Pasolini è uno di quegli intellettuali che dovrebbe essere "innalzato" a scuola. Preferirei un Pasolini detestato a scuola, ma, tutto sommato, "sdoganato", che un Pasolini controverso, apprezzato da pochi. Detesto il fatto che la sua reputazione e la sua fama siano "inquinate" dalla sua omosessualità "da strada".
La sconvenienza di alcuni suoi argomenti forse oggi potrebbe essere di contributo al "popolo" per aiutarlo a riprendersi il proprio cervello, abbandonato in un Olimpo di insulsaggine.
Io riconosco che sono uno di quelli che non ha mai amato divinizzare Pasolini (soprattutto al cinema), ma, imparare a conoscerlo non solo attraverso la letteratura, ma attraverso le interviste televisive, ad esempio, è una boccata di aria fresca nell'inferno mediatico di un Luca Giurato, che, recentemente, parlando di reality ha dichiarato al "Corriere": Trovo ridicolo e penoso l'ostracismo a questo tipo di programmi che sono un fenomeno mondiale.
Tra parentesi: ridicolo è chi fa l'opinionista ai reality, guardarli o combatterli da casa è già un peccato veniale.
Il punto è: i mezzi di comunicazione di massa che criticava Pasolini tanto tenacemente non erano che l'inizio del delirio a briglia sciolta, dell'omologazione a cui siamo costretti e destinati. Ciò che suonava quasi inverosimile ai suoi tempi, ha un valore profetico oggi. Vedo una feroce incompatibilità tra tutto ciò che viene detto oggi in tv e Pier Paolo Pasolini...una incompatibilità che è insieme continuità storica: la merda di Salò o le 120 giornate di Sodoma la mangiamo tutti i giorni e ci piace molto. Qualcuno è contrario, ma alla fine se la fa piacere. Anch'io tutte le sere ormai mi nutro di merda. Poco serve la scusa ipocrita di chi dice: "Io non la mangio e sono a posto", perché comunque si respira merda e respirarla è ben peggio che mangiarla.
Al tempo stesso non credo che oggi nessun dibattito permetterebbe certe "uscite", certi "toni" (osservate la seguente tavola rotonda condotta da Enzo Biagi), il livello deve rimanere mediocre perlopiù, perché gli animi non devono essere aizzati.
I programmi interessanti vanno trasmessi in seconda serata, nella speranza che gli italiani dormano e non li vedano. Poi ci si barrica dietro la scusa dello share o dei bambini, che avrebbero invece molte cose da insegnare agli adulti.
1 commenti:
Conoscevo il video. Uno dei più illuminanti.
Ne ricordo un altro in cui si vede Pasolini in cappotto, le mani in tasca, che corre controvento su una montagna di spazzatura. Trovo che sia la metafora perfetta.
Io vidi “Salò” vent’anni fa, al cinema Mexico. Qualche fila dietro di me c’era un tizio coi baffi, sulla trentina, massiccio, capelli neri non troppo lunghi, arruffati sulla nuca. Sdraiato sulla poltroncina, le gambe tese in avanti, si sganasciava dalle risate a ogni scena. Io mi girai per dirgli qualcosa, ma tacqui. Gli brillavano gli occhi, cazzo. C’era qualcosa in quella faccia che mi convinse che era molto meglio non disturbarlo. Evidentemente anche gli altri spettatori furono del mio avviso. Mi vidi tutto il film con quelle risate nelle orecchie. Sapevo che avrei dovuto fare qualcosa, ma avevo paura. Pure questa è mica male come metafora, non trovi?
Ciau
P.S: chi è che scrisse (cito a memoria): “crescere non è laurearsi, trovare un lavoro o mettere su famiglia. Crescere è capire che i nostri ricordi sono ricordi morti, reliquie”?
Eh beh, chi lo disse mi ha insegnato qualcosa.
Saluti,
Roberto Farina
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