domenica 31 agosto 2008

Schegge di vita

Domani torno in galera (lavoro).

Non ho visto neanche un giorno di Olimpiadi.

La parola "moglie" è un fonema viscido e oleoso come uno stronzo.

Tengo famiglia (ho un padre ma non sono un padre...ecco la differenza tra essere ed avere).

Mia madre è una casalinga frustrata.

Milano è una gattamorta ed una gattabuia.

Milano ha un ano stretto, Roma è "sfondata". Non c'è pure il film "Roma città aperta"???

Oggi dovevo andare a Venezia a trovare una ragazza di vent'anni. Ma mi ha tirato buca!

Spesso non so cosa dire alla gente. Mi viene in mente solo "Fottiti" e "Non me ne frega un cazzo".

Spero di sognare mia nonna defunta, stasera.

Impazzisco per il "Natursekt" (chi è ignorante in materia, indaghi cosa sia).

Cerco una ragazza che si masturbi con le foto di Alberto Sordi e Ugo Tognazzi.

L'assurdo fa parte di me.

I binari sbagliati e le strade in salita fanno parte di me.

Ed ora metto in moto la buracratica macchina del coricamento, le ciabatte, i denti, il pigiama, tapparelle abbassate, "buona notte a tutti". Stacco il computer, attendo incosciente il nuovo giorno.
Domani è un altro giorno si vedrà.

sabato 30 agosto 2008

Videoclip cartoon from 80's

Questo videoclip dei Ricchi e Poveri mi sembra un cartone animato in carne ed ossa.
Tra il 42° e 51° secondo, nutro una debole invidia per Franco Gatti, il "baffo" storico del gruppo.


Un giovane "vecchietto"

Sono rimasto in contatto con un "vecchio" (termine appropriato al caso, poi capirete il perché) compagno di scuola delle medie inferiori. Ormai lo vedo o lo sento saltuariamente per le ricorrenze, più per affetto che per reale interesse a frequentarlo. Ieri è stato uno di quei pochi giorni dell'anno in cui l'ho incontrato. Eppure, sebbene sia diversissimo da me, non ho avuto ancora il coraggio di ammettere che certe volte, seguendo i suoi discorsi e le sue abitudini, lo butterei volentieri dalla finestra. Del resto ci vediamo due o tre volte l'anno e non mi pare il caso....E poi mi piacciono gli eccessi della mente umana. A questo punto vi ho fatto venire, credo, un po' di curiosità, vero?
Conosco e frequento la gente più disparata, ricchi, meno ricchi, operai, laureati, lavoratori indefessi e nullafacenti, immacolati e pervertiti, ma in tutta questa fauna non ho mai conosciuto in vita mia un tizio di più di trent'anni, che, lo giuro, ragiona come un uomo di classe 1910-1920 (cioè come mio nonno). Ho conosciuto tanti giovani "vecchietti" (io stesso, ma almeno io mi fermo al 1950-60), ma il "vecchietto" di cui stiamo parlando ha osato di più: è un tipo veramente singolare, questo mi basta....Mi basta stupirmi con discrezione delle sue affermazioni, delle sue abitudini, per me è già divertente, nella speranza che un miracolo lo faccia diventare almeno un po' più "giovane", anche perché è un ragazzo affidabile e con diverse qualità. Potrei definirlo un individuo a metà tra il "precisetti", il mammone e il bacchettone reazionario. Tempo fa l'ho invitato a cena, pensando di fare cosa gradita, lui ha rifiutato il mio invito senza motivo..Poi ha confessato che ha declinato perché ha paura a prendere i mezzi la sera (abita a dieci minuti da casa mia, anche se in una zona poco raccomandabile, ma è un pubblico ufficiale); nutre una considerevole sensibilità ai rumori forti (quindi niente discoteche, rumori molesti dei vicini, niente concerti rock. Musicalmente credo si sia fermato a valzer e mazurke), non riesce ad andare oltre l'equazione giovane che fa tardi la sera in discoteca= cattivo ragazzo, è supercattolico, se potesse multerebbe le coppie che si baciano per la strada, ha scoperto la tecnologia Internet con dieci anni di ritardo e tuttora continua a dire che navigare in Rete serve a poco, vive rigorosamente coi genitori anche per scelta e, nonostante abbia un discreto stipendio da anni, continua ad andare nello stesso posto in vacanza (stessa spiaggia, stesso mare) insieme a mammà e papà. Ultimamente (dopo la bellezza di dodici anni) comincia ad annoiarsi un po' con i suoi. Vive nell'utopia del matrimonio con figli, sposato con una ragazza ideale, dai contorni non ben definiti, una ragazza "simile a me"-dice (mah! No comment...) e che soprattutto non dica parolacce e faccia tardi il meno possibile la sera. Del resto "il giorno è fatto per essere vissuto...Perché uscire di notte, ubriacarsi, dare fastidio alla gente, vociando all'uscita delle discoteche"?
E' rigorosamente attento al "tu" o al "lei" e una ragazza di vent'anni la apostrofa "signorina" se non la conosce (praticamente tutte le ragazze, perchè non ha neanche un'amica).
Il mio amico ha una strampalata teoria: in un paese estero bisogna parlare la lingua di destinazione (in Germania il tedesco, in Inghilterra l'inglese, in Turchia il turco). Se non è possibile diventare poliglotta viaggiare è inutile e se la prende pure con gli inglesi perché non imparano mai l'italiano. Negli ultimi anni ha cominciato a studiare l'inglese da zero per sostenere un concorso pubblico, altrimenti era fuori. Però siamo comunque d'accordo tutti e due sul fatto che l'inglese è una lingua di merda e la vera lingua comunitaria sarebbe l' esperanto.
Tralascio di raccontare cosa pensa degli immigrati stranieri, dei gay e di tutti i fenomeni new-wave e alternativi (specie se giovanili). Essendo di matrice reazionaria si può intuire la sua opinione. Eppure, nonostante tutto questo, qualcosa di buono riesco a "prendere" da lui, il fascino per i ricordi, ad esempio (da buon vecchio quale è) o un certo particolar modo colorito di raccontare aneddoti. La mia sfida quasi masochistica è continuare a frequentarlo, forse nell'inconscio tentativo di redimerlo.
Certo, se ogni tanto si divertisse un po' sarebbe perfetto. Però la sua senilità precoce è anche il suo fascino.
Ieri gli ho detto: "Ma tu sei consapevole del fatto che sei una mosca bianca in questo mondo se continui a ragionare come ragioni? Tanto di cappello ai tuoi valori, ma il mondo è diverso da quello che credi, senza offesa".
E il "vecchietto", molto irrigidito, ha risposto così: "Lo so, la vita non è facile in questo modo. Ma del resto essere come sono a volte m'inorgoglisce e sono convinto che ci sarà gente che mi potrà comprendere".
Detto e fatto, ci sono due scuole di pensiero: per qualcuno questa persona è un eroe in odore di santità, per qualcun altro ragiona normalmente e per qualcun altro è un pirla.

giovedì 28 agosto 2008

La Grande Involuzione

Risoluzione, Evoluzione, Involuzione.
Ecco, parliamo un po' di involuzione. Penso spesso a tutte quelle persone che si involvono, che si rimpiccioliscono, loro malgrado, per colpa di causa di forza maggiore, magari costretti a frequentare certi amici o certi ambienti.
Poi alla fine l'abitudine riesce a modificarti, ci si involve, si "scade", si precipita. Per fortuna a me basta chiacchierare con gente diversa per ritrovare la spiritualità perduta, magari gente che con una sola parola, il racconto di un'esperienza, di un film o di un libro, riesce a rimettermi la curiosità e la voglia di vivere.
Però nel '99, scrissi questa poesia, terrorizzato all'idea di passare l'intera estate in montagna.



LA GRANDE INVOLUZIONE

Diventerò sgradevole,
distaccato
senza parole né pensieri.
Diventerò timido, inetto,
volgare.
Sarò sfottuto come i bambini,
sarò un manichino girovagante
senza un centro,
sarò deriso al mio passaggio.
Sarò incapace di parlare a una donna
mi chiuderò dentro una stalla
per puzzare di campagna,
tutto è contro la mia mente.
Sarà l' estate della "grande involuzione" !
Sarà l' estate della "grande involuzione" !



Dieci buoni motivi per fare sesso

Vivo in questa ossessione: che il sesso per la gente non sia importante, o perlomeno, non sia importante e salvifico come dovrebbe.
La Chiesa cattolica adduce un solo motivo per scopare: la procreazione. Certo, non è poco, ma vogliamo dimenticarci di altri nove motivi per cui varrebbe almeno la pena di fare questa meravigliosa ginnastica d'amore?

1) Fare sesso rende sicuri di sé, dà quella determinazione e quel senso di compiutezza di un vero uomo e di una vera donna.

2) Scopare rende felici e fa aumentare le difese immunitarie, è scientificamente provato.

3) Fare sesso rilassa i nervi.

4) Fare sesso mette appetito.

5) Fare sesso fa scoprire nuove potenzialità del proprio corpo.

6) Fare sesso fa risparmiare soldi in psicanalisti, training autogeno e sedute Yoga (a meno che non si vada a puttane).

7) Fare sesso è la cosa più in assoluto alla portata di tutti (ricchi e poveri) ed è un piacevole antidoto contro la noia (soprattutto al mare o in montagna).

8) Fare sesso regolarmente salva l'uomo più cattivo e più perverso dal tentativo di stupro.

9) Se fai sesso non hai bisogno di fare il finto intellettuale saccente oppure iscriverti controvoglia a gruppi, associazioni umanitarie e politiche, sei trasparente e meno ipocrita, ti fai i fatti i tuoi e non rompi i coglioni alla gente.




mercoledì 27 agosto 2008

Amici e nemici

A costo di sembrare anti-cristiano, mi domando: cosa sarebbe il mondo, la vita di ognuno di noi, senza un nemico? Alludo a un nemico-ideale, non a un nemico reale da uccidere, ferire o far subire del male. Del resto, pure Eraclito pensava a un mondo in divenire fatto di conflitti (polemos) ed io, che ritengo modestamente di possedere un pensiero dialettico, sono altresì convinto che il negativo deve esistere come contropartita, come "rivolto" del positivo. Senza un nemico non ci sarebbe una pluralità di associazioni, non esisterebbe la politica, la difesa di Stato, potremmo frequentare tutti indistintamente (la scelta di un amico sarebbe priva di senso), saremmo indifesi e forse anche un po' banali e sciocchi, finiremo in balìa del gioco dell' "uno- vale-l'altro", non ci sarebbe il piacere di fare la pace, di scoprire i propri errori, la propria insipienza. Senza un nemico la storia sarebbe sempre uguale, niente gin-fizz culturale, solo omologazione, così tanta omologazione che non ci si potrebbe nemmeno rendere conto di che cosa essa sia.
Non sono uno di estrema destra, non inneggio alla guerra, non politicizzo la natura, la mia vita. Semplicemente: dico quello che penso, non censuro i miei pensieri sulla base di fattori culturali, politici. Io sono io. E posso anche essere il nemico di me stesso, a volte. Devo dire che spesso mi sono odiato e mi odio tutt'ora, ma senza questo disprezzo fulminante non crescerei, non sarei propenso al cambiamento, a maturare.
Forse il disprezzo ci serve in qualche modo, è ciò che non ci costringe alla resa, che ci fa andare avanti. Il disprezzo ammortizza la nostra vita, ma serve anche amore, coccole, anche figurate. Siamo in fondo sempre dei lattanti cresciuti...Dobbiamo sempre poppare qualcosa, una sigaretta, un capezzolo, una corteccia di liquirizia, leccare un gelato. Aspettiamo il capo che apre le braccia soddisfatto, la moglie che ci rimbocca le coperte, un sorriso benevolo, una pacca sulla spalla, ma il nemico sta all'orizzonte. Per difendere il nostro bene, il nostro amor proprio, la nostra sopravvivenza, dobbiamo riconoscere il nemico. Ma il nemico deve esistere da qualche parte, anche solo nella luce fredda e opaca della nostra mente.

Primavera di Praga

La chiamano "Primavera di Praga", ma successe in agosto, un agosto di quarant'anni fa.
Mi rincresce aver visitato piazza San Venceslao l'anno scorso ed essere, per puro caso, mancato quest'anno, quando si celebrano i quarant'anni dall'invasione dei carri armati russi su Praga.
Eppure lo splendore e l'eleganza di questa città fa sembrare incredibile e strano immaginare il passaggio della polvere e del sangue.


domenica 17 agosto 2008

L'espressione della felicità

Una coda al post precedente.

Berlino, tutto sommato, mi ha fatto felice. Nella livida Berlino c'è stato posto per un paio di sogni realizzati.

Mi sento saturo di felicità, anche se questa è una parola grossa, anche se la felicità, fisiologicamente, non dura.

Il pensiero vuoto e volgare è felicità, il frivolo e il sesso sono felicità.

Il lavoro, l'impegno, la serietà, i mascheramenti quotidiani sono l'infelicità.

Quando sono veramente "pieno" e soddisfatto vorrei dirlo a qualcuno, ma già raccontare a qualcuno la propria felicità è un fallimento in partenza.

A nessuno importa della tua contentezza,e men che meno, se questa felicità crea scandalo, se è una felicità non condivisa o indifferente.

Essere troppo felici crea imbarazzo, perché comunque sei sempre solo nella tua felicità.

E poi la felicità è ingombrante, è un po' come l'ospite, dopo un po' puzza. Che cosa ci si fa con la propria dose di felicità? Come si fa a vivere in un mondo che rema contro la tua gioia?

Forse la felicità serve come una scossa vitale, un bagno galvanico, una forma di riscatto, una giustizia divina....ma poi? Potrò essere così, come sono oggi, in questa Milano libera, d'agosto, col ricordo di Berlino, delle sue donne, nel cuore, per tutto l'anno?

No, assolutamente no. Sarebbe noia. Ed in fondo, aspettare una perturbazione autunnale dell'animo è molto conveniente per attendere un nuovo slancio vitale.

Di ritorno da Berlino




Berlino è la città delle contraddizioni. Sono ritornato da una lunga visita in questa città e, secondo me, non rappresenta il modo peculiare di vivere tedesco, è un luogo globalizzato, pulsante, proiettato nel futuro, ma con quel germe post-comunista sempre presente nelle arterie cittadine: chiusura e nazionalismo da un lato e massiccia invasione dei turchi dall'altro; grattacieli cristallini convivono con case popolari fatiscenti, la natura e l'arte con i negozi alla moda della Milano più snob; l'oscuro passato delle persecuzioni ebraiche, "i luoghi del terrore" di Hitler cedono il passo al quartiere gay o a un commercio sessuale organizzato nei bordelli più à-la-page (alcuni dei quali molto specializzati e ben gestiti),conosciuto forse più dagli stranieri che dai tedeschi stessi. Bè, rasentando forse il qualunquismo, posso dire che....sì...a Berlino si scopa bene. Ma nonostante tutto, un margine di delusione questa città me l'ha lasciato: questa dispersione geo-culturale e questo ibridismo architettonico difforme mi ha lasciato un po' attonito. Mi ha lasciato stupefatto l'entusiasmo ingenuo di certa gente che crede che Berlino sia solo una visita culturale. Ma si può andare molto più in là, tra orrore, sublime ed ebbrezza.......




venerdì 1 agosto 2008

La grammatica dei farmaci

Sono affascinato dal linguaggio e dalla grammatica delle medicine, i loro suoni ottusi, denotativi di un "nulla" concettuale e connotativi di vecchiaia e sofferenza, stabiliti dalla Denominazione Comune Internazionale e basata, perlopiù sui principi attivi.
I nomi propri hanno sempre un accento tronco e per le più i suffissi sono -in, -al, -im, -ol (Gardenal o Betotal, Bactrin), ma possono capitare anche nomi stranissimi, senza accento, come "Oki", che sembra il nome di un guerriero giapponese, oppure "Feldene". L' Oki è un flogistico e un analgesico (principalmente per ossa e dolori articolari), un surrogato dell'aspirina, ma più specifico, più mirato.
Guardare i fogli illustrativi e scavalcare il medico è una vera goduria...Ci si rende conto di quanto ci si intossichi. Le medicine sono droghe buone...Una volta, un mio amico omonimo, Carlo, mi raccontavo di come lui, masochisticamente, aveva preso il vizio (direi la perversione) di controllare chimicamente il suo corpo con le medicine. Non c'era più una funzione vitale che non fosse controllata da qualche principio attivo (pillole per svegliarsi, per addormentarsi, per orinare, per stimolare l'appetito, per digerire, per far passare la depressione). Era un uomo in balìa della chimica, diventata a quel punto, droga. Come sia sopravvissuto non lo so...però è ancora vivo.
E' chiaro, io amo la gente "strana".



(AVVERTENZA: L'uso dei nomi dei farmaci qui presenti non hanno scopo commerciale e pertanto questo blog si dissocia da qualsiasi forma di pubblicità occulta).