mercoledì 1 luglio 2009

Editoriale di luglio

Voglio cominciare questo editoriale estivo con un paio di chiarimenti: innanzitutto vi prego di scusarmi per il post incompleto su Franco Fergnani, autopostatosi chissà come (mah!) e subito cancellato, in attesa di una ripubblicazione esaustiva e più dignitosa. Franco Fergnani era un docente di filosofia morale all'università Statale di Milano, giusto per saperlo. Molto presto ritorneremo a parlare di lui.
Seconda cosa: non ho voluto urtare nessun fan di Michael Jackson, né disconosco l'importanza di questo "reuccio" del pop. Ma legittimamente, con tutto il rispetto, il povero Jackson....me faceva cagà (e parlo di una questione squisitamente soggettiva, non mi andavano a genio la sua voce, i suoi movimenti, il suo divismo superomistico....va bé, non tutti sono così perfetti da amare Jackson, me ne scuso).
Infine qualcuno mi ha scritto in privato chiedendomi la motivazione esatta del titolo del post sul video de L'angelo azzurro. Perché quel "malgrado tutto...?"
Non c'è nulla su cui arrovellarsi: Malgrado tutto...L'angelo azzurro era il titolo del 33 giri che conteneva questo singolo portato al successo da Umberto Balsamo nel 1977.
Ho voluto così con tutta la semplicità possibile fare ascoltare questa canzone accompagnata da un bellissimo montaggio di un utente di Youtube, senza spiegazioni, senza didascalie, solo il titolo: Malgrado tutto...L'angelo azzurro. Come mai questo titolo? Perché? Perché soltanto "angelo azzurro" mi pareva banale e mi piaceva questa espressione concessiva: ...malgrado tutto...sì, sopra ogni cosa, dopo tutto, in fin dei conti, tra le altre cose ecco..."l'angelo azzurro".
Malgrado questo schifo che stiamo vivendo...ma quando ci capita di vedere o di ascoltare un "angelo azzurro"?
Oggi non voglio chiedermi e rispondere ai perché. Certe cose sono così e basta.
Buon proseguimento. Io continuerò a vivere in bilico tra de-pressione (arteriosa e psicologica) ed euforia, perché il caldo africano italiano degli ultimi anni è per me diventato insopportabile. Beati quelli che riescono a pensare, a lavorare, a sperare, a camminare, a far l'amore.
Sognando le tundre e i mari del Nord....malgrado tutto...Siamo a luglio!

martedì 30 giugno 2009

Il "bravo ragazzo"

Fisionomia alienata del "bravo ragazzo":
serio, compiacente, rispettoso dei genitori, in vacanza coi genitori, scrupoloso, lavoratore, non fuma, non beve, non scopa e se scopa è fedele per sempre,non interrompe gli altri, gioca a pallone, non esagera, veste sobrio..Tutto è sobrio...
Dentro tutto questo c'è un sacco di merda pronto a rovesciarsi.

Metal dalla Svezia

Un video di un gruppo metal svedese, gli Hammerfall.
Da strappacuore.


Sul concetto di pregiudizio

Il pregiudizio è cosa negativa, almeno nella forma del pensiero comune.
Eppure, la natura del pregiudizio ritengo sia qualcosa di inevitabile, nasce dell'ambizione di un dominio sul mondo, di un certo potere di controllo che non può sfuggirci, non può essere rinnegato.
In fondo "controllare" è qualcosa di umano che ci deriva dall'elusione, dal rifiuto dell'unica essenza che ci appartiene: il nulla, che si maschera, di tanto in tanto, da incertezza. E si sa anche che nulla e incertezza, non a caso, fanno paura.
In fondo che cos'è il pregiudizio se non sviluppare un calcolo di probabilità su un fenomeno? Il pregiudizio è un tirare a indovinare sulla reputazione, sulle caratteristiche di un fatto, di una persona, attraverso sentenze di tipo apodittico, sentenze incontrovertibili: "Tutti gli X sono Y".
Dietro "Tutti gli X sono Y" non c'è forse un desiderio di potere, di coartare dentro una legge generalissima la natura variegata?
Il pregiudizio non è immorale, è un bisogno, un bisogno induttivo: parte l'osservazione, ma c'è poi da parte dell'osservatore l'esigenza di una legge, una legge istantanea, che fissi la realtà. E il pregiudicante-osservatore è anche uno scommettitore che ha tutto l'interesse che il suo pre-giudizio si verifichi, mutandosi in giudizio. Il pre-giudicante vive nell'interesse e nell'angoscia di contro-osservare gli oggetti del suo pregiudizio per poter "dimostrare" la sua ragione. La gente del meridione d' Italia non ha voglia di lavorare, ma al contempo non DEVE aver voglia di lavorare, c'è una spinta cogente, solo in questo modo il pregiudizio si mantiene in vita, ma altrimenti decade a giudizio erroneo.
Ciò che forse è immorale non è il pregiudizio, quanto lo "scadere" a finti uomini, superuomini di questo nulla che è l'universo.Un nulla sensato, creato, certo...Ma pur sempre nulla se rapportato a Dio e a ogni forma di senso che ci sovrasta e che non ci è dato di conoscere.
La forma blasfema e deiettiva del dio umano passa anche per il pregiudizio.

Malgrado tutto....L'angelo azzurro

sabato 27 giugno 2009

A fatica....Michael Jackson

Con un grande sforzo di generosità.....voglio anch'io ricordare Michael Jackson.
E' una grande fatica, perché quest'uomo, per tutto quello che ha fatto e ha rappresentato nella sua carriera, non l'ho mai potuto sopportare. Ma forse, nel rispetto delle sue vendite, delle acclamazioni, dei suoi adepti ai mega-concerti, della tradizione popolare, non si può fare finta di niente e non si può nemmeno profanare il sonno dei morti.
Purtroppo non ho potuto pubblicare un link diretto perché i codici di Youtube da incorporare sono stati quasi tutti disattivati.
Addio Michael.

Decimazione dei cinema

Ben ritrovati...e non per parlare di cose allegre. Oggi tocca alla "decimazione dei cinema", che implacabilmente colpisce nuovamente una città come Milano.
La vita notturna di questa metropoli si sta spopolando e mortificando, complice anche la chiusura dei cinematografi del centro storico che erano la "scusa" per fare tardi.
Ora è in cantiere la chiusura del President, a largo Augusto, un cinema di sapore d'essai, un po' isolato dagli altri, vicino a una biblioteca, l'ultimo baluardo del cinema come "club". Le alternative, in genere, sono la ristrutturazione in multisala oppure la chiusura definitiva, vitalizia. Molti cinema rimangono sfitti per anni, in largo Corsia dei Servi ci sono ancora le insegne. Nessuno che dice qualcosa, che si ribella o che tenta di trovare soluzioni alla crisi, alle perdite di incassi, qualunque cosa per salvare cinema che vantano anche una tradizione storica a Milano; le multisale sono una soluzione, ma giusto per far buon viso a cattiva sorte, ma altre chiusure sono state irrimediabili: il Corso, l' Astra, il Metropol, il Maestoso, nonché il rimpianto e compianto De Amicis. E che dire dell' Excelsior, la cui chiusura si è fatta beffa perfino della recente ristrutturazione a multisala? Si pensa che la gente non vada al cinema perché ci sono i dvd, ma oltre a credere che non sia del tutto vero, credo anche che debba esistere un esempio, un'educazione al cinema, un'educazione all'uscire di casa o al fermarsi dentro una sala buia, interrompere la frenesia, come la si interrompe per andare a Messa. L'educazione può avvenire con un bombardamento di sale, salettine, attivare e stimolare la curiosità. Piuttosto sarei contento anche del pullulare di cinemini porno se questo servisse a far parlare la gente, a farla incontrare. Perché non risolvere la crisi dei cinema creando un circuito di rassegne di film hard d'autore, quelli introvabili? Questo genere si sa, non conosce mai crisi. Ma v'immaginate una rassegna su Cicciolina o su Selen in pieno centro a Milano? Sono cose che potrebbero succedere solo in Francia o in Germania.
Oppure si potrebbero creare dei centri culturali in cui non esista soltanto la sala di proiezione; o abbassare un poco i prezzi degli spettacoli.
Sono un pessimo imprenditore e non me ne frega un cazzo. Vi dico soltanto che Milano è diventata una città (ma ovviamente non è la sola) in cui conta solo la strenua difesa della criminalità o dei nemici, un proposito che ricorda l'atteggiamento di chi va o vive una guerra. Bisogna dunque, sì, difendere l'ordine, ma non barricarsi dietro questo, non facendo intravedere null'altro e facendo dimenticare al contempo, le ragioni per le quali esistono le città, intese come luoghi di pace, di aggregazione, di vitalità e, quindi, anche di cinema.
Pace e bene a chi gode ad avere l'illusione che i militari per le strade creino più sicurezza e che siano l'unica soluzone ai problemi di Milano, pace e bene a chi ama i negozi di abbigliamento o localacci high-tech di dubbio gusto. Ma le lobby economiche e politiche fanno i loro interessi e l'interesse di pochi o di uno, non può essere mai quello di molti.E' così che gli interessi di pochi sono forzati a diventare quelli di tutti!
Fatto sta che chi non accetta questo gioco deve cambiare città, alla ricerca di lidi di umanesimo, cultura, benessere sociale, cosmopolitismo.

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Carlo Lock
Bello, biondo, dico sempre sì
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