giovedì 30 aprile 2009

Le carezze del caldo

Lentamente il sole ha allungato oggi le sue braccia,
i suoi raggi lunghi verso di me
e suda calore sulle nostre fronti, sulle nostre spalle,
dalle sue ascelle si sprigiona dolcezza..
Carezze e dolcezze..
Sazio e contento,
ripenso ai tormenti delle spade del ghiacchio,
dei chiodi di pioggia
dello stupro del vento.

Sergio Leone vent'anni dopo

Oggi, 30 aprile, nel 1989 moriva Sergio Leone e cominciò per me la schiera dei piccoli dolori, i grandi del cinema che se ne vanno.
In quel periodo, poi, a soli 13 anni, avevo appena scoperto il suo cinema e m'immaginavo che questo grande regista potesse fare ancora qualcosa di bello per noi.
L'ultimo suo capolavoro è stato C'era una volta in America. Sergio aveva quella grande abilità da costruire dei film-kolossal con pochi mezzi, ha ridato dignità al filone western, ha reso competitiva l' Italia sul mercato estero. E poi fu un maestro dell'immagine e dell'inquadratura, trattava la morte con un gusto celebrativo ed estetico. Un film che parla per immagini può essere lento, ma mai noioso..è un film che se lo guardi troppo intensamente può darti la sensazione di perderti nei suoi meandri, come se fossi risucchiato dentro una storia e perdessi il senso del tempo.
Questo era Sergio Leone: colori, volti, musiche, silenzi, epica, poesia e colpi di pistola.
Non ho mai amato il genere western ma per Leone ho sempre fatto un'eccezione.







lunedì 27 aprile 2009

Invito a cena

C'è un ristorante vicino all' Università di Milano, il classico ristorante a lume di candela, pieno di velluti rossi, luci soffuse, piatti da gourmet, prezzi sopra la media (ma per l'ambiente e il servizio, direi onesti, tutto sommato).
Passo davanti a questo locale tutti i giorni, corteggio questo ristorante, come se fosse una persona, lo stimo, lo lodo a distanza, un amore platonico.
Non è un fatto di cibo, potrei entrare a mangiare da solo, con un amico..Ma che cosa da sfigati sarebbe!!!
Questo ristorante non si merita un amico, un volgare amico. Questo ristorante si merita una donna, ben vestita, elegante o volgare, poco importa, ma vestita con cura, magari anche una sconosciuta, una che accetta di farsi spostare la sedia.
Ed è per questo che se qualcuna della zona di Milano, volesse farsi invitare da me..bè..scrivetemi.
Anche l'invito a cena è un desiderio.

sabato 25 aprile 2009

Slaim: il gusto del disgusto


Gli anni Settanta e Ottanta hanno innovato la produzione del giocattolo con articoli che promuovevano un certo ruolo ludico del disgustoso. E' forse da quel periodo in poi che i ragazzini sono diventati più smaliziati e sadici. Nella foto che vedete alla vostra sinistra, il famoso Slaim (qualcuno se lo ricorda?), un materiale plastico, viscoso, mucillaginoso, appicicaticcio, simile a secreti corporei, raccolto in un vasetto di plastica che riproduceva in miniatura la sagoma dei cassonetti americani. La casa di produzione era la Mattel, l' Italia fu uno degli ultimi Paesi a metterlo sul mercato (ovviamente non c'è da meravigliarsi, l' Italia non è mai preparata al "bizarre"), uscì per primo lo Slaim verde (simil-catarro purulento) e poi una variante rosa, abbinato a vermicelli neri di plastica (il progetto voleva rassomigliare a della carne avariata o a qualcosa di indefinibile, ma sicuramente schifoso a vedersi). Già nel 1978 "Topolino" nei suoi retrocopertina mostrava la pubblicità di due ragazze che si cospargevano di Slaim, dalla faccia schifata. In seguito ci fu uno stop e un rallentamento di produzione in Italia, lo Slaim-vermi sparì dalla circolazione, mentre a metà anni 80 fu ributtato fuori lo Slaim-catarro, vendibile come accessorio della serie Masters- I dominatori dell'universo. Da qui in poi, questo articolo venne poi prodotto da altre case fabbricatrici di giocattoli, sotto altri nomi, tipo Skifiltor (che si spinse avanti e realizzò il modello color sangue), ma lo Slaim ha il primato del brevetto, fu la vera novità.
A parte questa che è storia, quello che m'interessa portare alla vostra attenzione è una riflessione (come sempre): ma a che serve lo Slaim? Naturalmente ne fui anch'io affascinato, mio cugino di origini anglo-sassoni, che è sempre stato un bel ragazzo, ma da adolescente era parecchio perverso, si divertiva a spalmare quella "roba lì" sul corpo nudo della sua ragazza. Ma lo scopo più comune del gioco era fare inorridire le vecchie zie, farsi forti di fronte al ribrezzo, inneggiare al disgusto, in piena filosofia ed estetica punk! Quindi un gioco da intendersi nello spirito del Carnevale, della goliardìa, pur sapendo (consciamente o inconsciamente) che dietro questo divertimento c'era molto sadismo, quel gusto di provocare il ribrezzo negli altri, ma magari anche in se stessi.Da piccolo, quando in Italia non si trovava ancora, mi facevo portare Slaim da mio cugino, che abitava in Svizzera e in Inghilterra.
Forse il mio gusto per la provocazione comincia da lì...In definitiva cerchiamo di mettere nero su bianco: quali sono gli scopi e usi dello Slaim et similia? Esiste per caso un utilizzo adulto di questa poltiglia malefica e viscosa?
Dunque:
- Spaventare le vecchie zie, farsi dare degli sporcaccioni o dei degenerati.
- Fare scherzi ai compagni di scuola sfigati o ai professori.
- Puri giochi di manipolazione individuale, provare nuove sensazioni sulla pelle.
-Giochi erotici di natura sado-maso con il proprio fidanzato/a.
Vi viene in mente altro? Io ho una cosa da dire: ma che senso ha il mondo in cui viviamo? Non è un po' stupido a volte? E gli uomini non sono loro, soprattutto, a essere stupidi?

giovedì 23 aprile 2009

Vergogna, non c'è più decoro

Questa italia dissoluta sta andando a rotoli!!!
Il vero problema sono i kebap e i gelati mangiati per strada. Attenzione, se vivete a Milano, da oggi una leccata a un pistacchio alla luce del sole può costarvi magari una multa. Tanto vale che tiriate fuori il pistolino è la stessa cosa....Reato più reato meno, fa lo stesso.
Facciamo i seri, adesso. Ma ce li vedete i cittadini milanesi accalcarsi nei chioschi a mangiare pizze e kebap per potere uscire "puliti" senza il corpo del reato in mano?
Leggete qui e riflettete su dove siamo arrivati.

Passion flower + Monica Bellucci

Il seguente video di oggi è una slide-show dedicata a Monica Bellucci. Non sappiamo l'intento dell'autore, se l'abbinamento della canzone americana Passion flower di Fraternity Brothers abbia uno scopo satirico (ben riuscito!). In caso contrario, il video è singolare per l'assoluto ed errato accostamento musicale (avrei preferito vedere un donnone obeso con questa canzone).
A vederlo ci guadagnate comunque qualche cosa, fidatevi.


martedì 21 aprile 2009

Verbi e nomi

La vita è fatta di verbi perché abbia un senso.
I sostantivi, gli oggetti non possono nulla contro i verbi.

lunedì 20 aprile 2009

La vita è come un film

In un suo aforisma Alfred Hitchcock diceva: "Il cinema è la vita alla quale sono stati tolti i momenti noiosi".
Ma perchè dobbiamo credere che la vita sia noiosa? Io conosco e ho conosciuto persone a cui il destino ha regalato una vita da film, piena di coincidenze, avvenimenti o situazioni abbastanza improbabili.
Io, stesso, quale situazione da film potrei avere vissuto?Uhmm.. Bè, almeno un paio, sentite:
molti anni fa, ai tempi della scuola, fui perseguitato da una "maniaca", una svitata molto più giovane di me con un padre alcolizzato e un fratello "travestito", che è andata avanti per lungo tempo con lettere recapitate in classe e telefonate. Ricordo il suo nome: Angela..tremo ancora oggi a sentire questo nome! Si era innamorata di me, sviluppò un delirio di gelosia nei miei confronti, arrivò a stracciare le dediche delle mie compagne di scuola sul mio diario, però agiva e non si faceva notare, non l'avevo mai vista in faccia. Minacciò anche di essere incinta per incastrarmi, ma delirava ovviamente, come quando telefonò a casa di mia madre per comunicare ufficialmente il giorno delle nozze!...Poi sparì e solo dopo molto tempo la vidi, ebbi modo di conoscerla...Mi avvicinai titubante, lei si scusò, si fece vedere una sola volta e poi mai più.....
Una tipica situazione da Attrazione fatale!
E la seconda esperienza da film fu a Roma, una domenica primaverile del 2005, quasi estiva, molto strana..Ero solo, dovevo incontrarmi al pomeriggio con degli amici che abitano là. Pranzai a San Pietro, in una trattoria che conosco da molti anni...Prima però avevo avuto una violenta commozione (mi si bagnarono gli occhi) a osservare l'enorme piazza San Pietro...Mi sentivo strano, scombussolato..Pranzai e poi con somma sorpresa il cameriere mi comunicò che dovevo pagare solo un sorbetto...Il primo e il secondo erano stati gentilmente offerti da una "misteriosa" coppia innominabile per "riservatezza" (ah..questa riservatezza!). Insistetti per pagare, ma poi approfittai dell'occasione.Chi avrebbe rifiutato?..Guardai al tavolo dietro di me, dove quella coppia (un uomo e una donna) avrebbe dovuto essere seduta: purtroppo era già andata via...Mi misi a setacciare il quartiere intorno, con un misto di curiosità e di paura, mi vennero in mente strani pensieri, un po' perversi, che poi furono l'oggetto di un racconto che al mio ritorno scrissi e che è ancora nel "cassetto", magari un giorno lo metto su questo blog: pensai a tutto il possibile, anche a ricattatori o scambisti. Niente, me ne tornai all'albergo, con pensieri fissi. Chiesi a tutti i miei amici, conoscenti, parenti di Milano e di Roma se qualcuno mi avesse offerto il pranzo a mia insaputa e non ho mai avuto risposta positiva.
La vita è un film, che lo crediate o no..Purtroppo non è un film su nastro o dvd, che si può programmare quando si vuole.
Ho comunque dei grandi e piccoli sogni, che vorrei si realizzassero. So soltanto che se un sogno è tanto agognato non si realizzerà mai.
Però crediate almeno una volta nella vita di essere in un film e smettetela di richiamare la realtà con le solite "scuse" da uomini terra-terra, che credono solo nella menzogna degli altri, nell'incredulità e nell'ingenuità.
Respirate il fascino sensuale del mistero o del gaudio una volta tanto.

domenica 19 aprile 2009

Notte

Ho il fascino per la notte
ed è un fascino che mi incute rispetto e paura.
Vorrei vivere tutto ciò su cui dormo...
ciò che non vedo
vorrei ingannare questa morte obbligata che è il sonno,
che ci separa dalla totalità dell'esistenza.
Il sonno è una morte che rigenera,
ma è possibile un concetto del genere?
Non si vivrebbe meglio...
svegli 24 ore su 24?
Vorrei farmi divorare dalla notte
farmi notte, farmi vizio.

Chat e sesso virtuale

Il sesso virtuale che si fa in chat o al telefono ha un'esistenza relativa, esiste solo a metà. Esiste nella forma dell'emozione, non della fisicità. Non potremmo nemmeno dire che è il desiderio di un'assenza, perché seppure nascosta nel suo "fenomeno" è pura presenza, dall'altro capo del filo, dall'altro capo dello schermo.
Il sesso virtuale è una masturbazione solitaria e mentale, ma in complicità, non toglie la solitudine, anzi, la prospetta. Il sesso virtuale ci ricorda che siamo soli e ci priva apriori della compagnia, ci vieta una persona.
Ma forse ciò che è veramente magico (e tragico) di un incontro in chat è il rendersi conto dell'universo sommerso dell'umanità. Intanto, le chat "generaliste" offrono quasi sempre discussione a carattere sessuale (e la discussione sessuale non può che essere una masturbazione, la discussione fine a se stessa non ha senso se non nell'ambito scientifico). Discutere di sesso è come discutere di ricette senza metterle in pratica, quindi, un puro non-senso, da cui prendo le distanze. Ma a parte questo, la chat erotica testimonia l'esistenza di discorsi, di persone, che fuoriescono dal banale, dai confini del rispetto, dei dati anagrafici, della fisicità, un luogo dove il sesso è centripeto, si concentra su se stesso e diviene una cifra di conoscenza: "ti conosco in base alle tue fantasie, a quanto ce l'hai lungo...e così via". Il resto, il lavoro, il pudore, ogni rituale convenzionale e verosimile viene abbandonato. Come prospettiva reale c'è l'incontro, ma è solo un'esca per rendere più appetibile, sferzante, stimolante l' avanti-a-sé, come il gioco d'azzardo, che promette come risultato naturale una vittoria, pur senza certezza della suddetta.Così l'incontro è come la vittoria, una scommessa speranzosa, fomentata dal desiderio erotico telematico. Ma in realtà ciò che esiste sono i comportamenti sessuali nascosti delle persone che, nell'ultimo decennio sono emersi attraverso Internet, con non poco esibizionismo: un esibizionismo fasullo e ipocrita che cessa di esistere fuori dalla propria stanza, nella cosiddetta "realtà" fatta di tram, di colleghi, di problemi, di figli. Sogno un inventario pubblico di perversioni, consultabile da tutti i cittadini, dove nessuno abbia scampo, dove tutto possa essere registrato, dove i nomi siano falsi, ma le persone vere, possibilmente rintracciabili o in qualche modo identificabili. Altro che legge sulle intercettazioni! Vorrei un mondo senza segreti, dove ognuno possa trovare la propria anima gemella senza nascondersi, dove il dialogo filtri. In chat esiste anche la vergogna di secondo grado, sono gli esempi più assurdi, le manifestazioni di timidezza in chat, non molto dissimile da chi si confessa ma poi sparisce.
Non cambia però il fatto che spesso, dopo quello che capita di leggere, in merito ad abitudini o preferenze sessuali sconvolgenti (in senso positivo o negativo, dipende dai punti di vista), ci si domanda dove siano queste persone, in quale anfratto...E tu sai che esistono,anche nella forma di una pura costruzione di fantasie (anche qualcuno che asserisce il falso ha pur sempre una mente e dei gusti in un certo modo che si manifestano) ma non potrai forse mai avere un colloquio con loro faccia a faccia, la vigliaccheria è comoda. Così il costume del sesso virtuale crea questa Spaltung (scissione), per la quale esiste la libertà estrema solo nel confine di uno schermo, mentre la meschina banalità ci avvolge nel quotidiano: mentre sto parlando con un donna o un uomo dei treni in ritardo, quella stessa persona magari ha mostrato il cazzo in web-cam, è andato a cercare minorenni, trans o frustate. E sono soprattutto le donne le vere sorprese, a volte.
Quello che mi sconvolge non sono le abitudini private di ciascuno (a patto che siano legali), ma è il pathos negativo della Spaltung, la sua inevitabilità, una vera gabbia che impedisce l'armonia, l'incontro. Forse certe volte certe cose è meglio non saperle...Ma è giusto in fondo credere che la gente sia come la vediamo nel quotidiano? Non è forse istruttivo, sapere chi sono i nostri simili (non la maggioranza, ma almeno qualche esemplare)? Sapere, per esempio, che molti hanno una doppia vita, doppi pensieri? E tu li vedi lì in ufficio eleganti, servizievoli, magari moralisti e poi la sera perdono tempo davanti al pc fino alle tre del mattino, vanno a puttane, si drogano, strisciano ai piedi di un tacco a spillo pagando magari 300 €! Il tema del "doppio" getta su di me una profonda inquietudine. Anch'io potrei nascondervi il mio intimo, che ne sapete? (No, scherzo..io cerco di non farlo quasi mai). Se Pirandello vivesse, forse scriverebbe qualcosa sulle chat-line e sui social-network. Il tema del "doppio" è un tema tutto italiano....

venerdì 17 aprile 2009

Una dedica a Stefano D' Orazio

Chissà perché questo mese, involontariamente, continuo a infilare post su diversi gruppi musicali italiani. In poco tempo siamo passati dagli Stadio agli Skiantos; oggi è la volta dei Pooh. Ma il motivo che mi spinge a parlare di loro è sotto gli occhi di tutti: la notizia del divorzio di Stefano D'Orazio. Stadio, Skiantos, Nomadi, Matia Bazar hanno subito disastrate rotture, ricongiunzioni non proprio felici (in alcuni casi da invalidarne l'identità e la credibilità), ma i Pooh erano gli unici che, dopo il '73 avevano resistito: una longevità di intese, di collaborazioni artistiche senza precedenti. Tutti i quattro componenti negli anni '80 hanno inciso almeno un disco da solista, ma sono sempre rimasti insieme, senza, tra l'altro, imporre al pubblico un leader unico: Stefano, Dodi, Roby e Red hanno sempre rivestito lo stesso ruolo, cantando a turno e proponendosi "alla pari" nelle interviste. Perdere D' Orazio (che da bambino apostrofavo come il "cane dello spazio", perché questa rima in stile Rodari mi piaceva, mi continuava a risuonare nella mente) non è soltanto perdere un batterista banalmente rimpiazzabile, è perdere qualcosa come perdere un braccio, una gamba, la parte del corpo di un organismo. Naturalmente ogni cosa ha un inizio e una fine, non credo in un'eternità terrena, per cui anche i Pooh finiranno artisticamente. Questa è una considerazione filosofica, non è una iattura, sia chiaro (vi faccio notare che sto scrivendo di venerdì 17). Ecco, però il distacco fa sempre male...i cambiamenti mettono in crisi. L'uscita di D' Orazio è un cambiamento, una morte simbolica. E adesso chi metteranno al suo posto? Gli altri tre "Pooh" utilizzeranno basi elettroniche per "scadere" nell'indifferenziato stile commerciale più becero oppure prenderanno un nuovo musicista anonimo, magari più giovane di loro di vent'anni ?(come hanno fatto i Nomadi, per esempio).
Se fino ad oggi i Pooh sono andati avanti rispettabilmente non tradendo se stessi, magari forse ripetendosi, ma non tradendo se stessi, questo nuovo cambiamento potrà forse scardinare quell'"ordine" che li ha sempre caratterizzati: l'ordine di vederli in quattro, sorridenti, forse prevedibili, ma rassicuranti.
Ed inoltre i Pooh, oltre a perdere uno dei batteristi più bravi della musica pop italiana, hanno perso anche una voce. Stefano cantava spesso nelle canzoni. Qui, ripropongo un brano, Dimmi di sì, che mi ha sempre suscitato allegria e grande simpatia, complice anche la voce di D' Orazio, che canta la filosofia del "tutto subito" e del "tutto sesso", senza scandali, con una sincerità pulita. E basta con questo "romanticismo" del cazzo a raffreddare la carne!!!! La carne è già romantica di per sé, è commovente. Questa canzone è un'esatta sintesi tra Stadio e Skiantos e i Pooh, ai tempi, erano riusciti a uscire per un momento dalla solita immagine "pulitina" di sempre. Buon ascolto!
"Tanto l'amore se passa si fa sentire"
Stefano ripensaci!



giovedì 16 aprile 2009

Sospendiamo il GF9

GF9 non è ovviamente una sigla dei servizi segreti e nemmeno un vertice mondiale. Come tutti sapranno si tratta del "Grande Fratello" n°9 (nona edizione...dico nona edizione!!!)
Quello che forse non tutti sanno è che esiste una petizione on-line, ospitata dal sito firmiamo.it, che intende bloccare il "Grande Fratello" per motivi ben più nobili di quello che si possa immaginare.
Del resto, perché non devolvere gli incassi della trasmissione e il montepremi agli sfollati dell' Abruzzo? Perché non buttare fuori casa i "finti" reclusi e usare i loro lauti compensi per aiutare chi la casa non ce l'ha più per davvero?
E' ora di finirla con queste frivole stupidaggini di fronte alla tragedia di una regione d' Italia e di fronte a una crisi economica senza precedenti.
Se pensate che questa iniziativa sia nobile e utile cliccate su questo link http://www.firmiamo.it/aiutiaquile
...e soprattutto diffondete!
Grazie per l'attenzione.
Carlo Lock

martedì 14 aprile 2009

Da Stadio a Skiantos

Terminate le gioie, i dolori, le uova di Pasqua, i finti rock da "Stadio", ecco un rock pulito, grezzo, genuino, groove basso-cassa, che dopo "3o anni sulla cresta dell' onta" tornano a proporre gli Skiantos, alternative band anni '70, capeggiata dall'intelligente Antonio "Freak" Antoni.
Di acqua sotto i ponti ne è passata e anche gli Skiantos si adeguono un po' tristemente (forse più che in passato) alla "crisi" che ci sta investendo. Ed è una "crisi" talmente aperta, talmente profonda per cui Dio ci deve delle spiegazioni, nonostante, secondo Freak (e secondo il maestro Feuerbach!), quel Dio siamo noi, è la nostra appendìce (quella che non ci hanno ancora tolto). Per cui alla fine siamo noi stessi che dobbiamo darci delle spiegazioni, poche storie.
Tra nichilismo, goliardia, critica sociale gli Skiantos, in questo ultimo album, Dio ci deve delle spiegazioni appunto, ci raccontano la società vista con gli occhi di oggi, sempre attraverso alcuni punti fermi, per i quali non c'è per esempio intesa con il lavoro (Una vita spesa a skivar la fresa) o la "sensazione magica" che consiste nel non aver niente da raccontare, nel non far niente per migliorare il presente (Sensazione magica). Il singolo di lancio del disco è Testa di pazzo, che dietro il divertissement di parole, trattasi di un brano che denuncia l'incontenibile desiderio di liberare la propria mente da pregiudizi, frustrazioni, costrizioni, in una parola denuncia l'incomunicabilità col mondo, la condanna a vivere isolati nei propri pensieri, che diventano folli perché non possono essere condivisi e compresi.
Quello che colpisce dalle tematiche del disco è come queste non siano cambiate da un certo atteggiamento libertario-marxista anni 70, ma, al tempo stesso siano, ancora, incredibilmente attuali. E qui il dubbio angoscioso mi coglie: sono gli Skiantos dei validi interpreti della realtà, grandi precursori di tutti i tempi o è la storia a non essere cambiata? Se la storia non è cambiata in trent'anni, allora veramente....Dio ci deve delle spiegazioni!!
Da segnalare anche la canzone Merda d'artista, una difesa dell'arte contemporanea nichilista contro la borghesia patinata della critica.
Dieci canzoni dieci, da ascoltare tutte d'un fiato al modico prezzo di 10 €! Imparate ad apprezzare la musica di qualità a poco prezzo e rifuggite la merda, quando non è d'artista e la fanno pagare a 20 € al pezzo.
Tra i musicisti, i fratelli Testoni alle chitarre (Luca, entrato da poco, già collaboratore al mixer nei dischi di Vasco e degli Stadio).
E che c'entrano gli Skiantos con gli Stadio? A parte l'appartenenza regionale (l' Emilia-Romagna) una canzone sepolta nel tempo, testo scritto da Freak Antoni, Incubo assoluto, gradevole pezzo rock metropolitano, musicato interamente da Curreri e un'acuta e ironica curiosità per i cambiamenti della nostra società che non è mai mancata né agli uni né agli altri.
Spero, nuovamente, che questi due gruppi possano incontrarsi un giorno, collaborare di nuovo artisticamente, anche se, ormai, gli Stadio hanno saltato il fosso, la loro musica è agli antipodi...Molta Emilia ormai ha la puzza sotto il naso.
Gli Skiantos invece, incuranti di puzze, continuano ad annusare la "merda d'artista", si vende una bellezza questa cacca che spiazza.





domenica 12 aprile 2009

Post vuoto per le vittime dell' Abruzzo

Buona Pasqua a tutti

Buona Pasqua a tutti i lettori di Carlo Lock!

sabato 11 aprile 2009

Video "Gioia e dolore"

Sono spiacente di comunicarvi che il video caricato di Gioia e dolore degli Stadio, nel post che li riguardava è stato cancellato da questo blog, in quanto rimosso da Youtube, forse per la solita questione dei diritti. Cari Stadio non vi è piaciuta la mia recensione forse e mi avete punito? Ma a noi che cce frega? Proporre Gioia e dolore aveva per me un significato più democratico e di rispetto che non di reale passione e interesse personale!!! Mi spiace comunque e sempre per tutti coloro che poi non riescono più a ritrovare un link di loro gradimento.

Carlo

Noi...figli degli anni '80

giovedì 9 aprile 2009

Ritratto del qualunquista

A seguire il ritratto del qualunquista italiano:

- Dei politici dice "sono tutti uguali" senza leggere i giornali.

- Coltiva il mito esterofilo dell' America e dell' Inghilterra, per lui l'unica cultura alternativa mondiale.

- E' meschino, aspira al danaro. Stima quasi soltanto i danarosi.

- Ascolta la musica che gli presta l'amico o che si fa masterizzare. In società dice sempre: "ascolto di tutto", ma non è vero.

- Va alle mostre soltanto per poter dire di essere stato.

- Non va al cinema, è più conveniente la televisione o il dvd. Tanto il film è sempre quello, no?

- Va allo stadio con venti gradi sotto zero. I giocatori si vedono male, ma lo stadio non è la stessa cosa della partita su Sky, no?

-Guarda i film impegnati ma non ci capisce un cazzo.

- Non va a teatro perchè si addormenta e perché costa troppo.

- Per lui esiste sempre sempre e soltanto la scusa del tempo: "non ho tempo di leggere, non ho tempo di far l'amore", "non ho avuto tempo di chiamarti".

- Si ritiene furbo a diffidare della gente.

-Guarda i film porno con gli amici per ridere, ma se tu da solo vai a cercare un porno e te lo vedi a casa per tuo conto, pensa che sei un maniaco sessuale perverso.

- Il "tempo" metereologico è un valido argomento di conversazione, da perderci mezz'ore intere.

- Le tasse sono un valido argomento di conversazione (gemello dei "politici sono tutti uguali")

- Per lui le donne o sono inconquistabili o sono delle troie, è una verità assoluta, senza mezze misure.

- Soffre della tendenza a generalizzare, ma a ripetere: "non per generalizzare"

- Divide il mondo in base al criterio dell'utile e dell'inutile, non del bello e del brutto, del piacevole o dello spiacevole.



"Diluvio universale" tour

Si è concluso a Milano lo scorso 5 aprile la prima tappa del tour degli Stadio Diluvio universale (dall'omonimo titolo del loro ultimo album di inediti), uno scoppiettante spettacolo, pur con il difetto di proporre quasi sempre scalette fisse. Seguo gli Stadio dalla loro nascita, ma negli ultimi dieci anni, hanno escluso dai loro concerti molte "perle" della loro produzione, anche in questo tour promozionale per il tanto atteso ultimo disco, presentato come un disco di svolta. Ma di questo parliamo più avanti. Così i bis si riducono sempre ai classici: tra gli altri Chiedi chi erano i Beatles, Acqua e sapone, Grande figlio di puttana, Bella più che mai, Generazione di fenomeni, Stabiliamo un contatto, pezzi ineguagliabili e non trascurabili per carità, ma per la gioia e per il rispetto di fan ed estimatori, non potrebbero gli Stadio una volta tanto concedersi qualche variazione? Possibile che, arrivati alla bellezza di venti dischi, abbiano forse volutamente dimenticato pezzi magari non famosissimi, ma ugualmente rappresentativi della loro carriera, da proporre, magari, al pubblico dei più giovani che li segue da poco tempo. Questi brani li ho chiari in mente e posso tirarne fuori una scaletta improvvisata a caso, imparate a conoscerli, cercateli, cari lettori o cari neo-stadiofili: Cerchiamo tutti qualcosa (1997), Bianco di gesso e nero di cuore (1991), Chissà che cos'è (1991), La ragazza col telefonino (2000), Vorrei (1984), Cose importanti (1992), Se dico donna (1989), Ma se guido una Ferrari (1995), Chi te l'ha detto (1982), E' stato bellissimo (1986), Stupidi (1989), Giacche senza vento (1986), Sono la somma (2000), Il temporale (1997), Ti perdonerei (1995), Ti ho inventata io (1986), Vai vai (1989), Puoi fidarti di me (1989), Le ultime parole famose (2005), Jimmy (1995).
Questi sono i brani che effettivamente gli Stadio potrebbero riproporre di volta in volta, a scelta, in un concerto. Almeno negli ultimi cinque anni non è successo, forse, perché come detto, la band ama poco l'improvvisazione e preferisce muoversi su strade già tracciate e collaudate.
La scaletta del Diluvio universale tour è incentrata, appunto, sull'ultimo lavoro, 12 brani, alcuni di matrice più rock , altri i soliti pastrocchi cantilenosi in salsa elettronica commercial style, non attribuibili ai soli Stadio, ma alla musica da hit-parade italiana degli anni 2000. I testi sono comunque di qualità, si percepisce, dopo gli album L'amore volubile e Parole nel vento, un timido sforzo di riavvicinarsi al pop-rock più genuino, ma è un rock che, da studio, riesce ad essere poco impattivo e pulsante, coperto da basi elettroniche ed effetti synth, un rock ancora ben lontano da quello d'autore o da band, che aveva contraddistinto gli Stadio fin dalle origini. Brani discretamente movimentati come Perdiamoci, Come pioggia in mare, Gioia e dolore hanno un altro risultato in versione live! Su tutte, tre canzoni che sono veramente delle "perle" e che faranno storia: una è Cortili lontani, una melanconica ballata rock a due voci con Saverio Grandi (l'autore del testo), che racconta in forma poetica i destini distinti di una prostituta rumena e di un suo cliente (un uomo di mille anni e zero sogni), due storie che s'incontrano, due cortili lontani, due bimbi che correvano ignari del domani (...) due solitudini uguali.
Il risultato è il classico brano socialmente impegnato "alla Stadio" , pur con quel troppo perbenismo che ormai li caratterizza dagli ultimi anni, ma che tentano di smarcare in Perdiamoci ("contro le regole, contro il buon senso, perdiamoci, amiamoci"); anche la seconda canzone Benvenuti a Babilonia, si colloca nella categoria dell'impegno sociale, trattando il serio tema dell'immigrazione, uno sfavillante tentativo rock, il più riuscito del disco; la terza canzone è La mia canzone per te, un brano cantautorale, alla Conte o alla Vecchioni, solo pianoforte, quasi da camera, una struggente poesia sul rapporto padre e figlia, che Gaetano Curreri in concerto ha voluto dedicare a Peppino Englaro.
E così, dopo molto tempo, pubblico una recensione sugli Stadio, una situazione per me un po' imbarazzante, data una mia leggera flessione di gradimento, dovuta a un'inversione di rotta della band, a mio avviso, dettata forse dalla ricerca di quella popolarità facile che da sempre desiderava avere. Ora gli Stadio sono conosciuti bene o male da tutti, hanno conquistato adolescenti in fiore, massaie, pezzi di gnocca, intellettuali, un mondo variegato, un mondo poliedrico figlio di questa globalizzazione. Però attenzione: diventare amici di Fabrizio Moro può essere pericoloso. Ma che c'entra Fabrizio Moro con gli Stadio, me lo dice qualcuno? La risposta del pubblico è forse un divismo troppo acceso alla "George Clooney", in particolare per Curreri; la contromossa "Stadio" è propagandare una filosofia dell'amore romantico e dei valori tradizionali (in particolare Curreri è sempre in guerra aperta con Internet e Il grande Fratello). Del resto se il destino degli Stadio è sempre stato quello di essere controcorrente (quando tutti cantavano d'amore loro proponevano Grande figlio di puttana; nel decennio della massima espansione della Tv loro cantavano Canzoni alla radio) oggi i valori tradizionali e il romanticismo vanno in controtendenza (a patto però di non esagerare con troppo perbenismo ipocrita e pistolotti da prete, di cui non abbiamo bisogno).
Quindi quello degli Stadio sembrerebbe essere un cristianesimo laico, che sembra mettere d'accordo tutti o quasi...
Facciamo loro gli auguri!






martedì 7 aprile 2009

I luoghi dimenticati da Dio

Dio spesso dimentica la gente e si assenta da certi luoghi. Ad esempio, in questi giorni si è preso una vacanza dall' Abruzzo.
Tutto è andato a rotoli, a cominciare dall'unità minima di sopravvivenza: l'abitazione, la casa.
Ma ciò che incute un certo fastidio è che laddove Dio dimentica i propri luoghi (e la sua dimenticanza forse finisce quasi per essere accettata, in quanto una "dimenticanza" superiore, sacra) la fanno da padroni le telecamere, i giornalisti, colpevoli non tanto di informare, quanto di provocare reazioni emotive. Reazioni che nessuno, dico nessuno, ha bisogno di sperimentare. Non abbiamo bisogno di "coccolarci" nel dolore...non siamo bambini irresponsabili che hanno bisogno di essere scossi. Il vero scandalo è discutere nel salotto di Vespa con le immagini dei dispersi, dei feriti in sovrimpressione.
Carissimi spettatori, chiunque fa televisione sta facendo il proprio lavoro e nessuno potrà mai capire la disperazione degli abruzzesi. Per la televisione c'è sempre spazio per un'altra tragedia..domani, dopodomani, tra un anno.
Lasciate fluire il chiacchiericcio e pensate al domani, al vostro domani. Chi vuole aiuti gli abruzzesi a costruire un nuovo futuro.

sabato 4 aprile 2009

Il vizio della omosessualizzazione

L'omosessualità non è un vizio. Piuttosto a essere un vizio è l' "omosessualizzazione".
Amo poco quei gay, che a forza, devono "omosessualizzare" il mondo, quelli che danno dei finocchi agli uomini sposati o con figli o quelli che tirano fuori la scusa dell'omosessualità latente per portare qualcuno dalla loro "parte" o quelli che definiscono i seni delle donne "sacchi bubbonici ripieni di pus". Meglio definirsi, semmai, bsx di infinite gradazioni.
Credo che così facendo, molti gay si mettano sullo stesso piano dei "machi", quelli che vorrebbero il contrario, "eterosessualizzare", respingere il gay nel territorio dell' "anormale" e della repulsione. Non mi piace un mondo monolite, in entrambi i sensi. Il bello come il brutto, il piacevole e lo schifoso, in certi frangenti sono affari molto soggettivi, ma incontestabili, a questo punto.
Non mi piace nemmeno la domanda: "Da che parte stai?", come se fossimo in guerra. Lo decido io da che parte sto (politica, sessuale, di amicizia) e nessuno dovrebbe avere il potere di portarmi subdolamente dalla sua "parte".
Gli "omosessualizzatori" sono semplicemente persone infide, come gli psicanalisti, i preti cattolici, tutta gente che vuole imporre la propria visione del mondo perché è la migliore. Dividere il mondo in "bianco" e "nero" è molto comodo, non voglio dire, è anche un'esigenza umana quella di darsi una stabilità nel caos, ma la libertà dove finisce?
Godi la vita senza calpestare i miei piedi, please...Quanto a me ho forse il vizio di baciare i piedi altrui....Ogni tanto un po' di franchezza stronza non guasta.

mercoledì 1 aprile 2009

Pesce d'aprile

Il 1° di aprile di qualche anno fa, un tale di nome Martino finì in prigione per stupro.
Presentò un pesce di aprile a una ragazza, un grosso pesce che giunse da dietro a insinuarsi dentro di lei.
Ma alla fine si dimenticò che quella era una ragazza e non tolse via da lei il pesce in un tempo ragionevole.
Lo scherzo è bello perché è breve....

Chi vive di nulla è felice

Chi vive di nulla o non ha nulla ha la felicità pronta ad entrare dalla porta principale.
Perché qualsiasi gesto, qualsiasi parola, qualsiasi oggetto o azione anche insignificante, è qualcosa di decisivo, di importante per la propria vita.
Qualsiasi cosa, purché sia qualcosa contrario alla noia o al nulla è una detonazione.