lunedì 31 agosto 2009

Ma con l'inglese si va dappertutto?

Cari amici e cari amiche,
il vostro Carlo Lock è tornato a tediarvi o a divertirvi. Ed ora, che finalmente, sono tornato alla base, nella mia città, dopo il viaggio a Barcellona, annunciatovi in uno dei post precedenti, ricomincio con questa riflessione, riflessione che passa attraverso una domanda: "con l'inglese si va dappertutto?".
Tagliamo corto: la risposta è no!!!!
I tanto smorfiosi britannici, ex-colonialisti (e a ruota tutti quelli che vivono col mito dell' Inghilterra e dell' America) forse non vorranno credere a quanto dico e cercheranno di dimostrare tenacemente il contrario. Ripensandoci, forse è vero: con l'inglese si va dappertutto, ma forse dipende da dove si va. Tutto è in funzione di quel "dappertutto". Se al "dappertutto" diamo un'estensione limitata per motivi di interesse culturale, è chiaro che nel mondo intero non si parla inglese. Il "dappertutto" confina con l' America, i Paesi Scandinavi, il Giappone, parte dell' Africa e dell' Asia. Ma non dimentichiamoci che, nella sola Europa, un viaggiatore che sa parlare soltanto la lingua inglese avrà filo da torcere nei paesi dell' Est, in Italia, un po' in Francia...e non ultimo anche in Germania, dove in non tutti i Länder è così abituale parlare inglese.Ma quest'estate proprio a Barcellona, in Catalogna, per l'appunto, parecchi "locali", anche giovani, hanno dimostrato una conoscenza della "lingua dei popoli" pari a zero. E poi del resto, gli spagnoli, come gli italiani, sono linguisticamente incompatibili con l'inglese, lingua che è diventata perentoriamente ed arbitrariamente il passe-partout comunitario delle nazioni. In realtà la lingua inglese è soltanto un predominio che ha il sapore di una volontà di potenza nietzscheana, la vera lingua comunitaria è l'esperanto, che però non ha attecchito, purtroppo.
Tralasciando queste sterili polemiche, il punto vero e capitale è che in Spagna (e soprattutto a Barcellona, una grande città turistica frequentatissima da inglesi) non si ha quella padronanza e quella fluenza che ci si dovrebbe aspettare da chi tratta coi turisti. Noi italiani abbiamo di che consolarci, insomma. Forse perché il mito della volontà di potenza permea ancora i popoli e sotto sotto si vorrebbe che gli stranieri imparassero la lingua dello Stato che visitano. Con un briciolo di ragionevolezza, giapponesi, russi, forse ungheresi, non sono così esigenti e ammettono l'inglese. Molto poi dipende dalla storia singola di ciascuna nazione, del suo rapporto con gli altri popoli, delle sue vicende politiche e geografiche.
Ma è chiaro che fare affidamento solo sull'inglese non è una garanzia..Penso che ormai in molti l'abbiano capito, dato che comunque oggi impazza lo studio dell'italiano nel Nord Europa e da noi si è sempre più attratti dallo studio del cinese, dell'arabo o del russo.
Più lingue sapete e meglio è. Di certo di catalano io non so una parola e vi lascio immaginare...
Buon pro vi faccia!

martedì 4 agosto 2009

Colon irritabile

Anche il nostro corpo ci richiama, con fonemi più o meno poetici, alcuni gradevoli, altri un po' meno. "Cuore" scivola via bene, due sillabe, anche graficamente siamo quasi assuefatti a trovare questa parola scritta nelle poesie, nelle canzoni, per cui ci sembra che si accordi bene con una certa immagine gradevole. Se pensiamo e scriviamo "intestino" cosa proviamo, come rimaniamo? Uno sfacelo! Dalle stelle alle stalle. L'intestino ha un nome ingombrante, degno dell'immagine che rappresenta, con quei metri di tubo rosei (o marroni, non saprei, il sangue confonde le acque), quel nascondersi e quell'occultarsi dati dalla sua tortuosità, anfratti, cunicoli...E poi è il magazzino della merda, brutto a dirsi, ma è così. L'intestino ci prepara gli escrementi giornalieri fatti e finiti, organo attivo e pare sia anche considerato un "secondo cervello", dove passano le emozioni. L'intestino elabora e memorizza per poi "ricordarsi" sensazioni positive o negative, in alcuni è il luogo della somatizzazione. Infatti avere disturbi intestinali è orribile (quando il "colon" si irrita, s'incazza e somatizza tutto), perchè capisci che qualcosa si muove dentro di te (acqua, gas, sinistri movimenti, crampi) e non puoi fermarlo. Tutto è all'oscuro, fin quando non interviene la colonscopìa (della quale parleremo in un altro post), l'intestino diventa padrone della tua vita, ti prescrive cosa devi o non devi mangiare, non ti fa concentrare, ti fa dormire, ti fa puzzare con le sue "arie". Quando il colon è irritabile l'intestino diventa un problema sociale. Ci si può uccidere per un intestino....quindi è meglio non scherzare con l'intestino. Tenetelo buono, addomesticatelo, ma non lasciate che lui prenda il sopravvento su di voi. Ricordatevi anche la prevenzione dei tumori....non meravigliatevi se poi dovete cagare dall'ombelico. Mi scuso per la volgarità, del resto l'intestino è così poco poetico....Sob!