sabato 31 ottobre 2009

Germania vs Svezia

Vorrei oggi spegnere un fuoco, il fuoco dell'entusiasmo di chi intravede nella Svezia un chissà quale paese "aperto" e "tollerante". Notoriamente amo sia la Svezia che la Germania, ma (e ve l'avevo promesso) da tempo stavo ripensando a un possibile confronto tra les moyens de vivre di questi due Stati. Non si creda che abitare nel Nord Europa voglia dire essere tutti uguali: gli italiani più ignoranti mettono nel calderone svedesi, olandesi, tedeschi, danesi, considerandoli alla pari protestanti, bevitori di birra, dediti al lavoro, biondi con gli occhi azzurri e parecchio "chiusi".


Ecco, confrontandomi più nella fattispecie con Svezia e Germania, devo ora dire di avere riconosciuto aspetti negativi della Svezia (è ora di smetterla di considerarla una specie di paradiso terrestre); ma anche la Germania viene scalzata dalla Svezia in certe cose. Del resto i pro e i contro esistono dappertutto.


Cominciamo col chiarire ad esempio in cosa la Germania batte nettamente la Svezia...Bè, innanzitutto attraverso il suo patrimonio storico-culturale filosofico e letterario e la sua capacità di propaganda e protagonismo in Italia e in Europa.Certo, la Germania è ancora, per molti, macchiata dall'onta storica del nazismo, ma, insomma, i tedeschi li conoscono tutti per meriti e demeriti, gli svedesi poverini no. Gli svedesi gli si conosce per poche cose, a volte banali (l' Ikea), ma pochi sanno davvero chi sono. La Svezia ha una storia giovane, fino al XIX secolo era uno dei Paesi più poveri d' Europa, diciamo poi che dal XX secolo attraverso liberalizzazioni economiche, un intenso sfruttamento delle sue risorse naturali e l'avvio di una politica assistenziale riconosciuta ed apprezzata in tutto il mondo è riuscita a diventare quello che è oggi, uno Stato invidiato per la vivibilità, l'efficienza ed anche per l'apertura di costumi.


Diciamo però che anche in merito all'apertura dei costumi la Germania ha ormai raggiunto e superato la Svezia: basta digitare alcune parole chiavi in Google.....Sarà pure progressista questa Svezia, ma non si trova un sito porno svedese, non si trovano locali dove fare sesso, rara la novellistica erotica, rare le community di incontri. La Germania, invece, concede pari dignità a tutto in termini di locali, siti informativi, è la patria del naturismo, del BDSM (sadomasochismo) e i punti di raduno per gay sono davvero tantissimi. Non serve a nulla dire che in Svezia ci sono i preservativi ad ogni angolo della strada, i matrimoni gay, la fecondazione assistita, che si fa educazione sessuale nelle scuole, che le donne sono emancipate; queste sono tutte realtà ben presenti e radicate in molti altri Paesi ormai (tranne l' Italia e pochi altri). Diciamo che la Svezia è stata una delle prime ad emanciparsi, ma avviato questo processo, lentamente, anche in Europa si sono raggiunti degli obiettivi comuni in termini di libertà di costume. Anzi, forse, se vogliamo dirla tutta, è la Danimarca a essere più progressista e "trasgressiva" della Svezia. La Svezia, poi, ricordiamolo, è una delle poche in Europa a mettere in galera i clienti delle prostitute, con l'assurdità di considerare legale la prostituzione stessa (in altri termini: le puttane possono esercitare senza farsi pubblicità, ma i clienti vengono arrestati).


Allora quindi, da cosa si vede il progressismo? Dal proibizionismo o dalla libertà? In più la Svezia considera "legale" e culturalmente accettata la sessualità tra uomini e animali (è aperto da decenni un dibattito tra i favorevoli e gli animalisti contrari) e in passato ha liberalizzato anche le immagini pornografiche minorili (Grazie Svezia...vergognati!! Questo significa essere progressisti??).


Ma veniamo agli aspetti positivi: la Svezia ha un grande patrimonio naturale e paesaggistico, dopo la Francia e l' Italia, ha cuochi famosi in tutto il mondo, la gente non è chiusa come si crede, ma molto friendly (c'è una cosa bellissima degli svedesi: hanno abolito il "Voi", la forma di cortesia e tutti si danno del tu, eliminando i titoli di onorificenza e i cognomi. Per cui, niente professore, cavaliere, signore, ma semplicemente "Hej Hans! Hur mår du?"-come stai), i bambini sono rispettatissimi e quando si va in Svezia c'è un clima sereno e tranquillo, ideale per chi si vuole riposare. Però le principali attrazioni di divertimento sono simili ad altri Paesi d' Europa (pub, discoteche) e non certo mancano povertà, omicidi e criminalità. E' inoltre paradossale notare la crescita esponenziale negli ultimi tre-quattro anni di senzatetto locali e di extracomunitari integrati e inseriti.
In Germania invece i tedeschi (esclusi gli immigrati) non sono così friendly, hanno un'anima piuttosto ruvida; si potrebbe ben dire che sono "chiusi" (verschlossen), a pelle si tratta inoltre di una società leggermente più maschilista di quella svedese, non in tutti i Länder si parla volentieri inglese, c'è più uno spirito campanilista, mentre in Svezia interessa poco parlare la propria lingua locale. In Svezia i film esteri arrivano in lingua originale (in inglese), mentre in Germania, come in Italia, vengono tutti doppiati. Veniamo alle donne...Si potrebbe tracciare un profilo sommario di donne tedesche e svedesi? Mah!! Difficile stabilire delle differenze, se non dire forse che tutte le ragazze nordeuropee (o che ne assorbono la cultura) vivono già da sole a poco più di vent'anni, manca quel clima familistico-reverenziale dell' Italia, della Spagna.
I giovani tedeschi e svedesi viaggiano molto più spesso, mentre da noi ci si imbatte molto spesso nella "nevrosi" da viaggio (baldi giovani che preferiscono stare nella propria terra natia, forse non troppo curiosi del "nuovo" o bloccati da paure immaginarie o comunque risolvibili). Inoltre è difficile delineare un quadro preciso per colpa dello scambio di culture e della massiccia immigrazione generalizzata. E' certo che la precoce emancipazione, la possibilità di costruire facilmente una carriera, contribuiscono a dare alla donna tedesco-scandinava una sicurezza che forse manca alle donne italiane; di fatto le italiane sono finte emancipate, scimmiottano l'emancipazione, ma la strada è ancora lunga da percorrere e lo si capisce dal fatto che in Svezia vendono i vibratori nelle farmacie e che in Parlamento esistono numerose parlamentari e ministre donne. Anche in Germania è stata rieletta a primo Ministro per la seconda volta consecutiva Angela Merkel, una donna.
Queste considerazioni non possono valere in assoluto, sia chiaro. Sono delle linee di tendenza basate su osservazioni personali, letture e testimonianze indirette. Il dibattito si può aprire qui, voi lettori potrete contribuire, confutare, insomma dire la vostra sul tema "Germania vs Svezia".

Video del giorno

lunedì 26 ottobre 2009

Il tempo va ed è

C'è un'espressione che mi fa sempre un certo effetto: "ottimizzare il tempo". Semanticamente è un non-senso ottimizzare il tempo, quasi fosse in atto un processo di trascendimento della temporalità: ottimizzo il tempo per gonfiarlo, per dilatarlo e riempirlo come un tacchino natalizio, dimentcando che il tempo non è nostro.
Dilatare il tempo non è un atto d'amore verso noi stessi, perché il tempo siamo noi e noi siamo fatti per vivere e respirare secondo un ritmo naturale.
Dilatare il tempo è poi un' illusione, perché il tempo scorre e va, ma intanto "è" ; dilatare il tempo al fine di ottimizzarlo (nel senso di impiegarlo nel modo più proficuo possibile) significa non concedere spazio al nulla del suo scorrere. Già, perché il tempo diventa così una questione di spazio, di accumulo, ecco l'aberrazione: far sì che il tempo diventi spazio. E allora succede che la vita diventa un blocco massivo, un blocco ostruente, un cappio che ci autocondanna alla corsa nevrotica verso il "produrre". La tranquillità è il produrre, cioè non lasciare spazio al tempo, fare del tempo uno spazio pieno. Le giornate piene mi mettono depressione....mio Dio..le giornate piene!!!! Un cuore poetico come il mio, come il nostro, non può avere giornate piene, in cui ogni minuto è scandito, organizzato, studiato. C'è gente che trova aberrante non fare nulla, mentre io trovo aberrante fare troppo. Nulla contro troppo, troppo contro nulla. Il Nulla dev'essere assaporato, non c'è che dire. Sì, poi si salta fuori a dire che se uno non produce è un fallito, che chi semina raccoglie...che ppalle!!!!!
Finché non si ha coraggio di uscire da una mentalità "produttiva" non si avrà mai il coraggio di avvertire su di noi i divini effetti del tempo....

sabato 24 ottobre 2009

Facciamoci travolgere

Facciamoci travolgere,
dai gesti, dalla pioggia,
da un volto corrucciato,
meglio farsi travolgere che schivare
meglio l'urlo del silenzio.
Facciamoci travolgere
da una salita, dal tempo,
da un auto.
Facciamoci travolgere
facciamo il crash-test dell'esistenza.
Se resistiamo
vuol dire che siamo vivi.
Conosco da tempo molta gente morta.

Chi mi conosce

Chi mi conosce non mi dimentica e chi mi dimentica non mi ha mai conosciuto.

Carlo Lock

mercoledì 21 ottobre 2009

Baci rubati per strada

Rubare con lo sguardo i baci in pubblico: un atto che mi ha sempre procurato emozione, una grande emozione. E' un'emozione profonda che ha radici fin dall'infanzia. Intorno agli innamorati per strada esistono tre scuole di pensiero: una che ti dice che non dovrebbero mostrarsi perché potrebbero "disturbare" la gente (una variante dell'atto osceno in luogo pubblico), l'altra che si mostra indifferente (esiste in ogni cosa la posizione dell'indifferenza ed è quella più insopportabile), l'ultima (la mia) che si emoziona, si eccita e si chiede anche perché. Perché ci si deve baciare in pubblico? Mi spiego: ci si bacia per una sorta di orgoglio davanti agli altri o perché non si può fare a meno di farlo? La risposta penso che possa riassumere le due ipotesi.
Di certo assistere a un arrapamento (o a un incantamento sognante) di primo mattino sul metrò è forse l'unica cosa che può accendere la giornata. Da un punto di vista più strettamente legato alla libido del guardone, osservare due fidanzati che si baciano in un parco o in autobus può ingenerare amarezza e rabbia e, principalmente, almeno per due motivi. Innanzitutto, ad un certo punto della mia vita, ho colto distintamente una correlazione molto stretta: la correlazione tra esibizionismo e passione. Il baciarsi in pubblico è roba da giovani, non è roba da gente attempata, sposata, con figli (sì, magari in questo secondo caso può succedere, ma non ci si attacca come ventose, viene escluso il bacio con la lingua), ergo non baciarsi più per strada è sintomo di perdita di passione e le coppie mature, in media, non sono più passionali. Quale migliore passione è quella caratterizzata dal non riuscire a controllare i propri istinti per strada, dal voler manifestare al mondo intero la propria gioia d'amore? Se questa passione manca, la coppia non esiste più...Ecco perché le coppie sposate (ho sempre pensato) non si baciano più per strada come gli adolescenti, perché sono coppie morte, il matrimonio è la tomba della passione e i figli ne sono una delle principali cause. L'amarezza consiste nel constatare che la passione deve esistere solo per gli adolescenti, per i giovani in generale, mentre da una certa età in poi non ci si bacia più per strada. Questi sono dei ragionamenti rudimentali, cominciati da bambino e poi sviluppati da adulto e che sono culminati nel rendermi conto che ci si può accorgere del fallimento del matrimonio come istituzione dal fatto che non ci si bacia più per strada. Coppie attempate si baciano per strada unicamente se sono amanti o, al limite, se sono gay, come spirito di provocazione: ancora una volta è nell'ambito della clandestinità, della precarietà, della libertà anarchica, non irrigimentata, che la passione può trovare uno spazio e una dignità. Il matrimonio è solo un passaporto per una società (cattolica) che ti promette più rispetto, ma dietro tutto questo non c'è più passione.Il matrimonio è svuotato di passione perché l'ha superata, come una sintesi che però non conserva, annichilisce. E quindi, dobbiamo bearci soltanto delle emozioni che ci danno gli universitari, gli adolescenti, i gay (quando non vengono denunciati o picchiati) o gli amanti nella pausa-pranzo. Questa è la verità.
Il secondo punto riguarda il diritto di potersi baciare per strada. E' molto triste sapere che molti non hanno una compagna che possono baciare mano nella mano la domenica pomeriggio..moolto triste; da questo punto di vista c'è un loro bisogno che è negato dal destino e questi sono costretti a subire l'affronto di coppie felici che ricorderanno loro la propria solitudine. Bisognerebbe che esistesse un comunismo sentimentale, tutti ma proprio tutti devono avere garantito il diritto d'amare e di essere amati. L'unico amore offerto è quello a pagamento, in ogni caso, alienato, occasionale, inappagante sul lungo periodo. Baciare una escort per strada è una magra soddisfazione in fondo perché non è possibile ripetere infinite volte l'esperimento (a meno di non essere un plurimiliardario); perciò le coppie che si baciano sono "scandalose" in quanto depositarie della disparità, non in quanto "oscene" in luogo pubblico. A me piace osservarle, studiarle e mi dico sempre che in fondo sono loro che si esibiscono, non sono io che non le devo guardare; esistono vari tipi umani, la bruttona con il figo, la strafiga col secchione, i due superbelli o gli "innamoratini di Peynet", sono l'unica testimonianza che l'amore esiste almeno da qualche parte. Certo, non esiste per tutti, ma per qualcuno sicuramente c'è.
Il video che vi propongo qui è magnificamente fantastico, non è finzione è pura realtà, ma propone una situazione che chi vive in una grande metropoli stenta a immaginare o a credere: un ragazzo inglese (probabilmente di Londra) non troppo bello riesce a sedurre una sconosciuta ragazza russa per strada, a perdere del tempo con lei e a baciarla appassionatamente in 8 minuti, sotto gli occhi di tutti. Vedere questo video dà una sensazione di massima di libertà e di serenità, rompe le catene dell'alienazione, non esistono impegni, non esistono scuse, non esiste la vergogna, la paura, rimane quell'innocenza puerile che tutti abbiamo perso, quell'innocenza che ci fa baciare quasi per gioco, con uno spirito lieve e pacato. E questa Londra così caotica sembra essere uno spazio inesistente, una bolla d'aria rarefatta dove invece conta l' amore, l'attrazione. Anche nello smog si può respirare aria d'amore. Basta volerlo.



lunedì 19 ottobre 2009

Le bocche di Marco Scali

Marco Scali, truccatore, fotografo, pittore, artista poliedrico.
Le sue "bocche" sono l'erotismo all'ennesima potenza. La bocca femminile: quale simbolo e quale strumento di erotismo può essere! Insomma, la bocca non serve solo per mangiare...chi crede questo è lontano mille miglia dall'essere un esteta (e magari anche un raffinato erotomane).

Eccovi alcuni di questi splendidi oli su tela (Fonte: www.marcoscali.com)


La bocca che riceve



Autolesionismo orale

La bocca che incorpora





L'uso delle immagini non ha alcuno scopo di lucro







domenica 18 ottobre 2009

I record dei finlandesi

I finlandesi sono un popolo strano, detengono altissimi primati in Europa e nel mondo. Innanzitutto parlano una lingua ostica, "ostrogota", un po' cacofonica, forse tra le più difficili in Europa, una delle poche ad appartenere al ceppo ugro-finnico, un miscuglio di sonorità tra giapponese e dialetti baltici; le ragazze sono bellissime ma fa molto strano per noi sapere che per dir loro "Ti amo" dobbiamo pronunciare: Minä rakastan sinua. La Finlandia è anche un Paese con un alto tasso di suicidi e di alcolismo, ormai è risaputo ed è anche uno Stato dove la depressione e la pigrizia degli adolescenti raggiunge il top (dati registrati dalla Wto, Organizzazione mondiale della sanità).
Veniamo a record più positivi, dicendo ad esempio che la Finlandia è il paese dal governo più "rosa" d' Europa (20 ministri totali e 12 donne); Artu Harkii è campione mondiale di velocità di scrittura su smartphone (2 minuti e 22 secondi per digitare un lungo messaggio); nel 2001 è stato accordato il diritto di inseminazione artificiale per le donne singles, esteso anche alle donne gay nel 2006.
Insieme ai suoi cuginetti scandinavi, la Finlandia è il Paese più informatizzato d' Europa, sia dal punto di vista degli ausili tecnici, sia dal punto di vista della capacità delle persone di navigare su Internet e/o di preferire il computer per i bisogni della vita quotidiana (questo secondo punto è totalmente irrisolto e irraggiunto in Italia, dove ci sono ancora persone che per pigrizia non imparano a usare il Pc, pensando che l'età avanzata sia ancora una valida scusa. Vecchi sì, ma magari non così dementi. Vergognatevi!!! Pensate a navigare su Internet e pensate un po' meno ai farmaci e ai medici)..E soprattutto prendete esempio dalla Finlandia, il cui governo ha promesso di fornire a tutti suoi cittadini Internet veloce a banda larga. Entro luglio case e uffici dovranno esserne obbligatoriamente dotati e i gestori telefonici si dovranno ben dare da fare, calcolando che i dati di diffusione ogni 100 abitanti sono in Finlandia il 37,2%, mentre in Italia siamo ancora fermi al 19,2% (insieme a noi stanno Irlanda, Portogallo e Ungheria).
Insomma, quando si leggono certe cose...dovremmo riflettere un po'.


(Fonte: "Corriere della Sera", sabato 17 ottobre 2008)

mercoledì 14 ottobre 2009

Se mi guardo allo specchio....

Guardarsi allo specchio.
Io mi guardo troppo, dai miei occhi ai miei infiniti peli che continuano a crescere e crescere....Ci si guarda fuori, ci si guarda dentro.
Spesso molti dicono: "Ma guardati allo specchio!". Nessuno mai ammonisce qualcuno di specchiarsi troppo..Alla fine è di una noia infinita specchiarsi, soprattutto apprezzarsi o detestarsi senza che nessuno ti dica qualcosa.....è orribile.
Anche un blog è uno specchio....riguardandomi mi sono accorto che sono veramente incazzato in questo periodo. Prometto che cercherò di ridurre i "non sopporto". O forse a qualcuno piace il mio sarcasmo? In realtà ciò che mi spinge a ridurre le invettive o le provocazione è solo un motivo di monotonia, non tanto il fatto che non mi piaccia sparare a zero (quando serve). Insomma, non mi piace essere incazzato...eppure....forse lo sono. E' che certe volte ci si sente prigionieri dei propri pensieri, si vorrebbe cercare un posto che non si trova e non si fa che ripetere litanie per il gusto di trovare qualcosa nella forma del lamento, come gli animali che chiamano i compagni. Nell'eterno ripetersi c'è anche il confuso gusto della ricerca. Ecco forse il senso della rabbia di ciascuno.....arrabbiarsi è trovare un senso a cose inspiegabili che cercano di danneggiare la qualità della vita di qualcuno.

lunedì 12 ottobre 2009

Calvinismo e il lavoro

C'è una cosa che non ho potuto mai digerire del calvinismo della vulgata: dare al lavoro una moralità e una santificazione. Puah!!!
Sei buono e santo perché lavori....Quale orrore!!! E' l'archetipo esatto di una moralità borghese che considera il lavoro come elemento di rispettabilità e di sacrificio. Tutto ok finché lavori, ma se passi le tue giornate a cercare di riempire un vuoto qualcosa non va!!! Di certo questa idea del calvinismo è un'idea un po' sommaria ed imprecisa, sono in molti quelli che hanno cercato di far risaltare piuttosto l'idea del lavoro come vocazione. Allora, in questo senso, il lavorare acquista un significato di estrinsecazione della propria essenza, lavora e divieni ciò che sei. Se nel destino di Dio sei un minatore farai il minatore, se sei un filosofo dovrai far bene il filosofo e così via.
Questa idea della vocazione è molto affascinante ( non a caso in tedesco la parola Beruf= lavoro ha la stessa radice di Berufung= vocazione) ed è effettivamente radicata nella cultura protestante, proprio perché il lavoro è bello perché non costa sacrificio e lo si deve fare con gioia davanti a Dio. Purtroppo, però, quando il lavoro NON è la tua vocazione bisogna ideologicamente rigettarlo. Il fancazzismo non è benedetto da Dio, ma, entro un certo limite, dobbiamo fregarcene, anche se l'ortodossia calvinista e le sue più rigide (quanto un po' falsate) interpretazioni vorrebbero l'uomo lavoratore indefesso, capitalizzatore di denaro, che tanto fa solo bene a Dio. Leggete a tale proposito il famoso Etica del capitalismo di Max Weber. Quante storie, il lavoro non ha etica, il lavoro è senza etica, come il camminare, il morire, il dormire, il far l'amore. E men che meno il capitalizzare, che in verità, sarebbe anti-etico perché genera sperequazioni sociali. Però è anche anti-etico far del male a noi stessi, logorarsi di fatica, dare tutti i soldi ai poveri. Insomma siamo contro un'etica il sacrificio. Il sacrificio non ci piace fino in fondo. Ecco che ritorno su un terreno laico...il sacrificio non mi piace.....Sono un viziato e vizioso, a tratti incazzoso in questo mondo brodoso, fatto di merda, catrame, danaro, universo gassoso. Il sacrificio non mi piace se è eterodiretto...voglio essere io a sacrificarmi per il piacere di farlo o per il gusto di far stare bene qualcuno....IO voglio sacrificarmi e solo IO ho il diritto di interpretare e far valere il mio rapporto con Dio. Questo forse è il calvinismo moderno, che, in tempi di precariato non ha quasi più ragione di essere.

Solitudine e autosufficienza

Non sopporto quelli che sono soli e che vogliono rimanere soli, quasi volessero ostinatamente dare l'idea di autosufficienza esistenziale. La solitudine è una falla, non può essere pienezza, è come un vento che soffia in una crepa. La solitudine è più vuota che piena, anche se è facile imporsi, sentirsi protagonisti, mostrarsi al proprio io come peso esistenziale. Il solo non pesa in realtà, è un individuo di cartone bucato, fragile. E sarà trascinato dal flusso e nel flusso della multitudine come ghiaia in un torrente, un blocco massivo che si dilegua e si scioglie nel nulla.
Nella solitudine spira aria di annullamento (e di tormento).
Abbiate il coraggio di cantarla e gridarla questa solitudine. Alla peggio, fatevi una pippa per strada e fatevi arrestare se non riuscite a fare amicizia o ad avere amici degni di voi.

Balli corpo a corpo

Il progressivo estinguersi dei balli corpo a corpo nelle discoteche è l'indizio della non creduta utopia della libertà sessuale. La discoteca, in fondo, è il desiderio orgiastico di una non-orgia.

Carlo Lock

sabato 10 ottobre 2009

Sabato vaffa-day

Autoproclamo oggi, 10 ottobre, un vaffa-day.

Vaffanculo a chi non ti fa sognare
vaffanculo a chi nutre pregiudizi
a chi consiglia male, perché invidioso.
Vaffanculo a quelli che "lasciare perdere il passato, guarda il futuro"
vaffanculo a quelli che "lei non ci sta".
Impariamo a lasciare vivere quelli che vogliono morire per amore.
Vaffanculo ai pazienti, ai diplomatici
a quelli che "non è il caso adesso".
Vaffanculo a me stesso, quando sono troppo diplomatico
vaffanculo ai regimi
all'etica capitalista,
a chi ti impedisce di fare bene un lavoro
perché lo devi fare in fretta.
Vaffanculo ai fortunati,
agli sfigati,
vaffanculo ai cattedratici
vaffanculo ai supponenti
ai giornalisti venduti
alle veline.
Vaffanculo a chi dice vaffanculo
(secondo vaffanculo a me stesso).
Vaffanculo agli appuntamenti mancati,
agli appuntamenti disdetti
agli appuntamenti non dati.
Vaffanculo all'amore,
alla guerra.
Ora il cannone ha sparso le munizioni....
Arrivederci a tutti.
Grazie per la lettura.


giovedì 8 ottobre 2009

Tra bigottismo e naturismo

Credo che se uno ha letto tutti i miei post dalla fondazione di questo blog si sarà fatto un'idea chiara delle mie posizioni a riguardo della Chiesa cattolica in Italia.

Però, ad oggi, tra ironia, rabbia e sfottò, non avevo ancora scritto qualcosa di veramente serio su questo argomento. L'occasione mi è stata suggerita dalla lettura di un articolo di "Tempi", la rivista diretta da Luigi Amicone (Comunione e Liberazione), che recensiva un libro di Fabrice Hadjadj dal titolo Mistica delle carne (editore Medusa).

Insomma, la Chiesa è acuta osservatrice di una decadenza dei tempi, non trascura nemmeno il problema della mercificazione dei rapporti umani, in un'ottica direi quasi marxista (ben venga!) ed è anche naturista: si vanta di essere l'unica veramente liberale in fatto di sessualità, di dimostrare come il sesso più appagante sia quello da essa suggerito, in accordo con la "natura". Sono abbastanza d'accordo nel considerare il preservativo qualcosa di innaturale (artificiale) nella misura in cui interviene a modificare un processo di interazione, naturale, istintivo tra due esseri umani. Siamo onesti: questo terzo incomodo di gomma che a un certo punto dev'essere messo interrompe la magia, l'atmosfera, è un fatto meccanico, autoimposto, deconcentra e riduce notevolmente la sensibilità genitale, è fuor di dubbio. Ma ecco che a questo punto la Chiesa fa una virata verso un'etica del "dono" che onestamente allontana da quello che è la realtà, in un olimpo ideal-utopistico. Fare l'amore è un "donarsi" all'altro e, in più, ha uno scopo ben preciso, quello di generare una vita. Fare l'amore non è un'orizzonte aperto, quindi, ma ha un limite chiuso, ben definito: quando si sa cosa voglia dire e quale sia il suo scopo abbiamo già ben delineato chiaramente un confine tracciato, al di fuori del quale, la Chiesa non ammette oltrepassamenti. L'amore che non genera e che non è un dono è un fatto egoistico, il preservativo, quindi, diventa fuorviante e innaturale perché rinsalda l'egoismo e perché, appunto,"preserva" ("non voglio correre il rischio di gravidanze"). Il problema delle malattie a trasmissione sessuale sembra avere un ruolo minoritario per la Chiesa, perché, in teoria, non ci si dona se non ci si conosce a fondo e conoscersi a fondo significa anche mettersi automaticamente al riparo dall' Hiv e da simili. Giusta equazione...Ma è altrettanto giusta l'equazione sesso=figli?..Non è un'equazione naturale sì, ma troppo darwinistica, biologistica, deterministica? Per la Chiesa il sesso "secondo natura" è un darwinismo etico, illuminato da Dio, secondo la dicotomia dei generi, manca tutta la dimensione emotiva del piacere. Anche il "piacere" è deterministico, un mezzo-per...Per? Ma per fare figli!!!!!

Insomma si scopa per fare figli, non per altro! Insomma, se io voglio metterlo nel culo a una ragazza questo non è sesso, è un'altra cosa, adombrata di peccato....perché oggi la Chiesa si è fatta furba e magari si vergogna anch'essa a chiamarla "peccato".
La Chiesa, che se da un lato, è rimasta l'unica a mettere ordine nel relativismo, molto gentilmente e indirettamente mette su un piano di colpevolezza chi non accetta l'amore da lei propugnato.

In ogni caso, l'equazione accoppiamento=figli risulta, con un paradosso, essere più animalesca di quanto sembra. In effetti, sono solo gli animali che si accoppiano per generare la prole, in quanto non hanno il "dono" (ecco il vero dono di Dio) dell'intelligenza, del discernimento, del differimento, del ricordo del piacere. Un cane, un cavallo agiscono secondo schemi istintuali, l'uomo può invece isolare l'istinto e farlo vivere razionalmente di vita propria, con coscienza. L'uomo è l'animale che è conscio della sua animalità, la padroneggia, ora in un senso ora in un altro. Che cos'è allora un sesso senza figli? Non è nient'altro che il simulacro di un concepimento, è il grido di sopravvivenza e di eternità che si arresta, è il ribadire il nostro desiderio di volare a testa bassa, un volo preparatorio, un allenamento. Il sesso senza figli è il "come se" del concepimento perché spesso un'altra vita spaventa. La "scopata" settimanale sta al concepimento come la convivenza sta al matrimonio......Ma chi ha detto che un'altra vita al mondo è una gioia? Mi hanno sempre spaventato i grandi numeri e soprattutto mi spaventa questo orribile miracolo misterioso, dentro un po' di sperma c'è un cervello, delle ossa, una vita che si svilupperà. C'è chi non ama eternizzare la specie, ecco tutto. Non esiste forse la libertà di non volere un figlio? Non esiste altro modo di concepire la sessualità? Non può essere un dono senza scopo, una manifestazione d'affetto, un atto senza ritorno, un gesto terreno, anti-eterno?

mercoledì 7 ottobre 2009

Leggere Torquato Tasso

Leggere Torquato Tasso.....
Più leggo Torquato Tasso è più un meraviglioso senso di pietà mi opprime; un magone mi sale dalle viscere pronto a esplodere in mille lacrime. Leggo, leggo e rileggo.
Vorrei essere avvinghiato dai suoi versi,
catene di inchiostro che mi afferrano per il collo,
mi rapiscono nel profondo, immenso, bianco latteo delle pagine intonse.
Un omicidio letterario.

L' innamoramento

L'innamoramento....
quella leggerezza con le scarpe di piombo,
la voglia di volare con la paura di cadere.

Carlo Lock

domenica 4 ottobre 2009

Per l' Abruzzo....con Garbo

Ieri in un circolo Arci della provincia di Milano si è tenuto un concerto in sostegno dell' Abruzzo, un concerto con....Garbo!! Garbo ed i suoi "figliocci", i suoi pupilli...
Ma qualcuno forse si ricorda di chi sia o di che cosa sia "Garbo" (con la G maiuscola)?
Era da tanto che volevo scrivere qualcosa su questo personaggio, il primo e vero unico "figo" che non fosse una zucca vuota, l'immagine pura e patinata del divo per ragazzine ma con un cervello pensante da artista poliedrico: è lui, Garbo (al secolo Renato Abate), new-waver milanese il cui successo risale agli anni '80. Come presentarlo a chi ignora l'esistenza di questo artista? Le definizioni di "comodo" gli hanno assegnato il ruolo di David Bowie italiano o di Battiato rock, ma questi accostamenti poco c'entrano. Garbo ha uno stile d'avanguardia molto freddo e nordico, testi volutamenti ermetici e minimalisti (alla Vasco Rossi, ma con una densità di significato e tematiche esistenziali alla Battiato, per l'appunto), look dandy new-romantic, uso sovente di strumentazione elettronica. Figura un po' randagia nel panorama della musica italiana, ha tentato di aprirsi uno spazio attraverso i canali consueti di diffusione musicale negli anni '80 (Sanremo e Festivalbar), ma dagli anni '90 continua a seguire una ricerca musicale personalissima, fondando un'etichetta indipendente, forse incompreso o volutamente allontanatosi dal mercato in "mean stream" che ultimamente produce di tutto, ma non artisti.
Ieri sera, Garbo si è esibito qui a Milano, per l' Abruzzo, dopo il gruppo milanese degli Stardog, che escono dalla sua officina creativa.
Qui di seguito alcuni videoclip, che sono le sue "perle", i suoi pezzi da combattimento.

Vorrei regnare, un brano rock dell'estate '82, significativo forse per aver portato all'attenzione in musica un tema che aveva già affrontato Emanuelle Lévinas, quello del "volto".
Vorrei regnare sulle cose che cambiano: i volti , canta Garbo, e come si può biasimarlo? Regnare sulle cose che cambiano è cogliere quel senso assoluto della realtà, più che regnare su un territorio, su della gente o su una proprietà.




Un altro brano tratto sempre dall' LP Scortati (1982), ma lanciato, questa volta, nell'estate dell' 83. Da notare l'atmosfera molto dark e la cura per gli arrangiamenti, in particolare una progressione in scala di alcune note di moog a 40" dall'inizio e che si ripete a 1' e 56", rafforzata sulla fine da alcune note di chitarra e poi succeduta da una tastiera a campana




Ed ora un brano, Il fiume, che non è stato così determinante, ma nell'estate dell' 86 si ascoltava spessissimo in radio, un vero tormentone. Il tema è quello eracliteo della vita che scorre, anzi "il fiume" è lasciarsi vivere, lasciarsi cadere la vita addosso. Garbo canta questa canzone molto svogliatamente continuando a ripetere alcune frasi chiave, come Vivo così...vivo così...vivo così...vivo così. Ritmo più pulsante e un minor sforzo nell'utilizzo dell'elettronica.




sabato 3 ottobre 2009

Un insolita lezione di idraulica

Quant'è bella la Bernarda quando canta!!!!
C'è chi riesce perfino a tradurre e interpretare questo canto, che poi è semplicemente uno scroscio, lo scroscio di un getto limpido e aureo contro la porcellana. Ecco che cos'è questo canto, che per essere interpretato ha bisogno di essere coadiuvato da nozioni di idraulica.
In realtà, la semplice passione per la pipì femminile che crepita può diventare una insolita e strampalata teoria idraulica per comprendere il gentil sesso. E' ciò che succede in questo spezzone, tratto dal film Il piatto piange (1974), opera prima di Paolo Nuzzi, con Aldo Maccione e Agostina Belli.



Impressioni da dopolavoro

Ieri tornando a casa, stanchissimo, dopo una giornata di lavoro, volevo sotterrarmi, nascondermi da tutto. Non potevo sopportare la mia stanchezza. Poi in un sottopasso del metrò mi sono fermato davanti alla vetrina di un bar, c'era una radio che diffondeva la celebre Con il nastro rosa di Battisti e c'era un barista molto spompato, a fine giornata, che lucidava il bancone. Un ventilatore a pale sul soffitto, una vetrina con una misera e ultima brioche. A far da colonna sonora la malinconia di Battisti col suo ritornello Chissà che sarà di noi....lo scopriremo solo vivendo. La fine di una settimana, la fine della frenesia...tutti a casa con il loro fardello da smaltire, a ritrovare la moglie, i figli, qualcuno col pensiero di potersi riposare, ma solo provvisoriamente perché poi da lunedì tutto ricomincia come prima. Quel ragazzo al bancone mi sembrava triste e Con il nastro rosa lo sottolineava, come essersi ritrovati senza portafoglio dopo una minaccia o come avere i piatti da lavare dopo una festa o come essersi accorti che l'adolescenza è finita e si è soli davanti al mondo.
Soli davanti al mondo che si ripete. Ho alzato i tacchi, a fine canzone ho ripreso a camminare. "Vado a casa, Dio mi perdoni, ma nessuno mi toglierà mai dalla testa che la vita è una merda".
La vita è una merda: impressioni da dopolavoro. Allora, da domani tutti in vacanza! Solo durante un viaggio dimentichiamo chi siamo o cosa facciamo.