile, Loredana Bertè. A quei tempi era "permesso" cantare argomenti scomodi, oggi diventa problematico fare una dichiarazione su un mensile scandalistico, con una certa linea editoriale (non da educande, ricordo) che, a ben guardare, con Sanremo non ha nulla a che fare.
Ma ora che sta succedendo?
E per tagliare la testa al toro, anni fa quando mi trovavo in una aula di studenti liceali a fare una supplenza, un ragazzino mi disse: "Vasco è uno sfigato". Deduco quindi, da questa dichiarazione, che aggrapparsi ancora al "cattivo esempio" traviatore sia un tantino ipocrita al giorno d'oggi. La realtà funziona in modo diverso e i problemi sono altri, solo che non interessano a nessuno. Questa è la verità.
Invitiamo pure Morgan a "Porta a Porta", ma tanto la gente continua a drogarsi, anche senza le sue scuse pubbliche.
Mi scuso per questo intervento, ora passeremo a cose più serie.



giovedì 4 febbraio 2010

Dieci anni fa con "Latte e miele"

Eh sì, pensandoci bene è il caso di dirlo: sono passati dieci anni da quando ho scoperto la radio, o per meglio, ad ascoltarla assiduamente. La mia radio-mania durò almeno tre o quattro anni, poi questa smania si è un dileguata lentamente.
La prima emittente che mi ha tenuto a battesimo è stata "Latte e miele", nel 1990, ai tempi una radio molto "casalinga" di Bologna che trasmette solo musica italiana , oggi diventata un network.
L'altra sera, poiché amo le ricorrenze, mi sono sdraiato sul letto e mi ci sono sintonizzato. Dopo dieci anni la selezione delle canzoni ha sempre lo stesso spirito, cercando di trovare un giusto equilibrio tra il vecchio e il nuovo e tra generi diversi; sempre musica italiana, ma, soprattutto per quel riguarda le nuove uscite, meno sfacciatamente commerciali di Radio Italia-Solo Musica Italiana, che ama spesso programmare gente di "Amici", "X-factor", cioè i fighetti che cantano con la faccia e non con la genialità.
E' interessante constatare come "Latte miele" abbia conservato il vecchio spirito, pur con i dovuti aggiornamenti e con l'inserzione di rubriche, a mio avviso più interessanti di "Radio Italia", che, invece, sembra aver sposato una linea di programmazione promozionale, più che di vero intrattenimento e, nonostante le interviste ai cantanti, che possono magari apparire interessanti, l'aria che si respira oggi si è fatta via via più "modaiola" nel corso degli anni, con predilezione per le novità (commerciali). Ma al di là dei criteri di programmazione, che sono un argomento tutto sommato futile, ciò di cui m'interessa farvi partecipi è lo spirito che mi ha colto nello scoprire la radio, uno spirito da juke-box e nello stesso tempo un processo di sedimentazione legato alla musica, fatto di introiezioni di voci, di epoche, di scoperte. Ho sempre trovato fantastico rimanere folgorato per radio da una canzone senza saperne il titolo o l'autore e vivere, poi, nel corso dei giorni, magari dei mesi o degli anni appeso alla speranza di "conoscerla" (anche in senso biblico), masticarla, possederla: questa speranza di afferrare l'ignoto, dandosi dei progetti, un programma di azione...Oggigiorno tutto questo si è ridimensionato drasticamente, basta andare su Google, digitare anche una semplice frase del testo e qualcosa viene sempre fuori...Con ricerche appropriate si può subito risalire alla canzone e magari anche scaricarla subito tramite Youtube o un programma di peer-to-peer. Allora no, si poteva ancora sudare di speranza....
Non solo: ma fare una richiesta per telefono era fin più facile. Ricordo ancora, sempre nel 1990, che avevo quasi fatto amicizia con una centralinista di "Latte e miele", chiamavo sempre di mattina o in orari "morti", lei ormai aveva quasi imparato i miei gusti, dopo tre o quattro richieste..e poi magari quando già mi diceva che il disco prescelto non si trovava, me ne proponeva un altro e si contrattava insieme.
Sì, per un periodo "Latte e miele" mi ha tenuto compagnia, soprattutto quando nel tardo pomeriggio delle giornate d'autunno, dovevo finire i compiti..ma anche durante quei giorni inutili, che devi riempire in qualche modo. Il 1° maggio del '90 rimasi in casa tutto il giorno, fuori c'era una giornata di sole splendente, cielo terso, temperatura mite..ma io dalle due del pomeriggio fino a cena rimasi attaccato alla radio..e a distanza di tempo penso che quel giorno di festa è stato uno dei più belli, degno di essere ricordato.
Molta della mia conoscenza musicale italiana e non risale a quegli anni fitti fitti di radio, nei quali registravo pure le canzoni....riempivo cassette e cassette (quando riuscivo ad arrivare nei tempi giusti prima che la canzone fosse già partita da un pezzo).
Qualche sera fa mi sono detto: "ma io in fondo ho perso questa abitudine della radio, di questa compagna fedele. Perché? Forse perché tutto quello che c'era da sapere l'ho saputo e la musica di oggi m'interessa meno?" In ogni caso, ascoltare la radio è sempre un modo di aprirsi al mondo, aprirsi a se stessi, anche se si è soli dentro una stanza....Anzi per ascoltare la radio bisogna essere per forza soli, la si può ascoltare come un sottofondo di un'attività oppure farla irrompere nel profondo del cuore e della mente, fare penetrare la musica dentro, farsi irrorare i pensieri di testi poetici, pensare all'amore, perché la musica va quasi sempre d'accordo con l'amore. La radio forse, tra le altre cose, mi ha dato l'opportunità non tanto di amare la musica, ma di amare "attraverso" la musica, anche delle pure presenze inutili o nulle, persone o situazioni legate alla musica.
Quindi dico grazie anche a "Latte miele". Qui sotto un titolo-mito (testo Paolo Conte), misterioso, cercate invano per anni, ma poi trovate e portate in trionfo, come un trofeo.




martedì 2 febbraio 2010

Un mio disegno

Da qualche tempo mi sono dato anche al disegno...Quindi, in questo freddo inizio di febbraio, vi delizio (o disgusto) con un nudo di adolescente.