domenica 31 gennaio 2010

Deprivazioni temporali

Esistono varie forme di deprivazione...quelle motorie, quelle sensoriali. Ma nel XXI secolo si è aggiunta una "deprivazione" in più, quella temporale, interpretabile come "incapacità di guardare il futuro".
Che scoperta, direte voi....: la maggioranza della gente non è veggente e pochi sanno guardare il futuro.
Ed invece io faccio riferimento ad altro: a quella sensazione di non avere un balcone davanti, di essere proiettati e rinviati nel nulla, quell'incapacità di non poter alzare lo sguardo, di non poter prevedere un programma. Il tempo è fatto di passato, di presente e di futuro. Tra le estasi temporali, credo che la peggiore deprivazione sia quella del futuro; bisogna ad abituarsi a vivere giorno per giorno, forzando la mente a non pensare in avanti....Cosa assolutamente impossibile, perché la mente per costituzione pensa sempre al domani. Per colpa della situazione socio-lavorativa che tutti abbiamo chiara, pensare al domani come contenitore vuoto equivale a gettare una rete minacciosa di oscurità e paralisi sul presente. Pensare a un presente senza futuro è come vomitarsi addosso tutti i giorni la poltiglia ruminante di pensieri rivoluzionari inespressi, desideri frustrati, ambizioni penzolanti, appese a un filo di "grazia".
Il presente oggigiorno è un carcere, dove non si va avanti mai e dove resta il confortante dondolìo del ricordo, sempre uguale, ma sempre certo.

venerdì 29 gennaio 2010

Da "Fame", di Knut Hamsun

Oggi meditiamo su un passo tratto da "Fame" (1890), di Knut Hamsun, romanzo che dà inizio alla stagione modernista norvegese.

"Dio aveva messo un dito nella rete dei miei nervi portando delicatamente un po’ di disordine fra tutti quei fili. Poi aveva ritirato il dito e, guarda un po’, vi erano rimaste attaccate alcune piccole fibre, pezzettini di nervi, di radici. E quel dito aveva lasciato anche il buco aperto, ed era il dito di Dio e a quel dito erano dovute anche le ferite del mio cervello. Ma dopo avermi toccato col dito Dio mi lasciò, non mi toccò più e non mi fece più alcun male; mi lasciò andare in pace col buco aperto"


Siamo individui "aperti", toccati da Dio, ma abbondonati a noi stessi, con le nostre piccole radici, reminiscenze divine. Siamo sacri,ma anche maledetti, degli esseri in via di cicatrizzazione..E per qualcuno quel buco si richiude solo con la morte-verso-Dio.

mercoledì 27 gennaio 2010

Giocare alla morte

In America (guarda caso..proprio in America) sta prendendo piede la moda della delirante pratica dello "Space Monkey", "scimmia spaziale", una forma di ricerca dello sballo attraverso uno strangolamento autoprocurato, non letale, ma tale da bloccare l'afflusso di sangue al cervello per un attimo, per ottenere euforia, intontimento, confusione mentale.
Ecco la descrizione in uno dei tanti articoli in rete. Ovviamente non poteva mancare l'aspetto esibizionistico di tutti i tempi, filmare tutto e metterlo su Youtube, ci mancherebbe altro!
Sono sempre stato favorevoli alle trasgressioni sensate, non a quelle insensate ed eccessivamente pericolose. La stupidità non la concepisco, anche quando cela depressione o sofferenza. I veri "trasgressivi" o "sballati" sono intelligenti, come i poeti maledetti del XIX secolo. Questi adolescenti americani sono patetici, da ricovero...Almeno lo facessero per trarre piacere erotico!
Viviamo chiaramente in una cultura della morte, dove essa non viene rispettata ed esaltata, viene soltanto "livellata". La morte, la sua sfida reale, sono le uniche cose che possono dare uno scossone al mondo e soprattutto all'indifferenza...Semplicemente, penso che l'uomo si stia autodistruggendo, per una sorta di legge naturale di fronte a un mondo che sta scappando, che sente non più corrispondergli. I veri gloriosi pensano alla Morte, ogni giorno della propria esistenza, ma senza mai sfiorarla. La Morte non è una puttana che se la chiami viene subito....E' lei a cercarci, tocca a noi fare i "preziosi" per sfuggirle.

martedì 26 gennaio 2010

Il significato di "flirtare"

"Flirtare"..Questa parola, questo verbo, lo pronunciamo tutti e abbiamo un'idea chiara e confusa di cosa sia. I contorni netti, ma l'applicazione vaga....Provate a definire cosa vuol dire "flirtare"!..Vi sono due estensioni principali: a)intrattenersi piacevolmente in una relazione sentimentale disimpegnata; b) intrattenersi "fisicamente" in un momento della relazione, dove questo "fisicamente", solitamente non esaurisce totalmente il "possedere" una persona (si allude a forme incomplete di attività sessuale, il cosiddetto "petting"), anche nella sua genericità si fa riferimento a tutto e a niente. Anche se "far l'amore" è un termine molto generale, è sicuramente più specifico di "flirtare". E anche l'espressione "far l'amore" è abbastanza impropria, perché non è detto che quello che si fa (e cioè la "penetrazione") sia amore..Oggi è caduta abbastanza in disuso, si preferisce "fare sesso", perché il sesso è più neutrale.
Il "flirtare" invece non è amore e non è sesso completo...è quel situarsi in una situazione di confine, così come il relazionarsi "flirtando" è una forma mediata con l'amicizia. Abbiamo detto non molto tempo fa che l'amicizia in senso stretto non fa tirare il cazzo (o bagnare)...ecco, attenendoci a questa immagine, potremmo dire che il flirt sia un'amicizia particolare, con quel sovrappiù atteso di eccitazione e di attrazione, l'anticamera della relazione "impegnata", nella quale si patteggia sempre qualcosa.
Ieri una collega mi ha insegnato che "flirtare" non deriva dall'inglese, bensì dall'antico francese "fleureter", ovvero "posarsi di fiore in fiore", "girare di fiore in fiore". L'inglese poi ha fatto il resto, dandocene una conoscenza chiara e confusa (per ripetere e citare il filosofo Leibniz).

domenica 24 gennaio 2010

Franco Fergnani, il filosofo di Sartre

Ormai l'anno scorso è deceduto Franco Fergnani, emerito e storico professore della cattedra di Filosofia morale II alla Statale di Milano; quando seppi la notizia ve l'accennai su questo blog. Purtroppo Franco era un uomo estremamente riservato e, nonostante nutrisse una leggendaria ammirazione tra i suoi studenti, ha voluto rendere segreta e anonima anche la sua morte, fino a martedì 19 gennaio, quando il "Corriere della sera", nella pagina milanese, gli ha dedicato un piccolo articolo commemorativo. E' morto solo nella sua casa di Milano, prima dell'estate, aveva 82 anni non ancora compiuti (era nato il 25 ottobre del 1927), era stato un uomo che aveva passato tutta la vita immerso nelle sue letture filosofiche, è stato prima di tutto un grande esegeta di Jean Paul Sartre (conosciuto da lui personalmente), ma spesso si è occupato anche di Marx, Pascal, Heidegger, Jaspers. L'ultimo suo corso risale all'anno accademico 1998-1999 e in quell'occasione scelse di trattare il tema del volto in Lévinas. Io frequentai il corso dell'anno precedente ed era uno "spaccato" dell'esistenzialismo, Hedeigger, Jaspers e Sartre.
Ma più di Sartre mi colpì il modo di Fergnani di trattare Heidegger, pensatore molto discusso, trattato e interpretato in ogni maniera negli ultimi decenni; Fergnani aveva un modo molto teoretico di fare filosofia, era il "pensatore" per eccellenza, non ci diceva niente di nuovo ma era affascinante per come strutturava i suoi discorsi e per il pathos del suo eloquio: lui pensava mentre spiegava, partoriva una definizione dopo dieci minuti, ripeteva, e nel suo ripetere uscivano tutte le sfumature di significato possibili. Si soffermava a spiegare ad esempio perché era più corretto dire "predomina" anziché "prevale", si infervorava, si eccitava, era a tratti cinestesico e sanguigno, quasi in uno stato di trance parallelo; le sue lezioni elevavano e facevano uscire tutti dalla realtà, diventava poi un peccato e molto difficile, uscire dall'aula, prendere il tram, scontrarsi coi problemi del quotidiano. Ecco: il "quotidiano". Franco era quasi ossessionato dalla nozione di "perlopiù" o "medietà quotidiana", tipica di Essere e tempo, ma anche e soprattutto dalla natura "fissurale" del per-sé sartriano, l'uomo che non è mai se stesso, perché quando ha già pensato qualcosa è già avanti a sé, proiettato in un trascendimento continuo. Ecco, io ringrazio Fergnani di continuare a farmi sentire un pensatore atipico, abbastanza fuori dalla realtà (ma non troppo), incapace di prendere immediatamente delle decisioni, fautore della tolleranza, del ripensamento e del rinvio, contrario a ogni forma di accademismo e di arrivismo tipico dei "baroni", amante delle parole, di questo misterioso senso di assurdo della vita, favorevole al risparmio di tecnologia, molto ostile alla comunicazione telefonica e affascinato, infine, dalla filosofia (quando viene amata e spiegata con vera e autentica passione). Mi si scuserà la presunzione, ma mi sarei sentito in grado di continuare il suo verbo, il suo modo di spiegare..so che ce l'avrei fatta...sarei stato un suo degno erede. Purtroppo prima di morire Fergnani se ne andò in pensione (a malincuore perché non riusciva a stare lontano dall'insegnamento) privandomi della possibilità di seguirlo e magari di laurearmi con lui, era un uomo bizzarro, spesso incapace di relazionarsi con gli altri in modo tranquillo, ma caratterizzato, in fondo, da un'ingenua bontà, tipica di chi in fondo conserva la poesia di un fanciullo.
In gioventù venne arrestato, aderì alla lotta partigiana, poi si laureò nel '53 con Antonio Banfi e di seguito ci incantò con tanti bei corsi e diversi studi pubblicati, tra cui: La cosa umana (1978), La filosofia della prassi nei quaderni di Gramsci e Mondo, esistenza e trascendenza nella filosofia di Jaspers (entrambi del 1980).
Curò anche molto opere di Sartre, tra cui la più importante, L'essere e il Nulla.

sabato 23 gennaio 2010

INTERVISTA A MARCO SCALI

Wow! Ecco dopo tempo immemore, una nuova intervista fresca e reale qui, su "Carlo Lock". Cari amici lockiani (non seguaci di John Locke, ma di Carlo Lock, beninteso), questo mese ci parlerà di sé un poliedrico artista, Marco Scali, a cui avevo già dedicato un post sulle sue "bocche".

Marco nasce a Torino nel 1964, si occupa di immagine, è truccatore. Il suo contatto col mondo della moda, del colore dei trucchi lo stimola ad approfondire parallelamente la strada della fotografia e della pittura. Realizza pitture ad olio, ambientazioni e complementi d'arredo, ma le sue opere più incisive ed originali sono sicuramente le "bocche".
Marco mi concede un'intervista di corsa a Milano, dov'è di passaggio, prima di tornare ad Asti, dove attualmente abita.

D:
Puoi raccontare chi sei in quattro parole al mio blog?

R: Marco Scali... che dire... si tratta di un uomo normale, che anzichè avere una passione sfegatata per il calcio, la pesca o il gioco, ha la passione della conoscenza, ma per lo più sono risposte che cerca da se stesso.
Ho 45 anni, ho bruciato molte tappe, sono stato sposato, ho una figlia di 23 anni, ho cambiato 14 residenze, ho affrontato difficoltà importanti, ho fatto mille esperienze lavorative ed ora sono single e vivo nelle vicinanze di Asti.

D: Una delle tue massime preferite è: “La rappresentazione di un concetto o un sentimento….non importa…quello che conta è l’emozione”………Ma allora secondo te, artisti si nasce, lo sono tutti o lo diventano in pochi? Come vivi il problema della “tecnica”?

R: Quella massima l'ho scritta e pensata in un periodo di ricerca molto difficile con me stesso. Devi sapere che, come ho già detto poco fa, la mia personalità mi ha sempre spinto a ricercare la mia natura artistica, senza ausilio di terzi. Questo argomento, da sempre, è stato tema di discussioni anche animate fra colleghi e amanti dell'arte, ma non ho altre risposte, io ho la necessità di muovermi in questo modo; quindi ho analizzato, ricercato, provato, testato, insomma, sono passato dal legno alle resine, dal cemento alle gomme e i siliconi, dalla pittura acrilica alla pittura a olio, dal materico al verosimile, dall' art & design alla fotografia; insomma ti lascio immaginare la mole di lavoro che ho dedicato a tutto questo, soprattutto se pensiamo che non ho mai voluto né maestri né scuole del settore, ma neanche il confronto con altri artisti,senza nemmeno volermi documentare su di loro.
Posso capire che tutto questo possa sembrare assurdo, ma ripeto non ho avuto altre possibilità, questo era ciò che volevo fare ed è ciò che ho fatto. Ma su una cosa ero e continuo a essere certo: per me la cosa più importante che voglio trasmettere in una qualunque delle mie opere è un' emozione.. sia a me sia a chiunque altro. Ora le mie idee sono molto più chiare e il confronto è iniziato già da qualche tempo, come anche le mie esposizioni. Ma il percorso è lungo, sono cresciuto con me stesso.In sostanza, per finire, il concetto che ricerco è l'emozione del bello in sè.
Tutti siamo artisti certo, tutti noi abbiamo uno stimolo a una particolare ricerca, solo che non tutti sappiamo leggere di cosa si tratti, se di musica, colore, forme o altro, ma qualsiasi cosa sia è sempre una forma artistica se la coltivi a dovere.

D: Si potrà mai vivere di questo sogno (concesso a pochi): vivere di arte, di emozione, senza un alienante secondo lavoro..? Alzarsi la mattina, prendere mano il pennello o mettersi al Pc e disegnare e scrivere, per il piacere di comunicare le proprie emozioni alla gente? Uno scopritore e cacciatore di emozioni come te, non si sente inadeguato nella nostra società italiana, a mio avviso, banalizzata e mercificata?

R: Non vorrei sembrarti venale o un artista poco profondo, ma io spero di poterci vivere.
Non credo che l'artista del 2010 sia sempre cosi dannato da questo pensiero comune che diventa famoso solo dopo la morte e nel frattempo vive di espedienti; certo non è facile e comunque devi mediare a soluzioni per andare avanti, così come faccio io, diciamo che per quanto mi riguarda ho cercato di fare carriera in un settore dove sapevo avrei potuto raccogliere frutti più facilmente, ma soprattutto permettermi di fare esperienze che comunque servivano alla mia crescita.
La nostra società è mercificata, ma non credo ci siano alternative, se voglio fare il mio lavoro ho la necessità di spostarmi di usare un auto, di essere vestito a dovere ecc.ecc., senza la vita materiale non potrei vivere in questa società e ciò che è peggio, che più tu diventi bravo e famoso, più hai bisogno di materiali. Ma ti garantisco che potrei vivere anche di niente, ma non in questa società, in una giungla.

D: Riesci a trasmettere e ricavare emozioni anche nel lavoro di truccatore?

R: Il mio lavoro di truccatore è un lavoro fantastico, riesce ad arricchirti sempre, per mille motivi: lo scambio continuo socio-culturale, l'evoluzione del colore, della moda, della manualità, dell'immagine femminile, delle emozioni che trasmetto e che ricevo, dei miei continui viaggi, insomma un bellissimo lavoro.

D: Quanti e quali VIP hai truccato? Qualche ricordo particolare legato a qualche persona o a qualche maquillage?

R: Non mi sono specializzato nello spettacolo, perchè ho scelto un percorso formativo con il trucco beauty, ossia quello dei comuni mortali, ma comunque ho truccato un mare di persone famose, ma a questa domanda non ho mai risposto neanche in dialoghi privati con amici, semplicemente perchè non lo sopporto, in quanto ci sono milioni di persone che non sono famose, non per questo meno interessanti, potrà sembrare paradossale per uno come me che lavora a stretto contatto con il gossip, ma devi sapere che il gossip mi altera, considera che non vedo la tv, ti ho detto tutto.

D: E tornando all'arte figurativa, come nasce il progetto delle “bocche”? Usi veri modelli femminili?

R: Il progetto delle bocche nasce per caso, perchè per molti anni non ho mai pensato alla possibilità di dipingere negli alberghi.
Quando per partecipare a una mostra "Venti per venti" di Napoli mi resi conto di non fare in tempo, mi sono detto, ma perchè non finire le mie piccole opere in hotel, da allora ho sempre dipinto anche in hotel, cosa, che se avessi fatto da tempo, oggi avrei molto materiale in più. Quindi ho scelto le bocche perchè comunque mi rappresentano e mi hanno sempre accompagnato nella vita, vuoi il lavoro, vuoi l'amore per le donne, per il rosso e per un logo che un tempo utilizzavo in un precedente lavoro, ma non meno importante, perchè anche se i miei quadri, eseguiti in hotel, sono di piccole dimensioni, la bocca appare comunque un grande soggetto.
I modelli non ti nego che, inizialmente per fare pratica, cercavo su foto nella rete, poi, man mano che acquisivo conoscenza visiva, come modelli ho usato anche me stesso, foto che poi ho tramutato in bocche femminili.

D: Hai parlato di amore per le donne...Cosa cerchi e cosa ti piace di loro?

R: Da una donna mi aspetto di trovare quella sottile magia che solo una donna sa trasmettere, peccato che ci siano donne che ci riescono e altre meno. Ma spesso troppo spesso la donna si dimentica di lavorare sulla propria femminilità. Vedo milioni di donne che solo perché si sono comprate un capo alla moda, pensano di essere belle e complete. Donne che trascurano il trucco, ma che vanno dal parrucchiere, donne che hanno la pelle abbronzata, spesso bruciata, convinte di essere belle, poi chiedono il trucco come di una modella di una rivista, senza notare che oltre a una serie di differenze somatiche, la pelle della modella è ben diversa dal suo ideale. E come se mi chiedessero di fare un bel quadro su una tela rovinata. Questo argomento comunque è davvero complesso, meglio sorvolare.

D: Quindi non sono solo le bocche ad affascinarti....

R: Non è la bocca l'unico aspetto femminile che maggiormente mi stuzzica; diciamo che sicuramente un insieme di magia nel viso, sostanzialmente; ma se dovessi fare una classifica, credo che opterei in primis per l'anima, ossia lo sguardo, poi la bocca e tutto il resto.

D:
Sei una persona molto affascinante, da quello che dici, con dei valori molto profondi.

R: (Marco ridacchia) Se fossi una donna t'inviterei a cena!

D: Anch'io!!! Ma purtroppo siamo etero..e forse proprio in questo ci troviamo molto d'accordo, ci piace la sensualità, ci piacciono le donne..Anche il mio blog fa di tutto per non dimenticarselo...

R: Certo, ovviamente! Per quel che mi riguarda la sessualità mi ha accompagnato da ragazzino fino a qualche anno fa,ma la sensualità è qualcosa di più ricercato, difficile da trovare, definire...non riesco a trovare la sensualità che vorrei.

D: Un' ultima curiosità per concludere: a quale mostra stai partecipando attualmente e quali sono i tuoi progetti per il futuro?

R: Il futuro al momento è tutto concentrato sulla realizzazione di Bocche fino a un numero sufficiente per farmi realizzare una personale molto importante, si tratta di un progetto ambizioso e faticoso, per come l'ho pensato, quindi mi sono dato un tempo utile, entro la fine del 2011.Ultimamente sto anche partecipando a Sensus e a un concorso internazionale, come stia andando ancora non lo so.

D: Ti faccio i miei auguri! Spero che questa intervista possa arrivare a chi ancora non ti conosce. Alla prossima. Grazie mille per avermi dato un po' del tuo tempo.

R: Grazie a te. A presto.









giovedì 21 gennaio 2010

Video del giorno

Questo video è un'avventura in salsa cartoon di sapore molto giapponese.
I due astronauti sono Carmelo e Michelangelo La Bionda. La donna che dice " I wanna be your lover" è, purtroppo per voi, una delle voci dei fratelloni filtrata e trattata con trasformatori vocoder!!!
Magia elettronica degli 80s.



domenica 17 gennaio 2010

Io e il sociale

Diffido forse troppo di coloro che si si immergono nel "sociale", quelli che si iscrivono a mille associazioni, che hanno sempre le sere impegnate ad andare a manifestazioni, veglie, tavole rotonde, dibattiti.
E' giusto aiutare, fare del bene, è fuor di dubbio, ma basta dare un paio di contributi, non centinaia. In molti c'è quasi il bisogno di trovare una rassicurazione negli altri, un desiderio di sommersione, occuparsi degli altri per non occuparsi di se stessi.
Il risultato è quello di buttarsi via, di anteporre il bisogno altrui al nostro. Senza contare che chi si occupa troppo degli altri a livello "istituzionale", può capitare, lasci da solo il vicino di casa il giorno di Natale.
La beneficienza è solo un mettersi l'anima in pace. Pochi sanno veramente lavorare su se stessi e pochi sanno amare veramente se stessi.
Detesto l'ipocrisia delle frasi fatte, dell'omologazione....desidero il silenzio, la saggezza del silenzio.

"Dear Mr.Fantasy"

Penso che tutti (o quasi) conoscano il nome di Carlo Massarini. Bene, ora, da poco, questo giornalista televisivo e musicale ha realizzato un librone di 300 pagine, pubblicato dalla Rizzoli e intitolato Dear Mr.Fantasy. Il riferimento è chiaro, la trasmissione della Rai nata nel 1981, la prima ad aver dato spazio al videoclip come video-arte, ma nel libro c'è molto altro, un dossier inedito di immagini tratte dall'archivio personale di Massarini, riferimenti e ricordi autobiografici, recensioni musicali a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta.
L'essenza di questo lavoro sta nel riconoscere che la musica in tempi passati aveva un valore edificante e con poco si riuscivano a creare degli evergreen, nel riconoscere che l'immagine aveva un significato di senso, non era (come oggi) un'immagine legata all'ossessione del piacere al pubblico. Il culto del "look", del play-back, avevano forse un ruolo funzionale, legato all'espressione artistica, non alla sollecitazione erotica. La "fama" dei rockettari di oggi è legata al solo fatto di apparire secondo logiche estetiche di mercato (l'omologazione, la si vede.....i rocker e i gruppi pop più commerciali, sembrano tutti fotomodelli, non esiste più un'estetica dell'imprevedibile o del "brutto", un'estetica creativa); la "fama" dei rockettari glam, dei tempi di Massarini, era basata sul talento musicale, sottolineato, descritto dalla scenografia dei costumi e del palco. Cosa ben diversa!!
L'autore afferma che la sua non è un'operazione nostalgica, certo, però, qualche lacrimuccia e qualche ripensamento viene, se si considera che: una volta qualsiasi sperimento musicale era possibile; una volta non c'erano addetti stampa a fare da filtro tra il pubblico e gli artisti; una volta la musica univa, oggi unisce sempre, ma un po' meno...; una volta la musica faceva seguire dei movimenti culturali, la musica era una filosofia, non solo un arrangiamento, una base, quattro accordi di chitarra.
Penso che il lavoro di Carlo Massarini degli ultimi trenta-quarant'anni sia stato testimone dell'ultimo momento creativo del rock, della disco-music e del pop.
Il resto è solo "ripetizione" o "maniera".



giovedì 14 gennaio 2010

Pillola aforistica

La bellezza è crudele.

mercoledì 13 gennaio 2010

Kein weg zurück!

Un video di Wolfsheim, un esempio del sinth-emo-pop contemporaneo tedesco, forse erede della celeberrima "Deutsche Welle".
Un pop sicuramente meno commerciale degli arcinoti bene/"maledetti" Tokio Hotel!
Kein weg zurück (ovvero: "nessuna via di ritorno")



lunedì 11 gennaio 2010

Terrorismo anticonformista

Si vocifera che, da domani, alcuni social-network (tra cui Facebook) saranno accessibili solo a pagamento.
Spero che si paghi, si paghi.....spero che tutti (me compreso) riescano a trovare un valido motivo (anche solo uno) per staccarsi da questi tumorali e insensati passatempi informatici.
..Le ultime parole famose! Ma da che pulpito viene la predica! (ma il blog ha pur sempre qualcosa di intelligente...almeno spero).
Sì, oggi sono imperdonabile scusate.

Aspettando Godot

Ho cominciato a vivere forte, proprio andando incontro alla morte.


Poligamia sperimentale

Vorrei introdurre la poligamia sperimentale nel nostro Paese...Forse risolverà alcuni problemi? Mah!

..Sfondo più riposante

Ciao a tutti!
Ho seguito alcune richieste e suggerimenti...Ho optato per una leggera modifica ed uno sfondo più riposante per gli occhi. Accontentati? Spero che questo "prugna" sia meglio....

domenica 10 gennaio 2010

Nuovi colori 2010

Ecco i nuovi colori della grafica 2010...Come potete vedere oscillo tra nero, rosso, violetto...Insomma "colori della passione"!!!

Donnette contro maschi laidi

L'esempio più detrattivo e mortificante della relazione tra i sessi è il confronto donnetta-maschio laido.
La donnetta è un po' civetta, prima ti stuzzica, ti attira nel nido..e poi dice: "No! Io cerco l' Amore, non posso fare certe cose senza l'Amore".
Il maschio laido dice: "Okay, nessun problema" , ma in cuor suo si ripete: "Guarda quanta fatica e quanto casino per farsi una scopata".
Allora, il maschio laido, rendendosi conto di quanto sia difficile combinare una scopata in santa pace, deve trovare altri "buchi" disponibili, ma cambiando strategia: dovrà "usare" la "carta" dell'amore, pur sapendo di quanto tempo ci voglia, di quanta pazienza dovrà tenersi in corpo, per arrivare all'agognato scopo. E' a questo punto che il maschio laido diventerà la quintessenza dell'ipocrisia: fiori, romanticherie, bugie..Il maschio laido è un attore, dovrà incantare la sua preda-donnetta, dovrà agire sulla tenerezza; poi una volta che si dirà innamorato.....che succede? La donnetta gli dirà: "Mi spiace, tu sei molto gentile, io ti voglio bene....ma non sono così innamorata da rischiare in un rapporto di coppia...Tutto potrebbe finire da un momento all'altro, meglio non cominciare neanche questo rapporto. Rimaniamo amici, vuoi?"
Il maschio laido dirà: "Okay, nessun problema", ma poi a casa distruggerà porte e vetrate dalla rabbia....e poi si approfitterà della cagna del vicino, quando lui non c'è.
Volendo vincere la sua sfida, e cioè, trovare un "buco" gratis, senza sborsare un euro, giocherà altri tentativi subdoli e maldestri per ottenere una scopata, tra cui: fingersi non-vedente e tentare uno stupro, con la speranza di aver ridotta la pena, far ubriacare una ragazza, approfittarsi esso stesso di ragazzi instabili mentalmente, oppure puntare su una ninfomane. Ma sul più bello, quando si trova in camera da letto con la ninfomane, la donna rifiuterà il preservativo: "Non sono una troia. O ti fidi o nulla". Il malcapitato o viene violentato rischiando l' Aids e/o una gravidanza o dovrà scappare a gambe levate, con le pive nel sacco, come sempre.
Alla fine di tutto questo, se escludiamo lo stupro e la prostituzione, al maschio laido rimane farsi prete, per sublimare i suoi appetiti sessuali. Ecco spiegato perché esistono certi preti, così ipocriti e così laidi.
Più fortunata la donnetta, soprattutto se s'innamora di uno ricco....Certo, a volte, essere donna ha i suoi vantaggi.

sabato 9 gennaio 2010

Nuoto nel vuoto

Nuoto nel vuoto,
nell'inutile attesa di un destino da compiersi,
in questo limbo feroce
dove ogni cosa scintilla,
poi mi brucia e fugge via.
E io rimango qui,
col pensiero assorto,
in un vento che mi riga la pelle,
dove nulla è gentile,
dove tutto è tagliente,
dove ogni cosa diventa una sfida,
un'avventura in questo vuoto
che non ha né vincitori, né vinti.
Nuoto nel vuoto
dove tutto si azzera
si riparte da capo
la linea degli eventi è un eterno ritorno,
l'eco perpetuo della banalità.

venerdì 8 gennaio 2010

Un pensiero su Pieraccioni

Ancora un natale con Pieraccioni?
Che coglioni!

Pensiero da strada,
pensiero da coatto, da truzzo,
da chi capisce tutto o non capisce un cazzo....
...di cinema.

"Le undicimila verghe" di Guillaume Apollinaire

Le undicimila verghe, di Apollinaire: un testo significativo di inizio Novecento, un testo che bisogna leggere, per il suo significato simbolico di spazzare via le convenzioni borghesi, attraverso un titolo che evoca l'abbondanza: le undimicila verghe (con una forte propensione e allusione all'omosessualità) fagocitano, rabelaisianamente, e respingono il familismo piccolo-borghese, i suoi tabù, il suo bigottismo. Non a caso le undicimila verghe fanno il verso sacrilego alle undicimila vergini di Sant' Orsola venerate a Colonia in età medievale. Dunque, in un ossimoro che prende la forma di un'allitterazione (verghe-vergini) qui c'è tutto il conflitto tra l'esibizione, l'abbondanza, la sfacciataggine, l'osceno e la ritrosia, il pudore, la morigeratezza, la moralità ecclesiastica.
La prosa di Apollinaire non fa che riconfermare il suo estro di "maestro di parole" di "metafore" e di "metonimie".
Riporto qui un passo da quest'opera:

Era Toné, una graziosa brunetta che sul corpo tutto di neve aveva al posto giusto dei deliziosi nei che ne esaltavano il candore; anche il viso era latteo e un neo sulla guancia sinistra rendeva assai stuzzicante l'aspetto della ragazza. Il petto trionfava per due seni duri come il marmo, venati di blu e suggellati da due fragole di un rosa delicato. Quello di destra era teneramente contrassegnato da un neo poggiato sopra come una mosca, una mosca assassina (...) Ognuna delle natiche sembrava tagliata in un blocco di marmo di Carrara senza venature e le cosce che vi si originavano erano tornite come le colonne di un tempio greco. Ma che differenza! Le cosce erano tiepide e la natiche fredde, cosa che dimostrava la buona salute della ragazza. La sculacciata le aveva fatte arrossire, tanto che si sarebbe detto fossero fatte di crema e lamponi.

Apollinaire.

Amore e amicizia

E' capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di trovare una donna che dica: "Vorrei far sesso con te, ma poi ho paura di innamorarmi, perché se m'innamorassi ti perderei come amico".
Penso che rimanere amico sia alquanto monotono, soltanto e soltanto se ci sia il sospetto di un'eccedenza, di un coefficiente d'esubero. E poi perché l'amore deve escludere l'amicizia in fondo? Ho capito, sì, la esclude se uno dei due non vuole avere una relazione, se c'è un attrito..Ma il punto è proprio questo: l'attrito! L'attrito è una frizione che denota ancora una volta come l'amore sia possesso e il possesso, come qualunque forma di avidità, se viene negato genera ostilità, odio, divisione. L'amicizia non ha possesso, ma d'altro canto, ha un carattere poco emozionante, poco vibrante. Insomma, l'amicizia non fa tirare il cazzo e non fa nemmeno sognare ad occhi aperti..per noi spiriti dionisiaci arietini è importante "vibrare". Se ne conviene che se si vuol far sesso è meglio farlo con sconosciuti, come ha detto anche Eva Robin's in un'intervista su "A". Altrimenti vale la procedura classica che più classica non si può: corteggiamento dopo l'infatuazione, seduzione, fissare insieme un patto di vita (mettersi insieme), fidanzarsi, sposarsi..ecc. Tutto questo è un po' impegnativo per ottenere soltanto un "giro di danza" con una bella fanciulla o fanciullo. Come arginare il problema dell'amicizia? E' davvero possibile fare sesso e rimanere amici, senza innamorarsi? Sì, con dei solidi paletti come premessa o un atteggiamento fluido e distaccato al tempo stesso. Bisogna spossessarsi, smentire il possesso, beffarsi del possesso, sentirsi "aperti" e sentirsi superiori alle coppiette sfigate. Ragazzi, ma chi è quella persona che riesce ad avere amicizia ed amore al tempo stesso in un rapporto non conflittuale? Chi ci riesce deve esserne fiero. Fare sesso è come fare un qualsiasi gioco di società, un piacevole passatempo, bisogna avere un cervello e un cazzo a briglia sciolta ma un cuore calcolatore, che batte su comando; tutto ciò non è squallore, ma esercizio di stile, come essere un ventriloquio.

martedì 5 gennaio 2010

Le scuole di seduzione

E' già da un po' di tempo che impazzano (soprattutto via web) le "scuole di seduzione", come la scuola di Carlo Della Torre o Puatraining. Non voglio fare pubblicità negativa, ma il fatto è che non credo possano esistere delle scuole che costruiscano dei teoremi esatti sulla procedura di conquista di una donna e , per di più, non una donna qualsiasi: questi maestri seduttori puntano in alto, l'obiettivo dell'"allievo" è riuscire a possedere le tecniche adeguate per portarsi a letto una strafica-fisico da top model e per giunta sconosciuta. In due parole l'obiettivo è diventare come Fonzie, il popolare personaggio dell'arcinota serie tv americana Happy days. Voi credete quindi che sia fantascienza tutto ciò? Certo che lo è! E lo è per un fatto semplicemente filosofico: non può esistere costituzionalmente nell'uomo la standardizzazione dei sentimenti, delle reazioni e delle emozioni. Le scuole di seduzione sono scuole di miscredenza, che non credono al supremo principio dell'essere, dell'incondizionato, non credono al mistero e all'insurrogabilità dell'individuo. Certo, ci si può avvicinare a Fonzie, ma non è nemmeno una regola che può valere per tutti. Queste scuole di seduzione, basate anche su delle serie e indubbie tecniche di comunicazione, servono comunque a creare una maggiore consapevolezza di sé, a capire forse i propri sbagli, ma il concetto potrebbe essere questo, in certi casi: è come trasformare in cantante lirico uno stonato come una campana, esistono casi cronici e disperati di gente che è totalmente incapace o totalmente timida con le donne, è anche gente che di fronte all'idea dell'esistenza di una scuola di seduzione si mette a ridere, pensando forse che è più "serio" lo squallore quotidiano che la contraddistingue. Ma è giusto davvero mettersi a ridere? Questo è il punto.....

Ho ricevuto a Capodanno in regalo un libro che si chiama Il metodo mystery, scritto da un tale Erik Von Markovik (alias "Mistery"), descritto come uno dei più famosi seduttori mondiali sulla piazza (mah!).

Il libro è a suo modo interessante (almeno dal punto di vista culturale) se non fosse per il difetto di trasmettere un modello troppo ancorato al maschilismo (l'uomo cacciatore e la donna-stronza che rifiuta il corteggiamento dell'uomo) e non proponendo modelli alternativi (come la conquista omosessuale per esempio, poichè l'ostacolo da arginare in corteggiamenti di tal genere è anche il comprendere se il "bersaglio" preso in considerazione sia etero oppure no).

Ciò che emerge in primo piano è alla fine il fatto che conquistare una donna non sia strettamente dipendente alla bellezza fisica, semmai a un problema di rilevanza sociale o di "dimostrazione di valore superiore" (vale a dire che lo scopo è dunque mostrarsi felice, sicuro di sé, dando l'impressione di autosufficienza e non di dipendenza, puntando al riconoscimento di un attestato sociale basato, in generale, sul successo, che può essere dall'avere avuto tante donne, avere capacità di leadership o riuscire a tenere una conversazione di alto interesse); i soldi sono l'ultima cosa a cui pensare, sebbene gli "sfigati" pensano sia la prima.

Ecco, gli "sfigati" (a cui non si dà nel libro questo epiteto) vengono classificati come "individui che dimostrano un valore sociale inferiore", cioè sono individui abbastanza omologati, aria "pura" da bravi ragazzi, spesso soli, con poco senso dell'umorismo o con un umorismo da prete, molto dipendenti dal fascino femminile, sono quelli gentili che si sforzano in tutto e per tutto di trovare dei complimenti, non di rado tirchi, senza automobile, o, viceversa, i viscidi che pensano di ottenere successo offrendo una cena costosa, quelli che pensano sia un motivo di attrazione fare i modesti con se stessi o dire che si trovano "male" da single; gli invidiosi, quelli che dicono di non avere i soldi o ti raccontano le proprie disavventure lavorative o dell'ictus della mamma. Tipi così non interessano, punto e basta, sono i primi ad essere "cancellati" dall'area di visione di certe donne (per lo meno le veline o le top model, ma senza andare tanto lontano, anche la più corteggiata delle colleghe o delle compagne di classe).

Il succo di tutto il discorso è: chi cerca di trovare un tentativo disperato per interessare ha già fallito in partenza...Bisogna avere un'attenzione fluttuante sulle donne, buttare là l'interesse e poi non confermarlo, giocare sull'ambiguità ad arte, fregarsene ma non troppo, non sembrare troppo dipendente, magari dire anche delle piccole balle che possono sempre far comodo ed essere prima di tutto un buon comunicatore sociale, vestito con gusto ed eccentricità. La donna deve capire che sei un "capobranco" in virtù del fatto che per uno schema biologico innato, cerca negli uomini la capacità di prendersi cura delle prole (e questo argomento è vecchissimo, ne aveva parlato anche Schopenhauer). Qualsiasi elemento che può suscitare sicurezza e affidabilità è meglio preferito da qualsiasi donna. Poi, chiaramente, esistono i casi particolari, quelli degli omosessuali, degli sfigati, dei ribaltamenti di ruolo, per cui è sempre più spesso la donna che fa il primo passo. Come abbiamo già detto la seduzione non potrà mai essere scienza esatta e meno male!!! Voglio continuare a credere che ci sia speranza per tutti e che contino anche valori spirituali nella vita...Però, piaccia o non piaccia, se uno vuol farsi una sveltina con successo le regole sono quelle sopracitate (salvo eccezioni che non mancano mai).

Vi ho descritto "in nuce" il metodo "Mystery"..Il resto sono tutti dettagli non applicabili alla maggioranza delle donne, è la nostra capacità operativa sul campo a discernere ciò che non va fatto da ciò che dev'esser fatto. Per chi vuole anche soltanto fare una lettura non impegnativa e rilassante, vi consiglio questo libro.