martedì 31 marzo 2009

Il tedesco è contrario al sesso

Il tedesco (come lingua straniera) è contrario all'atto sessuale....Insomma per un italiano è proibitivo parlare tedesco, dare dei semplici comandi, mentre si fa sesso.
La rigida construzione sintattica di questo idioma, troppo cerebrale, finisce per deconcentrare l'amante.
"Willst du auf das Bett legen?", "Du hast mir viel Genuss gegeben"
Cioè: "Ti vuoi stendere sul letto?" "Mi hai dato piacere".
Insomma: ma come scopano i tedeschi? Devo dire di non avere mai scopato in tedesco...ma il risultato penso risulti un po' patetico.

Luttazzi vince causa contro Berlusconi

Spesso ho nominato Lelio Luttazzi, il musicista triestino a me molto simpatico per aver fatto della sua pigrizia una sua ragione (propagandabile e sostenibile) di vita.
Ma oggi è di un altro Luttazzi che si parla, peraltro a me ugualmente simpatico: Daniele, vincitore ormai noto della "causa" contro Berlusconi.
Oltre a non avere peli sulla lingua, trovo Daniele Luttazzi un acuto osservatore della realtà umana, nonché un abile show man che ha fatto del corpo umano la nozione centrale della sua comicità. Eh, già....Il corpo umano: con le sue aberrazioni, la sua poesia e la sua volgarità, tutto ciò su cui la gente mette un velo sopra.

Per non dimenticare...


domenica 29 marzo 2009

Samperi: da "Grazie zia" a "Ernesto"

Ieri sera a casa di amici discutevamo su come in Italia, rispetto agli anni Settanta, mancano film di genere erotico, di nuova produzione, quei film di discreta fattura che, a suo tempo, intessevano drammi erotici, situazioni morbose, complicatissime, quasi surreali, ma molto pungenti e stuzzicanti. Un piccolo "genio" di psicodrammi a sfondo erotico fu Salvatore Samperi (ahimé recentemente scomparso), con un particolare debole nel raccontare storie di adolescenti alle prese con donne/uomini maturi: è il caso di Malizia, Grazie zia, Fotografando Patrizia.
Un discorso a parte si deve fare per Ernesto, ove campeggia l'adolescenza omosessuale, nella cornice letteraria liberamente tratta dal romanzo omonimo di Umberto Saba. Questa piccola "perla" (comunque un po' sbiadita e opaca, lasciatemelo dire) del cinema italiano è, a mio avviso, da parte di Samperi, un'estensione a tutto tondo sulla sessualità morbosa e, nella fattispecie,sulla forma di sessualità umana più difficilmente digeribile dai benpensanti, la sodomia gay, compiuta tra un adulto e un ragazzino. Non so perché Samperi abbia voluto a tutti i costi fare questo adattamento di Saba, perché il film, nella rosa di quelli dedicati alle "iniziazioni" è quello più debole: poco sviluppato, troppo corto, con dei dialoghi e un melodramma assolutamente risibili. Memorabile la scena scandalo del rapporto carnale tra Ernesto (Martin Halm) e il bracciante Michele Placido, un'inculata in piena regola, ma, tutto sommato poetica, gentile, se non fosse stata rovinata da Placido che, a fine rapporto, consiglia al suo amante delle candelette di burro di cacao, che "te le metti dentro col dito e non senti male, né prima né dopo".
Nella seconda parte del film entra in scena, invece, Lara Wendel, nel ruolo doppio di due fratelli gemelli, un maschio e una femmina. Quindi c'è Illio (una Wendel dai capelli corti mascolinizzata e doppiata con la voce di un ragazzo) e Rachele (la Wendel coi capelli lunghi, tradizionale). Ernesto s'innamora prima del ragazzo, facendo ingelosire la sorella e poi quest'ultima si taglia i capelli e si veste da uomo per farsi avanti; Ernesto approfitterà di Rachele vestita da uomo e anche di Illio, che truccato come Rachele, partecipa al gioco, in questo scambio di ambiguità.
Come adattamento, si può dire che Ernesto sia fedele per tre quarti all'opera di Saba, perché poi Samperi decide di adombrare la figura del padrone del protagonista a Italo Svevo, spostando tutta l'azione dal 1898 al 1911, per avvicinare l'età di Svevo a quella dell'interprete Turi Ferro. Ma perché poi? L'untuosa figura di Placido, nel ruolo di Wilder, a metà tra la grettezza, il suo finto romanticismo e le sue smanie vagamente letterarie, rende grottesche le intenzioni originarie di Saba, non tradite forse, nel linguaggio, che la figlia Linuccia aveva voluto mitigare nella pubblicazione finale, postuma, che risale al 1975. Al cinema Ernesto uscì nel marzo del 1979, trent'anni fa. Il cast è di tutto rispetto, si annoverano i nomi anche di Turi Ferro e Virna Lisi, ma personalmente continuo a preferire Fotografando Patrizia, storia anche questa di un quindicenne che passa la giornata senza lavorare a guardare film pornografici, quando l'arrivo di una sorella lontana (Monica Guerritore), sembra ravvivarlo, lo costringe ad aprire gli "occhi"..Ed infatti il ragazzo comincerà a guardare la sorella con "occhi" diversi, trasformandola in una sua vittima e mettendola in una situazione di sottomissione e di ricatto erotico. Questo canovaccio, a sua volta, è preso dal capostipite del genere che è Grazie zia, con la grande Lisa Gastoni. Gustatevi questi filmati.




sabato 28 marzo 2009

La "calma" di Umberto Tozzi

Non so perché, ma in primavera, nei mesi di marzo, aprile o maggio, sento il richiamo di Umberto Tozzi. E ogni tanto lo tiro fuori dai miei "archivi", cerco i suoi video, lo canto, lo riascolto senza mai stancarmi. Per l'appunto il video che pubblico qua sotto fa parte del suo primo grande live-tour, quello del 1980 e la canzone è Calma, dall'album Tozzi. Grazie, quindi, a questo utente di You Tube che ha ripescato da una trasmissione di Raitre alcuni frammenti di varie tappe di questa tournée italiana, poi riassunta in un disco, Umberto Tozzi in concerto.
Questa Calma, per antitesi, è una canzone che porta con sé la grinta del rock, un rock di stampo internazionale. Un bravo movimentato, suonato con grande affiatamento da tutti i musicisti, tra cui l'americano Greg Mathieson e il chitarrista Mats Björklund.
Un Umberto Tozzi di prima maniera, per intenditori!



venerdì 27 marzo 2009

Stanchezza di vita

Stancarsi della vita
è come sciare sopra se stessi,
lisciarsi l'anima e cadere lungo un pendìo...
forse in un baratro
e poi travolti da una valanga di noia
che gela i tuoi gesti.

martedì 24 marzo 2009

Mostrarsi su Internet

Comprendo poco chi mette foto a valanga su Internet, nei social-network. Perché quest'ansia di farsi vedere? Perché? Famiglia, amici, cani, bambini.....Che cazzo me ne frega di vedere queste cose? Spesso, inevitabilmente, sei costretto, attraverso le foto, a entrare nelle vite private di persone che conosci appena. Qualche volta può essere divertente, altre volte pure patetico. Un esempio obbrobrioso è costituito da tutti coloro (preferibilmente gentil sesso) che mettono le foto nei profili insieme al fidanzato (di preferenza un energumeno), come se fosse scritto: "Attenti al cane" o "Girate al largo". Questo spirito pubblicitario ed esibizionistico toglie fascino al mistero. Internet è il luogo dell'anonimato, rimaniamo anonimi, siamo pesci sotto acqua almeno qui!!!!

Canto e musica

Spesso mi diletto a cantare, cerco di farlo più professionalmente possibile. Non canto mai mie canzoni, solo quelle di altri e lo faccio cercando un'immedesimazione, sposando la voce di chi interpreto, quasi in modo maniacale. Sì, sono come un camaleonte,quando canto smetto di essere io, il canto è una fuga, è un volo. Solo nella musica io percepisco l'amore e solo cantando riesco ad amare me stesso. E forse in quei momenti amo me stesso perché cantare per me è come un po' recitare, mi sento poliedrico, duttile, leggero, un uomo affascinante. Non comprenderò mai chi vive senza musica. Penso che la musica e il canto non siano inutili, non siano banali. La musica è uguale al sesso, è in ogni luogo, è dappertutto, ma se la fruisci bene può cambiare il colore di una giornata, può rivoltarti l'anima.

sabato 21 marzo 2009

Al Kapuziner Restaurant

Oggi vi parlerò di un ristorante..Spesso, d'ora in poi, vi parlerò di ristoranti, ma non certo per fare pubblicità occulta. Sono un pessimo venditore!
Il ristorante che ho provato settimana scorsa si chiama Kapuziner, un angolo di Baviera a Milano, un pub gastronomico dove si possono gustare specialità di maiale, crauti, i famosi "Knödel" e molti dolci della Germania del Sud e dell' Austria.
Un locale dove bisogna prenotare in anticipo, per mangiare degnamente su un tavolo spazioso, se no ti mettono sulle mensoline "a muro" con gli sgabelloni (tipo pub, appunto): è la riprova che la Germania a Milano piace abbastanza. Ho il tremendo sospetto che però questa tendenza filo-germanica sia più un risultato di una moda cieca che una vera curiosità per la Baviera..La cultura è anche mangiare...ed io ho assaggiato un piatto molto frequentato nella Mitteleuropa: lo stinco di maiale al forno. Contorno: la Kartoffelnsalat, una sorta di puré freddo amalgamato con senape e spezie, con inserti di prosciutto e patate a cubetti. Amo mangiare in compagnia ed amo la cultura attraverso il cibo. Mangiare straniero o etnico ti costringere a diventare tedesco, turco, arabo, cinese per una sera.Anche la Germania nella sua essenzialità e povertà culinaria merita di essere scoperta: questa gastronomia è la promessa della sazietà, il rigoglio del grasso, dell'eccesso, il trionfo del gonfio. Dove c'è grasso c'è calore, sensualità...Una cucina consigliabile solo di inverno o con temperature miti, non c'è dubbio.
Buon appetito!

mercoledì 18 marzo 2009

Lo scherzo della vita

Forse sono sulla Terra per scherzo.Altrimenti perché cavolo non riesco a trovare un senso plausibile a questa vita?
Forse un senso non esiste, però si dice che lo scherzo è bello quando dura poco, no? E allora cosa devo pensare? Che dovrò morire a breve? Oppure che questa mia vita non è uno scherzo, dato che sono ancora qui. 32 anni è un periodo troppo lungo per uno scherzo, che dite?

Perché penso

Perché penso troppo? Forse per illudermi di non pensare troppo a me stesso.

Sull'origine del pettegolezzo

Che cos'è il pettegolezzo se non un'emersione? Sì, il nascosto di una persona che emerge e che viene ridiretto verso terzi a scopo di ludibrio e di dileggio.
Il pettegolezzo cattivo è come se fosse l'emersione cloacale di una persona da una persona, una scarica che è sempre verso un "terzo", un "terzo" che non sa, che deve essere informato. La notizia che trapela ha uno scopo frivolo, non intende solo informare: la logica del pettegolezzo è quella della denuncia per non denunciare, della rivoluzione senza soluzione; l'informazione non porta a nulla; il "terzo" è un ricevente-cesso che accoglie la cloaca-malcontento che, a sua volta, si fomenta proprio grazie a quel "terzo". Questa emersione di merda sputtanante deve trovare un appoggio, un appiglio, ecco perché è essenziale che il pettegolezzo nasca proprio in funzione degli altri. Spettegolare è cagare in pubblico la merda di un altro. O se si preferisce un sadismo a distanza, innocuo e vile. Del resto il sadico gode della debolezza degli altri.

domenica 15 marzo 2009

Lutto in metrò

Ho sempre pensato che il dolore unisse le persone. In questo senso considero il dolore sacro, come un motivo avvicinante. Di fronte alle lacrime, alla malattia o alla morte tutto passa in secondo piano. Soffrire agli occhi degli altri è l'unica forma per ottenere l'attenzione, il rispetto e forse l'affetto (in un senso assoluto).
L'altro giorno una donna scoppia in lacrime sulla banchina del metrò, una donna di una certa età, con probabili nipoti. Aveva appena parlato al telefono. Una giovane coppia si accorge di lei e, avendo involontariamente ascoltato quella telefonata, pone le sue condoglianze. La donna non ha la forza per ringraziare, per sorridere, per rendersi conto del mondo esterno: è incentrata su di sé, sul suo dolore...Ma in un momento come quello molte persone in banchina sono inspiegabilmente diventate amiche sue (me compreso che le ho stretto la mano). Il dolore è superlativo, quasi magico..Il sapore della morte mette in ginocchio tutti. Di certo senza lutto quella donna non avrebbe potuto sperimentare la bontà del mondo: il cuore della bontà della gente, in perenne e quotidiano arresto cardiaco, in attesa di un risveglio-choc.

Mostra di Guy Bourdin

Ieri nella mia città ho visitato la mostra del fotografo Guy Bourdin, un parigino nato a Parigi nel 1928, stroncato da un infarto a 62 anni, seguace surrealista (s'ispira a Magritte, Balthus e il regista Luis Bunuel). Questa collezione risale alla seconda metà degli anni Settanta, foto utilizzate anche per riviste di moda. Protagoniste irrinunciabili le donne, ritratte per "metonimie" (gambe, piedi, volti) su sfondi urbani, statunitensi, interni gelidi e lividi, pose innaturali, volte ad esaltare il feticismo del corpo e una raffinata sensualità; mistero, delirio e decostruzione di immagine, un tentativo di mettere la donna in una posa animale, il sedere in su, le gambe aperte.
Pochissimi nudi e una sensualità da rivista patinata, ben lontana da quello spirito di provocazione erotica che ci era stato presentato dai quotidiani sulla mostra (che terminerà per la precisione il 5 aprile), sogni e deliri misurati insomma. Ciò che invece salta all'occhio è il continuo sforzo di ricerca nell' inserire l'immagine in un'"invenzione" scenica, che cerca di destabilizzare il rapporto tra l'occhio dello spettatore e la consuetudine naturale (artifici onirici degni delle avanguardie).



giovedì 12 marzo 2009

Il peccato procreativo

Sono esistiti nella storia anche problemi di inversioni di peccato.
Schopenhauer affermava che "l'amore non è nient'altro che due infelicità che s'incontrano, due infelicità che si scambiano ed una terza infelicità che si prepara".
Quindi era meglio non procreare, in quanto peccato e vergogna, atto delittuoso, portatore di sofferenza agli uomini.
La Chiesa poi ha sempre affermato che bisogna procreare, ha santificato lo sperma, ma anche la sofferenza come espiazione. Per cui attenzione: dove lo sperma finisce, il peccato si patisce.
Ma io vorrei che il peccato come colpa non esistesse. Il peccato è un dispiacere. E procreare con la persona sbagliata può essere anche una fonte di dispiacere.
Punto a capo.

mercoledì 11 marzo 2009

Prima di qualsiasi discorso sulla sessualità un caffé

Problemi di coppia, la donna in carriera, i figli, l'impotenza, trovare un posto dove fare l'amore, la contraccezione, la fecondazione assistita.


Un momento: ma ci rendiamo perfettamente conto che prima di queste cose, prima di ogni cosa, c'è gente che non riesce a ottenere nemmeno un caffé al bar da una donna, da un uomo?
Pirandello forse su questo tema del "caffé" apripista ci avrebbe scritto una novella. Sì, conoscersi, mettersi insieme, piacersi, passando per un "caffé"....Ma se il caffé non c'è, è negato come possibilità, che fare? Trovare nuove strade, nuove soluzioni, nuovi apripista: happy-hour, mostre, ristoranti, cinema. Ma sono solo una variante, una variante di ciò che non riesce a venire in essere. Ma come possono essere negati dai nostri stessi simili, coabitanti del mondo, bisogni elementari, naturali, neanche troppo sofisticati, in nome del "tempo", della "non-curiosità", dell' "egoismo", dell' "impegno", del "rifiuto per altri essere umani"?

Fan! Fan! Fan!

Ben ritrovati!
Mi piaceva intitolare questo post come se sembrasse un fonosimbolismo o un richiamo cinese di battaglia o uno scritto futurista.In realtà è la parola "fan" che è l'oggetto del nostro dibattito odierno. "Fan" in svedese vuol dire "cazzo", un'imprecazione, mentre in inglese può voler dire "ventilatore" o è l'abbrevazione di "fanatic" e, in questo secondo caso, si usa per denotare il fanatico di un vip.
Io sono categoricamente contrario ai fanatismi verso persone che non si conoscono, una forma di idolatria..Devo però ammettere che mi definisco "fan" di qualcuno ugualmente. Senza rendermene conto ho sempre usato impropriamente il termine "fan", come abbrevazione per indicare comunque qualcosa di diverso della follia, semmai una variante di "estimatore", colui che segue magistralmente la produzione di un artista. Del "fan" mantengo l'esclusività, l'amore, l'attaccamento, ma non l'esaltazione delirante, l'ossessione, l'idealizzazione adolescenziale.Penso che il fanatismo sia in modo per colmare un "vuoto"..Chi ha stabilità e certezza non ha bisogno di "innamorarsi" di personaggi famosi, di trascurare coniugi e amici per un attore sconosciuto (e parlo ovviamente di fanatici adulti, non ragazzini). Se m'infilo talvolta nei fanclub è soltanto per conoscere delle persone con cui condividere gli stessi gusti per un regista, un personaggio politico, un cantante, persone che difficilmente troveresti sparse per il mondo. Inoltre dichiarare le proprie passioni per qualcuno o qualcosa è anche un modo per identificarsi, per presentarsi, per allontanare certa gente e avvicinarne altra. Credo che i gusti artistici, rispecchino, anche di poco, la mentalità di chi li apprezza.
Detto questo, sono più che lontano dai "fanatismi", anche perché il fanatismo vero e proprio ha rovinato il mondo dello spettacolo, attribuendo un'eccessiva importanza a lavori e persone che sarebbero come altri, ma, invece, sono stati divinizzati, santificati e "alienati". Il fanatismo non è un effetto, ma una causa dell'alienazione tra cittadino qualsiasi e vip. Il vero compito utopico non sarebbe quello di "innalzare" qualcuno, ma, al contrario, riportare sulla terra il vip, per disalienarlo, ricongiungerlo all'essere-uomo. Ecco perché non chiedo autografi (ad eccezione di dediche particolari), perché una firma scritta da collezionare è una sovrabbondanza di senso che mira a riempire d'importanza l'autore della firma stessa. Con un autografo mi ci pulisco il culo.....Noi dobbiamo far scendere dal piedistallo molte persone, ma il fanatismo ostacola questo processo, anche perché più ci sarà la stringente follia della piovra-fan, più i vip dovranno studiare delle soluzioni per nascondersi, delegare altri, rendersi irraggiungibili, per salvaguardare la propria esistenza, alimentando, al contempo, di loro stessi un'idea mitica e superomistica, lontana dalla realtà. Si sa, la fuga è anche mistero..Si arriva, però, al paradosso di personaggi pubblici che è impossibile conoscere come "uomini": la concorrenza, talvolta sleale, tra fan impedisce questo processo. Il "fanatic" è pur sempre un "ventilatore" che soffia sul palco..Mi consolo però del fatto che un artista può considerare il fan parte del suo lavoro e quindi essere, talvolta, ipocrita e dirgli frasi carine solo per dargli delle conferme, per non fare morire in lui la mitologia del proprio personaggio.
La tragedia di questa vita è che siamo tutti uomini.


La follia di tre ragazze prima di un concerto


domenica 8 marzo 2009

Contro la cavalleria

In occasione della Festa della donna, ecco un post in tema.
A costo di sembrare provocatorio dico che ho sempre odiato il detto: "le donne non si toccano neanche con un fiore" e non perché disapprovassi il suo contenuto, anzi. Guardando la cosa da un'altra angolazione, mi sembra che questo detto releghi la donna in un confine di subalternità rispetto all'uomo. Mi verrebbe da rispondere: "Sì, toccate pure una donna, ma poi vedrete che vi risponde per le rime". Perché non ammettere che anche una donna si possa difendere? Come può essere debole e delicato un essere che ha la forza e il coraggio di partorire? Sono contro la cavalleria e i "cavalieri", i vecchi bavosi, dinoccolati, distinti che pagano il conto, i "signori" tutti forma e niente sostanza. Sono degli individui ipocriti che pensano a scopare come tutti i loro simili, non c'è problema. Per un cavaliere una donna è sempre un oggetto sessuale e i suoi rituali comportamentali sottendono a un risarcimento, una ricompensa. Ma soprattutto implicano un gioco di ruolo in cui i divieti sono principi e partecipi di una relazione. L'essenza d'essere cavaliere non è semplicemente fare un favore, è una galanteria che cerca di sopraffare la donna, alla quale non è dato di contraccambiare proprio perché è "donna". Il vero romanticismo è una galanteria fifty-fifty, un reciproco scambio. La "cavalleria" è l'altra faccia del maschilismo, quella più gentile, affabulata, sopportabile. Dietro la "cavalleria" si nasconde anche il problema del "porto i pantaloni". Solo un uomo può mantenere economicamente una donna. Ma non è un passo avanti pensare a un uomo casalingo che va a prendere i bambini all'asilo? Di per sé forse non è ancora accettato, ma di certo non impossibile.
In Germania esistono donne imprenditrici che mantengono i loro "ometti" che nella vita fanno gli artisti, i casalinghi o gli annoiati. Poi, siccome l'erba del vicino è sempre più bella, queste donne vengono da noi a cercare i machi latini, senza rendersi conto di cadere in trappola!!!
Ma il mondo è anche libertà, il pensiero è solo un'opinione restrittiva della libertà. Al di fuori del pensiero c'è la verità degli avvenimenti, belli o brutti, galanti o non galanti.

domenica 1 marzo 2009

Carole Bouquet

Qual è la donna famosa con cui usciresti a cena, con cui passeresti una sera diversa, con cui ti stuzzischeresti fino a perdere la testa, con cui staresti chiuso in un bunker...? Le opzioni potrebbero continuare.
In troppi si dimenticano oggigiorno di considerare Carole Bouqet, un'attrice dal fascino felino, l' innocente-perversa.