mercoledì 21 febbraio 2018

Quando faccio l'amore

Quando faccio l'amore provo sempre quella sensazione dell'esplorazione. In pratica di fronte a una donna nuova è come se fosse sempre la prima volta, come se fosse la prima donna della mia vita.
Mi vedo un bimbo che esplora, tocca e non si capacita di questo corpo fantastico, morbidoso, come appartenente a una bambolona gigante, vivente, respirante, che dispensa sorrisi o smorfie di disapprovazione.
Poi a tratti rinsavisco e mi dico che non è una bambola, è una persona. Ed anch'io potrei essere un manichino per lei.
Ecco, quando scopro la persona dietro un oggetto....ecco, penso che una donna come qualsiasi altra creatura non possa meritarmi. Mi sentirei più tranquillo con vere bambole gonfiabili. Preferirei essere un oggetto che si scopa oggetti.
E' troppo semplice farsi incantare da una bambola, ma è meraviglioso scoprire che dietro la perfezione di un corpo c'è anche una persona, che sta provando qualcosa per me, e che sta pensando qualcosa di me. C'è un cuore che batte. 
Scoprire questo piccolo miracolo mi fa sentire infinitamente meschino di fronte all'universo, mentre magari passo da un 69 a uno smorzacandela.

lunedì 12 febbraio 2018

Immanuel Casto dieci anni dopo

L' 11 giugno del 2008 scrissi un post su Immanuel, il casto divo, a cui rimando il lettore.
Oggi a dieci anni di distanza torno a parlarne ancora ma in una prospettiva diversa.
Nel 2008 feci un'analisi della sua musica, della sua filosofia e del suo ruolo nei media, un'analisi quasi enciclopedica, che riletta oggi aveva un tono un po' troppo professorale.
Oggi, invece, vi racconto la persona di Immanuel, al secolo Manuel Cuni. L'ho sentito parlare di amore, al Festival dell' Amore di Milano, sabato scorso. Intervistato in pubblico, si è presentato "acqua e sapone", nessun vezzo esibizionistico, kitsch o glam, mi ha colpito per la sua genuinità, la sua voglia sincera di comunicare col pubblico, di dire la sua, di dare consigli e opinioni su un argomento delicato quanto profondo, l'amore, lasciando da parte per una volta il sesso.
Si è parlato di sofferenza, insicurezze, rapporti di coppia attraverso il commento di testi di canzoni da lui scelti.
Ha detto cose che almeno una volta nella vita hanno sentito tutti: bisogna essere se stessi, l'incertezza fa danni all'amore, la paura del rifiuto è una delle nostre paure più radicate, quasi quanto l'istinto di sopravvivenza, l'amore è una sfida che bisogna correre ecc.ecc.
La differenza sta nel modo in cui Immanuel le ha dette: con una saggezza non supponente, un' assertività e una sincera convinzione, forse anche con un grande rispetto e affetto verso chi ascoltava, con un eloquio forbito ma non troppo, l'ironia che non guasta e, soprattutto, con l'aria di chi ha vissuto sulla propria pelle quelle esperienze.
A fine incontro gli ho stretto la mano e gli ho fatto complimenti, soprattutto per aver in pochi minuti sputtanato indirettamente tutte le scuole di seduzione online che truffano i poveri insicuri con tecniche all'americana che non funzionano quasi mai.
A suo dire: "Se queste scuole di seduzione continuano a esistere e si moltiplicano è perché le loro soluzioni non funzionano".
Ho ritenuto quasi detestabile vedere la banalità delle fotografie fatte con ragazzine, dopo quei discorsi. 
Che cosa ci fanno poi le ragazze con la foto di Immanuel, un ditalino la sera? 
Io sono contento invece di aver portato a casa uno scambio umano e dei consigli vecchi che dopo Immanuel sono diventati nuovi per la mia vita.
Caro Immanuel se mi leggi voglio dirti che avrei voluto ancora parlare con te. I nostri sguardi si sono incrociati ancora, quando lo stuolo delle ragazzine se ne è andato. Ma la paura mi ha fottuto......
La paura che tu potessi pensare che sono frocio e che ti stavo dietro (Immanuel è gay dichiarato, n.d.r). Dopo che ti sei lamentato che spesso la gente si avvicina a te come se avesse un pezzo di merda in bocca, ecco, mi spiace se forse ti sei accorto che anch'io potessi avere merda in bocca. Ma non l'ho fatto per antipatia, ma solo per evitare fraintendimenti.Ribadisco che con te avrei avuto solo uno scambio umano, non carnale. 
Però la bandiera la alzo lo stesso in tuo favore....


giovedì 1 febbraio 2018

Luca Guadagnino: la voce al popolo

Ieri sono stato a vedere Chiamami col tuo nome, l'ultimo film di Guadagnino. Cosa si può dire di questo film? Cosa risponderebbe la gente? Quali e quante visione se ne possono avere?
A voi popolo la voce, a me scrittore e a voi lettori, l'immaginazione.

L'intellettuale radical-chic di sinistra:

Un film denso e maturo per Guadagnino, ricco di citazioni colte. Poesia, sensualità raccontate con uno spirito fin impressionistico. Mi viene in mente Le petit déjeuner sur l'herbe di Manet. Un film da gusto estetizzante, i sentimenti trovano una corrispondenza simbolica nella natura. E James Ivory alla sceneggiatura è perfettamente riconoscibile. Un po' di ossigeno per il cinema italiano, fatto soltanto di porcheriole e attori televisivi.

La casalinga pensionata:

Bel film, veramente un bel film! Le quattro stellette sono meritate. Unica cosa ci sono un po' troppe scene omosessuali, quelle le avrei evitate.

Il romanista di curva-sud:

E vorebero dà n'Oscar a 'sta storia de due ricchioni? Che poi c'era scritto ambientato nell'estate 1983. Che ricostruzione dev'esse? Oh, manco uno che ha citato la Roma vincente al campionato!

Il moralista:

Come cambiano i tempi. Un film così quarant'anni fa veniva direttamente sequestrato, altro che Golden Globe!! E' una vergogna mettere in mostra un professore universitario omosessuale che va con un minorenne, per giunta! E i genitori di sto ragazziono non si incazzano neanche, anzi sono contenti per loro!  Degenerati pure loro.Poi si stupiscono che i ragazzi di oggi fanno brutti incontri e diventano tutti gay. Certo se è lecito tutto, dove andiamo a finire? Mah....

La ninfomane:

Che figo quell' Oliver!!! Beato il ragazzino!

Il musicofilo nostalgico:

Buona ricostruzione della musica anni '80. Quando giocano a pallavolo si sente Paris Latino dei Bandolero. Estate 1983.

Il qualunquista ignorante:

Mah...è una palla sto film...Mi è dispiaciuto alla fine, quando lui molla la ragazzina coetanea, che era una strafiga. W Tinto Brass!

Il progressista:

Finalmente il tema dell'omosessualità visto senza più l'ombra del peccato. C'è sensualità, ma non volgarità. Han fatto bene a proporlo al Golden Globe, è tecnicamente ben fatto, ricorda un po' Visconti, un po' Bertolucci. Se qualcuno rimane scandalizzato ben venga....i tempi devono cambiare.

L'attivista gay:

Deve vincere l' Oscar. E' un'esempio per tutta la comunità gay. Un film coraggioso.

Il naziskin:

Ma non lo deve vedere nessuno sto cazzo di film!! Domani pronti con le spranghe al cinema? Fottiamo almeno la locandina che tra parentesi fa pure cagare!

L'equilibrato:

L'ho visto. Un film veramente d'arte, come pochi se ne vedono. A me non ha preso particolarmente,forse la tematica gay, ma se è così acclamato, una ragione ci sarà. C'erano molti spettatori ieri.



mercoledì 31 gennaio 2018

Urologia sentimentale

Era andato a farsi visitare da una bella dottoressa, giovane e bella, visita andrologica. Tutto concluso con una stretta di mano. Le androloghe esistono, come esistono i ginecologi maschi.
Ora camminava nella nebbia e cercava di far risalire un piccolo focolare dal profondo del suo cuore, per non dover cedere al disinfettante, al lattice, al gel, che lo avevano soppresso.
Non si può concludere una visita andrologica con una stretta di mano, un arrivederci, imprecisato, che suona come un addio (forse).
Dopo che si è parlato nei dettagli dell'intimità, dopo che una donna è entrata nell'intimità di un uomo anche fisicamente, nessuno si interroga se sia mai possibile andarsene così, nell'anonimato.
E' una professionista, sì certo. Con le professioniste non si fa amicizia, non ci si prende confidenza.Anche le puttane sono innamorate per professione, solo per un'oretta, poi ridiventano sconosciute.
A parte farsi sodomizzare col guanto in lattice e a parte raccontare se hai un fidanzato, una moglie, un marito, quante volte pisci o ti masturbi, con quale sapone intimo ti lavi....bè, a parte questo, la confidenza è inutile. E' anzi una confidenza rovesciata....ti mostro il culo, il cazzo, ma non posso offrirti un caffé, ecco.
Eppure la sensazione lasciata da un incontro andrologico è abbastanza strana. C'è una forma di amore, un prendersi cura, ci si sente accuditi, grati, sottilmente attratti da una persona che in fondo ti ha penetrato in ogni senso. Lui voleva innamorarsi a suon di ditalini anali, scientificamente giustificati! Aveva bisogno di cure sentimentali, non solo di cure scientifiche. Un'esplorazione rettale oggi, uno scapucciamento prepuziale domani, perché non sposarsi? Urologia romantica!
Lo scopo scientifico, la terminologia medica uccide qualsiasi sentimento. Anche i medici e anche i pazienti sono esseri umani. E poi immersi nel lavoro alienante nessuno pensa più al dito in culo di una dottoressa, il mondo va avanti, c'è qualcosa di più noioso (cioè utile) a cui pensare...e a chi ci pensa dicono: sei un bambino. 
Solo i bambini confondono la professione col piacere.....nel mondo capitalistico occidentale non si può scherzare, nessuno spazio all'emotività, ai sentimenti e men che meno al piacere. Non è buona cosa sputtanare una dottoressa che è lì per fare il suo lavoro! Ma quale sodomia?
Lui era un romantico, sì un romantico.
L'utilità è noiosa e credete a me, la sodomia scientifica (alias esplorazione rettale della prostata) è una strana invenzione. 
La sodomia scientifica va di pari passo con l'urologia sentimentale, meglio sarebbe il controllo di una macchina, sì, meglio una sonda ecografica.

giovedì 6 ottobre 2016

Narrativa in pillole: "Cercando il silenzio"

CERCANDO IL SILENZIO
by Carlo Lock



Una scolaresca di marmocchi delle elementari a passo pesante e disordinato invade il tram come banditi all'assalto. Tutti poi alla ricerca di un posto libero. Azzannarsi, assalirsi, sopraffarsi, spingersi per un posto libero. L'educazione e l'istinto alla competizione si fanno vivi e presenti già a sette-otto anni, come a significare che chi rimane in piedi è uno scemo del villaggio.

Ma non se ne può più di questo chiasso fragoroso, una signora anziana cade quasi per terra.
Dov'è la maestra?
E' là, è una vestita alla maniera alternativa, di quelle con i monili fatti a mano, la maxigonna.
Un signore protesta: "ma dico, lei non sa far ottenere il silenzio!!!"
Basta, c'è bisogno un po' di silenzio. Non può mancare mai il signore reazionario sul tram, quello che magari recita quella parte, ma poi, si chiude a chiave in casa e si fuma spinelli o cerca di entrare senza successo in qualche sito web pedofilo. Oppure tiene alta la televisione fino a tardi.
Però basterebbe cavare di tasca un revolver, il signore ha un revolver con sé, per legittima difesa, per difendersi contro tutti questi stranieri imperanti o contro le baby gang.
Via!!!BANG! BANG!!!!!  TA-TA-TA-TA!!!
Baby-BANG!!! Baby-BANG!
Giù come birilli, i bambini, la maestra. Sangue e fumo, carne e polvere.
Mario Capanna ha fatto dei danni indicibili, se una maestra non riesce a ottenere il silenzio su un tram.
Ancora qualche grido che resisteva in sottofondo, un brulicare sonoro leggermente fastidioso, l'ambiente era ancora da purificare...non c'era ancora silenzio assoluto.
L'autista ferma il tram.Pochi i passi, oltre la cabina. Inciampa e prima che cada è travolto da una scarica di proiettili, sul petto, nel cervello.
Ora finalmente c'è silenzio. Oh, beato silenzio. Il tram è fermo in mezzo alla strada, schizzato di sangue.
Le munizioni sono finite. Tutt'intorno odore di cadaveri caldi, sguardi vitrei persi nel vuoto.
E adesso, che fare? Mah sì...sfondare la porta e uscire, correre nel traffico, magari anche con il rischio di farsi ammazzare. 
Le sirene, già si sentono le sirene.
"E' un'attentato. E' uno dell' Isis!!!" 
Correre nel traffico. Il signore si sbarazza della pistola, fa il gesto dell'ombrello a tutti e la lancia via. La pistola cade qualche metro più avanti con un tonfo metallico. Un altro uomo la afferra. Nessuno può sapere che è il solito leghista con la fissa della legittima difesa.
"Vuole spararmi?"
"Perché no? Questa è legittima difesa...lei è un pazzo!"
Fine.
BANG!
Silenzio al quadrato. Silenzio d'oltretomba, da cui non può arrivare la risposta di quell'uomo. Era davvero un pazzo?



lunedì 18 luglio 2016

Morelli e l'anti-psicanalisi

Finalmente uno psicoterapeuta che afferma che è deleterio elaborare e ricordare, verbi che ci riconducono ai percorsi di decifrazione dell'inconscio freudiano. Lui è Raffaele Morelli, noto per aver scritto moltissimi libri, uno tra i quali, quello oggetto di questo post: Nessuna ferita è per sempre.
Già il titolo promette positività e sicurezza. Ma qual è il segreto per non permettere a una ferita di rimanere per sempre? Ecco, forse quello di non pensare al passato, anzi, di lasciarlo fluire questo passato...Si andrà poi a scoprire che il senso di colpa e l'indecisione dipendono unicamente dall'obbedienza a un'identità, l'identità della fissità a un ruolo che ovviamente non è nostro, ma altrui.
Per cui non occorre vivere nel tormento di un'identità non nostra, occorre invece cercare la nostra identità, ma quella vera, che riposa in noi e non vediamo (o facciamo finta di non vedere). Il dolore ci dice sempre qualcosa, ci dice quello che siamo. Siamo dei vigliacchi?? Ebbene sì, accettiamolo senza inganno, senza colpa.A impedirci di risolvere i problemi sono i sentito dire, i personaggi e le maschere che ci siamo inventati. Dobbiamo ricostruirci.
In questo senso il socratico "conosci te stesso" non ha assolutamente valore per Morelli. Non potremmo mai conoscerci in una volta sola.
Il titolo di un suo capitolo è indicativo: "L'insicurezza ci salverà". Dobbiamo imparare ad accogliere il nulla dentro di noi per farlo germogliare in qualcosa.
Questo germogliare non cresce attraverso il ragionamento, cresce attraverso impressioni iconiche. E' l'immagine che placa i dolori, non è il pensare una soluzione per uscirne. Un' immagine familiare, d'infanzia, un feticcio, il frammento di un ricordo che è sepolto lì e ogni tanto fa capolino, ci desta, ci attira a sé e quando lo afferriamo ci sentiamo anche rinascere magari!
Ecco, il valore del sogno e dell'evasione della realtà, è un aspetto non contemplato dalla psicanalisi tradizionale. Questo maledetto principio di realtà a cui ci ha abituato Freud!!!
Credo di avervi raccontato più o meno l'essenza di questa opera, che capirete meglio leggendola, anche attraverso gli esempi dei casi clinici.

martedì 21 giugno 2016

Baby sitter e puttane

Le puttane sono finte amanti che divengono "come se" fossero vere dietro compenso.
Le baby-sitter sono finte madri, finte sorelle maggiori che divengono "come se" fossero vere dietro compenso.
Da un lato c'è una finzione che si assume la responsabilità del vero, esclusivamente per lavoro; dall'altro lato, ma al centro, c'è un essere umano che cerca attenzioni, accudimento, piacere, affetto o un tempo libero migliore di quello che può al limite essere in solitudine.
Baby sitter e puttane condividono la tragicità della solitudine e del danaro, i cancri della società occidentale.