martedì 29 settembre 2009

Assurdità e ingiustizia

La vita è assurda anche perché si arresta Roman Polanski, per un crimine perdonato, scongiurato, sbiadito, dimenticato, mentre esistono plurinquisiti che ci governano.
Come vedete, la vita è soltanto dolorosa accettazione dell'ingiustizia.

Preghiera d'amore

Salve oh Dea!
Divina biondina,
vorrei entrare in te,
ma non voglio solo i tuoi pertugi
quei banali ed elastici canali di interscambio sessuale.
Voglio dimorare presso di te
nella tua essenza,
voglio perdermi e ritrovarmi in te.
Oh Dea...mi vergogno un po' se dico
"sei una persona speciale"
l'amore rende speciale ogni cosa
l'essere speciale è un concetto relativo,
spesso insulso.
Però ti prego, ti prego, ti prego
affinché io possa aderire a te
affinché io possa conferire con te
regalami i tuoi spazi
donami il tempo
e la conoscenza di te.
Non ronzare,
non volare
non sotterrarti
nell'abisso dell'indifferenza
senza rischiare di specchiarti nello sguardo della mia anima.
Ti voglio conoscere!
L'eco di queste poetiche fesserie
mi ricorda una sola cosa: le dee non si conoscono,
si pregano.
Quindi affido il mio piccolo dolore
al cielo perché possa scomparire nei riflessi di un arcobaleno.
Prima o poi....

sabato 26 settembre 2009

"Videocracy": cloaca già apparsa

Un titolo forte per questo post, non c'è dubbio...Ed Erik Gandini è fin troppo intelligente per misurarsi e perdere il tempo con alcuni personaggi di questa povera Italia. Il suo film Videocracy- Basta apparire, in effetti, è il documentario di una "cloaca" (perché di questo si tratta) già apparsa, alla quale si risponde con l'indignazione o con l'indifferenza totale, un'indifferenza che vuole nascondere sotto sotto l'approvazione, la vita oggi è così perché è così, i tempi cambiano. Nulla di nuovo sotto il sole per noi italiani, semmai vorremmo trovare la forza e la speranza di rimuovere certi fatti di cronaca, piuttosto che ridurli a epopea storica.
Nell'intervista sotto riportata è quasi nobile lo spirito di Gandini nel voler prendere con positiva leggerezza i filmati da lui proposti, nel descrivere l' Italia delle veline, dei Lele Mora di turno, del gossip.
Ebbene, secondo me sono sempre esistite due forme di trash, al pari dei tumori: il trash benigno e il trash maligno. Il "benigno" è quella forma di cultura popolare che non guasta, perché è fatta con intelligenza, il "trash" benigno propone forme culturali alternative a quelle ufficiali, si propone di essere credibile anche nella susperficialità, nella stupidità, perché ha sempre uno scopo intelligente a guidarlo..Noi propendiamo per il "trash" benigno s'intende, "spazzacultura" e non "spazzatura".
Il "maligno", per contro, è pernicioso, guasta e danneggia, offende, è insulso, il maligno sta al disgusto. Anche nel giornalismo, non solo nell'arte, si è insinuato il trash maligno ed è quello di cui si occupa Videocracy, con arguzia, devo dire, ma senza dare un contributo personale. Il grande dilemma è anche questo: è giusto informare sì, ma è giusto, nell'informare, dare peso a certi personaggi, a certa cronaca? Il giornalismo può essere uno spettacolo? I fatti del film si commentano da soli (in positivo o in negativo), l'autore non mette firma creativa, si dimostra un bravo documentarista, una brava voce narrante. Videocracy può risvegliare le coscienze forse in chi non legge i giornali o guarda poco la Tv, è come forse guardarsi dentro la coscienza..."Ecco quello che siamo, che siamo stati". Che sempre saremo? Speriamo di no.....Videocracy potrebbe essere la conclusione o la continuazione di un processo, che dal trash benigno degli anni '80 (fatto di apparenza) ci ha portato dentro il maligno. Chi avrà il coraggio di estirpare questo tumore? Di prosciugare la cloaca dalle fogne?
L'operazione di Gandini non è ancora sufficiente, ma tanto di cappello a questo giovane regista.




mercoledì 23 settembre 2009

Io e l' America

Sento spesso molte persone a me vicine che tornano entusiaste dagli Stati Uniti e al loro cospetto mi sento sempre impotente di fronte alla loro gioia, un po' supponente. Non so che dire, penso semmai a tutta questa gente che va in delirio per un popolo che ha conquistato la democrazia a suon di bombe anche per motivi strategici e che si professa tollerante pur avendo ancora la pena di morte come nei paesi islamici.
Ma poi si dice sempre: "Però l' America...è l' America!"
Penso che a chi non c'è ancora stato l' America riservi comunque delle sorprese, è un continente che va visitato, senza dubbio, con numerose bellezze paesaggistiche da capogiro, ma, permettetemi, senza lo spirito di chi va in pellegrinaggio verso la Madre Patria o la Mecca.
L' America-simbolo è ormai un guazzabuglio di ovvietà, proprio perché noi europei viviamo sommersi ed immersi nei riflessi statunitensi da una sessantina d'anni, anche senza rendercene conto. Tutto ciò che è intorno a noi, è per un buon 80% americano: le marche dei vestiti, i fast-food, i computer, i modi di divertirci, il cinema, la musica. Non riusciremmo neanche lontanamente a immaginarci una vita senza questi status-symbol.
L' America è per la verità una non-cultura (o meglio soltanto una forma di pragmatismo e utilitarismo) e soprattutto ha esportato moltissimi modelli di vita negativi a noi europei: l'etica del "fast" del veloce e del confezionato, il valore dei soldi, il "no-problem", la meritocrazia, il culto della bellezza. Alcuni di questi sono valori irrinunciabili per noi, ma proprio perché sono irrinunciabili non vanno celebrati, semmai quasi dimenticati. Insomma, si viaggia forse per scoprire cose nuove, non per ritrovare "amplificato" ciò che viviamo quotidianamente.
Insomma gli americani fanno le cose bene e "in grande" perché hanno tanti soldi....non occorre andare troppo per le lunghe, inoltre non in tutti gli "states" c'è una mentalità progressista e tutto è alquanto esagerato: dai viali alle nevrosi, ma questo succede anche in Giappone, nelle grandi megalopoli altamente industrializzate.
Certo, gli americani ci hanno aiutato a tirarci su dopo il conflitto bellico, ma mi sembra che ormai i salamelecchi di ringraziamento siano un po' fuori moda oggigiorno. Senza l' America forse saremmo stati perduti, non avremmo avuto i jeans, il petrolio, la musica rock, il benessere che ci contraddistingue...Ma quando il modello è unico non si può pensare altro che a quel modello. L'Unione Sovietica ha offerto un altro modello, al quale l' Italia non ha aderito. Ormai sono vecchie storie, inutile parlarne. Un conto sono le questioni legate ai contingenti mezzi di sopravvivenza che l' America ci ha fornito nel corso della storia e un conto è l'amore per la sua cultura, per i suoi film, per il suo stile di vita.
In ogni caso, io sono europeo, non sono americano e non desidero esserlo. Amare alla follia gli Stati Uniti oggi vuol dire già essere un po' antiquati: noi italiani vogliamo bene agli Stati Uniti da troppo tempo. Li amiamo come dei meschini, perché non sappiamo spiaccicare neanche bene la loro lingua, abbiamo quello stupore e quella meraviglia infantile, compriamo il cappello texano, il sigaro, giochiamo a fare i grandi miliardari "americani" ("Hey men....hey boy!! No probem!!! Yess......Great! Gimme a five!!!") come se partecipassimo a un film, ma al contempo ci sentiamo anche superiori perché "loro" amano le nostre strade, la nostra arte, che si sognano.
Detto questo,non è bello cominciare a guardarsi intorno e cominciare a costruirsi nuovi miti? Il processo è già cominciato, esiste il mito della Cina, della Turchia, del Giappone, dell' Africa. C'è chi preferisce l' Africa all' America, per esempio.
Insomma forse sono meglio nuove alterità culturali con cui dialogare, che l'omologazione americana. Tutto qui.
Qui c'è una canzone "italiana" che riassume cosa sono gli americani. Non lasciatevi impressionare dal titolo, è una canzone intelligente.:)


lunedì 21 settembre 2009

Felicità ospedaliera

Da un video di una nostra vecchia conoscenza gli "Scotch" ("Stasera la luna...ci porterà fortuna), ecco un altro esempio calzante di felicità ospedaliera di cui parlavamo nel sottostante post.


Terapia per anziani in Danimarca

Sesso e anziani, un binomio ancora tabù per molte culture (ovviamente anche la nostra). Quello che viene messo in discussione non è un rapporto sessuale in sé di un anziano, ma la condizione di possibilità che ciò avvenga, perlopiù tra pari (un anziano-un'anziana). Quasi quasi se un settantenne va insieme a una ragazza di venticinque è, tutt'al più, uno sporcaccione, ma lo scandalo ancora più grave è se lo stesso settantenne si accoppia con la moglie alla sua veneranda età, perché a una "certa età" certe cose non si fanno più, dimenticando che il sesso allunga la vita (per chi non è debole di cuore, s'intende).
L'idea del sesso come terapia non è una cosa che si è lasciata sfuggire un Paese progressista come la Danimarca. In un mondo nevrotizzato come quello occidentale le inventano tutte per far star meglio la gente: yoga, training-autogeno, la pet therapy (chi non ha mai sentito almeno una volta la pet-therapy?). Bene, i danesi t'inventano la pornoterapia per gli anziani. Di che si tratta in fin dei conti? Banalmente, la somministrazione, libera e senza costrizioni, di film pornografici a un pubblico di nonnetti nei saloni delle case di riposo (ma penso anche che sia possibile farne richiesta individuale, nella propria camera privata). Diciamo che l'effetto-salone è leggermente diverso da quello individuale, il primo stimola anche la goliardia, il piacere cameratesco collettivo del commento, un sentirsi nuovamente adolescenti in fiore, la fruizione in camera è più legata allo sfogo eminentemente fisico. Lo scopo di tutto questo è ridurre la depressione, l'aggressività, distogliere i vecchiettini dal pensiero delle malattie. In effetti, credo che il disinteresse del sesso da parte degli anziani sia motivato più da cause culturali che da un effettivo disinteressamento. Cause culturali che inducono l'anziano a non avere più fiducia in se stesso, a farlo piombare nella depressione. Il problema non è l'erezione mancante o una vagina poco lubrificata (il sesso è fatto anche di baci profondi, di carezze, di stimolazioni), ma il punto capitale è che un anziano si considera poco "serio" se ha ancora pensieri da "giovanotto"...L'anziano deve pensare ai nipoti, deve pensare a curare gli acciacchi, deve abituarsi alla morte.L'età senile porta con sé una buona dose di sfiducia in tutto quello che è "giovane". Ma quindi, a che serve farsi il lifting se poi non si scopa? Meglio forse avere qualche ruga in più, ma sospirare il culo di una pin-up o di una porno-star! Ho sempre detestato le vecchie rifatte che poi mantengono la mentalità della "rispettabile signora borghese", antiquata e pidocchia.
Ma c'è di più.....A Thorupgarden, una casa di riposo di Copenhagen, hanno pensato a tutto. Che succede se poi nei vecchiettini si riattivano desideri incontrollabili? Come fanno poi a mettere in pratica quello che vedono, se, eventualmente, non si accontentassero di vedere soltanto? Vi sembrerà un sogno, qualcosa di assolutamente avulso dalla realtà, ma le autorità danesi hanno predisposto la figura dell' happy-girl nelle case di riposo, ragazze, infermiere che fungono da consulenti sessuali, si preoccupano di fare da "intermediari" tra gli ospiti, tra prostitute, quando proprio non si offrano loro in prima persona per sollazzare i nonnetti. Tutte queste notizie sono riportate in questo link, per dimostrare che queste non sono balle inventate dal sottoscritto.L'articolo riportato risale al 2004, non so la situazione che evoluzione abbia avuto fino ad oggi. Di certo, medici e autorità sanitarie erano allora preoccupati di estendere il diritto al sesso anche alla componente femminile delle case di riposo, per far sì che il messaggio che trapelasse non fosse un messaggio sessista, pornografia=pubblico maschile. Di happy-boy non si parla...ma ai danesi non dispiacerebbero..
Mi immagino l'espressione dell'italiano-medio che legge questo articolo, si metterebbe a ridere, tacciando di non serietà i danesi; mi immagino l'espressione corrucciata di un filo-vaticanista..Invece cari miei, dai danesi c'è solo da imparare. Uno stato veramente etico, non è uno stato che proibisce secondo criteri normativi, è uno stato che permette a tutti di essere felici e la felicità passa anche da una vita sessuale soddisfacente, dall'allontanamento della depressione, dalla capacità di poter credere nelle proprie potenzialità fisiche e psichiche.



domenica 20 settembre 2009

Il futuro non c'è

Preoccupati per il domani? No, il domani non c'è, rappresenta forse l'assurdità assoluta dell'esistenza.
Dal Vangelo di Matteo, capitolo 6, versetto 34: Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno.

venerdì 18 settembre 2009

"Movin on": come cambia la dance

Ficcanasando quotidiamente sul migliaio di video che offre la piattaforma Youtube, mi sono imbattuto, senza volerlo, nello skifo-dance anni '90, da qualcuno reclamata nostalgicamente. Avere nostalgia della dance (per lo più italiana) degli anni Novanta è come desiderare l'apatia dell'eroina, ma questa è un'opinione personale: niente c'è e niente di creativo ci sarà in "suonerie" computerizzate ad arte, magari anche gradevoli, ma più vicine al richiamo del "tamarrismo" e dello "sballo" che a un reale desiderio di musica o di danza.
Sono creazioni che puntano sul movimento scimmiesco, molto meno sull'armonia e sulla melodia. La ripetitività, i battiti, la strumentazione elettronica-campionata essenziale e seriale, questo aveva cominciato a offrire il variegato panorama anni '90.
Ciò nonostante, qualche gruppo (o meglio "progetto", si diceva così) che eccelleva sopra gli altri, a mio avviso, c'era ed era Da Blitz (ovvero Viviana Presutti, Simone Pastore e Domenico Capuano), che mise a segno due o tre brani di spicco, esportati in Europa, come Let me be (il primo) o Take me back. Poi nel '95 arrivò Movin' on, di sapore vagamente progressive (dicono i critici). Certo, si può ascoltare, si può ballare....Appena dieci anni prima, però, un altro gruppo i Novecento, anch'esso italiano, fu il primo a sfruttare il titolo Movin on per farci una canzone. Ecco forse in questo secondo caso, possiamo pure parlare di "canzone", con un testo, un ritmo disteso, melodico, ma ugualmente e magistralmente ballabile. Movin on: un solo titolo, un decennio che cambia, prospettive diverse di fare musica. Ciascuno di noi, secondo il proprio modo di sentire, secondo la propria educazione musicale e giovanile, i propri ricordi, potrà entrare nel merito di dare un giudizio sui due Movin on.
Di certo, la differenza c'è, anche nei video..Negli anni '80 più teatralità, più romanticismo, più suggestioni glam; negli anni '90 più virtuosismo d'immagine, musica disumanizzata, povertà di contenuti.
Ecco a voi i due Movin' on a confronto.






Meglio una 126...

....di una Ferrari!
Rara riproposizione di un cortometraggio di Giacomo Battiato, Meglio piccola, per la Rai, del 1982.
Buona visione!



giovedì 17 settembre 2009

Viziosi circoli di fede

Ma si diventa brutte essendo suore o si diventa suore essendo brutte?

Si ricorre all'amore di Dio perché nessuno ci ama o amiamo Dio perché tutti ci amano?

Crediamo nella castità per odio verso la castità o la pratichiamo per amore?

L'amore di Dio è una scusa pubblica per mancati vizi o sono i vizi a essere una scusa pubblica per un Dio mancante?

Si pecca per essere assolti o ci si assolve da Dio per peccare?

Si pecca per imitazione o si pecca secondo un progetto?

Si va a Messa per incontrare "quella ragazza che abita in fondo al viale" o si va da "quella ragazza che abita in fondo al viale" per andare a Messa?


Questi ed altri quesiti........un pugno di aporie, di circoli viziosi, potrei andare avanti per ore, giusto per celebrare la perdita del tempo.

lunedì 14 settembre 2009

Stasera la luna....

Stasera la luna ci porterà fortuna? La luna.....

Ci porterà nel 1986!

domenica 13 settembre 2009

Il Decalogo del buon colloquio

Scusate...ma una volta non lavorava chi sapeva fare bene il proprio mestiere?
Bè, oggi, non penso sia più così. Ma voi penserete subito: "sì, la gente si fa raccomandare".
Vi do ragione, ma in questo momento non stavo pensando esattamente a ciò, stavo pensando ai test di selezione o alle "dritte" per affrontare un "colloquio" di lavoro. Dritte? Ma quali dritte???
Ah già...oggi accertano anche le competenze "trasversali", che papale-papale significa accertare se sei disponibile a straordinari non pagati, a farti vessare dal superiore o a diventare proprietario di un reparto, di un settore, un'agenzia.
Tutto questo si riassume nelle espressioni: " atteggiamento dinamico e motivato" o "flessibilità".
Queste sono anche le "dritte" opportune per un colloquio di lavoro, cioè dal colloquio dovranno emergere queste caratteristiche. E se io ho altre qualità? E se magari non emergono? A casa!
Mi raccomando inoltre di non mentire mai...gli esaminatori si accorgono che state mentendo, anche se è possibile fotterli, basta conoscere un po' più di psicologia di loro e tenere sotto controllo la gestualità eccessiva.
Dovrete sempre dire che non v'interessa lo stipendio, dello stipendio non dovete mai chiedere subito, perché se no avranno all'impressione che non siete interessati al lavoro che vi stanno proponendo. In realtà lo sanno anche i sassi che i posti di successo proposti su inserzioni o nelle agenzie temporanee del lavoro sul mercato nazionale interesseranno a uno sparuto 10% della popolazione (a dir tanto!). Forse non si è ancora capito che qui interessa portare a casa la pagnotta e la gente è disposta a tutto. Che lavoro sia interessa poco, quello che conta è che sia ben retribuito (almeno quando la vita costringe a cercare un lavoro che non sia quello ideale).
Chi è depresso o ha problemi psicologici, una seperazione in corso, una futura gravidanza ha un rischio in più di essere scartato, sono molti i datori di lavoro che si permettono domande di carattere personali (del tipo: "è triste durante la giornata?", "è contenta della sua vita di coppia?").
Bè, dentro questo orribile merdaio emergono due considerazioni: la prima è che i candidati sono assorbiti dentro un sistema che li rende ipocriti e aggressivi contro chi li assume, tutto ciò aumenta l'alienazione e la distanza tra il superiore e l' "inferiore": credo sia un processo naturale fottere il superiore, come fottere il "professore", quando ci si accorge che non si riesce con facilità a raggiungere un semplice obiettivo, magari legato ai propri insindacabili diritti; la seconda è il completo disinteresse verso l'umanità di una persona (anche quando pare ci sia, in realtà è un gioco mascherato per adulare o lisciare qualcuno ed invogliarlo a entrare nella "gabbia"). In definitiva abbiamo un futuro abbastanza compromesso, perché pochi sono al loro posto in questa società. Una società infelice è anche una società che non può andare tanto lontano. L' Italia soffre, l' Italia è infelice, forse più di altri.
Non affrontate i colloqui di lavoro, semmai viveteli nella naturalezza del vostro istinto. Tanto chi vi vuole dare veramente il posto, è solo uno che vi ama, che ha cominciato ad amarvi per una parola, per una espressione, per il titolo di una tesi o perché abitate vicino a casa sua.


IL DECALOCKO di Carlo Lock
1) Non date il curriculum senza sapere a chi va.
2) Non andate ai colloqui se non vi dicono di che si tratta al telefono.
3) Fate sempre e comunque i brillanti, non avete nulla da perdere.
4) Fate i servili non avete nulla da perdere.
5) Raccontate pure dell'ultimo film che avete visto, non avete nulla da perdere.
6) Vestite quasi sempre elegante se andate in assicurazione, in una banca o in una società di marketing.
7) Arrivate pure in ritardo, tanto chi vi aspetta non sta certo pensando a voi. Meglio evitare la puntualità, se no vi prendono per ansiosi.
8) Non dite che siete seri e che volete fare il lavoro in tempi e in modi ragionevoli. Dovete fare intendere che un lavoro lo dovete fare anche con 39 di febbre.
9) Non chiedete mai le ferie. Dovete fare intendere che in ferie voi non volete mai andarci.
10) Se a fine colloquio poche cose vi convincono, mandate a fanculo l'esaminatore, tanto non avete nulla da perdere. Nessuno vi richiamerà.

Petizione per "Terapia d'urgenza"

Potenza di Internet! Potenza di Internet! Innanzitutto sono lusingato che il mio post sulla fiction "Terapia d'urgenza" abbia richiamato attenzione da parte di molti lettori, che in parte hanno scritto commenti al mio post (Situazione-Terapia d'urgenza) e in parte mi hanno anche contattato alla mia mail privata.
Che dire? Sono orgoglioso che la "gente" non sia addormentata ed ancora una volta si viene a dimostrare come lo spazio virtuale e interattivo abbia più peso di quello televisivo. Tradotto: la televisione non può fare di noi ciò che vogliamo. Ecco perché riporto il link che mi è stato inoltrato affinché sia possibile aderire a una petizione per la rimessa in onda di "Terapia d'urgenza" (la replica della prima e l'ipotesi di una seconda serie).

http://www.ipetitions.com/petition/salviamotdu


Consiglio a tutti di aderire, anche chi non conosce questa fiction o non ama guardare la Tv, il vostro gesto sarà simbolico, non avete nulla da perdere, sarà una lotta contro i dati dell'auditel, la dimostrazione dell'umanesimo contro il marketing. "Terapia d'urgenza" non si può definire un prodotto dai contenuti culturali, ma, a mio modesto avviso, è una fiction ben fatta. Non mi sono mai preso a cuore un programma televisivo, questa è la prima volta..Amo la Tv ma con moderazione....però leggendo alcuni dei vostri commenti, consultando per curiosità il forum, mi sono reso conto di come molta gente viva e si entusiasmi di poco, un poco che è tantissimo, perché in fondo anche dietro un camice bianco, dietro numerose proiezioni identificative che scattano in ognuno di noi c'è il bisogno di condividere l'amore o forse di soffrire per gli altri, per poter riempire un triste "vuoto" dentro il quale ci rendiamo conto di essere impotenti: nessuno ci chiede niente, a nessuno possiamo dare qualcosa.
Forse appassionarsi di fiction è una declinazione del sogno....Il sogno è in ognuno di noi e prende le forme di un quadro, di un film, di una poesia.
Grazie nuovamente per l'attenzione e votate! Le firme sono arrivate a 1900.

venerdì 11 settembre 2009

Fenomenologia del sollievo

Sollievo è schizzarsi d'acqua gelata in una giornata di pestilenziale canicola
sollievo è accarezzare un gatto davanti a un camino
sollievo è mandare a fare in culo tutti, indistintamente
sollievo è vedere un professore universitario piegato, inculato su una cattedra
sollievo è un ago che fa scoppiare un foruncolo
sollievo è dormire con un pesante sonnifero
sollievo è qualcuno che ti sorride
sollievo è tornare a casa asciutto prima di un temporale
sollievo è un servo che ti gratta i piedi
sollievo è un orgasmo in pompa magna (più per "pompa" che per magna)
sollievo è dire frasi senza senso
sollievo è mirare al poligono
sollievo è fare un tonfo nella piuma
sollievo è vomitare
sollievo è urlare in faccia a qualcuno chi sei
sollievo è spesso violenza
sollievo è pulizia, cancellazione
sollievo è leggerezza
sollievo è l'onda di una carezza nei nevrotici gesti
sollievo è la morte
sollievo è fermarsi, cadere, farsi rialzare
sollievo è comandare
sollevo è bearsi di una beatitudine.
Tutto questo è sollievo.

Per non dimenticare

Una riga accorata per l' 11 settembre.

mercoledì 9 settembre 2009

Giornata contro la violenza alle donne

Oggi, 9 settembre, è anche la giornata contro la violenza alle donne.
Per non dimenticare mai chi soffre in silenzio o chi ignora il problema.
Il filmato sottostante è stato realizzato da una classe del Liceo artistico Boccioni di Milano, un tocco lieve a un problema enorme, devastante.



Sgomenti per Mike

Doveva capitare. Mi immaginavo che doveva capitare prima o poi, anche se Mike Bongiorno diceva di risultare, secondo i suoi medici, un uomo di vent'anni in meno. Perché la morte non risparmia nessuno. Nessuno è eterno. E quando un infarto ci porta via penso sempre che forse il momento di ognuno è scritto in un altrove imprecisato. E così il giorno è arrivato, mi ha lasciato sgomento, abbiamo perduto uno dei simboli della televisione italiana, una figura ormai storica che in qualche modo teneva legati gli italiani (nel bene o nel male). Con il suo "allegria", Mike era rassicurante.
Ho suoi ricordi diretti, data la mia età, a partire dalla nascita di Canale 5, nei primi anni Ottanta. Non ho conosciuto il Mike storico quello della Rai, del Rischiatutto o di Lascia o raddoppia, ma le formule dei suoi quiz sono in fin dei conti rimaste inalterate. E lui era sempre lui, con il suo spirito un po' da prete, le sue storiche gaffes (quasi sempre a sfondo sessuale), la sua autocritica verso la propria ignoranza, ma anche la sua tenacia, la sua rispettabilità, la sua storia di prigioniero. I suoi quiz erano spettacolo perché lui era uno spettacolo. Oggi purtroppo non mancano programmi, mancano i personaggi. Dopo Alberto Sordi per il cinema, è venuto a mancare l'altro simbolo della tv nazionalpopolare italiana.
Ho cominciato a perdere la stima di Mike, con la nascita di Forza Italia, in quanto parte di quel gruppo di persone che (pur a ragione) si sono coalizzate tenacemente intorno alla figura di Berlusconi, persone che sembravano sostenerlo più per motivi di favori personali, che non per le sue presunte capacità politiche. Mike Bongiorno sembrava uno di questi elettori, non mi andava mai giù quando continuava a parlare della storica amicizia col Cavaliere, dicendo che quell'uomo aveva fatto tanto per lui e che ora mezza Italia non lo sopportava.
Insomma, l'ultimo Mike Bongiorno (quello senza occhiali) aveva perso un po' di smalto, molto imborghesito, molto più saccente, ma al tempo stesso più duttile (memorabili le pubblicità con Fiorello), desideroso del nuovo, un Mike più sperimentale, forse più sicuro di sé, più incline al comando. Ed ora proprio che cominciava la sua nuova avventura su Sky, quando il Cavaliere aveva deluso anche lui interrompendo il contratto con Mediaset (lo aveva fatto intendere nella trasmissione di Fabio Fazio), Mike Bongiorno ci lascia. Forse era destino che la sua carriera professionale dovesse fermassi con Mediaset.
Mike Bongiorno non si può ritenere una grande personalità, men che meno un intellettuale. Era (anzi è, perché rimarrà nella nostra memoria) una persona che ha dato, come molte, un contributo al "popolo". Esistono tanti modi di essere cultura, la cultura della televisione è forse quella meno "faticosa", ma pur sempre cultura è. E se vogliamo i programmi di Mike erano certamente più istruttivi dei reality-show. Lui, insieme a Corrado, Enzo Tortora, Pippo Baudo, era ancora l'esempio dell'uomo tutto d'un pezzo, garante del buon gusto e del savoir-faire televisivo (oggi del tutto scomparso): non mi si venga a paragonare Enrico Papi con Mike Bongiorno, per carità.
Alcuni momenti della carriera di Mike.








lunedì 7 settembre 2009

Situazione "Terapia d'urgenza"

E' stata girata una fiction Rai, di cui avevo solo accennato qualcosa l'anno scorso, molto problematica, quanto interessante. Il programma in questione è Terapia d'urgenza, lanciato nel 2008 come la versione italiana del Dr.House , una fiction girata in un fantomatico ospedale Morandini, milanese, le aspettative erano alte, il successo pareva assicurato....E invece?
E invece Terapia d'urgenza è nata con un piede sbagliato, non ho mai visto una fiction più boicottata, più ignorata ed irrispettosamente massacrata dai dati auditel, che sembra contino solo quelli oggigiorno.
Partita lo scorso agosto 2008, sospesa in ottobre senza preavviso, dopo appena una decina di puntate, un letargo di quasi un anno, per poi essere "riammessa" nell'estate appena trascorsa. Riconquistatasi la prima serata del venerdì (in un periodo dell'anno in cui nessuno guarda la Tv o quasi, ma vabbé), la pacchia è durata poco perché retrocessa in seconda serata (questa volta apprezzo la bontà dei dirigenti Rai di non sospenderla completamente, ma non approvo questo accanimento).
Non so se c'entri anche l' "Osservatorio romano" o il Moige ad aver spinto per un adombramento del programma. Di questi tempi è lecito aspettarselo, soprattutto perché Terapia d'urgenza ha qualche elemento che potrebbe offrire un fianco a moralisti o integralisti del politically-correct: tra tutti la storia lesbo tra una dottoressa (Alessia Barela) e un'infermiera (Elisabetta Rocchetti), nonché a volte un forte impatto di violenza psicologica e alcuni momenti di suspence che precedono l' "incidente" o gli "incidenti" intorno al quale ruota tutta la storia di una puntata.
Insomma, questa fiction può ritenersi aderente alla realtà o no? E' un'opera documentaristica oppure una soap-opera smielata?
Credo che si situi in una posizione mediana: da un lato ha parecchie incongruenze, dottori troppo giovani e belli, un sistema sanitario che pare decontestualizzato dal nostro (non si capisce di essere in Italia), ma è soprattutto attraverso la recitazione degli attori che probabilmente questa serie si sforza di essere perlopiù veritiera. La drammaturgia non è impostata, si muove tra l'efficienza, il linguaggio tecnico e la capacità di suscitare empatia, buoni sentimenti: siamo davanti a medici professionali, ma anche capaci di disperarsi, di ridere, di infondere sicurezza in chi li guarda, attentissimi a non trascendere mai di fronte ai pazienti.
Un esempio di bravura viene sicuramente dall'attore Rodolfo Corsato, che interpreta il chirurgo Riccardo Malosti, lo stereotipo del medico cinico, scorburtico: per lui contano il lavoro, l'operatività, i minuti, una personalità ruvida, schiva, poco dialogo, molto sadico con i tirocinanti. Ma ecco, che con i pazienti si trasforma, Malosti perde quella scorza rude e riesce ad essere rassicurante, riesce a essere se stesso acquistando una buona dose di umanità. Insomma, maltratta i colleghi, i tirocinanti, ma è un cuore d'oro con i pazienti, con il turbolento figlio, almeno fino a quando l'amore per "Gandini" (la sua collega che chiama così anche nell'intimità, interpretata da Antonella Fattori) non interverrà a scuoterlo e a risvegliarlo dalla sua rigidità.
Un'altra figura ammirevole è il prof. Sergio Danieli (Cesare Bocci), troppo giovane, ad onor del vero, per essere il primario di un ospedale (ma pur credibile se consideriamo che anche i primari sono stati giovani prima di raggiungere l'anzianità); Danieli è, dopo Malosti, l'altra figura-leader del cast, ma è un vero leader, con condotta premiante, con la rispettabilità di uno che conosce il mestiere e il savoir-faire, un uomo molto saggio e diplomatico, con una figlia lontana, con la quale non va d'accordo, un uomo che sa dare il consiglio giusto al momento giusto a sottoposti e pazienti, prima di ritirarsi nella sua aura austera e arcigna (solo apparente) da "capo dei capi". Un uomo risoluto, ma con tutte le sue debolezze, che non si fa certo scappare l'occasione di trescare con la capo-sala (Daniela Scarlatti).
Molto studiato è anche il rapporto lesbo tra le due attrici Alessia Barela e Elisabetta Rocchetti. La Barela è Marina Ranieri, una pediatra di recente assunzione fin da subito chiacchierata al Morandini, di origini nobili, un pezzo di ghiaccio, tendenza al comando; l'infermiera Ester è Elisabetta Rocchetti, un batuffolo di tenerezza e di insicurezza, una personalità in divenire, confusa, piena di buoni propositi, di desideri frustrati, con tanta voglia di emergere, di tirare fuori i denti. Ester subisce il fascino (o viene plagiata?) dalla personalità dominante di Marina Ranieri, noi spettatori seguiamo ignari tutto il percorso esistenziale di Ester, che chiusa una storia col precedente fidanzato, scopre, suo malgrado, ma felice, di essere innamorata, ricambiata, di Marina (ormai dichiaratasi apertamente omosessuale). Tuttavia la loro storia non finirà bene e chi sta seguendo le ultime puntate in questo periodo sa già di cosa parlo.
Un po' fuori luogo sono i personaggi televisivi di Sergio Muñiz e Milena Miconi, due medici veramente patinati da soap-opera (c'aggia fa?), troppo belli, troppo eleganti, ma giusto per dare una strizzata d'occhio alla casalinga di Voghera. Si sa la televisione è di tutti.
Più credibile è il personaggio di Ettore Coselli (Michele Cesari), il dottorino alle prime armi (quello che era Carter nelle prime serie di E.R), vittima quotidiana di Malosti, abile nella recitazione durante gli impacci da inesperto, costretto a subire le umiliazioni da parte dei superiori, difeso e stimato però da gran parte degli infermieri e dagli altri medici, secchioncello di buona famiglia, molto servile, ma con una determinazione da spavento.
In questa varietà di attori per tutti i gusti, non manca nemmeno Max Pisu, ex cabarettista di Zelig, nei panni di un serio, quanto spiritoso infermiere, messo lì per stemperare la tensione, capace di rari slanci di umanità, abile consolatore di Ester, nei suoi momenti più disperati.
Insomma, ho speso tante parole per questa fiction per contrastare la triste politica dello share, per contestare le decisioni della Rai, insomma, sappiate che, spesso, i programmi più buoni sono quelli che passano inosservati.
Inosservati alla Rai, ma non al mio blog!
Chi ama le fiction ospedaliere sappia almeno dell'esistenza di Terapia d'urgenza e sappia che è possibile riguardare parte delle vecchie puntate digitando il sito: www. raifiction.rai.it.
Sperando almeno nell'uscita di un cofanetto dvd, mi complimento con gli attori che hanno lavorato a questo progetto e che non hanno avuto il giusto riconoscimento.
Per il resto, vi saluto ed eccovi un estratto di due "storie d'amore". Buona visione.





domenica 6 settembre 2009

Un tavolo, pochi amici, la vita

Luis Sepulveda, autore dell'ultimo libro L'ombra di quel che eravamo (edizione) dice che trovarsi con pochi amici per parlare della vita è la cosa più bella in assoluto.
Condivido in pieno: volete mettere il fascino di mettersi in cerchio davanti a un tavolo e ricordare, riflettere, confessarsi? Volete scommettere su quanto fluido e quanta fratellanza passa tra essere umani? Su quanto è possibile portare a galla il "fondo" (Grund) con tutta la semplicità del caso? Nessuno vuole dimostrare niente. Per una volta (ma forse più di una) lo "sballo" diventa la rievocazione dell'oscurità della vita.
Parlare della vita, cosa c'è di più divertente e di più formante? E' la sola che non è sterile chiacchiera, che resta insolentemente in superficie.

sabato 5 settembre 2009

Saxon in autostrada

Ascoltate questo storico brano dei Saxon, gruppo inglese metal-new wave che ha raggiunto il successo a metà degli anni '80.
E' un brano cattivissimo, da ascoltare in autostrada. Basta accendere il lettore e affondare il piede nell'acceleratore. Poi è la musica che come un'onda ti porta alla deriva, magari contro un albero...Chi lo sa?
C'è un punto in cui l'esaltazione rock raggiunge il suo culmine: a un certo punto la batteria batte il tempo, restringe lo spazio, un verso umano isterico in crescendo fa presagire un acme, un' esplosione, puntualmente sottolineata da una nota di chitarra elettrica "tirata" col distorsore, che fa un effetto doppler, come se tramontasse dietro la sezione ritmica di altre chitarre.
Il brano si chiama Everybody up, pubblicato in un album del 1985 intitolato Innocence is no excuse.