martedì 30 giugno 2009

Il "bravo ragazzo"

Fisionomia alienata del "bravo ragazzo":
serio, compiacente, rispettoso dei genitori, in vacanza coi genitori, scrupoloso, lavoratore, non fuma, non beve, non scopa e se scopa è fedele per sempre,non interrompe gli altri, gioca a pallone, non esagera, veste sobrio..Tutto è sobrio...
Dentro tutto questo c'è un sacco di merda pronto a rovesciarsi.

Metal dalla Svezia

Un video di un gruppo metal svedese, gli Hammerfall.
Da strappacuore.


Sul concetto di pregiudizio

Il pregiudizio è cosa negativa, almeno nella forma del pensiero comune.
Eppure, la natura del pregiudizio ritengo sia qualcosa di inevitabile, nasce dell'ambizione di un dominio sul mondo, di un certo potere di controllo che non può sfuggirci, non può essere rinnegato.
In fondo "controllare" è qualcosa di umano che ci deriva dall'elusione, dal rifiuto dell'unica essenza che ci appartiene: il nulla, che si maschera, di tanto in tanto, da incertezza. E si sa anche che nulla e incertezza, non a caso, fanno paura.
In fondo che cos'è il pregiudizio se non sviluppare un calcolo di probabilità su un fenomeno? Il pregiudizio è un tirare a indovinare sulla reputazione, sulle caratteristiche di un fatto, di una persona, attraverso sentenze di tipo apodittico, sentenze incontrovertibili: "Tutti gli X sono Y".
Dietro "Tutti gli X sono Y" non c'è forse un desiderio di potere, di coartare dentro una legge generalissima la natura variegata?
Il pregiudizio non è immorale, è un bisogno, un bisogno induttivo: parte l'osservazione, ma c'è poi da parte dell'osservatore l'esigenza di una legge, una legge istantanea, che fissi la realtà. E il pregiudicante-osservatore è anche uno scommettitore che ha tutto l'interesse che il suo pre-giudizio si verifichi, mutandosi in giudizio. Il pre-giudicante vive nell'interesse e nell'angoscia di contro-osservare gli oggetti del suo pregiudizio per poter "dimostrare" la sua ragione. La gente del meridione d' Italia non ha voglia di lavorare, ma al contempo non DEVE aver voglia di lavorare, c'è una spinta cogente, solo in questo modo il pregiudizio si mantiene in vita, ma altrimenti decade a giudizio erroneo.
Ciò che forse è immorale non è il pregiudizio, quanto lo "scadere" a finti uomini, superuomini di questo nulla che è l'universo.Un nulla sensato, creato, certo...Ma pur sempre nulla se rapportato a Dio e a ogni forma di senso che ci sovrasta e che non ci è dato di conoscere.
La forma blasfema e deiettiva del dio umano passa anche per il pregiudizio.

Malgrado tutto....L'angelo azzurro

sabato 27 giugno 2009

A fatica....Michael Jackson

Con un grande sforzo di generosità.....voglio anch'io ricordare Michael Jackson.
E' una grande fatica, perché quest'uomo, per tutto quello che ha fatto e ha rappresentato nella sua carriera, non l'ho mai potuto sopportare. Ma forse, nel rispetto delle sue vendite, delle acclamazioni, dei suoi adepti ai mega-concerti, della tradizione popolare, non si può fare finta di niente e non si può nemmeno profanare il sonno dei morti.
Purtroppo non ho potuto pubblicare un link diretto perché i codici di Youtube da incorporare sono stati quasi tutti disattivati.
Addio Michael.

Decimazione dei cinema

Ben ritrovati...e non per parlare di cose allegre. Oggi tocca alla "decimazione dei cinema", che implacabilmente colpisce nuovamente una città come Milano.
La vita notturna di questa metropoli si sta spopolando e mortificando, complice anche la chiusura dei cinematografi del centro storico che erano la "scusa" per fare tardi.
Ora è in cantiere la chiusura del President, a largo Augusto, un cinema di sapore d'essai, un po' isolato dagli altri, vicino a una biblioteca, l'ultimo baluardo del cinema come "club". Le alternative, in genere, sono la ristrutturazione in multisala oppure la chiusura definitiva, vitalizia. Molti cinema rimangono sfitti per anni, in largo Corsia dei Servi ci sono ancora le insegne. Nessuno che dice qualcosa, che si ribella o che tenta di trovare soluzioni alla crisi, alle perdite di incassi, qualunque cosa per salvare cinema che vantano anche una tradizione storica a Milano; le multisale sono una soluzione, ma giusto per far buon viso a cattiva sorte, ma altre chiusure sono state irrimediabili: il Corso, l' Astra, il Metropol, il Maestoso, nonché il rimpianto e compianto De Amicis. E che dire dell' Excelsior, la cui chiusura si è fatta beffa perfino della recente ristrutturazione a multisala? Si pensa che la gente non vada al cinema perché ci sono i dvd, ma oltre a credere che non sia del tutto vero, credo anche che debba esistere un esempio, un'educazione al cinema, un'educazione all'uscire di casa o al fermarsi dentro una sala buia, interrompere la frenesia, come la si interrompe per andare a Messa. L'educazione può avvenire con un bombardamento di sale, salettine, attivare e stimolare la curiosità. Piuttosto sarei contento anche del pullulare di cinemini porno se questo servisse a far parlare la gente, a farla incontrare. Perché non risolvere la crisi dei cinema creando un circuito di rassegne di film hard d'autore, quelli introvabili? Questo genere si sa, non conosce mai crisi. Ma v'immaginate una rassegna su Cicciolina o su Selen in pieno centro a Milano? Sono cose che potrebbero succedere solo in Francia o in Germania.
Oppure si potrebbero creare dei centri culturali in cui non esista soltanto la sala di proiezione; o abbassare un poco i prezzi degli spettacoli.
Sono un pessimo imprenditore e non me ne frega un cazzo. Vi dico soltanto che Milano è diventata una città (ma ovviamente non è la sola) in cui conta solo la strenua difesa della criminalità o dei nemici, un proposito che ricorda l'atteggiamento di chi va o vive una guerra. Bisogna dunque, sì, difendere l'ordine, ma non barricarsi dietro questo, non facendo intravedere null'altro e facendo dimenticare al contempo, le ragioni per le quali esistono le città, intese come luoghi di pace, di aggregazione, di vitalità e, quindi, anche di cinema.
Pace e bene a chi gode ad avere l'illusione che i militari per le strade creino più sicurezza e che siano l'unica soluzone ai problemi di Milano, pace e bene a chi ama i negozi di abbigliamento o localacci high-tech di dubbio gusto. Ma le lobby economiche e politiche fanno i loro interessi e l'interesse di pochi o di uno, non può essere mai quello di molti.E' così che gli interessi di pochi sono forzati a diventare quelli di tutti!
Fatto sta che chi non accetta questo gioco deve cambiare città, alla ricerca di lidi di umanesimo, cultura, benessere sociale, cosmopolitismo.

martedì 23 giugno 2009

Giochino semantico

Prendete un amico/a e poi aggiungete il verbo "fare" nel suo senso transitivo (Chi? Che cosa?.
Poi prendete un nemico/a e aggiungete il verbo "fare" nel suo senso transitivo (Chi? Che cosa?)
Mi son fatto un amico (sulle scale)
mi son fatto un nemico (sul lavoro).
Non cambia il verbo, ma cambia il concetto, eccome se cambia! Mumble..mumble

lunedì 22 giugno 2009

50 e 25: Nouvelle Vague e Truffaut

La Nouvelle Vague è stata il giusto ribaltamento nel fare cinema, dal punto di vista tecnico, tematico..Da un certo momento in poi, basta cinema moralizzante, basta cinema di maniera, si è fatto strada a poco a poco un cinema d'autore che si è riconosciuto nei nomi di Godard, Rohmer, Chabrol, Truffaut (quest'ultimo morto venticinque anni fa).
Vogliamo dire dunque cinema di rottura? Eppure la Nouvelle Vague non è mai stata nelle mie corde di cinefilo, pur riconoscendone il suo valore storico. Lo splendore del vero decantato da Godard non ha mai fatto per me, la rappresentazione del quotidiano familiare di certi film di Truffaut è lontanissima dalla mia espressività.
Eppure lo stesso Truffaut ha quel gusto e quello stile leggero, soave, poco cerebrale che compensa la sua mancanza di visionarietà o di extra-vaganza.
E' il sentimentalismo di Truffaut a piacermi, il suo modo di ritrarre le donne, l'infanzia. Dietro l'apparente allegria o normalità, nei suoi film c'è sempre l'amarezza di qualcosa di rubato o perduto: un'infanzia, una moglie, un mazzo di fiori, i baci del titolo omonimo, Truffaut ha voluto rappresentare la poesia dei sentimenti nel cinema, non credo esista o sia esistito un suo equivalente italiano.
Leggendo lo stralcio di una sua intervista, tratta dal libro Il ragazzo salvato di Mario Serenellini, mi ha colpito l' abitudine del Truffaut ragazzino di andare al cinematografo di nascosto dei genitori, eludere quindi la sorveglianza di qualcuno per andare a "peccare" di voyeurismo, derubare la fiducia di mamma e papà, che già gli avevano rubato l'infanzia, un'infanzia vissuta in solitudine, con persone adulte.
Il cinema forse è questo: un esercizio di voyeurismo e i "guardoni" si sa, compiono la loro attività in silenzio, ma soprattutto di nascosto. Il cinema di nascosto è tutta un'altra cosa, non c'è dubbio.Ma il cinema è anche voglia di ripiegarsi su di sé, è un contenitore amniotico-onirico nel quale ci si può perdere per un pomeriggio. Si guarda e si fugge rimanendo immobili e Truffaut l'aveva ben capito.





sabato 20 giugno 2009

Sabato pomeriggio

Tra i vari momenti della settimana il week end in città è quello più deprimente. Ma in particolare il sabato pomeriggio.....
Lo cantava anche Baglioni (motivo per sentirsi ancora più depressi), ma gli Ufo Piemontesi nel 1992 ne fecero una cover dissacrante ed esplosiva.
Dando un calcio in culo al sabato pomeriggio vi saluto cordialmente.
L'audio del video non è proprio di qualità, me ne scuso.


venerdì 19 giugno 2009

Scrivere una canzone

Molti pensano che tra lo scrivere una poesia e lo scrivere una canzone sia più facile quest'ultima. No, errore, io ho provato a scrivere canzoni durante l'adolescenza...Ho conservato molti testi su quaderni ormai ingialliti, ma non c'è nulla che oggi come oggi presenterei a un musicista o a una casa discografica.
Le mie rime fanno spesso cagare e non si accordano bene con la sintassi musicale. Ambizione ancora più rigorosa se si pensa che la canzone debba avere un contenuto poetico, cioè debba essere una poesia musicata. Io al limite scrivo pensieri poetici, ma poche volte mi sono usciti fuori componimenti che potevano sposarsi con la musica (strimpello la chitarra come molti).
Eppure quelli che scrivono bei testi, i cantautori di un tempo mi sembrano veramente dei piccoli geni, con quella loro arte narrativa di riduzione della parola: grandi flussi di pensieri, treni in velocità, in fermento, che si incasellano e si instradano nello spazio e nel tempo musicale alla perfezione.
Vi ho detto tutto questo, perché ieri un frammento di canzone mi è venuto in mente..ma mi sono fermato lì. Forse questo piccolo abbozzo non diventerà mai un testo completo.La sua caratteristica è la sciatteria stupida, condita da un vago senso di ironia.




Non cambia niente lo sai
questo è il sentimento che da sempre tu hai.

Non cambia niente lo sai
niente successi e nemmeno grossi guai.

Le poche cose che fai
non servono mai a niente
mai a niente lo sai.

martedì 16 giugno 2009

Rituali di saluto

Amo gli uomini che baciano tutti indistintamente quando salutano, quel bacio pur fraterno, che molti uomini (repressi, machisti o prevenuti) rifiutano.
"Baciarsi tra uomini è roba da checche, si devono baciare le donne".
Sotto un certo punto di vista depreco il bacio con l'uomo con la barba, perché poi mi sento stampato sul viso per un'ora quei suoi aculei, come se fossero i miei.
Le donne sono delle eroine a provare attrazione per un essere così scimmiesco e laido come il maschio....
Poi c'è chi non stringe nemmeno la mano, evita il contatto, sono i peggiori, senza contare quelli che fanno la mano morta.
Ci sono donne che stringono la mano e ti guardano negli occhi, tu le vorresti baciare, ma non succede nulla: troppo distacco, troppa soggezione. Così si rimane in sospeso, tipo "e adesso che facciamo".
Poi ci sono quelle che ti sfiorano la guancia con la guancia, un finto bacio molto ipocrita, un atto simbolico.
Una esigua minoranza decide proprio di baciare come Dio comanda, mirano il centro della guancia e ci posano le labbra a 'risucchio, con la fine discrezione di chi è capace di non "sbavare" e di lasciarti bagnato (la cosiddetta "striscia di lumaca", che se la lascia tua nonna è ancora peggio).
I russi baciano anche sulla bocca (almeno secondo la tradizione, anche se credo si sia persa), mentre i bulgari pare non bacino, ma abbraccino, un abbraccio profondo; i tedeschi devono aspettare le calende greche per concedere il "bacetto" sulla guancia.
Insomma, dimmi come saluti e ti dirò chi sei.

Disco-Deutsch

Un esempio di disco-Deutsch in salsa inglese. Ma chiamarlo "disco" è riduttivo.
Gli interpreti sono bravi, il video dinamico, surreale, kitsch.



lunedì 15 giugno 2009

Innamoramento

L'innamoramento è solo un ammonticchiarsi di idee
che divampano.
Idea su idea,emozione su emozione fino all'esplosione.
L'innamoramento è solitario in primis
quando vuoi cercare qualcuno, è fatta
sei esploso.

sabato 13 giugno 2009

Francesco Nuti in dvd

La Cecchi Gori Home Video ha messo sul mercato in Blue-Ray e in Dvd due film di Francesco Nuti, forse i più belli, del comico toscano: Tutta colpa del paradiso e Caruso Pascoski-di padre polacco. Saranno disponibili a partire da settembre-ottobre.
E' molto bello tornare a parlare di Francesco Nuti, comico e regista stralunato, surreale, con quell'aura di "maledetto", legata al suo vizio del bere, ai tentativi di suicidio, con una carriera ingiustamente "in ribasso", una vita privata tormentata e difficile.
Il vero comico è anche quello più triste, trasformista. Nuti è molto eclettico in questo, la sua comicità, per le giovani generazioni che non lo conoscono, non ha niente a che vedere con quella ruspante e volgare di Ceccherini, Panariello o Pieraccioni, giammai!
Nuti è in bilico tra il surrealismo di un Nichetti e una profondità e intelligenza d'animo di un Verdone o di un Troisi. I film di Nuti sanno essere cerebrali alla Woody Allen, densi di significato, ma al tempo stesso leggeri, vernacolari, dialettali, coronati, di tanto in tanto, da inquadrature poetiche di natura o da un intimismo struggente.
Tra i due film sopracitati, quello che va in quest'ultima direzione è senz'altro Tutta colpa del Paradiso, un cine-panettone del 1985 (quando a Natale ci si trattava ancora bene, panettoni genuini, senza troppi conservanti), famoso per la coppia di attori giocata sul bisticcio Nuti-Muti, storia di un padre che cerca un figlio nella cornice naturale delle montagne della Val D'Aosta.
Caruso Pascoski, invece, film più scanzonato, ma non per questo meno serio, un film sulla fallacia della psicanalisi, sul tradimento di coppia e sull'omosessualità latente, un'ossessione e una paura di molti uomini, sottolineata dall'efficace soliloquio tipico di Nuti che si prepara un discorso allo specchio da propinare al suo paziente Ricky Tognazzi, che gli ha fregato, senza saperlo, la fidanzata. "Edoardo..vedi.....tu credi di amare le donne..Insomma Edoardo: Io amo Giulia, Giulia ama me , te sei omosessuale!
Altre scene da antologia di quel film sono la finta rapina al supermercato, l'aggressione verbale a Nuti di un bambino di otto anni e il famoso gioco dei "salumi".







Ricchezza e meschinità

Ho una grande avversione per la povertà, ma si sa, dietro ogni odio c'è la paura. E ve lo dice uno che non è ricco, anzi!! Già, non sono mai stato ricchissimo (almeno secondo il mio modello di ricchezza: appartamento con attico, viaggiare sempre comodo in prima classe, spesa solo dai singoli commercianti, niente supermercati, colf a tempo pieno, niente automobile o mezzi pubblici ma spostamenti solo in taxi qualunque sia la spesa). Sì, è vero, con questa crisi non tutti si possono permettere quello che ho scritto, però il mio ideale di ricchezza è strano: non cerco yacht, hotel 5 stelle, Ferrari. Però lo spreco, il vizio da ricchezza può essere vertiginoso anche senza ville berlusconiane: non dà forse vertigine dare 500 € a una zingara? O prestare dei soldi a uno sconosciuto per strada mai visto? O pagare un'accompagnatrice perchè stia con te quattro giorni e quattro notti? O in taxi Milano-Firenze? Sì, tutto questo è vertigine, incoscienza, anche immoralità, per chi ha le tasche vuote. Ma forse il più grande esorcismo contro la povertà è la sua irrisione o la sua indifferenza. Ho una madre che è sempre stata molto borghese, che, involontariamente, mi ha insegnato a vivere sopra le mie possibilità e un padre tutto all'opposto, ossessionato dai soldi, dalla povertà, isterico, di quelli che non vogliono buttare via niente, a costo di mangiare roba avariata o di quelli che si vestono male, che si trascurano, che vivono "male" e non sono comunque contenti, sempre di umore cupo e pessimo, invidiosi del vicino di casa.
Sono vissuto tra questi due fuochi e forse io rappresento la mediazione, la sintesi. Sì, hegelianamente il figlio è la sintesi, ma la meschinità in me non è riuscita a vincere.Ho vissuto decentemente senza mai cadere nel baratro (almeno fino ad adesso, ma sono pronto tutto).
Meglio dissanguarsi, meglio rischiare di vivere sotto i ponti, meglio irridere la povertà che celebrarla. Detesto la meschinità che non ti fa comprare i giornali o l'ossessione di svuotare la dispensa di cibarie prima di fare un nuovo acquisto, l'ossessione dei prodotti scontati, questo istinto di incorporazione che è simile al capitalizzare. Il risparmio, la previdenza sono figli dell'accumulo capitalista, il contenimento delle spese è come merda accumulata. Nessuno è esente da questo comportamento, purtroppo.Nessuno. La strategia del contenimento delle spese è un triste segnale verso la povertà. Ma nonostante tutto, meglio poveri che meschini, soprattutto se in grado di potersi mantenere adeguatamente. Detesto chi non si gode la vita.Ma amo anche chi ha il coraggio di diventare povero per una causa, per dimostrare qualcosa in questa società.

giovedì 11 giugno 2009

"Le grand Macabre" all' Opera di Roma

La compagnia di Barcellona Fura dels Baus metterà in scena il 18 giugno a Roma, un'opera del compositore ungherese György Sándor Ligeti, Le Grand Macabre, e già il teatro si è espresso in questi termini: "Solo per adulti", interessandosi alla superficie morbosa e ignorando la sostanza intellettuale della materia.
Complice del disappunto è un' enorme bambola felliniana che troneggia in palcoscenico, un enorme corpo malato, navigato e solcato dai protagonisti, a simboleggiare un assedio cosmico, nel quale l'uomo si trova coinvolto e sopraffatto. Il corpo malato è il cataclisma universale che minaccia ipoteticamente i personaggi, che entrano ed escono dai suoi anfratti, persino da una vagina. Uno scenario molto fisico, scopico. A Bruxelles questo spettacolo è stato visto da bambini di dieci anni, nessuno, a parte gli italiani romani, ha motivo di ritenere che sia uno scandalo, è solo un'opera moderna, nel quale la morte è solo sfiorata: l' Apocalisse annunciata non avverrà su Bruegelandia, l'asteroide cambierà direzione e la morte sarà sconfitta. Un invito, secondo Fura dels Bausa, a godersi la vita, al morte ci ha minacciato, se n'è andata e ora cosa facciamo? Godiamoci la vita!
Forse godersi la vita è l'ultimo messaggio disperato in tempi di crisi, un comportamento fin blasfemo! Godersi la vita contro la morte, la morte degli ideali, del desiderio, della speranza, dell'ottimismo.
In definitiva, scandali a parte (previdibili) uno spettacolo degno di essere pubblicizzato su questo blog.


martedì 9 giugno 2009

Tormentoni leghisti

-Siamo in troppi! Siamo in troppi!

-Bisogna mandarli via!


-Bisogna porre un freno all'immigrazione.

-Se metto piede in casa d'altri io cittadino rispetto le regole di chi mi ospita!

(siamo in troppi, siamo in troppi)

-Ci stanno colonizzando!

-Crocifisso nelle scuole!

(sono troppi, sono troppi- variante di siamo in troppi, siamo in troppi)


-La Lega guarda i fatti concreti!

-La Lega sta con la gente

-Vogliamo ordine e rispetto delle leggi

-Rimpatrio immediato

-Non siamo razzisti

-Siamo stanchi del buonismo della sinistra. Qui servono leggi serie.

-Sei musulmano? Ti vuoi integrare? Tappeti rossi!

-Quando noi andiamo a casa loro, sapete come ci trattano?

-Non vorrei che un milanese chiedesse il permesso per potersi sedere in metro.

- Noi della Lega vogliamo applicare con forza norme restrittive per sconfiggere l'immigrazione clandestina.

-Riteniamo che questo sia un provvedimento efficace contro l'immigrazione clandestina.


Ma a parte tutto questo, esiste qualcosa di diverso che dice la Lega?

domenica 7 giugno 2009

Un tuffo negli anni '60

Un grande hit americano.


L'amore non s'insegna

Belle parole in questo film, Vi presento Joe Black, gran belle parole davvero!!!
Parole troppo americane, parole troppo competitive. L'amore non si insegna da una cattedra. Forse ciò che rimane è il brivido erotico di svezzare una giovane donna sprovveduta, che si fida ciecamente.
Ma il resto è la vana utopia dell'insegnamento dell'amore....Vano come la guarigione. Ci si cura, ma non si guarisce. Il corpo si corrompe molto presto.
L'amore non si insegna. Chi può permettersi di dirmi con cosa si deve o non si deve vivere? Forse un testo di filosofia, un pastore, un sacerdote, un santone indiano, ma di certo non un film americano.


sabato 6 giugno 2009

La filosofia II

Ma a che serve la filosofia?
Serve a non fare domande stupide.

La filosofia

La filosofia è la banalità occultata,
appetibile, avvincente.
La filosofia non serve a niente, ma serve a tutto.
La filosofia scolpisce il rozzo marmo freddo dell'animo umano.
Senza la filosofia l'uomo è un monolite,
un panzer dagli occhiali scuri.

giovedì 4 giugno 2009

Bontà condensata

Mi infastidisce la bontà di una persona,
quando è condensata come lo zucchero in tubetto,
dolciastra, pretesca, confinante con l'arrendevolezza, la remissività,
la generosità spinta all'estremo.
La bontà come satellite di zucchero
stomachevole, glucosica,
dolcissima, da bere nel bicchiere
poi vomitarla, calpestarla.
Ogni tanto manca un po' l'amaro,
quel giusto odio stemperante,
la malizia, l'egoismo,
il ridere delle disgrazie altrui.
La bontà condensata
è una bontà tradita.