lunedì 27 luglio 2009

Non ufficialmente in vacanza

Cari amici, è quasi la fine di luglio e questo blog va "non ufficialmente" in vacanza.
"Non ufficialmente", perchè nella mia vita niente è ufficiale. Per cui mi ritroverete saltuariamente per questi lidi, anche se l'attività si dimezzerà per sopraggiunto bisogno di evasione dalla città.
A presto.
Carlo

domenica 26 luglio 2009

La più famosa cantante trans in Germania

Lei/Lui è Romy Haag, olandese, ma molto famosa in Germania.



venerdì 24 luglio 2009

L' Anti-Edipo

L' Anti-Edipo è una famosa opera, scritta da Deleuze e Gattari, primo dei due volumi che componevano Capitalismo e schizofrenia.
Dagli anni anni Settanta, quando venne pubblicato questo scritto, le cose sono cambiate e oggi il saggio suonerebbe alquanto fuori-moda, in un'epoca in cui si cerca ostinatamente un ritorno al valore della famiglia o a dinamiche psico-sociali fisse (ed è chiaro che L'Anti-Edipo è una metonimia contro il potere generalizzato, che passa anche dal microcosmo familiare, dalla madre e dal padre).
Dopo il nichilismo ci si sta spingendo, filosoficamente, al ritorno dell' Essere autoritario, ma è proprio oggi che vediamo che l' Anti-Edipo è in via di realizzazione, per la moltitudine di modelli relazionali interfamiliari e per un differente rapporto con i genitori (di odio o di amore eccessivo): la mamma amica come la mamma odiata sono abbastanza comuni oggi, in uno spettro di estremismi che varia dall'incesto all'omicidio. Eppure, nonostante tutto, un fondo abissale di amore nascosto per i propri genitori c'è e sempre ci sarà. Ciò su cui mi interrogo riguarda quelle modalità morbose di approccio (tabù) che parrebbero assurde vissute in famiglia. Si può amare a tal punto un padre da andarci a letto? Si può desiderare il male di chi ti ha messo il mondo o di chi è venuto al mondo?
Senza spingersi troppo oltre, trovo tuttavia che un auspicato divorzio dai genitori sia possibile (escludendo ovviamente la soluzione estrema quanto criminale dell'omicidio), un divorzio innaturale, forzato, non un divorzio dettato da un passaggio naturale di vita (un matrimonio, una convivenza), ma una separazione nel litigio, un disconoscimento del pater familias. E qui, come già ieri abbiamo scritto, ecco un'altra massima-proverbio di sapore moralista: "non sputare nel piatto dove mangi". E' vero, comunque, inutile nascondersi: per "divorziare" dai genitori, per "insultare" i genitori, per "rinfacciare" bisogna avere la coerenza di essere indipendenti e spesso questa coerenza manca e si passa per disonesti, crudeli.
E' comunque triste non stimare i propri genitori. Non parlo di amore, si può amare anche per riconoscenza, ma ritenere che mamma e papà siano inferiori ad altre coppie, ad altri modelli di genitori, è triste. Forse l'ondata anti-edipica, che affianca quella incestuosa, fa parte di un retaggio culturale di anarchismo, che, verosimilmente, non potrà che essere un passaggio, altrimenti o si crede nella dissoluzione di una società o si crede, nuovamente, che la famiglia autorevole, seppure in forme differenti dal passato, debba tornare a essere protagonista.

giovedì 23 luglio 2009

La legge del culo

La vita standardizzata è retta da consuetudini fisse, consuetudini che diventano delle speci di leggi, una fra tante è la "legge del culo". Dando per scontato che in una società occidental-maschilista si parla sempre di "culo" in termini negativi e detrattivi, ne consegue che questo "culo" non potrà che essere un evento necessario, quanto sacrificante e mortificante.
In definitiva, su cosa si regge e si basa questa "legge del culo"? Tutti devono amare il culo? No, direi piuttosto che in questa società ci si ritaglia uno spazio se ci si "fa" il culo, metaforizzando questo "fare" nella forma dell'elaborazione, della crescita; il "culo" è la versione volgare del "mazzo", cioè "farsi un mazzo così"...In altre parole ancora: improntare una vita sul sacrificio per ottenere un riconoscimento lavorativo o sociale. E lasciate perdere chi vi dice che si può essere anche aiutati o raccomandati, è verissimo, ma solo in parte. La legge del "culo" o del "mazzo" vince e vince nelle nostre coscienze morali nonostante tutto, inclini e sospinti dall'altro proverbio di sapore meritocratico "chi semina raccoglie" e il seminare vale sempre o comunque "farsi" il culo o il mazzo.
Chi non ama questo aspetto sacrificante della vita può avere la fortuna di essere aiutato dal destino o dagli uomini (ma è solo una fortuna) oppure passa dall'altra sponda, quello dell'individuo senza destino, senza significato oppure senza "palle" (la mancanza di palle è il rovescio del "farsi il culo"). Il "farsi il culo" porta con sé sempre un fattore discriminante, volente o nolente, e l'esempio concreto di questo comportamento nell'effettualità della vita realizzata inchioda a quel sentimento di fallimento, di scacco, di inettitudine o di scacco da parte di chi, per l'appunto, il culo non se lo fa. Badate bene, "farsi" un culo non significa costruirselo, significa "sfondarlo", quindi deformarlo o distruggerlo. Per questa ragione la società economica capitalistica occidentale è fondata non solo sull'ingiustizia sociale, ma anche sull'autolesionismo, il quale comunque viene riconosciuto, premiato. O perlomeno dovrebbe essere "premiato". Ecco perché quando ciò non accade si prova quel fiero sentimento di odio verso la vita, verso la propria esistenza; in verità forse il vivere senza "qualità", l'essere un essere di nessuno, vivere una vita regredita, l'immaturità costante forse sono forme rivoluzionaria come un'altra, non c'è nemmeno troppo da condannarle, esattamente come scegliere il digiuno di protesta alla Marco Pannella. Il filosofo rumeno Cioran diceva che "non resta che fare della propria vita un fallimento", un fallimento che non ha più valore di un successo, perché forse il vero miracolo è l'essere nati in paesi di pace, l'essere sopravvissuti alle avversità, alle malattie gravi. E scusate questo velo di retorica un po' cristiana. Forse mirando alla semplicità, possiamo rifugiarci dai pericoli delle classificazioni, dei pregiudizi, delle competizioni e delle nostre legittime non voglie di farci il culo.
Sarà possibile vivere serenamente senza difficoltà, senza sacrifici, vivendo solo di felicità? Forse è pretendere di avere un Paradiso in terra.

martedì 21 luglio 2009

Contro la pazienza

Non dobbiamo avere pazienza
ma accampare pretese intorno a noi,
come in un assedio
ed essere aggrediti dalle voglie più voluminose.

(Pasquale Panella, in La sposa occidentale di Lucio Battisti)


lunedì 20 luglio 2009

Il fascino della luna

La luna.....da sempre la luna ha sempre esercitato un suo fascino, nelle poesie, nelle canzoni. Nel 1959 si cantava Tintarella di luna, dieci anni dopo (quarant'anni oggi) l'uomo riuscì finalmente a mettere piede su questa luna.
La luna poetica finalmente trovava una corrispondenza geo-fisica. Dopo il 1969 la luna non era più quella di prima, anche se la sua immagine melo-romantico continua a esistere: la luna personificata, la luna-oracolo. Ma cosa avrà mai questa luna?
Qualche titolo di canzone? (ma giusto per semplificare, non ci sono solo canzoni): Dillo alla luna-Vasco Rossi, Luna -Gianni Togni, L'ultima luna- Lucio Dalla, Luna- Miranda Martino, Non sparate alla luna- Roberta Rei, Lady Luna- Jimmy Fontana, Il posto della luna- Viola Valentino, Pelle di luna-Gitano, La luna è una lampadina- Dario Fo, Gocce di luna- Memo Remigi......Ma ce ne sono ancora!
Di seguito una piccola testimonianza-audio, raccontata dai protagonisti di quella meravigliosa impresa: Collins, Aldrin e Armstrong.



domenica 19 luglio 2009

Leszek Kolakowski

Mi consiglio e vi consiglio una lettura: Leszek Kolakowski, filosofo polacco, scomparso venerdì scorso a Oxford.
Kolakowski aveva studiato filosofia e teologia a Łodz, insegnò dal 1953 a Varsavia, scegliendo di occuparsi della storia del pensiero moderno.Poi si trasferì in America.
Mi piace Kolakowski per la sua eresia, il suo revisionismo marxista che gli è valso l'espulsione dal Partito Comunista, uno dei pochi ad aver scritto un'opera organica sulla genesi del marxismo. Sugarco ha pubblicato in tre volumi Nascita, sviluppo, dissoluzione del marxismo, uno sviluppo storico-manualistico da Plotino a Mao.
Da filosofo eretico-razionalista fu anche uno dei pochi ad occuparsi del problema del diavolo e a chiedersi fino a dove fosse possibile spingersi nella credenza di Satana.
Di Dio non si ha paura a parlare, ma di Satana sì. Se Satana esiste ce ne rendiamo conto, ma se Dio non esiste passa inosservato. L'inesistenza di Dio non dà scandalo in fondo, siamo abbastanza tranquilli e indifferenti nel guardare verso l'alto, ad eccezione del diavolo.
A ogni caso la morte di Kolakowski, potrebbe essere un segno di Dio verso l'eresia.
Scherzi a parte, sono sempre contento quando si può trattare di qualche personalità intelligente e Kolakowski sicuramente lo era.

sabato 18 luglio 2009

Supertelegattone

Rieccomi emergere dopo una settimana. Da tempo coglievo l'occasione per scrivere due righe sul "supertelegattone". Così ieri di ritorno dalla campagna in una deprimente sera d'estate, mi sono rimesso a guardare una puntata dell'ormai celeberrima trasmissione Superclassifica show, la famosa "capolista" dell' hit-parade anni 80, che iniziò a trasmettere sulle tv via vetere nel settembre 1977 e dal 1981 approdò su Canale 5 la domenica. Oscar, il "telegattone",era il pupazzo-mascotte dello sponsor, la rivista "Tv Sorrisi e Canzoni". Inizialmente era solo Oscar a essere il "conduttore", a presentare brani musicali, conditi da qualche battutina, Oscar (voce Franco Rosi) coadiuvato da altre creature in peluche "animate". Ecco, ma il punto è proprio questo: come pretendeva di essere seria una trasmissione che univa muppet-show e musica?
Dal 1982 circa,l'ideatore della trasmissione, Maurizio Seymandi, ci mise la propria faccia e introdusse le interviste (pseudo-interviste), modificando però ben poco quello che era il setting e l'intento della trasmissione: uno spazio aperto per la musica, senza parole, uno "spazio" fittizio, niente live, dove quello che contava era un certo eclettismo di gusti, una baraonda di generi, inseriti in scenografie dissonanti (almeno all'inizio): c'era la famosa "piazza Sorrisi", dove piroettavano ragazzi e ragazze in pattini, dove i cantanti si facevano fotografare su sdraio, su carrozze, su altalene. Insomma, un'atmosfera un po' retro, trasognata, arricchita dalla presenza di ragazze-immagine (niente a che vedere con la volgarità delle veline) che scuotevano la testa, facevano gli occhi dolci alla camera, spesso con un fiore tra i capelli: era una forma di romanticismo melense che contrastava con i collettivi, la violenza, le bombe...L' Italia di fine anni Settanta era anche quella. A far da sfondo era sempre il "telegattone" e la "superclassifica", che grazie al becero criterio della "vendita" aveva però il pregio di presentare insieme la sigla di Remi e i Pink Floyd. In ogni caso, non si parlava soltanto dei dischi caldi, come molti si ricorderanno, ma anche gruppi, cantautori, che erano molto in fondo nella classifica, spesso emeriti sconosciuti di allora e di oggi, quella trasmissione era una specie di almanacco rudimentale della musica, ha dato il via al binomio musica-immagine, binomio nel quale si è trovata a proprio agio negli 80s, dove ha potuto rinnovare la grafica, gli studi e mettersi in concorrenza con i vari Discoring, Orecchiocchio. A suo modo Superclassifica show era finita per diventare la tv dei ragazzi più che uno spettacolo per "intenditori"...Infatti è ancora un programma associato a ricordi di infanzia e di adolescenza, non credo abbia mai destato l'interesse di adulti attempati (peggio se intellettuali), era un programma puro e ingenuo. Non a caso negli anni 90, Supertelegattone ha continuato a sopravvivere (nella forma computerizzata, disegnata in sovrimpressione, non più un pupazzo vero e proprio), ma la sua ingenuità non ha retto al clima smaliziato, cinico e snobista di una certa serietà ipocrita ritrovata. Al Telegattone si preferiva la tragicità del Gabibbo, nelle sue inchieste "vere". E così "Superclassifica show" nel silenzio è morta, senza dar fastidio nessuno, soppiantata prima da modesti scimmiottamenti domenicali e poi sparita anche come formula. Si è verificato uno scollamento col pubblico, la gente oggi compra, masterizza, "scarica", ascolta musica più di un tempo, ma è dispersa, non si riunisce intorno all'istituzione della domenica..Non gliene frega un cazzo della Tv e la Tv acconsente..
Nell'estate 1990 Canale 5 organizzò il primo vero e grande revival di "Superclassifica show", una programmazione giornaliera, per annate, molti filmati, numerosi ospiti per celebrare tredici anni di puntate ininterrotte (non ho le cifre esatte, ma credo si sia arrivati al migliaio). Forse era già l'inizio del tramonto, datato 1995.
Di seguito la "mitica" sigla.



sabato 11 luglio 2009

Il vampiro innamorato

A ognuno la sua Miss Transilvania
(pensieri di un vampiro innamorato).

Pop..pop..pop...pop musik!

venerdì 10 luglio 2009

Fare le valigie

Detesto fare le valigie perché mi costringono a guardare in faccia al futuro di una vacanza, di un soggiorno.
Devo riepilogare ciò di cui ho bisogno e di cui non ho bisogno, non c'è spazio per lo "strappo" incosciente dell'attimo.
Fare le valigie è qualcosa da buona formichina, è un accumulo di buon senso.
Vorrei comprare i vestiti nel posto di destinazione e soprattutto vorrei fare la valigia in cinque minuti cinque. Ma poi tutti quei ripensamenti distruggono...Fare la valigia è un progetto che si disfa. Almeno tutta questa fatica valesse un progetto intatto, un progetto per sempre.
E invece la valigia è un progetto che si disfa, lavoro al vento.
Se vado in vacanza non voglio lavorare!

Moana Pozzi: il mito

Moana Pozzi a quindici anni dalla morte. Con sommo piacere noto la ricomparsa di Moana nel cuore e nei discorsi della gente, ci si sta apprestando a girare una fiction con Violante Placido. Il tempo sublima, il tempo ordina, il tempo perdona, il tempo dimentica....Succede spesso a gente di spettacolo riscoperte e mitizzate attraverso il "tempo". E' giusto il caso di Moana, la cui morte è velata dal mistero, entrata nell'immaginario italiano come pornostar "intelligente" o forse pornostar "per caso". E, se ci pensate, è un po' da geni uscire dal mazzo delle pornostar, così numerose, complici di un'industria che le spreme e le serializza come semplice "carne" all'ammasso.
Ma forse Moana era una pornostar raffinata, con la "puzza sotto il naso", non si è buttata a copofitto nel genere, molti ritengono che recitasse in questi film con poca passione.
Quello che ci rimane della Pozzi è forse l'immagine della provocazione, dire che era "figa" è troppo riduttivo. Moana era qualcosa di più. Il suo primo hard ufficiale era Fantastica Moana (1987) di Riccardo Schicchi; un altro famoso fu Inside Napoli, dello specialista in pornosceneggiate e porno-noir Mario Salieri.
Ora è uscito un libro di narrativa intitolato Splendido splendente. Romanzo per Moana, scritto da Ivan Guerriero, fresco vincitore del Premio Calvino, un romanzo ambientato sul finire degli anni di piombo, a Camogli, dove Marzio si accorge di essersi innamorato di Moana. Ecco, di Moana ci si poteva anche innamorare, come di una velina, ma mentre una velina è soltanto un oggetto vuoto, Moana rappresentava qualcosa in più di un oggetto sessuale. Moana trascendeva le "onde" anomale del cazzo, le sfregature prepuziali, la masturbazione fisica e mentale su Moana non era una profanazione ma una festa rispettosa. Credo molto nel fatto che le attrici pornografiche meno note (ed anche meno interessanti, quelle più vicine al meretricio che all'arte) si facciano profanare, sulla loro immagine pesa un divorare cieco privo del rispetto per una personalità umana. Le pornostar, le cubiste, le ragazze-immagine, le modelle sono oggetti profanabili, consumabili. Moana no. Moana meritava lo sconfinamento, era la gioia dei sensi, sensi fisici, sensi di significato. Moana era la pienezza dei sensi, la pienezza di diverse prospettive di significato. Una pienezza conquistata attraverso il "tempo", perché solo il tempo erode le brutture, il pregiudizio, le false convinzioni, le accuse infondate.
E tutto questo ha a che fare anche con la morte: se Moana non fosse morta è probabile che nessuno parlerebbe più di lei....O forse sì. Ci rimane il dubbio di Moana come "mito" senza morte.
Del resto fabbricare "miti" dopo la morte è l'impresa più facile di questo mondo..e tutti noi stiamo al gioco.
Di seguito uno spassoso filmato tratto da un cult del trash, W la foca, con Moana Pozzi nel ruolo di semplice attrice (ruolo nel quale si è distinta spesso in numerose commedie degli anni Ottanta). Sua partner Lory Del Santo.






In questo secondo video uno spezzone del film Diva futura, diretto dalla seconda icona del porno anni 80, Ilona Staller, con la quale Moana aveva più di una volta lavorato.




mercoledì 8 luglio 2009

Una società senza orecchie

Dire e fare, commentare, agire.
Ecco: la nostra società è la società dell'agire.
Bisogna fare qualcosa sempre, senza sconti, senza nessun dono di remissività e passività.
L'ascolto manca. Nessuno ha più orecchie.
Vigliacca società senza orecchie,
tu ascolti con gli occhi
col fondo del tuo intestino.
E pensi. Pensi troppo.
Pensi troppo all'azione.
Ma come si può continuare ad agire senza ascoltare?
Come si può uccidere non ascoltando una richiesta d'aiuto?
Come si può essere amici di gente che fugge?
O ascoltare per finta..
imparare a memoria,
per stare a galla, stare a galla senza motivo.
Ascolta
ascoltami
ascoltiamoci.

lunedì 6 luglio 2009

Film balneari: "L'ombrellone", di Dino Risi

E' arrivata la stagione delle ferie, dell'aria aperta, ma anche dei film ad ambientazione marittima (che solitamente vengono sì girati d'estate, ma poi visti d'inverno).
Oggi ho scelto L'ombrellone, un film di Dino Risi del 1965, film di sapore vacanziero, ma al tempo stesso contrario a quella spensieratezza tipica delle aspettative dell'estate. L'ombrellone è un film noioso (da me positivamente inteso), lezioso e anche un po' critico nel costume, dove in fin dei conti emerge la depressione e la tristezza dell'uomo in vacanza, un professionista ingegnere (interpretato dal bravo Enrico Maria Salerno) che vive un week end a Riccione, travolto dal "banale" e dalla noia. Lode a Dino Risi che ha saputo riprodurre con le immagini il senso di distacco e di spaesamento dell'ingegnere, il suo goffo tentativo di sentirsi come gli altri, mentre la moglie fa gli occhi dolci ai bellimbusti della riviera (tra cui uno smagliante Lelio Luttazzi, al quale lo sceneggiatore De Concini assegna la provocatoria battuta "vado a lavorare". E chi conosce la filosofia di Luttazzi non può immediatamente non pensare a una provocazione) e Jean Sorel.
Il week end romagnolo sarà per Salerno un modo per riscoprire se stesso,per fare un bilancio, per uscire cambiato, dopo aver appurato il tradimento della mogliettina civettuola (Sandra Milo).
Risi riesce, forse memore del clima post-boom, a sintetizzare uno slogan mai detto: "Riccione=depressione". Ed è proprio questa malinconia esistenzialista che riscatta il film dalla banale commedia balneare, col risultato negativo però di non essere riuscito a delinearsi con chiarezza nei propri intenti. Nonostante però alcuni "vuoti" o sacche di uggia, L'ombrellone è un film amaramente sincero e diretto. Indimenticabile la scena di Salerno che si lamenta della scarsa varietà di pietanze dell'albergo, rimproverando al camerierino romagnolo di essere in "piena giornata di recupero", visto il propinarsi di polpettoni e zucchine ripiene.
Altrettanto indimenticabile è l'inizio del film, che ci ricorda cosa sia veramente Riccione il mese di agosto.
E notoriamente, anche Roberto Vecchioni in Livingstone, cantava in tono rassegnato: Lo so, può succedere a tutti...Di passare un'estate a Riccione.


Dormire e le attese

C'è luce, c'è caldo
voglio dormire.
Si dorme perchè si aspetta qualcosa...
magari un cambiamento.
Se non si dorme è tutto uguale dalle 20 alle 8.
In fondo svegliarsi è una scusa per ricominciare,
ricominciare il solito giro,
sperando, sperando...
sperando, sperando.
La vita forse ha senso con un ritmo,
come la musica.
Solo che la musica si ripete e distende
ma se la vita si ripete è l'ossessione di un martellare,
dal quale si esce con il sonno,
la dolce morte che apre a nuovi eventi.