giovedì 30 dicembre 2010

Gli eroi mammoni

Sempre più spesso ho incontrato gente, perlopiù maschi, che dice di vivere, magari alla "veneranda" età di 40-50 anni, con mamma e/o papà. Ancora coi genitori!
Ebbene, costoro sono secondo me i nuovi eroi, siamo, anzi, i nuovi eroi, perché anch'io faccio parte della lista. Mi auguro soltanto di andarmene di casa un po' prima dei 40, sono ancora abbastanza giovane tutto sommato..Ma a 35 anni si è ancora giovani per vivere con i matusa?...Del resto non siamo concepibili come esseri umani nei paesi scandinavi o in Olanda, per esempio.
Essere umani come noi, se esistono, esistono in bassa percentuale, nel Nordeuropa, siamo come degli handicappati o, come già detto, esseri inconcepibili. Perché credo che in Svezia uno che vive a 4o anni con la mamma o ha dei seri problemi economici (per "seri problemi" intendo a un passo dall'accattonaggio) oppure non ci sta con la testa, è un malato. L'altra possibilità è che viva con la mamma insieme a una parte della famiglia (figli piccoli, se divorziato, per esempio). Però l'immagine dello scapolone radicato in famiglia credo che sia proprio alieno a una certa cultura.
A noi sembra che sia tutto normale, perché di fatto in Italia tutto questo è quasi normale. Infatti, ce la si prende (non a torto) con il sistema sociale, con la cultura del mammismo e quant'altro.
Comunque i mammoni sono eroi....se non altro perché affrontare la convivenza con dei genitori ormai anziani è più che stressante, bisogna assecondarne le abitudini, le depressioni, vivere di riflesso le loro malattie, accudirli, vivere sempre con lo spettro dei ricordi di infanzia per i quali tu sei sempre un bambino per tua madre o una bambina per tuo padre. Ne consegue che per quanto, a parole, ci siano libertà di indipendenza, nei fatti si senta il fiato sul collo della mamma che va in ansia la sera quando esci o, semplicemente si metta a dare improbabili consigli scassapalle.
I mammoni in società! Vogliamo parlare dei mammoni in società? Costretti a passare per gay quando non lo sono o derisi o sottovalutati al primo giro di frequentazione con le prime donnette stronzette: "Ah, vivi con tua mamma! Ma non hai mai vissuto solo?", oppure: "Come mai vivi con tua mamma?".
Per vivere bene da mammone, non deve interessare la figa o quasi....o perlomeno l'interesse dev'essere sublimato al quanto. Un figlio dall'ormone impazzito è comunque un mammone-eroe, deve masturbarsi di nascosto quasi sempre e in più deve avere sempre le tasche fonde per finanziarsi scappatelle in motel (ammesso che trovi gente disponibile ai motel). I gay, vivendo purtroppo in clandestinità, hanno meno problemi degli etero, che vogliono avere uno spazio proprio, non si accontentano di certo delle saune o dei motel. Del resto, come si può pretendere che una donna o un uomo di trent'anni dipenda dai movimenti di una madre che va o non va a far la spesa a una cert'ora? Non si ha più sedici anni...Certo, l'uomo-mammone non dà così affidamento, per cui spesso se perservera in quella condizione, è abbandonato presto.

Per questo, ripeto, siamo, siete degli eroi a vivere una vita così innaturale, certo comoda, non discuto, ma lontana da quella che è la vita di un vero uomo. Forse se il lavoro non mancasse o il carovita diminuisse ci sarebbero più chances di uscire di casa...Ma il fatto è che conosco gente che guadagna bene e pure pasciuta che non rinuncia a mammà o papà. Liberi di continuare a vivere così, ma un consiglio ve lo do: non abbiate mai contatti con svedesi, tedeschi, inglesi, olandesi..e la lista potrebbe ancora allungarsi.

mercoledì 29 dicembre 2010

Il nuovo

Tra le tante novità non c'è una sorpresa.
Al "nuovo" della mia vita sputo addosso un sorriso
un debole sorriso
poi lo rinchiudo in un cassetto.
Il "nuovo" finisce lì.

domenica 26 dicembre 2010

Il cigno di Santo Stefano

Santo Stefano
in mezzo all'acqua
tra la musica delle gocce di violenza
Non so perchè ma Santo Stefano è un giorno in cui vedo un cigno....
E' una giornata da cigno...


Winter has come for me...


venerdì 24 dicembre 2010

Ecco il Natale felice!

....Sì, è quello descritto in questo famoso video, proverbiale colonna sonora natalizia.
Che tutti possano passare un Natale così.



http://www.youtube.com/watch?v=F1zWafQF1hc

"Puzzle": la Nannini con "Repubblica"

E' ormai consuetudine che i quotidiani più in vista vendano in allegato dvd, cd di artisti ormai famosissimi, è successo con Baglioni, con Battisti, con i Pooh. Ora il giornale "Repubblica" ha fatto uscire da qualche settimana una interessante raccolta seriale dei lavori rock più significativi di Gianna Nannini, un'artista a cui sono particolarmente legato e di cui ho spesso parlato in questo blog.
Anche recentemente avevate visto il video di Bla bla. Oggi venerdì 24 dicembre è in edicola la quarta uscita di "Repubblica", Puzzle (1984), il disco che ha consacrato la Nannini in Europa ed è rimasto per sei mesi nei primi dieci posti della hit-parade italiana.
Puzzle contiene il brano forse più nazionalpopolare di Gianna, Fotoromanza, che comunque si aggiudicò il Telegatto per il miglior testo, vinse Vota la voce e Festivalbar.
Eppure, nel suo complesso, questo album, Puzzle, title-track a parte, ha più di un motivo per essere ricordato ed ascoltato, sia a livello musicale che a livello testuale.
Musicalmente la Nannini, insieme ai suoi collaboratori di allora, applica alla sua matrice rock inconfondibile l'elettronica, una scelta di moda tra i cantautori dei tempi: se non usavi almeno sintetizzatori o batterie elettroniche era difficile stare a galla, nel clima e nel culto esterofilo della new-wave anni '80. La ricerca svolta per questo disco è affascinante e ne viene risaltato l'uso assolutamente creativo di synth, vocoder, filtri. Certamente la strumentazione perde volutamente una sonorità rock graffiante e genuina quale poteva essere quella di G.N (un capolavoro assoluto rock di Gianna, mai più ripetuto), forse per questa ragione la Nannini ha conquistato nuovi fan, perdendone altri, quelli ancora legati a un filone meno commerciale.
Ora le basi ritmiche sperimentano anche il funky, la dance (come nel brano Ballami), ma è soprattutto a livello testuale che questo disco è molto particolare ed ha tutta una storia dietro, che forse pochi conoscono. Tentiamo una chiave di lettura del disco un po' fuori dai canoni,chi ha letto l'autobiografia Io sa forse a cosa mi riferisco: in pratica Puzzle è nato in un momento delicato della Nannini, un periodo nel quale, come lei stessa racconta di sua mano, aveva sperimentato alcune droghe. Un'esperienza devastante, che l'ha portata ad ammalarsi seriamente, arrivando addirittura a soffrire di "sdoppiamenti" e allucinazioni. La cantautrice senese, per fortuna, è riuscita a uscire da questo impasse, non perdendo mai la voglia di cantare ed esibirsi, anzi, è curioso notare come questo momento spiacevole della sua vita sia anche quello più bello, dal punto di vista della sua carriera, che ormai era all'apice. Per cui, forse approfittando inconsapevolmente o meno di questo "trip" cerebrale (rimane comunque un'ipotesi perché non esplicitamente confermata), Gianna con l'aiuto di Raffaella Riva, ha scritto dei testi incomprensibili ma assolutamente affascinanti, con delle immagini e delle situazioni che solo una mente "in viaggio" poteva architettare. Nella sola Fotoromanza ci sono diverse citazioni che alludono alla malattia: ma più mi avvicino e più non so chi sei...anche tu?; ho perduto il sonno e la fantasia. Anche il ritornello è tutto giocato su immagini allucinatorie (l'amore come camera a gas, il palazzo che brucia in città). Più esplicita la canzone Urlo (Ecco un'altra notte che mi vuole portar via/cerco aiuto in un bar aperto ma sono a casa mia.....Mi rigiro sul cuscino/brucio nel mio letto alla luce di un cerino/ sento una voce che parla piano piano), con quel ritornello ossessivo Io ti piacerò lo sai? Io ti piacerò lo sai?
La canzone più vicina al delirio e al non-sense, quasi alla Vasco è, senza dubbio, Kolossal, un rock ossessivo anche questo, testo ripetitivo quasi alla nausea: Regalami un amore! Regalati un amore! Regalami un amore! Regalati un amore!
Un testo chiuso, autoreferenziale, un elenco di sensazioni, solamente istantanee, quasi ispirate a un cinema dadaista: voci nel fumo, colpi di sax, la nebbia sui fili del tram, insieme al messaggio costante e imperterrito, continuamente ribadito di "non avere un'anima da negro" e di "non vederci un cielo in questo bar". Un brano techno-kraut-rock dalle influenze tedesche.
Ma non mancano nemmeno canzoni più "normali", storie di coppia, come Se vai via o uno spunto di critica sociale in Siamo ricchi, sugli usi e costumi del rapace e rampante stile di vita edonista degli anni '80.
Se non conoscete questo album vale la pena di conoscerlo. Insomma, per Gianna Nannini sta tornando un periodo di grande notorietà e di serenità, dopo la nascita recente di sua figlia e dopo la pubblicazione del suo ultimo album del 2009, Dream, un lavoro che vuole ripercorrere a stento il lato un po' "maledetto" dell'artista , meno acustica, più immediatezza e chitarre (come ai vecchi tempi, insomma) e che vanta della collaborazione artistica di Isabella Santacroce e di Fabri Fibra, due storici "maledetti" (la prima uscita, peccato averlo perso).
Di seguito l'esibizione di Fotoromanza e Siamo ricchi. Purtroppo non esistono molti brani di Puzzle pubblicati su Youtube.





giovedì 23 dicembre 2010

Belle ma.....

Ci sono donne belle, anche importanti ma....ma nonostante tutto non sono sexy, cioè, non invogliano, cioè non inducono nessun sogno erotico...Ho pensato a una lista, ve la sottopongo..ditemi poi se ho ragione.

1) Angela Brambati (la brunetta dei Ricchi e Poveri)
2) Enrica Bonaccorti
3) Serena Dandini
5) Angela Finocchiaro
6) Veronica Pivetti
8) Cristina D' Avena
9) Maria De Filippi
10) Elisabetta Gardini

lunedì 20 dicembre 2010

I momenti più belli dei party 2

...In un appartamento signorile del centro a Milano, 1985, ragazze a bizzeffe, bei vestiti, voglia di divertirsi dee-jay sempre presente, sangria, whisky...Il tutto nella semplicità, con la musica di Dave Force, risate, brindisi, mutandine gettate via in libertà, il simpaticone che racconta barzellette, il gioco della bottiglia, mosca cieca.....




domenica 19 dicembre 2010

I momenti più belli dei party

I momenti più belli dei party o dei ritrovi a casa da amici sono quando si rimane in pochi, ci si mette intorno a un divano o a un tavolo, si smorzano le luci, si spegne la musica e...ci si racconta, si ascolta tutti insieme, non c'è più quell'odioso cicaleccio di chi migra da gruppetto a gruppetto.
Ma sono anche i momenti in cui il sonno si fa sentire....Quindi o sesso o caffè o cocaina...oppure saluti e grazie.
In fondo io odio le feste.

PW of the world

Qual è infine la password del mondo? E' da tempo che vivo, ma ancora in questo mondo non ci sono entrato...Ogni volta che ci provo mi dà errore. E io provo orrore.

venerdì 17 dicembre 2010

La poliedrica Georgia Lepore

Nel mondo dello spettacolo esistono personaggi noti a un certo tipo di pubblico oppure non valorizzati come dovrebbero, personaggi famosi per una stagione e poi spariti, altri in attività ma in sordina, altri ancora riconoscibili per la voce, per una sigla, ma non esattamente per il nome.
Non si può a questo proposito non citare la poliedrica Georgia Lepore (con la e)! I bambini e i ragazzi cresciuti tra gli anni Settanta e Ottanta la ricorderanno con piacere e commozione per le sigle dei loro cartoni animati, mentre i cinefili (ma veramente cinefili) non si dimenticheranno che è stata anche l'autrice di un cortometraggio, Addio (2005) e ha dato la sua voce come doppiatrice a numerosi film, telefilm e fiction tv, di tutti i generi. Uno dei suoi più famosi doppiaggi è stato quello di Brenda nel telefilm Beverly Hills, ma ha anche lavorato per autori come Truffaut ( Gli anni in tasca), Leone (C'era una volta in America, Jennifer Connelly giovane), Argento in Phenomena (Sophie, l'amica di Jennifer), Annie di John Huston, La storia infinita (la principessa di Fantasia), molti horror come Non aprite quel cancello, Society, Sex crimes, Trainspotting, e poi Volaverunt, di Bigas Luna. Questi film, questi registi, non sono neanche un decimo del totale, immaginatevi bene.
Però non poteva mancare nemmeno il teatro nella carriera di Georgia, molte pièces realizzate insieme al marito Franco Bertini.
Per evitare di ridurre questo post a un elenco da curriculum vitae, vale la pena di dire come Georgia Lepore, sia ormai una figura mitizzata da ex-bambini ed ex-adolescenti per le sue sigle di cartoon (Conan, Mimì e soprattutto Peline) e per la sua splendida voce dei tempi, molto ben caratterizzata, una voce di seta, anche sessualmente ambigua tra un bambino maschio e una lolita, mai uguale, sempre funzionale alla sigla che doveva interpretare, capace anche di far commuovere un adulto. Comincia a cantare nel 1975, a 10 anni, nel Coro dei Nostri Figli di Nora Orlandi, col quale prende parte a diversi progetti musicali per bambini, in seguito anche con Nico Fidenco. La prima sigla da solista, struggente, superba, la incide a 14 anni, nel '79 ed era Ciao Lassie, per il telefilm, una lettera aperta, parlata, al cane...vi ricordate? no, non sei mica un cane normale tu, che si può lasciare come un animale in salotto e portare giù al guinzaglio alle otto.
Ma se volete il giudizio di Carlo Lock la prova migliore è la sigla La fantastica Mimì (1983), canzone nella quale Georgia riassume al meglio le sue doti vocali su una base elettro-dance in linea coi tempi; lei è cresciuta, ha 18 anni, e riesce in questa prova ad assumere un timbro molto sensuale, apprezzato e riconosciuto da tutto il popolo di Youtube, ma mai lascivo o sciocco, perché questo cartone animato era anche serio, addirittura in certi momenti anche violento (della violenza abbiamo già parlato). Lo spezzone della canzone che manda in sollucchero i fan adulti è quello dell'inciso, Tute colorate, noccioline e gelati.
Devo riconoscere che il monopolio-Cristina D'Avena ha poi schiacciato considerevolmente le caratteristiche individuali di artisti che meritavano sicuramente di più e hanno passato il testimone (a malincuore).
Anche scrivere sigle di cartoni animati e poi cantarle è un'arte, bisogna colpire al cuore la gente raccontando in pochi minuti la storia dei personaggi di celluloide, un'operazione che in parte è in mano agli autori, ma il merito finale è quello della voce dei cantanti.
La sigla di Mimì rifatta dalla D'Avena (e presente nei cofanetti dvd) non ha nulla del pathos della Lepore, anzi la sigla di Mimì sarà sempre la sua....Ci ricorderemo sempre di Tute colorate, noccioline e gelati.
Ma, leggendo alcune dichiarazioni attuali fatte da Georgia (oggi donna di classe, femme fatale, spumeggiante e molto molto figa, anche a quarant'anni superati...Chissà cosa doveva essere a 18 anni ragazzi!!!), si capisce come il "mito" è qualcosa che parte da noi, la poesia, la riflessione, insomma, tutto questo non pertiene a chi magistralmente lavora nel mondo dello spettacolo, che,magari, è "un'operaio dei nostri sogni" (per citare Quasimodo), ma nulla di più, lavora per noi, ma non c'entra con noi. Ecco, quindi, che c'è un po' di delusione a sapere che la Lepore non si è mai interessata di cartoni animati e nemmeno sa riferire quanti dischi è riuscita a vendere (e sicuramente moltissimi per l'epoca).
Ma non preoccupatevi, nessuno si dimenticherà di lei e delle sue sigle, certamente.



Occhi sottovuoto

Ho visto una ragazza e i suoi occhi di profilo,
si agitavano come mosche intrappolate, sottovuoto.
La vita, lo spirito è anche dentro quei muscoli impazziti,
dentro i globi oculari.
Chissà a cosa stai pensando?
Chissà a cosa stai pensando?
Vorrei baciarti e accarezzarti,
oscenamente davanti a tutti
senza un perché
e poi sottrarti gli occhi,
occhi rubati
occhi maledestri
occhi agitati.

martedì 14 dicembre 2010

Le canzoni ripetitive

A volte mi piacciono quelle canzoni minimaliste, basate unicamente sulla ripetizione di una o due frasi, anafore o reiterazioni vuote, fine a se stesse, quando le parole devono imprimersi ossessivamente nella mente dell'ascoltatore o quando non possono dire nient'altro che se stesse, senza bisogno di spiegazioni aggiunte, la storia è tutta lì dentro, in dimmi quanti soldi vuoi o mi bacerai.
Di seguito tre canzoni "ripetitive" molto famose, di altrettanti famosi rocker italiani, Zucchero, Gianna Nannini e Vasco Rossi.
Quale vi piace di più?









sabato 11 dicembre 2010

Tra le tante disgrazie.....

Tra le tante disgrazie della vita ce n'è una, forse non riconosciuta da molti, quella di sentirsi intrappolati dentro se stessi, non riuscire a uscire da se stessi, ripetere sempre il proprio verso o, altrimenti, essere condannati a recitare soltanto un periodo della propria esistenza, incapaci di prospettarsi un cambiamento.
Non c'è niente di peggio che sentirsi impotenti dentro un corpo e una mente di adulto, avere esigenze e bisogni di adulto e avere emozioni da bambino o ragazzino. L'infanzia che non se ne va è una tragedia in un mondo di doppi petti grigi, di manager, di famiglie povere, mentre è una benedizione del cielo se si riesce a essere degli artisti riconosciuti.
Ecco un modo per fare i soldi attraverso la propria infanzia rediviva: essere un pittore, un poeta, un creativo. "Creare" è la prerogativa di un bambino, che inventa sempre nuovi giochi, passa il tempo a fantasticare sui personaggi dei suoi cartoni animati preferiti. Non sa ancora che la vita non è la favola che s'immagina che sia (purtroppo! sigh!), gli adulti s'impegnano a nascondere ai propri figlioletti i conflitti, le verità più dure da digerire, affinché sia tutto magico, morbido, come i peluche...Tanto, qualunque difficoltà c'è sempre qualcuno a cui chiedere, c'è la mano forte di papà, le coccole di mamma, i regali di zia, le tette della baby-sitter, c'è sempre qualcuno (almeno nella maggioranza dei casi). Purtroppo i tempi son cambiati, molti bambini vengono svezzati più presto, ma si tende sempre e comunque ad alleggerire frustrazioni, fino a quando si diventa "grandi" e ce la si fa da soli (in teoria..)
Ma se poi così non succede? E' orribile essere condannati a essere bambini per sempre, se non c'è nessuno che ti aiuta. Bisogna essere ricchi, pagare gli altri perché ti sostituiscano negli impegni più gravosi o ti sorreggano nei momenti più brutti, altrimenti un individuo perisce di angoscia ( e di nostalgia). Si possono vedere i cartoni animati, tenere in disordine la stanza, ma come liberarsi da queste regressioni? Anche perché a un certo punto compare il desiderio sessuale maturo, che non c'era certo a cinque anni...Quindi bisogna soddisfare anche questo e siccome un bambino-adulto non sa o non vuole conquistare una donna, bisogna che qualcuno lo aiuti. Ma non c'è nessuno disposto, ecco il punto., perché ogni cosa ha un suo tempo, è ovvio..Però il desiderio sessuale sale all'impazzata...anche qui bisogna pagare per soddisfarsi.
Insomma, il Peter Pan deve avere molto "sedere" per poter vivere degnamente, altrimenti deve inventare strategie per fare un lavoro il meno faticoso possibile per tornare a casa la sera e pensare ai suoi cartoni, ai suoi film, alle sue donnine di carte, alle sue collezioni, ai suoi romanzi.Deve affiancarsi a una persona che non gli faccia prendere responsabilità...Se mancano queste fortune e si capisce davvero che cosa sia la vita, bè, allora..l'unica soluzione è o vivere nel tormento attraverso l'arte oppure spararsi definitivamente (soluzione non auspicabile e non da tutti realizzabile). E' una tragedia vivere da bambino, veramente una tragedia...
I più criminali diventano pedofili senza volerlo, ma rabbrividisco al solo pensiero.
Che Dio ci aiuti! Che ci aiuti almeno ad affermarci come artisti, suvvia.

giovedì 9 dicembre 2010

Una poesia: "Nascere è una cosa sporca"

Vi riporto una poesia tratta dal blog di una mia lettrice, Cristina, visibile sul link di myspace. Ne sono rimasto folgorato, lei è il mio genere di poetessa (e di donna).

http://www.myspace.com/tales_of_innocence

NASCERE E' UNA COSA SPORCA

Piscia sulle mie pagine bianche
stuprami con l'inchiostro
delle tue dita sporche.

Vomita nel mio sesso
la tua ispirazione.

Voglio l'orgasmo delle nove muse
mentre bevono dalla sorgente
di tutti gli scoli del mondo.

Sono la tua fognate
sul monte Citterone.

Calpestami coi tuoi piedi bucati

oh Edipo!
Smembra tuo padre
copula con tua madre.

Sii come Dio
il tuo serpente sarò io.

Nutriti di conoscenza
nell'eterno ritorno
del bene o del male.

Come mela dall'albero cadrò
sulla testa degli sciocchi.

E la gravità mi avrà.





mercoledì 8 dicembre 2010

8 dicembre 1980

Moriva John Lennon, in America, quell' 8 dicembre.
La morte per opera di un fan è la cosa più inquietante che possa esistere, quando l'amore diventa ossessione, il desiderio di possesso talmente forte e insopportabile da dover eliminare l'oggetto del proprio desiderio.
Il "fan" è un fanatico, non c'è nulla da dire di più.....
Purtroppo ormai dei Beatles e di John Lennon si parla troppo poco ai giorni nostri, ma sono stati dei grandi nella storia della musica.
Simbolo di pacifismo e di libertà di costumi, eroico eroi-nomane, Lennon ha pubblicato il suo ultimo album da solista proprio nel 1980,a novembre, poche settimane prima della sua morte. Si chiamava
Double fantasy e vi propongo un estratto, Woman. Basta quindi con il solito Imagine, scopriamo Lennon nei suoi risvolti.




lunedì 6 dicembre 2010

Poesia a Monicelli

Nel tuo sguardo fiero da combattente
c'era tutto il disprezzo per la vita.
Chiamare questo "effetto" che ci dà il respiro..
"vita"...Mah!
Noi siamo molto più in là di un respiro....
ma una volta nati, siamo in trappola.
Quando ti sei accorto che potevi solo respirare,
guardare gli altri, guardare te stesso, come dentro una vetrina
quando eri ridotto al "minimo",
hai schiacciato il pedale verso il "massimo",
verso il gesto estremo.
...E dietro le tue spalle c'è un grande treno
e la locomotiva quando ognuno di noi
la farà ripartire da qui all'eternità
trascinerà con sé i volti, le storie, le corse, i ruggiti
che con il tuo cinismo hai raccontato all' Italia.
Ciao Mario!

domenica 5 dicembre 2010

Liberi veramente

Essere liberi veramente
vuol dire non avere niente,
senza legami senza affetto
senza orario e senza tetto.
Essere liberi veramente
è fregarsene della gente
ma non solo di chi non conosci
anche del giudizio degli amici.
E' vivere senza tempo
e non essere mai dentro...
è non lasciare traccia,
nessuno che ricordi la tua faccia...
Essere soooooli.........................................

(Eugenio Finardi)


domenica 28 novembre 2010

Riflessioni sul paternalismo

Occhio al paternalismo! Ne detesto qualsiasi forma. Ma che cos'è questo paternalismo? Vuol essere una forma d'amore? Di sicuro è un termine utilizzato nel linguaggio politico nel Settecento e nell' Ottocento. Possiamo dire che Napoleone stesso fosse un paternalista...Napoleone o chiunque accentri il proprio interventismo su di sé nella funzione di un "bene" ritenuto pubblico. In sintesi, il paternalista è un despota buono, che confina anche col populismo. Quindi sì: il paternalismo, almeno negli intenti, è orientato al bene, come del resto ogni padre che interviene con consigli o direttive nella vita del proprio figlio fa sempre queste cose per il "bene" del suddetto .In ogni caso, in politica, qualsiasi forma di "paternalismo" è contraria al socialismo e alla democrazia.
Però nel linguaggio comune si utilizza questa parola per indicare una persona che mira con il suo atteggiamento di superiorità a dare indicazioni perentorie sulla condotta altrui, sempre con questo discutibile intento "educativo".
Va detto che tra adulti pari questo tipo di "rapporto" educativo non funziona ed è assolutamente deprecabile. Non funziona perché una delle due parti si pone come superiore all'altro evidenziando uno squilibrio nella relazione ed evocando nuovamente gli spettri inconsci dell'infanzia. La vittima adulta del "paternalista" regredisce e soprattutto deve stare in silenzio, proprio perché il furbo paternalista nei suoi intenti "educativi" si fa forza della propria esperienza (non sappiamo se autentica o inautentica) e mette in atto dei meccanismi sottili di sottomissione uguali per l'appunto a quelli che intercorrono tra padre e figlio e, per i quali, vige il rispetto di fronte all'esperienza di uno contrapposta all'inesperienza dell'altro. E' evidente che da adulti ognuno ha la sua esperienza, tra adulti non dovrebbe esserci più il dispotismo, semmai la discussione e la democrazia...quindi ogni esperienza è valida, anche quella dell'inesperienza, che, da adulto, costituisce una forma anche di scelta. Il despota-paternalista sembra invece non dar voce alle esperienze diverse dalle sue, anche quando queste non sono corrispondenti alle proprie scelte. Un adulto non può non avere un'esperienza quale che sia e, soprattutto, ha un codice etico strutturato, una propria visione del mondo. Certo, i consigli servono, alcune indicazioni pure, purché non siano vissute in modo perentorio e coatto.
Nel paternalista c'è comunque l'aspetto costrittivo ed un giudizio imperante, tagliente, nel tentativo inconscio di rimarcare la propria superiorità, altrimenti non si alluderebbe al significato di "padre", un "padre" spesso ricondotto al padrone o anche al diavolo. Del resto freudianamente Il padre sarebbe l'individuale immagine originaria sia di Dio che del diavolo. E in più, edipicamente, il desiderio inconscio più forte del figlio-bambino sarebbe quello di uccidere il padre-diavolo, colpevole di sottrargli la madre, l'unico suo oggetto erotico. Un odio che fa anche paura...ed i paternalisti sono odiati e fanno un po' paura, anzi, ci mettono paura. Ma da adulti possiamo "ucciderli", mandandoli a fare in culo. Come può un adulto voler bene e aiutare un altro adulto, magari un amico? Come può farlo senza essere paternalista? Il paternalismo non è amore in fondo. Amare vuol dire sempre e comunque lasciare libero l'altro, riconoscerlo com'è. Il "riconoscimento" esterno di ogni uomo è anche la sua propria affermazione. "Riconoscere" vuol dire individuare l'essenza di ciascuno. Il paternalista tende a omologare, non a riconoscere. Mentre invece chi vuole bene non fa altro che "riconoscere": "ho capito chi sei, io ti voglio bene così e cerco di aiutarti per come tu potresti reagire in determinate situazioni". Riconoscere vuol dire aderire al contesto culturale, spirituale di una persona, vuol dire ascoltare...il paternalista muove l'aria nella bocca, è impegnato a profferire non ad ascoltare, scoreggia aria dallo stomaco e fa puzzare l'ambiente. I suoi consigli-ordini sono la radice dell'odio, quindi la diretta conseguenza di un rifiuto. Dobbiamo ricordarci persino il motto "vivi e lascia vivere", perché non sono le parole a guidare la propria vita, sono le esperienze intime di ciascuno. Certo, a volte la vita impone del coraggio, bisogna essere a volte dei kamikaze per capire in cosa consiste il male. Intorno a noi qualcuno ha il dovere di farci riflettere ma di fermarci soltanto nei casi di gravità assoluta. In alternativa, da adulto, credo che ognuno possa disporre della propria autodeterminazione e disporre della propria vita come vuole. Ci si può chiedere i "perché", ma fino a un certo punto. L'assurdità dell'esistenza individuale di ciascuno, a certi livelli, non ammette alcun "perché". Siamo tutti qui, che corriamo in attesa della nostra morte, ciò che ci libera dal delirio febbrile di questa vita.

sabato 27 novembre 2010

Desiderio di cinema

E' un periodo che studio la realtà come se la inquadrassi, ho bisogno di immortalare volti, ho bisogno di manipolare della gente, purché diventi immagine.
Ho bisogno di stare davanti a una platea e dietro a uno schermo dove si proietta il mio film.
Forse questo parcellizzare è un modo per non osservare la realtà tutta intera, un modo per farsi incantare dai feticci dell'immaginazione o rendersi conto che ogni cosa è ciò-che-è, solo il nostro sguardo ha sempre lo stesso potere trasfigurante.
Se non ci fosse l'uomo la realtà sarebbe ancora più brutta, e per fortuna, il cinema esiste grazie all'uomo.

mercoledì 24 novembre 2010

Signorine italiane

Un simpatico collage con la musica dei Krisma: sapori d'estate e di tramonti



domenica 21 novembre 2010

Video del giorno

Direttamente dagli anni '80 ecco un'altra biondina eccellente.....


Raimi "vestito" dai Goblin

Mi complimento per l'ingegno di un utente di Youtube che ha avuto l'idea di raccogliere alcuni spezzoni tratti dal recente Drag me to hell di Sam Raimi e di "vestirli" con un brano musicale dei Goblin Witch, contenuto in Suspiria.
Drag me to hell insieme ai Goblin sembra in effetti un nuovo Suspiria del 2010, non il probabile triste remake che gli americani hanno intenzione di realizzare.
Ecco, ci manca un nuovo Suspiria, un film espressionista, scenografico, pirotecnico, delirante, angosciante, di quelli da sudare freddo e da non dormire di notte. Ma quale Paranormal activity!!!!
A volte basta una musica per orientare un film in un modo piuttosto che in un altro.
Ma un film bello come Drag me to hell Dario Argento insieme ai Goblin non era capace di farlo? Era proprio il caso che s'incaponisse con questo Giallo l'apoteosi della mediocrità, peraltro neanche distribuito nei cinematografi?
Mah! Godetevi il fimato, in più c'è anche un caprone-satiro che ricorda come una goccia d'acqua, la creatura creata da Sergio Stivaletti per il film La chiesa, prodotto da Argento e diretto da Michele Soavi più di vent'anni fa.


sabato 20 novembre 2010

Settimana dell' infanzia

Oggi 20 novembre si chiude la settimana dell'infanzia e oggi ricorre il quindicesimo anniversario della ratifica della Carta dei Diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, avvenuta nel 1995.
Naturalmente è partita la Facebook-cagata-omologante, quella di cambiare la propria immagine del profilo e di sostituirla con la foto di un cartone animato-amato della propria infanzia, quasi fosse una festa, tutti che parlano di cartoni, di infanzia: Remì, Heidi, Il Tulipano Nero, Daitarn III, evviva!
Il mio cartone preferito era Candy Candy, ho sempre amato le soap-cartoons, un genere tutto femminile, ma non per questo meno violento dei cartoni coi robot. La violenza di questi cartoni era tutta psicologica, quindi più subdola e più sottile. Di certo cartoni solo apparentemente adatti ai bambini.
Le soap-cartoons giapponesi avevano sempre al centro queste ragazzine belline, spaurite, ma al tempo stesso coraggiosissime, di preferenze orfane o vittime di qualche ingiustizia, impegnate a subire la cattiveria della gente o dei parenti (la matrigna, la nonna o il fratello) e mille sfortune. Erano cartoni dove le lacrime erano di casa, Candy Candy poi era ambientato in un ospedale, si vedevano anche storie di malati, di feriti. Perché molti bambini venivano conquistati dalle lacrime, dal dolore?
Forse perché non è vero che un bambino è così innocente, sa riconoscere qualcosa che è diverso dalla sua vita monotona, i cartoni giapponesi sono già storie da grandi, in effetti, ma hanno l'alibi di essere disegni, per l'appunto. Un alibi interessante, un tranquillo lasciapassare per l'infanzia.
Ma non voglio assolutamente liquidare Candy Candy con queste considerazioni da "Famiglia cristiana", diciamo che, come già dicevamo a proposito di Verdone, bisogna riuscire a cogliere ciò che va oltre l'apparenza; il senso della vita, di questa assurda vita, ci appare già dall'infanzia...Alessandro Piperno come il sottoscritto si era innamorato di Candy alla follia e l'amore poi conviveva con le scene da ospedale, con l'avvento della prima guerra mondiale, con la tragedia del personaggio di Anthony, caduto da cavallo, un evento che per Candy diventa un'ossessione vera e propria, dal quale non riesce a liberarsi. E il giorno prima dell'incidente una cartomante apre una carta che raffigura la Morte....quella puntata mi aveva fatto paura. Candy ed Anthony tornano a casa, pensano che quello che ha detto quella maga sia una stupidaggine...e invece....
Detto questo è ora di pensare, se l'innocenza dei bambini esiste...che i cartoni e le fiabe sono terribili ed è ora di chiedersi se sono i bambini inconsciamente ad aver bisogno della paura, della tristezza, della violenza virtuale oppure la loro è un 'adequatio a un ethos che trovano davanti bell'è pronto.In questa società tecnologica la televisione o il computer è forse l'unico catalizzatore di emozioni, di fronte a uno schermo si può osare o volare. Mi si scaglierà contro tutta la pedagogia e psicologia contemporanea, ma io ho sempre creduto che esistono due infanzie, quella descritta nei manuali e quella della realtà, deforme, capricciosa, oltraggiosa.
Nostro dovere comunque è comunque vigilare sempre che tutti i nostri bambini non soffrano, noi dobbiamo parlare anche della paura, della televisione, insegnare loro cosa è il bene e il male, senza soffocare nemmeno troppo i loro desideri. L'impresa non è da poco...Ma l'importante non è che cosa vedano, è che non soffrano!




mercoledì 17 novembre 2010

Adult-sitter

Concetto già espresso in passato, quello delle adult-sitter, ovvero le escort, baby-sitter per adulti, accompagnatrici, coccolone giocose per adulti soli.

I 60 di Verdone

Oggi, 17 novembre Verdone, numero tondo sulle candeline per Carlo Verdone, che compie 60!
Lo scorpione comico più famoso del cinema italiano contemporaneo ha sempre rappresentato per il sottoscritto (e non solo) la capacità di autorappresentarsi come mediatore tra nevrosi personali e nevrosi collettive, abile osservatore dei propri tempi, ci ha sempre raccontato le disgrazie della vita, con gli occhi delle più belle favole comiche (e tragiche). Sì, perché come ci insegnava Pirandello dov'è la comicità senza il tragico? Verdone mi è sempre piaciuto perché le sue storie sono sempre state permeate dal tragico, dal patetico. In questo senso è un po' l'erede di Alberto Sordi, nel quale non mancavano mai finali tristi e amarissimi: è la ribalta di un palcoscenico, il luccichio delle scene che nasconde l'orrore della vita, l'insensatezza dell'esistenza.
Quale film di Verdone è più assurdo e insensato di Troppo forte? O Acqua e sapone, una parabola tra rosee nuvole che finisce nello squallore di un campo di grano, passando per l'amore proibito per una minorenne, baby-modella sfruttata dal sistema? Eh sì, è proprio strano pensare che il buon Verdone abbia raccontato l'amore tra un prete (impostore) e una minorenne, ma è proprio così, al di là delle sue smorfie buffe e il faccione.
Però in Verdone non manca mai la poesia e lo stile, va precisato. I suoi film sono sempre stati di buon livello, pur con salti nel vuoto e buchi nell'acqua (basta citare C'era un cinese in coma, da lui stesso definito su "Vanity Fair" come il meno riuscito), mai noiosi, con un buon ritmo.
Verdone è l'incarnazione del "perdente" poetico, i personaggi più riusciti sono quelli in cui lui proietta fuori di sé ciò che vorrebbe essere e non riesce a raggiungere, con uno spirito adolescenziale. Anche quando Verdone impersona il "coatto" volgare, in fin dei conti, ci fa capire da sempre che la sua "strafottenza", "tracotanza" (come quella di molti) nasconde sempre dei buoni sentimenti o nasconde timidezza o spirito da perdente. In fondo Verdone è colui che celebra l'ipocrisia e la paura di mettersi in gioco della gente comune, ciò che è quanto di più tragico e realistico ci possa essere al giorno d'oggi. Lo fece palesemente in partenza con Borotalco, dove per conquistare una collega di lavoro si finse play-boy di mondo (il mitico Manuel Fantoni) e ha continuato a farlo in diverse forme, buttando sempre la maschera per terra a metà o alla fine delle sue storie.
Verdone è molto di più delle semplici quanto spiritose macchiette con le quali si creò una certa notorietà dai tempi di Non-stop. Credo che insieme a Muccino, Moretti e Benigni sia l'unico che porterà avanti con dignità la sorte della commedia all'italiana in questi tempi di crisi.
Buon compleanno Carlo!
Di seguito tre momenti d'antologia tratti dalla filmografia di Verdone.








domenica 14 novembre 2010

La speranza

La speranza è il tranquillante dell'esistenza.

Linda e l'incontro col poeta

Ritorna la nostra Linda, una delle tante figure femminili di questo blog! Ho pensato che Linda doveva continuare a esistere su queste pagine, Linda e il suo poeta.
Ora lui l'ha incontrata in un bar, dopo le fantasie di una stretta di mano del 14 settembre scorso (vedi post)

" Lei mi ha proposto un aperitivo al bar, ero emozionato. Quel giorno era vestita di nero, come le donava il nero su quel caschetto biondo. Ci incontriamo e ci avviamo a un baretto, sono solo io e lei, sono solo io e lei...Che magnifica sensazione questa forma di esclusione, veramente magnifica.
E' mezzogiorno, lei prende solo un bloody-mary, quello è il suo pranzo. Io faccio portare tramezzini, un Crodino, poi una macedonia. Mi sento quasi osceno di fronte alla sobrietà di Linda. Parliamo di noi, di cosa ci piace nella vita, il suo più grande sogno ormai lo so, è quello di poter leggere un testo letterario in russo, senza dovere usare una volta il dizionario, come se fosse una madrelingua. Linda! Linda! E' ora che cominci a studiare e io ti aiuterò, sarò lì sempre per te, a tutte le ore del giorno e magari della notte. Non so il russo, ma lo imparerò per te, solo per te. Rinuncerò al lavoro per te, per imparare il russo a tempo pieno, farò persino la fame. Ehi ehi! Ma non sto forse esagerando? Bè, forse un po'....Ora con lei non sono su un prato purtroppo, ma sono seduto davanti al tavolino di un bar, non è molto poetico tutto questo. Però succede qualcosa che ci collega quasi direttamente a una dimensione della natura pur essendo in mezzo al cemento: un passerotto scorazza qua e là sulle tovaglie dei tavoli all'aperto, Linda prende una patatina e la posa sulla nostra tovaglia, il passero arriva e la prende nel becco, poi la sminuzza finemente, sotto i nostri occhi. Io sorrido fissando gli occhi verdi di Linda, azzardo e le accarezzo una mano. "Che carino!"
"A te piacciono gli animali Linda?"
"Molto"

Questo momento è molto romantico. E poi Linda sa ascoltare, sa entrare nella testa della gente come pochi. E' la prima donna adulta che ho incontrato nella mia vita che non sottovaluta una cotta adolescenziale. Una cotta è una cosa seria, a nulla vale il detto: "Morto un papa se ne fa un altro", oppure "Una persa cento trovate", no? A lei ho confessato di essere infelice, una dichiarazione forte che le è rimasta impressa. E' difficile dire a un quasi sconosciuto di essere infelice...Non mi ha chiesto "perché"?, il perché è banale...Semplicemente ha ripetuto: "racconta", un racconta "aperto"....Ho cominciato e poi lei, vedendo la mia concreta difficoltà, ha voluto cambiare argomento: "Dai, scegli tu un argomento adesso".
Il mio cuore batteva, ma sentivo dentro di me anche quello di Linda battere, batteva nelle mie orecchie, nei miei occhi.
Poi siamo andati a fumarci una sigaretta in santa pace al parco, ci siamo scambiati le nostre sigarette....
Dalle nostre bocche usciva il fumo. Per un istante ho avuto il forte desiderio di baciarla Linda, anche se lei mi aveva detto al bar che stava bene da sola, che non cercava nessuno. Un bacio così, senza speranze, un bacio per baciare, per sentire rotolare definitivamente il cuore per terra, per sentire il sapore di una carne sconosciuta farmi venire i brividi lungo la schiena, per poter guardare gli occhi di Linda con un interrogativo in più: "E adesso?"
Adesso sto aspettando ancora....l'amore è fatto anche di attese, lei non mi cerca, io non la cerco...forse è bello aspettare senza pretese, senza speranze. Ma Linda continuerà a esserci per me....
Il nostro scambio di intimità dell'anima avrà un seguito...
(continua....)

mercoledì 10 novembre 2010

Tra alti e bassi

-Come stai?
- Vivo tra alti e bassi, che ci vuoi fare? Tra fango e stelle, bocca e culo, merda diabolica e latte degli angeli, fuoco e acqua, spirito e materia, carne e anima.
Questa è la vita.

lunedì 8 novembre 2010

Ossimorica considerazione

La mia vita è un perpetuo pensare per non pensare.

Carlo Lock

venerdì 5 novembre 2010

Pino D' Angiò: un profilo

Pino D' Angiò ha solo il cognome in comune con gli "Angiò" dinasti del '400....Non è un re, non è un politico, è "solo" un cantautore.
"Solo"? Essere un cantantaure non è poco, e, in più, Pino ha saputo creare un personaggio su se stesso. Una vaga somiglianza (ma più macha) con Aldo Busi, al secolo Giuseppe Chierchia, si è reso famoso nel 1980 con Ma quale idea, un funk-rap da discoteca il cui testo e l'interpretazione affrontano una tematica ricorrente nella discografia di questo artista: il macho-man, latin lover da strapazzo, il "Fonzie" dei poveri che con spirito cameratesco si considera "cacciatore" di femmine. Una visione assai maschilista la sua, una vena simile a quella del vecchio Fred Buscaglione, ma molto fresca e intelligente.
Tipico l'uso alternato di una voce da basso, calda e gutturale, molto recitante e impostata e, quasi per contrasto, di un falsetto da eunuco, o, in alternativa, di urlacci impietosi. Nel suo stile si respira molto anche la cultura meridionale o partenopea che fa i conti volutamente e ironicamente con il mito dell' America o con il divismo di Hollywood. Questi contrastanti aspetti fanno di Pino D' Angiò un personaggio di eccezione, forse più un cabarettista cantante che un cantante cabarettista.
Partecipa a due Festivalbar, uno nel 1981 con Un concerto da strapazzo e poi ci ritorna nel 1982 con Fammi un panino, entrambi, però, due pezzi pop-ska, differenti da Ma quale idea, di sapore più disco.
Dalla metà degli anni '80 com'è capitato a molti musicisti della sua generazione si sono perse le sue tracce o lo si ritrova in lavori televisivi o da dietro le quinte (compone anche per Mina). Nel 1991 pubblica S.T.S (Siamo tutti stufi), disco più attento alla critica sociale e di costume. Tra i brani spiccano Gli sgarbi si pagano, una presa in giro direttamente ed esplicitamente rivolta a Vittorio Sgarbi.
Pino è un personaggio ormai per cultori, anche se, va detto, che negli anni continua a incidere ed è l'unico artista italiano presente nel DVD World tribute of funk edito dalla Sony Music nel 2003 quale enciclopedia universale della funky music.
Di seguito alcune delle sue canzoni più famose:








Sentirsi vivo

Voglio sentirmi vivo
innanzi allo squallore della vita.
C'è una vita che va oltre la vita stessa
è la poesia fanciullesca
la sessualità bestiale
il dono della meraviglia
il desiderio perpetuo di novità.
Chi s'accontenta non gode....
Chi gode s'innalza.

martedì 2 novembre 2010

I club privé

I club privé comunemente detti sono posti per borghesucci arricchiti. C'è puzza di privato e c'è puzza di borghese, non c'è da nasconderselo.
Del club privé non mi è mai piaciuto il fatto che si tratta di un posto dove succede di tutto, ma a porte chiuse. E in più ha costi esorbitanti per i singoli e non per le coppie, una grave discriminazione. Ma le coppie che ci vanno secondo me sono borghesi annoiati, che sperano di rivitalizzarsi col concetto di "trasgressione". In realtà è un posto dove si fa sesso a pagamento (non mercenario, ma comunque bisogna pagare per entrare, come detto) che trasgressione è? Forse è tutta l'atmosfera che induce a pensare che si trasgredisce, il farlo di nascosto, il tirare fuori la doppia personalità, giocare a un "tradimento" consensuale. Tutto ciò non fa che farci ritornare sul concetto di "alienazione" (nella vita di tutti i giorni compiaccio i genitori, i datori di lavoro, il prete, sono un bravo ragazzo, alla sera divento un diavolo).
Il vantaggio, però, è poter avere un posto a disposizione per fare sesso, supponendo che non lo si abbia altrove. In definitiva, però, quando la coppia è stanca va al club privé oppure quando non si ha di meglio dove andare a scopare si accetta un po' tutto.
Spazi per il sesso in Italia ce ne sono tanti e ce ne sono pochi, tanti sulla carta e pochi alla luce del sole. Ecco il guaio! E se la meta è agognata, la paghi anche profumatamente.

lunedì 1 novembre 2010

Sienteme....oh....sienteme

Una canzone di Alan Sorrenti apre questo novembre, un po' di calore da Napoli....un po' di froceria posticcia. Buon ascolto.


sabato 30 ottobre 2010

Una cagna di razza

L'altro giorno ho visto in un aula universitaria una straniera, poi ho appurato, era una tedesca, scriveva una lettera a mano, una brutta sul quaderno (c'è chi scrive ancora "brutte", incredibile, ma meno male, di questi tempi)...."Sehr geehrter....", scriveva a un docente.
Era biondissima, probabilmente veniva da qualche Land del Nord, bionda, teutonica, con un portamento maestoso, l'avrei messa su un piedistallo, per farla ammirare da chiunque, come una cagna di razza pregiatissima.
Gli italiani e le italiane suoi compagni erano solo dei volgari bastardini al suo confronto, volgarissimi bastardini, impacciati, goffi e bruttarelli, senza stile.
Ecco, quella "cagna" tedesca aveva uno stile....E' difficile oggi avere uno stile....io amo le persone con stile, con fascino.
La pletora popolare delle bastardine, la lascio ad altri. Scusatemi per la presunzione, forse fa freddo e ho bisogno di scaldarmi la testa.

sabato 23 ottobre 2010

Video del giorno

Una tenzone tra un pirlone mascherato e un bel tenebroso gothic-dark, una specie di vampiro in bianco che gli rapisce la bella fidanzata.
Sotto le note di Miko Mission.



La giornata del saggio edonista

La giornata ideale del saggio edonista.
La mattina non svegli prima delle 9, 9,30...Mattina rigorosamente in casa per lavori intellettuali e/o artistici...Oppure per momenti dedicati alla cura del corpo o dello spirito (palestra, docce), ma anche per depurare la mente attraverso una riflessione autocosciente mediante la fuga voluta dal tempo: in sintesi si gironzola in casa e si parla da soli, si danno voce ai pensieri, ci si ascolta sui propri problemi, si infilano come perline l'un l'altra molteplici impressioni del giorno prima. Purtroppo la mattina anche il momento della spesa o del pagamento di rate, bollette. Poi si cucina con calma, dovizia e perizia. E verso le 14 (non prima) , si comincia a lavorare....Non si sa che tipo di lavoro, ma un lavoro abbastanza stanziale...un posto da riempire per portare a casa i soldi, però in cui starci volentieri. L' orario dovrebbe essere dalle 14 alle 20, non di più.
Usciti dal lavoro si va a farsi un happy hour, magari con gli amici o anche senza...Alla sera o si legge un libro, si guarda un film, o si fanno lunghe chiacchierate al telefono. La notte è lunga, non si va a letto prima delle due di notte. Ci si lascia anche sedurre dal fascino della notte, in quel lasso di tempo si può andare anche con qualche puttana.
E l'indomani si ricomincia, magari pensando di organizzare il prossimo viaggio verso la libertà....

martedì 19 ottobre 2010

Les mots de la révolution

Marche devant la jeunesse
et puis siffle contre chaque chose qui te dégoûte
absolument.
Tu dois soutenir l'imagination....
le pouvoir est caché dans nos esprit,
dans le pouvoir sexuel d'une branlette.
Dans le sperme jeté dans le vide il n'ya que la solitude d' une révolution manquée.
Mais si nous ramasson la vie dans le sperme, nous pouvons nous opposer à la mort qui nous entoure.

sabato 16 ottobre 2010

Video del giorno

Gli anni 80 sono infiniti nel loro panorama musicale....Oggi vi delizio con questa frizzante sexy-biondina, forse sconosciiuta in Italia. Si chiama Connie Breukhoven, ma si firmava come Vanessa, ed è stata la regina delle classifiche olandesi nei primi anni '80.
Il brano in questione si chiama Upside down, giunto al secondo posto in Olanda nel febbraio del 1982.
Noi avevamo alle spalle un altro Upside down, portato al successo in Italia da Diana Ross due anni prima.
Ma anche il video dell' Upside down olandese merita almeno occhiata...Una evidente scopiazzatura dalle scenografie aerobic-dance di Olivia Newton John.
Ma chi non vorrebbe avere una personal trainer come Vanessa?



venerdì 15 ottobre 2010

Il nuovo libro di Melissa P

Tre. Numero perfetto, come le tre erano le Parche, tre le Furie, tre come i lati di un triangolo (amoroso?).....Sì, anche amoroso. E dopo Comunione e Liberazione, quasi per sberleffo, non poteva mancare in queste pagine uno spazio di attenzione a Melissa P. e al suo nuovo libro, Tre, che affronta la storia del rapporto tra una poetessa Larissa e due uomini Günther, allevatore di pappagalli e George un fotografo. Colpisce subito la scelta delle professioni dei personaggi o di natura artistica o, nel caso di Günther, di natura zoofila-umanitaria, a metà tra il superfluo e il creativo (per sbarcare il lunario, in questo caso). E soprattutto è stata simpatica l'idea di dare nomi stranieri a dei personaggi che compiono le loro azioni a Roma, a sottolineare il carattere e l'aspirazione internazionale del libro. A conti fatti: cultura estera, professioni artistiche, due condizioni in Italia quasi necessarie per poter vivere una relazione amorosa "sopra le righe".
Rimane il fatto che Melissa P. sembra ripetere, però, un cliché ormai un po' datato.
Fermo restando che a lei piace parlare di sesso, come a Lucarelli piace parlare e scrivere di omicidi (e fin qui siamo d'accordo), credo che gli italiani non abbiano bisogno più di stimolazioni visive e mentali di pratiche, che, nel bene o nel male, sono state acquisite e accettate almeno nel privato. L' Italia è uno dei paesi più focosi (recentemente, poi, alcune inchieste lo hanno dimostrato anche in zone "nordiche" come il Trentino, il Veneto o il Piemonte), con una sola differenza rispetto agli altri Paesi: l' italiano medio si sente più rassicurato se può fruire di sesso nella trasgressione e nel proibito, parlarne seriamente o sdoganarlo è un po' come tradirlo. Ecco, quindi, perché i libri di Melissa P. vengono bollati come "pornografici", perché non si scorge l'intento profondo dell'autrice, semmai si intravede soltanto una simpatica e piacevole celebrazione dei bassi istinti (ed è un fatto che capita a chi vuole trattare l'erotismo in una forma sublime e artistica). Il sesso è molto importante, ma in Italia non ha la dignità del suo giusto posto tra le priorità della vita.
Oggi l' Italia ha bisogno di seguire un altro percorso e discorso sul sesso, una sensibilizzazione più seria, razionale....Ecco, un discorso sugli assistenti sessuali è senz'altro molto più provocatorio in Italia che continuare a leggere di orge, triangoli, sado-maso, omosessualità.
Io stesso sto continuando a lavorare e a riflettere per cercare di abbandonare a poco a poco i contenuti erotici nei miei lavori di fiction letteraria. Non è un discorso di autocensura, è proprio che mi rendo conto che si tratta ormai di una minestra riscaldata.
Non credo ci sia più bisogno di raccontare nella finzione, c'è solo bisogno di raccontare la cronaca o sensibilizzare su un allargamento di importanza pubblica e sociale della sessualità.
Quando troveremo una donna al supermercato o a un sexy shop che ha un cazzo di plastica nel carrello, il gioco sarà fatto, l' obiettivo raggiunto. Questo succede altrove, può darsi che qua non succeda mai. E allora, tutto sommato, meglio continuare a trattare l'erotismo nei soliti modi canonici....per chi ancora non è stanco.
Se però volete fare una tesi di laurea su Melissa P. andate altrove. So che a Lund, in Svezia, nell'ambito di un progetto sui nuovi linguaggi degli scrittori italiani è stato svolto un approfondimento, all'interno di una tesi, su Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire.
Nel frattempo quando leggerò il libro nuovo, Tre, ci sarà un ulteriore discussione e critica su questo blog...e chissà....magari anche un'intervista.

lunedì 11 ottobre 2010

Queste cielline!

Però....queste cielline (CL) universitarie sono proprio carine, anzi più che carine!!
Ma davvero si fidanzeranno in casa aspettando il matrimonio, secondo i rigorosi precetti morali del cattolicesimo?
Come sarà la vita sessuale di una ciellina? Bisogna diventare di CL per conquistarle?
Quale sarà la chiave per "entrare" in contatto con loro?
Si entrerebbe dalla "porta" principale o dalla "porta" di servizio, retrostante?
Io amo da morire la porta di servizio, nascosta da sguardi indiscreti, da pericoli di natalità.
Ma se fosse davvero così?
Se ti facessero entrare sempre dalla porta di servizio? Che emozione...che lussuria!
Io non credo che queste bellezze cielline si possano risparmiare così....questa carne sexy, queste espressioni da lolite, lasciate solo alla contemplazione??
Voglio farmi una di CL!!! Stasera ho in mente questo, uno strano e impossibile sogno proibito.
Per queste affermazioni mi prenderò qualche insulto...ma si vive anche di voci di corridoio...e soprattutto di libera espressione. Forse verrò compatito e qualcuno vorrà rimettermi sulla retta via, per purgarmi da questo demone della lussuria ed educarmi all'amore..
Ma comunque ciò che conta è la libera espressione.....

domenica 10 ottobre 2010

Gli avvoltoi vestiti

Quegli operai sopra i tetti
sembrano avvoltoi vestiti
grandi, spaventosi.
Se potessero volare,
con le loro giacche a vento
con le loro ombre
coprirebbero di vita
chi da sempre cammina
nell'assenza di stupore.
Tutti, sguardo in cielo
mani in testa...
il mio quartiere brulicherebbe di festa.
Nel cucchiaio di minestra
si annegherebbero grida di terrore.

Video del giorno

Barbara....
Ascoltate la sezione ritmica dei bassi e delle percussioni, un vero funky-groove anni Settanta. Una canzone passata per sbaglio per Sanremo...I testi erano di Pasquale Panella.






Qui sotto la versione live sanremese, che, presenza scenica a parte, perde molto rispetto a quella da studio (colpa anche dell'amplificazione e della scenografia)

sabato 9 ottobre 2010

La filosofia italiana

Si parla e si è parlato troppo poco spesso della filosofia italiana. Ora un volume pubblicato da Roberto Esposito, Pensiero vivente. Origine e attualità della filosofia italiana propone una interessante, quanto controversa teoria: la grande tradizione europea Hobbes-Cartesio-Kant ci è estranea, la vera avanguardia, il vero progressismo è la filosofia italiana.
Mah!! Onestamente credo poco a questa teoria tirata per i capelli...La filosofia italiana ha avuto l'originalità di compenetrarsi con altre discipline, la storia, la politica (vedi Croce, Gramsci, Gentile), ma il fondamento delle sue dottrine deriva da oltre confine. La filosofia italiana cammuffa e scimmiotta, forse i pochi pensatori innovativi sono stati Giordano Bruno, Vico, Croce...Ma il restante? Rosmini, Galluppi, Martinetti?Per non parlare di letterati come Machiavelli o Leopardi annoverati tra i filosofi?
In Italia non esistono quelle grandi menti "sistematiche", un Hegel, un Kant, un Heidegger....Già, le menti sistematiche tedesche, queste sono le grandi menti della storia d' Occidente, dopo i greci.
Gli italiani sono anti-metafisici, come del resto lo evidenzia Esposito, e in più afferma che essi sono rimasti ancorati all'origine, non hanno compiuto quella "rottura" moderna metafisica. Cosa significa questa origine è un punto un po' oscuro e, in più, da deduzione logica, se si rimane all'origine, come può essere un pensiero chiamato "da avanguardia"?. Forse la spiegazione è in queste parole: La filosofia italiana si presenta rovesciata, e come estroflessa, nel mondo della vita storica e politica (...) Il contenuto del pensiero italiano è ciò che preme al suo esterno, sollecitandolo a uscire in quel modo da sé per affacciarsi sullo spazio del fuori".
Ora, perché mai è un fatto positivo un pensiero che esce da sé per affacciarsi al di fuori? Il fuori non interessa a certi filosofi, io sono un essenzialista, un metafisico, il vero filosofo indaga le strutture portanti della realtà, nella sua infinita, massima astrazione. Tutta questa mania di realtà è un po' la filosofia dei poveri, scusate...la realtà empirica o effettuale ci interessa relativamente....perfino Marx partiva dalla teoria, anche se questa era fungente alla prassi. Ma la filosofia italiana, nel suo uscire da sé si cammuffa in altro: o è sociologia, pedagogia o politica, o è semplicemente la riesposizione di concetti già espressi (è forse questa l'origine?).
L'estetica l'ha inventata Baumgarten, non Croce, anche se le sue teorie hanno avuto certo un peso nella storia della filosofia italiana e della critica d'arte.
Un confronto col pensiero italiano è utile, ma non così determinante da immaginarlo come un pensiero costruttivo, innovativo.
Molti professori universitari di oggi ( che si definiscono al pubblico come filosofi) sono solo "storici", chiacchieroni spocchiosi, che invadono le platee televisive, occupandosi della raffinata "tuttologia", disciplina utilizzata per portare a casa i soldi, perchè purtroppo, oggi, la filosofia, interessa sempre a pochi.

venerdì 8 ottobre 2010

Gli assistenti sessuali

Esiste una figura professionale nata in alcuni paesi europei (Svizzera, Olanda, Germania), è una professione silente, incompresa, ridicolizzata, ma serissima: si tratta dell'assistente sessuale, una persona che, semplicemente, intrattiene sessualmente i disabili, nella filosofia che il sesso è uno dei bisogno primari e irrinunciabili della vita. Bisogna avere rispetto della sessualità e soprattutto di chi non può farne esperienza. L'argomento è delicato, controverso. Troppo facile scambiare l'assistenza sessuale per prostituzione, non è così...L'assistente sessuale segue tutta la storia del disabile che si prende a carico, lo accarezza, cerca di sfruttare in lui più il godimento psicologico che fisico...e soprattutto il suo ruolo è quello di comprendere anche patologie che una prostituta qualsiasi non avrebbe la pazienza né le risorse adatte a comprenderle (autismo, mutismo, paresi spastica). La escort non è istruita ad accogliere i disabili, l'assistente sessuale ha una formazione specifica ed inoltre non è tenuto ad avere rapporti sessuali completi.
Esistono assistenti uomini, assistenti donna, per etero e gay..Non s'impongono obbligatoriamente, ma ricevono le richieste delle famiglie e, se questo nobile affare ha preso piede, significa che la richiesta c'è. E' troppo comodo liquidare tutto con "che squallore".....Penso che, sempre e in ogni caso, lo squallore abbia luogo in un mondo senza amore, senza piacere. Laddove è possibile conquistarlo, non perdiamo, non perdete l'occasione.
Per saperne di più consultate la pagina Facebook.

http://it-it.facebook.com/note.php?note_id=157315066601&comments

Ghiro lentissimo

Sono un ghiro
che compie il giro
morto nella polvere di stelle di cenere.
Un ghiro
che compie il giro
risorge, dorme, finge di dormire...
ma nel sonno si beve la morte...
con il vizietto di risorgere.
Ghiro lentissimo..
ghiro stanchissimo...
salvatelo!
Fatelo dormire come Dio comanda..
senza questo incubo della morte.

Aldo Busi a "La 7"

Recuperato una settimana più tardi, ecco l'insieme di filmati relativi all'intervento di Aldo Busi a "Otto e mezzo".
Alcuni buoni motivi per apprezzare l'intervista:

1) La metafora dei politici come topi usciti dalle fogne.
2) Uscire di casa solamente per andare fuori Italia.
3) Il Vaticano come morsa al piede dello sviluppo, verso uno spirito europeo.
4) Quando Busi "ci prova" con la Gruber.















sabato 2 ottobre 2010

"..E dunque..."?

Spesso ci si scontra con l'ottusità e l'indifferenza della gente. Spesso ci sembra di passare per intelligenti, vivaci, acuti...e invece passiamo per stupidi.
E tutto questo per un mancato comune modo di vivere e di "sentire" (non in senso uditivo, ovviamente) la vita.
Ieri a uno sportello per una visita, vado a farmi "accettare"...Non so riferire cos'ho provato, ma ero contento di rivedere la stessa persona con la quale avevo fissato l'appuntamento. Non so...lo chiamo quel godimento delle coincidenze, quasi a supporre: "è la stessa ragazza dell'altra volta, quindi sarà più facile spiegarmi". Il godimento delle coincidenze avviene anche quando dici: "Toh! Che combinazione, abitiamo vicinissimi!!!" Solitamente uno è entusiasta, ride...l'altro è serio, laconico e dice: "Sì".
Dunque le rivolgo la parola così: "Mi sembra che era lei che mi aveva fatto l'impegnativa".
Questa donna era corvina, riccia, una bellezza mediterranea sui 38 anni.
La sua risposta non si fa attendere, cade dal cielo come una meteora spenta:
"...E dunque...?"
E io: "Come...e dunque"?
Ma come si fa rispondere a una persona "e...dunque?" (leggi pure: che cazzo vuoi?)
Cosa si può rispondere a un "...e dunque...?" Certe risposte spiazzano, spiazzano e basta.
Un po' come quello che ti dice: "perché mi hai salutato?" "Perché lo vuoi sapere?"
Che cazzo rispondere? Forse queste persone bisognerebbe prenderle, lavar loro la faccia nel cesso, utilizzare i loro capelli a mo' di scopino.
Che rispondere? "Niente....ero semplicemente incuriosito e rallegrato dal fatto che lei era la stessa persona dell'altra volta"?
La gente non gode, non si stupisce, non ha meraviglia, quando lavora è una macchina.
E allora uno dopo torna a casa e si fa una sega simbolica, astratta, con se stesso (in questo caso con gli amici del mio blog) per la mancata comprensione, la mancata intesa. Un piccole ponte che si stacca, un balcone che frana sotto i piedi...La lamentela è un po' la masturbazione e la soddisfazione di una piccola, piccolissima frustrazione.
Poi bisogna rialzarsi...La vita è così, passa anche dall' "e...dunque..."?
Hai voglia poi di lamentarti, ma la vita è fatta di sta gente. A Milano ti puoi fare solo le "pippe", quelle mentali, quelle fisiche e quelle di cocaina.
Ma in fondo è bella questa vita "intransitiva", retrovolta, autoreferenziale? Una vita fatta di "pippe", di nutrimenti compiaciuti di noi stessi perché gli altri ci rifiutano? I rifiuti vanno dalla A alla Z dall' 1 al 1000 in ordine crescente...ma la vita passa anche dall' "e...dunque".

giovedì 30 settembre 2010

Debole di cu..debole di ca...

Uno è debole di cu...
Io sono debole di ca...
Debole di cuore
debole di cazzo...
Santo preservativo,
che mi preservi dall'emozione,
altrimenti il mio ca..potrebbe esplodere.
Se non ci fossi tu!
Sei la mia rete contro qualsiasi esplosione indebita,
lattea emorragia, dal profondo dei corpi cavernosi.

martedì 28 settembre 2010

lunedì 27 settembre 2010

Scherzi della vita

Il primo brano di Gatto Panceri, al secolo Gigi Panceri....presentato al festival di Sanremo 1986. Un brano, nella sua ingenua semplicità, di sapore beckettiano.
E' davvero uno scherzo se la finita non finisce?
Uno scherzo o un favore?


Un triste gigolò

Abbozzo di testo liberamente ispirato a Dalla/De Gregori

Sono un gigolò
un triste gigolò
dentro nel metrò....mi sveglio.
Sempre gigolò
a pensarmi tra le braccia
di quella più brutta.
Sono un gigolò
ammiro il gigolò
per la bandiera dritta
per il gusto democratico
e il gusto di confondersi.
Presto un gigolò
cadrà da lassù
da quel cielo di stelle
ad insegnarmi la strada per la vita.
Evviva gigolò
allegro gigolò
meteora saggia che mi scalda.



venerdì 24 settembre 2010

Aforismi in solitudine

Noi siamo nati soltanto per noi
Cicerone


Un vero uomo libero non è a suo agio in nessun luogo
A. Frassard


Rapinarti del silenzio, non è già un crimine?
G. Ceronetti


La solitudine è la sorte degli spiriti grandi
A. Schopenhauer


L'amore consiste in questo: due solitudini che si proteggono, si toccano e si accolgono
R. M. Rilke


La solitudine è per lo spirito ciò che la dieta è per il corpo
Vauvenargues

Chi vola alto è sempre solo
Nurejev

Meglio essere solo coi propri pensieri in compagnia, che in compagnia solo senza pensieri.
Carlo Lock

mercoledì 22 settembre 2010

Il gap tra vip

Devo riconoscere che con il passare degli anni, la distanza tra coloro che sono considerati uomini di spettacolo (in altre parole, "vip", "very important persons") e la massa si è, da un lato allungata, da un altro accorciata. Allungata nella possibilità di porsi su di un piano equo e paritetico con queste persone, ma accorciata dal punto di vista dello stile di vita. In altre parole, c'è stata una trasformazione anti-borghese che si è ben radicata tra i cittadini italiani di tutti i giorni. Non che il borghesismo sia cessato di esistere e non che i vip non siano borghesi (Simona Ventura che cos'è??)...però è scomparso, tra le giovani generazioni, quell' insieme di consuetudini e regole che distinguevano marcatamente chi non era sotto i riflettori da chi lo era.
Un tempo, fino a venti o trent'anni fa, c'era ancora la convinzione che la trasgressione e l'eccentricità (sesso smodato, droga, mancanza di orari fissi) era di pertinenza degli artisti perché vivevano anche in un mondo di precarietà e la loro creatività li influenzava anche nella vita. I comuni mortali vivevano del loro posto fisso, facevano i bambini, non avevano grilli per la testa..un'esistenza tutto sommato monotona. Oggigiorno, però, l'omologazione è ancora più triste perché vizi, abitudini dei "vip" (uomini di cinema, di televisione, della politica, dell'arte, della musica) sono stati assorbiti dai "comuni"..e quindi tutto è uguale a tutto. Qualche esempio? Gli uomini che portavano orecchini, un tempo, erano drogati o musicisti rock, oggi li portano anche i tranvieri o gli studenti; le separazioni erano prerogative dei vip perché avevano forse più soldi o ritenuti abbastanza "dissoluti" (voce borghese della dissoluzione) da sfasciare famiglie, facevano orge, si drogavano. Oggi le separazioni coinvolgono tutti, il consumo di cocaina investe anche il vicino di casa, magari libero professionista; la sessualità si è dispiegata all'interno della coppia media oltre i confini di ciò che "borghesemente" e "cattolicamente" era ritenuto lecito e dignitoso. Oggi il pompino è una pratica abbastanza comune in una coppia etero, le ragazze si impratichiscono già a quindici anni..Non è impossibile trovare una ragazza in vacanza o all'estero che si porta in camera anche l'amica per un triangolo.Ai tempi dei miei genitori, era molto più facile che se desideravi un pompino dovevi pagare una prostituta. Oggi si va a puttane più per un problema relazionale o di sfiga perpetua.O per il brivido di qualcosa di diverso. Anche il precariato coinvolge soprattutto qualsiasi settore lavorativo..Frequento gente che ha più di trent'anni, che non lavora, che fa una vita sregolata (del resto io chi potrei frequentare altrimenti? Ma avete mai letto bene il mio blog? Chi mi metto a frequentare?Un padre di famiglia?), gente che passa il tempo a osservare il mondo che passa davanti, mentre i loro sogni continuano a pulsare imperterriti nei cordoni e nelle maglie di recinzioni senza tregua di scampo o che vive di erotomania, di arte, perché sono le uniche cose certe che ci rendono vivi! Il fenomeno del non-lavoro sta diventando un fenomeno quasi rivoluzionario, tutto questo parassitismo non sconvolge più nessuno, perché nessuno in fondo ha delle risposte alternative. Anche un insegnante può attaccarsi alla bottiglia di vino perché non lavora per sei mesi, esattamente come un attore fuori dal giro o uno scrittore in crisi creativa. Dunque siamo tutti bohemiennes? Forse l'unica distinzione è il denaro tra chi può permettersi di essere più o meno trasgressivo? Il mondo unilaterale dà sempre il latte alle ginocchia...Insomma, i borghesi rompipalle ci devono essere per poter permettere agli artisti di cambiare il mondo (in meglio)....E ci si sforza sempre di poter trovare lo scandalo, la provocazione, laddove, in certi momenti e in certi ambiti, manca quasi l'idea giusta, appunto perché ormai tutto è omologato. Oggi non saranno dieci persone, ma almeno migliaia e migliaia come minimo che vogliono mettere piede in televisione, cantare o scrivere un libro. Certo, da questo punto di vista il mondo è cambiato, ma, diamoci l'illusione che, almeno, sia cambiato di poco... Piuttosto auspichiamoci un cambiamento migliore, ecco.