mercoledì 23 luglio 2008

Dialogo tra un gay e un etero

Proviamo a immaginare un dialogo tra un etero convinto ed un gay convinto. Improvvisiamo, in tempo reale, senza limiti di lunghezza, vediamo cosa salta fuori.


GAY: Ciao, tu sei etero, vero?
ETERO: Sì, e tu sei.....
GAY: Non sai come chiamarmi, vero?
ETERO: Di nomi ce ne sono tanti per chiamarti, ma alcuni sono offensivi: culattone, frocio, busone.
GAY: Voi etero invece non avete degli epiteti offensivi, non siete creativi, siete solo etero e basta....Che palle che siete!
ETERO: Boh! Il massimo che mi viene in mente è "sventrapapere", "mangiatope", "puttaniere!, "macho", ma nessuno di questi rende l'idea.
GAY: Avete sempre il culo parato....
ETERO: E voi l'avete sfondato!
GAY: Grande pregiudizio....a me il sesso anale non piace, è troppo doloroso ed è rischioso per le malattie.
ETERO: Quindi non ami il buco del culo?
GAY: No.
ETERO: E che cos'è per te un rapporto completo?
GAY: Cazzo contro cazzo oppure pompino.
ETERO: Ma non hai mai provato analmente?
GAY: No, ma perché tutto questo interesse? Tu sei bisex mi sa!
ETERO: No, amo avere rapporti anali con le donne.
GAY: Solo rapporti o anche finger-fucking?
ETERO: Cusa l'è, quella roba lì?
GAY: Uff....voi tradizionali! Masturbazione col dito, no?
ETERO: Bè un culo è un culo sempre...qualsiasi cosa si può fare col culo è bene accetto.
GAY: Però solo un culo femminile.
ETERO: E' chiaro, m'ispiro a Tinto Brass.
GAY: Non sei democratico. E poi questo tuo ragionamento regge poco.
ETERO: E' che l'uomo proprio mi fa schifo, ti prego di scusarmi.
GAY: Figurati, a me la donna fa schifo. Sono invertito dalla nascita. Tu perché non riusciresti a farlo con un uomo? Sono curioso.
ETERO: Presumo per colpa di uno stato di consapevolezza. La mia mente, la mia psiche è così strutturata che si rifuta di accettare l'idea. Sì, perché in fondo il godere non ha sesso, quando si gode si gode. Però francamente l'idea di essere accarezzato da un uomo, l'idea di prenderlo in bocca o in culo...bè insomma, non è tanto il fatto in sé, quanto il fatto che sia un uomo. Mi sentirei una ragazza, in mano ad un uomo...
GAY: E non potresti sentirti un uomo con una ragazza?
ETERO: Difficile. A meno che sia un trans...
GAY: I trans non mi riguardano. Io sono integralista. Io cerco solo uomini muscolosi e con la barba.
ETERO: E perché le donne ti fanno schifo, sentiamo?
GAY: Le amo moltissimo come amiche, ma farci sesso....Oddio!!!! Non le vedi? Hanno quelle escrescenze chiamati seni, che sembrano dei foruncoloni pieni di pus!!! E poi che schifo, quella sorca che hanno in mezzo alle gambe! Sempre umida, bagnata, poi non sai mai se hanno le loro cose...Puoi trovare la "sorpresina" del sangue.
ETERO: E' inutile che ti dica che ci sono degli uomini così patiti che amano pure il mestruo e ogni cosa del corpo femminile. Io non vorrei farmi seppellire in un sarcofago, ma in un "sorcafago", una tomba a forma di sorca. Oppure vorrei morire con la faccia in mezzo a una sorca.
GAY: Smettila! Io non posso sentire certe cose. Ti ricordo che la vera bellezza anatomica è quella della scultura greca e la scultura greca ritraeva sempre soggetti maschili. E' il fisico maschile a essere ben proporzionato!
ETERO: Che palle, 'sta storia della scultura greca, della cultura greca. Per difendervi usate sempre l'alibi dell' Antica Grecia. Piuttosto, il motivo della nostra diversità è un altro: sesso a parte, credo che tutti e due non riusciremmo a innamorarci. Io mi sentirei ridicolo a sposarmi con un uomo, forse è anche un fatto di educazione, di cultura.
GAY: E' la nostra configurazione psico-affettiva a essere diversa.
ETERO: Già. Per me la femminilità è anche mistero. Sono attratto dal mistero. Vedi non è solo la fica a essere concava, è concava e retroflessa l'intera essenza femminile. L'uomo è spavaldo e convesso, sfacciato ed evidente. La donna va scoperta, è volubile. Anche i suoi genitali sono una sorpresa ogni volta: un odore diverso, un colore diverso. Un cazzo è sempre un cazzo, pur nella sua minima diversità.
GAY: Quello che tu chiami "mistero", non lo è per me. In quanto, potendo avere un rapporto disinteressato con più donne, non inquinato dall'ossessione di fica a tutti i costi, posso comprenderle per quello che sono, come loro giustamente vogliono. E allora solo se sai avvicinare una donna senza pregiudizi e stereotipi, puoi veramente cogliere la sua essenza.
ETERO: In fondo penso tu abbia ragione. E penso anche l'eterosessualità sia un incidente divino.
GAY: In che senso incidente?
ETERO: Nel senso che, in fondo in fondo, siamo tutti attratti dal proprio sesso. Una donna proietta e desidera in un uomo caratteristiche femminili: fedeltà, pazienza, tenacia, dolcezza, senso pratico, romanticismo, spirito di solidarietà con i deboli; un uomo proietta e desidera in una donna caratteristiche maschili: puttanaggine, desiderio sessuale al culmine, superficialità, infantilismo, una mente razionale, interesse esclusivo alla penetrazione. Queste aspettative s'incontrano di rado. Così una donna etero va d'accordo con un gay e un maschio etero va d'accordo con una lesbica. Solo che che non possono fare sesso tra loro. Se noi etero potessimo scopare con il nostro sesso, sarebbero risolti molti problemi di comunicazione. Ma Dio ha fatto la maggioranza etero per farla riprodurre attraverso l'attrazione fisica. Il problema è anche la riproduzione, ecco perché esistono gli etero.
GAY: Il tuo ragionamento è molto schematico, sei un vero etero, non c'è che dire. Non amo classificare la realtà così in modo cogente e dicotomico. Non servirebbe parlarti di fecondazione artificiale.....
ETERO: Infatti. E' la donna a essere simbolo e oggetto di fecondità. Vi è una corrispondenza anatomica della sua funzione. Il figlio esce da uno spazio che, secondo me, pur essendo stretto, è un po' migliore del buco del culo....
GAY: Anche perché..scusa....espelleresti tuo figlio come uno stronzo? Ma con quale rispetto Dio si mette a pensare certe cose?
ETERO: Comunque l'omosessualità ha una funzione ricreativa. Il sesso "serio", quello voluto dalla Chiesa, è etero.
GAY: Ci risiamo! Mica stai dalla parte di Ratzinger, vero?
ETERO: No. Ti può consolare se ti dicessi che sarei contento di essere sterile, così posso scopare tutta la vita con mia moglie senza preservativo e senza figli?
GAY: Sei sempre estremo come idee te. Ma che ti salta in testa? Tu che i figli puoi farli facilmente, falli!
ETERO: I figli li facciano gli altri.
GAY: Sei squallido e schifoso, mica esiste solo il sesso nella vita.
ETERO: E tu hai imparato la lezione femminile dalle tue amiche?
GAY: Senti, ma perché non diventi gay? Così ti riconcili col mondo?
ETERO: E tu perché non diventi etero, scusa?
GAY: Perché dovrei?
ETERO: Stiamo rispondendo sempre con delle domande. La cosa non s'a da fare.
GAY: Torniamo al discorso sulla famiglia. Tu, quindi, non sei d'accordo che una famiglia gay abbia un bambino?
ETERO: Solo in affido o per un periodo limitato. Sai, qual è il vostro errore? E' che voi ricalcate sempre il modello etero, il modello della famiglia mononucleare borghese: mamma, papà e figlio, un uomo e una donna e un bambino. L'omosessualità è altro dalla famiglia, in quanto altro dall'eteresessualità. Siete voi che dovete riscoprire il senso della vostra omosessualità, le consuetudini e i codici che vi caratterizzano. Questi li sapete soltanto voi....
GAY: Mi sa che non li sappiamo mica bene. Io, però, non ricado nel modello uomo-donna, nella coppia....Io mi sento un uomo. Però sono un maschio come gli altri e voglio provare a essere padre un giorno.
ETERO: Ma non è che si stava meglio, quando si stava peggio? Tutto questo sdoganamento non ha messo in confusione?
GAY: Molti miei amici preferiscono vivere alla luce del sole in Olanda e in Spagna, ma qui in Italia, in clandestinità.
ETERO: L' Italia è uno schifo per certe cose. Io ragiono così per colpa del Vaticano, ti rendi conto? Se fossi nato in Olanda, probabilmente avrei idee diverse.
GAY: Però le idee vanno sempre rispettate.
ETERO: Anche quando ti chiamano "frocio"?
GAY: Dipende. Il "frocio" descrive in una parola una cultura.Diverso invece è il caso di discriminazioni pesanti, fino all'aggressione fisica.
ETERO: D'accordissimo. Tu sì che sei intelligente. Adesso devo scappare. Piacere di averti conosciuto.
GAY: Prego...se cambiassi idea...sono qui. Sei molto carino.
ETERO: Grazie! Ma non sperarci troppo. Chissà perché le donne non ci provano mai subito con me....Secondo me se sono carino, lo sono anche per loro. Ma perché non me lo dicono?
GAY: Sono i vantaggi di conoscere un gay.
ETERO: Sei un mitico frocio! Ciao!
GAY: Ciao puttaniere erotomane. Stai attento all' Hiv, mi raccomando.
ETERO: E tu ai polipi rettali!
GAY: Sei distratto....Io non faccio sesso anale.
ETERO: Scusa, ciao.
GAY: Ciao!

martedì 22 luglio 2008

Baci e coltellate

Ancora amore e morte. Oggi è un vizio, scusate.
Ma cos'ha in comune un bacio e una coltellata? E' l'amore che si svolge in azione, è la morte che si svolge in azione. Amore applicato, morte applicata; sesso e omicidio.
Così come l'amore è status, fissità, anche la morte è fissità. La morte non è omicidio, l'amore non è sesso. Il bacio è desiderabile, la coltellata non è desiderabile; il bacio lo cerchi, la coltellata no. Eppure anche in un bacio ci può essere una sottile violenza, eppure in una coltellata ci può essere dolcezza.Il bacio eccita l'innamorato, la coltellata eccita il folle, si mette in moto uno scambio di energie tra soggetti passivi e soggetti attivi.
Amo gli accostamenti in contrasto, nulla di più, come in questi due filmati della storia del cinema, però, una cosa per me è chiara: sia di fronte a un'omicidio sia di fronte a un bacio io m'imbarazzo. Guardare e guardare da lontano ed escluso un po' va bene, ma poi in qualche modo mi ferisce parecchio (ecco, vedete, mi sono dato la coltellata che aspettavo). Non sono poi il guardone che tutti si aspettano......Come si suol dire, l'importante è partecipare, se no che festa è?








Ho amato Berlusconi

Questo post rincorre il precedente, in uno sgangherato tentativo di par-condicio. Prima della morte c'è l'amore, come è nei costumi della mantide religiosa, Berlusconi prima va amato e poi va soppresso.
Di conseguenza, guardandomi allo specchio ieri sera, prima di addormentarmi, mi sono reso conto tutto d'un tratto che nella mia vita ho amato Berlusconi...Eh sì, purtroppo così, è stato....non so spiegarlo, quasi un sortilegio che mi è stato scagliato dall'alto. Ho una morale solida, penso a una vita eco-solidale, niente logiche di mercato, niente arrivismi, odio la cultura dell'immagine a tutti i costi, il gossip, ho il terrore di Briatore. Eppure....quando penso che, sentimentalmente, ho investito una vita sugli anni Ottanta (non sono ancora uno storico del periodo, ma spero di diventarlo presto, forse un giorno), non posso non rendermi conto che gli anni Ottanta, in Italia, erano soltanto Craxi e Berlusconi, l'uno padrone dell' Italia, infiltrato, con i suoi preposti, in ogni angolo della società, l'altro creatore di un impero televisivo nascente. L'amore subdolo berlusconiano si rinnovava tutte le volte che guardavo il Festivalbar o Drive in, tutte le volte che osavo pronunciare che la Rai era uno schifo, che sulla Rai non c'erano le ballerine nude, i telefilm americani come Arnold o Magnum P.I. Insomma, nell'amore berlusconiano ci sono cascati tutti, anche quando il Cavaliere era dietro le quinte, assente dalle luci della ribalta. Poi qualcuno ha fatto la scelta di ucciderlo simbolicamente (e solo simbolicamente) come uomo politico, perché la politica non può e non poteva andare a braccetto con i problemi di Mediaset, col calciomercato, con le veline e con gli interventi di chirurgia estetica per un miglioramento dell'immagine. Berlusconi, però, è ancora qui, e come abbiamo visto ieri, sopravvive anche da morto, è una presenza ingombrante, ripete da anni la sua storia, le sue litanie contro la giustizia, è un "ripetitore", ecco un epiteto adeguato! Ora, è chiaro, non lo amo più da lungo tempo, anche da prima che "scendesse in campo". Ma come ho fatto per parecchio tempo della mia giovane vita ad assecondare, senza rendermene conto, la cultura frivola berlusconiana? Come ho fatto a vivere di pane e televisione? La colpa era tutta dei genitori? Non c'era altro che quella scatola di vetro? Sì, potrei fare il paraculo dicendo che sfruttavo la televisione con l'alibi del cinema, ma oggi ho voglia di mettermi un po' alla gogna. Però, viva l'uomo e le sue contraddizioni. Viva la libertà!


lunedì 21 luglio 2008

"Ho ammazzato Berlusconi"

Per molti (anzi, dai sondaggi, per "pochi") la morte politica di Berlusconi deve coincidere necessariamente con la morte biologica: non se ne può uscire se non con la morte. Ecco, che il titolo del film di Gianluca Rossi e Daniele Giometto, sembra andare incontro all'istinto selvaggio dell'oppositore di sinistra (e non solo di sinistra), che spera in un tramonto definitivo del berlusconismo.Eppure questo intelligente lungometraggio indipendente parrebbe dimostrare che neanche la morte fisica ci può liberare dal Cavaliere. Prendendo spunto dal libro di Salieri Omicidio Berlusconi, il film racconta di un professore di matematica Matteo Luisi, che all'indomani del risultato delle elezioni politiche 2001 litiga violentemente con la moglie Livia (Sabrina Paravicini) per aver votato Forza Italia. In seguito perde Livia in un incidente e, sconvolto, travolge in macchina, in una notte di pioggia, un uomo che si rivela proprio essere Silvio Berlusconi. Tra il comico e il tragico, il ragazzo confessa l'omicidio colposo e non viene creduto, allora nasconde il cadavere nel freezer della sua cantina; poi viene intercettato in incognito dallo staff di Silvio (un diabolico trio Previti-Ferrara-Letta) che inchiodandolo al muro vogliono indietro il corpo, per manovrare a livello mediatico il decesso. E in un girotondo di equivoci si arriverà alla fine...Nel frattempo Berlusconi continua a vivere in televisione; a detta di Previti è un sosia. Il Berlusconi-uomo è un cadavere sorridente nel frigo di Matteo, mentre il Berlusconi-finto imperversa nei media con le sue gaffe, le sue promesse, la sua bandana. Che senso ha tutto questo? Nemmeno la morte di un illustre uomo di stato (il più amato) ha una cassa di risonanza tra la gente. Matteo si sente tradito dal mondo, si ripiega su se stesso, in un delirio folle butta via la televisione dalla finestra.Sopra Silvio, ormai tranquillamente sepolto in giardino, cresce un arancio, tagliati i ponti con l'universo mediatico, forse c'è lo spazio per una nuova vita....Non rivelo il finale.
Di questo film ho apprezzato soprattutto quell' humour nero tipico del grottesco, anche se il trafugamento del cadavere è un vecchio topos del noir. Di certo l'attore principale, Alberto Bognanni, ha stoffa e i suoi occhi azzurri stralunati sono parecchio convincenti. Consiglio di andarlo a vedere. A Milano è ora in circolazione al Nuovo Orchidea, sul sito ufficiale è indicata l'uscita nelle sale il 20 giugno, Milano non è menzionata, sono citati i cinema di Roma (Lux), Firenze (Marconi), Torino (Fratelli Marx) ed altri nell' Italia meridionale.
Ieri in sala c'erano al massimo otto persone su duecento posti (gli unici che desiderano Berlusconi morto, sono veramente un po' pochini).



domenica 20 luglio 2008

Confidenze da parrucchiere

Il mio parrucchiere se n'è andato, si è trasferito nell'hinterland. Capirete voi, ce l'avevo sotto casa. Forse l'affitto troppo alto, è ragionevole pensare ciò.
Così ora non solo si profila la via crucis nel quartiere, volta a trovare un degno sostituto, ma sarà difficile anche riavere la figura del parrucchiere "confidente", non rara, ma non così frequente al giorno d'oggi.
Eppure in quindici anni ho cambiato grossomodo due parrucchieri di fiducia ed entrambi avevano la caratteristica di porsi nel cosiddetto modo confidenzial-cameratesco. Ma sì, in fondo, ogni tanto qualche sano discorso da uomo a uomo, un po' triviale o superficiale non guasta. Il primo della serie, era un siciliano arrapato. Ogni volta che mettevo piede nel suo negozio non c'era volta che non cominciasse così il discorso: "Dì, ma la ragazza fissa ce l'hai? Te la sei trovata?". A seconda della mia risposta, mentre le forbici venivano affondate nei miei capelli, lui partiva con le sue disquisizioni sul gentil sesso: "certo che oggi le donne non sono più come una volta" se dicevo di essere "a secco" oppure "certo che le oggi le donne sono delle gran troie" se mi spingevo a raccontare qualche esperienza sessuale o sentimentale; anche lui non si lesinava sul raccontare i propri desideri e le proprie esperienze: ogni volta mi raccontava di una donna diversa (scopata o desiderata), la moglie non era mai annoverata, naturalmente, oppure mi segnalava sempre un locale, una discoteca dove ci andavano anche donne mature e dove secondo lui si scopava facilmente. Mi ricordo di quella volta che mi disse che si era fatto bello per ricevere una baby-sitter in negozio che le avrebbe portato il bambino a farsi la "tosata", aspettava proprio con ansia quella ragazza: "Mi batte il cuore", mi disse. Oppure quella volta che si spinse a confessarmi che si sarebbe fatto volentieri una compagna di scuola di sua figlia liceale. Poi un bel giorno arrivò la confessione che mi aspettavo da sempre: "Sai, mi sono separato". Così mi sparava tutte le sue paranoie post-separazione mentre mi tagliava i capelli. Poi un giorno telefonò la moglie e lui davanti a me le riattaccò il telefono in faccia, dandole della stronza.
Cambiato quartiere ho trovato Sandro, anche lui siculo, sui quarant'anni, ma un confidente di tutt'altro genere. Lui aveva più stile, si occupava di darmi consigli sul look e sul mio modo di comportarmi con gli amici, era proprio il classico "maestro di vita" o presunto tale. A volte la sua invadenza mi rompeva un po' e spesso gli mentivo su certe cose perché non avevo voglia che ficcanasasse troppo nella mia vita. Lui, però, non era sempre un chiacchierone, qualche volta faceva il suo lavoro senza aprire bocca, qualche altra volta era tutto il contrario, ma quando parlava troppo, solitamente mi tagliava male i capelli (e per fortuna capitava molto di rado). Solitamente mi parlava in dettaglio della moglie e dei suoi figli in un'ottica diversa, nello spirito di colui che crede nel valore della famiglia, da buon siciliano. E da buon abitante della Trinacria non si vergognava a dirmi che se qualcuno avesse stuprato sua moglie, avrebbe ammazzato il colpevole, senza ombra di dubbio. Era sicuro di questo, assolutamente sicuro, continuava a ripetermelo. Di fronte a tanta convinzione, rimanevo interdetto, come se lui quasi sperasse in uno stupro per poter uccidere.
Ad ogni modo, in entrambi i casi, frequentando i miei due parrucchieri da uomo, uscivo sempre con qualche bagaglio di conoscenza o curiosità in più, sviluppando una simpatica confidenza che mi rendeva sempre piacevole la mia visita mensile o bimensile. Del resto questa è l'immagine un po' stereotipata del barbiere da uomo, no? Quello delle immaginette di donnine o del calendario Michelin....
Ora chi prenderà il posto di Sandro? Staremo a vedere. Come si suol dire: non c'è due senza tre...

sabato 19 luglio 2008

Vari esempi di degradazione

In fondo cos'è la degradazione umana? Cosa vuol dire "degradazione"? Ha qualche connessione con "regressione"?
Molto spesso si tende ad associare la degradazione con la povertà, la volgarità, ma soprattutto con la droga, l'alcol.
La droga rovina, distrugge, degrada il corpo e lo spirito.
Eppure esistono forme di degradazione nascoste, più insidiose, incurabili, forme di non-antonomasia, non-pensate e non-scrutate: un professore quarantenne che non riesce a comprarsi le scarpe da solo, va in giro con la mamma e poi al momento di pagare piange e si dispera (troppi soldi!) e per reazione rompe le scatole (delle scarpe), ingaggiando un morboso litigio con mammà, a metà tra l'innamorato tradito e l'adolescente in contestazione; una ragazza che chiede consigli su come resistere all'anoressia sui muri di un cesso pubblico; un trentenne che è ancora alle prese con tecniche di seduzione per arrivare a mettere una lingua in bocca, mentre gli amici hanno mogli e figli; un vecchietto che spia una quindicenne che si bacia al parco; un impiegato che nasconde ad amici e parenti di aver pubblicato un libro; una moglie che si fa picchiare per avere gli unici contatti fisici con il marito; persone che per gioco e per noia si fanno la cacca addosso, fanno gara tra loro e se lo comunicano via sms; ginecologi con erezione perpetua; donne che si fanno pagare dai pedofili per fare foto ai bambini e rendere tutto meno sospetto; ragazzine che ricattano il compagno di classe per estorcere denaro; ragazzine che si vendono su Internet per comprarsi l'abito firmato. Potrei continuare.....
Ma in tutto questo ci sarà una risalita? Questa è la strada giusta per una conversione, per una "torsione"? Sono convinto che dal negativo nasce il positivo, forse toccare il fondo è il momento dialettico che prelude alla congiunzione col bene, alla risalita.
Un uomo può ripetersi all'infinito? Ci si può stancare della degradazione, del male, di questo vortice pernicioso, c'è un arresto? Ci si può ribellare alla propria agonia spirituale oppure se ne gode e basta?
Io ho bisogno del male, della degradazione, per capire il bene. La rettitudine è troppo facile, come guidare un treno in linea retta. Anche sbandare è facile, ma è difficile rendersi conto di dove si va.
Sentirsi perduto è forse l'ultima degradazione dell'uomo. Forse chi si è perso da sempre è felice perché non ha di che ritrovarsi.
Ah, quante domande....mi sa che non dormirò stanotte.

lunedì 14 luglio 2008

Il fascino delle baby sitter

Confesso che la figura della baby-sitter ha sempre suscitato in me un fascino conturbante (vi sta parlando uno che è cresciuto con baby-sitter e ne ha cambiate almeno sei: Gloria, Mimma, Tina, Maria Grazia, Maria, Alessandra). Figura della modernità occidentale, si occupa di accudire o di intrattenere i bambini in assenza dei genitori, oggigiorno ha raggiunto una dignità e preparazione professionale, esistono baby-sitter esperte ed improvvisate. Al di là di queste semplici definizioni, quello che mi stuzzica è l'immaginario della baby-sitter, più che il suo ruolo professionale, semplice e scontato. Su questo immaginario ci ha giocato spesso il cinema, basta citare film come Halloween-La notte delle streghe,dove un maniaco faceva strage di baby-sitter rimaste sole, oppure L'allucinante notte di una baby-sitter (1971), Baby sitter-Un maledetto pasticcio (1975), di René Clement, Malizia di Samperi: film che facevano leva o sul ritratto della ragazza indifesa, oggetto di stupri, rapimenti, omicidi o su donne spregiudicate, morbose. Tipica è l'iconografia della "tata" che svezza sessualmente il ragazzino minorenne, oggi in caduta libera per paura di riferimenti alla pedofilia. Eppure un anello di congiunzione tra questi tipi d'immagine e la realtà esiste eccome, non crediate che il cinema sia il cinema e basta. La mia ultima baby-sitter (scoprii poi) si serviva dell'impiego per coprire la sua tresca con un amante di vent'anni più giovane, veniva a casa mia dopo aver fatto l'amore con lui ed era così serena, felice, lei forse mi ha insegnato a parlare liberamente dei sentimenti, in una famiglia rigida e un po' sessuofoba; poi ci sono quelle che fanno venire in casa l'amica o il fidanzato, quelle che magari ti fanno vedere il seno nudo, con la scusa del topless. Sì, insomma sono proprio le baby-sitter improvvisate, le studentesse molto giovani, quelle più intriganti e più temute dalle madri, sono quelle che puoi amare o odiare alla follia senza mezzi termini e, in entrambi i casi, il bambino gode come una Pasqua, perché se ami ami, se odi ti puoi mettere intenzionalmente a fare i dispetti o i capricci (come capitava a me) e mi piaceva questo fatto di mettere in imbarazzo o difficoltà la tata-ragazzina, in quanto figura autorevole, ma non così tanto, amica ma non più di tanto. La giovane baby-sitter sta in una zona di confine, è una sorella, una confidente, non ha un così gran potere su di te, spesso nascono ricatti o innocenti tentativi di corruzione con lei; poi c'è l'amore vero e serio, la baby-sitter sostituto della madre, quella che quando se ne va, tu ti metti a piangere.
Quello che mi ha sempre affascinato della baby-sitter è il fatto che sia una persona che viene apposta a casa tua, è costretta a passare delle ore di gioco e di svago con te, ti porta in giro, vede la televisione con te, ti racconta la favole, ti mette a letto, ti fa prendere la medicina. E nel contempo, in queste lunghe ore, magari, a volte, ti racconta qualcosa di sé, della sua vita, delle sue aspirazioni, ti fa giocare a "obbligo e verità", c'è comunque uno scambio. Ancora oggi osservo con interesse le ragazze che portano in giro per mano i bambini, sembra di vedere due scimpanzé, uno più grande e uno piccolino. Amo l'infanzia, il suo mondo, adoro il tono con cui le baby-sitter si rivolgono ai bambini, a chi pensa che la baby-sitter sia una seconda mamma, io dico no: non è come una madre, è sempre più giovane almeno di dieci anni, basta poi solo il fatto che sia comunque una donna a ore, questo rovina già la poesia di un incontro, la baby-sitter ti rende felice in un tempo limitato e dietro compenso di danaro, in fondo lei lavora. Però c'è questo affetto o questo odio latente che trasforma tutto in un rapporto umano. Ho sempre amato fare entrare estranei in casa mia, quando potevo farlo, beninteso.
E, tutto sommato, l'istituzione della baby-sitter non muore mai, esistono quelle destinate agli adulti, chiamiamole pure "escort", gentili signorine che vengono a casa tua, ti fanno compagnia oppure vengono al cinema con te, dietro compenso. E naturalmente, l'amore per una baby-sitter nell'adulto si concretizza, è chiaro, non rimane solo una fantasia!



domenica 13 luglio 2008

Domenica

E ' domenica e non mi va di svegliarmi.
Non mi va di dare retta a me stesso
non mi va di rispondere alle domande del silenzio.

E' domenica e lavoro per inventare qualcosa
una cosa vale l'altra.
E ' domenica sento la libertà che mi fa a pezzi
il nulla non ha voglia di non essere più.
Qualcosa non cade giù.

E ' una domenica d'estate
da spendere in un cinema porno.
E ' una domenica da radio
per un giorno con la musica.
Di domenica
è meglio levarsi di torno.
Non so dove mettermi...
Non ho più un posto la domenica!
E ' domenica non ho voglia
di alzare la testa
non ho voglia di vestirmi.
La domenica è il giorno in cui tutti sono nudi,
è il giorno in cui Dio entra in noi.

Telesignorine da rigetto

Oggi non siamo più abituati alle cosiddette "signorine-buonasera" della Rai. Più che altro le chiamerei "telesignorine" da rigetto (televisivo) e mi domando come abbiamo fatto a sopportare per anni questa forma di alienazione nella voce e nel corpo. Penso a Eva Nazemson (vedi post del 16 giugno "Gli imprevisti della diretta"), allo scandalo di una naturalità imprevista e violenta. Queste annunciatrici hanno tutta l'aria di chiedere perfino al vomito di uscire dalla loro bocca, sono bamboline robotizzate e sclerotizzate dal magnesio televisivo, dalla serialità e ripetitività dei gesti. Sono donne in batteria.

"Va ora in onda....."


venerdì 11 luglio 2008

Politica e antipolitica

Questo blog vuole essere apolitico, perché la politica non è amore, è discordia, sotterfugio, inciucio e coltellate nella schiena. Succede a tutti i livelli, anche nella piccola sezione di quartiere.Ho provato a frequentare qualche raduno, qualche riunione di partito e succede proprio così. Le persone non in grado di emergere vengono schienate, mentre vanno avanti quelli che hanno il "pelo sullo stomaco", il coraggio di tirare qualche colpo basso e comunque con una buona dose di stronzaggine nel sangue.
Tutto questo non è antipolitica, ma una constatazione reale.
Per pochi la politica è una vocazione, un'ideale, per troppi un posto di convenienza. Basta insomma recitare la propria parte, come a teatro e il gioco è fatto, no?
Se ritenete che questo sia qualunquismo, prendete Daniele Capezzone, da pupillo di Pannella, fermo nelle sue posizioni anticlericali, a difesa delle minoranze, all'avvocato difensore del Cavaliere di Arcore.
Se volete il politico è come l'artista, il regista, il cantante.....quando cambia "genere" fa arrabbiare i fan.
Sentire Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia, che diventa rosso come un peperone per i pastrocchi giudiziari di Silvio, mi fa un po' strano, oltre che una gran rabbia.
Capezzone ha imparato la lezione, non c'è che dire. Poco serve chiedersi qualcosa su queste manovre voltagabbana, francamente, ormai, sfacciate e senza ritegno.



I Tasaday

Chi sono i Tasaday? Una tribù primitiva delle Filippine, scoperta nella foresta di Mindanao nel 1971. La loro curiosa caratteristica è che possiedono un linguaggio in cui non esistono parole per indicare odio e sopraffazione. Niente parolacce, niente "stronzo", niente "stupido", ma nemmeno "malvagità", "aggressione", "stupro", "guerra", "corruzione", "imbroglio", "sgambetto". Nella loro società non esiste l'accumulazione, l'avarizia, la competitività..insomma è l'unica società pacifica della terra, basata sull' amore. Forse Cristo si è fermato prima da loro e ci ha escluso?
Di certo, l' Italia, la sua politica, la sua organizzazione territoriale e sociale, i suoi costumi, è una bestemmia inconcepibile per i Tasaday.
Italia: da statistica, uno dei Paesi più rozzi e maleducati del globo. A questo punto chi è più primitivo?



giovedì 10 luglio 2008

Risposte mancanti

La mia vita è un bruco che succhia un chiodo arruginito
la ruggine del senso, del thelos.
Tutt'intorno divampa il fuoco del dubbio
della domanda
la domanda senza risposta.
Interrogo tutto
cerco di accendere il fuoco
ma la pigrizia dell'essere
sbadiglia sazia della sua nullità.
Quindi nulla succede
nessuno risponde...
Da Dio al cellulare
piovono
risposte mancanti
e fatti mancati.
Anche l'assenza finisce....
forse il vuoto si riempierà.

martedì 8 luglio 2008

Le stagioni del cinema

Credo che la mia videoteca di casa abbia raggiunto la bellezza di un migliaio di film, tra vecchie videocassette e dvd. Sono per l' 80% film italiani ed europei, suddivisi in film d'autore, commedia all' italiana (Sordi, Tognazzi, Mastroianni, Moretti, Verdone, Pozzetto e Villaggio), thriller e soft-core. Tra i film d'autore tengo prevalentemente Fellini, Almodovar, Argento, Ferreri, Hitchcock, Kubrick. Sono selettivo e settario, non sono un cinefilo, sono allergico a buona parte del cinema statunitense contemporaneo. Detesto film come Il diavolo veste Prada o Il diario di Bridget Jones, nonché la saga di Herry Potter, Matrix, Mel Gibson e Steven Spielberg.
Mi trastullo coi miei film come se fossero balocchi, appropriando ad essi stessi un "periodo" stagionale adatto alla loro visione. Partiamo da oggi, da luglio. Il mese di luglio è molto buono per la commedia all'italiana anni Sessanta, film di Totò, film come Il sorpasso o La voglia matta di Luciano Salce, I mostri, Il boom, Vedo nudo, ma ci sta dentro anche un Finalmente domenica di Truffaut o un Profezia di un delitto di Chabrol. Settembre è invece quasi esclusivamente dedicato all'erotico, La chiave, Tokio decadence, Femme publique, Disposta a tutto, Malizia, Emanuelle, Secretary ecc.ecc. A settembre-ottobre val bene anche un Bertolucci, tra i miei preferiti. Da ottobre e dicembre va molto una commedia sentimentale più recente, come Nuti, Verdone, Muccino, Soldini, Lucchetti, Benigni oppure film d'autore più complessi, come Antonioni, Mikhalkov, Kubrick, Ferreri, film drammatici o sentimentali, Il senso di Smilla per la neve, Wilde, Il profumo del mosto selvatico, Com'eravamo, Il laureato o, in prossimità del Natale, anche film d'animazione o commedie giovanilistiche, vanzinate, giusto per sentirmi un po' bambino. Da gennaio a marzo è il momento del thriller e dell'horror, è sempre stato così. Da aprile-giugno si ritorna al solito giro della commedia all'italiana, con particolare predilezione magari per Renato Pozzetto.
E così, in linea di massima (pur con soventi stravolgimenti e variazioni), si celebra una specie di calendario stagionale in casa mia. La sera,stanco, mi metto a spulciare nel grande armadietto a vetri dove riposano i miei film e, se sono particolarmente ispirato, qualcosa salta fuori sempre. Ma può anche succedere che prenda il sopravvento la lettura o il cazzeggio bello e buono, una chat-line o perché no, da qualche mese anche questo blog.
Vi regalo qualche piccolo assaggio di alcuni dei miei film preferiti.
















lunedì 7 luglio 2008

Una poesia di Hikmet

Una poesia di Hikmet, grande poeta turco

Mia rosa, pupilla dei miei occhi
non ho paura di morire
ma morire mi secca
è una questione di amor proprio

Il sistema amoroso

Nutro attrazione e rancore al tempo stesso per le relazioni sentimentali, per le regole comuni e civili dell'approccio.
Sarò fuori dal mondo certamente, ma quello che non va nei rapporti con l'altro sesso è una questione di "sistema".
Non il problema del "questo" o del "quello", ma un fatto di "sistema", non il problema del "sì" o "del "no", ma piuttosto la logica d'arrivo al "sì" o al "no".
Ieri sera pensavo a come è strano e scocciante questo gioco del costringere un'altra persona a sottostare a delle avances, pretendere una risposta da lei perché se no soffriamo, non stiamo bene. Questo continuo pretendere delle risposte vitali, questo chiedere, questo assuefarsi al corteggiamento, alla sofisticazione, questo "entrare" nella vita di una persona, desiderarla, aspettarla, rischiare il ridicolo.
A volte le cose che sembrano così naturali sembrano anche così assurde.
E poi quando una persona l'hai conquistata è "tua", come se l'avessi acquistata all'asta. E' tua e di nessun altro e la cosa, dicono, è abbastanza naturale, in quanto il vero amore è sentimento di possesso, fa parte del "sistema". La proprietà comune degli uomini o delle donne ha fallito nei paesi occidentali.
Va bé, seppelliamo tutto con un film di Alberto Sordi e moriamo allegramente tristi nell'incomprensione del nostro essere.

venerdì 4 luglio 2008

Gli autisti dell'autobus

Osservo spesso gli autisti degli autobus, artisti dell'infantilismo più volgare. Non voglio dire che sono imbecilli, attenzione!

Dire che uno è artista significa che ha in mano un'arte, un'abilità. Gli autisti degli autobus cittadini scherzano e si declassano in pieno di stile regressivo, scolaresco.

Guardateli, concentratevi: si tirano pugni, si danno del "figlio di puttana" per scherzo, raccontano barzellette da prete, si sfottono a più non posso, hanno sempre questo vizio delle mani addosso come i ragazzini di seconda media. Forse è un modo di sopravvivere all'alienazione del loro lavoro, così ripetitivo e massacrante, non esente da frustrazioni, responsabilità. C'è una sottile guerra tra conducente e cittadino. Il cittadino è sempre incazzato perché l'autobus non arriva mai in orario, il conducente bleffa e gioca a stuzzicare magari il vecchio rompipalle criticatutto, quello che mette il puntino sulle i. E allora il conducente fa il misterioso, lo spiritoso, il recalcitrante, lo scorbutico, il finto ignorante. Poi sale il collega e percorre un tratto con lui,la tensione si smorza, parlano, ridono, fanno bisboccia, spettegolano sui colleghi, discutono della partita della sera prima. Donne, calcio e sfottò in un mix di sana volgarità cameratesca e militaresca.

Lasciamoli lavorare e non innervosiamoli. In fondo giocano anche con la nostra pelle, ogni giorno.


Piccoli film anonimi

C'è stato un momento ben preciso nella storia della tv italiana durante quale il cinema ha avuto un ruolo molto importante. Nell'arco temporale '84-'90 circa (quando i cinematografi cominciavano a scarseggiare e le reti berlusconiane erano in piena ascesa) la Tv continuava a nutrirsi delle più svariate pellicole per intrattenere gli spettatori, in particolare, nel 1987, le vecchie Telereporter e Telecity (ribattezzatesi rispettivamente Odeon TV e Italia 7) furono segnate da un florido sviluppo e cominciarono a trasmettere film di un certo peso per l'epoca. Era la fine di un ciclo, spariti i d'essai e i cineclub, ecco che il cinema si apprestava a venire fruito tra le mura domestiche, comodamente seduti in poltrona (complici anche le videocassette). Di quel periodo ho un buon ricordo, a costo di attirarmi l'odio dei cinefili puristi che guardano i film solo al cinema e "credono" soprattutto nell'istituzione del cinematografo (non a torto).
Quello che mi dispiace è il fatto che la televisione ha smesso di trattare bene gli spettatori, non valorizzando più il cinema, anche quello più anonimo, meno conosciuto e inoltre non esiste neanche più quel libero e vero pluralismo che caratterizzava una volta la tv italiana.

In un'annata come quella del 1988, per esempio, in prima serata potevano essere trasmessi contemporaneamente un film di Truffaut, una prima tv di successo, insieme al vero e proprio film di cassetta: erotico, horror, western, commedia d'avanspettacolo. C'erano i "cicli", retrospettive sugli autori, una settimana un film diverso, qualche volta condito da qualche presentazione o intervista. Sulle reti locali andavano in onda anche alle tre del pomeriggio film sconosciuti (ma non per questo non interessanti) provenienti dal Messico, dalla Bolivia, dall' Inghilterra, dalla Spagna, dalla Germania, film di serie B o di serie Z, ma anche qualche vecchio film americano di Hollywood in bianco e nero, qualche film su Frankenstein della Hammer.Nel mucchio qualcosa di valido o semplicemente di gradevole capitava sempre. Il thriller italiano degli anni Settanta, ad esempio, (ora diventato cult e regolarmente rimasterizzato in dvd) ha conosciuto la sua prima diffusione televisiva tramite le tv locali via etere. Ormai sono finiti i tempi di un film di Jess Franco alle cinque del pomeriggio!

Due esempi in particolare di due film, tramessi nel giugno del 1988, due film che non hanno fatto la storia del cinema sicuramente, due prime (e ultime) visioni, film letteralmente anonimi, di quelli che si vedono en passant in una sera d'estate, per rilassarsi, per occupare del tempo. Il primo fu proprio Raiuno a trasmetterlo il giorno 14 giugno * in prima visione. Non ebbe la sfacciataggine di trasmetterlo in prima serata, anche se forse era stato solo un caso: guardate un po', alle 20,10 andava in onda Italia-Spagna per il campionato europeo (e chissà se fummo più fortunati vent'anni fa, non ricordo proprio). Il film si chiamava Bim bum bam, regia di Aurelio Chiesa, che in seguito girò Luci lontane, con Tomas Milian e Laura Morante. Del 1982, Bim bum bam narrava la vicenda di tre amici nel 1963, legati insieme da donne e pallone; i tre erano Massimo Bonetti (divenuto famoso per la fiction La squadra), Claudio Bigagli e Giorgio Locuratolo. Nella stessa serata era in programmazione su Odeon un bel giallo francese Quando il sole scotta di George Lautner, coprodotto con la Germania, su Raitre il film musicale Il valzer dell'imperatore di Billy Wilder, su Italia 1 I viaggi di Gulliver e su Italia 7 Sepolta viva di Aldo Lado.

Non ho avuto mai più occasione di rivedere programmato questo Bim bum bam e all'epoca manco lo vidi, me lo persi. All'epoca c'erano tanti film disponibili che non si riusciva a vederli tutti e comprai il videoregistratore in ritardo rispetto agli altri. La sera del 18 giugno* un altro film anonimo, più leggero, più trash: Massimamente folle (1984) l'unico film di Marcello Troiani. Una prima visione di Italia 7 con Oreste Lionello, Carlo Croccolo, Pamela Prati, Gianluigi Marianini: film a episodi con un commissario di polizia che deve vedersela con quattro frati; una professoressa sofferente di dissenteria che viene licenziata; una maratona in piazza Navona e altre storie. Folle, trash, probabilmente una ciofeca, ma era degno di lode solo il coraggio di trasmetterlo, infischiandone di share e compagnia bella.
Oggi potremmo mai rivedere questi film in prina serata, sulle tv importanti? Interesserebbero a qualcuno? Non solo il B-movie, ma potremmo rivedere un vecchio film di Cassavetes in prima serata su Canale 5? Potremmo rivedere Gli anni in tasca di Truffaut, Il disprezzo di Godard, Il pezzo e il pendolo di Roger Corman, Hardcore di Paul Schrader? Gli anni '90, con i vari Fatti vostri, Scherzi a parte, Amici hanno spazzato via il gusto celebrativo del cinema. Ora ci sono gli sceneggiati, le serie TV, ma niente di storico, di classico, tutto è deperibile, usa e getta, nel pieno uso e consumo della TV. I divieti (finti), le fasce protette (ipocrite) hanno paralizzato quello spirito pluralista degli anni Ottanta, per i quali il cinema è cinema.
Addio ai cari film anonimi, addio alle stuzzicanti prime serate. Ora basta il play del lettore dvd.

Dalla colonna sonora del film Luci lontane di Aurelio Chiesa. Immagini di Gustave Dorè











(* Fonte: "Tv Sorrisi e Canzoni", n° 23-24°, 1988)

mercoledì 2 luglio 2008

Come stai? Al massimo

Fate come me:
se vi svegliate in coma
alla fatica domanda, "Come stai?", voi tutti: "Vado al massimo".
Se avete il mal di schiena, gli occhi stropicciati,
il fiato corto:
"Vado al massimo".
Anche nel letto senza forza:
"Vado al massimo"
Barcollando sul bus:
"Vado al massimo"
Sempre di fronte all'evidenza:
"Vado al massimo".