venerdì 31 ottobre 2008

Charlotte Roche e i segreti del corpo femminile

Mentre la domanda capitale, sciocca, pruriginosa e leziosa, "ma le donne scoreggiano, fanno la cacca, si masturbano?", aleggia nell'ingenua e morbosa mente del maschio e in numerosi forum virtuali, un libro ha dato in poco più di cento pagine questa e numerose altre risposte sul tema.
Questo blog non poteva non occuparsi di Charlotte Roche, scrittrice e conduttrice televisiva di Colonia, nativa inglese, ma naturalizzata tedesca (e con cognome francese), autrice del libro Feuchtgebiete, tradotto in italiano col titolo Zone umide (ed. Rizzoli).
Il successo di questo best-seller risale alla primavera scorsa in terra tedesca, ma è solo dallo scorso 22 ottobre che ha varcato i confini patri per portare nuovamente una ventata di scandalo (come se qui non ce ne fosse bisogno).
La Roche fa parte di quelle scrittrici femminili, le varie Catherine Millet, Melissa Panarello, Isabella Santacroce, Pulsatilla, che negli anni '90 e '2000 hanno volutamente e provocatoriamente rotto i tabù sessuali ancorati ancora a uno stereotipo "classico" e "lirico" della donna. Zone umide è un vero e proprio stupro al lirismo, al buon gusto, è l'enfasi suprema e inevitabile dell' importanza del corpo e della sua filosofia. Le prime dieci pagine sono un pugno allo stomaco, quasi un'anticipazione programmatica degli intenti del libro. Se si superano le prime dieci pagine indenni, si è pronti per essere scagliati in un'odissea di umori, pipì, mestruo, scoregge, foruncoli, proctologi e masturbazione (tutto al femminile).
L'incipit della narrazione è nei primi passi del libro: Che io ricordi ho sempre avuto le emorroidi.
Ecco, praticamente un diario che racconta in prima persona la storia di un culo e delle sue emorroidi. Lei si chiama Helen, ha 18 anni, viene ricoverata in ospedale per un'intervento nella zona rettale, porta il lettore nelle sue paure di ragazza, ma anche nella gioia esibizionistica, fiera, per il suo corpo, quel corpo spesso dimenticato, indegno per una donna: per l'appunto l'ano, la cacca, le scoregge. Helen è quasi affezionata alla sue emorroidi, si dispera quando scopre di avere "il culo sfondato" dopo l'intervento, lo vuole vedere, se lo fa fotografare da un infermiere, ne conserva le foto e chiede insistentemente di poter avere come souvenir il pezzo di carne che le è stato tolto, sperimenta ed è curiosa, con quell'ironia e quei desideri feticistici e voyeuristici di un'adolescente. Ogni tanto, dopo flash-back e digressioni, sente il bisogno di ripetere: Ma torniamo al mio culo, come se il corpo/culo fosse al centro del mondo. Certo, roba bizzarra da voltastomaco, non nego. Però è inutile nascondersi dietro un dito: Feuchtgebiete (Zona paludosa) ha venduto oltre un milione di copie in poche settimane in Germania e in una Feltrinelli di Milano si registrava il tutto esaurito dopo neanche cinque giorni dall'uscita. Un libro crudo, feticistico all'estremo, con descrizioni oltre il verismo, scopiche, pornografiche. La libertà e la volgarità del linguaggio contrastano con la copertina che è sobria, niente foto, solo una scritta su un fondo rosa-fucsia, così com'è sobrio l'aspetto della scrittrice, un angelo acqua e sapone con un'espressione vispa da diavoletto, a dimostrazione che la sessualità è dentro la donna e non passa per l' immagine. Il corpo è quello che è nascosto e non è quello che si vede in televisione, luccicante, elegante, profumato, tornito. Il corpo è osceno perché puzza, è imperfetto, è deperibile....e non ha differenze di sesso, anche se, lo sappiamo, le scoregge, le caccole del naso, sono roba più da camionisti che da "signorine". Secondo la Roche anche una donna può puzzare, può pensare, fare sconcezze e può addirittura, "seminare i batteri", in un fiero tripudio ed elogio dello sporco. Del resto, che si può pensare di una ragazza che si sparge muco vaginale sul collo e dietro l'orecchio anziché mettersi Chanel numero 5? Credo che dietro questa domanda ci stia il femminismo provocatorio di Charlotte/Helen, che non rinuncia a battersi contro l'uso del profumo artificiale e a dare un grande valore alla componente olfattiva della sessualità.
Penso solo che se i miei nonni ormai defunti leggessero solo una pagina di Zone umide, avrebbero un attacco cardiaco. Ricordo sempre la voce di mia nonna che diceva: "Una signorina come si deve certe cose non le deve neanche pensare".
Forse Charlotte Roche combatte anche contro mia nonna e le sue opinioni.
Certo, come tutte le opere discusse e discutibili, anche Zone umide, non ha mezze misure: o lo si ritiene una porcata o lo si deve comprendere come un'opera-simbolo della nostra epoca, ma non per questo, non indegna di essere indagata, scoperta, assaporata.
Del resto anche il mitico Vasco Rossi, in tempi non sospetti cantava Mi piaci perché sei sporca, perché sei sporca.
Sul tema dello sporco ritornerò sicuramente. Intanto gustatevi Vasco (con un cattivo audio) e ammirate bene Charlotte Roche in un talk-show televisivo tedesco. Per apprezzare appieno il filmato sarebbe richiesta la conoscenza anche minima della lingua in questione.
Intanto comprate il libro!





giovedì 30 ottobre 2008

Le mura vitali dell'università

Anche oggi le contestazioni studentesche hanno proseguito in molte città d' Italia.
Forse la rabbia sta venendo fuori, la rabbia accumulata da anni, quel bisogno di affetto, di attenzione, di riscossa, di sicurezza, che in tempi "normali" di tranquillità potevi leggere sui muri dei cessi. E allora scoprivi che dietro l'anestesia competitiva e l'afasia di reazione degli studenti c'era (e c'è) un mondo da scoprire. Da tanti anni, prima come studente, poi come lavoratore, studio le scritte dei cessi all'università. Mi sembra qualcosa di interessante, la scoperta di un mondo sotterraneo, incompiuto e da compiersi. Come dicevo, si legge una richiesta...il tema dominante delle scritte è la Richiesta in assoluto, tutti che si aspettano qualcosa da qualcuno (quel qualcuno che forse non ci sarà mai). Le categorie-tipo di slogan, annunci o richieste sono sempre quelle: calcio, sesso e politica. Le faide tra interisti e milanisti o tra fascisti e comunisti sono una costante storica (divertente è quando le baruffe continuano e arriva qualcuno a cancellare una scritta o a mettere una o più risposte, in segno di sfida), ma l'insulto e la degradazione sono padroni dei cessi. In mezzo alla puzza di merda o di piscio, le parolacce e le oscenità fanno da contorno. Il sesso poi (sempre più omosessuale) sta diventando molto creativo e spinto. Ti accorgi che quello che leggi o trovi su Internet si materializza solamente nei cessi. E ti accorgi che persone che scrivono certe cose, esistono e sono più vicine a te di quanto si possa credere. Gli annunci con numero di telefono si sprecano e poco importa che siano veritieri o meno, quello che conta è che qualcuno li abbia pensati, mi basta questo. I feticisti dei piedi maschili e femminili sembrano in aumento, ad esempio. L'altro giorno ho letto di un quarantenne feticista che cercava calzini maschili puzzolenti; sono andato a sbirciare spesso anche nei bagni femminili (sono fermamente contro la divisione dei cessi in sessi separati). Sui muri "femminili" si vendono anche libri o ci si consiglia le marche più buone di assorbenti; una volta una ragazza, anoressica dichiarata, ha messo un annuncio per essere aiutata a dimagrire. Ma l'arroganza e il luridume maschile viene a deturpare anche il bagno femminile con i soliti Milan o Inter o, semplicemente, con invettive contro le lesbiche.
Ed una volta, sulle pareti interne dell'ascensore, campeggiava a penna, candidamente una scritta: "Vorrei bere la pipì di una ragazza".
Vorrei vedere in faccia queste persone silenziose, se fosse possibile. Vorrei concertare un'assemblea, un tavolo di trattative, sedute di autocoscienza, parlare alla luce del sole di questi bisogni insoddisfatti, urlarli al vento. Penso che questa non sia oscenità, sia vita...vita e basta.
Sto scrivendo questi pensieri e mi sembra di essere un sopravvissuto del 1977. Sì, forse allora questi discorsi si potevano fare....Oggi sei solo un pervertito, un perditempo o, peggio, un banale imbrattatore di cessi, con poco cervello.
Eppure...eppure...la vita passa anche dalle scritte oscene, dai sogni-bisogni inespressi.
Auguro a tutti i pompinari, feticisti, comunisti della Statale di aver trovato qualcosa di interessante sul loro cammino. E se la vitalità non si può esprimere in altro modo, meglio esprimerla così, piuttosto che tacere irremediabilmente. Anche nel ridicolo, nell'inutile, non si passa mai inosservati.

mercoledì 29 ottobre 2008

Il rasoio di Occam

Conoscete tutti il famoso "rasoio di Occam"? Quello che taglia tutto, fa piazza pulita, per un principio di economia della conoscenza e della metafisica.
"Non moltiplicare gli enti se non è necessario"
Il risparmio è cosa meschina, soprattutto quando viene proclamato anche in chiave filosofica.
Perché negarsi il bisogno di oltrepassare il mondo?
"Non moltiplicare gli enti (pubblici) se non è necessario"
Diciamo che il governo italiano sta prendendo alla lettera il "rasoio" occamista, fa piazza pulita e vuole una piazza pulita.
In questi giorni sto pregando perché le piazze di studenti rimangano piene.
Coraggio, lottate ancora prima di chinare la testa...Sperando che questa testa si possa alzare un giorno

Solitudine e apnea

A chi non è mai capitato almeno una volta nella vita di sentirsi affogare e di capire che la gente intorno a voi vi sta lasciando affogare..Ma la disgrazia vuole che non moriate!
Così si grida nell' apnea della solitudine
si cerca di spaccare questo vuoto d' aria
ma l'acqua ride, schiamazza di mille bollicine.
L' indifferenza è asfissiante
l'acqua dell'indifferenza mi ottura i polmoni.
I polmoni esplodono in un titanismo
di capillari e stanchezza.
Parte una denuncia per omissione di soccorso.....

lunedì 27 ottobre 2008

Sessismo infantile

In Svezia un comitato etico composto da femministe ha condannato recentemente gli spot dei giocattoli per bambini. "La Lego smetta di associare i pompieri ai maschi e i pony alla femmine".
Quindi il messaggio parrebbe essere questo: nulla di male se i bambini desiderano le bambole, nulla di male se le bambine giocano coi mostri o con i soldatini.
Vi svelo un segreto: mia cugina una volta ha voluto mettere le mani in un motore vero, smontarlo pezzo per pezzo e io, nel frattempo, tagliavo i capelli alle sue bambole per sfigurarle. I bambini cominciano a trasgredire l'etica e l'educazione (italiana) fin dalla tenera età. Ma non so dire se tutto questo sia positivo, sia giusto. Non so dire se la Svezia abbia ragione. In fondo è bello essere il piacere di essere, è faticoso rincorrere un'essenza fin da piccoli, chiedersi già cosa si è, alimentare troppi "se".....se sei maschio o sei femmina, non vi pare? Io sono quello che mi dicono, poi se da adulto scopro che si sono sbagliati....bè...vaffanculo!
Io con le Barbie ci ho anche giocato a dire il vero, più da grandicello...ma quando cominciavo a spogliarle e a metterle in pose oscene...bè, ho capito che era giunto il momento di smettere, era giunto il momento di cercare Barbie in carne ed ossa. E allora le bambole non mi hanno "rovinato".


domenica 26 ottobre 2008

Italo disco: Savage

Viene chiamata italo-disco, ma in realtà proprio "disco" credo che questa musica non sia. Nel periodo '83-'85 crescevano come funghi dj o semplicemente autori, arrangiatori italiani che, in lingua inglese, mettendo la propria faccia, proponevano un genere a metà strada tra il techno-pop e la dance, a base di batterie elettroniche, sonorità fluide e leggere. Era il gusto di scimmiottare la dance straniera, per allinearsi, senza rimanere fuori dal mercato, dato che negli anni 80 il rigurgito per una certa italianità era più che sentito.Spesso questi italiani "impostori" si facevano prestare la voce da qualcuno più bravo di loro.E' indubbio, però, al di là delle costruzioni arrangiamentali discutibili e raffazzonate, un pregevole gusto della messinscena nei videoclip e nella cura dei volti, dei personaggi, un gusto neo-romantico indiscutibile. Tra i tanti esempi di italo-disco (Gazebo, Ken Laszlo, Gary Low, Spagna), quello di Savage (Roberto Zanetti), mi sembra quello più intelligente, un bel tenebroso di Massa che ha cercato di proporsi come "poeta elettronico" in lingua inglese. Tutti han sempre creduto che "Savage" fosse un gruppo, ma in realtà era una persona unica, che pareva aspirare a una fisionomia cantautorale. Osservate il look alla Humphrey Bogart! I suoi pezzi hanno avuto un grande richiamo nel paesi del Nord Europa, come la Germania, che ha sempre apprezzato quello che da noi era bollato come "trash" dai puristi della musica.

Only you (1985)






Radio (1984)




venerdì 24 ottobre 2008

Fiction ospedaliere

Ho sempre amato le fiction e i film ospedalieri, li ho sempre considerati come compagni di viaggio. Vedere la sofferenza degli altri mi riempie la vita....Vorrei non essere scambiato per un sadico, tutt'altro. La sofferenza e la tristezza catartica mi danno una specie di coraggio, uno svuotamento di energie che poi si converte in forza per andare avanti, sfida con me stesso. Sono pochi i film che mi danno questo choc, questa forza di vivere, quella favola con la quale mi accompagno al mondo, quella commozione forte e violenta per la quale si cerca sempre un assenso negli altri. La serialità poi fa il resto, una serialità da "nonne", da Dallas, se vogliamo, questo rimanere imbrigliati nel gioco della finzione e traghettarlo nella vita, nei suoi discorsi. Il gioco psicologico della fiction seriale è proprio quello di frammentare la storia per fomentare le attese, per creare quell'appuntamento settimanale consueto attraverso il quale viene sciolto il nodo della curiosità che separa una puntata dall'altra.
Ed è appunto attraverso questo ripetere e serializzare che i personaggi prendono corpo, si fanno conoscere e noi li conosciamo, esattamente come una lunga frequentazione nella vita. Ma li conosciamo passivamente, lasciandoci vivere, essendo vissuti da loro, nella troppo patetica normalità dell'esistenza, al quale siamo inchiodati irremediabilmente. Il meccanismo della serialità "da nonna" o "da casalinga di Voghera" è questo qui. Vedere una storia ospedaliera è viaggiare-attraverso una storia di ospedale, con i suoi dolori, i suoi choc, ma anche i suoi amori, nel gusto estremo di chiamarsi fuori, di deresponsabilizzarsi. L'amore e il sesso in ospedale è come lo zucchero nell'amaro, è una forma di umanità nell'atrocità di destini sfortunati, il sesso e l'amore è l'esorcismo più adeguato alla morte, anche se è difficile farlo convivere con i disinfettanti e le flebo. L'asettico della plastica, del disinfettante, del gergo tecnico, non può essere complementare all'imperfezione del sentimento, del potere della paura, dello sgomento, dello schifo o anche di una gioia. Però se non ci fosse salvezza, le fiction ospedaliere provocherebbero non pochi suicidi...
Però questi film-tv sono da qualche tempo condannati da chi li ha prodotti. Prima la polemica con Crimini bianchi, sulla malasanità, poi Confalonieri ha detto che in un momento di crisi come il nostro il pubblico vuole sognare, vuole favole. Basta fiction violente o tristi. Cominciamo col dire che vedere un ospedale con infermieri fighi (e tutti italiani) è già una favola, anche un ospedale può essere sognato. Ogni cosa è finzione in tv, anche quando pretende di trattare qualcosa di serio o di reale.
Ma al di là di tutto, sarà forse questo uno dei motivi per il quale ieri sera Raidue ha sospeso la serie Terapia d'urgenza? Sarà forse il diktat anti-democratico di Confalonieri ad aver fatto tornare la Rai sui propri passi? O forse un bacio lesbico appassionato di settimana scorsa ha scandalizzato i benpensanti?...La motivazione ufficiale è il basso share....ma vaffanculo! L'ho sempre detto che la televisione per me è un tramite, è un mezzo. La televisione non ha potere effettivo su chi non crede nei numeri, su chi non crede nella forza dell' Isola dei famosi. In Rai e in Mediaset mi sento sempre un ospite, non un abitante..Per cui, da tele-ospite, molto timidamente (ma non poi tanto), denuncio l'ennesima manovra "porcata", di sapore imprenditorial-commerciale (non conta la qualità del prodotto, ma la riscossione e l'utile del prodotto). Ovvero: la merda si può offrire, basta che non procuri danni all'economia del sistema radiotelevisivo. Solitamente i prodotti "timidi", di nicchia, finiscono dove si tira lo sciacquone, e finiscono subito, vomitati senza nemmeno essere digeriti, è il tragico rovesciamento degli opposti. Ma non sto dicendo niente di nuovo, né sto difendendo i programmi Rai. Chi volesse continuare a vedere il seguito di Terapia d'urgenza, dovrà sperare in una pubblicazione in dvd.

Intanto guardate quello che è stato.



Facebook mania

Da qualche tempo impazza la Facebook-mania, la gara a chi si iscrive prima a questa community, decine di inviti a catena negli indirizzi mail! Io non ne sono rimasto esente...La tentazione di far parte di Facebook mi ha sfiorato per un attimo. Poi ho detto no. In fondo per quale motivo dovrei incontrare un mio vecchio compagno delle medie o delle elementari? Il passato quotidiano si deve seppellire in qualche modo, non contiene nessun immaginario. Non credo che ritrovarsi dopo tanti anni sia una buona idea. Per quale motivo dovrei intenzionalmente incontrare degli ex-stronzi che hanno rappresentato poco o nulla nella mia vita? Oppure, il caso contrario: perché dovrei vivere ancora nella speranza di ammirare e stimare persone che magari hanno cambiato vita, si sono sbandate o votano Berlusconi? Ho letto di gente che cerca le ex-compagne/i di scuola per confessar loro il mai confessato amore. Ma a che pro? Gli interessi di ciascuno cambiano, così la nostra esistenza. Un "ti amo" vent'anni dopo è un tuffo nel vuoto, un vuoto dove non si cade e dove non ci si fa né male né bene. E' un "ti amo" in sé, come tanti "ti amo" cinematrografici, non ha nulla a che fare con il passato.
E poi onestamente non mi va che la gente digiti il mio nome e cognome e mi trovi su Google, Facebook non filtra i contenuti, i profili degli iscritti possono essere visti anche da chi non fa parte della community. Non mi spreco così facilmente per uno scopo così vano e risibile. Preferisco raccontare la poesia, le perversioni, le mie gioie e i miei tormenti e farmi nuovi amici così. Il passato può esistere dentro di noi solo idealizzato, ma quanto lo si vuole uccidere in un incontro col presente, tutto diventa quasi vergognoso, deludente e inaccettabile.
Dopo questo filmato, manderete coraggiosamente i vostri ex-compagni di scuola a fare in culo.


mercoledì 22 ottobre 2008

La farfalla

Sento una farfalla sopra di me
sulla mia testa
che cerca del nettare nei miei pensieri.
Così il buio di una stanza
si stende su di me
di lui sento il suo peso,
come una donna sveglia di notte
che spia il mio sonno e supplica il mio risveglio alle tenebre
supplica la tenerezza di uno sguardo,
supplica il calore del mio corpo.

Saziati e vola
vola via nella notte...

martedì 21 ottobre 2008

Un angelo sul tram

Un angelo e un tram...due concetti difficili da mandare giù insieme, come un ossicino troppo lungo e uno troppo corto che s'incastrano nella gola.
Un angelo è troppo leggiadro per sedersi su un sedile puzzolente di plastica....
Eppure ieri ho incontrato un angelo disceso e sedutosi dentro un tram, un essere femminile dalla voce angelica, un essere normalissimo, due chiacchiere che sono sembrate cento, chiacchiere in senso proprio, che insieme ad un altro sarebbero state stupide e insulse, ma con lei era tutt'altra cosa: un angioletto imperfetto dal nasino un po' storto a patata, una voce vellutata e morbida come un cuscino di piume, esitante, col desiderio di urlare tutta la rabbia al mondo, capelli corti corvini, un visetto luminoso.
Un angelo con l'impermeabile nero, come quelli che piacciono a me.
"Lei è una persona veramente profonda"- le ho detto- "Magari ci rincontreremo se lei prende ancora questo tram".
"Non so...dipende dalle mie esigenze. A volte sì, a volte no"
Una luce ha spazzato via per un attimo l'oscurità della mia anima....Un senso di leggerezza ha cancellato la pesantezza dei miei pensieri, dei miei stupidi e orrendi arti, che nulla sono al cospetto di angeli.
Quell'angelo si è alzato, è sceso alla fermata....L'ho spiato fermarsi davanti a una vetrina. Dire di volerlo reincontrare è proposito ingenuo. Gli angeli appaiono una sola volta e spariscono....Ma come sarebbe bello!
Intanto sognate un po' voi.....Godete dello squisito piacere di un incontro speciale. Pensate che gli angeli si vedono prima o poi nella vita.

sabato 18 ottobre 2008

INTERVISTA A RICKY FARINA


Come anticipato nell'editoriale scorso, eccoci giunti alla prima intervista su questo blog! Parlo di un'intervista seria e soprattutto vera, con una persona in carne e ossa. Il personaggio di questo mese è Ricky (Riccardo) Farina, un blogger che è linkato su questa pagina. Ma Ricky non è solo un blogger; , è anche un film-maker indipendente e un poeta.

Al suo attivo due raccolte poetiche, Un alluce allucinante (1994) e Parco di parole (2000), firmate con lo pseudonimo di Zigro e 9 cortometraggi.

L’ esordio risale al 2002, quando, insieme a Valentino Murgese, Ricky dirige La vampira emofiliaca, un’opera dilettantesca ma che conteneva in nuce tutte le peculiarità del suo genere: un noir surreale colto, di derivazione letteraria, con una particolare attenzione per le immagini, per gli effetti ottici e di luce e per un gusto grottesco dell'assurdo.

Di seguito sono subito arrivati, sempre insieme a Murgese, Traum l’illusionista (2003) e Il palombaro (2004), quest’ultimo più sperimentale e decisamente meno accademico di Traum. Negli ultimi due anni Farina ha proseguito da solo la sua ricerca con il genere documentaristico. Interessanti sono stati i suoi ritratti a Silvano Agosti e alla poetessa Alda Merini, che potete vedere anche attraverso Youtube. La scorsa primavera, ha messo in circolazione Vietato respirare , scritto insieme a Pietro Menditto e Diego Fabricio, un reportage sulla monnezza di Napoli, un vibrante resoconto della situazione, quasi una denuncia sociale, girato con pochi mezzi e all’insegna dell’improvvisazione più sfrenata. Il prossimo 20 ottobre questo corto parteciperà al Festival Cinemambiente di Torino, in competizione con registi del calibro di Soldini, Chiesa. In bocca al lupo!
Classe ’69, Ricky Farina vive e non-lavora a Milano (il lavoro per lui è una deformazione ontologica), fa parte di “quelli come noi”, propugnatori di un’etica del non-lavoro. La differenza tra me e lui è che lui può, miracolosamente, non lavorare e io purtroppo no. Conosco Ricky dal lontano ’97, dai tempi dell’università, e sebbene non ci siamo frequentati spessissimo, la sua presenza, le sue storie sono state abbastanza influenti per la mia vena poetica e filosofica. Trattasi di quegli incontri abbastanza rari nella vita, e per questo alquanto preziosi. Umanamente, di lui, ho sempre apprezzato la sua dote di acuto osservatore, unita al suo humour nero raffinato e britannico, alla capacità di far sentire a proprio agio la gente, di saperla coinvolgere e soprattutto di saperla valorizzare senza adularla, saper dare sempre quell’aura interessante anche al banale.
Ricky Farina mi riceve a casa sua, come altre volte è capitato per discutere, per vedere un film assieme, per partecipare a una festa.
Veste quasi sempre di nero o di viola, è tranquillo, serio, discreto, una voce gentile, ogni tanto lo sguardo è malinconico, sembra nascondere chissà quale inferno nella sua anima, ma poi, magari basta uno spacco, un ancheggiare sculettante, un pantalone a vita bassa e parte la risata, la battuta, la pacca sulla spalla, la curiosità su questa misteriosa vita.
Questo è Ricky Farina.

D: Ricky, da gennaio hai aperto un blog. Come nasce questa idea? Per raccontarti, per fare pubblicità ai tuoi lavori….?

R: Dato che ogni giorno mi piace scrivere, adesso c’è questo mezzo del blog e ho sentito il bisogno di condividere quello che scrivo con qualcuno. Io non ho mai tenuto un diario in vita mia e adesso a quasi quarant’anni mi è venuto questo desiderio, anche perché sono stato molto stuzzicato dall’idea di poter mettere delle immagini. Ho scoperto Youtube, sono un fan di Youtube e lì puoi trovare di tutto.. E’ veramente un paradiso del voyeur, anche se non è che guardi la vita, la realtà, bisogna stare attenti, guardi qualcosa di mediato.
Però tutto questo ti dà un senso dell’ubiquità, quello di essere in più in posti, in Australia, in America, questa realtà minimale, questa realtà del dettaglio. Non ci sono più le grandi cose, ci sono solo i dettagli.

D:
Spesso ti sei dichiarato “guardone”, sia del corpo che dell’anima. E ovviamente tutto questo gusto per le immagini di cui mi hai fatto cenno, presumo derivi da una delle tue passioni che, insieme alla poesia, è il cinema. Come nasce quindi in assoluto questa passione per il cinema?

R: Nasce al cinematografo, con mio padre e mia madre. Con papà mi ricordo di una domenica che mi portò due volte al cinema. Entrammo a vedere prima un film di Franco e Ciccio, due comici ai quali sono molto legato, e poi subito dopo mi disse: “Andiamo un’altra volta al cinema”.Questo fatto di “doppiare”, mi colpì molto. Papà riuscì a portarmi dentro a vedere un film con Charles Bronson. Non ricordo il titolo ma era sicuramente vietato e papà riuscì a farmi entrare lo stesso perché ero troppo piccolo. E’ forse da questa domenica molto bella che è nata la passione…. Determinante è stata anche la figura di mio zio Roberto, che aveva un cineclub a Roma negli anni 70, “L’occhio, l’orecchio, la bocca”, che organizzava maratone e proiezioni infinite di frammenti visivi, lanciando l'idea di Schegge, al quale ha partecipato anche Ghezzi. Ho conosciuto tardi mio zio e poi è morto, ma ne sentivo sempre parlare e ne rimanevo affascinato.

D:
Hai anche un altro zio nel mondo dello spettacolo e di cui vai molto fiero. E’ Dario Farina, musicista e autore di testi, noto in Italia negli anni ’80, colui che ha scritto Sarà perché ti amo dei Ricchi e Poveri, Felicità per Albano e Romina. Ma dimmi un po’, domanda cattiva, saresti così affascinato dalle canzoni scritte da tuo zio se non fossero state scritte da lui?

R: Ti ricordo che mio zio è stato anche solista, ha interpretato tra le altre Sei la sola che amo, che poi è finita in un album dei Ricchi e Poveri. Per rispondere alla tua domanda: no, non avrei sicuramente questo entusiasmo che ho. Da adolescente faceva figo ascoltare i Pink Floyd, poi però ho notato che col passare degli anni si apprezzano anche i prodotti commerciali che fanno parte del “gradevole”. Non per forza ci devono essere i capolavori..Alcuni pezzi di mio zio adesso mi piacciono, magari prima un po’ meno, ma sono belli così, fanno parte del “gradevole”.

D:
Oltre ai tuoi due zii sei molto legato a tuo padre, lo si capisce e ne scrivi spesso sul blog. Però hai detto una cosa un po’ inquietante: “Il giorno più bello della mia vita è stato quando è morto mio padre”. Allora forse non l’amavi così tanto…..?

R: Può sembrare una provocazione, ma non lo è. Innanzitutto scopri che una persona che ami non muore e quindi che la morte non ha poi tutto questo grande potere.Una persona muore nelle piccole cose, che sono anche grandi per carità, non puoi più telefonarle, abbracciarla, comunicarle certe cose. Però queste piccole-grandi cose sono accidentali, la morte non va incidere nella sostanza della perdita. La persona sopravvive nel ricordo. Inoltre quando provi un dolore, vero e pieno, è qualcosa di bello, perché provi un’emozione profonda, concreta. Il dolore è un sentimento bello.

D: Ma allora sei un masochista?

R: Sono nella vita e so che il dolore fa parte della vita. Se vuoi chiamami masochista….

D:
Ma da dove ti arriva questa profondità d’animo che ti caratterizza da quando ti conosco? Insomma, avresti detto una cosa del genere quando avevi sedici anni?

R: Sono sempre stato un ragazzo sensibile e serio, così dicevano. Trovo però indiscreto volermi conoscere troppo. A sedici anni però mi piaceva John Travolta. Mi hanno sempre colpito le persone, i volti. Vedo il volto come qualcosa da raggiungere….Devo arrivare a capire un volto, diverso di giorno in giorno.

D:
Torniamo al cinema. Uno dei tuoi punti di riferimento è Truffaut, ma, con rispetto, conoscendo te e la tua opera, mi sembra che Truffaut ti abbia influenzato molto marginalmente nel modo di fare cinema o nella tua poetica. Puoi spiegarci come nasce e che significato dai a questo grande amore per Truffaut?

R: Il primo contatto con Truffaut sono state le immagini della corsa sul ponte di Jules e Jim, su una rivista di cinema. Ho trovato splendida questa foto, la vitalità e la gioia che sentivo in questi attori, l’energia. Il primo film visto fu I quattrocento colpi e lì mi colpì fino alla lacrime. Truffaut è un regista che mi commuove, non è una commozione facile, strappalacrime. Mi commuove il mistero. E poi amo persone e cose diverse da me. Io non ho la gioia e la vitalità dei protagonisti di Truffaut, sono passivo e pigro,al cinema sono contento se mi annullo dentro uno schermo, sono contento se mi dimentico di esistere, di avere un corpo, delle palpebre. Quando mi dimentico di questo, in una sala buia, facendomi divorare dal racconto e dalla luce son felice.

D: Anche nelle tue poesie viene fuori sempre questo elemento del corpo, delle visite mediche che ti costringono a ricordarti di avere un corpo….

R: Sì, anche la mia poesia nasce dal rifiuto del corpo.

D: E si ispira a qualche modello letterario?

R: Sì, penso a Baudelaire. Rimasi colpito dalla lettura dell’ Albatros, sempre con mio padre. Le prime composizioni erano sicuramente ispirate a Baudelaire, parlavo sempre di vermi, della malattia.

D: In Parco di parole, la tua seconda raccolta, sei ossessionato dai tumori…

R: Fin da ragazzo ho sempre avuto intorno tumori. Mio nonno è morto di tumore, una cara amica di mia mamma, Lara, ha perso la vita a 44 anni per un tumore.Avrebbe cinque anni in più di me adesso, mi fa una grande impressione. Ma vivo sempre nel ricordo di chi non c’è più e il ricordo lo sento come un organismo vivente, non come qualcosa di astratto. Anche Traum l’illusionista è dedicato inconsciamente a una mia compagna di scuola che a sedici anni è morta per un ictus, mentre stava danzando. Era un compagna di scuola che mi ha eccitato moltissimo, nei miei sogni, nelle mie fantasie…Perderla vuol dire renderti conto che la vita è un’ingiustizia.

D: Le donne e l’eros fanno sempre parte delle tue poesie. Forse l’eros è qualcosa che ti vivifica al cospetto della morte, Eros e Thanatos, insomma. Anche le donne che scegli nella vita sono diverse da te, come i film e i registi?

R: Tranne l’ultima, Valeria, in linea di massima sì. E poi quasi sempre più grandi di me.

D: Una domanda leggera, ogni tanto piace anche a me fare il guardone dell’anima:.la prima volta di Ricky Farina.

R: E’ stato con una di 33 anni, io ne avevo 18. Si chiamava Florence, era francese e qua ritorniamo sempre alla Francia…Baudelaire, Truffaut. Fu bello, ma mi sconvolse perché alla fine lei voleva un bambino da me. Sembrava la classica situazione, la nave-scuola, la donna di 33 anni che ti svezza, poi prima di partire per Neuchâtel, dove abitava, mi confessò che le si era staccata la spirale. Non mi disse nulla prima perché voleva avere un figlio da me…Tu pensa..

D: E poi com’è andata a finire ‘sta storia?

R: Potrei avere un figlio in giro per il mondo, ma mi sembra molto strano, non lo so. Lei poi, infatti, mi mandò una cartolina con scritto: “Non mi sono ancora arrivate le mestruazioni. Ciao Riccardo”. Poi sparì.

D: E invece l’ultima volta di Ricky Farina?

R: (ride) Con Florence è stata la prima e ultima volta…Con Valeria, invece, qualche sera fa. Mi ricordo più volentieri le prime limonate con Arianna e poi con Monica, la più bella della classe, alle feste, quando si giocava al gioco della bottiglia. E’ bello il gioco della bottiglia, no? Se avessimo ancora il coraggio di farlo a 40 anni! Adesso alle feste siamo tutti seri, in coppia, si mangia, si beve, si fuma, si dicono cazzate e vaffanculo….Non ci si tocca più! Almeno una palpata, una lingua in bocca…Adesso ti annoi terribilmente, siamo maturi, siamo invecchiati, dobbiamo comportarci come degli stronzi…

D: Adesso il massimo divertimento alle feste è farsi l’acido, la canna, ubriacarsi, forse…

R: Io non mi sono mai drogato sul serio. Canne sì, ma acidi e roba del genere mai. Perché mi sento già in acido io….

D: Quando ti sei reso conto, invece, che era giunto il momento di fare un film, di passare all’ ”azione”. Quando il guardone Farina ha deciso di partecipare in prima persona, insomma?

R: Ho avuto la netta sensazione che qualcosa fosse cambiato dopo aver conosciuto Silvano Agosti, che mi ha messo in contatto con Charlie Owens, un regista anglo-africano. Sono stato sul set di Nikebe ed è venuta anche a me la voglia di fare un film. Ho conosciuto poi diverse persone che mi hanno aiutato nel progetto, compreso il mio amico Valentino Murgese, che ha messo i soldi per La Vampira emofiliaca.

D: Ecco, tu hai firmato alcuni corti accreditato insieme a Valentino Murgese. Non hai mai avuto paura che questo sodalizio potesse incidere sulla paternità di quelli che in effetti chiami “tuoi film”….Sì, sono tuoi film, ma c’è stata sempre la presenza di Murgese insieme a te. Mai avuto paura di dividere un eventuale successo o un semplice riconoscimento…?

R: No, non bisogna essere feticisti. L’io, l’individualità è una forma di feticismo che andrebbe superata e poi ci sono molti registi in coppia che hanno fatto capolavori, come i Taviani. La collaborazione con Valentino è stata giusta così, in quel momento. Però d’ora in poi farò anche cose da solo, ma con Valentino ci siamo trovati talmente bene, soprattutto perché per me il cinema è una forma di amicizia, lo faccio con gli amici, senza aspettarmi un guadagno.

D: Finora hai diretto e prodotto corti. A prescindere dai soldi, sei pronto per un lungometraggio?

R: Ci sto pensando, mi sento quasi pronto.Non ho ancora una sceneggiatura nel cassetto, però mi butterei se arrivasse l’occasione. Sarebbe una cosa molto leggera, con una piccola troupe, però non mi dispiacerebbe.

D: E il film di cui sei più soddisfatto?

R: Non vorrei sembrare presuntuoso, ma le poche cose che ho fatto mi piacciono tutte, escludendo La vampira emofiliaca, che ha un valore diverso, è il film d’esordio, ma non per questo meno importante per me. Sono molto soddisfatto dei ritratti dei poeti, che vorrei continuare a fare, lasciarli ai posteri.

D: Mi sembra doveroso, per concludere, dire due parole su Vietato respirare, il tuo corto in gara al Festival Cinemambiente di Torino…..

R: Sì, è un film nato così, dal caso, non costruito a tavolino. Volevamo sentire l’ “odore” della notizia, oltrepassare il televisivo, bucare lo schermo. E’ un film che vuol rendere giustizia a Napoli, un atto d’amore e un grido d’allarme al tempo stesso. Abbiamo lavorato con gente della strada, per ascoltare le loro impressioni a caldo. L’unica scena “preparata” è stata quella con una modella che passeggia vicino al mare con una mascherina sul viso, l’unica trovata fiction, se così si può dire.

Grazie Ricky e alla prossima.


Carlo Lock



Qui di seguito il ritratto cinematografico di Silvano Agosti, girato da Ricky Farina










venerdì 17 ottobre 2008

Alienazione scuola

Ottobre e novembre sono da più di un decennio i mesi deputati alla contestazione studentesca. Premettendo che qualsiasi ministro della Pubblica Istruzione ha avuto di che essere contestato nella storia (e quindi non è il Ministro in carica l'oggetto del malcontento, ma forse, qualcosa di più profondo) ciò che è stato tipico delle rivolte (chimarle "rivolte" è puro ottimismo) giovanili anni '80 e '90 è la concessione dall' "alto": agitazioni concesse, confinate, volute e seguite da pochi (leggi l'estrema sinistra), quasi uno sfogo infantile, a cui è sempre seguito un ritorno all'ordine.
In questi giorni si tenta di bloccare il decreto Gelmini, il taglio dei fondi alle università, propositi giusti e sembra che la contestazione coinvolga differenti parti sociali, compresi i professori stessi. Siamo comunque dentro una spinta rivoluzionaria debole. Mi sento coinvolto perché lavoro con gli studenti, li sento gli studentelli medio-borghesi, che si lamentano perché hanno trovato la porta chiusa dell'aula.
"Non si fa lezione! O contesti o te ne torni a casa".
"Ma io se sapevo me ne stavo a letto a dormire".
"Hai avuto tutto il tempo del liceo per dormire alle manifestazioni, ora è tempo di svegliarsi".
La cosa tragica è che nessuno si sveglia mai e, continuando a dormire, lasciando le preoccupazioni (e l'azione) soltanto a quelli dei collettivi di estrema sinistra le cose non cambieranno mai. Mai sentito il detto "l'unione fa la forza?"
La gente che giustamente si lamenta di questa Italia, di questa disoccupazione, di questa istruzione e che non fa nulla, ci sta lentamente assassinando e si sta assassinando con le proprie mani. Noi nichilisti siamo propensi in casi estremi a un suicidio collettivo, nulla da temere. Ma mi rivolgo agli altri, soprattutto a quelli direttamente coinvolti in queste faccende.
Il mondo della scuola è l'antecedente del mondo del lavoro, l'alienazione per eccellenza. E' mai fregato a qualcuno di studiare a quindici-sedici anni? Siamo onesti...Chi studiava lo faceva per la mancia di papà, per il bel voto, per la buona reputazione, al limite. Chi non ha mai bigiato, chi non è stato mai colto impreparato? Già i nostri nonni si lamentavano della scuola....I non pochi film e romanzi sulla scuola descrivono solo il "contorno" scolastico : flirt, ragazzate, problemi esistenziali, divertimenti, gite scolastiche. Il professore è un alieno in terra straniera, è una figura che si parla addosso, autoreferenziale, il suo destino è quello di farsi prendere per il culo. Esistono eccezioni, ma nell'arco di mezzo secolo sono minoranza. La poesia è insegnata da chi non sa scrivere una poesia e la matematica è insegnata da chi non sa in che secolo è nato Galilei, ecco cos'è la scuola.
E questa profonda, presenza alienante della scuola ha inciso notevolmente anche sull'idea stessa di contestazione, che è da sempre prerogativa di un'immagine distorta della sinistra, scansafatiche, inconcludente e traviatrice di "bravi ragazzi" che sono in aula per seguire la lezione.
Ciò che fa la differenza è bigiare o non bigiare la lezione, non è tentare o non tentare di fare pressione sulla società per piegare gli altri verso i nostri legittimi e negati interessi.
Quando qualche studente avrà il coraggio di fare autogestione il mese di maggio forse qualcosa sarà davvero cambiato. Per ora lasciamo in calendario ottobre e novembre...

mercoledì 15 ottobre 2008

Piccola fantasia erotica

Ieri è stata una giornata all'insegna del lirismo più sfrenato. Oggi invece è la carne che domina.
Poco male: rientro a mezzogiorno, in autobus sale una dipendente dell'azienda trasporti a far compagnia al collega autista, anche lei una probabile conducente, una tranviera/autobussiera, insomma. Ma che conducente! Mamma mia, capelli biondi, un viso curatissimo, due occhiali scuri una bocca rossa, disegnata con la matita.
Una manina carnosa, né troppo lunga, né troppo corta, dalle unghie smaltate, che gesticolava nervosa, si apriva e si chiudeva a mo' di chela, facendo perno sul pollice, una manina prensile che afferrava il vuoto.
E così, di colpo, le mie fantasie di carne sembravano fuoriuscire dal frullatore affabulatore del mio cervello, fantasie incontenibili. E quella manina di colpo l'ho sentita nel mio culo, prima leggera leggera, poi le dita che cercavano di aprire un varco, che si affondavano nel mio ano, agitandosi con violenza, cercando l'impossibile dentro di me, un pugnetto guizzante. Poi quell'immagine è spirata dalla mia mente, come caduta da una scala ed io sono sceso dal bus e quell'immagine l'ho vista agonizzante sull'asfalto, cancellata dai pneumatici di passaggio.
La vita è anche questa.

martedì 14 ottobre 2008

Si può campare con la poesia?

Questa mattina, vicino all'università, ho incontrato un poeta di strada, Lorenzo Mullon e mi ha spiegato cosa vuol dire campare con la poesia: appostandosi agli angoli delle strade o nei parchi, vendendo delle stampe molto artigianali, alla buona. La sua è una sfida al piccolo mondo per proporre il grande mondo, quello dell'interiorità, della luce poetica umana. Gli studentelli della Statale lo sfioravano come razzi...vicini vicini e poi sparati come frecce, pronti ad allontanarsi e a schiantarsi chissà dove nella nebbia dell'indifferenza. La filosofia di Lorenzo è la poesia faccia a faccia, genuina, lontana da barriere, da schemi, dalla tecnologia della Rete. E forse oggi, solo oggi, grazie a lui ho capito cos'è per me la poesia, cosa cerco nella poesia. Non amo i versi a distanza, forse cerco l'amore che la poesia in parola mi può lasciare, quella parola che è carne e corpo, l'amore per una persona e il suo mondo, altro dai versi scritti. La poesia è l'amore grande come un campodoglio nell'oceano, così grande e così introvabile. I poeti sanno cos'è l'amore, il bel vivere (anche quando parlano male della vita). Purtroppo è difficile trovare i veri poeti, perché molti fanno i poeti, ma non hanno l'essenza del poeta.
Lorenzo mi ha detto: "La poesia una volta era vicina alla filosofia". Verissimo, quindi potrebbe essere anche una condizione dell'anima che si estrinseca nel linguaggio scritto, quale che sia, non un volgare componimento in metrica e basta. E poi nella poesia c'è posto per tutto: per un albero, per uno stronzo, un peperone, per un ferro arruginito.
Nella prima pagina del suo libricino colorato, ma spoglio e anonimo, Lorenzo mi ha scritto: "A Carlo in armonia. Un giorno sapremo abbracciare il cielo senza restare a mani vuote".
E poi a ogni pagina un suo pensiero, eccone qualcuno, nel quale mi sono profondamente rispecchiato e per chi mi legge dall'inizio è forse qualcosa di ovvio:

Saremo salvi
quando non ci vergogneremo
dei nostri pensieri
e le parole
non saranno più simboli
ma il cuore stesso
delle cose.
***************************************

Se fossi troppo grande
nessuno mi potrebbe abbracciare,
invece l'umiliazione rende piccoli
e ci stringe intorno il cuore.
***************************************

Nella vita non succede niente
ma proprio niente,
solo "ciao", "ooohh" e coccole
e ogni giorno si riparte così.
Se credi che debba capitare
per forza qualcosa
o altri inutili pensieri
hai sbagliato gioco.
****************************************

Ringrazio i poeti vicini e lontani, che vogliono campare di poesia. Ho bisogno dell'amore che mi date e della vostra sofferenza, del vostro dubbio di esistere. Quando ho salutato Lorenzo ho fatto un altro incontro, una ragazza carina, la conosco da pochissimo, un po' mi piace. Volevo fermarmi un attimo, spinto dall'entusiasmo, leggerle qualche poesia e chi se ne frega il lavoro!
Ho pensato a un'orgia poetica spirituale con lei, insieme a me e Lorenzo. La sua risposta mi ha ricondotto di prepotenza sulla terra: "Scusa, sto andando in bagno e poi devo proprio scappare". E allora è proprio vero che sulla terra non succede niente!
Ciao Lorenzo!

domenica 12 ottobre 2008

Un video new-romantic

Sulla canzone di questo videoclip , I like Chopin di Gazebo, è inutile parlare. Penso che ormai tutti l'abbiano ascoltata almeno una volta nella vita o la ricordino perfettamente. Sul connubio immagini-musica, bè, è una bella sensazione, con quello scenario anni Trenta. Questo videoclip vorrei averlo fatto io. L'ho ripescato integrale e la sua visione esalta le potenzialità romantiche della canzone, forse l'unica, che, instancabilmente, mi fa sognare, mi riporta negli sconosciuti territori dell'amore, del ricordo, dell'infanzia, dell'epica sentimentale.
Dedico queste immagini a tutte le donne in linea.


sabato 11 ottobre 2008

Lode al preservativo

Pare che oggi gli italiani, in particolare al Nord, non amino troppo usare i preservativi.
Secondo l'infettivologo Mauro Moroni (Fonte: "Corriere della Sera", 9 ottobre 2008) sembra che a Milano ci siano tre nuovi infettati al giorno di Hiv, di età compresa tra i 30 e i 40 anni (padri di famiglia, professionisti, gente cosiddetta "normale"). 1 milanese su 5 utilizza regolarmente il condom, il dato è preoccupante. E c'è chi ancora si fida dell'aspetto di una persona per azzardare che non sia infetta. La cosa che sconcerta è che l' Italia sia un popolo di miscredenti e laici che non usa il preservativo e ha un bassissimo tasso di natalità. Siate almeno coerenti, usare il preservativo è bello anche solo per contraddire la Chiesa, no? E poi, ragazzi, non si scherza con la vita, semmai lo si può fare con la morte.
Io, come al solito, sono la voce fuori dal coro: lode al preservativo! Io amo usare il preservativo e non è solo una questione di sicurezza e di protezione, dato che non ho una compagna fissa.Diciamo che un eiaculatore precoce come me ha bisogno di attutirsi un attimo e di perdere sensibilità per riuscire nella "copula" (ma devo dire che neanche il più ritardante dei condom riesce a dominare l'impeto della mia erezione) e poi, lasciamo perdere l' Aids, sono al riparo anche da una cistite. Non vi auguro di provarla....Non sono allergico al lattice e di perdere la sensibilità non me ne frega un cazzo..Sono più interessato al bacio e ai preliminari .Credo che se fossi realmente sensibile avrei un infarto dall'eccitazione. No, forse esagero....ma sono comunque un caso clinico ("magari anche poliedrico", cantava Baccini). Inoltre ho usato spesso i preservativi come serbatoio di sperma post-masturbazione, per evitare di sporcare di qua e di là. E' comodissimo, credetemi. Detto questo, sono testimonial di quanto affermato nell'articolo del quale si stava parlando: sono riuscito ad avere poche storie fisse e ad avere pochi rapporti occasionali (non mercenari) anche (ma non solo) per il semplice fatto che le ragazze di turno hanno sempre rifiutato, al mio cospetto, di sottoporsi all'esame Hiv, di accettare il preservativo o di prendere la pillola del giorno dopo. Molte discussioni o molti rifiuti non sono nati da quello, senza desiderare nemmeno un figlio. Sono sfortunato io? Può darsi. Però vado abbastanza fiero di chiedere l'esame Hiv e di sottopormici se qualcuno me lo richiede, non ci trovo nulla di offensivo o di ridicolo. Chi rifiuta tutto questo, con me chiude in prima istanza. Non si può amare una persona se non si ama la vita, la vita in generale di tutti. E c'è chi crede ancora nel coito interrotto, sì, ma non pensa all' Aids. Sappiamo benissimo che per essere sieropositivi la scusante del "bravo ragazzo" non basta più, basta solo un rapporto sbagliato con una persona per infettarsi. Amo scherzare con la morte, ma non con la vita.
E il suicidio incosciente non lo sopporto. Bisogna essere consapevoli anche del proprio suicidio, non si può rischiare la vita e poi lamentarsi...."Oddio mi sono sbagliato, che sfigato che sono!"
Perciò più che lodare il preservativo ed evitare certa gente non posso fare.


Guardate che simpatico questo cortometraggio



giovedì 9 ottobre 2008

Morte di un piccione

Non credo che assistere all'agonia di un piccione in galleria in piazza Duomo sia qualcosa che possa importare a qualcuno.Eppure un piccione io non l'avevo mai visto morire dal "vivo". Buffo concetto,quello di morire dal "vivo", non è vero? Non l'avevo mai visto, per di più, addentando un hamburger, ecco forse la cosa più singolare.
Qualche giorno fa ero infilato in un Burger King a mangiare, pieno di raffreddore, opaco e assente, quasi in preda agli effluvi dell'alcol. Il mio unico desiderio era quello di tornare a casa a dormire (anche oggi ho avuto questo desiderio e pensavo alla battuta di un comico, Giancarlo Kalabrugovic, che affermava di fare, per lavoro, il collaudatore di materassi fino a mezzogiorno). Avevo un doppio hamburger sostanzioso che maciullavo sotto le mie fauci, pomodoro, insalata, cetriolo. La mia bocca triturava e attraverso la vetrina c'era un piccione sfilacciato e appiattito per terra che, inizialmente, compiva goffi passi, poi, quasi in preda a una distrofia muscolare, i suoi movimenti si sono tutti rallentati e bloccati. Riusciva soltanto a sbandierare un' ala grigia come richiamo di soccorso. Niente. Chi vuoi che soccorra un piccione? E' assurdo, soprattutto a Milano poi!....Ma la sofferenza si nota in ogni sua forma. L'uccello perfettamente immobile. Poi ancora qualche barlume di forza, ancora qualche roteare d'ali, il corpo steso e inerte. Ho mangiato con avidità il mio hamburger, giusto il tempo che il piccione morisse definitivamente, così, davanti a una vetrina. Ragazze in minigonna, signore imbellettate si fermavano davanti a quella boutique smaltata in oro, i tacchi volavano a un centimetro dalla bestiola. Non siamo in Africa, in India, siamo nel centro di Milano, gli uccelli "spazzini" non arrivano da lontano, nessun avvoltoio, nessun uccellaccio avrebbe potuto accorrere sulla carogna e spaventare le signore. Ma quanto lo avrei voluto!
Con noncuranza, depositavo il mio vassoio nell'armadietto-poubelle del locale e pensavo fino a quanto tempo quel piccione sarebbe rimasto lì.
Uscito fuori andai ad osservarlo da vicino, era definitivamente morto. Cercai uno spazzino, ma il fottuto lavoro richiamava, non c'era tempo..."non c'è tempo" è la parola d'ordine. Non si può nemmeno morire a caso, bisogna prendere un appuntamento col destino, con uno spazzino. Come contropartita, di mestiere amo rubare il tempo agli altri, ma, ancora nessuno mi paga per questo. Cerco di fare del mio meglio, ma soprattutto del bene.

martedì 7 ottobre 2008

Vaffavideo collection

L'atto più liberatorio, più igienizzante, più stemperante.....l'esplosione di un vaffanculo alla persona giusta e al momento giusto.
...e 'fanculo alla diplomazia!







Conoscete Manuel Manu?

Per essere in grado di conoscere Manuel Manu (che non è una persona, ma due persone) occorrono i seguenti requisiti, imprescindibili: essere uno studioso di musica pop e televisione anni '80 (titolo equipollente: dj); aver vissuto intensamente il periodo stando ore davanti alla TV; essere un internauta Youtube-maniaco.
Stiamo parlando di un duo pop-melody, classificabile oggi nel "trash" (ah..quanto odio questa parola!) composto da un autore-produttore romano Roberto Zaneli (era il tempo che gli autori si cimentavano cantanti per qualche stagione) e una ragazza, Adriana Rizzo. Insieme hanno costituito "Manuel Manu" e si sono distinti per la sigla TV del programma estivo Fresco fresco, condotto da Barbara D' Urso, in onda su Raidue nel 1981. Il brano si chiamava E' strano ti amo, una canzoncina molto smielata, di rilievo popolare, nata per lo scopo a cui era destinata. Non molto dissimile il 45 giri dell'anno precedente T'amo amore mio sullo stile "cugini-di-campagna". Nel 1982 Manuel Manu compie una svolta, al miele preferisce il peperoncino in salsa new-wave e nasce il brano Toccami toccami, una ballata elettro-pop, svelta e incalzante, in perfetto stile easy-80s, il cui biglietto di visita è: Che ingenuità far l'amore solo quando ti va! E allora? Toccami toccami dai/ e mi ami/Toccami toccami dai/allunga le tue mani/toccami toccami dai.
Su Youtube ho potuto recuperare un filmato altrettanto raro, un provino per immagine della canzone, una specie di videoclip costruito attraverso e mediante un provino a cui era stata sottoposta la candidata nuova cantante del duo, una tale Lory (poi scartata, forse non sufficientemente trasgressiva d'aspetto per il tipo di brano).La versione ufficiale (quella si può ascoltare) è cantata da Zaneli e Adriana Rizzo (che si presentò in una trasmissione abbigliata in un modo alquanto ambiguo, da sembrare un po' androgina). Notate come, nel filmato, tutto è perfettamente anni 80:una predominanza delle immagini, primi piani sui volti, una chitarra acustica che viene suonata per finta e non se ne avverte traccia sulla base, atmosfere molto casilinghe, un romanticismo algido e recitato, che contrasta con i contenuti della canzone, il dondolare ritmico di Lory, molto simile a Romina Power (e tra parentesi preferisco Zaneli ad Albano). Insomma, possono canzoni stupidine come queste riempire un'esistenza, mandare in delirio, riempire pagine di un blog? Quale potere hanno su di me e sugli altri? Di certo canzoni così non ne fanno più. A chi risponde "meno male" ribatto dicendo che il genere "trash" non esiste più perché è tutto "trash". Quindi, assuefatti di merda non si può più riconoscere la vera merda e magari si scambia ciò che è bello con ciò che è brutto...L'oro diventa fango, il fango diventa oro, per dirla tutta.
Negli anni 80 il genere commerciale era commisurato a livelli standard più alti di quelli di oggi.. oggi il piattume (e pattume) melodico e di arrangiamenti la fanno da padroni.
Se qualcuno è in possesso di un filmato migliore di quello che vi propongo (soprattutto per la qualità audio, me ne scuso, me lo faccia sapere).


giovedì 2 ottobre 2008

Il nichilismo come ospite

Il filosofo Umberto Galimberti propone un'acuta metafora per descrivere il nichilismo serpeggiante del XXI secolo: egli pensa, come già fece Nietzsche, che sia un ospite, che si nasconda tra le pieghe dell'esistenza dei giovani. L'intero saggio del 2007 L'ospite inquietante.Il nichilismo e i giovani (ed. Feltrinelli) naviga intorno al problema dell'incomunicabilità dei ventenni di oggi, cercando di comprendere da un punto di vista filosofico cosa si nasconda dietro le sbornie, i suicidi, le cubiste dodicenni, il bullismo a scuola e lo scarsissimo profitto. Non nego che io subisca e abbia subito gli influssi del nichilismo novecentesco, che questo sia un blog nichilista....Chi non lo ha ancora capito? Purtroppo mi sento tirato in causa da Galimberti, però io sono un nichilista "perbene" (ho pensato al suicidio ma non lo metterò mai in pratica, ne sono sicuro), subisco il fascino della notte ma senza la discoteca, non butto i sassi dal cavalcavia. Insomma la mia disperazione, essendo quella di una generazione fa, non è ancora al culmine e forse mai lo sarà. Però al contempo non posso disfarmi del nichilismo, sento che mi appartiene, è dentro le mie vene. Vorrei anche spiegare cosa il nichilismo sia (ed è esattamente come lo intende Galimberti): esso è molto più in là del pessimismo. Il nichilismo è il vuoto dell'attesa, speranza e gloria vanificate, l'equipollenza di bene e male, l'uno-vale-l'altro, una saturazione omologante che non riesce a guardare al di là del proprio naso; il nichilismo è criticismo allo stato puro, la purezza del caos senza soluzioni; è anche un problema di regolazione del desiderio: quando è troppo o è troppo poco bisogna diminuirlo o aumentarlo, con sostanze estranee al normale bio-ritmo del corpo (la parola droga vi dice nulla?). Quando ci si rende conto di essere un piviere (l'uccello del Gorgia di Platone che si nutre e nel contempo defeca), che si abbuffa e vomita emozioni come un bulimico, vuol dire che le emozioni stesse hanno perso la loro funzione di protezione autoregolativa. Se tutto è artificiale (le emozioni volute apposta o rifiutate, il desiderio che tormenta invece di essere piacevole) vuol dire che un mondo-in-sé non esiste più, un ordine non c'è. Il pathos del nichilismo, infatti, come voleva Nietzsche, è il tentarne il suo superamento, godendone la sua incertezza esistenziale, rinchiudendolo tra mura artificiali. Il nichilismo attivo è proiezione ottimistica ma senza conoscerne le conseguenze, una corsa da bendati o se si preferisce, un'esistenza sorretta dall'artificio, dall'inautentico. Tuttavia, Galimberti, se da un lato descrive, molto debolmente, il superamento nichilistico, dall'altro si prodiga in una retorica da pedagogo ed educatore matusalemme, puntualizzando il corretto ma non il giusto. Galimberti è nichilista nello stesso nichilismo, la retorica della parola, del già sentito, la filosofia della chiacchiera, non riesce a rimpiazzare l'avidità di speranza che manca in tutti noi. La parola d'ordine del nichilismo è "niente" e "nessuno", è ovvio.Più che spaventare presunti genitori che si vogliano approcciare alla lettura del suo libro, Galimberti non fa. Che si vuol fare di questi giovani? Farne una pulizia in senso nazistico per salvare il pianeta terra? Impedire le nuove nascite? Cullarli amorevolmente? Interessarli alle proprie virtù? (come dice l'autore), abituarsi a una nuova generazione? Convincersi che Galimberti e i media in generale forniscono solo una versione della verità (non il giusto)? Sopportare il sopportabile? Diventare tutti nichilisti per comprendere il nichilismo? Diventare tutti cattolici bigotti per sconfiggere il nichilismo? La risposta è nichilista: a mio parere non c'è. Ed anche la MIA risposta è nichilista: vivo la mia vita così come viene, coltivando i MIEI affetti e i MIEI valori, magari anche religiosi. Così dicendo farò la felicità di Galimberti: il nichilismo è un ospite che difficilmente lo puoi buttare fuori di casa. Ma devo anche dirgli che i giovani si rendono conto eccome di soffrire.

A me salva l'ironia....


mercoledì 1 ottobre 2008

Ah...l'amore

L’amore non è per me quella monotonia di sentimenti appiattiti dentro uno stagno di melassa, non è la banale cecità che confonde un singhiozzo concupiscente verso una teen-ager sculettante con l’ombelico di fuori e lo chiama amore, non è prestare un fazzoletto o cedere il posto in autobus a una vecchina, non è il desiderio di andare a letto col vicino/a di casa, non è neanche desiderare di sposare qualcuno.
L’amore è come Dio, nessuno sa cos’è.
Sono contro tutti i bestemmiatori del pianeta terra che “credono” di innamorarsi di qualcuno o di voler bene a qualcuno.
Tutto svanisce..solo l’amore vero resta, ma è un’impresa colossale amare...pochi, forse nessuno sa cosa vuol dire...
Credono tutti di sapere, ognuno dà la sua versione ("che cos'è per te l'amore?"). E' proprio quel "per te" che suona come una fallacia, l'archiviazione dell'amore a un'opinione.
E poi certa gente dice: “Sesso senza amore? Mai e poi mai”, come se non sapesse che in fondo ha fatto sempre sesso nella sua vita e in certi squarci di spiritualità intensa, di sublimità eterea lo ha chiamato “amore”.
Altri scambiano l’amore per schiavitù, diventano schiavi di un padrone e non possono viverne senza.

L’amore più bello è quello non vissuto proprio perché è il più perfetto, perché è un'idea, anzi un' Idea. E' l' amore per una ragazza in veste bianca che inviti a ballare, l’amore per una coppia spiata in un parco pubblico in silenzio, senza sapere chi è, cosa dice, l’amore per una poesia, per la passione raccontata in un film, la commozione di una madre che partorisce, la soddisfazione di avere aiutato un amico, un abbraccio al proprio padre in un momento di difficoltà. Si può avvertire l'amore in tanti modi, purché lo si ami da lontano, in una condizione che gli epicurei chiamerebbero "atarassica" (che non turbi l'anima, insomma). Da lontano l'amore è più bello perchè non nuoce, è quello che è nella sua bontà d'essere.
Quando l’amore, invece, tenta di farsi riconoscere impetuosamente, si incarna in una donna, in un uomo, in una persona cara a noi vicina, ecco che decade in una degenerazione senza fine e subentrano fattori deiettivi, perversi che lo fanno precipitare nella trivialità. Mi rendo conto di quanto sia platonica questa mia pagina di diario....però vi giuro che io non nasco per essere platonico.
L’amore diventa impegno, gelosia, scontro, tenerezza spesso posticcia, ebbrezza traditrice, distrazione d’essere, obnubilazione. L’amore svela il suo tratto incosciente, impetuoso. L'amore è tutto questo e per renderlo accessibile e giustificabile si dice: "l'amore fa crescere".
L’amore però vero è rimasto appeso in cielo o chissà dove, noi l’abbiamo afferrato per un lembo, lo abbiamo preso e lo teniamo con noi che non ci sfugga, crediamo di averlo trovato.
Pensiamo che la passione, la tenerezza che abbiamo catturato si ricongiungano con l’abitudine a frequentarsi, con l’altra metà dell’amore, ma quand’anche questo avviene, diventa noia, cancella la passione iniziale.La passione non è stabile, l'amore vero è stabile. Quindi se ci si annoia vuol dire che l'amore non ci ha raggiunto.
I figli, ad esempio, che pur sono un frutto d’amore sublimano la passione verso mete più caste. L’amore solo spirituale è comunque mancante di qualcosa, la fisicità.E ancora una volta l'amore è incompleto, non è totale.
Ecco dunque che l’amore "pieno" tanto agognato si annulla nell’atto stesso di compiersi, deve rimanere alienato in sé e per sé. Dunque così scisso non può neanche essere detto, può essere solo frammentato in varie espressioni linguistiche: passione, affetto, sesso,tenerezza, intesa, attrazione fisica, riconoscenza, gratitudine, fratellanza,carità, commozione, sentimento di purezza, compassione, agape. L’amore è anche deviazione: incesto, pedofilia, necrofilia, zoofilia.Ci può essere rispetto quando l'amore diventa pericoloso per sé stessi e per gli altri?
L’amore è una grande faccia che cambia maschere in continuazione. Sotto le maschere, c’è LUI, l’Amore, ma non è afferrabile nemmeno linguisticamente.
Rimane solo il problema linguistico di una comodità d’uso: “l’amore, tanto per intenderci, tanto per parlare”. L’amore non può essere, per l'uomo, una cosa sola, grande e soddisfacente. L’amore trovato non soddisfa mai..l’amore cerca nuovo amore, ritorna sui suoi passi, si converte in odio, poi magari si ritrova da sé e si cerca di nuovo.
Chi usa troppo spesso la parola amore, in realtà è solo un impostore.
Si dice che Gesù abbia predicato l’amore. Lo ha solo predicato e null’altro.
La sua morte in croce ci ha insegnato questo.