giovedì 25 settembre 2008

Il Camaleonte

Sono un camaleonte di pensieri,
una sottana di esistenze rappezzate,
ho pensieri da camaleonte

idee maculate.
Rinnovando e rinnovando

sparendo e nascondendo
coprendo e scoprendo
ecco il mio non esserci
ed invoco un solo colore,
un colore di bandiera

un'aderenza di esistenza.


mercoledì 24 settembre 2008

"Scoprendo" Elisabetta Rocchetti

Da tempo seguo la carriera di Elisabetta Rocchetti, e già m'immagino il lettore sprovveduto di cinema che si chiederà a chi corrisponda tale nome. "La Rocchetti? Mai sentita nominare!"
Cari amici, è una mia compagna di scuola che mi ero fatto all'età di 19 anni e che ora è attrice! E con questa dichiarazione spero almeno di finire su "Chi" il prossimo mese.
Aggiungo.....MAGARI....(fosse così)! Non finirò dunque su "Chi" (rima casuale).
In realtà fino a qualche anno fa per me la Rocchetti era una perfetta sconosciuta, uno di quei volti che vedi sempre come il prezzemolo nelle fiction e nei film italiani a cui non riesci a collegare un nome. Ma io che sono sempre attento al volto, al nome, alla descrizione, alla data, affetto da una specie d'istinto feticista catalogatore, non potevo non indagare, non informarmi e non assimilare questo nome alla sensualità della sua portatrice: una bellezza ruspante, grezza, sbarazzina e acqua e sapone al tempo stesso, una romanità coatta e sfrontata contrapposta alla purezza dell'innocenza e della tenerezza. Questa, in sintesi, è Elisabetta Rocchetti, che ha un suo sito ufficiale e vanta un curriculum di tutto rispetto. Il suo primo ruolo da protagonista l'ha avuto ne L'imbalsamatore di Garrone, è stata premiata come miglior attrice europea al Festival Internazionale di Lecce con il film Kelle , ha avuto ricorrenti esperienze di lavoro con Peter Dal Monte (che l'ha fatta esordire nel film Compagna di viaggio), con Luca e Carlo Verdone e con Dario Argento (che l'ha voluta ancora una volta protagonista nel suo Ti piace Hitchcock?). Ora la si può vedere nella fiction Rai, ancora in corso, Terapia d'urgenza, nel ruolo di Ester, un'infermiera insicura di sé ma con l'animo puro e buono, in un pronto soccorso dove conta soprattutto prevaricare uno sull'altro.


lunedì 22 settembre 2008

Arte e storia dell'abbordaggio

Anche l'abbordaggio, il rimorchio o il tentativo di attaccare bottone con qualcuno ha una sua storia nel corso dei decenni, ha una sua geografia (a Napoli spesso si rimorchia per strada, in Svezia esiste il cosiddetto "rimorchio passivo").
Anche la musica popolare può diventare espressione di un'epoca e del raccontare una situazione-tipo.
Oggi in un mondo globale e saturo, anche il "rimorchio" non ha più un canone, una regola di riferimento fissa, sia per uomini che per donne.
Imbattendomi però in queste due "graziose" quanto "oscene" canzonette le differenze si notano eccome. In quale periodo si viveva meglio? Meglio un timido onanista platonico, dal cuore nobile, gentile e fiero che sospira una commessa davanti una vetrina di via Frattina a Roma o una tigre in discoteca che addocchia un maschione facendo a gara con le altre rivali? Due epoche diverse....ma in fondo in fondo preferisco il platonico di via Frattina. Anche la castità può essere oscena e ridicola.
Buona degustazione trash!





sabato 20 settembre 2008

Lucciole in estinzione

In campagna è sempre più raro trovare le lucciole, quegli insetti con il pancino che s'illumina. Ma ora anche in città sarà difficile trovare le "lucciole", quegli insetti con il pancino "illuminato" (dai fari di passaggio).
Su "Panorama" la ministra Carfagna per una volta ha rinunciato alla sua ipocrisia, affermando, a proposito della regolamentazione della prostituzione: "Noi siamo un paese cattolico. Non sarebbe pensabile quello che avviene in alcune città europee" (immagino che alludesse sotto sotto alla Germania e all' Olanda).
Insomma, io non sono riuscito a digerire questa frase, una frase che in nome del cattolicesimo non dà adito a speranza, ci illude apocalitticamente su un mondo sempre uguale a se stesso, immobile, e per di più, deciso dalla Carfagna, da cui non si dovrebbero accettare lezioni di moralità.
Il ddl di Suor Mara mira progressivamente al toglimento in toto (quale utopismo!) della prostituzione attraverso pesanti sanzioni, difendendo più che altro la bourgeoisie respecteuse che non le puttane stesse, che si sono difatti dichiarate scontentissime del provvedimento assolutamente repressivo e incapace di colpire il racket. La lezione di piccola-borghesia della Carfagna, prosegue con il concetto dell' "ognuno a casa propria". Della serie: "io signora della buona borghesia mi disinteresso delle zozzerie delle puttane, le facciano con quei zozzoni dei clienti al riparo dai miei sguardi, in appartamenti al chiuso, ma che se li gestiscano loro, non certo il governo metta becco, anzi aumentiamo pure gli affitti così sono costrette a sloggiare".
I cittadini, inoltre, si renderanno assolutamente complici nell'impedire la prostituzione in appartamento.
Quindi stiamo parlando solo di una questione di decoro, non di sostanza.Ciò che interessa è non avere spettacoli osceni davanti agli occhi. Tutto qui. Il mestiere più antico del mondo desterà sempre interesse,ma nell'incognito privato di ciascuno di noi, avendo ben cura di non esternarlo al prossimo.
Va da sé che il tasso di prostituzione in un Paese è direttamente proporzionale al tasso di repressione. La richiesta esagerata di puttane (come avviene a Milano, per esempio) esiste perché o non si scopa o si scopa male, oppure esiste dove la famiglia non è solida, dove la solitudine e la nevrosi la fanno da padroni. E un governo si deve interessare anche della sessualità dei cittadini, perché la sessualità è benessere. Ora in Italia si aggiunge repressione su repressione, perché il nostro Paese non è pronto come la Svezia a una politica repressiva sulle prostitute, perché nel nostro Paese non si vendono i sexy toys in farmacia e nemmeno esiste una distribuzione capillare dei perservativi in qualsiasi bar. Aumenteranno pure i già non pochi stupri per le strade. Carfagna, io voglio i sexy-toys nelle farmacie, voglio una politica per far sposare le donne in difficoltà economiche, voglio i parchi nudisti cittadini, bar frequentati da scambisti alla luce del sole e a basso costo...Solo così si può accettare la repressione della prostituzione a suon di multe senza proporre una pars construens. E voglio una politica chiara e definita per il recupero delle donne ignobilmente sfruttate. Altrimenti me ne vado via un giorno e lascio a te quest'Italia cattolica che ti piace tanto ma che fa schifo a molti.





giovedì 18 settembre 2008

Lingua e dintorni

La lingua è l'unica zona di confine tra il dentro e il fuori, è l'unica budella non oscena. Basta saperla trattare bene e muovere con arte.






Van Gogh e Gauguin

.....La follia spennellata, la vita fissata e dipinta, la vita rincorsa tra Olanda e Francia.
Ecco un riassunto musicale di Roberto Vecchioni del burrascoso rapporto tra Gauguin e Van Gogh


mercoledì 17 settembre 2008

Omaggio a Stefano Rosso

Stefano Rosso era uno di quei cantautori alla "mano" con la chitarra in mano, ironia trasteverina, stile vernacolare, impegno e satira pungente degli anni Settanta.
Morto ieri in un mondo che non sapeva restituirgli la dignità perduta (semmai qualcuno si ricordasse di lui).








Tra le sue canzoni mi è sempre piaciuta Letto 26 (Via della Scala), il racconto di una Roma attraverso un letto di ospedale.


lunedì 15 settembre 2008

Più dignità alla milza

Conosciamo davvero il nostro corpo? La milza, per esempio, vive nascosta nell'ignoranza della gente. Sappiamo tutti a cosa ci riferiamo quando sentiamo la parola "milza", sappiamo che è un organo dal colore rossastro come il mango, sappiamo che ci fa male spesso quando corriamo, sappiamo che i gatti lo mangiano. Ma qual è la sua funzione, perché abbiamo bisogno della milza? Non credo che piovano risposte univoche nell'immediato, ma solo idee vaghe e confuse. D'altra parte esiste lo scandalo della milza, che è la sua asportazione. Trattasi forse dell'unico organo del corpo umano dalla dimensione considerevole che può essere asportato integralmente, a detta dei medici, senza gravi danni per l'organismo. Nemmeno si invoca un trapianto splenico! Oggi ti trapiantano perfino la faccia, ma la milza non si tocca, si può sempre e comunque vivere senza.
In realtà, dopo essermi documentato, la mancanza di milza, soprattutto in giovane età, può provocare gravi scompensi al sistema immunitario e non è cosa da poco, in quanto produttrice di anticorpi, regolatrice del sistema linfatico e depuratrice dei globuli rossi invecchiati.
La medicina greca riteneva la milza produttrice della bile che generava l' "umore nero" (o melancolia) e Baudelaire ne I fiori del male la nomina all'inglese spleen e le attribuisce questa funzione, dandole un connotato romantico, crepuscolare. La milza è un organo ambiguo, forse perchè vive di un'ingiustizia gerarchica, forse perché pulsa nell'ignoranza della sua funzione reale..bè è un po' un organo oscuro, che a me personalmente mette molta inquietudine. Fin da bambino avevo paura che mi asportassero la milza da un giorno con l'altro. E dire che nel Talmud lo spleen (la milza) è l'organo del riso.
Dal Talmud a Baudelaire fino ai nostri giorni. C'è un film italiano, all'apparenza insignificante e fuori luogo sull'argomento, eppure credo sia l'unico film da me conosciuto che abbia aperto un varco sulla milza. Trattasi di Troppo forte (1986) di Carlo Verdone, che, se vogliamo, ha un incipit e un intreccio che si sviluppa intorno alla milza, è la storia del valore di una milza, un film interamente sulla milza. Si può essere sorpresi, ma se si dà una lettura ben indirizzata e in una certa ottica, i conti tornano. Troppo forte è un film splenofilo e splenofobo (lode e orrore alla milza). Il vero feticista e ossessionato della milza chi è? Un bislacco Alberto Sordi nel ruolo di un avvocato pazzo, che per far vincere una causa a Oscar Pettinari (Carlo Verdone), un coatto romano con velleità da attore, ma sfruttato e malpagato dagli americani come semplice stunt-man, obbliga il malcapitato a inscenare un finto incidente con un produttore che l'ha scartato a un provino e a farsi asportare la milza per avere i danni come parte lesa.

Uno che rinuncia a ottocento milioni e che ha paura di levarsi un pezzaccio di carne patologica perché è pure ingrossata....Se la butti al gatto, neanche se la mangia.

Ecco quello che diceva sadicamente Sordi a Verdone, durante una delle tante suppliche, un Sordi folle, che apriva sempre il suo libro di anatomia per ammirare il disegno plastico della milza, esclamando: "E' bella! Guarda che bella!"
E Verdone rispondeva difendendosi con tutte le forze, dicendo che il Padre Eterno era da ricoverare se si metteva a fare organi superflui. La sinossi è un po' semplificata, ma alcuni dei concetti-chiave di Troppo forte restano questi.
Ed il finale è come sempre amaro, in pieno stile verdoniano.
Di seguito una delle ultime scene del film.





E nel filmato successivo potrete osservare una splenectomia in laparoscopia. Sconsiglio agli impressionabili e ai deboli di stomaco la visione del filmato.



sabato 13 settembre 2008

Traduzione e mistero

Trovo affascinante la traduzione di un testo, la traduzione operata da un individuo tentennante e principiante, cioè non uno di quelli che ha in mano una lingua straniera, non un esperto insomma. In un lingua sconosciuta o semi-sconosciuta vi è un senso occulto del testo, un senso misterioso che si dipana e si svolge a poco a poco, si disvela per adombramenti, regionalmente, prospetticamente.Occorre arrivare fino alla fine in un percorso faticoso e, in questa piccola impresa, il senso si scopre in un moto progressivo, come un adolescente che scopre una donna per la prima volta in vita sua e la spoglia curioso ed eccitato nella penombra, non è bello vivere la storia di un romanzo in un botto, come, del resto, non mi piace la donna nuda d'un botto, quella che si spoglia in fretta e furia in piedi davanti a te.
Anche una trama, che sia in inglese, in tedesco, in francese, va ricostruita attraverso gli indizi, come una ricerca archeologica. Un vocabolario grosso e pesante contribuisce ad aumentare la lontananza dal senso, la sua pesantezza, le sue numerose pagine che devi scorrere avanti e indietro....e il senso è sempre più lontano, ma progressivamente più vicino. Fino a che....Fino a che qualcosa s'inceppa, vi è uno scacco, un crampo, un impedimento. Arriva una costruzione grammaticale, una frase idiomatica che non si può tradurre letteralmente sul dizionario. E allora, che fare? O si tira a indovinare o si ricostruisce con la saggia fantasia che c'è in ognuno di noi. Ma rimane quel mistero di quella lacuna, che può essere solo svelata dall'onnipotenza di chi sa, di chi è madrelingua o di chi ci supera in conoscenze. Ma chiamare qualcuno è la morte di un mistero metafisico, che è affascinante, quantro frustrante, se si vuole mantenere tra le pieghe di una traduzione, quel "vuoto" di senso di chi non riesce a cogliere l'inafferrabile.Il "vuoto" ci anticipa e ci proietta in avanti verso orizzonti di possibilità inespressi ed inesplorati da colmare, il "vuoto" è l'invisibile concettuale, il pre-categoriale a un passo da noi, ma infinitamente lontano. Ed è così che anche una traduzione malfatta può diventare un'opera d'arte. Immergetevi, fatevi leccare da una lingua straniera, che vi bagna un po' e poi si allontana.

venerdì 12 settembre 2008

Sul concetto di Romantico

L'aggettivo "romantico" deriva da romantic che alla fine del Seicento designava in Inghilterra il carattere "romanzesco", epico del romance, il romanzo cavalleresco medievale. Il termine fu impiegato nel Sette-Ottocento per denotare un insieme di tendenze che confluirono nel vero e proprio movimento del Romanticismo, propugnatore della liberazione dei canoni dell'antichità classica, con una rivalutazione del sentimento, della fede, dell'idealizzazione storica, del mito, della libera espressione dell'artista. Non esiste un romanticismo solo, ne esistono tanti, uno dei quali fa capo alla categoria estetica del Sublime, nella quale estasi spirituale, drammaticità e pure irrazionalismo vengono a coesistere. Il Sublime è quel sentimento di superba bellezza, sgomento, incredulità naturale che finisce per diventare terrore, smarrimento, è il fulcro di attrazione e repulsione in un solo concetto. Essere romantici vuol dire anche aver paura, la paura come emozione forte che nasce dall'attrazione, il romanticismo è disperazione, disadattamento, ma al tempo stesso una virtù etica, quella del ricordo, di valori fondati e fondanti, il mitico,l'ironico, l'orrorifico, il gotico. I paesi anglosassoni e nordici hanno rappresentato l'ideale prosecuzione del romantico anche in età contemporanea con il dark-gothic, il punk, il new-romantic, subculture più vicine a un neo-decadentismo estetico che a un romanticismo dai valori epici e civili di inizio Ottocento.
E' sicuro che vampirismo, sadomasochismo, follia, droga, sentimento dell' assurdo, crepuscolarismo, malinconia e nostalgia per il passato fanno parte di uno stesso filo rosso e questo suo blog, a suo modo, vuol tentare di essere romantico pur nelle sue infinite differenze e variazioni.
Gli innamoratini mano nella mano che si guardano negli occhi e comprano zucchero filato o si coccolano davanti a un camino non possono essere sufficientemente romantici finché la loro passione non sconfina nel morboso, nell'irrazionale. E' la cieca passione di chi sviene per un bacio o piange davanti a un tramonto, l'innamoramento di chi non riesce a dormire e a mangiare e poi magari è costretto a prendere droga o a scrivere poesie.

Idealizzazione romantico-decadente!



L'incubo,
di Heinrich Füssli



mercoledì 10 settembre 2008

Dieci anni senza Battisti

....Ed in questi dieci anni dopo la morte di Lucio Battisti (9 settembre 1998) nulla è cambiato nella mia vita, nessuna tristezza, nessuna nostalgia.
Di Battisti non serbo nessun ricordo. Quando ero piccolo già si era ritirato e non appariva più in pubblico, per me è sempre stata una presenza insignificante, soprattutto quando parliamo del primo Battisti, quello degli anni Sessanta-Settanta, il "classico", quello di Un' avventura, Mi ritorni in mente o Acqua azzurra acqua chiara, ma anche quello di I giardini di marzo, nel quale risaltava ancor di più la sua voce triste e soporifera, tipica di un giorno invernale di nebbia lombarda con gli ossibuchi sullo stomaco-che-ti-addormenti- sul divano, infastidito dai discorsi dei parenti.
Il ragazzo di Poggio Bustone ha sicuramente dato il meglio di sé quando ha smesso di frequentare i salotti televisivi di Mina, anche se il revival lo vuole celebrare in quel periodo, il periodo in cui si diceva che Battisti era di destra.
Insisto comunque nel ribadire che tra i due Luci del tempo ho sempre preferito il Dalla, inutile negarlo; dicevo però che la produzione battistiana ha subito un netto cambiamento dagli anni Ottanta in poi, anni nei quali questo artista sperimentò molto, sia in termini musicali (disco-music, techno, rock), sia in termini testuali. Ma è soprattutto dal disco L'apparenza che nasce il sodalizio con Pasquale Panella, filosofo, autore di testi non-sense in cui cultura alta e bassa s'incrociano in un pastiche grottesco, il tutto all'insegna dell'incomunicabilità novecentesca. Amo l'incomunicabilità.
Prendete questo testo, che è quello de La sposa occidentale (1990)

Non dobbiamo avere pazienza,
ma accampare pretese intorno a noi come in un assedio,
ed essere aggrediti dalle voglie più voluminose:
un fiore, che è un fiore, io non te l'ho mai portato
vuoi improvvisato, vuoi confezionato
ma trasferisco da te tutti i fiorai, è più facile a dirsi, e infatti te lo dico.
Ti piacciono i dolci ed io sul tuo terrazzo impianto
un'impastatrice industriale che mescola e sciorina la crema per le scale.
Se tu ti vesti, io sul tuo balcone
faccio calare in forma d'indumenti,
tutti i paracaduti ed un tendone bianco da sceicco e la sua scimitarra per fermaglio
ed è più facile a dirsi che a dimostrarlo falso,
e infatti te lo dico perché non basta il pensiero.


(Lucio Battisti, La sposa occidentale, BMG, 1990)


Per me il Battisti è questo, il Battisti folle chiuso in sala di registrazione, schivo dal pubblico. Ben fa la sua vedova a non voler concedere i permessi per aprire un museo battistiano a Poggio Bustone.
A che serve tutto questo lustro, questa onorificenza? E' solo la morte che rende giustizia alle persone, è solo di fronte alla morte che si dimenticano le male parole, l'insuccesso, la cattiva critica?
Noi delle ultime generazioni forse non capiremo un cazzo di Battisti. Ma forse, citando De Gregori, non c'è niente da capire. Non c'è stato mai niente da capire.
Quando ogni cosa traborda, quando la stanchezza ci spinge alla volgarità, al disprezzo, allora qualcosa non ha funzionato.
Mi scuso e mi congratulo al tempo stesso per il mio inusuale ricordo a Lucio Battisti .

Hegel



La metro ecc.



Cosa succederà alla ragazza


lunedì 8 settembre 2008

Caro, vecchio Mickey Rourke

...Hai fatto il tuo tempo!
Così ho pensato quando ho letto un articolo su questo attore oggi su un quotidiano.
Oggi, che ha sostituito Nicolas Cage nel film The wrestler, Rourke non pare più lui: gli incidenti d'auto, il pugilato, l'hanno segnato. Dicono potrà fare parti estreme, da caratterista, ormai il suo viso è sformato, non sembra più lui.
Caro, vecchio Mickey, sei l'unico sex-simbol femminile che ho ammirato in vita mia, lo confesso. Nove settimane e mezzo è un film che mi ha letteralmente segnato, mi ha cambiato i connotati (dell'anima), senza averlo visto forse non sarei quello che sono ora. Non voglio aggiungere parole, sofismi critici, la coppia Rourke-Basinger ha funzionato, i silenzi, le luci, i sussurri da "bel tenebroso". Non me ne vogliano i detrattori di questo film....


Ecco una delle scene più intriganti del film. Questo era l'unico e vero Mickey Rourke


domenica 7 settembre 2008

Parole erotiche

Istantanee di parole di una scena erotica.


Apri il buco...
ho caldo, sospiro!
Intimità, pipì, mutandine, ascelle,peluria
Ci laviamo?
Un corpo che danza

un corpo che suda.
Schiena bagnata,
fiato, odore,calore
profumo, carne viva!
Occhi fissi, il mio corpo,
sorriso,agitazione
"Sciocchina, porcellina"
"Ci chiudiamo dentro? Dai, a chiave!"
"Dai fammelo!"
"Posso toccarti lì?"
Tum..tum...

Cuori che battono
Voci rotte
Ritmo, forza, vigore..

Inginocchiati adesso

culo al vento,
doggy-style,
pecorina,
canta, fischietta
ridi, sculetta
goccioline sul seno,
lingua bagnata
Bllll!!!Aarghh!!!
Tutto lavato,
aria di visceri, una donna respira!
Ti mangio, ti vomito, ti risucchio.
Controllo il tuo corpo,
ti ispeziono, ti osservo!
Gioia, rabbia,dolore, fatica,
apri le gambe,
pizzo, rossetto, smalto
calze, tacchi,
far l' amore, scopare!
"Godi puttana!"

"Pezzo d'impotente"
"Cagna in calore"
"Coniglio rinco"
"Rincoglionito"
Sazio!

Stop!

sabato 6 settembre 2008

Mitologia della prima volta

La mente umana si espande, si gonfia e poi vola, come una mongolfiera. Questo suo movimento eccentrico le fa produrre il "mito". Il "mito" è un'elaborazione umana, fantastica a scopo religioso o culturale, ma è anche un ingrandire, un ispessire il profano, il triviale già esistente per attribuire un significato "altro", un significato che è ben lungi dal mantenersi uguale a quello che è.
Anche una volgare "prima volta" d'amore diventa una mitologia. Ci ho pensato spesso, la "prima volta" soffre dell'essere un mito mieloso e romantico (ma mito non è); intorno alla "prima volta" si scatena un'aura di riti sperati, codificati e attesi, che spesso non rispettano la sua propria mitologia.E quale dovrebbe essere questa mitologia, se non pensare, innanzitutto, che la prima volta deve avvenire nell'adolescenza, in casa dopo che i genitori hanno capito l'andazzo e ti lasciano la casa libera? Oppure anche in macchina. Che deve avvenire per forza in un contesto di coppia fissa; che deve essere per forza raccontata; che deve essere dolce, dolcissima, pur sapendo che la prima volta è deludente. E' vero: nel mito della prima volta c'è anche il mito della paura, c'è il mito del maschio rassicurante o il mito della tenerezza alla Baglioni. Noi crediamo in Schopenhauer, che tolse il velo di Maya al mondo, ai fenomeni. E perciò: la prima volta non esiste come mito, esiste come numero, è solo una delle volte, venuta per prima.Non ha senso parlarne, non ha senso ricordarla, non ha senso mitizzarla. Anche perché ci possono essere tante "prime" volte, ogni volta che si fa un'esperienza nuova nel sesso, in quanto il sesso è desiderio ardente di novità, è un movimento dialettico, dinamico. La vera "prima volta" forse esiste, ed è la masturbazione, l'autoerotismo come distacco dall'infanzia,dal talco riposante della latenza infantile agli ormoni incendiari. Il resto è biologia che si ripete nelle sue infinite variazioni. O se vogliamo, mitologia della società.

La distruzione di un mito





...La "prima volta" tradizionale

giovedì 4 settembre 2008

Scandali a Venezia

Ogni anno la rassegna cinematografica di Venezia (insieme a Cannes) è portatrice di film che, nel bene o nel male, destano scandalo. Personalmente ho sempre detestato la scena scabrosa acchiappa-pubblico (solitamente c'è n'è sempre una o due) in quanto oscura la reputazione artistica di un film. D'accordo, saranno contenti i produttori che in questo modo spronano il pubblico a vedere il film solo per la scena "incriminata", ma, che ne è del resto? Che ne è della fatica di un regista? Un regista magari lavora ininterrotamente due anni solo per provocare sgomento o qualche erezione? Succede spesso a Bertolucci, ritenuto dai più insipienti e rozzi un autore di cinema erotico. Così anche gli adolescenti più stupidi vanno a vedere Bertolucci per la scena del "burro" o per quella dell'incesto.
Penso che questa sia una legge di mercato. Ogni anno gli scandali sono sempre studiati e più estremi. Dopo il sado-maso (ormai scandalo superato da anni), comincia ad andare di moda anche la zoofilia. Dopo l'accenno in Go go tales a Cannes, con Asia Argento che bacia con la lingua un rottweiler è ora la volta di A Erva do Rato, un film del brasiliano Julio Bressane, in cui c'è un topolino che s'infila sotto le lenzuola e dall'altro capo una donna "appare visibilmente soddisfatta" (sono parole del critico Tullio Kezich, che ha pubblicato ieri 3/9 la sua recensione sul "Corriere della Sera"). Ma come? Le donne se trovano un topo nel letto non urlano come ossesse? Non svengono di paura, di ribrezzo? Cosa sta succendo?
Il titolo di Kezich recita: Fa scandalo il topo erotico, tra risate e qualche fischio.
Pare poi che il topolino si abitui così tanto a alle fessure che entri in ogni pertugio, anche in un melone marcio. Noi preferiamo comunque Tom & Jerry.....e sproniamo comunque il pubblico ad andarsi a vedere un film "animal", se proprio vuole. Venezia è cosa seria (forse!)

martedì 2 settembre 2008

Supernature

Un motivo famoso, quello di Cerrone. Era il 1978.

Comparate i due video: video che mi corrispondono, dentro quelle immagini ci sono io





Sigarette ecologiche

In questi giorni mi è venuta voglia di fumare.Nella mia vita ho sempre fumato poco, senza mai prendere il vizio e quando lo facevo, gustavo proprio quello che c'era da gustare.
Ho iniziato molto tardi con un toscanello, poi sono passato a sigarette indiane. Persino le sigarette semplici mi annoiano.
Oggi, passando da una farmacia, ho comprato sigarette ecologiche. Sì, sono il tipo che forse non vuol correre rischi cancerogeni, sono uno di quei patetici e viscidi codardi che magari prendono la birra analcolica o il tè deteinato. Quanto li detesto!
Però detesto anche me stesso. Però se penso che posso fumare scampando un tumore mi sento più sollevato. Non è male farla in barba a un tumore. Ma questo atteggiamento è furbizia rispetto a chi sceglie le Marlboro o coglioneria, codardìa? Voglio dire...Chi è più furbo e chi è più eroe dei due?
Si può fumare solo per sfidare un tumore? Anche quello fa parte del gioco? E se non rischio il tumore il gioco non è più valido?
Non ho ancora aperto il pacchetto...sono sigarette vegetali senza nicotina e tabacco. A me interessa il gesto..Una farmacista molto figa infatti mi ha detto: "E' per la gente cui basta il gesto". Un gesto di insensatezza forse.