venerdì 30 gennaio 2009

Quando il dentista non fa paura

Dicono che la "bella presenza" non si dovrebbe chiedere su un posto di lavoro, non c'entra con la poesis, con la competenza tecnica, fabrile o intellettuale di un'attività.
Eppure quando si va dal dentista fa sempre piacere trovare una bella donna (o un bell'uomo) con dei bei occhi che ti sorride, ti mette a proprio agio. Da un po' di tempo conosco una giovane dottoressa che lavora in un centro dentistico come "igienista orale"..Bene: cos'è un igienista orale, prima di tutto? E' un odontoiatra che si è specializzato nella cura estetica e igienica dei denti altrui..Non cura le carie, non strappa i molari, semplicemente aiuta la vostra bocca a essere più sorridente, meno sporca, dà dei consigli su come spazzolare i denti, compie la cosiddetta "pulizia professionale" del tartaro (altrimenti detta "ablazione").
Ho conosciuto questa dottoressa (purtroppo felicemente sposata con un tizio che mi ricorda Diego Parassole di "Zelig"), giovane, dolce, bionda, gentile, occhi azzurri, la sua voce mi ricorda quella flessuosità cantilenante di Ramona Dell' Abate o di Eleonora Brigliadori (qualcuno rammenta? Mi spiace, ma a me vengono in mente solo esempi di starlette anni '80, perché quelle di oggi le ritengo deprivate di vera sensualità e savoir-faire). Insomma questa donna ha una voce da massaggiatrice, da geisha, non certo da dentista. Ha una mano leggera e sembra che goda soavemente (e non sadicamente) a ravanare nelle bocche. Quando scruta dentro la mia, infagottata da mascherine e pannelli vari di protezione, incontro i suoi occhi che si muovono all'impazzata dentro le orbite, vorrei fagocitare la sua bocca, i suoi capelli, inghiottire ogni cosa. Insomma, andare dal dentista è un rapporto intimo, come andare dall'andrologo, dal proctologo.
Il problema è che la maggioranza delle volte questi ruoli professionali sono ricoperti da persone sbagliate, da sessi sbagliati.
Però, nel mio caso, un'ablazione del tartaro può risultare piacevole e interessante...

Uno sketch memorabile giocato sull'equivoco sesso/dentista. Lei è proprio Ramona Dell' Abate

"Italians", di Giovanni Veronesi

Giovanni Veronesi ci riprova ancora con i film a episodi, ma non mi ha convinto. Se escludiamo l'esito brillante delle battute di Verdone, in splendida forma, la classica messinscena da commedia dell'equivoco del secondo episodio, complessivamente Italians, sembra deboluccio e si fa "riconoscere" per quello che è, un tentativo di suturare insieme due storie solo apparentemente simili, ma in realtà squilibrate: dal punto di vista emozionale, prima di tutto. Il primo episodio, interpretato da Castellitto e Scamarcio è fiacco, e, nonostante la solida e comprovata bravura dei due attori, si ride poco. Arriva il gran colpo di scena finale a ribaltare il destino di uno dei protagonisti, a dare uno scossone al plot, mentre nell'episodio con Verdone sembra che avvenga specularmente il contrario: si parte frizzanti, scoppiettanti, briosi, un Verdone degno dei suoi film storici, e poi, come su una nuvoletta a vapore, Veronesi vira verso un sentimentalismo un po' sciropposo, piatto e tranquillo (anche in questo secondo caso il finale riserva delle sorprese e cambierà la vita di Giulio, l'odontoiatra protagonista). Così il finale scivola via senz'arte né parte ed effettivamente, ciò che rimane più in mente allo spettatore, è quella bella "topona" russa che fa i messaggi sado-maso al nostro malcapitato Verdone, la figura del magnaccia Calzone (ben azzeccata l'interpetazione di Dario Bandiera) e le bellissime Ferrari del primo episodio.
Grande è l'apporto paesaggistico fotografato da Tani Canevari, una fantastica San Pietroburgo, che riesce a essere solare quanto basta e i deserti del Medio-Oriente che ci fanno dimenticare questo triste e rigido inverno: cieli azzurri cerulei che si riflettono negli occhi di Riccardo Scamarcio e delle stangone russe.
Da vedere per passare tutt'al più un paio d'ore in serenità.


mercoledì 28 gennaio 2009

Ancora ozio (ma stavolta filosofico)

Per Aristotele, l'ozio è il padre della filosofia. Ma se l'ozio è il padre dei vizi, la filosofia stessa è un terribile vizio? Perché la filosofia per taluni è insopportabile? Perché la gente studia poco il tedesco? Perché il tedesco ricorda Kant e Kant è un filosofo noioso, difficile, una testa dura, un crucco, i suoi scritti letti dopo il pranzo della domenica o prima di addormentarsi possono indurre mal di testa o vomito.
Oppure perché il tedesco è la lingua di una filosofia nazi, quella di Hitler, ma sempre di filosofia si tratta.
Il tedesco ricorda anche Marx, che per i destrorsi è un fautore di un'etica del non-lavoro, quindi, in un certo senso dell'ozio.
La filosofia è un grande vizio perché è contraria alla frenesia. Bisogna macerarsi la testa nei testi, con lentezza, circospezione, non si può studiare la filosofia in pillole.
E oggi alla filosofia si preferisce la velocità di riflessi che dà la cocaina, che è una porcheria, ma è santa per la frenesia che dà. Però l'ozio, in fondo, è quel piacere devastante, quanto piacevole, forse l'unico vizio sano, l'unico sano sberleffo contro la nevrosi cittadina moderna.
Virgina Woolf diceva: "Nell'ozio, nei sogni, la verità viene qualche volta a galla".

lunedì 26 gennaio 2009

Due pigrizie a confronto

Essere pigri non è un dramma. E' solo una questione di scegliere la persona adatta con cui vivere. Però proprio non transigo su due generi di pigrizie: quella sessuale e quella culturale. Insomma al sesso e ai libri non si può rinunciare per pigrizia.
Esistono cose molto più faticose e ingrate al mondo...Salvarsi dallo stress, dalla fatica, da ciò che mortifica il nostro corpo e la nostra mente è solo un dovere verso noi stessi.
In questi due video, abbiamo un esempio di condanna e di elogio della pigrizia. Protagonisti sono Ivan Graziani e Lelio Luttazzi (di cui abbiamo già parlato a suo tempo), un pigro storico, un seguace di Oblomov.






venerdì 23 gennaio 2009

Utopie linguistiche

Tempo fa, su questo blog, mi cimentai in una riflessione sulla traduzione. Ora però giungo a un'elaborazione ancora più radicale: lo studio completo di una lingua straniera ha per me numerose valenze utopiche. Spesso mi vengono in mente i pezzi da scrivere di notte, durante i miei microrisvegli estemporanei. Stanotte ho pensato che un'altra cosa atroce, quanto ambiziosissima, esiste: rendersi abile ed esperto in una lingua straniera, che in pratica vuol dire afferrare o tentare di afferrare la totalità del pensiero di un popolo. Studiare veramente una lingua significa pensare come un inglese, un tedesco, un russo; significa sradicarsi dalle proprie origini naturali per sovrapporsi totalmente o quasi alla mente di uno straniero, significa essere un vocabolario simultaneo vivente. Nei casi più estremi se l'immedesimazione è molto forte ci si può dimenticare il proprio idioma nativo.
Studiare una lingua è come cambiare sesso, è una metamorfosi di pensiero, più che di corpo. Ed in effetti, seguendo la similitudine, si è donna o uomo prima nella mente che nei genitali.
Pochissimi sanno veramente parlare una lingua straniera, solo quelli che vivono all'estero da tanto tempo o hanno fatto una scuola di interprete. E' un periodo che penso sempre di andare a vivere oltre confine, in Germania, in Svezia, in Austria, in posti dove nessuno mi conosce, dove dovrei ricominciare tutto da capo.Il passo è duro, lungo, faticoso, come se cambiassi pelle, una seconda vita. Nel frattempo devo ottemperare a una cura genetica per il pensiero, anche se ritengo utopico afferrare in toto una lingua straniera. Nessuno al mondo potrà parlare con la stessa pronuncia di un inglese e conoscere lo stesso numero di modi di dire, di parole di un inglese, di un tedesco, di un francese.
Un efferato metodo di apprendimento potrebbe essere quello di mettersi a studiare a memoria un vocabolario di 800 pagine con migliaia di lemmi; ecco, sì, il pensiero di un popolo racchiuso in un libro. E' pur vero che le lingue devono seguire un processo di sedimentazione, le parole estranee si rifiutano di essere cacciate a forza nella mente. Qualcuno ha pensato, come Lacan, che certe parole toccano l'inconscio. Con il tedesco mi capita spesso che molte espressioni, molti vocaboli letti molto tempo prima senza neanche ricordarsi come o dove, affiorano senza un perché, bollono nella mia mente come un ossessione, fin quando devo andare a controllare sul dizionario per comprenderne il significato Ma le lingue restano utopiche (almeno per me). Forse chissà, un giorno potrò anch'io afferrare l'inafferrabile.
Nel frattempo ecco un singolare modo per praticare le vostre lingue straniere preferite.

giovedì 22 gennaio 2009

Sparsi & scomparsi

Ho diversi amici e conoscenti sparsi, non ho mai avuto il cosiddetto "gruppo dei pari". Stare in un gruppo mi mette a disagio; in certi momenti il collettivo è un brutto ronzio per le mie orecchie.
Però tra questi "sparsi", alcuni sono "scomparsi" in una maniera che definirei atroce. Atroce per il semplice fatto che sono "evaporati", non si sono "tagliati fuori".
Le amicizie evaporate sono quelle amicizie che fuggono in verticale nell'aria e poi si espandono chissadove; non sono quelle relazioni a cui si dà una fine intenzionale, violenta, motivata magari da un'incomprensione, un litigio, una fine sancita come da uno strappo di quaderno, un tronco segato, zac! No! Le amicizie evaporate sono indolori, assurde, lasciano dentro un senso incompiuto, inspiegabile, sono quelle che senza alcuna ragione cessano di esistere e nessuna delle due parti ha voglia di riprenderle ufficialmente. Mi capita spesso di pensare a gente che non vedo e non sento più da anni, per me è come defunta, anche se so che continua a vivere al di fuori della mia cerchia, sono curioso di questa gente: chissà che farà, a chi penserà, se mi penserà. Tutte queste relazioni finiscono in cancrena, in necrosi. Io non mi faccio vivo, loro non si fanno vivi e più il tempo passa più queste conoscenze evaporano, ci si abitua a vivere senza.
Ciò che è atroce è confrontare i bei momenti passati insieme con qualcuno (sia uomo o donna) con l'assurdo di una fine, il constatare che qualcosa è finito senza un motivo reale. Però più ti guardi dentro e più sei costretto a ripeterti, con voce muta: "No, io non telefono più".
E forse ciò che è ancora più atroce è constatare che, in fondo, a nessuno importa di sapere ciò che fai e come stai.
Eppure sono convinto che se un'amicizia profonda esiste, difficilmente può sospendersi per motivi sciocchi.
Forse tutti noi ci ostiniamo a chiamare amici ciò che effettivamente non lo sono.
Ad ogni modo voglio salutare i miei "sparsi & scomparsi" con nostalgica gioia.
E chissà mai...un giorno...le vie del destino sono infinite.

Carlo Lock

martedì 20 gennaio 2009

Video del giorno

Oggi vi propongo Who can it be now? degli australiani Men at work. Video spiritoso, con quel gusto folle e clownesco tipico di questo gruppo.



domenica 18 gennaio 2009

Claudio Lolli a confronto

Fabrizio De André era un poeta (ma sì..ma sì), ma non certo più grande di altri.
Uno di questi è Claudio Lolli, ripreso oggi in una cover fatta da Luca Carboni nel suo nuovo album intitolato Musiche ribelli.
Il brano è Ho visto anche degli zingari felici (1976), che cantata oggi sembra quasi uno schiaffo alle campagne anti-rom della Lega.
Luca Carboni l'ha interpretata nel suo stile consueto, arrangiandola e cantandola insieme al giovane cantautore Riccardo Sinigallia, togliendo pochissimo alla versione di Lolli, ma giudicate voi.






Le colpe della psicoanalisi

Tra le tante colpe della psicoanalisi c'è proprio quella di essere essa stessa una patogenesi, un urfenomeno (urphänomen) della colpa. La psicoanalisi freudiana è, infatti, dopo la Chiesa, la versione laica dell'infusione nell'uomo del senso di colpa, nonché di una paranoia rovesciata, una paranoia soggettiva assoluta.
Solitamente la paranoia psichiatrica è rivolta verso l'esterno, tutti gli oggetti minacciano, mentre il soggetto è un individuo onnipotente che vede compromessa proprio quella stessa onnipotenza.
La paranoia psicoanalitica mina alla base il soggetto stesso; con il saper indurre il senso di colpa e con una sapiente e ossessiva etica della responsabilità, il soggetto si trova minacciato da se stesso in un senso assoluto. L'uomo sa che ogni cosa è in sua responsabilità. Anche la sfortuna, il caso, il destino è responsabilità di questo piccolo, sofferente, uomo. Nulla sfugge alla psicoanalisi e si è inventata anche una "nevrosi di destino" per mettere al muro chiunque tenti di dire: "Ma non è colpa mia, sono i fatti del destino che fanno accadere queste cose. Che c'entro io se la macchina si guasta e ho rimandato il colloquio col mio analista, con il mio avvocato, con la mia ex-moglie".
Ed uno psicoanalista punterà il dito sulle molle inconsce dell'azione: è l'inconscio, quasi fosse uno spirito magico, che fa accadere tutto. "E' colpa tua se la macchina si è rotta, se c'è sciopero sempre e solo di martedì. Così rimandi, differisci l'azione".
Con l'invenzione dell'inconscio ogni cosa che dici potrà essere rivolta contro di te, qualunque cazzata ha un significato inconscio e gli avvenimenti fortuiti saranno sempre e solo colpa tua.
A questo punto si capisce perché gli analisti sono indirettamente responsabili di molti suicidi al giorno d'oggi.
E se qualcuno della categoria leggerà questo post lo interpreterà subito come un rifiuto inconscio del setting-analitico.
Con permesso, vado a farmi una pisciata per lavare via questi pensieri disordinati e pregni di "colpa".

venerdì 16 gennaio 2009

Onestà della pornografia

La pornografia è onesta, semplice. Forse questa sua onestà, questo suo eterno ripetersi delle mosse e delle forme, la rendono insopportabilmente noiosa.
L'uomo più banale al mondo è colui che ha centinaia e centinaia di cassette pornografiche nell'armadio.
Carlo Lock

Vecchiaia e gioventù

Da tempo mi rendo conto che, riflettendo, se penso ai decenni storici passati, la vecchiaia fatica oggi a trovare uno spazio..Esiste sempre, ovvio, ma sembra ricacciata in avanti, omessa, trascurata.
E soprattutto negli Sessanta, Settanta i ventenni di allora erano già mentalmente quarantenni senza rughe. Alberto Sordi a quarant'anni era lo stesso che a settanta con molte rughe in meno. La vecchiaia già ci chiamava alla nostra responsabilità di uomini maturi, con la maggiore età si era uomini, senza se e senza ma. Il resto era soltanto un dettaglio
I quarantenni di oggi, invece, sono ventenni con le rughe, hanno un corpo che deperisce dentro una mente di ventenni, come se fossero vittime di una prassi stregata, come se fossero degli eterni Dorian Gray.E poi nasi, labbra, ciglia, menti rifatti, ritoccati. Forse i genitali degli uomini sono le uniche cose che onestamente invecchiano, quando cominciano molto presto a smettere di fare il loro dovere, quando la vagina non è più sanguinea e si secca. L'uomo è diventato ipocritamente ottimista, intravede la distruzione in corso del suo corpo, ma vuole rimandare il momento della decadenza. Non è solo una questione fisica, ma anche mentale: lottare fino all'ultimo respiro per difendere a spada tratta la freschezza della gioventù, a costo di rasentare il patetico.
Non ha senso essere un ventenne con le rughe, bisogna sopprimere quell'odioso ventenne che abita in noi, bisogna operare una sintesi hegeliana, conservare di quel ventenne solo "qualcosa" e gettare tutto il resto alle ortiche, alle spalle.
Solo così la storia può evolversi, confrontandosi con quello che si è.
Oggi il confronto è nullo, gli uomini sono delle bestie che si affollano nella ciotola del cibo, per carpire notizie, informazioni, essere meglio di altri, senza capire e sapere dove abita il meglio.

mercoledì 14 gennaio 2009

Le prove di vita

La vita di ognuno è una prova quotidiana...ah com'è difficile vivere!

Avete mai provato ad ascoltare la radio
chiusi in casa in una giornata di sole?

Avete mai provato a comprare qualcosa..che avete già?

Avete mai provato a "indossare" il caso?

Avete mai provato a far finta di pensare?

Avete mai provato a correre mentre dormite?

Avete mai provato a girare alla cieca in città?

Avete mai provatom a licenziarvi per fare il barbone?

Avete mai provato a uccidervi?

Avete mai provato a masturbarvi analmente?

Avete mai provato a non dormire tre notti?

Avete mai provato ad andare a puttane?

Avete mai provato a insultare vostra madre?

Avete mai provato a disturbare qualcuno?

Avete mai provato a fissare il vuoto per ore?

Avete mai provato a parlare da soli?

Avete mai provato a insegnare niente?

Avete mai provato a non provare?

Avete mai provato a contare i passi nella vostra stanza?

Avete mai provato ad andare in giostra?

Avete mai provato a leccare la coppetta di un gelato trovata sul ciglio di una strada?

Tutto questo è vita.
Tutto questo è libertà.
Tutto questo è negazione.
Avete mai provato a vivere?

No ad "Amici miei '400"

La decisione del regista Neri Parenti di girare un remake del mitico Amici miei di Monicelli, ambientandolo nella Firenze del '400, è stata subito boicottata da un gruppo di appassionati sorto su Facebook, che sembra aver indetto una petizione on-line per bloccare questo progetto. A chi passa di qui ed è iscritto a Facebook, cerchi questo gruppo "No prequel Amici miei" e firmi, se crede.
Bisogna firmare contro l'ondata anti-creativa del cinema italiano di genere, che ormai raschia il barile e si rivitalizza resuscitando creature morte.
Il passato è il passato. Non si può rimpiazzare Tognazzi, Moschin, Noiret e Montagnani con De Sica, Ceccherini, Hendel, solo per il gusto della cassetta.
Detto questo, il film potrà pure essere bello, vedremo se uscirà, anche se A spasso nel tempo ci ha già dato dei colpi bassi non indifferenti.
Firmate!

Ditta(tura) Italia

Ma lo Stato Italia è una ditta o una dittatura?
Forse è una dittatura proprio perché è diventata una ditta,
i cittadini sono diventati "dittadini", ovvero sub-dipendenti dei dipendenti del Capo,
ovvero Capello Trapiantato.

lunedì 12 gennaio 2009

Kant in poche ore

Come si fa a spiegare Kant in poche ore..
Come si fa a spiegare Hegel in poche righe?
Come si fa a far passare la filosofia dalla cruna di un ago?
Come si può insegnare la filosofia su un banco di scuola?
La filosofia si può insegnare in un teatro, in una grotta,
sotto un portico..
Ma non in una schifosa classe su dei banchi di formica.
Come si può "spezzare" Kant?
La Critica della ragion pura oggi
la Critica della ragion pratica domani.
Per spiegare Kant ci vuole anno intero...(forse)
La filosofia "scolastica" (quella delle scuole di oggi, non la nobile scolastica medievale)
è una parodia di se stessa.
Kant è un chewingum sputato da un ponte
dopo vane, inutili, ruminazioni mentali.

sabato 10 gennaio 2009

Scrittrici e ricordi a Piombino

Quasi per contrasto, dopo il buio, il freddo della neve, arriva il sole e il crepuscolo del mare: volevo parlare da tempo di Piombino, una città che mi ha dato forti emozioni nel breve periodo che ho potuto visitarla.

So già che i più superficiali ritengono Piombino un "mezzo" per raggiungere l' Elba, famoso per le sue acciaierie, un po' squallido e quasi non degno di visita.

Invece penso sia tutto il contrario, vi ha soggiornato Leonardo (vi sono delle mura leonardesche), c'è un castello mediceo, un bellissimo museo archeologico del territorio di Populonia, poiché Piombino si sviluppò sulle ceneri di questa città. Ma a parte tutto questo sento Piombino nelle mie corde, in questa città che sembra così isolata dai contatti mondani, vivono due scrittrici che rappresentano entrambi le mie ragioni di vita: la musica italiana e il cinema horror.

C'è Melisanda Massei Autunnali, laureata in filosofia come me, figlia di un pittore, studiosa e appassionata di cantautori italiani, ha pubblicato diverse monografie, tra cui Chiedi chi sono gli Stadio nel 2006 per l'editore Coniglio e poi c'è Francesca Lenzi, che ho scoperto da poco, laureatasi con una tesi sul film Suspiria, divenuta poi parte integrante del testo Dario Argento. Da Suspiria alla Terza madre: Inferno. Ora è in pubblicazione per febbraio un libro su Tenebre, ho pensato di linkare il suo blog tra i siti amici, che guarda caso s'intitola Suspiria...nel paese delle meraviglie.

La Lenzi e la Autunnali sono poi accomunate dall'anno di nascita, il 1978, rappresentano le mie passioni atterrate a Piombino. So che là qualcuno mi capisce virtualmente, qualcuno la pensa come me...a Piombino ho incontrato anche, per puro caso, l'unico medico nella mia storia personale, il dottor Casini, (o Masini? Boh!) che si è mostrato prima di tutto "umano", mi ha assistito e visitato egregiamente senza essere suo mutuato e senza pretendere un euro e ha indovinato la diagnosi prescrivendomi un farmaco su misura per me (cosa molto rara di questi tempi!).

Nel 2005 per una serie di eventi infausti, bidoni di amici, tra cui il sopraggiungere di una gastrite di natura ansiosa, non ho potuto andare all' Elba per vedere un concerto per il quale ero giunto appositamente.

Non voglio dilungarmi nei particolari, ma è' andata a finire che sono stato da solo quattro giorni, potevo tornare a casa, ma qualcosa di indecifrabile mi ha spinto a rimanere a Piombino, debole, il caldo di luglio, con una gastrite che mi faceva mangiare pochissimo. Sarà stata l'aria del mare, le strade medievali, il calore della gente, ma riuscivo a superare benissimo le ondate di malinconia che mi trafiggevano ogni tanto, le domande che mi riportavano a un senso logico: "Ma che cazzo ci sto facendo qui?". Ecco perché Piombino mi ha dato emozioni contrastanti, non ho dimenticato le sue strade, la sua arte, la libertà della solitudine, l'odore del mare, i marinai nei ristoranti, ma non dimentico nemmeno queste due scrittrici a me tanto vicine (purtroppo geograficamente lontane), in questa cittadina che, secondo me, ha una vita culturale nascosta molto pulsante (riuscii a visitare anche una mostra di un pittore locale di cui non ricordo assolutamente il nome, ma era bravo).

Non dimentico la mia passeggiata al porto, quasi per dare uno schiaffo morale a chi mi aveva detto: "non ci andare da solo, è lontano..è squallido". E invece proprio per questo ci sono stato nel tardo pomeriggio, all'imbrunire...lontano dal centro era lontano, ma non dimentico quella passeggiata lungo una pineta costeggiata da file di oleandri, per poi ritrovarmi a poco a poco in una desolazione lunare, una serie di officine, di baracche, un cane randagio alla catena dimenticato dal padrone, le macchine che si arrestano a un passaggio a livello, in attesa di passare su un enorme ponte di pietra per infilarsi nelle navi.

Quando penso a Piombino ogni tanto rido. Spero di rivisitarla molto presto, ma questa volta in compagnia.


giovedì 8 gennaio 2009

Al calare della sera

Alla calare della sera
chiudo quei grandi occhi meccanici chiamati tapparelle.
Solo noi in Italia e forse in pochi altri paesi europei
abbiamo il culto della "tapparella",
questa ghigliottina che decapita la luce.
Così poi la magia comincia
e spalanco lo sguardo sulla finestra di un film,
mentre i grandi occhi illuminati dellecase fuori
vivono,riflettono l'intimità domestica giù nel buio,
dove dei poveri affamati di cibo e d'amore
guardano dall'alto questi giganti luminosi inospitali.
Al calare della sera
comincio a vivere
affacciato alla finestra fatata di un film.
E poi mi addormento sempre con quell'incognita di sognare
prima che il giorno spazzi via tutto.
Odio il giorno a Milano!

martedì 6 gennaio 2009

Come nevica

..Fuori è già tutto bianco
meglio tornare a letto sono stanco.
Come nevica
io mi stendo tu mi massaggi
teneramente come sai tu.
(...)
Vuoi la musica?
Metti la musica e accendi la radio.
Voglio vederti uscire nuda dall'armadio....
(...)

Perché nevica
e aspettando che il sole ritorni
dobbiamo star "chiusi" un po' di giorni
il che significa che dobbiamo inventarci
per esempio:
io sono il califfo tu la schiava del tempio!

(Stadio, Porno in TV, ed. R.C.A, 1984)



Quando nevica canto sempre queste parole, rubate a Gaetano Curreri degli Stadio, scritte da Lucio Dalla.
Quando la neve diventa l'occasione di un rifugio dal mondo
quando la neve produce calore in un interno....
calore erotico.
Oggi starò in casa tutto il giorno a vedere la neve che cade
e speriamo domani di esserne sepolti
spero che domani nessuno si muova,
che pochi possano andare a lavorare...
e tutti rimangano a casa col loro porno,
con il loro compagno,
coi loro film, con la loro musica...
Poi vadano tutti in centro
con dei turbo-taxi, dotati di un sistema meccanico
di aspirazione simultanea della neve,
un aspira-neve.
E poi su un palco a turno,
dicendo davanti a tutti:
"oggi non ho fatto un cazzo"...
"sono rimasto bloccato in casa"
"ho visto questi film, davanti alla TV",
"poi ho letto delle saghe nordiche,
giusto per sentirmi in Scandinavia
mangiato della polenta
e ho fatto l'amore davanti al camino,
sul pavimento,
davanti a una stufa,
dentro un piumone".



domenica 4 gennaio 2009

Un augurio in stile "Carlo Lock"

Recentemente ho ricevuto via-mail da un'amica un insolito augurio di buon anno, un augurio che mi ha fatto divertire spassionatamente. Trattavasi di quelle "catene di S. Antonio" (che odio) tipo: "devi spedire questi auguri a dieci persone di tua conoscenza". Puntualmente non obbedisco mai a questo ordine, ma stavolta l'ho fatto volentieri, con tutto il cuore, con vivo orgoglio, come se questi auguri li avessi pensati io. Riscrivo qui il testo, con i miei personalissimi complimenti alla persona ignota che l'ha pensato. Voi diffondete..diffondete

Per questo Anno nuovo ti auguro il meglio : la salute, la gioia, l'amore, bla bla bla bla.......
Tutte cazzate!!!!!!!!!!! Basta con queste troiate!!!!!!!!!!!Ti auguro scopate incredibili, orgasmi indimenticabili, roba da infarto, che lavori la metà e ti paghino il triplo, mille notti di piacere e che tu vinca alla loteria e diventi millonario.Se lo invii a 10 persone non succede un cazzo come al solito, ma al meno farai sorridere qualche amico o amica.
BUON ANNO

sabato 3 gennaio 2009

Il mondo dei videogiochi

A casa di un amico, ieri, sono stato "introdotto" al mondo dei videogiochi, che non avevo mai preso in considerazione. Lui è appassionato di Tomb Raider, protagonista Lara Croft, una passione che dura da anni. Così, a caso, ha preso un videogioco e ha provato a farmi vedere le varie opzioni, i movimenti. Finalmente ho potuto osservare Lara Croft all'azione, la "mitica" Lara Croft, l'eroina Lara Croft!
Volete la verità? Secondo me i videogiochi disperdono energia mortifera, non energia fecondante. Ho provato ad assistere e poi a "tenere in mano" Lara Croft per una quarantina di minuti e mi sono sentito sprofondare dentro una melma di fatica, di sforzo inenarrabile. Per mio conto chi gioca per ore, per giorni a questi videogiochi impazzisce, la sua realtà si deforma, diviene affetto da ansia da prestazione, deve mostrare a se stesso di farcela, non può vedere Lara Croft morire, altrimenti è la sua mente che muore.
Invece trovo carino "handicappare" di proposito questi "eroi" virtuali, farli saltare dove non devono, farli direttamente sbranare dai cani, farli cadere in botole o farli accoltellare.
Trovo molto divertente (e salutare) far sembrare una scema Lara Croft..e già quell'ancheggiare da ferma la dice lunga, se poi la fai girare su se stessa come una trottola o le fai sbattere la zucca contro una porta è ancora più divertente, quasi un masochismo intelligente.
Sullo schermo si attua una vera e propria smitizzazione, un film al contrario, come se vedessimo Rocky o Rambo che svengono per un punto nero...Chi non crede o non partecipa alla "smitizzazione" sarà portato a credere che Lara Croft è scema perché è scemo chi la guida (corretta osservazione, peraltro).
Però solo in questo modo può esistere una creatività fecondante, un' interattività libera, altrimenti il videogioco è troppo costrittivo, sai già che il suo senso riposa nella vittoria di una battaglia, utilizzando dei rituali e dei comportamenti codificati, delle istruzioni di sorta ("attraversa qui", "per aprire la porta cerca la chiave qui" o "premi quel tasto là").
Il videogioco sai già che finirà bene....se non finisce bene è solo perché chi gioca è un impedito. Questo aspetto lo trovo molto triste per la creatività.
A questo punto è meglio una sega davanti a un film porno, giusto per divertirsi un po'.
Attori e spettatori hanno sparso i loro semi reali, senza competizione. Quando vedo un film, un qualsiasi film che non conosco, io non saprò mai come andrà a finire.