giovedì 28 febbraio 2008

Le ultime ossessioni di Moretti

Nanni Moretti, nella sua postura, nel suo eloquio, nel suo accento romano che si sforza al rigore della dizione, contribuisce nella creazione dei suoi personaggi, a darmi l'idea di un individuo ossessivo. Con la sapiente arguzia di chi fa un mestiere come il suo, Nanni ha mutato la pesantezza espressiva dei rituali maniacali, delle domande, dei tic, delle fissazioni irragionevoli, in balordaggine buffonesca. Era ciò che succedeva in uno dei suoi film migliori, Bianca, ma ora alcune nevrosi si ripropongono nel recente Caos calmo e come capita sovente nel cinema morettiano (anche se in questo non è lui il regista), queste divengono ben presto dei tormentoni, degli slogan, come quello della Sacher Torte o come il famoso "D'alema dì qualcosa di sinistra".
Dopo la strizzata d'occhio voluta in un post precedente, il tormentone odierno è quello dell'elenco, insieme all'ostinazione pervicace di elaborare un lutto su una panchina. Perchè Caos calmo è un film sulla morte e sulla vita, la famosa scena di sesso è come un corpo estraneo, non c'entra nulla, piove dal cielo, ma forse è il simbolo dello scuotimento esistenziale, è il contatto con la vitalità, l'eros che salva dalla morte. Grazie a questa scena poi, il film ha provocato un caos non troppo calmo, un caos sul quale non occorre troppo soffermarsi. Dico solo che la Chiesa dovrebbe smetterla di considerare qualsiasi cosa educativa, istruttiva e pedagogica. Non tutte le opere dell'ingegno finiscono nella sala parrocchiale per fortuna, e non tutti gli uomini sono "paolotti" beccati con le mani nella marmellata o a spiare dal buco della serratura. Sono profondamente offeso quando leggo certe dichiarazioni, ma l'importante è riderci sopra, non si può fare altro.
In Caos calmo ho apprezzato il Moretti padre, un Moretti più maturo, più serafico, ho apprezzato il folgorante inizio con l'annegamento, la sovrapposizione del titolo con le onde, questo mare agitato, una specie di didascalia (solo il mare può diventare calmo improvvisamente, solo il mare ha in sé quelle due componenti di caos e di calma, di bonaccia e furore); il resto è nuovamente una specie di autoanalisi morettiana imbevuta di citazioni, tra le quali temporeggia la noia. Ogni tanto c'è un risveglio, quando il "vecchio Moretti" ci ricorda il Michele Apicella:
"Scusate....ma voi state insieme? E da quanto?"
"Sposata?"
"Figli"?
"Fermo! Ti ho già inquadrato! Te sei uno di quelli che va dal proprio macellaio di fiducia, si fa dare i pezzi migliori, così poi se ci vado io mi danno i peggiori".
Ora è semplicemente cambiata la materia, c'è la calma "matura", ma questi elenchi sono una delle poche cose che danno una forma e un colore a Caos calmo. Non so se sia una lode o un demerito, decidete voi quale ossessione preferite.
À vous!




mercoledì 27 febbraio 2008

Perché Sanremo è Sanremo

"Beati gli ultimi perché saranno i primi" è la legge che ha mandato avanti il Festival di Sanremo per parecchi anni. Molti artisti che sono capitati lì per caso, come Vasco Rossi, hanno fatto fiasco nella classifica di gara, ma acquisito la popolarità meritata tempo dopo...Sì, perchè Sanremo è Sanremo.
Però questo detto non vale più, anche i primi finiscono per essere ultimi...è l'intero Sanremo ad arrivare ultimo nei pensieri della gente. Che poi venga visto ancora, poco importa, vi è un autentico scollamento tra il pubblico e i promotori dell'iniziativa, lo sento sulla mia pelle, il pubblico s'interessa a Sanremo quasi esclusivamente come fenomeno mediatico, per colorare le proprie giornate di gossip, incuriosito e attento a gaffes, scollature, polemiche. Vi è una Tradizione che continua, che forse si vuol conservare nel rispetto di una cultura nazionalpopolare, ma credo che Sanremo non serva a noi critici, a noi ascoltatori. Ormai esiste Internet, esistono festival indipendenti, la tv musicale è morta come genere.
Credo che Sanremo abbia avuto due gloriose stagioni, gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, i restanti decenni, a parte qualche edizione azzeccata, sono copiature sbrodolose dei precedenti ed, in particolare, i Novanta, hanno introdotto quella forma di "impegno" sanremese, sia musicale che poetico, da latte alle ginocchia. A Sanremo non mi piacciono le vie di mezzo...una canzone o è intelligente (non necessariamente militante) o è stupidina. I tentativi ibridi di mettere d'accordo tutti, cercando di strappare qualche consenso, anche dagli intellettuali organici di sinistra, mi indispettiscono. Voglio un nuovo Pupo, una nuova Orietta Berti, dei nuovi Ricchi e Poveri, una nuova Fiordaliso...ecco un Sanremo onesto!
Oppure voglio i "corpi estranei", quelli incompresi: gli Stadio di un tempo, Nada, Mario Castelnuovo, Garbo, Daniele Silvestri, i Quintorigo. Voglio qualche cantante travestito a Sanremo, qualche punk!!!
Anche quest'anno la solfa è sempre la stessa: vecchie glorie, canzoni mediocri, testi mediocri, le nuove proposte hanno un potere soporifero da ormai dieci anni, canzoni sempre uguali da dieci anni: su venti canzoni se ne salvano due o tre se è tanto.
Finita l'era dei 45 giri è finita l'era del gusto dell'acquisto usa e getta, finita l'era della canzonetta semplice di facile effetto, melodica, spensierata e di largo respiro. Quest'anno abbiamo ancora il Pippone nazionale a tenere in banco, insieme a un Chiambretti-diavoletto, che tenta di dare colore, e a due bambole, l'una bionda e l'altra bruna, secondo la rigorosa tradizione baudesca. Visto che la gara musicale non conta più e ieri sera lo share è precipitato vertiginosamente, parliamo pure della bionda, l'ungherese Andrea Osvárt. Attenzione, piccola parentesi: la pronuncia è O(sc)vart (con la "sc" di "scemo"), non è Ossvart (con la "s" di "sfigato"). Sarebbe come se mi chiamassero Ciarlo anziché "Carlo". Non c'è forse da arrabbiarsi? Lo vogliamo imparare un po' di ungherese o no? Bè, credo che la visione della Osccvart restituisca il senso di grazia perduto in questa edizione 2008. Ma è ben poca cosa....Bisognerebbe innovare, rinnovare. Che facciamo? "Facciamo qualcosa di rottura dai!"...Che so, si potrebbe utilizzare uno scimpanzé ammaestrato vestito Dolce-Gabbana che porti le buste con i titoli delle canzoni, si potrebbe introdurre un matriarcato di conduttrici ufficiali con un unico valletto maschile al seguito. Perchè Sanremo è Sanremo...

lunedì 25 febbraio 2008

Il non vedente fenomenologo

Penso che parecchi non abbiano ancora capito "veramente" cosa sia la fenomenologia di Edmund Husserl. Forse dal punto di vista teorico è più facile comprenderla, una sorta di platonismo disceso sulla Terra e nel concreto; ma quando, possiamo parlare di una prassi fenomenologica? Che cos'è la cosiddetta 'riduzione trascendentale'?
Penso che colui che, senza scherzi, possa avere una risposta, sia il non vedente dalla nascita...Solo lui vive e percepisce le descrizioni del linguaggio. Il non vedente vede il non-visibile. Non può fare altro che afferrare le essenze, non le apparenze. Il non vedente vede con la mente il "fondo" degli oggetti e il "fondo" di se stesso.
E noi vedenti contribuiamo, in veste di "descrittori" al coglimento di una visione d'essenza..E non è poco.
Ma, per noi, l'essere sfugge come una lepre nell'orizzonte del suo senso.

domenica 24 febbraio 2008

...Le più sensuali

...Elencare, classificare: è dare una forma al caos secondo principio, ma piace molto farlo per dare un ordine, un ordine che mi manca perchè mi sento sempre un mare aperto e senza confini.
Spesso parlo con più di un amico di donne, le donne mi fanno star bene e secondo me il tipo di donna preferita, come le camicie, come la musica, i sogni segreti, come le persone che si frequentano in generale, dicono molto, attestano qualcosa.
Ho sempre detto che gli amici sono come le tessere che compongono il mosaico del mio carattere.
Questa classifica che riporto è, in fondo, una classifica di donne-amiche, lontane, sconosciute, ma al tempo stesso a me vicinissime.
Ecco quali sono per me le donne più intriganti e più sensuali del cinema e dello spettacolo. Dove non compare la parentesi o diversa indicazione, significa che mi piacciono queste persone allo stato attuale presente. L'ordine non rispetta una gerarchia di valore, ma è casuale.
- Sabrina Ferilli
- Giuliana De Sio
- Monica Guerritore (ieri e oggi)
- Catherine Spaak (la Spaak lolita degli anni Sessanta e Settanta)
- Carol Alt (in I miei primi 4o anni)
- Carole Bouquet (negli anni 80)
- Anna Galiena
- Stefania Sandrelli (Stefania sempre!!!)
- Valeria Golino
- Lara Wendel (in particolare nel film Un dramma borghese)
- Lilli Carati (anni Settanta e Ottanta)
- Anna Maria Rizzoli (anni Settanta e Ottanta)
- Monica Bellucci
- Bernice Stegers (in La città delle donne)
Coraggio, commentate giocando anche voi!!!!

sabato 23 febbraio 2008

Amo i protestanti

Amo i protestanti perché credono nell' uomo credendo in Dio.
Amo i protestanti perché predicano l'incertezza,
credono in un'ontologia del peccato e della finitudine.
Amo il loro grande sforzo di sentirsi perfetti
di fronte alla reale consapevolezza dell'imponderabile.
La speranza è l'ultima a morire, si dice....
ma non vogliamo dei piccoli dei sulla terra.

venerdì 22 febbraio 2008

Il perdigiorno

IL PERDIGIORNO

Non sopporto chi non ascolta il respiro del tempo
chi lo vuole soffocare
perchè ha cose più importanti da fare.
Non sopporto la fretta,
la fretta che brucia in un soffio
le intimità delle persone.
Non sopporto la serietà,
il cieco dovere, la cieca obbedienza,
il bisogno di utilità.
Non sopporto le donne impegnate,
voglio donne perdigiorno
di quelle che rotolano nei letti
che hanno tanto da dare
e nella fretta nessuno lo sa.
Amo la vita anche se mi uccide
preferisco la fame, la sete
ma non sopporto chi non ascolta il respiro del tempo
non sopporto chi non ha nostalgia
non sopporto chi non sorride.

Carlo
(Giugno '99)

mercoledì 20 febbraio 2008

Storie di pipì all' Esselunga

Curiosamente, oggi 20 febbraio, questo post può essere in qualche modo collegato al precedente.
Sulle pagine odierne del Corriere della Sera mi ha colpito un fatto di cronaca, un fatto stupido, assurdo, ma che ha preso subito una piega drammatica.
E' ancora un caso di sfruttamento, di vessazione, di prostituzione, nella sua accezione più estesa. Una cassiera dell' Esselunga si accorge che alle 14 di sabato 2 febbraio deve fare pipì; è in servizio, prova a chiamare i responsabili, deve farsi dare il cambio perché non può lasciare la cassa scoperta. Nulla. Non riesce ad allontanarsi o forse non vuole allontarsi, per un forte senso del dovere. Comincia il calvario, la tortura..Il destino la fa aspettare fino alle 17,30, ma è troppo tardi: la donna si è fatta la pipì addosso, si è bagnata tutta, anche dentro gli occhi, gonfi di lacrime per l'umiliazione. La guardano tutti incuriositi. Lei corre via per cambiarsi e già medita un esposto.
Forse c'è da ridere? Sì, con i gravi problemi nel mondo questo fatterello è una bazzecola. Forse cominciamo a dubitarne, quando un referto medico del pronto soccorso accerta nella vittima la presenza di una "cistite emorragica", dovuta, presumibilmente, allo sforzo vescicale di contenimento.
Questa è una lavoratrice del 2000. Almeno alcune prostitute fanno la pipì addosso ai loro clienti, rendono qualcuno felice, mentre questa sfortunata commessa ci ha rimesso la vescica e la faccia, contro la sua volontà. Non so chi avrà ragione, chi avrà torto, non so chi conduce una vita più felice, non so chi subisce uno sfruttamento più o meno duro. Vengono alla mente i casi più estremi, eclatanti, eccessivi, mentre c'è un sottobosco di soprusi nascosti, taciuti, tanti e chissà quanti!!!
Quello che certo è che è la vita a essere dura (almeno in Italia) e che ognuno purtroppo deve convivere con i propri guai.
E' una questione di guai!!!, cantava Vasco un po' di tempo fa. Mah!

20 febbraio 1958

Il 20 febbraio 1958 (cinquant'anni orsono) veniva approvata dal Parlamento italiano, la tanto discussa legge Merlin, entrata in vigore sette mesi più tardi.
Da allora i bordelli di stato vennero chiusi per sempre e l' Italia in cinquant'anni non ha saputo regolamentare o prendere una posizione su un fenomeno, quello della prostituzione, che oltre ad aver assunto caratteristiche criminali, è l'estrinsecazione materiale dell'ipocrisia e dell'alienazione piccolo-borghese.
Lo Stato italiano bada molto alla ferrea logica formale e, di conseguenza, sarebbe stato impossibile aprire o riaprire case che per definizione venivano definite "chiuse".....;)
Il cielo aperto sulle strade, d'altro canto, ci ha dimostrato che le cose non sono migliorate, né tuttavia possiamo sperare in un toglimento assoluto del meretricio, essendo un fenomeno di portata storica millenaria, che va avanti dall' Antica Grecia, con motivazioni e cause diverse, di secolo in secolo.
Va da sé che l'italiano medio è il borghese spaventato dei propri desideri, è colui che condanna ed usufruisce del "servizio", alimenta e respinge un'attività altrove (in Germania per esempio) regolamentata senza pudori.
E' indubbio che molti non hanno capito la vera essenza della prostituzione, che viene infangata, a ragione o a torto, da pregiudizi moralistici. Intanto in una società occidentale industrializzata e capitalistica, la prostituzione esiste a tutti i livelli: dove esiste un interesse di denaro esiste lo sfruttamento. Viviamo in una società del "dare e prendere", del "fotti tu, che fotto io", una società che richiede prestazioni e che fotte di per sé. Poi c'è chi sceglie di farsi fottere o di rimanere integro con la propria dignità (ben pochi); io mi prostituisco quando vendo il mio cervello, quando concedo le mie ore a qualcuno, quando qualcuno si serve di me per danaro. Qualcuno, per scelta o per costrizione, può o deve vendere il proprio corpo. La schiavizzazione della prostituzione è un eccesso e un'aberrazione ignobile di qualcosa di già esistente, l'istinto predatore e di sfruttamento del Capitale. L'unica cosa da fare è limitare il danno, sostenendo e incoraggiando una prostituzione libera e volontaria, che vuol, tutto sommato, trasmettere implicitamente il messaggio "se io mi lascio fottere, sono io che detengo il controllo su un altro". L'importante è lavorare senza padroni aguzzini. Ed infatti la relazione puttana-cliente è basata su un gioco di dominazione/sottomissione nel quale l'uomo crede di dominare, ma è sempre la donna a vincere.
Tutto sta nel capire il meccanismo di questo gioco di finzione, un gioco delle parti, molto teatrale. La puttana è un'attrice e al vero 'puttaniere' abituale non interessa la scopata, ma, semmai, partecipare a una favola organizzata, scommettendo in pochi minuti, sulla possibilità, che all'interno di questa relazione 'finta' si apra una cerniera, uno squarcio di realtà, di verità e s'intraveda un bagliore di amicizia, una parola amica o, magari, l'amore. Ma questo squarcio si apre occasionalmente, come una grande vittoria al casinò (in questo caso vittoria al "casino"), ecco perchè, andare a puttane è una scommessa. Ed in più c'è il piacere del tutto subito, di un arrivo a destinazione diretto, immediato, senza giri fuorvianti, impalcature pesanti, rischi.
La dominazione del cliente è un afferramento in fase di scelta, un fissarsi su una "preda" ogni volta diversa, è l'onnipotenza della varietà, mentre la dominazione femminile è il pieno controllo del proprio corpo, la negazione dell'orgasmo e il pensare alla Maserati nuova mentre fa su e giù.
Sapendo di recitare ognuno il proprio ruolo e sapendo che poi, alla fine, le due parti ottengono qualcosa, siamo tutti e felici contenti. Il punto critico è però questo: una società fatta di uomini e donne che esercitano o usufruiscono della prostituzione, è veramente una società libera e felice? Non ho una risposta in tasca, non ho potuto vivere la fase pre-Merlin, ma ho ascoltato dei grandi racconti pieni di poesia e nostalgia di quel periodo, un grande rimpianto nel cuore di molti uomini e un'amara tristezza per il presente, per un sesso negato e per la brutalizzazione di molte donne. Leggete Un amore di Dino Buzzati, oppure guardate Paprika, di Tinto Brass, in queste opere c'è un pezzo di cultura e di vita e molte spiegazioni che a molti sembrano ancora insensate.

Una scena di Paprika (1990)

lunedì 18 febbraio 2008

La convivenza secondo Carboni

Oggi sono in vena di videoclip musicali...Vi snocciolo il secondo, Vieni a vivere con me, di un Luca Carboni degli inizi, il migliore, il più maturo (sembra un paradosso...!)
Solo l'intuito di Carboni poteva spiritosamente descrivere la convivenza in questo modo: gioco, sensualità, deboscio, tutto all'insegna del non impegno.
La convivenza diventa uno spazio 'chiuso' e complice di sperimentazione, senza chiedersi nulla, concedendosi all'istinto libero, creativo. Questa idea e questo clip risentono molto dell'influenza di un film coevo, Nove settimane e mezzo, è un filmato molto anni 80 , lo si capisce bene, vi è la quintessenza di una raffinata trasgressione, un linguaggio voyeuristico prettamente cinematografico unito alla sexy-ironia 'ottantina' tipica emiliana, unica, dell'asse portante Vasco Rossi-Lucio Dalla-Stadio. Buoni gli spunti di riflessione contro la noia della Tv, guardare solo la pubblicità che svelano prepotentemente l'altra faccia della medaglia, quella del libertinismo edonistico: gli spettacoli quelli no, quelli li faremo noi oppure potremo studiare il modo per vivere senza lavorare.
E, dulcis in fondo, per la gioia della Mater Ecclaesia, di Bagnasco & Company, ecco l'efficace ed esplicito ritornello.

Potremo essere felici e fare un mucchio di peccati
Potremo dirci certe cose da fare accapponare la pelle
Potremo fare certe cose che ci fucilano alle spalle

http://www.youtube.com/watch?v=Wo2tBQnZbLM

Una canzone d'amore

...Pensate ai soliti "cuore", "amore", il solito Baglioni, il solito Vecchioni....?
No! Solo questi versi, una vera e propria dichiarazione d'amore:

Se il mondo assomiglia a te, non siamo in pericolo

..E scusate se è poco.


sabato 16 febbraio 2008

Dialogo nel buio

Avete mai provato a vivere una serata da non vedente? Ora con l'iniziativa "Dialogo nel buio" (http://www.dialogo-nel-buio.it/), organizzata e promossa dall' Unione Ciechi, è possibile.
Lo scopo? Allargare i propri orizzonti o forse permettere ai non vedenti di prendersi una rivincita su noi normodotati e, per una volta, attuare uno scambio di ruoli, per una volta loro guidano noi. E' un'esperienza che ti permette di vivere da non vedente per una sera, devi compiere un percorso guidato nel buio pesto e poi ti danno anche l'happy hour...rigorosamente al buio.
Io, curioso di tutto, non mi sono sottratto all' esperienza e ho accettato la proposta di alcuni amici e colleghi. Devo dire che ne è valsa la pena, soprattutto nella fase finale. Dopo aver girovagato in ambienti ricostruiti, città, foresta, una barca, ci hanno messo a tavola, sempre avvolti nelle tenebre. Personale rigorosamente non vedente ci ha preparato i cocktail e la roba da mangiare. Nel frattempo, un altro gruppo di persone, partito dopo di noi ci ha raggiunto e abbiamo dovuto farlo sedere alla nostra tavolata. Io mi sono ritrovato accanto a una sconosciuta, Paola, una donna, a giudicare dalla voce, sui 45 anni. Lei si è presentata, abbiamo fatto amicizia. In questa situazione il clima è molto informale e, secondo me, il non vedere ci toglie un po' certe inibizioni.
La voce di Paola era molto stimolante. Intanto continuava a chiamare tutti indistintamente "amore" o "tesoro", poi ha cominciato a confessare di amare le 'esperienze sensoriali forti' e di essere rimasta un poco delusa dalla serata. Cosa si aspettasse l'ho capito leggermente più tardi a mie spese: ha cominciato a tastarmi per capire come ero fatto, prima si capiva che questi toccamenti erano soltanto esplorativi, poi hanno cominciato ad avere tutt'altro sapore: ho risposto io accarezzandola dolcemente sulle mani, sulle braccia, sul collo..e poi ci siamo presi per mano, come fidanzati e lei non si staccava più!!!!
Intanto parlavo coi miei amici che erano di fronte a me e sentivo la sua mano sui miei pantaloni, sulle mie cosce, andare su e giù. Lei stava in silenzio, ridacchiava, poi uno schiocco...Finalmente avevo capito: si stava baciando, forse appassionatamente, col tizio alla sua destra, forse un amico, forse un fidanzato...chissà!!!
Nessuno capiva e nessuno vedeva. Io stavo schiattando con quella mano sui pantaloni. Volevo farmi una doccia fredda seduta stante, avrei anche potuto mettere quella mano "là", nelle mie zone sensibili, ma non l'ho fatto. Avevo paura di me, forse le sarei saltato addosso....e comunque non eravamo in un club privé, insieme a me c'erano dei colleghi di lavoro. Il mio buon senso mi fotte sempre. Poco male, perchè a togliermi dall'impaccio è stata lei, quando mi ha afferrato per la testa e ha cominciato a baciarmi disordinatamente, dappertutto, a toccarmi il petto, a dirmi: "Piccolo, caro....come sei giovane...sei una carne giovane". Sentivo la saliva sulle mie guance, sulla mia bocca....non capivo più nulla, abbiamo cominciato anche ad annusarci e a tenerci vicini l'un l'altro, io le facevo sentire il contropelo della barba, lei ridacchiva. Poi l'ho esaminata con perizia feticistica, il naso, le orecchie, gli orecchini lunghi, un mento sporgente e affilato, un bel seno, le calze di nylon, gli stivali di camoscio. Ogni tanto s'interrompeva per darsi da fare con quell'altro...e ho avuto l'impressione che con l'altro andava più sul pesante. Poi l'ha buttata, ipocritamente, sul filosofico: "Bisogna rimuovere l'aspetto sessuale per sentirsi più liberi e togliersi dall'imbarazzo di toccarsi: ci si deve toccare tutti, uomini, donne, non importa". Poi con una voce che trasudava libidine (l'avrebbero capito anche i sassi) ha detto con noncuranza: "Un'altra volta ho toccato una donna, l'ho toccata tutta, ma proprio tutta!"
Nel frattempo, a intermittenza, ritornavo, di tanto in tanto, a essere la persona posata di sempre e a parlare coi miei colleghi. Ma mi sentivo il fuoco dentro...volevo toccarla ancora e ogni tanto lo facevo, quando lei si era messa sulle ginocchia di lui. L'ho toccata ancora in faccia e mi sono scontrato con una barba ispida, quella di quell'uomo (che orrore!), poi sono finito in un angolo strano...Dalle sue risate ho capito che la mia mano era sotto la sua gonna di velluto.
Poi basta...Lei ha deciso di andarsene, si è alzata, ha detto: "Facciamo i bravi". Volevo seguirla, vederla alla luce, ma non l'ho fatto, è stato meglio così...volevo che mi rimanesse il mistero di aver baciato e toccato una sconosciuta, il mio ricordo doveva solo essere il suo corpo e la sua voce, nient'altro, il suo "tesoro" e il suo "amore" coi quali mi apostrofava di continuo.
Fuori dalla sala buia, quando finalmente sono uscito, c'erano una donna cadente, di quelle che si sforzano di sembrare giovani anche a ottant'anni, e un uomo dall'aria trasgressiva, due esseri orrendi. Che fossero stati loro? E anche se fossero stati? Meglio non saperlo...Loro non c'entravano nulla, erano altre persone. La Paola che avevo conosciuto là dentro non aveva niente a che fare con quel 'cesso' che la luce mi aveva restituito. La vista è orribile, non permette di amare, di lasciarsi andare. Secondo me la vista non arricchisce, ma toglie e inibisce.
Nessuno si è accorto di niente o nessuno ha voluto renderene conto, è durato tutto pochi minuti. Sono uscito fuori da quella 'dark room' con una spinta vitale che prima non avevo, volevo baciare tutti, ma dovevo frenarmi. La luce è portatrice di ragione, sicurezza, controllo....niente dell'istinto a briglie sciolte e del mistero del buio.
Riprovarci? Sì, potrei andare in un privé in una vera 'dark room', ma non sarebbe più la stessa cosa...La pianificazione, degli obiettivi da raggiungere farebbero risultare tutto più artificiale e meno immediato, forse più imbarazzante e anche più difficile.
Il bello di quest'esperienza è stata la casualità, l'imprevisto, l'immediatezza dell'attimo. Io, una donna mai conosciuta prima e mai vista in faccia, gli altri ignari di fronte a me. Tutto in pochi minuti prima di ritornare alla 'normalità'.
E' vero, sono stato un non-vedente fino in fondo.

venerdì 15 febbraio 2008

Dice Zygmunt Bauman....

Da Amore liquido, di Zygmunt Bauman:

La solitudine genera insicurezza, ma altrettanto la relazione sentimentale. In una relazione puoi sentirti insicuro quanto saresti senza di essa, o anche peggio. Cambiano solo i nomi che dai alla tua ansia.


Niente di più giusto. E così quando dietro o dopo un bacio senti la voce di lei/lui che fa echeggiare un "vai a fare in culo" o quando tu la vedi troppo come una maestrina/un professore che vuol mettere il voto a ogni tua azione, bè....forse è meglio lasciare perdere, riconoscersi nella propria ansia e nel proprio errore, l'errore di una scelta sbagliata.

Un San Valentino atipico

...Sì, quello di ieri in P.ta Vittoria a Milano, lo scontro tra tram. Io c'ero sul fattaccio, avevo un appuntamento di lavoro, dovevo recarmi in viale Corsica. Tutto era bloccato. Ho visto la morte infagottata, quella, mi dicono, di una donna, in un lenzuolo chirurgico, in bilico su un finestrino divelto. Tutto sembrava perfettamente normale, io passavo, la gente passava, non capiva e c'era un cadavere. Mi sforzavo di avere un brivido o forse resistevo. Se tutti gli astanti curiosi avessero potuto piangere come dei folli, come dei bambini, sarebbe stata come un' esplosione e forse emergeva, al cospetto della morte, la forza dell'amore. Ma la burocrazia, il finanziere che non ti fa passare, la fretta, le contestazioni alla Moratti frenano tutto questo, uccidono anche quello che di tragicamente poetico c'è nella morte, nella sofferenza e, perchè no, anche nella consolazione.
Amo i contrasti. L'assurdo della vita è l'idea, per altro ad oggi non proprio corrispondente alla realtà, visto lo scarso interesse per San Valentino, che mentre due innamoratini cenano a lume di candela, nello stesso momento, c'è un tizio con le gambe spappolate in un pronto soccorso.
La vita è questa, è assurda. Un cuore contro le lamiere, i sospiri d'amore contro le grida laceranti.
Un San Valentino atipico....

mercoledì 13 febbraio 2008

Metafisica della vicinanza

Posso solo elargire consigli su come allontanare le donne.

La vicinanza è metafisica.

martedì 12 febbraio 2008

La lingua svedese

Studio la lingua svedese e questo fatto, solitamente, è un buon argomento di conversazione, quando incontro gente nuova. La curiosità è di molti. Ciò che, però, m'imbarazza è quando si arriva alla domanda:"Perchè studi proprio lo svedese?" Oppure: "Devi andare in Svezia? Hai la ragazza svedese?"
Solitamente liquido via la risposta inventando qualcosa. In realtà non si può liquidare il mio rapporto con lo svedese con le risposte che si aspettano gli altri.
In definitiva non ho amici né parenti svedesi, ho più di trent'anni e non sono ancora andato in Svezia, anche se ho avuto e ho contatti, non ho intenzione di andare a vivere là, perchè fa troppo freddo. Spogliatomi dalle motivazioni comuni che fanno stare tranquilli i miei simili, vi dirò, che, da un certo un punto di vista, un motivo vero non esiste.
Credo che sia la lingua svedese ad avermi scelto e non viceversa. Negli anni 80, a otto anni, rimasi colpito dalle lingue scandinave leggendo un libretto multilingue dell' Automobile Club. Fu la "å" ad affascinarmi per prima, quella 'a' col cerchiolino tipica di danese, svedese e norvegese.
E poi da lì partì tutto, alla ricerca di questa lingua, di questa cultura, così lontana idealmente e geograficamente. Negli anni 80 era pressoché impossibile trovare dizionari o grammatiche. Girai tutta Milano per riuscire a trovare a peso d'oro soltanto un manuale di conversazione della Vallardi (prima edizione 1984) che tengo gelosamente ancora.
Lo svedese (prima ancora che il danese e il norvegese) è una lingua molto sincretica, un inglese germanizzato, diciamo così, una lingua che unisce l'ingegnerismo linguistico tedesco con la sciatteria e la semplicità britannica. E' una sintesi, un punto di incrocio esatto, che ne fa un idioma a portata di mano, plastico quanto rigoroso. Sono riuscito, recentemente, che ho ripreso a frequentare dei corsi universitari, a imparare più parole di svedese in un mese e mezzo che non in tre anni di inglese.
Lo svedese è incomprensibile e comprensibilissimo, è musicale e misterioso, è un incrocio, è una sintesi. Non credo che questa sintesi si possa trovare in altre lingue europee.
Lo svedese è mio e faccio fatica a comprendere quelli che ritengono sia una lingua estranea e ostica. Sapete l'inglese? Qualche parola di tedesco? E allora via! Non c'è niente di più facile. Provate! Nessuno lo farà mai perchè si vive secondo il criterio dell'utile e una lingua non si studia per il benessere personale o per conoscere nuove culture a noi estranee.
Nella medietà globalizzata basta e avanza l'inglese e per gli italiani è già troppo.
Inoltre io ho accettato già da tempo la sfida: imparare a essere utile e me stesso e inutile agli altri. Ecco perchè studio lo svedese.
Qui di seguito lo spezzone di un film uscito in Italia, Svezia,Inferno Paradiso (1968), una docu-cronaca raccontata fuori campo dal grande Enrico Maria Salerno. Giusto per smontare alcuni pregiudizi e false convinzioni sulla Svezia.

lunedì 11 febbraio 2008

Paura del dentista? Non leggete

Conscio che leggerete lo stesso, incuriositi dal proibitivo titolo del post, la paura del dentista non è il dolore. L'anestetico non può nulla contro la violenza esercitata su un corpo o contro l'invasione di due mani frugaccianti dentro una bocca tremolante. Un dente estratto è come un dito spezzato o mutilato con una tenaglia, la forza è identica.Ci vuol una certa arte nell'immobilizzare un dente e staccarlo, che credete? Mano dolce, sicura e violenta....Anche il dentista è un artista, della tecnica manuale,della paura o del modo di distrarre il paziente, come nel video qui sotto.


domenica 10 febbraio 2008

La Belle Époque a Rovigo

Il ritratto di questa donna, La morfinomane (1899), di Vittorio Matteo Corcos, mi ha letteramento stregato: i capelli, la pella diafana, quello sguardo severo ma perso nel vuoto che disvela tenerezza, malattia e sensualità, occhi da cerbiatto un po' crudeli, la posa lasciva, le braccia stanche e pendule, un'immagine che si dà e che si offre all'osservatore con un'oscenità garbata e casta.
Queste ed altre opere italiane, che costituiscono il corpus di 120 dipinti e una ventina di affiches pubblicitarie risalenti al periodo 1880-1915, sono esposte a Rovigo da oggi, a Palazzo Roverella.
Un'occasione per rivivere lo sfarzo e la frivolezza della Belle Époque: feste di piazza, ricevimenti, pubblicità, il denaro, il lusso ma soprattutto l'estetica dell'inutile e dell'effimero, i salotti letterari. Insieme a tutto questo, signore capricciose, bei vestiti, sensualità e trasgressione. Ma accanto al fulgore di un Moulin Rouge, l'ombra sinistra della Grande Guerra, là da venire.
Succede forse a chi si diverte troppo, a chi trascura il serio, il coscienzioso, sia nella vita che in politica, l'eccesso porta a eccesso, l'edonismo sfrenato porta a catastrofe. Niente di grave, basta saperlo. E godiamoci questo fresco passato attraverso questi quadri. Per saperne di più visitate:
http://www.palazzoroverella.com/mostra_contenuti.php

sabato 9 febbraio 2008

Il Carnevale per me

Oggi per la mia città, Milano, è l'ultimo giorno del Carnevale. Ricordi d'infanzia, odore di chiacchiere e tortelli, coriandoli sparsi per terra, spade finte.
Confesso che da qualche tempo nutro sentimenti contrastanti verso il Carnevale. Innanzitutto vivo quel complesso di inferiorità di festeggiarlo una settimana in ritardo rispetto al resto d' Italia e la cosa mi fa sentire fuori posto, proprio perché a questo punto non si tratta più di una festa collettiva, non c'è un'omogeneità geografica. Se scendo in piazza Duomo, Venezia non sta danzando...quindi il carnevale ambrosiano è una festa di ripiego perchè è il fanalino di coda, un fardello in ritardo.
In più Milano e il suo catrame non può avere quel carattere poetico-burlesco-orgiastico-trabordante di una Venezia, di una Napoli o di una Roma.
Per molti il Carnevale è già di per sé la vita, il luogo pirandelliano della maschera, non c'è alcun bisogno di farne una "caricatura" autorizzata dall'alto (come diceva anche Bachtin). Sì, perchè al sabato grasso in realtà ci si smaschera piuttosto che mascherarsi, si è finalmente se stessi, travalicando anche i propri confini fisici (ingrossandosi un po' la pancia o mettendosi un seno finto, è possibile). Una volta un tizio mi disse: "Ho provato a vestirmi da donna e mi è piaciuto. Penso che fino ad oggi la mia maschera sia stata quella di uomo in doppiopetto".
E cosa c'è di meglio del trucco per sentirsi liberi? Non è neanche come essere a teatro perchè là c'è un ruolo imposto, a Carnevale il ruolo te lo scegli tu. Sei tu.
Il tragico del Carnevale è la sua doppia faccia, quel margine di proibizione e di limitazione entro un periodo prestabilito, ma, in fondo, è anche la riprova della nostra alienazione quotidiana.
E l'allegria, la scostumatezza e lo scherzo che c'è in una piazza in festa è forse il modo migliore per arginare l'inguardabile, l'inaccettabile. Non dimentichiamoci che anche i clown dietro quel ghigno rassicurante sono tremendi e inquietanti, non dimentichiamoci che una folla mascherata è come una bomba ad orologeria pronta ad esplodere da un momento all'altro.
Il Carnevale degli adulti non è quello rassicurante dei bambini, anche se per comodità gli adulti cercano proprio di imitarli, giocando con delle etichette, con dei costumi.
Forse per evitare l'impegno di essere noi stessi, noi tutti decliniamo il Carnevale con la scusa: "è roba da bambini".
Comunque la mia vita è una farsa e mi basta questo.

venerdì 8 febbraio 2008

Un post militante

Questo blog è un modo semi-serio per affrontare alcuni temi legati alla cultura, allo spettacolo o semplicemente alla presentazione di pensieri poetici, al racconto di bozzetti o impressioni di vita in chiave filosofica. Non vuol avere assolutamente intenzioni militanti. Però di fronte a certe cose, non si può stare in silenzio...non riesco a stare in silenzio, anche perché il pretesto che mi muove è la pubblicazione di un libro che offende la cultura umanistica e la cultura in generale..Dato poi, che qui parliamo anche, seppur in modo disimpegnato (appunto non-militante), di cultura, non sono neanche fuori tema..E un libro, pur con un titolo infelice, è sempre un libro. Si chiama Trenta e lode senza studiare, di Lorenzo Ait, Castelvecchi editore. Potevo intitolare il post in quel modo, ma non volevo nemmeno per un attimo che qualcuno potesse avere solo il sospetto che un titolo del genere fosse stato creato da me. Giammai!Nemmeno per scherzo!
Esso evoca e legittima la classica furberia italiana del 'farla franca', ma non è questo che mi preoccupa di più. E' il discorso che sta a monte che impensierisce e getta del torbido sul sistema scolastico italiano e soprattutto sul mondo del lavoro. Quello che è in discussione è un modus vivendi, anzi un modello mentale che sta prendendo piede e sta diventando comunemente accettato, oltre che realmente intrapreso: l'idea che nel mondo del lavoro non conti aver studiato, non conti la preparazione, non conti lo spessore della persona, ma conti, invece, il cosidetto "pensiero laterale" o "competenza trasversale", cioè l'intraprendenza, il sapersi muovere, il guardarsi intorno, l'essere veloci, l'anticipare, lo sviluppare competenze diametralmente opposte al proprio percorso di studi, il sentirsi migliori degli altri eccetera eccetera....Ciò che, tralasciando il linguaggio forbito dei manager, potremmo chiamare "imparare a fottere il prossimo". Non a caso, proprio Castelvecchi ha pubblicato un secondo libro intitolato Mindfucking II- Nuove istruzioni per fottere la mente, tra gli autori ancora Ait (ahiaaaa!!!) e la cosa non mi piace davvero, anche se magari il testo affronta il problema in chiave inversa (cioè imparare a difendersi da chi ti fotte la mente e sarebbe più logico ed etico). Anche Monica Virgili, sull'ultimo numero di "Anna", dedica un ampio articolo all'argomento, presentando dichiarazioni e testimonianze dei peggiori nemici dei neolaureati: i selezionatori e i formatori del personale (e Lorenzo Ait fa parte della categoria), coloro che, non per colpa loro s'intende, utilizzano quella strategia demente (della mente) di prevedere e indovinare come lavorerà una persona in un'azienda basandosi sui suoi gusti, sui suoi discorsi, sui suoi gesti, sulla sua laurea e sul tempo che ci ha impiegato a conseguirla.E naturalmente, in molti casi, in diversi settori, se il voto dell'esame di laurea è troppo alto, il candidato verrà scartato. Il motivo, come è riportato nell'articolo della Virgili è che "lo studente troppo concentrato nello studio potrebbe essere incapace di cavarsela di fronte ai problemi concreti".
Non penso che bisogna far pagare a della povera gente che cerca lavoro per guadagnare (perché si lavora anche per quello) le colpe del nostro sistema scolastico e di imprenditori senza scrupoli assetati di soldi, che vogliono ormai i loro dipendenti su misura, ben sicuri e consci di scamparla dai sindacati e di avere la protezione del governo. Ormai loro non insegnano a lavorare, la scuola non insegna a lavorare e non si può nemmeno più riscattarsi con un'adeguata istruzione personale come un tempo.
"Non vali un cazzo lurido secchione pieno di boria..Butta al cesso la tua laurea. Speri di poter essere pagato di più per quella tua lode? No, non sei stato in America, non hai molti amici tra le tue conoscenze, pensi prima alle ferie che al lavoro, non riesci a trovare da solo la porta della toilette e quel collega più grosso di te ti fa paura. No, non ti posso assumere".
Tutto questo è la merda che si tiene dentro il selezionatore e poi imbellisce e profuma con discorsi più facilmente sopportabili e civili.
Impariamo a dire no a tutto questo. Se vi può consolare, se qualcuno di Adecco leggesse questo post potrei dire di essermi scavato la fossa da solo. Avrei una carriera segnata, ma chi se ne frega. Lo so, è difficile dir di no, molti hanno già venduto i cervelli per necessità, per disperazione, per ignoranza..E quando i soldi arrivano non c'è più niente che ti fa tornare indietro. Impariamo a valorizzare aspetti come la pazienza, la lentezza, l'ozio, l'amor proprio, l'intuizione, la cultura, il relax, la meditazione. Riconosciamo che valori opposti a questi generano soltanto depressione e tossicodipendenza nelle personalità più deboli. Quindi non prendetevela con Vasco o Fabri Fibra se cominciate a tirare di coca, la colpa è di chi vi sta molto ma molto più vicino, la colpa è del carico di lavoro che avete o della società che preme che voi siate al 'top' del 'top'.
E' sicuramente più dignitoso rovistare nella spazzatura i rifiuti con un clochard che vivere l'umiliazione di chi ti rifiuta solo perchè sei un uomo sensibile, pensante, critico, di opinioni diverse, un uomo che rifiuta l'omologazione, un uomo che ama la vita, cioè l'ultimo dei cretini.
Oggi si odia la vita e il piacere e si cerca qualcosa che le assomigli.
Sul lavoro ritorneremo, ma a modo mio.....A presto!

giovedì 7 febbraio 2008

Oceania..Oceania

Spesso l'incanto dell'immaginazione è dato dal puro suono delle parole o dall'accostamento di immagini poetiche.
Come in questa canzone di Mario Castelnuovo, ermeticamente affascinante quanto essenzialmente vuota di senso, dove il filo del discorso si perde e si riallaccia attorno al tormentone "Oceania...Oceania...Oceania"...
Immagini di un continente disperso, una specie di guerra con l'ignoto e con il dubbio, la decadenza di un uomo, una natura ostile.
Il tutto dentro una musica martellante che non cambia mai e quelle parole : "Oceania...Oceania"...che mi ossessionano da parecchi anni..
Vi consiglio di scrivere il testo a parte e di non ascoltarlo soltanto insieme alla canzone, rende di più

"Vorrei le mani nei pensieri", viene cantato.
Certo, vorrei prendere in mano questi pensieri, farmi uno shampoo e buttarli via.

Il filmato è tratto dalla trasmissione "Asiago Musicaneve-Inverno '81-'82"

mercoledì 6 febbraio 2008

Due parole su Loveline

“Loveline”, trasmissione post-serale di Mtv condotta da Camila Raznovich, rappresenta forse l’unico programma non bacchettone sull'educazione sessuale in Italia, paese dove l’ignoranza anche in questo campo non esita a manifestarsi in modo sconcertante. Per me, che non sono più un adolescente, dunque un po’ lontano dal target di età a cui è rivolto il talk-show, è sufficiente ‘testare’ attraverso le telefonate che arrivano in diretta il grado di impreparazione sull’argomento sesso, da parte di giovani anche di 25-28 anni. E la cosa più triste è aver bisogno della Tv per raccontare la propria vita sessuale al telefono, dare in pasto la propria intimità in pochi secondi, regalarla in serie, insieme ad altre, come una sfilza di fotogrammi.
La casistica dei problemi è sempre la stessa, un eterno ritorno circolare che ruota su sé stesso e in sé stesso, che cambia attraverso la retorica delle parole: gode, non gode, piacere, bloccato, prima, dopo, per niente.
All’interno di tutto ciò è bello però, per chi è un osservatore esterno come me, accoccolarsi dentro le pieghe delle conversazioni per cogliere le battute di spirito (come quelle di Filippo Nardi), i respiri e le emozioni della gente, i ‘tipi’ e le problematiche psicologiche, nonché sempre e nuove informazioni, sketch e momenti anche legati alla cultura dell’erotismo…(non si finisce mai di imparare).
In più c’è una giovane sessuologa, Laura Testa, che sembra una ‘costruzione ideale’, l'archetipo della dottoressa che qualsiasi maschio vorrebbe incontrare: finalmente l’antitesi della racchia, bella, dolce, raffinata, garbata, misurata, molto femminile, aria professionale ma non troppo, a stento trattiene un sorriso che sempre le scappa, una vocetta infantile molto perspicace e sensuale che fa trapelare però anche una sicura autorevolezza materna.
Insomma un tipino non male….Non male immaginarsela a cena in un ristorante cinque stelle di fronte a ostriche, testicoli di toro e una banana flambée, a parlare insieme di metodi per raggiungere l'orgasmo.
Non sono riuscito a reperire nulla su di lei, né un sito ufficiale, né un indirizzo..Ma se uno la vuole invitare a cena può solo chiederglielo in TV? Fantasmi del tubo catodico!!!!

martedì 5 febbraio 2008

Pillola di saggezza

E' sempre meglio 'farsi' qualcuno che 'farsi' qualcosa.
Sempre.

lunedì 4 febbraio 2008

Christiane F

Ieri è stata la “giornata della vita” della Chiesa italiana, ieri il papa ha pronunciato i suoi non disdicevoli, ma ripetitivi appelli contro l’aborto, davanti a migliaia di persone.
Bene. Ho capito. Siccome per natura sono stato sempre un bastian contrario, parliamo oggi di un film contro la vita. Non è un film sull’aborto, sia chiaro, è Christiane F-Noi i ragazzi dello zoo di Berlino (1981), un film tedesco sulla tossicodipendenza, un'altra piaga sociale non di poco conto e la droga succhia la vita, lo si sa.
Forse qualcuno si aspetterà che io esprima la mia opinione sull’argomento, niente affatto. A ciascuno le sue competenze e poi se dovessi fare qualcosa aiuterei un tossico a curarsi per davvero, piuttosto che lanciare filippiche moraliste da un blog.
Quello che m’interessa dire è che Christiane F è uno dei migliori spaccati sulla tossicodipendenza mai realizzati. Lì ci sono le vere ossessioni, i veri pericoli della droga, il tutto in una forma estetica gotico-orrorifica, con gli zombi-drogati metropolitani, una Berlino livida da luci al neon, tetra, spettrale, un atmosfera decadente e malsana, il glam-rock anni 80 di David Bowie. Quando tutto è spettacolo, quando tutto è diluito nell’intrattenimento, il moralismo va a farsi fottere, ma restano dentro le immagini pungenti e disturbanti che nascondono in filigrana l’orrore reale, non quello dell’eroina, ma quello di una generazione perduta di giovani, l’angoscia del nulla, del non-ritorno. E’ da questo caleidoscopio di sollecitazioni e scuotimenti emotivi, dai pugni visivi e dagli ematomi nell’anima che si genera la consapevolezza nello spettatore.
La scelta voluta dal regista Ulrich Edel, di ispirarsi alla storia vera di una tredicenne tossica, Christiane, pubblicata anche in un libro, ma di sottrarsi al tempo stesso all’intento morale e pedagogico, fa del film la sua carta vincente.
Basta parole…basta pistolotti!!! E’ tutto lì, sullo schermo, è osceno (nel senso etimologico del termine). Voi guardate il film e basta, è più che sufficiente per non rimanere impassibile.
Christiane F può interessare a diverse categorie di persone…A chi medita di suicidarsi, ai drogati che vogliono rinsavirsi, ai preti, agli insegnanti, agli educatori in vena di strumentalizzazioni moralistiche pro o contro il film, non ultimi anche a qualche pervertito che gode nel vedere minorenni a prostituirsi. Sì, perché qui c’è una tossicodipendenza da strada, non è quella delle feste private e dei vip, è la tossicodipendenza disperata che convive accanto all’indifferenza della borghesia cittadina, che torna a destarsi nel caso quest’ultima venga depredata o derubata.
Ecco un piccolo trailer del film, il commento musicale è buono, Natja Brunckhorst un amore!

domenica 3 febbraio 2008

Quali origini

Ho due radici, una in Austria e una in Campania. Di conseguenza le mie origini familiari mi hanno donato due ‘anime’, una settentrionale, improntata sul rigore, sulla precisione, sul progressismo, ma anche sul dark-gothic e una meridionale: tramonti, sangue caliente, indolenza, passionalità.
Amo quasi tutte le città del Nord Europa, ma anche le città di mare come Barcellona, Genova, Napoli, Palermo, amo i würstel ma anche un piatto di bucatini all’amatriciana.
La mia vita è in bilico tra nichilismo e fede, sesso nudo e crudo e sentimenti, freddezza e passionalità, pessimismo esistenziale e ottimismo.
Ma una cosa non cambia: sono un esteta, degli orrori, delle bellezze, dell’inenarrabile, sono sempre e comunque un esteta.

Il Blog di Carlo Lock

Cari amici della rete, questo è il mio blog.
Sono un fantasma che sta nella stessa barca insieme a voi, in questa moltitudine cybernautica di senza-volto che comunicano comodamente nel salotto di casa propria, di fronte al resto del mondo.
Potenzialmente ho tutti i continenti del globo che possono leggere quello che scrivo, che responsabilità....e tutto senza che nessuno possa vedermi. Questa è la magia del terzo millenio!!
Internet ha questa doppia faccia, quella di massima divulgazione, ma anche di spersonalizzazione nella confusione, è un gioco di presenza-assenza, di esibizione e ritiro, di esibizionismo e nascondimento.
Io, come tanti, ho ascoltato il richiamo che mi ha detto: “scrivi anche tu”, apriti agli altri..e così eccomi qua, ho deciso di ritagliarmi il mio spazio comunicativo nel popolo degli internauti.
In questo blog si parlerà di un po’ di tutto, cercherò di accontentare gli interessi di tutti, all’insegna dell’ eros (la base della vita e il motore che anima la mia esistenza), della cultura, ciò che salva il mondo, e la “spazzacultura” ( ciò che non è cultura ma qualcuno ritiene, me compreso, che lo possa essere, a buono o cattivo diritto).
Quanto a me, mi presento con uno pseudonimo, ma Carlo è uno dei miei nomi di battesimo.La domanda che più m’imbarazza è: cosa fai nella vita?, domanda alla quale,se posso, cerco di non rispondere o rispondo secondo i dettami dell’omologazione sociale.
Quando sono in buona dico: “Faccio sempre meno di quello che potrei fare”.
Per favore chiedetemi poco, leggetemi e capirete.
Buon divertimento.

Carlo