"I pensieri sono le mie puttane", è un aforisma che mi tormenta da ieri: così comincia uno dei più bei dialoghi filosofici di Denis Diderot, Le neveu de Rameau, poche righe criptiche che nascondono l'essenza della natura del pensiero, la volubilità, ed io sono il protettore di questi pensieri, poi lascio andare queste mie cose dove vogliono, finché qualcuno se ne appropria..E nel frattempo io ricerco e ricerco, la mia mente corre dietro alla vita come a sottane di ragazzine, i pensieri mi si attaccano addosso, poi se ne vanno, poi corro a riprenderli.
La mia mente è il "magnaccia" dei miei pensieri, che sono puttane. W la libertà di correre, di volare.
Neanche a farlo apposta, ho nominato qualche giorno fa Sanremo e già sono piovute polemiche per l'ormai noto caso di Morgan e le sue dichiarazioni a "Max", l'ennesima prova che in questo Paese ci sia uno strisciante controllo morale e politico sul libero pensiero.
Morgan ha fatto il cattivo bambino e quindi, in castigo, niente Sanremo! Ormai il verdetto dei vertici Rai è definitivo e Morgan ha fatto l'abiura e il mea-culpa televisivo, nel tentativo di muovere a compassione il Cda che gli ha impedito di gareggiare al festival (qui, davvero ha commesso un autogol, è il caso di dirlo), come se il fatto di poter cantare una canzone abbia a che fare con l'assunzione privata di stupefacenti...Mah!
Si parla e si parla (Giovanardi, il ministro Meloni e Gasparri in testa) di cattivi esempi. Di cattivi esempi è piena la televisione e i giornali, cari signori, ed è inutile dire che il compito di un artista non è quello di "educare", ma di esprimersi. A quante persone bisognerebbe allora tappare la bocca in Italia!! E' indubbio che gli antidepressivi siano comunque sostanze nocive per l'organismo, solo che legali e ammesse dal senso comune. Morgan ha dichiarato di prendere la cocaina a scopo terapeutico, senza ombra di equivoci. Fine.
Ricordo, inoltre, che lo stesso Morgan si presentò a Sanremo coi Bluvertigo nel 2001 presentando la "scandalosa" canzone L'assenzio, che parlava anche di marijuana e roba varia..Il ritornello, non a caso, recitava: Fanno bene fanno male, sto bene sto male. Allora però nessuna voce si levò, come non ci furono grossi problemi per altri "cattivi" esempi dell' Ariston: Vasco Rossi in testa, poi la Mannoia che in Caffé nero bollente inneggiava alla masturbazione femminile, Loredana Bertè. A quei tempi era "permesso" cantare argomenti scomodi, oggi diventa problematico fare una dichiarazione su un mensile scandalistico, con una certa linea editoriale (non da educande, ricordo) che, a ben guardare, con Sanremo non ha nulla a che fare.
Ma ora che sta succedendo?
E per tagliare la testa al toro, anni fa quando mi trovavo in una aula di studenti liceali a fare una supplenza, un ragazzino mi disse: "Vasco è uno sfigato". Deduco quindi, da questa dichiarazione, che aggrapparsi ancora al "cattivo esempio" traviatore sia un tantino ipocrita al giorno d'oggi. La realtà funziona in modo diverso e i problemi sono altri, solo che non interessano a nessuno. Questa è la verità.
Invitiamo pure Morgan a "Porta a Porta", ma tanto la gente continua a drogarsi, anche senza le sue scuse pubbliche.
Mi scuso per questo intervento, ora passeremo a cose più serie.
Eh sì, pensandoci bene è il caso di dirlo: sono passati dieci anni da quando ho scoperto la radio, o per meglio, ad ascoltarla assiduamente. La mia radio-mania durò almeno tre o quattro anni, poi questa smania si è un dileguata lentamente.
La prima emittente che mi ha tenuto a battesimo è stata "Latte e miele", nel 1990, ai tempi una radio molto "casalinga" di Bologna che trasmette solo musica italiana , oggi diventata un network.
L'altra sera, poiché amo le ricorrenze, mi sono sdraiato sul letto e mi ci sono sintonizzato. Dopo dieci anni la selezione delle canzoni ha sempre lo stesso spirito, cercando di trovare un giusto equilibrio tra il vecchio e il nuovo e tra generi diversi; sempre musica italiana, ma, soprattutto per quel riguarda le nuove uscite, meno sfacciatamente commerciali di Radio Italia-Solo Musica Italiana, che ama spesso programmare gente di "Amici", "X-factor", cioè i fighetti che cantano con la faccia e non con la genialità.
E' interessante constatare come "Latte miele" abbia conservato il vecchio spirito, pur con i dovuti aggiornamenti e con l'inserzione di rubriche, a mio avviso più interessanti di "Radio Italia", che, invece, sembra aver sposato una linea di programmazione promozionale, più che di vero intrattenimento e, nonostante le interviste ai cantanti, che possono magari apparire interessanti, l'aria che si respira oggi si è fatta via via più "modaiola" nel corso degli anni, con predilezione per le novità (commerciali). Ma al di là dei criteri di programmazione, che sono un argomento tutto sommato futile, ciò di cui m'interessa farvi partecipi è lo spirito che mi ha colto nello scoprire la radio, uno spirito da juke-box e nello stesso tempo un processo di sedimentazione legato alla musica, fatto di introiezioni di voci, di epoche, di scoperte. Ho sempre trovato fantastico rimanere folgorato per radio da una canzone senza saperne il titolo o l'autore e vivere, poi, nel corso dei giorni, magari dei mesi o degli anni appeso alla speranza di "conoscerla" (anche in senso biblico), masticarla, possederla: questa speranza di afferrare l'ignoto, dandosi dei progetti, un programma di azione...Oggigiorno tutto questo si è ridimensionato drasticamente, basta andare su Google, digitare anche una semplice frase del testo e qualcosa viene sempre fuori...Con ricerche appropriate si può subito risalire alla canzone e magari anche scaricarla subito tramite Youtube o un programma di peer-to-peer. Allora no, si poteva ancora sudare di speranza....
Non solo: ma fare una richiesta per telefono era fin più facile. Ricordo ancora, sempre nel 1990, che avevo quasi fatto amicizia con una centralinista di "Latte e miele", chiamavo sempre di mattina o in orari "morti", lei ormai aveva quasi imparato i miei gusti, dopo tre o quattro richieste..e poi magari quando già mi diceva che il disco prescelto non si trovava, me ne proponeva un altro e si contrattava insieme.
Sì, per un periodo "Latte e miele" mi ha tenuto compagnia, soprattutto quando nel tardo pomeriggio delle giornate d'autunno, dovevo finire i compiti..ma anche durante quei giorni inutili, che devi riempire in qualche modo. Il 1° maggio del '90 rimasi in casa tutto il giorno, fuori c'era una giornata di sole splendente, cielo terso, temperatura mite..ma io dalle due del pomeriggio fino a cena rimasi attaccato alla radio..e a distanza di tempo penso che quel giorno di festa è stato uno dei più belli, degno di essere ricordato.
Molta della mia conoscenza musicale italiana e non risale a quegli anni fitti fitti di radio, nei quali registravo pure le canzoni....riempivo cassette e cassette (quando riuscivo ad arrivare nei tempi giusti prima che la canzone fosse già partita da un pezzo).
Qualche sera fa mi sono detto: "ma io in fondo ho perso questa abitudine della radio, di questa compagna fedele. Perché? Forse perché tutto quello che c'era da sapere l'ho saputo e la musica di oggi m'interessa meno?" In ogni caso, ascoltare la radio è sempre un modo di aprirsi al mondo, aprirsi a se stessi, anche se si è soli dentro una stanza....Anzi per ascoltare la radio bisogna essere per forza soli, la si può ascoltare come un sottofondo di un'attività oppure farla irrompere nel profondo del cuore e della mente, fare penetrare la musica dentro, farsi irrorare i pensieri di testi poetici, pensare all'amore, perché la musica va quasi sempre d'accordo con l'amore. La radio forse, tra le altre cose, mi ha dato l'opportunità non tanto di amare la musica, ma di amare "attraverso" la musica, anche delle pure presenze inutili o nulle, persone o situazioni legate alla musica.
Quindi dico grazie anche a "Latte miele". Qui sotto un titolo-mito (testo Paolo Conte), misterioso, cercate invano per anni, ma poi trovate e portate in trionfo, come un trofeo.
Come anticipato ieri, voglio iniziare questo mese all'insegna del disegno, un ulteriore tassello alla mia poli-creatività non professionale, libera. Ho realizzato alcune decine di disegni-illustrazioni di nudi, magari faranno capolino ogni tanto anche qui: il mio rapporto col disegno equivale alla proporzione tra una persona che ama cucinare con le ricette e fa, ogni tanto, qualcosa di gustoso, con perizia e fatica e un cuoco di grand hotel. Finora ho utilizzato modelli di nudi già disegnati e qualche fotografia, disegnando solo a matita. Non amo particolarmente la pittura, in quanto troppo impegnativa e "sporchevole", occorre un luogo deputato a depositare tutto il materiale; l'illustrazione a matita, invece, è pratica come un paio di jeans, puoi disegnare su un divano, il disegno sta dove lo metti. Quindi lo spirito è quello di "c'è spazio per tutti alla libera espressione", nel solco della filosofia dell'artista Marco Scali, recentemente intervistato con piacere e successo.
Sul fronte interviste, sto comunque lavorando, con lentezza, ad ampliare questa piccola rubrica..Abbiate pazienza, ma soprattutto fede. Ho molte attività da svolgere...tra cui anche quella della musica, del canto...tutte per la gloria, perché in questo Paese l'arte è un gioco o un hobby, non ha dignità di lavoro. E lo si vede anche della scarse chance che si hanno e dagli stipendi risibili. Per me la vita è un eterno hobby, mettiamola così, un eterno gioco....Il "lavoro" interviene come una "dolente nota", come la scuola per un adolescente, deprecabile, ma indispensabile (ma neanche più di tanto....visto che sono sottopagato, come molti).
Spesso mi chiedo quale soddisfazione ci sia (a parte i soldi) a fare il venditore di polizze assicurative....santo cielo, esistono proprio "lavori del cazzo", fatti soltanto per ingrossare il fatturato di un'azienda. Ma lasciamo pure perdere.....
Sembra che il freddo non molli la sua morsa...E dentro questo gelo ci aspettiamo, come sempre, i soliti appuntamenti (più da clima mite che rigido): S.Valentino, Sanremo, Carnevale. A parte il Carnevale, i due "santi" sono di una tristezza infinita (facciamo pure finta che Sanremo sia un santo per assonanza e non una cittadina). La bella di Sarkozy ha già detto che non andrà nella città dei fiori e, tanto per fare ridere qualche pollo in più, bastava la presenza di Emanuele Filiberto con Pupo, il rospo e il principe Azzurro.
La vita trascorre come sempre o quasi...., ma più si va avanti e più mi sembra di tornare indietro, mi sembra di perdere anziché guadagnare. Ma sarà solo una mia sensazione?
Esistono varie forme di deprivazione...quelle motorie, quelle sensoriali. Ma nel XXI secolo si è aggiunta una "deprivazione" in più, quella temporale, interpretabile come "incapacità di guardare il futuro".
Che scoperta, direte voi....: la maggioranza della gente non è veggente e pochi sanno guardare il futuro.
Ed invece io faccio riferimento ad altro: a quella sensazione di non avere un balcone davanti, di essere proiettati e rinviati nel nulla, quell'incapacità di non poter alzare lo sguardo, di non poter prevedere un programma. Il tempo è fatto di passato, di presente e di futuro. Tra le estasi temporali, credo che la peggiore deprivazione sia quella del futuro; bisogna ad abituarsi a vivere giorno per giorno, forzando la mente a non pensare in avanti....Cosa assolutamente impossibile, perché la mente per costituzione pensa sempre al domani. Per colpa della situazione socio-lavorativa che tutti abbiamo chiara, pensare al domani come contenitore vuoto equivale a gettare una rete minacciosa di oscurità e paralisi sul presente. Pensare a un presente senza futuro è come vomitarsi addosso tutti i giorni la poltiglia ruminante di pensieri rivoluzionari inespressi, desideri frustrati, ambizioni penzolanti, appese a un filo di "grazia".
Il presente oggigiorno è un carcere, dove non si va avanti mai e dove resta il confortante dondolìo del ricordo, sempre uguale, ma sempre certo.
Oggi meditiamo su un passo tratto da "Fame" (1890), di Knut Hamsun, romanzo che dà inizio alla stagione modernista norvegese.
"Dio aveva messo un dito nella rete dei miei nervi portando delicatamente un po’ di disordine fra tutti quei fili. Poi aveva ritirato il dito e, guarda un po’, vi erano rimaste attaccate alcune piccole fibre, pezzettini di nervi, di radici. E quel dito aveva lasciato anche il buco aperto, ed era il dito di Dio e a quel dito erano dovute anche le ferite del mio cervello. Ma dopo avermi toccato col dito Dio mi lasciò, non mi toccò più e non mi fece più alcun male; mi lasciò andare in pace col buco aperto"
Siamo individui "aperti", toccati da Dio, ma abbondonati a noi stessi, con le nostre piccole radici, reminiscenze divine. Siamo sacri,ma anche maledetti, degli esseri in via di cicatrizzazione..E per qualcuno quel buco si richiude solo con la morte-verso-Dio.