mercoledì 31 dicembre 2008

Retrospettiva di fine anno

...Nel Medio-Oriente il conflitto non cessa mai....
...Prodi cade dopo 618 giorni di governo.
...Berlusconi vince le elezioni nuovamente. Il suo potere si sta consolidando, sta veramente mettendo radici.
...Per la prima volta Rifondazione Comunista è fuori dal parlamento.
...Per la prima volta gli Usa hanno un presidente nero.
...Per la prima volta sono stato in Svezia.
...Non si è parlato altro che di intercettazioni e di magistratura sui giornali.
...Luxuria vince l' "Isola dei Famosi".
...Mai come quest'anno, in Italia, la Chiesa ha rotto i coglioni sulla questione morale, a cominciare dal film Caos calmo.
...Puttane e clienti ora sono multati.
...Letizia Moratti avvia l' Ecopass.
...Muore Dino Risi.
...Muore Dino Formaggio.
...Lo scrittore Stieg Larsson diventa un caso editoriale mondiale.
...Olindo Romano e Rosa Bazzi sono stati condannati all'ergastolo.
...Gli studenti hanno avviato una dura e prolungata contestazione contro i tagli di governo alla Pubblica Istruzione. Speriamo continuino..
...Nasce il caso "Saviano" e del libro Gomorra.
...La Polaroid compie 60 anni.
...L'invasione dei rumeni in Italia è aumentata del 20% rispetto al 2007.
...Esiste un popolo silente, che giudica sensatamente, legge, s'informa, ha sete di amore, di buon gusto; esiste un'altra faccia che esalta la volgarità, l'arrivismo, i mezzi economici per arrivare ai propri scopi.
Detto questo: quest'anno è finito e, complessivamente, non mi è parso un gran che.

A che serve la filosofia

LEI: "Ma a che serve la filosofia?"
LUI: "Serve a non fare domande stupide"
LEI:" Sì, ma le risposte?"
LUI: "A domanda stupida risposta stupida. Poi trovare il senso della vita anche nel buco del tuo culo".

martedì 30 dicembre 2008

La parola su Dio

Diffido e nutro poca simpatia per i fedeli (o presunti tali) che parlano con Dio in pubblico, quasi a dimostrare agli altri che Dio c'è, Dio è una persona.
Per loro Dio è un amico: "Dio mi segue", "mi ha aiutato", "non ho paura di lui", "mi tende la mano". Trovo molto imbarazzante parlare di Dio in questo modo..anzi, in questo caso, la parola è parola su Dio, non di Dio.
Dare del tu a Dio è solo una forma fanatica di devozione, perché se Dio c'è nessuno ha bisogno di dimostrarlo e già chi ha bisogno sempre di parlare di religione, di rinforzare la convinzione della presenza di Dio, è un falso fedele o un pesce fuor d'acqua in ricerca.
Le persone che vogliono discutere sempre dei loro dubbi religiosi sono, per me, di una noia mortale. La vera blasfemia è mettere sempre di mezzo Dio, Gesù cristo, propagandarlo agli altri. Volete comprendere la vera essenza della divinità cristiana? Leggete la Bibbia, pregate tacitamente. La vera preghiera è un silenzio-assenso, un'intimità senza linguaggio. Fuori c'è un mondo profano, umano, fatto di gioie e di cose concrete e terrene da scoprire. Pensare a Dio è già pregare e avviene senza un perchè. I credenti intelligenti, illuminati, sono quelli che credono nell'assurdità della Rivelazione, ma si affidano al tempo stesso al mistero della Presenza, al mistero del divino. Lutero diceva: "Hai fede? Allora pecca!"
I cialtroni manieristi della "teologia" sono più fedeli ai preti che a Dio.


(Riflessione maturata dopo la visione di una lunga quanto stucchevole dichiarazione di fede di Claudia Koll, il terrore di vivere che si è deformato in Dio)

lunedì 29 dicembre 2008

Magritte: azzurro e mistero

In una combinazione metafisico-surrealista, nei quadri di Magritte regna il cielo, i cieli, ma soprattutto il colore azzurro, le trasparenze. E domina in lui, nei suoi pensieri, nelle sue pennellate, questa tensione verso il nascosto, verso l'invisibile. Il mistero di Magritte è un mistero chiaro, forse della nascita, non quello della morte, un mistero leggero, allegro.
Sono rimasto colpito dalle due versioni de La magie noire, riproposta in questa carrellata pescata sempre dal fedele compagno Youtube: questa donna affrescata di azzurro, questo nudo diviso a metà.
In Magritte c'è il frantumarsi della natura nella nebbia del mistero, il risucchio nel disgregato mondo dell'inconscio.
Il linguaggio è l'orpello avvilente e invalidante di questa metafisica estetica. Troppe spiegazioni corrompono. Perché non dire una volta per tutte: "ecco un pittore che si sveglia la mattina e dipinge quello che gli pare?"
Comunque la mostra a Milano, a Palazzo Reale andatela a vedere....

sabato 27 dicembre 2008

La cineteca fantasy del "Corriere della sera"

Oggi è uscito il primo dvd di una collana edita dal "Corriere della sera", la collana è stata chiamata "La cineteca dei ragazzi", mentre il film è La storia infinita, un film a cui sono affezionatissimo, nonché un classico del genere fantasy.
Come avete potuto notare ho intitolato questo post "la cineteca fantasy" perché utilizzare "dei ragazzi" mi faceva venire il latte alle ginocchia. Ma soprattutto la cosa che mi ha disgustato di più è il sottotitolo: "Capolavori per crescere". E' chiaro che quel "crescere" sottintendeva un crescere "retto", a mo' di "Famiglia cristiana". A testimonianza di ciò, compare all'interno della confezione un opuscolino "Inserto genitori- L'insegnante e lo psicologo". Di certo l'analisi psicanalitica del film, pur nella sua ingenuità, è interessante, piuttosto è l'operazione che ci sta dietro che mi lascia perplesso, coartare i film in una gabbia educativo-pedagogica. E qui i film fantastici (e mi ricollego al post precedente) sono come gli animali, nascono liberamente per volere di un regista, di un produttore, non vogliono gabbie o censure, sono puro istinto creativo o istinto capitalizzante. Penso che "la cineteca dei ragazzi" sia più un problema degli adulti, che non dei diretti interessati. Ai bambini interessa vedere il film senza rotture di coglioni, ecco la verità, perché i bambini sono ingenui sì, ma mica più di tanto e quando afferrano che qualcosa di solenne, di serio, di impegnativo irrompe tra loro e il film (come a scuola) tutto diventa sgradevole, faticoso, noioso. Inoltre non c'è bisogno del "Corriere della sera" per educare i ragazzini alla visione di un film, lo può fare qualsiasi adulto (intelligente). Il problema è che genitori intelligenti ne esistono pochi in Italia, forse perché quasi nessuno sa parlare di poesia, di amore, di libertà. Ho ancora un conto in sospeso con mia madre, che aveva noleggiato Labyrinth al posto di Phenomena, solo perché in entrambi i film c'era Jennifer Connelly. Tanto, si sa, Labyrinth va meglio per un bambino e basta che sia lontanamente simile all'altro, il bambino sarà contento lo stesso (seeeeeee!).
Per altro, Labyrinth mi era piaciuto molto. Anche La storia infinita non è da meno, anche questo un film che ricorre spesso in televisione durante il periodo natalizio, un inno al beatifico sopravvento dei sogni sulla realtà.




La scena finale di Labyrinth


Uomo e animale

Essere buoni è un problema umano. Natale è una festa dell'uomo perché a Natale si dovrebbe essere più buoni.
La cattiveria o la bontà degli animali è un problema malposto, cioè un' argomentazione inesistente. Gli animali si difendono dal loro essere estranei all'uomo, cioè vivono con questa disgrazia, di essere accanto a un essere umano. Alcuni (come i cani) hanno piegato la testa ed accettato il gioco, altri no, rimangono selvaggi, né buoni né cattivi.
Il gatto, ad esempio, è marginalmente a fianco all'uomo, parzialmente addomesticato, in lui cova l'istinto felino predatore, la scintilla dell'aggressione, della voracità.
Gli uomini vorrebbero gli animali a loro uso e consumo, li mangiano e li vorrebbero fatti su misura per i loro passatempi, nei casi più estremi anche passatempi sessuali.
Ma la mente perversa che può pensare qualsiasi cosa senza alcun limite è proprio quella dell'uomo, l' essere cattivo per eccellenza.
L'uomo può scegliere tra il bene e il male, l'animale agisce. Se l'animale è "buono" è solo perché ha imparato ad obbedire, ma potrebbe avere imparato a essere malvagio.
Da solo è unicamente un animale che segue i suoi ritmi ciechi e istintivi, lontani da qualsiasi etica.
Gli animali scopano senza preservativo, giusto per procreare e in questo sarebbero forse gli unici onesti osservanti dei precetti cattolici.
Lasciamo pure specchiare gli uomini nelle proprie proiezioni....
Io analizzo, osservo da filosofo...e in questo forse sono meno umano degli altri, meno partecipe dell'ignoranza, dell' omologazione inconsapevole. Ho una pessima abitudine: chiamarmi fuori da tutto, ma qualche volta forse non è poi così negativo....

giovedì 25 dicembre 2008

Buon Natale a....

L'augurio della bontà del Natale è superfluo a chi vive nell'opulenza, nella ricchezza. Spesso i nostri Natali borghesi sono pieni di depressione e di rancore.
Però non dobbiamo nemmeno colpevolizzarci troppo, perché la Salvezza del mondo partita da Betlemme è pura umanità, declinata e arrivata dentro i panettoni, i berretti rossi di Santa-Claus.
Perciò....auguri...
...agli sbandati-banditi (sbanditi)
...ai malati terminali
...a tutti i cuori appesi a stelle spente
...a chi non abbiamo il coraggio di sentire per telefono
...agli incompresi
...alle anoressiche
...ai barboni
...ai pensionati soli
...alle puttane di strada
...a chi non ha voglia di far niente nella vita
...ai bambini sgridati dai preti
...ai bambini stuprati dai preti
...ai figli dei genitori separati
...a noi stessi davanti allo specchio
...alle fidanzate/i inesistenti che ci aspettano da chissà quale parte
...a tutti coloro che cercano la vita senza incontrarla mai.
Auguri da Carlo Lock

mercoledì 24 dicembre 2008

I cinepanettoni natalizi

Come tutte le tradizioni che si rispettano anche il cinema vive il suo "Natale", volto a sottolineare e ad accompagnare quell'atmosfera di armonia, di relax, di gioia comunitaria che questa festa comporta (forse!). Un Natale triste non riesco nemmeno a immaginarlo, anche se è capitato spesso di viverlo: quest'anno, ad esempio, sento questa fine 2008 scialba e inutile. Complessivamente, però, la risata, al cinema, regna sempre, la risata e i buoni sentimenti. Quindi il cinema, le abitudini familiari cinematografiche sembrano dire "stop" ai filmoni cerebrali, di "culto", stop alla guerra, agli horror, all'intellettualismo. Non si pensa a Natale, si mangia, si beve, si prega (chi crede), ci si abbraccia. E si ride. Niente scandali se le platee si riempiono per celebrare Boldi e De Sica, ogni epoca ha il proprio modo di rilassarsi (alquanto discutibile a seconda dei decenni, ma in ogni caso, legittimo).
L'istituzione del cinepattone "natalizio" viene codificato definitivamente da Carlo Vanzina, che nel 1983 girò il primo Vacanze di Natale, a mio avviso l'unico esperimento ben riuscito di tutta la sterminata serie. All'epoca una novità, il film riuscì a coniugare giovanilismo, buoni sentimenti, scene piccanti, con comicità e satira di costume, senza eccessi di volgarità gratuita.
Vacanze di Natale è un vero film anti-crisi, è un film corale e comunitario, si respira quel senso familiare di solidarietà, di divertimento, di edonismo. Non c'è una situazione che non si vorrebbe vivere, tutti al posto di tutti.
E' un film sconsigliato a chi è triste, perchè costui diverrebbe ancora più triste, perché direbbe: "Quei tempi, semmai esistiti, non ci sono più e chissà dove saranno...ci saranno stati?".
Tra vent'anni avremo il coraggio di rimpiangere Aldo, Giovanni e Giacomo e Leonardo Pieraccioni?


lunedì 22 dicembre 2008

Un ringraziamento a Cesonia de "IlMioElfo"

Cogliendo l'occasione per ringraziare la blogger Cesonia (Dani), volevo ricordare a tutti i lettori che passano di qui che la mia precedente recensione dello spettacolo teatrale Blasted è anche visibile sul blog http://blog.libero.it/IlMioElfo , un blog che sa trasmettere il giusto entusiasmo per il teatro, ma in particolare per il teatro Elfo di Milano.
Sono contento che la mia recensione sia stata apprezzata. Evidentemente ho saputo trasmettere con le parole le semplici emozioni che la magistrale recitazione degli attori Arman, Pierobon e Capaldi ha suscitato in me. Grandi performer, non c'è che dire. La loro prova recitativa, voglio ricordarlo ancora, mi è sembrata anche un grande impegno fisico, molto vicino alla realtà. Una messinscena in carne e ossa, palpabile, viva, ben oltre lo psicodramma e qualsiasi effetto di straniamento. Un augurio agli attori di Blasted e al teatro Elfo, quindi.

domenica 21 dicembre 2008

I sogni di oggi

I sogni di oggi hanno cambiato pagina
sono scesi dal cielo
per fondersi nella vita.
La vita è ormai un sogno da realizzare
la vita non è vita
ma sogno incompiuto,
perché è desiderio senza immagine.
Oggi è sogno una casa
oggi è sogno l'amore.
Diventare grandi è un sogno
la pensione è un sogno
il riconoscimento sociale un sogno.
Il sogno è puro segno
....dell'assurdità
....di questa irrealtà.

venerdì 19 dicembre 2008

"Benvenuti tra i rifiuti"

Una cosa è certa: i rifiuti non "rifiutano" mai nessuno. Nella spazzatura, semmai ci si dovesse cadere, ognuno può trovare degnamente il proprio posto. La spazzatura è indegna per l'uomo, ma democratica: non avevo mai preso in considerazione il problema in questa ottica.
Dico perciò "Benvenuti tra i rifiuti", che è anche una canzone di Faust' O, al secolo Fausto Rossi, ragazzo di Sacile, pochi album a cavallo tra i '70 e gli '80, cantautore new-wave sperimentale. Insomma ho deciso di presentarvi il testo integrale della canzone perché è un testo che ha precorso i tempi, con una grande carica allucinata e arrabbiata di provocazione e di sfida. Di seguito il testo "vestito" di musica, con una foto inquietante di Faust' O.


BENVENUTI TRA I RIFIUTI

(di Faust' O, ed. Ascolto, 1978)

Quando cade la notte
e i vostri sogni si fanno pesanti
ricchi, poveri, politicanti
siete figli della merda.
Noi scaviamo dentro il buio
vomitiamo sangue sulle vostre verità.
Benvenuti tra i rifiuti!
Non vi cacceremo via.
Benvenuti tra i rifiuti!
Non vi cacceremo via.
....................................................................

Quando sorge il sole
voi vi siete già stancati della vita
ricchi, poveri, politicanti
siete figli della noia.
Noi corriamo sotto il sole
calpestiamo il fumo che vi fa pubblicità.
Benvenuti tra i rifiuti!
Non vi cacceremo via.
......................................................................

Quando cade la notte
le vostre donne ridiventano puttane.
Ricchi, poveri, politicanti
siete figli della merda.
Noi corriamo dentro il buio
riversiamo sperma sulle vostre inibizioni.
Benvenuti tra i rifiuti!
Qui non c'è la polizia!
Benvenuti tra i rifiuti
qui la legge siamo noi!
Benvenuti tra i rifiuti
non vi butteremo via.


giovedì 18 dicembre 2008

Mettetevi in ascolto

Tra le tante facce dell'amore c'è l'ascolto, l'incanto dell'ascolto.
Per me una dichiarazione d'amore è già dire a qualcuno: "racconta dai!", "mi piace quello che dici", "mi racconti di nuovo quella storia?"
Le domande e la curiosità (nel loro giusto limite) sono il segno tangibile di un interessamento e tutti gli uomini sono eterni bambini che vogliono sentirsi sazi del latte dell'attenzione altrui, succhiato dai capezzoli della curiosità.
Riempite le vostre mammelle di attenzione e fatevela rubare (ma con parsimonia!), gonfiatevi a vostra volta i seni di curiosità al silicone (se non l'avete già).
L'odio nasce in me anche da chi non fa domande, da chi non è attento, da chi vi considera una presenza casuale in questo porco mondo. Sono convinto che amore genera amore, odio genera odio. Se state con qualcuno che vi insegna a odiare odierete anche voi.
Ringrazio comunque i curiosi amatori, gli indagatori dell'animo umano, gli impiccioni onesti e discreti (utopia?), i caldi abbracci dell'ascolto, quelli che ti dicono: "io so chi sei. Sono con te".

martedì 16 dicembre 2008

La TV secondo Lucio Dalla

In questo filmato una interessante presentazione del brano Telefonami tra vent'anni , del 1981, di un Lucio Dalla d'annata, in un concerto dal vivo a Piacenza. Provocatorio e ironico come sempre, quel Dalla-lì, quello col berrettino, usciva da un controverso rapporto con la televisione.
Guardate e ascoltate...


lunedì 15 dicembre 2008

La russa e la bestia

Nel mio quartiere abita una coppia (non so se questa coppia vive assieme), ma, comunque si fa vedere pubblicamente per le strade. Un uomo, una donna, due perfetti sconosciuti, tuttavia, per quello che mi riguarda, hanno già fatto la storia, sono un bagaglio che mi porto dentro. Quello che mi manca è la sfacciataggine di Michele-Nanni Moretti, quello di Bianca; per il momento non andrò a chiedere loro come si chiamano, se desiderano figli e da quanto tempo stanno insieme (anche se lo desidero tanto!)
Lei è una slava, ha un accento straniero, probabilmente russa, bella, capelli corti, dipinta e perfetta come una matrioska, veste con stivali, un cappotto di montone con pellicciotto, colori prevalenti il nero e il viola.
Lui è un magro, allampanato, un corpo spigoloso e nodoso, un volto rinsecchito, due occhioni marroni a palla stralunati, un po' infestati di sangue, mezzo calvo (quella pettinatura alla Gigi D'Alessio), il tipico "bruttino", "salvato" da sigarette, un cappotto di cachemire e un orecchino. Lui è la "bestia" della situazione.
Lei lo tiene in pugno e tutte le volte che lui la vede sembra che abbia visto la Madonna, si guarda in giro circospetto e con uno sguardo furbo la abbraccia, cerca di sottrarla idealmente agli altri.
La russa si pavoneggia, sorride, è irresistibile quando lancia smorfie e occhiatine al suo cucciolotto "bruttino". Tra le tante smorfie quella del coniglietto le riesce bene, ma c'è anche l'apertura degli occhi tipo-meraviglia ("cose dal mondo"..), la favola narrata con lo sguardo a un bambino di due anni.
E la nostra bestia abbozza, abbraccia, cosa farebbe senza quella matrioska russa tra le sue mani? L'altro giorno lo ha costretto teneramente a mettere una cremina per non farsi screpolare dal gelo.
Questa coppia è tenera e divertente, è una coppia autentica, non stereotipata, una coppia che manifesta apertamente il suo squilibrio, ma che, probabilmente, ha saputo destreggiarlo, assimilarlo e sconfiggerlo. Non c'è frode e non c'è inganno tra loro.
Senza la sua russa, la bestia si ammazzerà, ne sono sicuro. Spero di rivederli ancora quei due, vivere nei loro gesti la perfezione della loro passione.

sabato 13 dicembre 2008

S.Lucia

Oggi è Santa Lucia, la più lunga notte dell'anno. Ma Lucia è anche la protettrice della luce e gli svedesi il giorno 13 dicembre festeggiano questa ricorrenza così importante per loro, che, solitamente, hanno due o tre di chiarore durante il lungo inverno.
In ogni angolo della Svezia, in tutte le case, una fanciulla prescelta si alza e col capo agghindato di una corona di candeline accese, si mette a cantare un repertorio di musiche popolari dedicate all' oscurità dell'inverno, portando doni alla sua famiglia, agli amici.
E dappertutto è così, sul lavoro, in ogni luogo di tutto il Paese. In tutta la Svezia migliaia di cortei di Lucie in bianco intonano inni dedicati al Natale, finestre decorate di festoni e candele.
Poi viene premiata la migliore Lucia dell'anno in qualche chiesa o in qualche luogo pubblico.
Amo la calda luce che esce dalle case d'inverno, il fuoco, le stelle, le candele.
Amo il blu scuro del cielo e il freddo secco che fa colare il naso, che spinge al desiderio di rinchiuderti in casa, dove sai che ci sono i biscotti nel forno, il camino acceso.
Questo è l'inverno per me.


venerdì 12 dicembre 2008

Gelmini attrice cercasi

Mentre mezza italia sta insultando via corteo Maria Stella Gelmini, qualcuno la desidera, la desidera intensamente, mettendo in evidenza alcune sue doti nascoste.



giovedì 11 dicembre 2008

Cuore di epilettico

L' epilessia (o meglio la crisi epilettica) mi ha sempre turbato. Tutto ciò che mi turba mi incuriosice, per cui fino a oggi ho vissuto questa ibrida forma di terrore curioso per un attacco epilettico. Oggi, dagli e dagli, mi è capitato di assistere a una crisi. Violentissima. Una ragazza di poco più di vent'anni rigida come un tronco d'albero che scalciava come un bue al macello. Un grottesco clown impazzito che squittiva di dolore, menava vuoti fendenti all' aria, rantolando e guaendo. Sua madre che era con lei non si era spaventata, ma amorevolmente, stava su di lei, la baciava. "Coraggio tesoro, che adesso passa. Ce la farai anche questa volta!!!"
Di fronte a un epilettico sei obbligato a rimanere impotente. Inutile e pericoloso bloccare le convulsioni.
E poi adagio, adagio, ecco la ragazza risalire dall' abisso del delirio, eccola riprendere una forma, una sembianza umana. Dopo qualche minuto, Mara, sembrava essersi risvegliata da un incubo, con quell'aria frastornata, ironica, di chi ha scampato un pericolo, ma sa di averla combinata grossa. Il suo bel cappotto pieno zeppo di segatura, sparsa per terra per asciugare le scarpe di questo infernale giorno di pioggia.
Poi ho avuto modo di parlare con lei, della sua prossima tesi di laurea, delle sue aspirazioni, ma anche del suo male, dei medici che non sanno come curare i disturbi collaterali dati dai farmaci. Abbiamo parlato di cinema, i professori universitari non capiscono un cazzo di cinema. Una Mara "normale" che sembrava aver cancellato dietro di sé quell'orribile mostro che vive in lei fin da bambina, il suo alter-ego, il clown impazzito, quello che spaventa la gente. E spaventa soprattutto lei. Una ragazza molto timida, ma molto ambiziosa, Mara, è arrivata nel nostro ufficio per chiedere informazioni, si è scusata (ma di che cosa?).
Questa ragazza mi ha regalato un pezzo del suo cuore e per un attimo quel grande cuore avrei voluto abbracciarlo.
Ciao Mara.

mercoledì 10 dicembre 2008

Indovinello per nostalgici

Mi rivolgo a tutti i maschietti protagonisti di una morbosa infanzia tecno-futurista a base di TV.
Non vi dice niente la musica del video seguente? Non ricordate forse una bella donna, un'annunciatrice, che accompagnava questa musica?
Siate intelligenti e non deludetemi, paladini del sofà e del letto davanti alla TV, paladini di "qualcos'altro" davanti alla TV.


lunedì 8 dicembre 2008

Se (non) avessi un figlio.....

Tra i tanti motivi che mi portano a non desiderare di avere un figlio o di avere a che fare con bambini troppo piccoli ce n'è uno: detesto proibire ai minorenni film o spettacoli non adatti a loro. Alludo alla tipica situazione nella quale il bambino è incuriosito da un film e la mamma gli dice di andare a letto o lo colpevolizza per aver visto qualche scena. Penso sia la punizione più orribile che a un bambino possa capitare. Consapevole, d'altronde, di compiere un atto di irresponsabilità educativa nei confronti dell'infanzia, preferisco declinare la mia azione e lasciare agli altri l'ingrato compito.
E' un tema controverso, mi tortura, ci penso spesso, un genitore non può ignorarlo. Però devo ammettere che mi viene il vomito a pronunciare parole come "parental control", "Moige".
A mio sostegno posso dire che da quando i mass-media, lo stato, hanno cominciato a occuparsi di tutela dell'infanzia, di fasce radio-televisive protette, i ragazzini sono diventati ancora più criminali e già stuprano a tredici anni. Fermo restando l'aperta e continua violazione delle fasce protette e la mancanza di uno spazio televisivo pomeridiano interamente dedicato ai bambini. Che cazzo gliene frega ai piccoli della Vita in diretta?
Ma ci rendiamo conto che una volta andava in onda L'esorcista, Nove settimane e mezzo, Profondo rosso in prima serata e nessuno diceva nulla? Come si stava bene allora e di certo la crudeltà non ha mai cessato di esistere. Credo che siano gli psichiatri ad essere i veri assassini del nostro tempo, coloro che feriscono e non ricuciono. Nel tentativo di rendere più "sana" agli occhi dell'opinione pubblica questa società, la si rende più morbosa e più complicata, scagliandosi, soprattutto, su falsi e innocenti bersagli.
Ma perché nessuno insegna l'amore in televisione? L'amore, quello delle poesie? L'amore per il cinema?



Musica e amore

Quando ascoltiamo la musica si prova sempre quel brivido di poter dire "ti amo" a chi non c'è.

domenica 7 dicembre 2008

Corpi anonimi

Cosa c'è dietro i volti delle modelle?
Non c'è neanche un nome, uno straccio di pseudonimo, le modelle sono pure immagini di carne gettate al mondo che si buttano via quando non servono più (ma dov'è finito l'essere-uomo?)
I grandi stilisti e i grandi "marchi di fabbrica" non si illudano con Carlo Lock. I vestiti non li guardo mai, guardo queste presenze anonime che vestono toilettes e paillettes accessibili a miliardari. E mi chiedo sempre:
-Quanti Yoghurt avrà mangiato in una giornata quella ragazzina?
- Sarà veramente anoressica?
- Sarà italiana, europea o americana?
- Come fare se volessi dirle: il tuo volto mi affascina?
- Sarà consapevole di essere sfruttata?
- Ma non vorrebbe trovare il suo nome scritto accanto alla sua fotografia?
- Se la pago 3000 euro ci verrebbe a cena con me, così senza fare niente, solo per ammirarla?
Non c'è dubbio: le modelle non vendono neppure se stesse, si vendono per "interposta persona", quello che conta sono i vestiti. Ma non sarebbe meglio, dico io, far sfilare dei cessoni una volta tanto? Saranno talmente brutti da vedere che non si potrà fare a meno di concentrarsi sui vestiti.....(non sui cessoni, ma sulle toilettes!)
Viva il grasso!


Julparty in discoteca

7 dicembre 2007: un Julparty (festa di Natale) in una discoteca svedese



venerdì 5 dicembre 2008

Funereo Finardi

Nel video seguente compare un Eugenio Finardi inedito, autore della controversa Vorrei svegliarti, ormai una chicca per intenditori, canzone amata e odiata quanto mai per essere stata presentata al Festival di Sanremo nel 1985 (a ad onor del vero quella fu l'unica occasione per riscoprire a livello di massa Finardi dopo i creativi anni di piombo, che lo videro protagonista di una stagione di impegno politico e di irriverenza, oltre che di una ricerca musicale colta e sperimentale). Vorrei svegliarti è un po' il sintomo del vuoto ideologico anni '80, un testo sciatto alla "vasco", un Finardi con gli occhiali scuri, tetro, canta "vorrei svegliarti" ma è come se dicesse al tempo stesso " svegliati ma non ci sono, sono morto, canta tu questa canzone". Quegli occhialoni neri che fungono da riparo dal mondo, questa melodia ipnotica stabiliscono più un etereo allontanamento da tutto che una reale voglia di comunicare qualcosa. Finardi stesso è schivo, misterioso, sembra una presenza fungente, statica, un corpo, una voce che canta, è là-per-altro, in-vece-di. Ecco perché dietro una canzone apparante insignificante, vuota, per non dire insulsa, si può leggere qualcosa di intelligente, oltre a ricordarla per un interessante studio sulla vocalità.
A molti fan di Finardi nei forum non è piaciuto questo look...A me invece piace moltissimo!

I miss you tonight!





mercoledì 3 dicembre 2008

Preservativi gratis a Milano

In occasione della giornata mondiale per l' Aids, sono stati distribuiti, ieri sera, per iniziativa del Comune di Milano, preservativi gratis a tutti i giovani frequentatori della "movida" milanese. Don Re dice: "scorciatoia diseducativa", don Rigoldi dice: " giusto, è prevenzione", insomma, la solita pantomima pretesca all'italiana. Non dovrebbe esistere il concetto di "essere d'accordo" per iniziative come queste.
La sessuologa Graziottin, invece, punta il dito sull'importanza che hanno i preservativi per la prevenzione femminile, ma soprattutto, sull'abituare le ragazze a tenersi il condom in borsetta, senza paura di essere ritenute puttane.
Coraggio, tutte con il condom in borsa...nessuna è puttana a questo mondo, solo le donne che fanno del male al cuore degli uomini.
Ciò che invece non passa mai per la mente a nessuno è il quesito: "ma 'sti giovani con questo preservativo in tasca, troveranno tutti qualcuno/a per utilizzarlo nel corso della serata? Insomma, corretta la prevenzione, ma avere un preservativo in tasca e non poterlo usare è come avere una sigaretta e non poterla fumare. Uno può decidere di non prenderlo, ma se poi ti capita l'occasione giusta? Non bisogna rischiare!
Però, insomma, quando ce l'hai in tasca questo piccolo ingombro di gomma, che ne fai?
Il Comune appronti un piano per lo smaltimento dei preservativi inutilizzati, oppure insegni il sesso libero per le strade!
Mi va sempre di scherzare, ma a parte tutto, l'iniziativa è stata lodevole, anche se in Svezia già dagli anni '60 si faceva educazione sessuale a scuola coi plastici!

Questo succede oggi a una mostra di Parigi.





Una lezione acuta e circostanziata di Tinto Brass









Il più basso della Repubblica

Chi è il presidente del consiglio più basso della Repubblica? Forse Fanfani?
No, sicuramente Berlusconi. Lui è Basso in tutto, in ogni senso.

martedì 2 dicembre 2008

La mia claustrofilia

Tutti si preccupano di avere uno spazio vitale, un'area aperta, un punto di fuga, uno spiraglio d'aria. Molti soffrono di vera e propria claustrofobia. Io invece sono tutto l'opposto: non solo non mi sento a disagio negli spazi chiusi, ma ricerco volutamente l'occasione per chiudermi ermeticamente in un ambiente, sono un claustrofilo.
Insomma, mi sento in pena se in casa ci sono troppe finestre aperte, anche d'estate. Preferisco aria condizionata ma barricato dentro. In città mi viene così, ma, in generale, se posso chiudere a chiave qualche porta lo faccio sempre più che volentieri. Non comprendo quelli che non si chiudono nel cesso, per me l'entrata fulminea è una vera e propria aggressione, anche se si è tra consanguinei o tra fidanzati.
Si sente spesso di gente che si chiude in casa per settimane, per anni, facendosi portare anche la spesa da qualcuno. Uno dei nomi più noti è Tiziano Sclavi, l'ideatore del fumetto Dylan Dog, ma non molto tempo fa avevo letto di un ragazzo americano, che non ha retto al proprio ambiente esterno ed è morto dopo aver interrotto la sua "reclusione" in casa che durava da parecchi anni. Ecco, io non biasimo questa gente. Potrebbe capitare anche a me un giorno di non voler più uscire, voler provare anche questa esperienza, chi lo sa? Mai dire mai!
Sono molto sensibile al concetto di reclusione, penso forse troppo anche al carcere, a chi vive in carcere. E penso che sarebbe ridicolo quanto impossibile chiedere volutamente la stanza singola in cella. Troppo comodo: devono farti socializzare con le mele da scarto che mettono a dura prova il tuo posteriore a ogni momento della giornata. Scherzi a parte, non penso che la gente rifletta su cosa voglia dire farsi rinchiudere in una cella, si deve ricostruire il tempo, sia soggettivo che oggettivo. Tutto fluisce fuori, si vive in un tempo immobile, come in un ritorno a se stessi, in una spoliazione dei ritmi incessanti del mondo. Ricostruire e rivivere, come in una grande placenta di pietra che ti prepara (o dovrebbe prepararti) a ri-nascere come uomo nuovo. Solo dopo il carcere si può resuscitare e solo nel carcere si può morire senza il rimpianto del mondo.
Tutte le reclusioni (volontarie e non volontarie) sono il costante ripetersi di un'esistenza uguale che esige infinite variazioni per non soccombere nella follia. E la creatività sfida l'intelletto e la pazienza umana.

Funeral party

.....................Olindo Romano e Rosa Bazzi
Olindo Romano e Rosa Bazzi
Olindo Romano e Rosa Bazzi
Olindo Romano e Rosa Bazzi
Olindo Romano e Rosa Bazzi
Olindo Romano e Rosa Bazzi
Olindo Romano e Rosa Bazzi
Olindo Romano e Rosa Bazzi............................................


Questo minimalismo all' osso è la parte finale della canzone di un emergente che ho trovato su myspace. Lui si chiama Emiliano Longo e la canzone in questione è Funeral party (potete ascoltarla aprendo l' home page, prima traccia).
Tutto il testo è un po' confuso, ma non privo di citazioni colte; ciò che risalta (e forse con uno scopo voluto) è Olindo Romano-Rosa Bazzi. Trattasi di un tormentone spacca-testa che fa comprendere la situazione meglio delle parole e dei papiri di articoli che sono stati scritti su questa coppia "infernale" di Erba. Il tema della canzone è la morte e le esecuzioni capitali della storia, rapportato alla rappresentazione mediatica o immaginaria di esse.
Dal nulla, poi, come una pioggia scaturita dal suolo, giungono Olindo Romano e Rosa Bazzi al ritmo di una elettro-disco: molto Max Gazzé!

venerdì 28 novembre 2008

Vasco Rossi a "La storia siamo noi"

Mercoledì 26 novembre è andato un onda un ennesimo speciale su Vasco Rossi, questa volta curato e condotto da Giovanni Minoli, "La storia siamo noi".

Che dire? Ogni volta che seguo un dossier, un servizio, una serie di interviste su Vasco Rossi (amo chiamarlo per esteso) ho sempre uno spunto in più per riflettere, soprattutto perché la sua "svolta" benefica verso la "retta via", dopo il periodo "maledetto" degli eccessi mi lascia sempre un gusto malinconico in bocca.

E la malinconia è dettata dal fatto che non si può vivere per sempre nella finta euforia degli eccessi, che la gente cambia idea, cambia vita, cambia aspetto. Ed anche Vasco stesso ammonisce i giovani a stare lontano dalle droghe con un furbo e convincente stratagemma: prima o poi bisogna finirla di essere dipendenti da una sostanza se non si vuole morire..e allora tanto vale a provare a vivere fin da subito genuinamente, senza droghe.
Penso sempre che la musica e il manifesto artistico di questo rocker siano stati determinanti per me fin dall'infanzia, anche se io sono la prova vivente dell'inefficacia dell'imitazione per emulazione, in quanto non mi sono mai drogato, non perché pensi che uno non debba mai provare qualcosa nella vita, ma semplicemente per il fatto che ho un gran terrore di stare male, di soffrire e poi di essere commiserato dalla gente bacchettona (ed è forse il mio modo di autoconservarmi, tengo molto più alla salute di molti altri miei amici). Inoltre per scelta non ho mai voluto andare a un concerto di Vasco, né gli ho mai scritto o tentato di incontrarlo.
Probabilmente non lo incontrerò mai e va bene..va bene così: per me il fatto che Vasco sia una rockstar così acclamata, a livello di Springsteen, è più un handicap che altro. Io cerco una relazione individuale con l'artista, il più possibile individuale, in questo sono egocentrico e incurante degli altri. Però non pesto mai i piedi altrui perché non sono mai maleducato e strafottente. Per cui lascio Vasco in balìa dei deliranti che si accontentano di un cappellino toccato da lui o di una pacca sulla spalla.
Tutto questo non mi soddisfa. Vasco è un uomo come gli altri, come lui vorrebbe essere trattato, costretto ad andare in America per poter camminare per strada dove non è conosciuto. Il più grande modo per rispettarlo è ascoltarlo, comprare i suoi dischi senza cercare un contatto con lui. Questa è la mia filosofia, sicuramente controversa e poco accettabile dal "fan" tipo.
La perversione del divismo ha corrotto anche i normali rapporti umani con le persone.
Fino agli anni '80 Vasco era più avvicinabile sicuramente, ora non più, quando si sposta in un locale o fa un concerto è un evento nazionale....E la malinconia nasce anche da questo, dall'allargarsi del consenso, dallo sdoganamento.
Non c'è neanche più gusto a dire: "mi piace Vasco", è naturale come bere un bicchier d'acqua.
Spero che qualcuno vicino a Lui (anzi a lui) legga questo post.
Grazie per l'attenzione.


No ai consigli sentimentali

Dare, ma soprattutto chiedere, consigli di ordine sentimentale a qualche umano mortale è una grossa bestemmia, voler colmare un vuoto di senso imponderabile.

"Ma perché mi ha lasciato? Cos'ho sbagliato?"
"Ma perché non mi vuole nessuno?"
"Come mi devo vestire per piacergli?"
"Perché gli uomini pensano solo al sesso?"
" Ma secondo te si separerà dalla moglie?"

E i feedback di risposta sono altrettanto scandalosi:

" Verrà il tuo tempo. Abbi pazienza"
"Che ci vuoi fare?"
"Il tempo cura tutto"
"Gli uomini sono dei bastardi"
"Sei sprecata/o per lui/per lei"
"In amore vince chi fugge"
"Un giorno troverai l'anima gemella"
"Un giorno troverai qualcuno che fa per te"
"Quello che non è successo in un anno succede in trenta secondi"
"Tu cerchi un padre in lui"

I consiglieri o i giudici sentimentali sono dei veggenti blasfemi,
degli ambiziosi scopritori frustrati del divino.
Perché l'amore non è governabile, né prevedibile come Dio.
Su ogni cosa è facile scommettere, meno che sull'amore.
Nessuno riuscirà a risolvere i vostri problemi, è meglio credere o illudersi in Dio.
Oppure rendersi conto dell'assurdità dell'esistenza.
Niente domande.
Non accettate le litanie di un essere mortale che deve colmare un vuoto per proteggervi, per salvarvi.
Buttatevi da soli nel mondo,
come dadi, rotolate nell'attesa di fermarvi...
o prima che una puttana,
un miliardario, un impiegato qualsiasi vi fermi.
Vivete con la speranza di non interessare a nessuno,
con la convinzione dell'assurdo
Non credete all'unico sfigato che vi dice:
"Non capisco perché sei solo, vali molto",
è l'esatta traduzione di "tu non vali un cazzo".
L'amore non vuole parole,
non vuole elucubrazioni,
vuole fatti,
vuole gambe aperte,
vuole occhiolini,
carezze, regali, sorrisi, sospiri.
Ottenere l'amore è una dolce guerra con Dio,
gli uomini sono i dadi di un girotondo assurdo,
vincitori o perdenti.

martedì 25 novembre 2008

Questa è Gianna Nannini

La Nannini sudata, ossigenata, scatenata, sbandata, trippata....Il rock spinto alla sua potenza esplosiva e trabordante.
Questa è la Nannini....
Ma i video servono anche a questo, a non farsi travolgere dal tempo.







Pensieri sull' infanzia

Ecco perché ritengo che l'infanzia (borghese) sia da preferire a tutte le altre età della vita:

1) Vuoi bene a mamma e papà sempre e comunque. Mamma e papà sono un porto sicuro.

2) Non devi lavorare.

3) Il mondo è sempre buono e tutti agiscono in nome del bene.

4) I bambini non pensano: giocano.

5) L'amore e il sesso sono belli perché sono situati in un interregno là da venire. Momentaneamente sono lo stupore e il mistero di ciascun bambino.

6) Un bambino non può essere denunciato e non può finire in galera.

7) Qualsiasi peccato è un peccato veniale: "tanto crescerai"

8) L'infanzia è quella condizione nella quale vivi una vita pur rimanendone fuori. Sei fuori da ogni cosa. La vita è un acquario intravisto e raccontato, uno spazio per sognare, costruire.

9) Non è una vergogna farsi accudire da qualcuno.

10) E' l'età di Babbo Natale.

Crocifissi profani


Questo è il famoso manifesto di "Telefono donna" per la campagna pubblicitaria anti-violenza, manifesto censurato. I crocifissi non vanno toccati in Italia, vanno solo "adorati" in silenzio. Stessa sorte è capitata alla "rana crocifissa" a Bolzano.
Credo sia importante testimoniare e lottare per la violenza sulle donne anche con qualcosa di forte, di imprevisto, di rottura. Milano ha sostituito lo slogan "chi paga per i peccati dell' uomo?" con un altro di una banalità sconcertante: "la violenza non è mai giustificabile". Non è banale il contenuto, quanto la decisione di applicare questo contenuto, perché il banale incita all'odio, lo choc tranquillizza.
Meglio rispettare le donne e screditare la Chiesa cattolica che censura, questo è un concetto ben presente in prima linea nella mia vita.
La Chiesa ha bruciato nel' 500 e nel '600 molte donne innocenti in nome del crocifisso ed ora si mette a difenderlo quando la causa per cui lo si "profana" è una causa reale, nobile e umana.
"Chi pagherà per i peccati dell'uomo?" Cristo ha già pagato....ora qualcun altro sta ancora pagando.

sabato 22 novembre 2008

Correnti d'aria

Il terrore delle correnti d'aria è il terrore della rabbia dell'uomo.

venerdì 21 novembre 2008

Come ho conosciuto i Goblin

Fu il professor Paolo Cattaneo, mio professore di educazione musicale alle scuole medie, a parlarmi per la prima volta dei Goblin, il gruppo pop-progressive anni Settanta, che si è distinto per la produzione di colonne sonore di thriller e horror, in particolare, dei film di Dario Argento.
E' davvero raro che un prof. possa citare i Goblin e apprezzarne il valore. Cattaneo, nel lontano 1987, era un giovane di ventinove anni sui generis. Infatti non piaceva a tutti, tranne al sottoscritto. Da lì è partita anche la mia passione per questo gruppo musicale che faceva capo al m.o Claudio Simonetti, prima ancora che l'onda "argentiana" prendesse il sopravvento. Anzi, forse, quasi in contemporanea, prima cercavo i dischi e poi guardavo i film corrispondenti, per studiare in che modo e quale traccia musicale poteva essere stata inserita all'interno della pellicola. I Goblin, che hanno avuto diverse formazioni, ma le vecchie "colonne" sono Simonetti, Pignatelli e Morante, fanno una musica decisamente sperimentale, con l'uso di molti effetti elettronici, ma la loro originalità del tempo era anche una certa flessibilità nell'adeguarsi ai generi più disparati (jazz, classica, disco, hard-rock) unita anche all'uso di strumenti estrapolati da contesti musicali diversi: mi è sempre piaciuta l'idea di Simonetti di utilizzare l'organo da chiesa in Profondo rosso, per esempio, o l'uso di strumenti esotici come la tabla o il buzuki in Suspiria .
Gente come i Goblin mancano dalla scena musicale italiana. Molti concerti negli anni Settanta e Ottanta e non rare (ma poche) le loro apparizioni televisive.


giovedì 20 novembre 2008

Lampi di memoria

I miei ricordi non affiorano, non emergono..
Più che affiorare spuntano, spingono, puntano, sparano....
In men che non si dica ho un quadretto di vita,
una situazione, un volto, un profumo, un'epoca nella mente...
Questi ricordi, belli o brutti, chiedono permesso
e rimangono lì, come stelle fisse,
a interrompere il silenzio del presente...
un presente avaro.
Questi ricordi sono lampi,
lampi che mi destano...
e poi si fermano, si appostano in vetrina..
Mi chiedono qualcosa,
vorrebbero essere ascoltati.
Un po' li ascolto, poi li caccio via....
Un imbarazzo orrendo mi attanaglia,
e non so dire di più che il passato è passato.
Ma cosa c'entra il passato?
Perché il passato mi rincorre?
Forse la mia vita è come un sogno,
nulla di concreto, nulla di ponderabile,
è tutto vero, ma non valido,
è un sogno che posso sempre rivivere.
Però, in fondo ciò che disturba
è il mio corpo nel presente.


mercoledì 19 novembre 2008

Colluquio tra Carlo e un suo amico

AMICO: E che mi dici di Milano, Carlo?

CARLO: E che vuoi che ti dica? Penso di essere poco furbo, troppo ingenuo e troppo pigro per vivere a Milano.

AMICO: Ma per stare bene a Milano di cos'hai bisogno?

CARLO: Dei soldi e del dono della stupidità che non ho.

AMICO: La stupidità mica è un dono!

CARLO: Dipende da che città frequenti. Dio mica ti ha chiesto dove farti nascere!

AMICO: E tu in che città vorresti vivere?

CARLO: Andiamo a donne che è meglio...Poi te lo dico.

AMICO: Dove andiamo?

CARLO: Fuori Milano, ovvio.

lunedì 17 novembre 2008

I segreti di uno scrittore

Riconoscendosi come "nuovo Bukowski" (quanto odio la parola "nuovo", ogni essere umano è unico e irripetibile, di Bukowski ce n'è uno solo), lo scrittore americano Johnatan Ames, autore del recente Cosa (non) amare, ha dichiarato: Non mi dispiace se perfetti sconosciuti scoprono i miei segreti, è dei parenti che mi preoccupo. ("Corriere della sera", 17 novembre 2008).
In effetti mi sono sempre chiesto come fa uno scrittore a scavalcare i genitori, come nascondersi di fronte ai parenti stretti, se scrive di eccessi, orrori, oscenità, tutto ciò che può turbare la sua virginea, immagine di figlio, fittizia, ma ben salda nel cuore di mammà e di papà. Sono i parenti i veri nemici degli scrittori, sì; i parenti, i fidanzati, i colleghi intellettuali, le persone più vicine, quelle più determinanti nel giudizio, quelle che davvero possono remare contro, soprattutto se peccano di intelligenza. E in più i segreti dell'anima di uno scrittore sono sempre soppesati dai conoscenti, ci si chiede se queste fantasie partorite sulla carta, questi eventi, siano veramente capitati, siano autobiografici. Una moglie potrebbe chiedersi se dorme con un maniaco sessuale, con un gay, con un depresso, dopo la lettura del libro del marito. E naturalmente la vita di uno scrittore è e sarà sempre misteriosa. Non ci sarà mai uno scrittore che snocciola uno ad uno gli eventi del libro, li elenca, li riduce a teorema dicendo "questo è vita mia", "questo no". Lo scrittore vive di una doppia personalità, giudicata da Ames positiva, anche se egli invidia Klaus Kinski, l'unico che riusciva a essere se stesso senza remore,con assoluta libertà.
L'unico spazio di libertà per uno scrittore sono le parole che decide di pubblicare, le sue storie, i suoi personaggi, i suoi sogni, i suoi incubi, le sue ossessioni.
E' difficile essere uno scrittore, anche perché, dopo i parenti, egli si deve corazzare contro gli psicanalisti, gli psichiatri, che vogliono carpire il "non detto" del subconscio, conflitti con la madre, incapacità di socializzazione ecc.ecc.
D'altro canto non si può pretendere che le storie di ogni scrittore siano tutte acqua e sapone, allegre, felici, a lieto fine. Sarebbe una noia mortale se fossero tutte così, non vi pare?
E comunque la vera scommessa per un narratore o un poeta è essere amato, essere accettato per la sua personalità, non sono quel paio di copie in più vendute che fanno la differenza.
Parola di Carlo (autore di un libro), fiero di non assomigliare a Federico Moccia!


domenica 16 novembre 2008

Surrealismo estremo nostrano

Nei meandri del cinema di nicchia vi consiglio di vedere L'uomo, la donna la bestia- Spell, dolce mattatoio (1977) dell' italiano Alberto Cavallone, recentemente comparso e restaurato in dvd. E' un delirio visivo, un autentico delirio, una collezione di immagini istintive, un simbolismo onirico e ancestrale della natura, un estremismo surrealistico. C'è chi ha imparentato questo film a Bataille, Lautréaumont e al Bunuel di Un chien andalou.
Tutto ruota intorno a una festa di paese, a macchiette di provincia che rivelano a poco a poco la loro natura selvaggia e compiono atti contrari alla pubblica decenza o al senso comune borghese, quasi fossimo davanti a un'orgia carnevalesca.
A metà film uno dei protagonisti, un fumettista porno, sposato con una donna malata di mente recita:

Non ho ancora capito se il mio è un lavoro serio,
se è più importante la realtà o la sua immagine,
se bisogna buttare al cesso tutto
o valorizzare la fantasia, il gioco, il sesso.
Ma chi si fa queste domande è uno stronzo o una persona seria?


sabato 15 novembre 2008

Foto del cibo

Amo la buona cucina, i sughi, gli intingoli, le braciole, le salsicce. Peccato che quando i manicaretti vengono fotografati perdono la loro efficacia estetica di buon gusto e si trasformano in un vero e proprio "disgusto". Nulla mi fa più schifo che vedere del puré, una bistecca con della verdura o una pastasciutta fotografati. La trasfigurazione fotografica corrompe il cibo. Eppure dal vero certe pietanze sono esteticamente attraenti....Ma comunque non sono fotogeniche. La fotografia del cibo rovina ogni cosa, come in questo filmato: un ragazzo a Londra mangia della pastasciutta in una vaschettina di plastica. A Milano si chiamerebbe anche "schiscetta". Ecco, questo filmato mi sembra osceno quasi quanto rappresentare una cagata in un cesso.
In fondo è sempre e solo una questione di "buchi", un buco ingloba e l'altro espelle, ma sempre di buchi parliamo.
Bene, ora vado a mangiare..ho giusto una gran fame.


Viaggio e vita

Vivere è viaggiare,
un viaggio fatale
un capolinea fatale.
Ma vivere è anche ripartire
ripartire per ogni direzione
fino al risucchio finale
il risucchio della morte.
Il viaggio turistico è una miniatura della vita,
una riproduzione....
più che viaggio è ripartenza:
nell'inizio di un viaggio è contenuto il principio della sua fine.
Quando parti "nella vita" sai già di ritornare
quando parti "dalla vita" non torni più.

venerdì 14 novembre 2008

Le mamme di oggi

Credo che non esistano più le mamme di una volta, le "solide" donne di casa, quelle che s'immolano per i figli. Le mamme di oggi, se hanno guadagnato, al tempo stesso hanno pure perso qualcosa. Se guardiamo le mamme del 2000 con gli occhi di un figlio mi fanno venire in mente delle povere disperate; se, al contrario, consideriamo le mamme con gli occhi di un uomo, ecco che hanno tutte le carte in regola per sollazzare e rendersi appetibili al sesso maschile.
Essere mamma vuol dire essere donna completa, essere mamma divorziata-in-cerca vuol dire, per un uomo, una che ci sa fare a letto, con tutte le conseguenze del caso: una mamma-amante non potrà mai chiedere a un uomo quella responsabilità di una donna libera, nubile, in cerca di famiglia; una mamma-amante non toglierà gli spazi vitali e non sarà possessiva perché gran parte del tempo dovrà dedicarlo ai figli e alle beghe con l'ex-marito (se c'è). Conclusione: una mammina sui 40 anni (con figli tra i 3 e i 12 anni) è l'amante perfetta (la mammina di altri, non la propria, beninteso!). Ma se una mamma amante fa felice qualcuno, deprime i figli, che saranno tolti a quelle attenzioni della tipica mamma di un tempo, quella che smetteva di indossare le calze a rete, la mamma che si dimentica di essere donna. E in fondo, i figli di passate generazioni erano abituati a madri asessuate, madri sacre, intoccabili.
Ora è diverso, le giovani mamme hanno i tatuaggi, hanno un aspetto da ragazza non da "signora" lontana da ogni tentazione; i figli sono spesso costretti a fare amicizia con i nuovi compagni delle proprie madri e queste ultime chiedono magari consiglio a loro su come vestirsi o se stanno facendo delle scelte giuste. Così i figli diventano i genitori delle proprie madri ("mamma, non fare tardi. Torna presto") e penso che siano dei disperati, come disperate siano queste donne, che si martirizzano per il senso di colpa delle proprie scelte. Penso che il male del secolo sia l'incoerenza, ma soprattutto l'ostinazione di camminare con due piedi in una scarpa.

giovedì 13 novembre 2008

Sprangate al padrone

Notizia di ieri: a Cividate Camuno (prov.di Brescia) un operaio albanese ha preso a sprangate il suo padrone, ferendolo mortalmente. La vittima si chiamava Maurizio Richini, titolare di una ditta di metalli, colpevole di aver umiliato e ripreso il suo dipendente, un uomo conosciuto come affabile e mansueto. Questa storia non è nulla di particolare se confrontata con la miriade di fatti di cronaca nera; quello che è singolare è che a fare le spese della furia omicida di qualcuno sia stato un imprenditore, un padrone. Non avevo mai letto prima una vicenda del genere. Ho apprezzato l'albanese e il suo coraggio a costituirsi, ammiro anche i criminali quando si assumono le loro responsabilità, quando rimangono lucidi e,magari, sono spinti nelle loro azioni da sofferenza, rabbia cieca, povertà..Tutto purché confessino.....purché abbiano la virtù di consegnarsi alla pubblica autorità. Chi si nasconde dopo il misfatto o tenta di farla franca è doppiamente un criminale, quindi doppiamente riprovevole.
Nel caso dell'albanese però c'è stata forse la voglia di compiere un atto simbolico, un atto contro lo sfruttamento dei padroni, magari senza neanche pensarci, nel senso che non sarebbe mai arrivato a tanto. Nella confessione l'albanese ha detto: "mi sono sentito umiliato". Non esito a crederlo e magari non sarà stata nemmeno la prima volta. I soprusi sono sempre ai danni dei più deboli e dei più poveri: la donna indifesa per la strada, l'immigrato, il drogato che si prende le botte dallo spacciatore, la moglie picchiata dal marito, la nipotina abusata dallo zio, il barbone incendiato. Un imprenditore che muore per mano del suo operaio mi dà da pensare, qualunque sia la ragione che ha portato alla sua morte, una piccola rivoluzione privata, la morte del potere, la morte dei soprusi, la morte del "senza contratto".
Una piccola, piccolissima voce che dice: "basta". Troppo spesso vorrei anch'io dire: "basta", "stop" a molte cose. Un gesto pubblico, plateare, per altro deprecabile, inaccettabile, interpreta quel "basta" di molti italiani che non sanno urlarlo.
Riflettiamoci su, pur con tutto il cordoglio per l'imprenditore ucciso e la sua famiglia.

martedì 11 novembre 2008

Teatro estremo: Blasted

Chi non è abituato al teatro estremo dovrebbe conoscerlo. Non amo il teatro classico, "tranquillo" e composto, quello delle signore impellicciate della domenica pomeriggio, quello pudico e garbato, di buona maniera. Sono pochi i teatranti e i registi che "osano" rappresentare qualcosa che strapazza, che violenta lo sguardo, l'udito, un teatro volgare, dalle emozioni forti. Il teatro è molto più borghese del cinema, anche nel suo stesso essere luogo, silenzioso e di rispetto, anche di rappresentanza. I teatri del centro, quelli più costosi, sontuosi e di una certa tradizione storica solitamente non hanno in cartellone una pièce come Blasted, l'ultima regia di Elio De Capitani. Lasciamo questa opera ai teatri alternativi periferici, perché le signore impellicciate non potrebbero sopportarla: sangue, violenza gratuita (verbale e fisica), perfino bestemmie, ma al tempo stesso, caratterizzata da un intento visionario senza pari e da trovate sceniche non indifferenti.
Scritto da Sarah Kane, l'autrice inglese morta suicida nel '99, Blasted è l'apoteosi di una violenza che corre in avanti, una violenza che distrugge per costruire il futuro, ma che, al tempo stesso, apre alla dissoluzione dell'istinto umano.
Una coppia in crisi, lo scenario della guerra in Bosnia, una guerra che è soltanto il macrocosmo che ingloba la malvagità privata, rinchiudendola in un recinto claustrofobico. Un gioco tra vittima e carnefice (lei e lui) che si sfilaccia per fare il posto alla sopraffazione di un maschio su un maschio (il carnefice diventa l'oggetto di un turpe desiderio sessuale da parte di un soldato che entra in camera dalla strada per far razzia e che costituisce il punto di svolta dell'azione, sconvolgendo il sistema dei personaggi e il piano dell'intreccio). Anche la bellissima scenografia di Elisabetta Pajoro riproduce la sintonia con il mondo esterno (mano mano che le bombe distruggono la città, anche la camera d'albergo dove recitano gli attori prende le sembianze di un campo di battaglia, si abbrutisce, si spettina, suda, tracolla, esattamente come Cate e Ian, che quasi perdono i connotati iniziali, colti dalla fatica, dal terrore, dallo smarrimento, dalla disperazione, dalla violenza).
Sul finale la stanza collassa, i muri respirano affannosamente, si alzano e si afflosciano, nell'atto del coronamento di un espressionistico percorso visionario (luci, rumori forti, bombe, elicotteri, piagnistei, urla strazianti). La tensione avvolge lo spettatore e la tensione è l'unica cosa che riesce a scuotere quel lezioso ambiente "finto" e "borghese" del teatro. Un'emozione forte a teatro è come una corsa sull'ottovolante e penso che Blasted riesca molto bene ad eguagliare la forza espressiva di un cinema orrorifico. Le impressioni che scrivo sono anche rafforzate e spiegate dal fatto che ho assistito allo spettacolo in prima fila, un'esperienza che mai mi era capitata con una pièce di questo genere.
Anche i tre attori Elena Russo Arman (Cate), Paolo Pierobon (Ian), Andrea Capaldi (il soldato sodomita), alla fine si fanno applaudire con un'aria stravolta, come appena usciti da un campo di battaglia. Un dramma "fisico", non solo un sofisma intellettuale. Geniale.
Guardatevi il promo ora.


lunedì 10 novembre 2008

Il miracolo dell'eccesso

Sono ebbro dei miracoli del corpo e della mente:
la capacità di eccesso.
Sono estasiato dai miracoli della psiche
dal suo essere instabile
dal suo essere instancabile.
Mi commuovo e mi sorprendo di fronte all' eccesso:
devo sempre ripetermi che esiste, ostinato
laddove l' immaginazione non avrebbe mai...osato.

sabato 8 novembre 2008

L'uomo senza storia

Ho conosciuto una volta un uomo senza storia.
Nessuno, tranne sua madre, sapesse chi fosse realmente.
Riuscì a fregare tutti.
Tutti lanciavano le proprie idee su di lui, come un sasso,
o come una freccia nella speranza di fare centro.
Nessuno ci riuscì.
Si comportava cordialmente, senza svelarsi,
la sua vita poteva essere una vergogna
la sua vita poteva essere una fonte d'oro
ma nessuno lo scoprì.
Tutti lo fraintendevano
e si chiedevano quale fosse la sua storia.
Quest'uomo poi morì,
solo, ma felice di aver tenuto duro.
Nessuno andò al suo funerale,
però tutti a dire: "Era un bravo ragazzo, non doveva morire".
Ma erano solo supposizioni.
Poteva essere stato un ladro, un assassino, un pedofilo,
un corruttore.
Forse doveva morire per farmi raccontare questa storia poetica
o per riempire d'onore la Storia.

venerdì 7 novembre 2008

Pasolini e i media

Pasolini è uno di quegli intellettuali che dovrebbe essere "innalzato" a scuola. Preferirei un Pasolini detestato a scuola, ma, tutto sommato, "sdoganato", che un Pasolini controverso, apprezzato da pochi. Detesto il fatto che la sua reputazione e la sua fama siano "inquinate" dalla sua omosessualità "da strada".
La sconvenienza di alcuni suoi argomenti forse oggi potrebbe essere di contributo al "popolo" per aiutarlo a riprendersi il proprio cervello, abbandonato in un Olimpo di insulsaggine.
Io riconosco che sono uno di quelli che non ha mai amato divinizzare Pasolini (soprattutto al cinema), ma, imparare a conoscerlo non solo attraverso la letteratura, ma attraverso le interviste televisive, ad esempio, è una boccata di aria fresca nell'inferno mediatico di un Luca Giurato, che, recentemente, parlando di reality ha dichiarato al "Corriere": Trovo ridicolo e penoso l'ostracismo a questo tipo di programmi che sono un fenomeno mondiale.
Tra parentesi: ridicolo è chi fa l'opinionista ai reality, guardarli o combatterli da casa è già un peccato veniale.
Il punto è: i mezzi di comunicazione di massa che criticava Pasolini tanto tenacemente non erano che l'inizio del delirio a briglia sciolta, dell'omologazione a cui siamo costretti e destinati. Ciò che suonava quasi inverosimile ai suoi tempi, ha un valore profetico oggi. Vedo una feroce incompatibilità tra tutto ciò che viene detto oggi in tv e Pier Paolo Pasolini...una incompatibilità che è insieme continuità storica: la merda di Salò o le 120 giornate di Sodoma la mangiamo tutti i giorni e ci piace molto. Qualcuno è contrario, ma alla fine se la fa piacere. Anch'io tutte le sere ormai mi nutro di merda. Poco serve la scusa ipocrita di chi dice: "Io non la mangio e sono a posto", perché comunque si respira merda e respirarla è ben peggio che mangiarla.
Al tempo stesso non credo che oggi nessun dibattito permetterebbe certe "uscite", certi "toni" (osservate la seguente tavola rotonda condotta da Enzo Biagi), il livello deve rimanere mediocre perlopiù, perché gli animi non devono essere aizzati.
I programmi interessanti vanno trasmessi in seconda serata, nella speranza che gli italiani dormano e non li vedano. Poi ci si barrica dietro la scusa dello share o dei bambini, che avrebbero invece molte cose da insegnare agli adulti.






giovedì 6 novembre 2008

Giochi linguistici della lingua svedese

Lo svedese è una lingua alquanto divertente, depositaria di tanti qui-pro-quo e "scherzi linguistici", o, per meglio dire, piena di "false friends", sia con l'inglese che con l'italiano.
Innanzitutto i verbi all'infinito e parecchi sostantivi terminano con la lettera -a, e già questo "italianizza" e "sovietizza" la lingua, avvicinandola a parole simili alle nostre.
Ma procediamo per ordine. Cosa ci aspetterebbe dalla parola kissa? Sicuramente di primo acchito viene spontaneo dire: "baciare" (dall'inglese to kiss). E invece no: significa "pisciare"; baciare si dice kyssa! Fate attenzione: la y è come la ypsilon greca, da pronunciarsi a culo di gallina, mentre la i è una vocale breve. Da pisciare a baciare, attraverso il movimento delle labbra.
Andiamo avanti. Fika (pron."fica") vuol dire "prendere un caffé"...Per cui Vill du gärna fika med mig? vuol dire soltanto "Hai voglia di prendere un caffé insieme a me?" Nota bene: un caffé e basta! E non vi venga neanche in mente di confondere fika con fuck o con il tedesco ficken.
La nostra "fica" si traduce con fitta. Ragion per cui la fitta svedese è un piacere, non è un dolore, la luce della vita contro l'oscurità della pena.
La nostra "fitta", la fitta alla spalla o al collo, si traduce con smärta (pron.smèrta), passando pure per bona (lucidare). Il reggiseno si chiama behå (pron. behó), ma per semplificare si scrive anche Bh e uno non capirebbe un bel niente.
Il fan non è il fan inglese dei Beatles o dei Tokio Hotel, ma, nella lingua svedese "fan" funge da intercalare come merde, fuck o "cazzo".
Poi ci sono anche i nomi propri femminili, tipo rita, pina e leda, che in svedese sono semplicemente verbi come gli altri.
La "rita" vuol dire "disegnare"; la "pina" vuol dire "tormentare" e la "leda" significa "condurre" (dall'inglese to lead).
Questi sono alcuni dei tanti casi, ma lo svedese è proprio così, nessuno scherzo.
Ecco cosa vi aspetta se vi verrà l'improbabile idea di studiare questa lingua.
Da tempo avevo intenzione di postare qualche video in lingua svedese, ma non sapevo bene quale..Alla fine, per diffondere la cultura scandinava, ho ripiegato, in modo molto singolare, su un cartone animato giapponese Sailor Moon, pensate un po'! Avete mai provato ad "ascoltare" un cartone animato giapponese in svedese? Bè, credo che il risultato d'insieme sia molto divertente...Non capirete niente, ma la musicalità della lingua è funny e mi spingerei a dire, in certi casi, anche molto sexy. Vi dedico tutta la mia stravaganza e vi inoculo un po' di curiosità per lo svedese.
Questo episodio si chiama Kärleken återuppstår (Love returns).


martedì 4 novembre 2008

San Carlo (Delle Piane)

Oggi è San Carlo. Non ho mai capito perché bisogna festeggiare gli onomastici. Ma se arrivano gli auguri di certo mi fanno piacere.
E a tal proposito, in occasione del debutto milanese della pièce teatrale Ho perso la faccia colgo l'occasione per esprimere tutta la mia stima e la mia simpatia a Carlo Delle Piane, un personaggio che rappresenta il contro-mito della bellezza dell'attore, la dimostrazione che il cinema non esclude nessuno, che i volti sono i volti, indipendentemente dalla loro bellezza. La voce di Delle Piane è rassicurante, vellutata, discreta, è una voce uterina, amniotica, voce che protegge dal disumano traffico della vita. Pupi Avati ha saputo esprimere al meglio le sue potenzialità poetiche.
Tanti auguri Carlo.

venerdì 31 ottobre 2008

Charlotte Roche e i segreti del corpo femminile

Mentre la domanda capitale, sciocca, pruriginosa e leziosa, "ma le donne scoreggiano, fanno la cacca, si masturbano?", aleggia nell'ingenua e morbosa mente del maschio e in numerosi forum virtuali, un libro ha dato in poco più di cento pagine questa e numerose altre risposte sul tema.
Questo blog non poteva non occuparsi di Charlotte Roche, scrittrice e conduttrice televisiva di Colonia, nativa inglese, ma naturalizzata tedesca (e con cognome francese), autrice del libro Feuchtgebiete, tradotto in italiano col titolo Zone umide (ed. Rizzoli).
Il successo di questo best-seller risale alla primavera scorsa in terra tedesca, ma è solo dallo scorso 22 ottobre che ha varcato i confini patri per portare nuovamente una ventata di scandalo (come se qui non ce ne fosse bisogno).
La Roche fa parte di quelle scrittrici femminili, le varie Catherine Millet, Melissa Panarello, Isabella Santacroce, Pulsatilla, che negli anni '90 e '2000 hanno volutamente e provocatoriamente rotto i tabù sessuali ancorati ancora a uno stereotipo "classico" e "lirico" della donna. Zone umide è un vero e proprio stupro al lirismo, al buon gusto, è l'enfasi suprema e inevitabile dell' importanza del corpo e della sua filosofia. Le prime dieci pagine sono un pugno allo stomaco, quasi un'anticipazione programmatica degli intenti del libro. Se si superano le prime dieci pagine indenni, si è pronti per essere scagliati in un'odissea di umori, pipì, mestruo, scoregge, foruncoli, proctologi e masturbazione (tutto al femminile).
L'incipit della narrazione è nei primi passi del libro: Che io ricordi ho sempre avuto le emorroidi.
Ecco, praticamente un diario che racconta in prima persona la storia di un culo e delle sue emorroidi. Lei si chiama Helen, ha 18 anni, viene ricoverata in ospedale per un'intervento nella zona rettale, porta il lettore nelle sue paure di ragazza, ma anche nella gioia esibizionistica, fiera, per il suo corpo, quel corpo spesso dimenticato, indegno per una donna: per l'appunto l'ano, la cacca, le scoregge. Helen è quasi affezionata alla sue emorroidi, si dispera quando scopre di avere "il culo sfondato" dopo l'intervento, lo vuole vedere, se lo fa fotografare da un infermiere, ne conserva le foto e chiede insistentemente di poter avere come souvenir il pezzo di carne che le è stato tolto, sperimenta ed è curiosa, con quell'ironia e quei desideri feticistici e voyeuristici di un'adolescente. Ogni tanto, dopo flash-back e digressioni, sente il bisogno di ripetere: Ma torniamo al mio culo, come se il corpo/culo fosse al centro del mondo. Certo, roba bizzarra da voltastomaco, non nego. Però è inutile nascondersi dietro un dito: Feuchtgebiete (Zona paludosa) ha venduto oltre un milione di copie in poche settimane in Germania e in una Feltrinelli di Milano si registrava il tutto esaurito dopo neanche cinque giorni dall'uscita. Un libro crudo, feticistico all'estremo, con descrizioni oltre il verismo, scopiche, pornografiche. La libertà e la volgarità del linguaggio contrastano con la copertina che è sobria, niente foto, solo una scritta su un fondo rosa-fucsia, così com'è sobrio l'aspetto della scrittrice, un angelo acqua e sapone con un'espressione vispa da diavoletto, a dimostrazione che la sessualità è dentro la donna e non passa per l' immagine. Il corpo è quello che è nascosto e non è quello che si vede in televisione, luccicante, elegante, profumato, tornito. Il corpo è osceno perché puzza, è imperfetto, è deperibile....e non ha differenze di sesso, anche se, lo sappiamo, le scoregge, le caccole del naso, sono roba più da camionisti che da "signorine". Secondo la Roche anche una donna può puzzare, può pensare, fare sconcezze e può addirittura, "seminare i batteri", in un fiero tripudio ed elogio dello sporco. Del resto, che si può pensare di una ragazza che si sparge muco vaginale sul collo e dietro l'orecchio anziché mettersi Chanel numero 5? Credo che dietro questa domanda ci stia il femminismo provocatorio di Charlotte/Helen, che non rinuncia a battersi contro l'uso del profumo artificiale e a dare un grande valore alla componente olfattiva della sessualità.
Penso solo che se i miei nonni ormai defunti leggessero solo una pagina di Zone umide, avrebbero un attacco cardiaco. Ricordo sempre la voce di mia nonna che diceva: "Una signorina come si deve certe cose non le deve neanche pensare".
Forse Charlotte Roche combatte anche contro mia nonna e le sue opinioni.
Certo, come tutte le opere discusse e discutibili, anche Zone umide, non ha mezze misure: o lo si ritiene una porcata o lo si deve comprendere come un'opera-simbolo della nostra epoca, ma non per questo, non indegna di essere indagata, scoperta, assaporata.
Del resto anche il mitico Vasco Rossi, in tempi non sospetti cantava Mi piaci perché sei sporca, perché sei sporca.
Sul tema dello sporco ritornerò sicuramente. Intanto gustatevi Vasco (con un cattivo audio) e ammirate bene Charlotte Roche in un talk-show televisivo tedesco. Per apprezzare appieno il filmato sarebbe richiesta la conoscenza anche minima della lingua in questione.
Intanto comprate il libro!





giovedì 30 ottobre 2008

Le mura vitali dell'università

Anche oggi le contestazioni studentesche hanno proseguito in molte città d' Italia.
Forse la rabbia sta venendo fuori, la rabbia accumulata da anni, quel bisogno di affetto, di attenzione, di riscossa, di sicurezza, che in tempi "normali" di tranquillità potevi leggere sui muri dei cessi. E allora scoprivi che dietro l'anestesia competitiva e l'afasia di reazione degli studenti c'era (e c'è) un mondo da scoprire. Da tanti anni, prima come studente, poi come lavoratore, studio le scritte dei cessi all'università. Mi sembra qualcosa di interessante, la scoperta di un mondo sotterraneo, incompiuto e da compiersi. Come dicevo, si legge una richiesta...il tema dominante delle scritte è la Richiesta in assoluto, tutti che si aspettano qualcosa da qualcuno (quel qualcuno che forse non ci sarà mai). Le categorie-tipo di slogan, annunci o richieste sono sempre quelle: calcio, sesso e politica. Le faide tra interisti e milanisti o tra fascisti e comunisti sono una costante storica (divertente è quando le baruffe continuano e arriva qualcuno a cancellare una scritta o a mettere una o più risposte, in segno di sfida), ma l'insulto e la degradazione sono padroni dei cessi. In mezzo alla puzza di merda o di piscio, le parolacce e le oscenità fanno da contorno. Il sesso poi (sempre più omosessuale) sta diventando molto creativo e spinto. Ti accorgi che quello che leggi o trovi su Internet si materializza solamente nei cessi. E ti accorgi che persone che scrivono certe cose, esistono e sono più vicine a te di quanto si possa credere. Gli annunci con numero di telefono si sprecano e poco importa che siano veritieri o meno, quello che conta è che qualcuno li abbia pensati, mi basta questo. I feticisti dei piedi maschili e femminili sembrano in aumento, ad esempio. L'altro giorno ho letto di un quarantenne feticista che cercava calzini maschili puzzolenti; sono andato a sbirciare spesso anche nei bagni femminili (sono fermamente contro la divisione dei cessi in sessi separati). Sui muri "femminili" si vendono anche libri o ci si consiglia le marche più buone di assorbenti; una volta una ragazza, anoressica dichiarata, ha messo un annuncio per essere aiutata a dimagrire. Ma l'arroganza e il luridume maschile viene a deturpare anche il bagno femminile con i soliti Milan o Inter o, semplicemente, con invettive contro le lesbiche.
Ed una volta, sulle pareti interne dell'ascensore, campeggiava a penna, candidamente una scritta: "Vorrei bere la pipì di una ragazza".
Vorrei vedere in faccia queste persone silenziose, se fosse possibile. Vorrei concertare un'assemblea, un tavolo di trattative, sedute di autocoscienza, parlare alla luce del sole di questi bisogni insoddisfatti, urlarli al vento. Penso che questa non sia oscenità, sia vita...vita e basta.
Sto scrivendo questi pensieri e mi sembra di essere un sopravvissuto del 1977. Sì, forse allora questi discorsi si potevano fare....Oggi sei solo un pervertito, un perditempo o, peggio, un banale imbrattatore di cessi, con poco cervello.
Eppure...eppure...la vita passa anche dalle scritte oscene, dai sogni-bisogni inespressi.
Auguro a tutti i pompinari, feticisti, comunisti della Statale di aver trovato qualcosa di interessante sul loro cammino. E se la vitalità non si può esprimere in altro modo, meglio esprimerla così, piuttosto che tacere irremediabilmente. Anche nel ridicolo, nell'inutile, non si passa mai inosservati.